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ATTI 



DELLA SOCIETÀ LIGURE 



DI 



STORIA PATRIA 



ATTI 



DELLA 



SOCIETÀ LIGURE 



DI 



STORIA PATRIA 



VOLUME VII. — PARTE I. 



GENOVA 

TIP. DEL R. I. DE' SORDO-MUTI 
MDCCCLXXI. 






CODICE DIPLOMATICO 

DELLE 

COLONIE TAURO-LIGURI 

DURANTE LA SIGNORIA 

DELL' UFFICIO DI S. GIORGIO 

(mccccliii-mcccclxxv) 
ORDINATO ED ILLUSTRATO 

DAL SOCIO 

P AMEDEO VIGNA 



TOMO 11. — PABTE 1. 



9G?£ 



ANNO MCCCCLX 



STORIA E DOCUMENTI 



ESPOSIZIONE STORICA 

DEGLI AVVENIMENTI 



I. 



IT rima cura dei magnifici Protettori, al cominciare dell'anno 
1 460 , fu quella di costituirsi in due ufficii , non separati ma 
distinti, secondoché consigliato avevano i dodici sapienti inca- 
ricati dall'assemblea generale di s. Giorgio addi 10 dicembre 
1459, affine di studiare e proporre le necessarie riforme del 
Banco. Pertanto il giorno 2 gennaio preso possesso della nuova 
carica, elessero tosto nel loro grembo la Giunta di quattro 
membri in peculiare modo addetti al governo delle colonie 
lauriche, colla balia di tenere la corrispondenza epistolare cogli 
officiali delle medesime, regolare gli affari di minore conto e 
sui rilevanti interrogarne il pieno Consiglio, spendere a ragione 
veduta lino alla determinala somma di lire sessantadue genovine 



ANNO 1 460 ( 10 ) 

e soldi dieci, e '1 giovedì d'ogni settimana riferire esatta- 
mente ai colleghi il sunto e i motivi delle seguite delibera- 
zioni. Urbano Di-Negro, Nicolò Italiano, Cristoforo Venei 
e Paolo Giustiniani ebbero l'onore di formare il primo turno 
quadrimestrale dell'anno in corso (') ; ciò che occasionò la 
nomina del popolano Andrea Rocca in priore dei restanti 
otto Padri non compresi nella Commissione suddetta, come 
anziano d'età ( 2 ) ; sebbene a consesso riunito godesse la pre- 
sidenza il lodato Di-Negro. Questo vien chiarito dall' atto di 
conferma, il medesimo giorno avvenuta, dei due cancellieri e 
primo scrivano dell' Ufficio , per opera dei Protettori, i quali 
all'esordire della loro gestione sceglievansi eziandio i consi- 
glieri , sindicatori , clavigeri : tutto , in breve , il personale più 
strettamente applicato ai negozii del Banco ( 3 ). 

Davano quindi opera , i quattro della Giunta, a. cercare navi- 
glio su cui spedire a Caffa altro rincalzo d'uomini e d'armi: 
giacché giunta era a loro notizia la trepidanza in che mante- 
nevasi la bella metropoli d' un nuovo assalto per parte dei 
turchi nella primavera seguente. A cessare quel pericolo e cre- 
scere animo ai Caffesi procacciarono avere a se capitani e pa- 
droni di legni esistenti in porto, ma avvedutisi questi del 
bisogno, e avidi a soperchio di trarre profitto dell'altrui neces- 
sità, richiesero noli ingenti e fuori del giusto. Laonde i Pro- 
tettori fatto ricorso al Governo n' ottennero piena facoltà di sce- 
gliersi una o più navi tra le tante ancorate nel lido di Genova, 
a piacimento, i loro proprietarii e condottieri costringere ad ac- 
cettare i patti e le convenzioni che giudicherebbono secondo 
equità d' imporre, e a costoro stretto dovere d' assoggettarvisi. 
Imperciocché, acconciamente osservava il decreto, negli urgenti 
bisogni della patria debito di leale cittadino si é il posporre 

(*) Vedi il documento GCCCLXXI. 
(*) Vedi il documento CCCCLXXII. 
( 3 ) Vedi il documento CCCCLXXIII. 



(Il) STOMA 

futile proprio al pubblico bene, e la ragione di stato pos- 
sedere il diritto di costringervelo, suo malgrado ('). 

In virtù di tale precetto s 1 ebbe quasi subito la nave di Carlo 
Italiano, con cui si stipulò contratto di lire otto mila pel 
trasporto a Calta di cento uomini armati, sotto il comando di 
quel capitano marittimo che piaciuto sarebbe al Banco di de- 
stinare, e fu, come si vedrà, Gherardo Lomellini ( 2 ). Avvenne 
il medesimo delT altro legno di eguale o forse maggiore por- 
tata, tolto a Pietro Spinola: sui quali, a titolo, credo, d'alcun 
compenso alla mezza violenza loro fatta, si permise il carico 
di merci e altre derrate per la Tauride e l' Oriente ( 3 ) ; e il 
regio governatore emanò ordine di salvocondotto da ogni de- 
bito a qualsisia degli stipendiati di s. Giorgio che sovr' essi 
muoverebbe alla volta della Crimea ( 4 ). 

Il materiale delle munizioni guerresche e armature militari 
inviate colà consisteva in corazze, pettorali, celate, verrettoni, 
polvere e salnitro, tutto in buon dato ( 5 ) ; e la forza viva, di- 
visa in parte eguale su ciascun bastimento, guidata dai cone- 
stabili Lodisio Borlasca, Lorenzo Delfino, Luciano Vivaldi, Si- 
mone Grimaldi, Rosso Pareto, Pietro Arquata e Carlo Balbi, 
sommò a più centinaia di gregarii, di nazionalità e costumi 
diversi, giusta la moda, in quei secoli corrente, degli avven- 
turieri ( 6 ). 

Ebbe luogo la costoro rassegna, non che dell'equipaggio 
navale, ai 5 aprile, per opera dei commissarii spediti dal Banco 

(') Vedi il documento CCCCLXXV1II. 

(') Vedi il documento CCCCLXXXV. 

( z ) Vedi il documento CCCCXC. 

{*) Vedi il documento CCCCLXXXIX. 

( s ) Vedi il documento DVIII. 

(?) Vedi il documento DIX. — Nel documento DXXVII è detto che il nu- 
mero delle milizie, spedito in questa congiuntura a Caffa, ascese a « nomini 
cinquecento et arme et munitione et denari, senza li quali scrivevano non 
potersc substincre ». 



ANNO 14(10 I \2 ) 

a bordo del naviglio; sul quale non trovandosi in quel mentre 
il Borlasca, il giorno dopo scrisse al magistrato di s. Giorgio 
scusando V involontaria assenza, causata dall' intrapresa ricerca 
di cinque paghe mancategli di parola, ed ora già serrate in 
rango , le quali facevano ascendere il suo drappello al Damerò 
di settantuno fanti (*) ; eh' era dire uno più del novero sta- 
bilito nella convenzione stipulata coir Ufficio ai 19 febbraio 
allora scorso ( 2 ). 

Davasi quindi ordine al condottiero della nave Italiana, Ghe- 
rardo Lomellini, ai conestabili ( 3 ), non che ad Antonio Dei- 
pino, comandante d'amendue i legni e capitano dello Spinola. 
di vietare agli arruolati la scesa di bordo e tenersi pronto al 
comando di far vela a Caffa ( 4 ). Ma scorto poco stante un 
sintomo d'alterigia o ribellione in Antonio Italiano, parente a 
Carlo, ingiunsero al Lomellini di trasferirlo sulla nave Spinola e 
non più accoglierlo a verun patto nella sua ( 5 ) , e per un 
consimile motivo ad Antonio Delpino di mettere inesorabil- 
mente a terra il nominato Giovanni Raibaldi ( 6 ), e dirizzare 
le prore a Caffa ( 7 ). Questo bastimento, attesa la fama che 
godeva in città il suo proprietario Pietro Spinola, o meglio, a 
cagione della strettezza del tempo fra il noleggio e la dipar- 
tita, non aveva prestato le 'consuete sicurtà. Ondechè, sulla 
domanda dei Protettori, il governo di Genova dispose che se al 
ritorno dal presente viaggio esso per ragione qualsiasi più non 
fosse padroneggiato dallo Spinola o alcun suo sostituito , offrire 
dovesse in Caffa la cauzione richiesta dalle vigenti leggi ma- 



O Vedi il documento DXIII. 

(») Vedi il documento CCCCLXXXV1. 

( 3 j Vedi il documento DX. 

( 4 ) Vedi il documento DX1. 

( 5 ) Vedi il documento DXII. 

( 6 ) Vedi il documento DX1V. 
C) Vedi il documento DXV. 



( 13) STORIA 

rittime al paro d'ogni altro, e il banco di s. Giorgio dichia- 
ravasi fuori malleveria delle possibili contravvenzioni alle me- 
desime in causa di quel legno ('). 

Una terza di Luca De-Marini si volle dall' Ufficio e dal Co- 
mune accompagnasse nella traversata le precedenti navi , non 
propriamente fino all' Eusino, ma ad alcun altro scalo od isola 
del Levante che nei registri non viene designata. Ed era 
già prossima la partenza, quando lettere giunte da Firenze av- 
vertirono nei mari d' Alessandria esser stata dai Catalani cat- 
turata una barca di Melchione Gentile, ed una seconda pur 
genovese, d 1 ancor ignoto padrone, proveniente da Scio. Bastò 
V avviso perchè tosto si commovessero gli animi dei privati e 
degli ufficiali di governo, sul timore che un grosso stuolo di 
caravelle nemiche assalisse la piccola flotta che aveva a tran- 
sitare l'Egeo, e ne mandasse a male i rincalzi d'uomini e 
provvisioni in essa raccolti. Adunatisi il Consiglio degli an- 
ziani, i Padri di s. Giorgio, parecchi magistrati dello Stato e 
non meno di cento notabili cittadini in palazzo davanti il regio 
governatore, tra la concitazione e il panico ond' erano invasi, 
molto e tumultuariamente si discorse, dividendosi i partiti in 
opposte sentenze; infinocchè presa la parola Luca Grimaldi, 
uomo di senno e provato valore, infuse nei loro cuori la calma, 
assicurandoli tali essere gli apparati guerreschi caricati sulle 
navi Italiana e Spinola da non temere gli assalti nemici , ma 
dessero animo ad accivire d'altrettali aiuti la De-Marini, non 
abbastanza provvista e capace di repulsare l'attacco. Si com- 
mettesse adunque agli ufficiali del mare in carica di provve- 
dernela a misura del bisogno, concorrendo alla spesa, oltre il 
Comune, anche i padroni delle merci, i sicurtarii, e tutti gli 
aventi interesse sul corpo della medesima ( 2 ). L' appalto di 



( l ) Vedi il documento DXXII. 
(*) Vedi il documento CCCCXCIX. 



ANNO 1400 ( 14 ) 



quella, calcolato in lire mille genovine. due giorni dopo era 
posto all'asta pubblica, da assegnarsi al migliore offerente ('). 



II. 



Sulle due navi anzidette presero imbarco per CalTa, in un 
coi soldati di presidio, gli ufficiali civili e militari nuovamente 
eletti a reggere i carichi e le varie dignità della Tauride e 
dei luoghi vicini. 
La loro nomina si effettuò a più riprese durante il marzo 
4460: e primo di tutti, alla capitaneria dei sobborghi, ossia 
alla porta degli avanborghi della metropoli , veniva destinato 
per tredici mesi Nicola Camogli , finiti i due anni del suo 
predecessore, Giovanni Mainerò. Gli concedevano quel grado 
in vista delle fatiche che aveva ad incontrare nel prossimo 
viaggio terrèstre da Genova a Caffa, nunzio della spedizione 
che allestivasi per tutela della nobile colonia. E acciò non do- 
vesse stare sulle spese V intiero biennio in attesa del posto 
assegnatogli, vogliono gli onesti Protettori sia ammesso , dal 
giorno del suo arrivo colà, allo stipendio consueto di un sommo 
mensile ( 2 ). 

Tre dì dopo, cioè ai 6, dai riuniti consigli degli anni 1458 
e 1459 procedevasi alla scelta dei consoli di Soldaia , Cem- 
balo e Tana, nelle persone di Agostino Adorno-Novello, Bar- 
tolomeo D'Oria e Carlo Spinola, alle condizioni di un solo 
anno d' esercizio e l' obbligo di condurvisi sulle navi Italiana 
e Spinola pronte alla partenza ( 3 ). Il D'Oria si ricusò e gli fu 
sostituito T altro patrizio Luciano Vivaldi ( 4 ) , ed allo Spinola 

(') Vedi il documento D. 

( 2 ) Vedi il documento CCCCLXXXVII. 

( 3 ) Vedi il documento CCCCLXXXVIH. 
(*) Vedi il documento CCCCXCIII. 



( 15 ) STORIA 

dovettero raddoppiare la durata dell'ufficio per farglielo accet- 
tare (') : avvenendo cosi che il primo restasse in carica tre- 
dici mesi ed il secondo ventisei, a norma della loro richiesta 
o acquiescenza. 

Molte altre nomine si avverarono nel corso dello stesso 
mese; cioè di Gherardo Pinelli a ministrale di Caffa ( 2 ), di 
Nicolò Torriglia e Damiano Valdettaro a scrivano della mas- 
seria l'uno, e sottoscrivano della curia l'altro ( 3 ), di Bene- 
detto Assereto in capitano degli orgusii, d'Adamo Centurione 
e Filippo Lomellini a castellani di Soldaia e Cembalo , e final- 
mente di Simone Grimaldi a custode della porta Caiadore ( 4 ). 
A quest'ultimo impiego era stato, tempo innanzi, promosso 
Luca Marchese, il quale obliate in Genova le patenti che ac- 
creditavamo alla carica, l' esercitò bensì ma stipendio non ri- 
scosse, infinattantoché i Protettori, addi 26 marzo 1460, non 
permisero al console la soluzione dell' onorario al disattento 
ufficiale, a patto li avesse anche lodevolmente serviti ( 5 ). 

Gherardo Pinelli sovra mentovato si fu il solo che non prese 
il mare sulle navi predette. Imperocché dove le credenziali di 
tutti gli agenti del Banco recano la data del marzo o dei 
primi giorni d'aprile ( 6 ), lo troviamo tuttavia in patria ai 28 
a ricevere la sua patente di ministrale ( 7 ), ed un secondo uf- 
fizio, cioè del peso, nella colonia di Copa, conferitogli v in be- 
nemerenza delle fatiche durate e a soffrire nel suo ritorno a 
Caffa in qualità di corriere ( 8 ) : uffizio che poco dopo ven- 

(*) Vedi il documento CCGCXCI. 
(') Vedi ii documento CGCCXCII. 
O Vedi i documenti CGCCXCVII e DI. 

( 4 ) Vedi il documento DUI. 

( 5 ) Vedi il documento CCCCXCIV. 

( s ) Vedi i documenti CCCCXGV, GCCGXCVI, CCCCXCVIII , DII , DIV , DV 
e DVI. 
( T ) Vedi il documento DXVII. 
(») Vedi il documento DXVIII. 



ANNO 1460 i IO J 



negli tolto, perché a ritroso della data parola ricusò di toc- 
care Scio nella gita alla Crimea ('), e dovette restituire alla 
maestranza di s. Giorgio il prezzo a tal uopo riscosso ( 2 j. 
Alla giusta severità dei Protettori mi riesce dolce fare 
guire un atto d'indulgenza in favore di Pietro Montenegro. 
Eletto costui, come vedemmo ( 3 ), ai 22 gennaio 1459, castel- 
lano dei forti dei santi Giorgio e Nicolò in Cembalo, nel por- 
tarsi a pigliarne il possesso, cadde, non si sa come, in ischia- 
vitù; da cui redentosi a corto andare, insistè con frequenti 
messaggi presso il Banco ond' essere reintegrato nel suo di- 
ritto : cosa che i Protettori gli concessero di tutto buon volere, 
sebbene il miserello nei giorni della subita cattività perduto 
avesse il contrassegno, col quale farsi riconoscere dalle com- 
petenti autorità ( 4 ). 



III. 



La dimora di Pio II in Mantova che, secondo le speranze 
dal medesimo concepite, riuscire dovea assai breve, si pro- 
trasse invece molto al di là delle sue viste. In quel congresso 
non solo incontrò ostacoli da parte dei monarchi e popoli che 
ne avversavano le mire politiche circa il reggimento d' Italia 
e l'esclusione degli Angoini dal reame di Napoli, ma, ciò che 
è peggio, negli stessi principi e repubbliche, cui la depressione 
del feroce Maometto avrebbe recato un più immediato van- 
taggio. Il crudele disinganno però non tolse che, avuto con- 
siglio coi cardinali e i pochi regnanti, al bene della Chiesa 
e della Società giustamente inclinati e devoti , non proclamasse 
nuova e generale crociata contro il turco addi \ 5 gennaio del 

(') Vedi il documento DXIX. 

( 3 ) Vedi il documento DXXI. 

(') A pag. 857 e 896 nel documento CCCCXV del tom. I. 

(«') Vedi il documento DXXVII1. 



( 17 ) STORIA 

corrente anno 1460. In seguito alla quale emanò una bolla 
agli universi fedeli nel mondo sparsi , con cui ordinava una 
copiosa colletta sui loro beni e proventi, cioè ai laici la tren- 
tesima parte, ai giudei la ventesima, e al clero la decima dei 
redditi annui, per concorrere tutti a misura delle proprie forze 
alla vagheggiata impresa. Dopo di che si condusse per Ferrara 
e Bologna a Siena sua patria, a ristorarvi la deperita salute, 
non senza avere rivolte calorose parole ai congregati per ec- 
citarli vieppiù alla necessaria e lodevole opera, se ancor loro ca- 
leva la vita e il trono, e ai popoli la purezza della vera fede 
e il mantenimento dell'avita libertà. 

Non intervennero, siccome dicemmo, al principio di questo 
congresso gli oratori genovesi., trattenuti dai freddi calcoli 
della tenebrosa diplomazia del sire francese, il quale vedeva 
in Pio II il nemico della sua schiatta, anzi che il comune 
padre dei credenti e il vigile custode del gregge di Cristo, sol- 
lecito a preservare le sue pecorelle dagli assalti del lupo otto- 
mano che minacciavano l'ovile. Ne consta però che alquanto 
più tardi, o per iniziativa dei cittadini o per mutato parere 
del regio governatore Lodovico Valle, furono inviati amba- 
sciadori a Mantova il nobile Meliaduce Salvago e il cancelliere 
Gottardo Stella (*) : dei quali è cenno in una lettera dei 28 

(') Sembra anzi certo che lo Stella recitasse davanti al papa e 1' assemblea 
dei principi congregati una sua Orazione, circa la quale mi viene dal eh. mio 
collega, cav. Cornelio Desimoni, communicata la notizia seguente. « Nella Bi- 
blioteca Imperiale di Parigi è tra i mss. latini al n.° 8576 un Codice carta- 
ceo del sec xv, contenente più cose, e tra queste a carte Ì88: Per Gothar- 
dum Stellarti civem januensem Oratio hahita ad summum Pontificem Pium JJ. 

Sono le due pagg. 1 88 recto e verso. Comincia così: Comunem omnium pene 
morem doclissimorum praesertim virorum fuisse audio, beatissime ac sanctis- 
sime Pater, cum apostolice sedis conspectum adeunles exquisitis laudibus 
extollere eam cognati {sic) sunt. Quorum quidem ingenium consìliumque nec 
preclare satis possum nec sequi audeo. Ubi quanta sii tante sedis dignitas 
pre ratione considero. Questa Orazione fu nota solo a Michele Giustiniani , 
come esistente a Roma nella libreria di S. M. la regina Cristina di Svezia ». 
Società ligure. St. Patria Voi. VII. P. I. 2 



ANNO 4460 ( 18 ) 

dicembre 4460 dal cardinale d Aquileia scritta ai Protettori per 
ottenere un certo favore a Jacopo Cassandro, suo famigliare (*). 

Da essi, ovvero dalla pubblica fama, ebbe lingua il pontefice 
del buon odore di santità e delle egregie doti di che andava 
fregiato il beato Vincenzo Maglio, domenicano di Santa .Maria 
di Castello, e subito lo destinò a predicare coli' ordinario suo 
zelo la indetta crociata, nei dominii della Repubblica, facen- 
dogli carico di valersi all'uopo di tutte le sue forze, ed oprare 
a seconda delle istruzioni del collettore generale pel ligure 
territorio e i termini della bolla due giorni innanzi del pre- 
sente suo Breve promulgata ( 2 ). 

Il tenore di questo foglio e la voce che andava man mano 
dilatandosi in città che il papa avesse sospeso le indulgenze 
da Calisto suo predecessore al banco di s. Giorgio prima d'al- 
lora concedute, vennero in quel mentre a turbare l'animo dei 
Protettori, e in ispeciale guisa del Comitato preposto all'opera 
delle indulgenze medesime. Che sarebbe valso che di tempo 
in tempo esso, quasi a ringiovanire le forze, si rinnovasse, 
quando le facoltà e grazie da Calisto accordate cessato avessero 
d'esistere? Pertanto i nuovi membri della pia amministra- 
zione, eletti ai 10 luglio 1460, cioè Alaone Gentile, Paolo 
Grimaldi, Gianfrancesco Palmaro e Andrea Campi ( 3 ), serratisi 
ai panni di Lodisio Fieschi, creato dal defunto pontefice com- 
missario apostolico e generale collettore delle decime e limo- 
sine in prò di Caffa, lo indussero a pigliare un sollecito prov- 
vedimento prima che la mala voce ed il nero dubbio insorto 
s' allargasse nel popolo e nuocesse di soverchio la causa delle 
pericolanti colonie. Frutto di tale ressa fu l' invio al papa del 
minorità Vannino, da Voghera, il medesimo che con tanto ar- 
dore e lucro del Banco predicato aveva la crociata in Corsica. 

(') Vedi il documento DXL. 

( 5 ) Vedi il documento CCCGLXXV. 

( 5 ) Vedi il documento DXXIII. 



( 19 ) STORIA 

« Vi commettiamo, dicono le istruzioni al frate impartite rial 
precitato Lodisio, clic al giungere vostro neir eterna città, tosto 
vi rechiate dal segretario papale, Jacopo da Lucca, al magnifico 
nostro Banco ed al nome genovese ben affetto , esponendogli 
come i Caffesi esausti di forze, e dai turchi e tartari d' ognor 
più duro assedio minacciati, caduti d'animo, ne fecero, non 
ha guari, intendere di volere, qualora non avessimo alle stret- 
tezze loro provveduto , pigliare alcun estremo partito, a sal- 
vare, se non più la libertà, le sostanze almeno e la vita. Il per- 
chè T Ufficio inviò un lesto e poderoso rincalzo di munizioni 
guerresche, armi e soldati, fino al numero di cinquecento, nelle 
navi Italiana e Spinola, sulla fiducia che le largizioni tra i 
cristiani raccolte nel territorio genovese porrebberlo in grado 
di avere i mezzi all'uopo necessarii ; quando trista fama recò 
avere il pontefice sospeso le indulgenze alla ligure] nazione 
dianzi concesse, in quella che alla chiesa ed allo spedale di 
Milano n' era stato munifico donatore. Non credere tal cosa : 
imperciocché, se ad una popolosa e ricca città, situata nel 
cuore del cristianesimo, simile grazia veniva impartita, non 
intendere come la si potesse negare a Genova in prò d'una 
lontana e tribolata colonia , esposta ogni giorno a cadere 
preda di efferati nemici ! Tuttavolta, giusta o nò la voce corsa, 
avere prodotto diggià molto malumore nel popolo, infiacchito 
gli animi all'impresa, grave danno recato ed un viemaggiore 
prometterne all' opera delle indulgenze, e conseguentemente al- 
l' erario di s. Giorgio ; sebbene esso vada convinto avere fatto 
più assai alla salvezza dei possessi taurici, che non un buon 
massaio alla custodia delle sue sostanze. Rendersi pertanto ne- 
cessario ottenere dal papa un nuovo rescritto, con cui spie- 
gando meglio il volere suo, confermi e rivendichi ai genovesi 
i favori e le larghezze da Calisto, anni avanti, generosamente 
al santo scopo elargite (') » . Annuì alla richiesta Pio II, e di 

(>) Vedi il documento DXXVII. 



ANNO 1400 ( '20 ) 

che guisa lo vedremo nel seguito (lolla presente storia. A ren- 
derlo compiacente al governo, e ai cittadini nostri, contribuì 
non poco la benevola disposizione d'animo da essi mostrata 
di prendere viva parte alla crociata, ove giungessero a com- 
binare i pareri sulle condizioni e circostanze dell' armamento. 

Dall'orazione da Pio II detta nella chiusa del congresso di 
Mantova risulta che, tra le potenze rappresentate # a mezzo 
dei loro ambasciadori, i genovesi sarebbero stati quasi i soli 
restii ai papali desiderii, mentrecché imperatore, re e duchi 
abbondato avevano in promesse di danaro e di truppe. Tutte 
lustre o basse Gnzioni, dice il Muratori, le quali dove andas- 
sero a parare, non tarderemo molto a comprenderlo ('). 

I genovesi invece cui sapeva amaro il promettere largo e 
corto attendere dei principi cristiani, già troppe volle avvera- 
tosi, meglio che parole domandavano arrotamenti effettivi di 
milizie e spedizioni pronte e numerose di flotte nel Levante. 
Ecco il perchè all' invito pontificale di raunar esercito as- 
sieme con tutta la Cristianità, adempiere i termini della re- 
cente sua bolla pella generale colletta sui beni del clero, dei 
laici ed ebrei, gli inviati genovesi risposero con- qualche fran- 
chezza non potervi aderire a chius' occhi, mancando dei pieni 
poteri ; ma che restituitisi in patria avrebbono esposto al go- 
verno la volontà del papa, che infallantemente sariane com- 
piaciuto. Col rispetto nulladimeno che alla veneranda sua 
maestà s'addiceva, farsi arditi di osservare che la riscossione 
imposta sulle varie classi di cittadini, nel paese loro avrebbe 
profittato assai poco all' erario. Imperciocché le rendite del clero 
genovese erano tenui assai, giudei non trovarsi che in scar- 
sissimo numero nel dominio ligure, fortune colossali private 
o pubbliche in città ben poche, ove se n'eccettui il banco 
di s. Giorgio. Ma se esso imprendeva con calore e coadiuvato 

(') Annali d'Italia, all'anno 1460. 



( 21 )* STOKIA 

fosse daddovero nella guerra contro il turco , i genovesi 
avrebbero contribuito si fattamente da superare di gran lunga 
la comune e pontificale stessa espettazione. Giacché oltre 
il debito che stringevali di buoni cristiani a tutela della lor 
fede, il particolare interesse spronavali di conservare incolumi 
dall* ira nemica le colonie della Grecia e del mar Nero. Al 
quale fine bramare di sapere dal suo labbro se ordiva il di- 
segno d 1 una spedizione limitata e parziale, e in tale caso non 
essere intendimento loro l'occuparsene, onde non aizzare la 
facile vendetta di Maometto al proprio danno ; ma se mac- 
chinava una generale crociata delle potenze tutte cattoliche a 
versarsi su Bisanzio, dicevansi presti ad ogni rischio, purtanto 
che vi concorressero con efficaci aiuti gli alleati d 1 Europa. 

A tale schietto parlare rispose il sommo gerarca : se intendere 
generale fosse la promossa crociata, e a tutti ,i re e popoli 
comune il dovere di favorirla ed accingervisi colla mag- 
giore possibile incetta d'armi, soldati, provvigioni e navi, giu- 
sta le rispettive loro forze ; tanto che se i monarchi d' oltremare 
e d'oltre monti avessero a venire meno alla data parola, voler 
esso ad ogni costo, siuT esempio dell' antecessore Calisto, colla 
squadra pontificia e i soccorsi promessi dai principi amici, in- 
traprendere la guerra : sicché, avverandosi l' infausto presagio, 
desiderava avere dai genovesi una perentoria risposta di ri- 
fiuto ovvero di concorso. Tornati alle loro case gli oratori e 
riferita l' istanza papale, si raccolse tosto a parlamento il regio 
governatore e il consiglio degli anziani a deliberare il partito ; il 
quale dopo matura discussione venne a gran maggiorità di voti 
devoluto alla saggezza dell'ufficio di Balia che stava per eleggersi 
tra brevi giorni, a norma degli statuti della Bepubblica (*), e, 
affrettiamoci a dirlo, fu di cooperare al vasto concetto di Roma. 

(') Vedi il documento CCCCLXXVII. 



ANNO 1460 ( 22 ) 



IV. 



Maometto inorgoglito dallo precedenti vittorie e sicuro di 
se, quasi non s 1 addava degli apprestamenti militari che giva 
facendo Pio II, indovino della discordia che avrebbe sul più 
bello dell'impresa diviso Toste nemica, rendendo vano ogni 
sforzo del pontefice, e riposava tranquillo sugli allori colti 
in amendue le coste dell' Asia e dell'Europa. Durante il 
biennio \ 459 e 1 460 die sosta alle armi o scarsamente guer- 
reggiò, per ripigliarle con maggiore lena all' entrare del se- 
guente anno, che gli fu apportatore di larghe conquiste. Non 
cessava tuttavia dal mordere e tribulare or l'uno or l'altro 
dei principi, suoi vassalli, dell' isole e della terra ferma, collo 
aumento sempre crescente del loro tributo, o sposando le parti 
di alcun ribelle, affine d'indebolirne la regia autorità e de- 
pauperare l' erario, acciò venendo poi egli a un tratto all' as- 
salto di quelle terre, mal potessero contrastargliene l'acquisto. 

Così, a tacere d' altri, operò nel corrente anno verso Ni- 
cola Gattilusio, duca di Lesbo, cui non pago aver raddoppiato 
l'annuo censo, fé intendere volerne a dirittura occupare l'isola 
che opportuna mostravasi ai futuri suoi disegni nell'Arcipelago. 
Sprovveduto quel tirannello di bastanti forze a ripulsare l'ar- 
mata turchesca, ricorse assai presto con sue lettere dei 1 9 feb- 
braio a Genova, e a calde istanze sollecitò il governo della 
Repubblica di sovvenirlo d'un pronto aiuto, nella guisa che fatto 
aveva, anni innanzi, col fratello Domenico. Solo ai 30 luglio 
1460 presentossi al gran Consiglio il regio governatore coi 
varii corpi dello Stato a deliberare sulla proposta ; e 1' adu- 
nanza, riescita alquanto tempestosa, per avervi, cred'io, più di 
uno esagerata la crudeltà di Nicola nell',>eccidio del germano , 
e i vizii che ne deturpavano la corona e la fama, finì col so- 
pravvento della giusta considerazione del pubblico interesse in 

è 



( 23 ) STORIA 

appuntellare quel cadente dominio genovese. Si decise per- 
tanto di eleggere, siccome l' altra fiata, quattro commissarii in 
Scio, cui fosse devoluta l' intiera balia di provvedere nelF in- 
stante bisogno fino a trecento militi, a spese del duca, rim- 
borsabili con qualsiasi mezzo fuori quello d'un nuovo dazio 
marittimo, al quale si opposero vivamente i Protettori ivi pre- 
senti di s. Giorgio (')• 11 giorno dopo venivano eletti i commis- 
sarii nelle persone di Luca Grimaldi, Sisto Moneglia, Giacomo 
Giustiniani e Paolo D' Oria ( a ) ; e che cosa facessero costoro 
a salvezza dell'isola e del suo signore non ci consta, ma la 
storia tra breve ci dirà la vile maniera con cui egli perde il 
trono e poi la vita. 

Della condizione di Caffa e dei suoi abitanti nel corso del 
1 460 poco assai ci, fanno sapere i documenti dell'anno. Che 
la città perdurasse nel timore d'un assalto da parte dei tartari e 
dei turchi lo avvertimmo dianzi; ma questo spauracchio o man- 
cava di fondamento od era arte abilmente adoprata per impe- 
trare facili soccorsi : certo é che non si effettuò, e la colonia 
mantennesi ora e poi in discreta pace all'interno e colle vi- 
cine potenze. L'arrivo quindi in patria nella state successiva 
dei consoli emeriti Tommaso Domoculta e Antonio Lercari (non 
è parola ancora del terzo, Damiano Leone) , dovè illuminare 
ben molto l'ufficio di s. Giorgio sullo stato politico, econo- 
mico ed amministrativo di quella contrada, e prestare modo 
d'emanare al più saldo suo sostenimento nuovi ordini e comandi 
che ci rimangono ignoti , stantechè i registri del Banco e la 
corrispondenza intiera cogli ufficiali di Caffa di questo e pa- 
recchi altri anni andò smarrita. 

In compagnia degli scaduti consoli, per incarico del succes- 
sore loro, si condusse in Genova anche il notaio Costanzo 



(*j Vedi il documento DXXV. 
( s ) Vedi il documento DXXVI 



anno 1460 ( 24 ; 



Sana, noto già ai nostri lettori per lavori e grazie larga- 
mente compartitegli; e che, attese le buone sue qualità e i 

prestati servizii, gli concessero di nuovo i generosi Protettori. 
Imperciocché sotto il giorno 2 ottobre non meno «li tre de- 
creti Urinarono al di lui riguardo; col primo riabilitandolo 
al pristino salario di maestro, a patto che continuasse ad in- 
segnare latinità in Calla: col secondo a percepire questo 
stipendio durante il presente suo viaggio; col terzo a<l eserci- 
tare in pari tempo V ufficio di scrivano delle compere di Calla, 
in luogo del defunto Gaspare Parodi ('). 



Nuli' altro di importante rimane da registrare sotto il cor- 
rente anno; se già non è la sostituzione l'atta, allo scadere 
dei quadrimestri, dei componenti la Giunta sugli affari di Calla. 
Per la quale nel secondo turno nominaronsi i colleghi Bran- 
caleone D' Oria, Gregorio Lomellini, Andrea Rocca e Barto- 
lomeo Sauli ( 2 ) ; rimanendo così designati fin d' allora pel 
terzo ed ultimo, a compimento dell'annuo esercizio, i restanti 
Jacopo Fieschi, Anfreone Centurione, Gravano Adorno e Do- 
menico Oliva, che tuttavia con atto regolare del I ° settembre 
si vollero a secreto scrutinio eleggere ( 3 ). 

A riprova dell' asserto prima d'ora emesso che i Protettori 
scaduti erano in obbligo d' uffiziare e mandare a termine gli 
atti rimasti incompiuti durante la loro gestione, diremo che i 
Padri di s. Giorgio dell' anno 1 458 trovandosi nell' aprile del 
1460 ridotti a picciol numero, coll'onere di finire alcune pra- 
tiche e presentare all' intero consorzio liquidati i conti dell' am- 

(«) Vedi i documenti DXXXI , DXXXII e UXXXIII. 
f 2 ) Vedi documento DXX. 
( 3 ) Vedi documento DXXIX. 



( 25 ) STORIA 

ministrazione, dovettero procedere alla nomina di varii mem- 
bri in cambio degli assenti od impiegati in gravi negozii a 
servizio della patria. Ondechè a Lodisio D'Oria, eletto capi- 
tano della flotta spedita alla conquista del reame di Napoli per 
deferenza al regio luogotenente, Giovanni d'Angiò, duca di 
Calabria, venne surrogato il suo congiunto- Antonio D'Oria; 
a Benedetto Di-Negro, distratto in affari pubblici di gran ri- 
lievo, sottentrava Luca Saliceti, accolto di fresco nell'albergo 
Di-Negro, e il luogo di questo nella condizione di popolano 
occupò Gregorio Adorno ( 1 ). 

Ma perché i tempi cominciavano a correre grossi e fortu- 
nosi in città, e i nostri Protettori erano soventi volte condotti 
loro malgrado ad impigliarsi in negoziati e consulte per la 
salvezza dello Stato, minato dal partito avverso allo straniero 
dominio, gli stessi colleghi del 1458 a non trascurare gli inte- 
ressi del Banco in quella che attendevano al migliore bene 
della Repubblica, indi a tre mesi, di comune accordo, delibe- 
rarono che ove quattro soli di essi trovassersi presenti alle 
adunanze d' ufficio, si terrebbero valide e approvate le deci- 
sioni prese, lo stesso come se tutti i membri fosservi interve- 
nuti e assunta n'avessero la responsabilità ( 2 ). 

Una eguale concordia di voleri si manifestò poco dopo fra 
i compartecipi alle Compere, chiamati il giorno 7 novembre 
a deliberare se si avesse anche in quest' anno ad eleggere 
dodici, ovvero solo otto Protettori, pel successivo esercizio 
del 1461. Adunatisi adunque in numero di trecento e più 
socii, dietro apposita convocazione dei membri in carica, in 
generale assemblea, venne letto l'articolo in cui nell'adunanza 
dei 10 dicembre 1459 s'era deciso che peli' anno prossimo 
ammettevasi bensì di crescere da otto a dodici il numero dei 



(') Vedi il documento DXVl. 
i*j Vedi il documento DXXIV. 



anno 1460 ( 26 ) 



Protettori, stante le ragioni addotti; dagli opinanti che coir au- 
mentato personale meglio curerebbonsi gli affari interni e co- 
lonici del Banco, ma ciò in via solo di esperimento, talché al 
sopraggiungere delle elezioni per Tanno 1464 si rinnovai 
consulto sulla migliore convenienza dell'antico del nuovo 
sistema, comprovata dall'esito ottenuto nella gestione annuali;. 

Dopo di che, rivolto dal priore l'invito ai presenti d'esporre 
il proprio avviso sul tema proposto, fu un sorgere unanime e 
generale di tutti a condannare e respingere la mutazione av- 
venuta, e richiedere si tornasse al mal sospeso metodo. Barto- 
lomeo D' Oria che primo interloquì fece carico all' Ufficio eser- 
cente del non avere osservata la forma di sua elezione, giusta 
la quale otto attendere dovevano air amministrazione interna 
del Banco, e quattro agli affari delle colonie ; cosa che , se- 
condo lui, adempiuta non avevano. Soggiunse di poi che tanto 
aumento di ufficiali generava imbarazzo, anziché lestezza , .nel 
disbrigo dei molteplici negozii : doversi quindi far ritorno al 
primitivo costume, e i Protettori, occorrendone il bisogno, es- 
sere licenziati ad aggiungersi dei coadiutori. 

Il medesimo in dipresso opinò il dottore Battista Goano, 
coli' aggiunta che a togliere il sospetto sorto in mente di ta- 
luni sulP onestà delle nomine a Protettori, se ne cambiasse al- 
quanto il modo in senso conciliativo, né si ammettesse ai- 
Paltò grado chi non partecipava alle Compere nella quantità 
di luoghi, ossia di azioni, eh' era prescritta, cioè di cinquanta 
almeno. Francesco Scaglia, uno, anzi il principale oppositore 
dell'avvenuto mutamento, ebbe qui un bel giuoco di dire, 
e disse infatti come l'esperienza comprovato aveva il suo av- 
viso, e propose P elezione di soli otto con altra modificazione. 

Così avendo opinato tutti i socii, senza che pur un solo 
ardisse sostenere la contraria sentenza, rimase preso ed ac- 
cettato il partito di nominare quind' innanzi i Protettori in 
numero di otto. 11 duro però stava nel concordare i pareri 



( 27 ) STORIA 

riguardo alla forma della elezione, se si avesse cioè a fare 
alla foggia antica e conforme allo statuto del Ranco , ovvero 
seguire la usata lo scorso anno : e su tal proposito il dubbio 
meglio che discusso, venne (a motivo delle urgenti misure 
che occorreva adottare a profitto della Casa di s. Giorgio) tron- 
cato con sollecito scrutinio, il quale a maggioranza di cento 
novantasette voti contro cento diciassette, decise di seguire 
anche in questo il prescritto nella regola, lasciate da un dei 
lati le innovazioni introdotte nel 1 459 , sia nel novero dei Pro- 
tettori, sia nella maniera della loro elezione ('). 

Tolto per siffatta guisa di mezzo ogni ostacolo, il 1° di- 
cembre adunati i generali comizii nella gran sala del pa- 
lazzo, procedevasi alla scelta dell'Ufficio pel venturo anno 
1 46 1 , il quale risultò composto dei personaggi seguenti : Ja- 
copo Guisi, priore, Gerolamo Spinola, Tobia Pallavicini, Gio. 
Battista Grimaldi, Filippo Camilla, Gianfrancesco Palmaro, 
Jacopo Piacenza e Bartolomeo Palma, che tre giorni dopo pre- 
starono il solenne giuramento di fedeltà alle leggi e statuti del 
Banco. 



( l ; Vedi il documento DXXXVI1I. 



DOCUMENTI 



DOCUMENTO CCCCLXXI. 

I Protettori eleggono nel loro seno la Commissione di quattro membri special- 
mente addetti al governo delle colonie, giusta la riforma adottata neir as- 
semblea dei 40 dicembre 1459. 

4460, 2 gennaio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1467) 

( fol. 109 v. ) 



* MCCCCLX die II januarij. 

Magnificum officium sancti georgij anni presentis in undecimo nu- 
mero congregatimi, absente tantummodo christoforo veneroso. intel- 
lecta continentia deliberationis Celebris facte anno preterito die x de- 
cembris. videlicet articulo de electione mi ad pertinentia regimini. 
et super eo habito examine diligenti, statuit et decreuit quod dictorum 
mi eligendorum balia et officium duret ad beneplacitum ipsius officij 
eligentis. Eorum vero ini balia sit audiendi et intelligendi litteras 
scriptas ipsi officio pertinentes ad regimen locorum ditionis officij. 
ill^ respondendi. commissiones dandi omnium negotiorum que occur- 
rent que non sint importantie. et illa que erunt importantie refe- 



ANNO Ui>o | 30 J 

rendi et consultami! eum reliquie collegifl suis. et deliberargli et 
expendendi. quotiens casus occurreret et cmergeret. usquc in Libra* 
sexaginta duas et solidos decem januinorum. et dicti mi debeant 
quolibet die jouis cujusliljet ebdomade officiar] enfi reliquia collegi* 
suis. relaturi ea que digna erunt notitia ipsoruiu dominorum collega- 
rum suorum. et in omnibus et per omnia ut in deliberatione de qui- 
bus (sic) supra fuit mentio facta continetur. 

Inde peruenientes ad denominationem. absoluentes se ad calculos al- 
bos et nigros. repertis pluribus calculis albis videlicet duobus tertijs 
eorum de unoquoque infrascriptorum. elegerunt infrascriptos mi ad 
predicta. Quorum nomina sunt hec. videlicet: 

D. Urbanus do nigro 
Nicolaus italianus 
Christoforus venerosus el 
Paul us justi'nianus. 



DOCUMENTO CCCCLXXII. 

Andrea Rocca, anziano d'età, è nominato priore dei rimanenti otto Protettori 
non compresi nella Commissione suddetta. 

1460 , 2 gennaio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1467) 

•_ _, (fol. 109 v.) 



Ea die. 

Prefatum offlcium in xi numero congregatimi, attenta electione facta 
de suprascriptis domino urbano et socijs. elegit in priorem reliquorum 
debentium officiari andream de roeba veluti magis antianum et se- 
niorem. 



(31 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO GCCCLXXIH. 

Confermano noi loro uificii i due grandi cancellieri e lo scrivano del Banco. 

1460, 2 gennaio 
(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1467) 

(fol. HO) 

* MCCCCLX die mercuri] secunda januarij. 

Magnifici domini protectores etc. in undecimo numero congregati, 
absente tantummodo nobile brancaleone de auria. et quorum qui his 
affuerunt nomina sunt hec: 

D. Urbanus de nigro prior Dominicus de oliua 

Andreas de rocha notarius Bartholomeus sauli 

Jacobus de disco q. hectoris Grauanus adurnus 

Anfreonus centurionus Paulus justinianus et 

Christoforus venerosus Gregorius lomelinus. 
Nicolaus italianus 

Volentes procedere ad electionem cancellariorum suorum et scribarum 
camere, maturo examine precedente absoluentes se ad calculos albos 
et nigros. primum repertis calculis undecim albis afurmatiuis et nullo 
nigro. elegerunt in cancellarium suum et scribam camere, ut hactenus 
fuit. paulum mainerium notarium prò anno uno cum salarijs et obuen- 
tionibus solitis: Mandantes mihi paulo predicto scribere presentem 
meam electionem ac aliorum infrascriptorum. cui voluerunt me tantum 
interesse, alijs infrascriptis amotis ab absolutione facta de ipsis ad 
calculos. 

Item confisi de scientia et pratica ac diligentia egregij francisci 
de borlasca notarij. elegerunt eundem franciscum in alterum cancel- 
larium suum. ut hactenus fuit. prò anno uno. cum salario et obuen- 
tionibus solitis. repertis omnibus undecim calculis albis et affìrmatiuis. 

Item confisi de pratica et diligentia petri de frenante notarij. eun- 
dem elegerunt in scribam camere et cartulari,] secrete locorum. ut 
hactenus fuit. cum salario et obuentionibus solitis. repertis omnibus 
undecim calculis albis affìrmatiuis. 



\nno IMO < 32 ; 



DOCUMENTO CCCCLXXIV. 

Drcve di Pio 11 al governatore regio ed al Consiglio degli anziani di Genova, 
con cui richiede sia resa giustizia a Bartolomeo Sellerà catalano, derubato 
e imprigionato da Gerolamo Leone , capitano della nave Leona, proveniente 

da Cada. 

1460, 13 gennaio 

(Diuérsor. Communis Janue, ann. 1158-1100, segnato X, 1000, 75, 
nell'archivio governativo) 



(Extra) Dilectis lilijs. nobili viro ludoulco de valle regio guber- 
natori et Consilio antianorum communis janue. 

(Intus) l'i ns PI*. II. 

Dilecti fìlij saluterà et apostolicam benedictionem. Scripsimus pluries 
ante hac deuotioni vestre super negotio dilecti (llij bartholomei 
óelles (sic) familiaris olim felicis recordationis calisti tertij predeces- 
soris nostri, prò recuperatone certarum pecuniarurn sibi debitarura 
a jacobo de leone ac rìdejussoribus cum eo. ex causa spoliationis et 
indebite captiuationis superiore tempore de dicto bartholomeo per 
hyeronimum filium antedicti jacobi facte. nullo habito respectu aut 
reuerentia ad sedem apostolicam. cui tunc actu vere famulabatur. Pro 
ejus enim redemptione dilectus filius noster rodericus sancti nicolai 
diaconus cardinalis Valentin, et sancte romane ecclesie vice cancella- 
rne, pietate motus. et quia sui auunculi predecessoris nostri predicti 

e, 

nuncius erat. vxl (sic) ducatos mercatoribus in curia romana per- 
soluit. quam summam una cum alijs propter dictam spoliationem et 
rapinam factis expensis et pecunijs consumptis. ut justissimum est 
et ex nostra commissione hic in curia nostra facta. legitime et juri- 
dice probatum extitit. habere debent. et ut habeant ad nos et sedem 
apostolicam pertinet efficere. 

Hortamur igitur deuotionem vestram in domino et requirimus. ut 
negotium istud prò debito justitie et compiacenza nostra velitis exe- 
cutioni mandare et dictam pecuniarurn summam reddi facere. sicut 
debitum est. prout latius intelligetis a domino bernabeo de sanctis 
presentium latore ad vos hac de causa misso. quem ut expeditum 



I 33 ) DOCUMENTI 



remittatis quamprimum hoPtamur. quod certe prò justitie complemento 
et prò honore sedis apostolice nobis gratissimum erit. Alioquin alijs 
juris remedijs illorum indenni itati nos consulere oportebit. quod facturos 
nos vobis predicimus. Datum mantue sub anulo piscatoris die xm mensis 
januarij mcccclx pontilìcatus nostri anno secundo. 



Ja. Inceri. 



DOCUMENTO CCCCLXXV. 

Altro breve di Pio II, dove comanda al beato Vincenzo Maglio, da Finale, 
domenicano, di predicare la crociata contro il Turco, il pagamento delle 
decime e altri sussidii nel territorio genovese. 

1460, 17 getinaio 

(Pergamena originale dell'archivio di S. M. di Castello) 



(Extra) Dilecto (ìlio, vincentio finariensi ordinis predicatornm. tipo- 
logie professori. 

(Intus) Pius Papa II. 

Dilecte fili saluterà etc. Existimantes te esse virum doctrina sa- 
crarum litterarum prestantem et idoneum verbi dei predicatorem. 
inter tot religiosos personam tuam elegiiaus. cui onus predicandi crn- 
ciatam prò summa necessitate fìdei catholice imponeremus. Itaque tuam 
deuotionem et eidem in virtute sancte obedientie precipimus et man- 
damus. ut non obstante quocumque mandato superiorum tui ordinis. 
forsan facto, a quo te absoluimus. ad ciuitatem januensem ac alias 
ciuitates et loca dominio communis ac magistratuum januensium su- 
bì ecta. et omnium adherentium et recommendatorum eorundem. te per- 
sonaliter conferas. et ibidem verbum dei in populo effundas et chri- 
stifldeles incitare et infiammare studeas ad commune periculum re- 
pellendum. eos etiam ad contribuendum buie sancto operi juxta con- 
tinentia nostrarum litterarum. et impositionem decime ac aliarum 
oblationum declarando. Qua in re ita inuigiles et insistas. ac in 
omnibus collectori nostro in illis partibus deputato pareas et intendas. 

Società Liguri:. St. Patria. Voi. VII. PI. 3 



ANNO 



460 ( 34 i 



prout tibi duxerit injungendum. ut hujiumodi -aiutaci expeditionL Otte 

celeritate maxima indiget. prò imminenti periculo mccurrere valeamus. 

Preter cnim meritum quod apud deum ex bonis operibua coneequeris. 

eandem personam tuam grata memoria ftum precipua tua commenda» 

i ione retinebimus. Datum mantue sub anulo piscatoria die xvn ja- 

nuarij mcccclx. pontiftcatus nostri anno Becundo. 

Marcellus. 



DOCUMENTO CCCCLXXVl. 

Lettera del cardinale Rodrigo Borgia al governo <li Genova , in cui domanda 
la restituzione del mal tolto al Bartolomeo predetto, nunzio di Calisto III, suo 
zio; e notifica la missione di Bernabò de' Santi a Genova per trattare 
questo negozio. 

1 460 , 1 8 gennaio 

(Diuersor. Comm. Janue, ann. 1458-1460, Codice segnato X, 1000, 75, 
nell" archivio governativo) 



(Extra) Magnitìcis ac potentibus dominis. ludouico de valle regio 
gubernatori. ac Consilio antianorum communis januen. amicis nostris 
prestantisslmis. rodericus cardinalis valentinus sancte romane ecclesie 
vice cancellarius. 

(Intus) 

Magnifici ac potentes domini, amici nostri prestantissimi, salu- 
terà. Missus est denuo ad magnifìcentias vestras a sanctissimo do- 
mino nostro papa lator presentium prudens et integer vir dominus 
bernabeus de sanctis. familiaris noster dilectissimus. ut recuperet pe- 
cunias illas per vim et rapinam ablatas a domino bartholoineo celles. 
felicis recordationis domini nostri calisti stimmi pontifìcis auunculi 
nostri nuncio. quas nos habere debemus. quod et equitas et juris di- 
spositio et omnis justitia postulat. ut aperte videbitis tam ex breue 
sanctissimi domini nostri ad vos misso. quam ex sententia ipsius sanc- 
tissimi domini nostri commissarij. 

Hortamur igitur magnifìcentias vestras atque omni studio precamur 



( 35 ) DOCUMENTI 



ut velint non mimi* prò justitie conseruatioue et implemento, quam 
ppo tìdeli obedientia ad sanctissimum dominum nostrum et sedem apo- 
stolicam. de cujus honore etiam agitur. compellere eos qui tenentur 
ad satisfaciendum. Nos profecto cum nobis hoc necessario incumbat. 
justitiam nostram non sumus relicturi. Speramus tamen et piene con- 
fìdimus quod huic rei magnificentie vestre optime et opportune pro- 
uidebunt. quod ut faciant etiam atque etiam obsecramus. Latius tamen 
viua voce loquetur idem dominus bernabeus. cui dabitis fidem ut per- 
sone nostre. Offerimus itidem nos semper parati ssimos ad omnia coni- 
moda vostra quantum facultas nostra poterit. Bene valete. Ex: mantua 
die xvm januarij mcccclx. 



DOCUMENTO CCCCLXXVII. 

Consulto tenuto dal governatore regio egli anziani con altri ufficiali e consiglieri 
di Stalo, sull'istanza loro fatta dal Papa di concorrere all'impresa contro il 
Turco, insieme agli altri principi e repubbliche cristiane. 

1460 , 26 gennaio 

(Diuersor. Corani. Janue, ann. 1460-1461, segnato, X, 1005, 80, 
nell'archivio governativo) 



* MCCCCLX die ea (cioè) XXVI januarij. 

Cum ad conspectum illustris domini regi) in janua gubernatoris et 
locumtenentis. et magnifici consilij dominorum antianorum communis 
janue. vocata essent magnitìcum offlcium balie et spectatum officium 
monete, et preter ea ciues circiter ducentum. licet tot non fuerint. 
ipsisque propositum fuisset sub hijsdem fere verbis : 

Segnoi non ve rencressa odir de questa altra materia e porzere lo 
vostro sauio consegio. Voi deuei auei inteizo lo retorno de li nostri 
ambassoi (sic) da mantoa. li que inter le altre cosse hano referto 
I che lo papa ha requesto che chi se vogìa deliberare de contribuire 
a la impreiza de lo turcho le decime e le vieexime e le trieexime. 
digando che cosi fano tute le altre natioin specialmente de italia. e 
che quantunque in soa possanza sia de metere le decime, perche e le 



vnno 1460 ( .% ; 

cossa pertinente a li preui chi e de Boa jurisdiction. e comi la 
sima chi e de li zudei. pur olio se contentarla che ella se metesse 
curri piaceire nostro. E perche voi sapie dare melion -io in 

tale materia, ve se dixe che essendo li vosui ambamadorì astreiti 
dal papa de voleire assentire a questa requesta, li vostri amb 
dori respoxeno non podeirlo fare per non aneire tale commissione 
particularmenti. ma bene gè dixeno largamente che la sanctita soa 
non dubitasse che volendo fare la impreiza contra 1" turcho non so- 
lum questo che la sanctita soa requeriua. chi era assai poco, primurn 
perche la decima de li preui e pocha per essere li beneflcij de li ge- 
noueixi poueri. quello de li zudei molto menore peroche zudei non 
habitano qui. la trieexima etiam non era molta perche chi non era 
intrade particolari abile, saluo li loghi de sancto georgio. Ma etiam 
faciandose tale impreiza se farea molto più cha questo, peroche noi 
erauamo boni christiani e etiam la cossa ne tochaua a particolare 
interesse, ma che vero era che ne parea necessario intendere quello 
che la soa sanctita volea fare de questi denari, etiam che fossero 
pochi. 

Peroche se la impreiza douea essere uniuersale. noi spenderes- 
semo in cosso de la marinna questi e de li altri per nostra parte, e 
in quello caxo sperauamo etiam che corno la sanctita soa darea subsidio 
a le altre potentie maritime per fare possanza maritima. cosi etiam 
lo darea a noi. Se elio voresse fare prouision particolare, corno pure 
se extimaua. vedendo che le altre cosse necessarie non concorrei- 
uam a la impreiza uniuersale. non erauamo di quelli per essere in lo 
corpo de lo inimigo e ogni di molestadi da lui. a li quali non solum 
sarea necessario per saluation de le cosse nostre spendere quello 
che la soa sanctita ne requeriua. ma serea necessario che la soa 
sanctita etiam ne porzesse lo suo adjutorio per manteneire quelle 
cosse nostre, e alaora lo papa respoze che la soa intentione era più 
de fare prouisione uniuersale. la quale secondo noi (sic) non bezogne- 
ressemo de prouision particulare. se pure ella se feise particulare. che 
unna volta noi aueuamo a respondere se voleuamo fare in questo quello 
che fano le altre nationi de italia. e poi quando se fosse in despende 
lo denaro, cossi come le altre natioin de italia hauereiuam apresso 
se uno ambassadore per consiliare corno questi denari se hauessero 
a spendere, cossi poressemo fare noi. e alaora se consegerea inseme 
de spendere li nostri e li altri in quello logo onde paresse esse pin 



( 37 ) DOCUMENTI 



necessario. Cum queste parole li vostri anibassadori se ne vegneno. 
e sono streiti dal papa dare presto risposta. Voi hauei a consegnare 
quello chi ve pare in questa materia e che risposta dare a lo papa. 
acio che tochandone tanto questa materia in particularitade (sic) corno 
ella tocha. e essendo necessario in questa cossa haueire de li subsidij 
dal papa, non para che se facia pocha mention de la requesta soa. la 
quale ha quella conditione che voi hauei odio. 

Et cum multi tandem surgere jussi essent ut eorum sententiam 
dicerent. tandem collectis vocibus compertum est sententiam clari juris 
utriusque doctoris domini andree de benegassio. in quam voces septua- 
ginta duo conuenerunt. preualuisse. Is enim jussus surgere in hunc 
locutus est. quamquam satis abunde dictum atque consultum per eos 
ciues sit qui ante eum locuti sunt. adeo ut ipsi pauca loqui restarent. 
tamen quia intendit ea que in presentiarum' consultantur magne 
importantie esse, eo maxime ubi in themate mentio flt quod decime 
vigesime et trigesime deliberentur. et ob id consuluit ut tota ea 
materia consulenda remittatur magnifico officio balie de proximo eli- 
gendo, una cum illustri domino regio gubernatore. Cum hoc ut de 
propositis in themate. ipso conferant cum magnifico officio balie (sic) 
et cum simul omnia discussa et examinata per eos fuerint. possint 
ipsi illustris dominus regius gubernator et officium deliberare et eas 
litteras scribi facere prout melius eis visum fuerit. 



DOCUMENTO CCCCLXXVIII. 

Il governo di Genova dà ampia podestà ai Protettori di s. Giorgio di scegliersi 
in porto una o più navi , e obbligarle a veleggiare a Caffa in soccorso della 
colonia. 

1460, 3 febbraio 

(Diuersor. Comm. Janue, ann. 1458-1100, segnato X, 1000, 75, 
nell'archivio governativo) 



* MCCCCLX die III februarij. 

Illustris dominus ludouicus de valle, regius injanua gubernator et 
locumtenens. ac magnificimi consilium dominorum antianorum in suffi- 



anno 1460 ( 38 ; 



cienti et legitimo numero congregati, cum eni magnifico* dominoa 

protectores comperanun anni georgij dieentea eapham et alia loca 
maria pontici subsidiuin ab eia magno studio petere. qunm primo rere 
dubitent turcorum rogern adueraua eoa bellum susceptnrum! ob idque 
affirmantes oranino eis opus esse unam aut duas voi plures aaues curri 
viris raittere ad raunienda ea loca, veruna patronos nanium qui in 
hoc porta ad presene sunt hac urgente necessitate detecta plura petere 
quam deeeat prò natura rerum et temporum. ei ob id necesse 
quemadmodum sepius prò republica fieri consueuit. cogere eos vel in- 
uitos voi reluctantes illis conditionibus prò eo viagio contenti 
velint quas ipsi domini protectores. quorum nihil interest nisi publico 
nomine, honestas esse duxerint. in quo se diligentiam ac aduertentiam 
habituros afflrmabant: Consyderantes rei hujus ingentem necessitateli) 
et pericula. nec ignari ad rempublicam pertinere in bujusmodi casibus 
honestam vim aduersus eos adhibere. qui urgentibus reipublice perir 
culis publico utilitati priuatum commodum anteponunt. presentium 
auctoritate et omnibus illis meliori modo via jure et forma quibus 
magis ac melius potuerunt et possunt. sanxerunt decreuerunt ac de- 
liberauerunt quod prefati domini protectores prò sua auctoritate ac 
arbitrio capere possint prò presenti viagio unam duas aut plures 
naues quas maluerint et quorumeumque sint et suo stipendio condu- 
cere sub eo premio illisque conditionibus quibuscumque quas ipsi ma- 
gnifici domini protectores prò suo arbitrio, suaque discretione. hone- 
stas ac conuenientes fore et esse judicauerint. cogereque omnibus modis 
et penis quas voluerint patronos quoscumque earum nauium ad pre- 
dieta. 

In quibus omnibus prefati illustris dominus regius gubernator et 
locumtenens (manca et magnificimi consilium) ipsis magaificis dominis 
protectoribus eam potestatem auctoritatem ac baliam dederunt con- 
tulerunt et concesserunt. dant conferuni et concedunt. quam ipsi ha- 
bent et habere possunt in predictis. 



( 39 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO CCCCLXXIX. 

È delegato al dottore Andrea Benigassi e al nobile Bartolomeo D'Oria il giu- 
dizio della vertenza sulla cattura fatta da Girolamo Leone delle robe ed altri 
effetti di Bartolomeo Sellers, 

1460, 8 febbraio 

(Diuersor. Comm. Janue, ann. 1458-1460, segnato X, 1000, 75, 
nell'archivio governativo) 



* MCCCCLX die Vili februarij. 

• 

Illustris dominus regius in janua etc. come sopra. Cum recepissent 
breue sanctissimi domini nostri pape pij secundi. cujus tenor talis 
est ( 1 ). Ac etiam litteras reuerendissimi domini roderici cardinalis 
valentini et sancte romane ecclesie vicecancellarij. quarum tenor 
talis est (" 2 ). Et breue illud et litteras perlegissent. exindeque audiuis- 
sent dominum bernabeum de sanctis. de quo in eo breue ac litteris 
ipsis rìt mentio. justitiam in ea re postulantem. audiuissentque ex 
aduerso jacobum de leone et plures ex fìdejussoribus hyeronimi ejus 
lìl ij - numero circa decem. et quidquid ad eani rem dicere et allegare 
voluerunt. maturo inter se examine habito. volentes justitie locum 
esse ac intelligentes hunc esse casum regule de preda i'acta in mari, 
omnibus illis meliori modo etc. commiserunt et virtute presentium 
committunt claro utriusque juris doctori domino andree de benigassio 
ac viro nobili domino bartholomeo de auria q. domini jacobi. quatenus 
audito ipso domino bernabeo et quicquid in fauorem ejus cause dicere 
aut allegare voluerit. ex aduersoque eriam audito ipso jacobo ac 
fldejussoribus suprascriptis et quicquid prò sua defensione dicere vo- 
luerint. partibus ipsis justitiam summariam ac expeditam ministrent. 
sola dumtaxat veritate facti inspecta. In quo prefatis duobus commis- 
sarijs ad liec delegatis ut supra omnimodam potestatem arbitrium et 
baliam dederunt contulerunt attribuerunt et concesserunt. dant con- 

(*) Segue il Breve del 13 gennaio 1460, già riferito sotto il documento 
CCCCLXX1V, a pag. 32. 
( 2 ) È la lettera del 18 gennaio 1460, posta sopra nel documento CCCCLXXV1. 



ANNO 1460 ( 40 ; 

f'erunt attribuunt et eoncedunt. tam in procedendo quam in sentcn- 
tiando summarie et do plano sino strepiti] et figura judieij. in scriptU 
vel non seriptis. seruato juris et capitolorum ordine vél non seraato. 
ita ut ab eorum sontentia nequaquam reelamari aut appellar! poa- 
sit. vel de nullitate allegari aut alio modo opponi, ex quo demani 
causa hec honesturn et celerera finora consequatur. 

Declarantesque ac decernentes quod quicquid superinde processano 
ac sententiatum fuerit. valeat et teneat ac exequi possit. tara centra 
alios lidejussores qui non fuerunt examini huic presente», quam coatra 
predictos qui fuerunt presente*. Nomina autem fidejussorum dicti 
hyeronimi qui interfuerunt sunt hec: jacobus de leone, antonius de 
gimbertis. christianus lomellinus. illarius squarciaticus. antonius de 
cauana. antoniottus grillus. tadeus de niarinis. raphael de audoria. 
Johannes franciscus palmarius. dominicus de prementorio. 



DOCUMENTO CCCCLXXX. 

L'Ufficio mercantile di Bruges, residente in Genova, vien incaricato dal Governo 
di trattare col duca di Borgogna nuovi patti e convenzioni , e munirsi 
contro le rappresaglie del signor di Waurin. 

UGO, 12 febbraio 

(Diuersor. Comm. Janue, ann. 1459-1400, segnato X, 1004, 79, 
nell'archivio governativo) 



* MCCCCLX die XII februarij. 

Illustris dominus regius locumtenens et januensium gubernator. et 
magnitìcum consilium dominorum antianorum communis janue in legi- 
timo numero congregatum. auditis hodie prestantibus viris antonio 
gentili, paulo judice. andrea de domoculta. johanne bigna. paulo ju- 
stiniano et gregorio lomellino. sex ex octo officialibus negotijs bru- 
giarum prepositis. absentibus dario de viualdis et dominico de gri- 
maldis reliquis duobus. exponentibus se jussu ipsorum illustris do- 
mini regij locumtenentis et consilij perlegisse litteras e brugijs nuper 
àllatas. tres potissimum articulos continentes: primum de promissione 



( 41 ) DOCUMENTI 



facta a consule et mercatoribus januensibus brugijs negotiantibus illu- 
strissimo domino duci burgundie de concedendo subditis ejus pari pri- 
uilegio et saluoconductu. cujusmodi excellentia sua januensibus con- 
cessit: secundum de concessione noui drictus imponendi ad subleua- 
tionem massarie brugiarum: tertium de remedijs parandis contra 
magnificimi domiuum vannerini contraque reprehensalias quas aduer- 
sum januenses exercere conatur: Re discussa et examinata attribue- 
runt ipsi oflìcio brugiarum amplissimam ac generalissimam potestatem 
et arbitrium statuendi prouidendi et faciendi in et super bis tribus 
articulis ac dependentibus et emergentibus ab eis prout cognouerint 
utilizati publice conuenire. et ex tunc statuerunt ac decreuerunt con- 
cedi et annotari priuilegium et saluumconductum supradictum. sub 
illis verbis modis et condictionibus que ipsi ofìlcio brugiarum conue- 
nientes et sufficientes videbuntur. Quam concessionem priuilegij et 
saluiconductus faciendam magnificimi officium balie comprobauit. eique 
adijci voluit nomen et auctoritatem suam. 



DOCUMENTO CCCCLXXXI. 

Sull'istanza dell'Ufficio suddetto il Governo permette, a certe condizioni, che 
si imponga un nuovo balzello in favore della masseria di Bruges. 

1469, 13 febbraio 

(Diuersor. Comm. Janue, ann. 1459-1460, segnato come sopra) 



* MCCCCLX die XIII februarij. 

Illustris dominus regius etc. et consilium dominorum antianorum 
communis janue in legitimo numero congregatimi, scientes ita visum 
fuisse spectato officio cui rerum brugiarum cura delegata est. cura 
etiam ampia et generali auctoritate et arbitrio, quod etiam suasit 
hec que dicentur inferius statuenda esse sub legibus et condictionibus 
inferius declaratis. omni jure ac via quibus melius et validius potue- 
runt. dederunt et attribuerunt. dantque et attribuunt nobilibus et 
egregijs viris consuli et mercatoribus januensibus. brugijs negotian- 
tibus. amplum arbitrium ac generalem auctoritatem et potestatem in- 



\N,NO 1460 ( 42 | 

stituendi et imponendi nomila drictum ac aouam exactionem; que tamen 

non excedat quarta duo unius prò centenario, sub iliis verbis modi- 
formis penis deelgrationibus clausulis et condictionibua que iptii eon- 
suli et mercatoribus apte e1 conuenientes videbuntur. Sub hit tamen 

legibus et condictionibua et non aliter. quod ex toto debito massarie 
illius ipsi consul et mercatores inter sese diuisionem faciant libraruin 
tricentarum. idque onus ipsi perferant. exdcbitando et estinguendo 
illud per vias solitas et antiquas. ita ut ci extinctioni hic nouus drietufl 
nihil omnino conferai Quibusquidem consuli et mercatoribus nequa- 
quam permissum esse intelligatur fenerari aut ciuire aut damnum 
aliquod dare prò bis libris trecentis aut aliqua parte earura. Quod si 
tacere tentarent. presene attributio pótestatis nulla et irrita sit. et prò 
non concessa aut statini reuocata intelligatur. Pro reliquo vero de- 
bito ipsius massarie. dummodo detractis bis libris tricentis non excedat 
nuraerum libraruru sexcentarum et usque in ipsas libras sexcentas. 
et prò sumptu qui verisimiliter erogandus erit in sindicum ad re- 
gium parlaraentum parisiense profecturum. inque alias impensas con- 
trouersie corani ipso parlamento agitande. attributam esse voluerunt 
eisdem consuli et mercatoribus auctoritatem et potestatem ejus drictus 
imponendi ut superius declaratum est. et non aliter nec ultra. 



DOCUMENTO CCCCLXXXII. 

Sono eletti i quattro incaricati a trattare la questione del sig. Waurin dinanzi 
al Parlamento di Parigi. 

1460, 13 febbraio 

(Diuersor. Comm. Janue, ami. 1459-1460, segnato X, 1004, 79, 
nell' archivio governativo ) 



* MCCCCLX die XIII februarij. 

Illustris dominus regius etc. et magnilìcum consilium etc. intelli- 
gentes esse omnino necessarium creari et constitui aliquos officiales 
qui singularem ac precipuam curam babeant ejus controuersie que 
coram regio parlamento parisiensi agitanda est centra magnificimi 



( 43 ) DOCUMENTI 



dominimi vannerini. secuti judiciuin et sententiam spectabilium offi- 
eialium quibus rerum brugiarum cura attribuita est. elegerunt et con- 
stituerunt oflìciales ad eara causam. dependentiaque et emergentia 
ab ea. claros juris utriusque doctores domiuum andream de benegas- 
sio. dominum antonium de bracellis. ac generosos viros boruelem de 
grimaldis et araonem de auria. item sindicum ad curaro ejus contro- 
uersie profecturum. prudentera virum mauuelem granellum. cum suniptu 
instructionibus et mandatis postea sibi dandis. 



DOCUMENTO CCCCLXXXIII. 

Salvi i diritti esistenti nei mallevadori, il Governo approva la sentenza colla 
quale essi furono condannati a indennizzare Teodoro Salvadari , cretese, dei 
danni recatigli dal capitano Gerolamo Leone. 

1160, 13 febbraio 

(Diuersor. Cornili. Janue, ann. 1460-1461, segnato X, 1005, 80, 
nell'arcbivio governativo) 



* MCCCCLX die XV februarij. 

Ulustris dominus regius etc. et magnifìcum consilium etc. auditi.s 
viris egregijs antonio de ingimbertis. jacobo de leone et socijs fidejus- 
soribus hyeronimi de leone, olim patroni unius nauis. petentibus 
per eos potestatem dari nobilibus et egregijs viris luciano de auria 
q. acelini. johanni de marinis. pagano de preventorio et baptiste de 
axereito (sic) sindicatoribus vetustis. qui tanquam delegati ab ipsis 
illustri domino regio locumtenente et Consilio, condemnauerunt ipsos 
antonium et socios ad dandum et soluendum teodoro saluadari cre- 
tensi pretium nonnullarum rerum et mercium per ipsum hyeronimum.... 
ut sententiam eorum corrigere possint. attento maxime quia ad no- 
titiam ipsorum fidejussoruni nunc peruenit quod hyeronimus ipse 
alias fidejussiones prestitit. ex quo ipsi antonius et socij liberandi 
sunt a condemnatione predicta: Volentes justitie locum esse omni jure 
via etc. deliberauerunt et decreuerunt nihil in predictis innouari debere. 



\nn<> 1460 i %k l 

Bolum salua et illesa sini < inj#lligantur jura ipsorum aotoaij 

et Bociorum. que habeat et habere pretendunt contra alioci fldejju 
si per ipsum byeronimum ani alluni occasione diete nani- dati cby 
ftterunt. prout supra narrata?, et 'alia qualia babent. 



DOCUMENTO CCCCLXXXIV. 

rJ rigettata la eccezione fatta dai" mallevadori di Girolamo Leone dell'essersi il 
medesimo eletto in Scio un' altra sicurtà , e fino a prova certa sono assog- 
gettati al futuro giudizio della lite, commesso al Denegassi e al D'Oria. 

H60, 22 febbraio 

(Diucrsor. Comm. Janue, ann. 1158-1100, segnato X, 1000, ~~>. 
nell' archivio governativo ) 



* MCCCCLX die XXII februarij. 

lllustris dominus regius in janua gubernator etc. come sopra. Cura 
audissent jacobum de leone et antonium de gimbertis. ac ebristianum 
lomellinum fldejussores hyeronimi de leone, filij ipsius jacobi. prò se 
et nomine et vice aliorum fidejussorum. dicentes iniquum sibi videri 
quod compellantur ad satisfactionem damni per ipsum hyeronimum. 
ut asseritur. cum sua naui illati cuidam bartolomeo silers catalano, 
de quo facta est commissio claro utriusque juris doctori domino an- 
dree de benegassio et bartholomeo de auria q. domini jacobi. prout 
constat in actis cancellane manu mei cancellarti infrascripti. attento 
quod dictus hyeronimus alios fldejussores prestitit in cbyo antequam 
hujusmodi assertum damnum illatum esset. ex quo fldejussores in 
janua pridem dati vigore cujusdam decreti publici liberi esse debe- 
rent ab ea fldejussione. et ex consequenti ab omni molestia occasione 
predicta. et ob id petentes pronunciari debere eos esse a dieta fldejus- 
sione liberos et proinde ab illa molestia: Considerantes naturam rei 
hujusquepropter futura discrimina remedium et expeditionem celerem 
exigerg videbatur. visis aliquibus testibus per ipsos jacobum de leone 
et socios productis. per quos probare nitebantur quod alij fldejussores 
dati fuerunt per ipsum hyeronimum de leone in chyo. qui tamen in 
hujusmodi re nihil vel saltem legitime ac sufficiente!' deponere vide- 



( 45 ) DOCUMENTI 



bantur. demumque his inter se examinatis que casus tempus condi- 
tioque in hujusmodi re requirebant: Volentes justitie locum esse et 
ne ex ea causa alle reprehensalie aduersus commune janue aut ejus 
subditos concedantur. omnibus illis meliori modo via etc. pronuncia- 
uerunt declarauerunt ac decreuerunt quod prefati jacobus de leone et 
socij tìdejussores per ipsum hyeronimum de leone in janua prestiti 
obligentur et obligati sint ac esse intelligantur ad satisfactionem 
damni de quo supra tìt mentio. casu quo hi duo commissarij dele- 
gati ut supra. quibus ea causa commissa est. cognouerint ac judica- 
uerint dictum hyeronimum obligatum esse ad satisfactionem damni 
predicti. Hac tamen declaratione adjecta. quod per hec non intelli- 
gatur prejudicatum. aut ullum prejudicium generatum. ipsis jacobo de 
leone et socijs contra illos fìdejussores ut asseritur datos per ipsum 
hyeronimum in chyo. casu quo cognitum esset ipsos iìdejussores datos 
in chyo ad satisfactionem hujus damni fore aut esse obligatos. 



DOCUMENTO CCCCLXXXV. 

Convenzione di Carlo Italiano coi Protettori circa il noleggio di una sua nave 
fino a Caffa. 

1460, in febbraio (') 

(Filza di Caffa, n. 92) 



In nomine domini am.en. Magnifici viri, domini : 

Urbanus de nigro Nicolaus italianus et 

Christoferus venerosus Paulus justinianus 

• 

quatuor illis ex dominis protectoribus comperarum sancti georgij 
anni presentis. quibus delegata et attributa fuit cura et amplissima 
balia conducendi naues duas stipendio dictarum comperarum transmit- 
tendas ad ciuitatem caphe. agentes nomine et vice dictar.m compe- 
rarum. una parte. 

(') Essendo senza data, perchè mancante del suo fine, colloco in questo mese 
cui appartiene approssimativamente, la presente convenzione. 



ANNO 1460 ( &6 ) 

Et vip Mollili- carolus italianus domimi» et patronus unius ■ 
( portate cantariorura xvm milium vel eirca. nominate («wnca) ntAc 
in portu januc existentis. parte altera, Sponte etc. Peruenernnl 

Rcnunciantes etc. 
Videlicet quia virtute et ex causa dictarum promissionum etc, pre- 

nominatus carolus presens et patronus diete nani-, ut supra. promise 
et solcnniter conuenit dictis dominis protectoribus presentii 
pulantibus nomine et vice dictarum comperarum ei participum earum. 
tradere et assignare eisdem dominis protectoribus. siue cui voi qui- 
bus voluerint. intra diem crastinam ante occasum solia dictam suam 
nauem paratam et munitam omnibus corredis etc. 

Item promisit etc. quod idem carolus libere permittet et patietur 
ut ipsi domini protectores eligant et ponant super dieta naui eum 
patronum quem yoluerint. ipsique domini protectores vel ipse patronus 
conducat ad stipendimi), sumptibus proprijs ejusdem caroli, offictales 
et turmam dici e nauis usque ad numcrum virorum centum. in quibus 
tamen tot famuli seu scanagalli computari possint etc. 

Item promisit etc. quod contentus erit etc. quod ijdem domini pro- 
tectores. seu dictus patronus eorum nomine emet ex pecunijs proprijs 
ipsius caroli conuenicntem munitionem biscoti vini et aliorum ali- 
mentorum necessariorum prò dictis viris centum. saltem prò mensibus 
quatuor. quodque dictus patronus et turma conducant dictam nauem 
cum dictis viris centum usque ad ciuitatem caphe. ibique post ap- 
plicuitum nauis saltem dies decem custodie caphe inseruient. 

Et versa vice prenominati domini protectores acceptantes omnes 
promissiones etc. superius declaratas. promiserunt etc. prenominato 
carolo patrono ut supra presenti etc. dare et soluere ex pecunijs 
comperarum eidem carolo libras octo milia monete januen. correnti*. 
prò integra mercede et stipendio diete nauis ac apparatuum ejus et 
virorum centum prò dieto viagio caphe etc. et prò omni eo et toto 
quod et quantum dictus carolus petere et requirere possit quouis 
modo occasione dicti viagij et aliorum superius contentorum. 

Acto et specialiter conuento et declarato inter dictas partes. quod 
si dictos carolus voluerit sibi solui et numerari ac mutuari ex nunc 
diete libre septem (*) milia aut ea pars quam voluerit. eo casu te- 
neatur et obligatus sit ipse carolus prestare idoneam fidejussionem 

C) Qui dice septem, e sopra il septem sta scritto e poi cancellato octo. 



I 47 ) DOCUMENTI 



dietis dominis tidcjussoribus de obseruando omnia suprascripta de tanta 
summa quantam sibi solui voluerit. Cura bac etiain declaratione. quod 
ijdem domini protectores non teneantur eidem soluere eam partem 
diete summe. quam intellexerint necessariam fore ad solutionem sti- 
pendiorum dictorum virornm centum super dieta naui conducendorum. 
et munii ionura et victualium prò aliraentis eorum ut supra faciendarum. 
conuertendam in ipsa stipendia et munitiones. 

Acto etiara etc. quod si contingeret aliquam controuersiam oriri 
inter dictas partes occasione contentorum in presenti instrumento 
aut dependentium etc. ijdem domini protectores in omnibus ejus- 
modi controuersijs sint et esse intelligantur judices competentes. et 
boc ipsum instrumentum exequi possint et debeant propria aucto- 
ritate. non obstantibus obstantijs quibuscumque. 

Que quidem omnia et singula (') 



DOCUMENTO GCCCLXXXV1. 

Lodisio Borlasca si obbliga al Magistrato di s. Giorgio di condurre ai suoi sti- 
pendi] in Catla una compagnia di 70 soldati. 

•1460, 29 febbraio 

(Filza di Calta, n. 93) 



* MCCCCLX die XXVIIII februarij. 

Lodisius de borlasca q. bartolomei conestabilis conductus ad stipen- 
dium comperarum sancti georgij cum pagis septuaginta. constitutus etc. 
promisit conducere et preparare, intra terminum per magniflcum ofli- 
cium sancti georgij statuendum. dictas pagas septuaginta ex hominibus 
idoneis et condecenter armatis. et cum ipsis pagis ascendere super 
ea naui vel nauibus quas ipsum magnificimi officium voluerit. et in dei 
nomine caft'am accedere et in toto ipso viagio caffè cum ipsis pagis 
prompte et fìdeliter parere mandatis elicti magnifici officij et ejus vel 
eorum officialium de quibus ipsum magnificimi offlcium ipsi lodisio com- 

(') L'atto finisce qui, perciò è incompleto. Esso veramente non è che I' ab- 
bozzo o minuta del vero contratto stipulalo. 



UNNO 1460 ( &8 ; 

m 1 

missionem dcderìt. ei poateaquam fuerit in calia cura ipaii pagii bene 
et fideliter scruiro toto tempore prò quo hic in janua stipendium sibi 
solutum fuerit. et deraum omnia facere qne ad ipaum. razione dicti 
stipendi,), ex probata consuetudine quomodolibet pertinebnnt. 

Udii promiait dictua lodisius conductor dictarum pagarnm leptnar 
ginta quod toto tempore quo moram f'aciet in janua aut locis circurn- 
uicinis cum dictia pagis erit fldelis illustri domino regio gubernatori. 
et contra statum regium non faciet vel veniet clam vel palam. di- 
recte vel indirecte. nec alio quouifl modo in janua cum dictifl pagi*. 
Sub pena restituendi stipendium sibi ut supra prò ipsifl pagi» mu- 
tuandoli seu soluendum. et alia quecumque grauiora arbitrio dicti ma- 
gnifici offlcij taxanda. Et sub ypotheca etc. Et prò eo intercesserunt 
et fldejusserunt omnes infrascripti et quilibet eorum prò quantitate 
inferius declarata. Scientes etc. Respondentes etc. 

Eorum autem qui fidejusserunt nomina sunt hec: 

Segiiono i nomi di sedici, fra nobili e popolani, inscritti tutti per 
fiorini 100 ('). 

Johannes de lucho notarius. 



DOCUMENTO CCCCLXXXVII. 

Patente di capitano dei sobborghi, ossia della porta degli avanborglii di CalTa, 

data per tredici mesi a Nicolò Camogli di Bernardo , finiti i duo anni di 

Giovanni Mainerò. 

1460, 3 marzo 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 72) 



Gli conferiscono quell' tiffìcio in retributionem itineris sui bine deo 
preuio futuri cafTam. prò quo habuit a nobis ducatos xxquinque prò 
sumptibus suis. E perchè non debba stare due anni sulle spese in 
attesa del' impiego , vogliono sia ammesso allo stipendio unius summi 
mensualis. Data janue m martij mcccclx. 

(') Sotto il giorno 8 marzo nello stesso foglio, e in altro con la data del 
1.° aprile, il Borlasca presentò altri- sei mallevadori per 100 fiorini ciascuno. 



( 49 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO CCCCLXXXVIII. 

Elezione dei nuovi consoli di Soldaia, Cembalo e Tana, per un anno. 

1460 , 6 marzo 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 18) 

* MCCCCLX die jouis VI martij. 

Magnifica officia dorainorum protectorum etc. annorum de mcccclviii 
et lviiii. quibus fuit pridem attributa potestas conferendi officia maris 
majoris. in numero videlicet illi de lviiii integro congregati et de 
lviii in sexto. et quorum qui his affuerunt nomina sunt hec. videlicet: 

Ex OFFICIO DE LVIIII 

D. Manuel de grimaldis prior Dominicus de prementorio 

Albertus spinula Marcus grillus 

Johannes de domoculta Johannes de bartolomeo et 

Paulus de francis olim turturinus Ambrosius de marinis. 

Ex OFFICIO DE LVIII 

nomina illorum qui his affuerunt sunt hec: 

D. Johannes piccamilium Badasar lomelinus 

Johannes de inurea Julianus maruffus et 

Antonius de canali Lodisius de auria. 

Absentibus tantummodo benedicto de nigro et luca saliceto, absol- 
uentes se se ad calculos albos et nigros de unoquoque requirente in- 
frascripta officia, elegerunt sub conditione infrascripta prò uno anno, 
cum conditione quod electi caueant in tres dies proximos de florenis 
trecentis prò singulo. aplicatis comperis. accedendi caffam cum na- 
uibus que deo preuio annauigature de proximo sunt caffam. et non 
aliter locum habeat ipsorum electio. videlicet: 
Ad consulatum soldaie 

Augustinum adurnum olim nouellum. repertis albis calculis undecim 
affirmatiuis et tribus nigris reprobatiuis. 

Società Ligure. St. Patria. Voi. VII. P. I. 4 



ANNO I4()() ( r>0 ) 



Ad consulatum cimbali 
Hartolomeum de auria q. oliuerij. repertis calculis albis et n 
ut supra. (Non habuit locurn quia recusatiif). 
Ad consulatum tane 
Carolum spinulam de luculo q. johannis. repertis omnibus quatuor- 
decim calculis albis affirmatiuis et nulla nigra. 



DOCUMENTO CCCCLXXXIX. 

Salvocondouo concesso dal Governo di Genova a chi partisse alla volla di Caffa, 
agli stipendi del banco di s. Giorgio, nelle due navi Italiana e Spinola. 

1460, 6 marzo 

(Filza dei Cancellieri, ann. 145S-1464, n. 14, sala 1." Collegi) 
nell'archivio governativo) 



* Die VI martij 1460. 

Illustris dominus regius in janua gubernator ac locumtenens. et ma- 
gnificimi consilium dominorum antianorum in sufficienti et legitimo 
numero congregati, scientes quantum necesse sit ut naues due sti- 
pendio magnifici officij sancti georgij conducte. iture capham. celeriter 
eant. et omne impedimentum tollatur quominus ille et alie gentes 
conducte a dicto officio prò custodia ciuitatis illius non accedant. ymo 
volentes ut rei huic omnis fauor addiciatur. hoc presenti decreto sta- 
tuerunt et deliberauerunt quod quicumque stipendium ab ipso magni- 
fico officio sancti georgij prò capha et in presenti viagio accepit vel 
accipiet. habeat et habere intelligatur saluumconductum prò omnibus 
debitis priuatis ad que obligatus esset a duobus mensibus citra. ju- 
bentes uniuersis magistratibus ciuitatis janue ac dictrictus quatcnus 
et omnino illis nullum impedimentum . . inferri permittant. usque 
ad eorum reditum ex hoc stipendio. 



( 51 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO CCCCXC. 

Decreto in favore delle merci a caricare sulle navi Italiana, De Marini e Spi- 
nola alla volta dell' Oriente. 

1460, 18 marzo 

(Diuersor. Coram. Janue, ann. 1460-1461, segnato X, 1005, 80, 
nell'archivio governativo) 

■ 

* MCCCCLX die XVIII martij. 

Illustris dorainus regius etc. et magnificum consilium etc. annuejites 
requisitioni corani eis facte per gubernatores vectigalium quinquennij 
tamquam juste. attento etiam quod hoc flt de beneplacito et consensu 
magnifici officij sancti georgij. omni jure via etc. sanxerunt et decre- 
uerunt quod omnes res et merces deferende ex ciuitate saone ad 
portum janue. destinate prò partibus orientalibus. que onerabuntur in 
nauibus caroli italiani, lucani de marinis et petri spinule. siue in aliqua 
ipsarum. que quidem naues de proximo ad partes ipsas orientalcs 
nauigature sunt. habeant et habere intelligantur illum gradum illamque 
obligationem ac si in portu saone super ipsis nauibus res et merces 
predicte onerate fuissent. quantum (sic) respectu tantum omnium vecti- 
galium communis. aliquibus in contrarium non obstantibus. Cum hac 
tamen additione et declaratione. ut diete res et merces que ut supra 
deferentur ad portum janue. siue in terra exonerate fuerint siue non. 
onerari super ipsis nauibus seu aliqua earum non possint. nisi cum 
licentia dicti offici) sancti georgij. 



DOCUMENTO CCCCXCI. 

Dietro sua richiesta concedono a Carlo Spinola il consolato di Tana per due 
anni, ed egli presta giuramento. 

1460, 20 marzo 
(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 18) 

* MCCCCLX die XX martij. 

Prefata magnifica officia annorum proxime preteriti et mcccclviii. 
ex quibus omnes anni de mcccclviiii affuerunt. et anni de mcccclviii 



anno 1460 ( 52 ) 

abscns tantumrnodo nòbilis benedictus de nigro. attento quod nerno 
attendit ad officium consulatus tane, et ad illud exercendurn supra- 
scriptus carolus non eligit accedere nisi conferatur sibi prò annis 
duobus. maturo examine precedente absoluentes se ad calculos albos 
et nigros. repertis omnibus quindecim calculis albis affirrnatiuis. ele- 
gerunt dictum carolum in consulem tane, finito tempore lansaroti de 
parma. prò annis duobus. ut erat electus ipse carolus prò uno anno. 

Segue : 

Ea die dicti 

Carolus acceptando jurauit et promisit accedere cum nauibus deo 
preuio profecturis caffam sub pena fiorenorum ducentorum. Sub etc. 
Respondens etc. Et prò eo etc. baptista spinula q. d. johannis. badasar 
grillus. Sub etc. Respondentes etc. 

Que officia collata sunt prò uno mense ultra annum. et duobus prò 
duobus annis. 



DOCUMENTO CCCCXCII. 

Gherardo Pinelli è eletto ministrale di Csffa per due anni , finito il tempo di 
Lazzaro Torriglia. 

1460, 20 marzo 
(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fot. 18) 



* MCCCCLX die XX martij. 

Prefata magnifica officia ad requisitionem magnifici officij sancti 
georgij de lx. absoluentes se ad calculos albos et nigros. elegerunt 
ad officium ministrarle caffè prò duobus annis. finito tempore {manca) 
de turrilia. guirardum pinellum. in retributionem laborum et sumptuum 
suorum a caffa januam. repertis omnibus xim calculis albis affirrnatiuis. 



( 53 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO CCCCXCIII. 

Sostituzione di Luciano Vivaldi al nobile Bartolomeo D' Oria nel consolato di 
Cembalo, per averlo costui ricusato ad un anno. 

4 460, 20 marzo 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 18 v.) 

* MCCCCLX die XX martij. 

• 

Magnifica officia sancti georgij annorum de mcccclviiii in integro 

numero congregatum. et anni de mcccclviii in sexto numero congre- 

gatum. absentibus benedicto de nigro et lodisio de auria. attento quod 

bartolomeus de auria q. oliuerij non acceptauit officium consulatus 

cimbali . . . illud prò uno anno recusauit acceptare. absoluentes se 

ad calculos albos et nigros. elegerunt prò uno anno nobilem lucianum 

de viualdis. ita tamen quod cum presenti passagio se expediat. re- 

pertis omnibus calculis quatuordecim albis affirmatiuis. 

Segue: 

Ea die 

Dictus lucianus acceptando promisit cum presenti passagio se expe- 
dire et ire caffam. sub pena florenorum centum. Sub etc. Respon- 
dens etc. Et prò eo etc. badasar grillus. Sub etc. 



DOCUMENTO CCCCXCIV. 

I Protettori comandano che sia pagato lo stipendio annesso all'ufficio di cu- 
stode della porta Caiadore a Luca Marchese, il quale dimenticò in Genova le 
sue lettere patenti. 

1460, 26 marzo 

(Negot. gest. off. s. Georg. 1457-1475) 

(fol. 56 v.) 



Vi appongono però la condizione che consti abbia fedelmente adem- 
piuto ai suoi doveri di custode. Data janue mcccclx die xxvi martij. 



ANNO 1400 ( ",i ; 



DOCUMENTO CCCCXGV. 

Patente di console di Cembalo data per tredici mesi al nobile Luciano Vivaldi, 
finito il tempo di Agostino Maruffo. 

U60, 26 marzo 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 72 v.) 



Formola solita col diritto di tener taverna. Segue una postilla, cioè : 
Ceterum mandamus vobis constili massarijs prouisoribus et scribe car- 
tulari) massarie. quatenus ad penam soluendi de vestro proprio du- 
plum. de salario et emolumento unius mensis ex tredecim faciatis 
debitorem dictum lucianum. et ad eandem rationem et de pluri si plori 
tempore exerceret dictum officium. et creditricem cameram officij no- 
stri, cum pecunie hujusmodi retentionis conuertende sint in utilita- 
tem comperarum utilem et laudabilem. Data janue mcccclx die xxvi 
martij. 



DOCUMENTO CCCCXCVL 

Patente di console di Soldaia data per tredici mesi ad Agostino Adorno , finito 
il tempo del nobile Gianotto Lomellini. 

<f460, 26 marzo 
(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

( fol. 73 ) 



Formola solita, colla facoltà della taverna e la postilla precedente 
Data janue die xxvi martij mcccclx. 



( 55 ) DODUMENTl 



DOCUMENTO CCCCXCVII. 

Patente di scrivano della masseria di Caffa data per un anno al notaio Nicolò 
Torriglia , dopo averi! sminuito a sommi sessanta annui il salario di quel- 
P ufficio. 

1460, 26 marzo 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(foi. 74 v.) 

Protectores etc. Spectato et egregijs viris. consuli. massari) s et 
prouisoribus. officio monete, et baptiste de valletari notario scribe 
massarie caphe. dilectis nostris. salutem. 

Moti aleuiatione onerum. que magna sunt. prò sustentatione illius 
ciuitatis. decreuimus ad officium illius scribanie massarie cum debito 
temperamento prouidere. et quod pars utilitatis ejus perueniat in 
massariam. taxantes salarium ipsius scribe in summos sexaginta in 
anno, et stalie retineri debeant per massarios et prouisores et nobis 
mitti. Quod salarium summorum lx tantum et nullum aliud emolu- 
mentum babere et percipere debeat scriba, et stalie camere nostre 
soluantur. et emolumenta quecumque sint et unde perueniant. et sa- 
laria diete scribanie. diminuta ut supra. remaneant in massariam. Et 
ita volumus obseruari et exequi per vos consulem massarios et offi- 
cium monete diligenter. sub pena quatrupli damni cujusuis et defrau- 
dationis facte officio. Itaque aduertatur ne quid detrimenti in predictis 
patiatur camera nostra et massaria. 

Itaque sub his legibus elegimus in scribam prò anno uno. et pluri 
aut pauciori tempore ad nostrum beneplacitum etc. dilectum nostrum 
nicolaum de turrilia notarium. Mandamus igitur vobis quatenus. statim 
Anito anno dicti baptist 3. visis presentibus. eundem nicolaum in scri- 
bam etc. habeatis. recipiatis etc. Prouidentes quod de omni emolu- 
mento salario obuentionibus et quouis lucro seu obuentione diete 
scribanie te ieri et Aeri faciatis de omnibus creditricem massariam 
ratione dicti offieij. de qua ratione soluatur salarium dicto nicolao 
summorum sexaginta tantum in anno et stalie nobis. reliquum rema- 
neat in massariam. Et ita factum diete massarie diligenter reuideatis 
quod emolumentum ejus nihil damili patiatur camera nostra, sub 



anno 1460 ( 56 ) 

dieta pena, facientes vobis idoneos tldejussores prestare per dictam 
nicolaum de obseruatione prernissorum et de legalitate officij et standi 
sindicaraento et parendi mandatis nostris. et obseruare teneatur ea 
que in litteris concessis predicto suo precessori continentur. sub pena 
in illis contenta. Registrata etc. Datajanue die xxvi rnartij 1100. 



DOCUMENTO CCCCXCVIII. 

Patente di console di Tana, data per due anni e due mesi, al nobile Carlo Spi- 
nola q. Giovanni , finito il tempo di Lazzarotto Palma. 

U60, 27 marzo 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 
(fol. 73 v.) 



Forinola, consueta coli' aggiunta succitata della ritenzione di due 
mesi, e la seguente : Ceterum mandamus etc. quod dictus carolus non 
amoueatur flnitis annis duobus et mensibus duobus ab ipso officio, 
nisi successor suus hic eligendus eo applicuerit cum litteris nostris. 



DOCUMENTO CCCCXCIX. 

Il governo e altri corpi dello Stato, coi Protettori, delibe r ano di armare mag- 
giormente le navi, massime quella di Luca De-Marini, in viaggio per Caffa, 
contro le temute ostilità dei Catalani. 

1460, 27 marzo 

(Diuersor. Comm. Janue, ann. 1458-1460, segnato X, 1000, 75, 
nell'archivio governativo) 



* MCCCCLX die XXVII rnartij. 

Cuna vocatis ad conspectum illustris domini regij in janua guber- 
toris et locumtenentis. ac magnifici consilij dominorum antianorum. 
spectabilibus offieijs monete, sancti georgij et maris. alijsque ciuibus 



( 57 ) DOCUMENTI 



electis. numero fere centum. reeitatisque litteris nonnullis ex florentia 
ad diuersos ciues scriptis. narrantibus naues catalanorum cepisse na- 
uem melchionis gentilis in mare alexandrie. et aliam item nauem 
januensem que ex chyo discesserat. plerique metu percussi presertim... 
nauium que nunc iture sunt ad orientem prò factis caphe. quam ma- 
xime prouidendum esse earum saluti laudauissent. verum in varias 
sententias hujusmodi prouisionis distraherentur. vir nobilis lucas de 
grimaldis assurgens breuiter in hunc modum disseruit: periculum et 
necessitates caphe omnibus notas esse, nihilque magis saluti illarum 
rerum quam celeritatem conferre posse, nec formidare si he tres 
naues ad illud iter composite viris ab officio sancti georgij ordinatis 
et alijs apparatibus munite mittantur. quin salue a nauibus hostium 
in orientem accedant. Hoc tamen laudare quod in naui lucani de 
marinis tot viri addantur. quot spectatum officium maris omnibus 
cognitis necessarium fore judicauerit. ipsique officio omnimodam ac 
plenam attribuendam esse potestatem in hoc casu ea omnia agendi ac 
prouidendi prout ipsi officio videbitur. ita tamen quod impense hujus- 
modi prouisionis contribuat corpus nauis ipsius lucani, naula. merces 
et securitates in ea facte. Que sententia. collectis vocibus. cum appro- 
bata sub vocibus octuaginta septem. que erat major pars conuocatorum. 
extitisset. habita est prò decreto. 



DOCUMENTO D. 

Gli ufficiali del Mare di ciò incaricati dall'assemblea precedente, provvedono 
all'armamento della nave De-Marini. 

1460, 29 marzo 

(Diuersor. Comm. Janue, ann. 1458-1460, segnato X, 1000, 75, 
nell'archivio governativo) 



* MCCCCLX die XXVIIII martij. 

Spectabile officium maris in pieno numero congregatimi, et cujus 
offici) nomina sunt hec: 
Sistus dentutus 
Petrus bonfilius et 
Damianus de leone 



ANNO UGO ( 58 ) 

Sciens pridie sibi fuisse datam curam et arbitrium ac potestatem. 

prout constai manu mei cancellarij infrascripti. prouidendi addi) ioni 
aliquot virorura in naui nobilis lucani de marinifl taira de proximo 
in orientem. ut tuta sit a periculo hostium. quodque impensa illorum 
virorum imponatur super corpore nauis. merci bus ac naulis. postea- 
quam cogitauit quonam modo ipsi rei prouidendum foret. intellecto 
necesse esse prò hujusmodi surnptu ad presens habere libras saltem 
mille, nullam meliorem aut commodiorem viam fore cognoscens ad 
inueniendas pecunias ad hunc sumptum necessarias quam per hujusmodi 
institutionem drictus. omni modo via. etc. instituit ac deliberat quod 
quicumque colligere aut exigere minus voluerit prò centenario super 
corpore nauis ipsius lucani de marinis. eo pretio taxande prout taxatur 
a comerchiarijs. et naulis ipsius nauis ac mercibus in ea oneratis et 
onerandis prò presenti viagio. in quibus mercibus comprehensi sint 
et esse iritelligantur panni sete aurum argentum et jocalia ac aurum 
fìlatum. soluendo libras mille monete janue currentis. et quem drictum 
collector colligere et exigere teneatur in cb.Jp. ac de ea moneta que 
in chyo colligitur per drictum chyj. presentis drictus sit et esse de- 
beat dominus et collector. Declarato quod pretium ipsarum rerum et 
mercium. de quibus colligi potest ut supra presens drictus. intelligatur 
esse et sit illud quo diete res et merces valebunt in chyo. 

Item etc. {Seguono più altre clausole e condizioni che ommetto). 
Sotto il dì 5 aprile evvi un secondo atto relativo a questa pratica, 
con cui il precedente diritto venne aumentato ancora da 16 a 20 soldi 
per cento. 



DOCUMENTO DI. 

Conferma della elezione di Gherardo Pinelli in ministralo di Caffa , e nomina 
di Damiano Valdemaro a sottoscrivano della Curia. 

4 480, 31 marzo 
(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 18) 

* MCCCCLX die ultima martij. 
Magnirìcum offlcium sancti georgij anni presentis. cui attributa fuit 
integra balia conferendi officia illa maris pontici. ut constat in actis 



( 59 ) DOCUMENTI 



francisci de borlasca notarij. attento quod dictus guirardus reuersurus 

est caffam. absoluentes se ad calculos albos et nigros. confirraauit ac 

de nouo elegit dictura guirardum ministralem caffè prò dictis annis 

duobus. in retributionem laboris sui et sumptuum suorum tam veniendi 

januam quam caffam reuertendi. ita quod dictum offlcium sit sibi col- 

latum prò omni eo quod petere posset prò sua retributione et expensis 

factis et faciendis usque caffam quo accessurus est. repertis omnibus 

xi calculis albis affìrmatiuis. 

Segue : 

Ea die 

Prefatum magniflcum offlcium absoluens se etc. elegit prò duobus 
annis subscribam curie caffè damianum de valetarij q. johannis. 



DOCUMENTO DII. 

Patente di sottoscrivano della curia di Caffa data per due anni a Damiano 
Valdcttaro q. Gio., finito il tempo del suo predecessore mandato da Genova. 

4460, 31 marzo 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 74 v.) 



Formolo, consueta, esenta aggiunte. Data janue die ultimo martij. 



DOCUMENTO DUI. 

Altra elezione degli ufficiali delle colonie, 

1460 , 2 aprile 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 18 v.) 

* MCCCCLX die II aprilis. 

Magniflcum offlcium dominorum protectorum etc. in integro numero 
congregatum. cui collatum est arbitrium conferendi officia maris pon- 



ANNO 1460 ( 00 ) 



tici. ut quo plures januenses caffam mittentur curri presenti pastflgio 
eo majores fauores ciuitas ipsa et tutelarli accipiet. absolueutes se ad 
calculos albos et nigros. repertis omnibus calculis albis affirrnatiuis. 
elegerunt ad infrascripta officia inf'rascriptos sub formis infrascriptis. 
videlicet: 

Quam electionem voluerunt habere locum in illis cuna nauibus pro- 
fecturis caffarn nunc accedent (sic) et non aliter: 

Ad offìcium porte cajadoris prò anno uno 

Simonem de grimaldis ansaldi prò anno uno. finito tempore stipendij 
quod habet prò cada, repertis omnibus calculis albis. 

Ad capitaneatum orgusiorum prò annis duobus 

Benedictum antonium de axereto prò annis duobus. finito tempore 
lansaroti spinule. et interim postquam caffam attigerit habeat summum 
unum de stipendio prò singula paga, et ultra expehsas alimentorum 
nauis usque caffam. repertis omnibus calculis albis ut supra. 
Ad castellanias soldaie prò duobus annis 

Adam centurionem prò annis duobus. finito tempore precessoris sui 
a janua destinati, et interim habeat stipendium unius summi. repertis 
omnibus calculis albis. 

Ad castellaniam seu castellanias cimbali prò duobus annis 

Filippum lomelinum q. babilani prò annis duobus. finito tempore 
precessoris sui a janua destinati, et interim habeat stipendium unius 
summi. repertis undecim calculis albis affirmatiuis et una nigra. 



DOCUMENTO DIV. 

Patente di castellano dei forti dei ss. Giorgio e Nicolò di Cembalo, data per 

due anni e due mesi, a Filippo Lomellini di Babilano, finito il tempo di 

Pietro Montenegro. 

U60, 3 aprile 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 75) 

Forinola solita, colla facoltà della taverna e la ritenuta dei due mesi. 
Data janue die in aprilis mcccclx. 



( 61 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO DV. 

Patente di castellano di Soldaia e della torre di s. Elia, data per due anni e 
due mesi, ad Adamo Centurione di Battista , finito il tempo di Damiano Chiavari. 

U60, 3 aprile 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 75 v.) 

Forinola al tutto come sopra. Data janue die ni aprilis mcccclx. 



DOCUMENTO DVI. 

Patente di capitano degli orgusii di Caffa , data per due anni e due mesi , a 
Benedetto Antonio Assereto, finito il tempo di Lazzarotto Spinola. 

4460, 4 aprile 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 76) 

Formola solita e aggiunte come sopra. Data janue ira aprilis mcccclx. 



DOCUMENTO DVII. 

Ordine del governatore regio al dottore Andrea Benigassi e nobile Bartolomeo 
D'Oria, giudici delegati sulla controversia della nave Leona, di terminare 
la lite col giorno 7 aprile corrente. 

1460, 4 aprile 

(Diuersor. Comm. Janue, ann. 1458-1460, segnato X, 1000, 75, 
nell' archivio governativo ) 

— ^ 

* MCCCCLX die IIII aprilis. 

Parte illustris domini regij in janua gubernatoris etc. jubetur vobis 
claro juris utriusque doctori domino andree de benegassio et viro no- 
bili domino bartholomeo de auria q. domini jacobi. delegatis in causa 



anno 1460 ( 62 ) 



et seu controuersia vertente inter dominum bernabeum de sanctis. nun- 
ciura apostolicum. nomine quo agit. ex una parte, et jacobum de leone 
nomine hyeroninii filij sui. et ali j s de quibus in ea delegatone fit 
mentio. ex altera, quatenus infra diem lune proximam quo erit Beptima 
presentis. per totam diem debeatis terminasse et expedisse dictam 
controuersiam. Sub pena ducatorum quadringentorum applicandorum 
jacobo de leone et socijs prò suo interesse, et hoc ad instanti^m dicti 
jacobi et sociorum. 



DOCUMENTO DVIII. 

Inventario degli attrezzi militari da mandare a Calta sulle due navi Italiana e 
Spinola , condotte dal Banco. 

1460, . . aprile ('j 

(Filza di Caffa, n. 04) 

* Jhesus. Pro Capba. 

Iuuentarium rerum onerandarum in nauibus prò capha. 

Et primo coffa una in qua sunt coiracie tres coperte fustanei nigri 

et celiate septem. seu coffe i. 

Item in alia coffa sunt pectoralia duo et celiate 

quindecim. seu . coffe i. 

Item in alia coffa pectoralia tria et celiate decem- 

septem. seu coffe i. 

Item in alia coffa celiate duodecim et coiracia una 

coperta fustanei nigri cum suis brionis seu . coffe i. 

Item fangotini duo coperti canabacij. in quibus sunt 

corrigie l prò panserijs prò singulis. seu . fagot. n. 
Item barrilia decem. in quibus sunt panserie centum. 

videlicet decem prò singulo. seu . . . barrii. x. 
Item tarconi quinquaginta . . . sex signati vexillo 

crucis, seu tare. l. 

Item capse triginta veretonorum. videlicet xxmi a 

tibia et sex a girella, seu .... caps. xxx. 

(') Appongo questa data come probabile, non già che ne sia affatto certo. 



( 63 ) DOCUMENTI 



Item capse triginta veretonorum. videlicet sedecim 

a tibia et quatuordecim a girella, seu . . caps. xxx. 

Item carratelli duo pulueris bone, seu . . . car. n. 

Item capse tres indulgente (*). videlicet duo a gi- 
rella et una a turno, seu caps. ni. 

Item rondelle due fili prò balistis. in una aciole 

dlxxvi. in alia acioìe dxxxi. seu . . . ron. n. 

Item carratelli duo salnitri], ponderis centum xvi 

librarum. xxxvmi veteris. seu .... car. n. 

Item barrilia duo pulueris prò sarbatanis. ponderis centum et lxxxii 
brut (sic) prò barrilibus. 

Item barilia duo pulueris prò sarbatanis. ponderis librarum cri, vet. 



DOCUMENTO DIX. 

Rassi-gna fatta sulla nave Italiana dei fanti condotti a Caffa, allo stipendio del 
Banco, dai concstabili Lodisio Borlasca , Lorenzo Delfino, Carlo Balbo e Lu- 
ciano Vivaldi. 

U60 , . . aprile 

(Filza di Caifa, n. 95) 



* Jhesus. 

• 

Infrascripti sunt homines. seu soldati, qui sunt ad solidum magni- 
fici offici) sancti georgij. et primo in naui italiana dominus guriar- 
dus (sic) lomelinus patronus cum hominibus infrascriptis. videlicet 
hominibus xxx. ut di. . . . 

Lodisius de borlasca cum hominibus infrascriptis. et primo: 

Franciscus de sorili (?) Johanetus de metelino 

Merianus de auria . Andreas de nascheto 
Marchus de madallena Franchinus de vernacia 

Tomas de garbagna Teramus corsus 

Jacobus de aste Stefanus de modena 

Craspar de auria de metelino Antonius de bonifacio 

(') Sic! Non si ha dubbio però che qui trattasi di balestre; le quali forse 
saranno state acquistate coi danari delle Indulgenze. 



ANNO H()0 



( 64 ; 



Nicolaus rati n- 
Dominicus bozonus 
Manuel de pometo 
Jacobus de palatio 
Jacobus de neapolli 
Francischus porchus 
Janinus de gentillis 
Johannes de passiano 
Toma (sic) de rochatagiata 
Christofarus de raediollano 
Nicolaus fllippus de saona 
Benedictus de rubeis 
Johannes de barrili 
Georgius de alsario 
Guliermus de molendino 
Georgius justinianus 
Bartholomeus cappe 
Jacobus corsus 
Benedictus de carmandino 
Benedictus de vallebella 
Georgius alaxius 
Jacobinus de mediollano 
Anthonius de c,eua 
Johannes mantega 
Paullus de souanis 
Leonardus de honeto 
Janinus boto dictus barbante 
Johannes de goanto 



Anthonius scansila 

Johanetus palduicimu 

Johannes de sibillia 

Georgius de modano 

Jacobus de mora 

Nicolaus de la cazella de leuanto 

Jacobus morexanus de bonifacio 

Dominicus perezus de leuanto 

iJonatus corsus 

Michael de chio 

Anthonius justinianus 

Johannes forrnentus 

Baptista de guano 

Pellegrinus de turilia 

Valentinus de zoallio 

Christofarus bachochus 

Baptestinus borella 

Alfunsus aer de portugallo 

Antonius de ferrarijs de aste 

Leo dictus gaspar de scarpento 

Christoforus dictus ragius de 
pedemonte 

Johannes maria de massascho 

Jacobus ihioclerius de recho 

Nicolaus de rodo 

Andreas de garbilo de camullio 

Rolandus de rochatagiata de tu- 
rilia. 

In summa lxvii. 



Laurentins darffinus cum 

Francischus ihapascha 
Gregorius de remundis 
Nicolaus lungus 
Georgius balbus 
Bartholomeus balbus 
Simon de magiollo 
Jeronimus (sic) 



hominibus infrascriptis. et primo: 

Jacobus merualdus 
Michael merualdus 
Bartholomeus bonauia 
Franciscus de pugia 
Petrus camollius 
Johannes de carpena 
Augustinus moragia 



( 65 ) 



DOCUMENTI 



Petrus bassus 

Anthonius borza 

Johannes antonius de sigestro 

Bernardus jugotus 

Obertus dandus 

Jacobus cauagnollus 

Johannes ganbinus 

Georgius borcelerius 



Petrus buschacius 
Bartholomeus gatus 
Petrus de aiuado 
Paullus de cazanoua 
Antonius gandurffus 
Ambrosius gius 
Johannes baptista ceuascho. 

In summa xxx. 



Carolus balbus cum hominibus infrascriptis. et primo : 



Berthinus barbus 
Michael de mtinchalerio 
Christofarus de mantua 
Berthonus de chunio 
Petrus de auignono 
Petrus rocetus 
Petrus blanchus 
Andreas de schotia 
Johannes de contigia 
Tomaxius de bollonia 
Petrus curcius 
Franciscus dictus muncaluus 



Jacobus de dulceaqua 
Antonius granaria 
Johannes de fegino 
Conradus de clauaro 
Jacobus de barbazerata 
Francischus de agostino 
Bartholomeus de lanciauegia 
Laurentius corcius 
Nicollaus de fogo 
Leonardus ardoinus 
Gregorius de sanguineto 
Stefanus de pinascho. 



In summa xxv. 

Infrascripti sunt homines juncti prò magnificilo officio sancti georgij. 

et primo sunt . . . hominibus xi (e ne mancano i nomi). 

Dominus lucianus de viualdis cum hominibus septem. 

Lucianus baillus scriba nauis 

n. domini anthonij italiani manu propria. 

Segue il riassunto totale: 

xxx. 

JvXVII. 

xxx. 
xxv. 

VII. 
XI. 



CLXX. (*) 

(') In altro cartolavo sono i ruoli dei soldati e capitani citati a pag. 11. 



Società Ligure. St. Patria. Voi. VII. P. I. 



anno 1400 ' e 66 ) 



DOCUMENTO DX. 

Ordine a tutti i capitani, marittimi e militari, della nave di Carlo Italiano, 
noleggiata dal Banco per Caffo, di non lasciar più discendere nissuno a lena, 
ma di partire a quella volta. 

1460, 5 aprile 
(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-14G7) 
(fol. 117 v.) 

* MCCCCLX die V aprilis. 

Parte magnifici offieij dominorum protectorum etc. mandatur gui- 
rardo lomelino patrono, lodisio de borlasca arruorum conductori. am- 
brosio dalfìno etiam conductori. et stipendiatis ad seruitium et stipendia 
prefati magnifici offieij. nauclero. scribe. ingrezatori. stipendiatis et 
marinari js nauis caroli italiani conducte prò caffa. quatenus nullo 
pacto descendant vel aliquem ex dieta naui descendere permittant. 
sub pena fidejussionum suarum et alia grauiori. etiam corporali, ar- 
bitrio dicti offieij. et quamprimum incipiant flare venti quibus possint 
nauigare ad partes orientales siue ad portum venerem. non morando 
in hoc mari, sub dieta pena dent vela ventis et recedant. 



DOCUMENTO DXI. 

Lo stesso ad Antonio Dclpino , condottiero delle due navi Italiana e Spinola 
per Caffa, e capitano della Spinola. 

1460 , S aprile 

( Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1407) 

(fol. 118) 



* MCCCCLX die V aprilis 

Parte magnifici offieij sancti georgij etc. mandatur antonio de pinu 
capitaneo nauium conductarum prò caffa. et patrono nauis petri spi- 
ntile, nauclero. scribe et subscribe. ingrezatori. marinarijs et plusme 



( 67 ) DOCUMENTI 



diete nauis. nec non stephano de pareto. petro de arquata et carolo 
balbo conductoribus stipendiatorum prefati magnifici officij prò caffa. 
quatenus nullo pacto descendant vel aliquem etc. il tutto come sopra 
sino al fine. 



DOCUMENTO DXII. 

Comando al nobile Gherardo Lomellini, patrone della nave Italiana, di man- 
dare subito sulla nave Spinola Antonio Italiano , e non più riceverlo nella sua. 

1460, 5 aprile 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1467) 

( fol. 118 ) 



* MCCCCLX die V aprilis. 

Parte magnifici officij sancti georgij etc. mandatur et expresse ju- 
betur nobili guirardo lomelino patrono nauis italiane, quatenus ad 
penam fldejussionum suarum. habito presenti mandato, mittat ad 
nauem petri spinule. sub patronatu spectati antonij de pinu. antonium 
italianum. et ipsum ulterius non recipiat ipsum antonium in dieta 
naue sub dieta pena. 



DOCUMENTO DXIII. 

Lettera del conestabile Lodisio Borlasca di scusa ai Protettori per non essersi 
trovato presente alla mostra dei suoi fanti a bordo della nave Italiana. 

1450, 6 aprile 

(Filza di Caffa, n. 96) 



{Extra) Magnificis dominis protectoribus comperarum sancti georgij. 
dominis meis singularissimis. 

(Intus) * Jhesus. 

Magnifici domini mei singularissimi. quanto me dispiaque heri non 
mi trouare a lo fare de la mostra, dio lo sa. e maxime pero ebe mi 



ANNO 14G0 



( 08 ) 



inanellavano v compagni, li qualli sono caxone che io non rno li tro- 
uase. li nomi de li quali manchauano sono questi: georgio de al- ari o 
andrea de gaio (sic) de camulio. rafael de amigeto. baptista de guano 
ambo di bisagno. marche da la madalena citadino de genoua. E pero 
magnillci signori che mi facesti la mostra di compagni lxvi agion- 
gendoli v sono numero lxxi. perche io resteria auere lo intiero, le 
qualle vederia volunteri me faresti dare pero . . . agio mesteri. et 
non altro per lo prezente saluo me aricomando ale magnifìcentie vo- 
stre. Ex naue die vi aprilis. 



Ludouicus de borlasca 
cum humili recommendatione 



Ego guirardus lomelinus 
afirmo. 



DOCUMENTO DXIV. 

Ordine al capitano Antonio Delpino di mettere subilo a terra dalla sua nave 
Giovanni Raibaldi. 

1460, 7 aprile 
(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1467) 

(fol. H8) 



* MCCCCLX die VII aprilis. 

Parte magnifici offici) etc. mandatur vobis spectato viro antonio 
de pinu capitaneo nauium nauigandarum deo preuio caffam. quatenus 
sub pena florenorum mille et ultra, arbitrio prefati magnifici officij 
exigenda a vestris fidejussoribus. viso presenti mandato mittatis in 
terram. cum lembo qui mittitur ad vos. johannem reibaldum. omni 
excusatione postposita. 



( 69 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO DXV. 

Ingiunzione ai due capitani suddetti di partire per Caffa. 

U60, 7 aprile 

(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1467) 

( fol. 118 v.) 

* MCCCCLX die VII aprilis. 

Parte magnifici officij sancti georgij etc. mandatur vobis antonio 

de pinu capitaneo. patrono unius nauium conductarum prò caffa. et 

guirardo lomelino patrono relique. quatenus quamprimum venti fa- 

ueant et seruiant nauigationi vestre. detis vela ventis et veliflcetis 

nauigetis recto viagio ad iter vestrum. non remorando ulterius neque 

declinando ad portum veneris neque ad alias partes. sed prosequamini 

iter vestrum sub pena grauissima arbitrio prefati magnifici officij a 

vestris fidejussoribus exigenda. 

Segue : 

Ea die. 

Georgius spinula nuncius retulit se hodie personaliter etc. 



DOCUMENTO DXVI. 

Sostituzione di nuovi membri a compimento dell'Ufficio dell'anno 1438. 

U60\ 23 aprile 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1467) 

(fol. 119) 

* MCCCCLX die XXIII aprilis. 

Magnifici domini protectores etc. anni de mcccclvjii in integro nu- 
mero congregati, attento quod generosus vir dominus lodisius de auria. 
unus ex ipsis octo dominis protectoribus. sublimatus est ad capita- 



ANNO 1460 ( 70 ) 

neatum galearum et classis. diuino fauente presidio profecture ad 
presidia illustrissimi domini ducis Calabrie prò regno neapoiitano 
obtinendo. et quod prestans vir lucas de nigro. olim salicetus. ettecbaM 
est de albergo de nigro. ex quo inconueniens est quod duo de uno 
albergo essent ex ipso officio, attento etiam quod nobilis benedictus 
de nigro plurimum occupatus est in varijs negotijs. propter que non 
vacat agendis dicti officij. absoluentes se ad calculos albos et nigros. 
surrogauerunt ad dictum officium loco prefati generosi ludouici (*) 
nobilem antonium de auria q. jobannis. repertis calculis octo albis 
affirmatiuis et nulla nigra. et gregorium adurnum loco popularis albi 
acceptant . . . loco dicti benedicti lucam prefatum. et loco dicti luce 
ut popularis dictum gregorium. repertis calculis septem albis affir- 
matiuis et una nigra. 



DOCUMENTO DXVII. 

Patente di ministrale di CafTa data, per due anni e due mesi, al nobile Ghe- 
rardo Pinelli , finito il tempo di Lazzaro Torriglia. 

1460, 28 aprile 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

( fol. 77) 



Formola come sopra nel documento LXXXI a pag. 268 del tomo 1 ; 
coli' ordine di prestare in Caffa sicurtà di fiorini 1000. Data janue 
mcccclx die xxviii aprilis. 

(') Se taluno ancora dubitasse che Lodisio era sinonimo di Lodovico, ne ha 
qui la convincentissima prova , come 1' ebbe nei precedenti documenti D1X 
e DXIII. 



( 71 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO D'XVIII. 

I Protettori conferiscono altresì l'ufficio del peso in Copa, per due anni, al pre- 
detto Gherardo Piuelli in ricompensa de' servizi resi al Banco. 

1460, 29 aprile 

(Negot. gestor. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 77 v.) 



Protectores etc. Spettabili et prestantibus viris. consuli. massarijs 
et prouisoribus. ac officio mercantie caffè, dilectis nostris. saluterà. 

In recorapensationem laborum et sumptuum guirardi pinelli ad nos 
missi et reuersuri ad vos. ultra ducatos viginti quinque quos sibi de- 
dimus prò sumptibus. et officium ministrane illius ciuitatis. ut bene- 
facientes sentiant suum benefaeere sibi proficere. item eidem conces- 
simus et contulimus prò annis duobus officium ponderis coparij. inci- 
piendis statim finito tempore precessoris sui. et cum gratia quod 
possit eligere. unum loco sui idoneum. arbitrio vestro. qui illud officium 
exerceat. Itaque mandamus vobis et expresse committimus. quatenus 
statim finito tempore ultimi ponderatoris in caffa electi. dictum officium 
resignari faciatis illi nominando per ipsum idoneo et approbando per 
vos. cum salario et obuentionibus debitis. in omnibus et per omnia ut 
precessores sui illud babuerunt. Registratis presentibus in actis can- 
cellane nostre, nostrorumque magni et parui sigillorum impressione 
munitis. Data janue mcccclx die xxvmi aprilis ( 4 ). 

Segue : 

Mutuauimus sibi ducatos in auro largos triginta quinque. quos vos 
consul et massarij ab ipso exigi faciatis et in nostra ponatis. Data 
ut supra ( 2 ). 

(') Fu rivocato come leggesi nel seguente documento DXIX. 
( 5 ) Si vedano i documenti DXIX e DXXI. 



ANNO 1460 ( l'i ) 



DOCUMENTO DXIX. 

Cassano la collazione precedente, stante che il Tinelli si rifiuta di andare a 
Gaffa toccando Scio, come aveva promesso. 

1 4G0 , 9 e 10 maggio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

( fol. 77 v. ) 

* MCCCCLX die Villi maij. 

Magnifici domini protectores etc. in integro numero congregati, 
attento quod dictus guirardus non proficiscitur chium sicut promiserat. 
repertis calculis nouem albis affirmatiuis et tribus nigris reprobatiuis 
priuauit eundem guirardum ab ipso officio ponderis coparij. et jussit 
cassari suprascriptas litteras. quas reuocauit. 

* Die X maij. 

Dictus guirardus presentauit litteras quas habuit de dicto officio 
coparij. et magnificum otlìcium in vii numero congregatum jussit fieri 
litteras infrascriptas (') requisitas per dictum guirardum. et littere 
dicti officij lacerate sunt. 



DOCUMENTO DXX. 

Elezione in secondo turno dei quattro Protettori specialmente incaricati del 
governo delle colonie. 

1460, 9 e 10 maggio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1467) 

(fol. 121 V.) 

* MCCCCLX die Villi maij. et fuit heri. 

Magnifici domini protectores etc. in integro numero congregati, vo- 
lentes vicissitudinem dare mi qui debent habere specialem curam re- 

(') Vedi subito dopo nel documento DXX1. 



( 73 ) DOCUMENTI 



cipiendarura litterarura et negotiorum ad regimina locorum pertinen- 
tium. successores prestantum virorum dominorum urbani de nigro et 
sociorum. absoluentes se ad calculos albos et nigros. elegerunt infra- 
scriptos un prò mi mensibus. ut vicissitudo omnibus sit. repertis cal- 
culis a nouem supra albis altìrmatiuis de unoquoque infrascriptorum. 
videlicet: 

Brancaleonem de auria 

Gregorium lomelinum 

Andream de rocha et 

Bartoloraeum sauli. 



DOCUMENTO DXXI. 

I Protettori scrivono al console di Catta di non avere più mutuato danaro a 
Gherardo Pinelli per le spese di viaggio. 

1 460 , 1 maggio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 77 V.) 



* MCCCCLX die X maij. 

Protectores etc. Spectato et prestantibus viris. consuli. massarijs et 
prouisoribus caffè, carissimis nostris. 

Requisiuit a nobis. carissimi nostri, guirardus pinellus notificari 
vobis quod prò expensis suis nibil sibi soluimus. Nos vero notifìcamus 
vobis pecuniam non soluisse. sed sibi retributionem fecisse de officio 
ministrane caffè, ut in litteris de dicto officio sibi datis continetur. 
Mutuauimus tamen sibi ducatos triginta quinque largos soluendos per 
ipsum massarie recepture nomine nostro, ut alijs litteris nostris vobis 
scripsimus ('). Data janue mcccclx die x maij. 

(') Cioè nella lettera riferita poco sopra nel documento DXVII1. 



ANN») 1460 C 74 ) 



DOCUMENTO DXXII. 

Disposizioni riguardanti le sicurtà a prostarsi in Carta p<v conto d<l!a nave 
Spinola , al suo ritorno in Genova. 

14G0, 23 maggio 

(Diuersor. Comra. Janue, ann. 1460-1401, segnato X, 1005, 80, 
nell'archivio governativo) 



* MCCCCLX die XXIII maij. 

Cum prò naui que sub stipendio magnifici officij sancti georgij cafTam 
accessura est. et cui preest vir egregius antonius de pinu non pre- 
stite fuerint ille fidejussiones de parendo raandatis illustri* domini 
regij in janua gubernatoris et locumtenentis. et magnifici consilij do- 
minorum antianorum nomine excelsi communis janue. que ex forma 
decretorum communis janue prestari debent. et ob hoc per ipsos illu- 
strerà dominum regium locumtenentem et consilium commissum lit- 
teris suis fuit consuli et massarijs caffè ac ipsi antonio de pinu. si 
forte accidet quod naui ipsi preesse debeat alter quicumque sit pre- 
terquam nobilis petrus spinula seu alius prò eo. eo casu nullatenus 
nauem ipsam ex portu caffè exire permittant nisi prius per ipsum 
patronum prestite fuerint fidejussiones de florenis octomilibus. quod 
ut fieri possit et nullum impedimentum sit respectu instrumenti nau- 
lizazionis et pactorum iuitorum inter ipsum magnificum omeium 
sancti georgij et alios quosuis ad quos ea nauis pertinere videtur. 
prenominati illustris dominus regius locumtenens et consilium in suf- 
ficienti et legitimo numero congregatimi, utilitati publice consulere 
volentes. omni jure via etc. sanxerunt et decreuerunt si nauis pre- 
dieta occasione fidejussionum ut supra prestandarum per ipsum anto- 
nium de pinu ad tempus ordinatum non consignaretur quemadmodum 
continetur in instrumento pactorum de quo supra mentio fit. quod 
officium ipsum sancti georgij non intelligatur contrauenisse dictis pactis. 
et per consequens nullam penam ob eam rem incurrisse. Volentes etiam 
et deliberantes quod officium ipsum respectu predicto nullo unquam 
tempore molestari aut aggrauari non possit per aliquos offìciales aut 



( 75 ) DOCUMENTI 



magistratus communis janue. quibus quidem officialibus aut magistra- 
tibus in casu contrafactionis virtute presentis deliberationis adimerunt 
omnem potestatem omnemque arbitrium et jurisdictioneru. et hoc non 
obstantibus aliquibus legibus regulis ordinibus capitulis et decretis in 
contrarium prohibentibus. et alijs obstantijs quibuscuraque. etiam si 
tales essent de quibus opporteret hic fieri mentionem specialem. 



DOCUMENTO DXXIII. 

Rinnovazione dei membri componenti !a Giunla sopra i negozii delle indulgenze 
concesse dai Papi. 

1460, 4 luglio 

(Negot. gest. oif. s. Georg, ann. 1457-1467) 

(fol. 128) 



* MCCCCLX die jouis X julij. 

Magnifici domini protectores etc. in decimo numero congregati, vo- 
lentes dare vices prestantibus viris manueli saluaigo. danieli de disco, 
lazaro de varixio et octobono scalie, quatuor electis super negotijs 
ad indulgentias pertinentibus ('). conftsidevirtutibus et diligentia infra- 
scriptorum prestantium virorum. elegerunt eos in successores dictorum 
manuelis et sociorum. cum ea potestate auctoritate et balia collata 
eisdem manueli et socijs. mandantes eos ci tari ad jurandum et ac- 
ceptandum. Quorum electorum nomina sunt hec: 

Alaonus gentilis 

Paulus de grimaldis 

Johannes franciscus parmarius 

Andreas de campis. 

C) Erano stati eletti nel dicembre 1 439 , come sta scritto a pag. 877 e nel 
documento CCCCLXX del tomo 4. 



ANNO 1460 ( li') ) 



DOCUMENTO DXXIV. 

Convenzione falla tra i Protettori dell'anno 14'38, che possano bastare quattro 
di loro a decidere le cose dell' Ufficio , essendo essi tutti assai occupati nei 
negozii pubblici. 

1460, 19 luglio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1467) 

,fol. 122 v.) 



* MCCGCLX die XVIIII julij. 

Magnifici domini protectores etc. in integro numero congregati, anni 
suprascripti de mcccclviii. animaduertentes plura esse negotia dicti 
officij non patientia dilationes. que interueniunt propter occupationes 
ipsorum. et propterea male cedere officio, nec expediri posse plura 
que expedientur si a paucioribus agerentur. absoluentes se ad cal- 
culos albos et nigros decreuerunt omnibus octo calculis albis affirma- 
tiuis. quod quotienscumque contingat quatuor ex ipsis insimul conueniri 
prò negotijs dicti offici] tractandis expediendis et ordinandis. ut insi- 
mul colloquiai fuerint. habeant baliam et arbitrium expediendi finiendi 
ordinandi et vendendi quicquid spectat ad officium suum. quod facere 
possint et de quo dare possunt baliam. et quicquid egerint quatuor 
ex ipsis. quiqui sint. exequatur et exequi debeat. Quam deliberationem 
fecerunt ne res et negotia offìcij efficiantur deteriores propter diffi- 
cilem omnium congregationem. qui in alijs publicis negotijs occupantur 
sepe et occupati sunt (*). 



( ! ) Questo documento ha ben molta relazione coli' antecedente DXVI. posto 
poco innanzi , a pag. 69 ; e ne certifica scegliersi quasi sempre i Protettori 
del nostro Danco fra i personaggi più influenti della Repubblica. 



( 77 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO DXXV. 

Nicola Gatilusio, duca di Lesbo, avendo chiesto soccorso d'armi contro il Turco, 
il governo di Genova decide la elezione di quattro cittadini a studiare e 
proporre i mezzi e le condizioni della implorata difesa. 

\ 460 , 30 luglio 

(Diuersor. Comm. Janue, ann. 1459-1460, segnato X, 1004, 79, 
nell' archivio governativo ) 



* MCCCCLX die mercurij penultima julij. 

Cum ad conspectum illustris domini ludouici de valle regij locuni- 
tenentis ac januen. gubernatoris. et magnifici consilij dominorum an- 
tianorum communis janue. vocata fuissent magnifica officia balie, mo- 
nete et sancti georgij et preter ea ciues centum. recitate sunt illis 
littere magnifici viri domini nicolai gatilusij. lesbi etc. domini, date 
xvmi februarij superioris. inter cetera rogantis prouideri in chyo eo 
more quo prius prouisum fuerat superioribus temporibus, ut si acci- 
deret regem turcorum classem parare ad oppugnationem illius insule, 
parata essent in chyo subsidia ad defensionem illius profectura. Lecte 
deinde sunt littere ac decreta ad eam rem facientia. quibus intel- 
lectum est creatos illis temporibus fuisse commissarios quatuor in 
chyo. quibus data fuerat ampia potestas etiam cum expedientibus pre- 
ceptis. ut si accideret regem turcorum ad vexandam eam insulam 
classem instruere. ad ejus defensionem transmitterent pedites usque 
ad tricentos. quodque pecuniam in stipendia eorum erogandam. vel 
ad soluendum januam mitterent. vel si fide publica non confiderent. 
recuperarent illam ex impositione noui drictus vel ex additione ali- 
quorum vectigalium seu drictuum. 

Quibus ita recitatis cum multi sententiam rogati et quid faciendum 
suaderent eloqui jussi. varias in medium sententias attulissent. tandem 
post disceptationes et varias rationes. ut assolet. in medium allatas. 
vicit hec sententia in quam aut omnes aut fere omnes conuenerunt. Quod 
videlicet decernatur succurrendum ac subueniendum esse ipsi magnifico 
domino, et defensioni illius insule, per electionem quatuor commissa- 
riorum constituendorum in chyo cum expedienti auctoritate ac potè- 



\n\o 1460 ( 78 ) 



state et curii preceptis et commissionibns quo dande videbuntur. quodque 
ab ipsis illustri domino regio locuratenenti. Consilio et officio balie, 
hic janue eligantur ciues quatuor cura amplissima potestate et arbi- 
trio in tota generaliter hac materia. Qui quatuor simul cura ipsis il- 
lustri domino gubernatore et Consilio constituant in chyo quatuor 
commissarios. de quìbus dictum est. eisque precepta et commissiones 
dent quas et prout utiles conuenientesque putauerint. exquirantque ipsi 
per se quatuor quibus vijs haberi possit vel pecunia in ejusmodi sti- 
pendia conuertenda. vel saltem pignus et cautiones. sub quibus qua- 
tuor illi commissarij in cbyo creandi se securos arbitrantur. ita ut 
pecunias depromere confidant in stipendia peditum conducendorum. 
Et demum auctoritatem potestatem et insuper curam habeant ea 
omnia decernendi prouidendi et faciendi que salus ipsius insule desy- 
derare videbitur. excluso semper et excepto quod non liceat his qua- 
tuor ejusmodi pecuniam aut etiam securitatem vel pignus. ut supra. 
inuenire per viam alicujus drictus. quandoquidem magnifici protectores 
sancti georgij omnino repugnant de nouo drictu vel additione drictus 
sermonem fieri. 



DOCUMENTO DXXVI. 

Nomina dei quattro cittadini predelti. 

1460, 31 luglio 

(Diuersor. Comm. Janue, ann. 1459-1460, segnato come sopra) 

* MCCCCLX die ultima julij. 

Illustris dominus regius etc. et magnificimi consiliuni etc. in exe- 
cutionem concilij hesterna die in palatium contracti super materia 
mitilinensi. creauerunt et constituerunt offlciales in ea materia cura 
balia in eo Consilio declarata. nobiles et prestantes viros lucam de 
grimaldis. sistum de monelia. jacobum justinianum q. jacobi et paulum 
de auria. 



( 79 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO DXXVII. 

Istruzione a frale Vannino da Voghera, minorila, spedito al Papa dall'arci- 
diacono Lodo v ico Fieschi , commissario apostolico per le indulgenze concesse 
dalla S. Sede per la difesa di Caffa ecc. dai turclii e dai tartari. 

M60, 5 agosto 
(Filza di Caffa, n. 97) 

* MCCCCLX die V augusti. 

Ludouicus de flisco archidiaconus ecclesie majoris januen. et com- 
missarius apostolicus super indulgenti] s concessis contra turcum et 
tartaros. prò defensione nobilissime ciuitatis caffè et aliarum ciuitatum 
et oppidorum sitorum in mari majori. ditionis magnifici ofllcij sancti 
georgij etc. 

Cometiamo a voi venerabile fratre vanino de vigueria ordinis mi- 
norimi, profecturo ad summum pontificem. che cum recomendatione 
siati per parte nostra cum lo magnifico messer jacobo da luca, apo- 
stolico secretarlo, amicissimo del prefato magnifico officio, al quale di- 
cereti che attenta la urgentissima necessitate de prouedere a quelle 
citate et oppidi. li quali protestauano se non se prouedeua a loro pren- 
derebeno partito, attenta la longa et calamitosa obsidione de turchi 
et tartari. Propter quod lo prefato magnifico officio ha mandato due 
grande naue cum homini cinquecento et arme et munitione et denari, 
sensa li quali scriueuano non poterse substinere. a la quale prouisione 
noi confortando quello magnifico officio che aueria subuentione da 
molti loghi per le indulgenze concesse per la sanctitate de nostro 
signore papa pio (*): ve hauemo cum licentia del prefato magnifico officio 
adoprato circa questa opera, in la quale auete facto bon fructo de 
promissione, sed volendo venire a la exactione est seminato zinzania 
che nostro signore ne ha suspenso tute le indulgentie. et -se dixe aper- 
tamente per uno exemplo de indulgenza concessa a la ecclesia et 
hospitale de milano. La qual cosa non pare sia ni vera ni verisimile. 

(') Veramente Pio li non fece che prorogare il tempo utile all'acquisto delle 
indulgenze concesse da! suo predecessore Calisto 111, come è dello nel docu- 
mento CCGCLVII, a pag. 940 del f. tomo. 



ANNO UGO ( 80 ) 

percioche se est conceduta a la ecclesia et hospitale de milano. chi 
est inter li christiani citate opulentissima non turbata da infedeli. 
che se debe fare a quelli sono septem anni in tanta calamitate cir- 
cumdati da infedeli. Pur attento che questa zinzania produce male et 
potrebe semper dicere lo magnifico officio hauere facto da la parte 
sua più che mai non fece veruno a sostentamento de le sue terre. 
voglia ipso messer jacobo supplicare a la sanctitate de nostro signore 
che corno non est de soa intentione abandonare le sue pecorelle, se 
degne peruno breue. dimostrare quanta cura ha che se conserue questa 
citate a cristiani, et per questo tollere questo errore. Et vos etiam 
prendereti informatione se non est vera questa suspensione. che più 
facile se impetrerà ipso breue. et se fusse etiam se impetre acioche 
non interuegna tale scandalo che interuenirebe se al prefato magni- 
fico officio referisemo non potere fare de quello haueuamo ferma spe- 
ranza, et per la bulla del santo padre et per nostra et vostra rela- 
tione et per molti altri conforti, et ne auisereti più tosto che potereti 
de quello hauereti et sentireti ( 1 ). 



DOCUMENTO DXXVIII. 

I Protettori comandano che sia ammesso Pietro Montenegro ad esercitare il 
suo ufficio di castellano dei forti di Cembalo, sebbene n'abbia perduto il 
il contrassegno in occasione della patita incolpevole sua schiavitù. 

1460, 18 agosto 

(Negot, gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 79) 

Protectores etc. Spectabili et prestanti viro, consuli. massarijs. pro- 
uisoribus. officio monete, nec non consuli cimbali et castellano arcium 
cimbali. dilectis nostris. salutem. 

Non ignoratis captiuitatis infortunium petri de montenigro. electi 
anno preterito die xxn februarij ad officium castellarne arcium sancti 
georgij et sancti nicolai cimbali. prò annis duobus in litteris inferius 
inscriptis. et quarum tenor talis est: Protectores etc. (-). 

(') Notisi che questo non è che uri abbozzo, come appare, della istruzione data. 
( 5 ) Vedi a pag. 903 del 1 tomo il documento CCCCXX. 



( 81 ) DOCUMÉNTI 



Veruui cum in ipso infortunio amiserit. ut nobis parte sua expo- 
situm fuit. litteras et contrasignum ejusdera offici,)', et supplicatum fuerit 
indemnitati sue prouidere. quandoquidera non sua culpa accidit sibi 
aduersitas. et officium ipsum collatum fuerit fìlippo lomellino babilani 
finito tempore petri predicti: Voluraus et mandamus vobis expresse, 
quatenus si dictus petrus non adeptus est adhuc possessionem dicti 
officij. visis presentibus. eidera resignari faciatis dictum officium ca- 
stellanie ambarum arcium et fortilitiorum. non obstante ammissione 
contrasigni. de quo sibi prouideatis vos consul et massari), et lit- 
teras ipsas seruetis. postea succedat dictus filippus eidem petro. a 
quo petro retineatur omne emolumentum duorum mensium prò dictis 
duobus annis. ut continetur in litteris dicti filippi et aliorum officia- 
lium. quibus littere sunt concesse a calendis januarij presentis anni 
citra. Data janue mcccclx die xvm augusti. 



DOCUMENTO DXXIX. 

Elezione dei membri dell' ultimo turno quadrimestrale per regolare gli affari 
delle colonie. 

1460 , l.o settembre 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1467) 
( fol. 132 v. ) 

* MCCCCLX die prima septembris. 

Magnifici domini protectores etc. in nono numero congregati, scientes 
vicissitudinem rerum ad gubernum et dominium locorum submissorum 
regimini ipsius officij deuenire. juxta seruatam formam. ad reliquos 
quatuor protectores qui bactenus a cura ipsa exempti fuerunt. et ta- 
men volentes electionem de eis facere. ut seruetur ordo laudatus. 
absoluentes se ad calculos albos et nigros. inuentis octo calculis albis 
affirmatiuis et uno nigro. elegerunt infrascriptos quatuor quibus obuenit 
vicissitudo. videlicet nobiles et egregios viros jacobum de flisco. an- 
freonum centurionum. grauanum adurnum et dominicum de oliua. cum 
balia alij s concessa. 



Società Ligure. St. Patria Voi. VII. P. I. 



anno 1460 l 82 i 



DOCUMÉNTO DXXX. 

Sulla richiesta dei borgomastri ecc. di Bruges, il Governo elegge un magistrato 
di quattro cittadini a giudicare sulla cattura fatta dallo nave di Napoleone 
Spinola di alcune merci caricate sul legno veneto di Damiano Moro. 

1460, 1.° ottobre 

(Diuersor. Comm. Janue, ann. 1459-1460, segnato X, 1004, 7'..». 

nell'archivio governativo) 



* MCCCCLX die prima octobris. 

Illustris dominus regius etc. et rnagnifìcum consilium etc. eum ac- 
cepissent litteras burgimagistrorum. scabinorum et consulum brugia- 
rum. datas die quinta .mensis septembris. quibus petunt reddi sibi jua 
celere ac summarium cuna debita restitutione mercium ac rerum 
captarum a naui napoleonis spinule e naui quadam venetorum. cui 
preerat damianus maurus: Cupientes et proprio honori et justitie 
satisfacere et erga oppidanos brugiarum rectum ac sincerum affectum 
suum rebus ostendere. creauerunt et constituerunt. creantque et con- 
stituunt magistratum in ea causa et petitionibus ipsorum oppidanorum 
brugiensium. egregios ac prestantes viros johannem de recho nota- 
rium. andalonem lomellinum. jacobum justinianum longum. et paulum 
de auria. cum omni ea potestate et arbitrio que in bis causis exi- 
gantur. 



DOCUMENTO DXXXI. 

Riammissione di Costanzo Sarra, maestro di latinità in Cafi'a, al primitivo sa- 
lario, in vista dei suoi meriti e l'utile recato colla sua professione. 

1460, 2 ottobre 

(Negot. gestor. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 80 v.) 

Protectores etc. Spectato. prestantibus viris. constili, massarijs et 
prouisoribus. ac officio monete ciuitatis caffè, presentibus et futuris. 
carissimis nostris. saluterà. 



( 83 , DOCUMENTI 



Ea nobis semper fuit et est consuetudo beneficos se reddere ergo 
benemeritos. et eis benefacere. Itaque informati magistrum constan- 
rium de sarra gramatice profcssorera. burgensem illius ciuitatis. bene 
se habuisse in illa ciuitate. suamque doctrinara pluribus fuisse et esse 
utilera. habentes grata obsequia sua ejusque habitationem in ciuitate illa. 
restituimus illuni ad solitara prouisiouem ac consuetum salariura. ae 
illam et illud concedimus sibi usque ad nostrum beneplacitum et man- 
datimi. Mandantes vobis expresseque committentes quatenus. visis pre- 
sentibus. ad dictam prouisionem et stipendium eundem magistrum 
eonstantium admittatis et scribi faciatis in cartulario massarie. et de 
ipsa et ipso congruis temporibus respondeatis et respondere faciatis. 
ita taraen quod idem magister constantius ea agat et faciat propter 
que prouisio et salarium sibi deliberata et concessimi est. Datajanue 
mcccct.x die ii octobris. 



DOCUMENTO DXXXII. 

Sulla dimanda d^l predetto Sarra , di poter percepire il salario durante il suo 
viaggio da Caffa a Genova e viceversa, intrapreso di commissione del con- 
sole, i Protettori non chiariti del letto, ne rimettono l'ascolto della dimanda 
ai rettori di Caffa. 

1460, 2 ottobre 

(Negot. gestor. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 80 ». ) 



Protectores etc. Consuli et massarijs caffè etc. come sopra. 

Carissimi, magister constantius de sarra burgensis illius ciuitatis 
supplicauit nobis. quod cum ad nos accesserit una cum prestantibus 
viris thoma de domoculta et antonio lercario. persuasionibus vestris. 
et se mandata vestra in itinere exequutum fuisse. dignum esse quod 
Bolitam prouisionem suam percipiat a tempore recessus sui a capila 
usque ad reditum. nani ab inde in antea illam sibi deliberauimus. di- 
arnaremur ad tollendam omnem dubitationem et oppositionem mandare 



anno 1460 e 84 ) 



quod sibi soluatur. Ncs vero cum non constet nobù ita mmit- 

timus vobis quod. si ita est. eidem de dieta sapplicatione ùem. faoiatis 
illud quod justum vobis. do l'adi veritate informati, videbitur. Datti 
janue ut supra. 



DOCUMENTO DXXXIII. 

Lo stesso maestro Costanzo Sarra viene eletto scrivano della Protettoria e Com- 
pera dei luoghi di Caffa , in luogo del defunto Gaspare Parodi. 

1460, 2 ottobre 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-147." ) 

(fol. 80) 



Protectores etc. Spectato. et prestantibus. egregijs et prudentibus 
viris. consuli. massarijs et prouisoribus. ac alijs magistratibus capbe. 
presentibus et futuris. carissimis nostris. salutem. 

Informati de vita moribus et prudentia fldelis nostri carissimi, ma- 
gistri constantij de sarra notarij. burgensis illius ciuitatis. elegimus 
et constituimus eundem magistrum constantium in scribam et prò 
scriba illius protectorie et compere locorum capbe. loco quondam 
gasparis de palodio. ad beneplacitum nostrum, cum salario et obuen- 
tionibus debitis et debite consuetis. que et quas debite habuit et per- 
cepit dictus q. gaspar. Mandamus vobis etc. facientes. visis presentibus. 
sibi resignarì dictum offìcium cum cartulari) s libris et scripturis ad 
dictum scribanie offìcium pertinentibus. ipso prius idonee cauente de 
consueta quantitate. de bene et fldeliter dictum scribanie offìcium exer- 
cendo. Data janue mcccclx die n octobris. 



( 85 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO DXXXIV. 

Poi giudizio della contesa nuovamente insorta tra Jacopo Leone e gli altri 
mallevadori del suo figlio Girolamo, il regio governatore designa quattro no- 
bili cittadini , e in loro sostituzione i Padri del Gommune in carica. 

1460, 6 ottobre 

(Diuersor. Comm. Janue, ann. 1458-1460, segnato X, 1000, 75, 
nell'archivio governativo) 

* MCCCCLX die VI octobris. 

Illustris dominus regius in janua gubernator etc. et magnifìcuni 
consilium etc. in obseruationem et executionem deliberationis per 
illustreui dominum regium in janua gubernatorem et locumtenentem. 
magnifìcumque consilium dominorum antianorum precessorum facte. 
in controuersia vertente inter fldejussores hyeronimi -de leone ex una 
parte, et jacobum de leone ex altera, de qua constat in actis cancellane 
manu mei cancellarij infrascripti. de voluntate et consensu partium 
elegerunt ac constituerunt in magistratura et prò magistratu dictis 
partibus viros nobiles lucianum de grimaldis. baptistam lomellinum 
q. georgij et branchaleonem de auria. qui partes ipsas audiant et ju- 
stitiam ministrent. Hac tamen conditione adjecta. quod casu quo dictus 
jacobus. a quo nominatio illorum trium ciuium processit. effectualiter 
non fecerit quod dicti tres hujusmodi judicium acceptent infra dies 
quatuor proximos. quodque hujusmodi litem ac controuersiam finiant 
ac decidant infra dies quindecim proximos a die acceptationis. ex 
nunc prout ex tunc. et ex tunc prout ex nunc. de voluntate ac con- 
sensu partium predictarum. loco illorum trium elegerunt ac consti- 
tuerunt. eligunt et constituunt in magistratum et prò magistratu 
dictis partibus spectatos dominos patres communis presentes. qui par- 
tibus justitiam ministrent in causa et controuersia predicta. decla- 
rantes eo casu. loco ambrosi] lomellini suspecti dicto jacobo alium 
fore et esse surrogandum. 



*nno 1460 i 86 



DOCUMENTO DXXXV. 

Luca Grimaldi e Quirico Vivolo, giureconsulti, sono incaricati a terminare 
la lite della nave Leona , tra il Bernabò I)';' Sami n i mallevadori di quella. 

Ugo, il ottobre 

(Diuersor. Comra. Janue, ann. 1460-1461, segnato X. 1005, 80, 

nell'archivio governativo) 

* MCCCCLX die XI octobi 

Illustris dominus regius etc. et magnificum consilium etc. cura au- 
dissent sepiua spectaturn doininura hernabeum de sanctis de Urbino 
commissarium apostolicura. ex una parte, et viros egregios antonium 
de ingimbertis. jacobum de leone et socios fidejussores hyeronimi de 
leone, olim patroni unius nauis. ex altera, super controuersijs quo 
inter partes ipsas verti videntur: Cupientes ut tandem ipsis contro- 
uersijs etiam prò honore publico finis imponatur. ornni jure via etc. 
commiserunt et virtute presentis rescripti committunt claris jurisdoc- 
toribus dominis luce de grimaldis et quirico de viuolo. ut partes ipsas 
audiant juraque earum intelligant. et A-isis videndis et auditis au- 
diendis. ipsis illustri domino regio locumtenenti et Consilio intra diem 
jouis. que erit dies xvi raensis presentis. referant quenam sint pai 
ipsorum illustris domini regij locumtenentis et consilij. 



DOCUMENTO DXXXVI. 

Proroga del tempo a definire la lite suddetta tino ai -22 ottobre presente. 

§ 

U60, 16 ottobre 
(Diuersor. Conini. Janue, Codice come sopra) 

* MCCCCLX die XVI octobris. 

Prenominati, illustris dominus locumtenens et consilium. in sufficienti 
numero congregati, prorogauerunt tempus prenominatis dominis luce 
et quilico ad referendum, prout in suprascripta commissione conti- 
netur. usque ad diem xxn mensis presentis inclusiue. 



( 87 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO DXXXVII. 

I Protettori rigettano una dimanda di sospensione, relativa alla nave che già 
fa del noto capitano Carlo Cattaneo. 

1 460 , 30 ottobre 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1467) 

(Ibi. 136 o.) 

* MCCCCLX die XXX octobris. 

Magnifici domini protectores etc. in septimo numero congregati, et 
quorum qui his affuerunt nomina sunt hec: 

D. Urbanus de nigro prior Paulus justinianus 

Andreas de rocha Branchaleo de auria et 

Nicolaus italianus Gregorius lomelìinus. 
Bartholomeus sauli 

Auditis marco ricio et nicolao Cattaneo fidejussoribus caroli cattanei. 
petentibus suspendi per mensem unum quod antonius marenchus de- 
bitor prò processu nauis que fuit dicti caroli non molestetur. et in- 
terim detur judex potioritatis cogniturus de potioritate ipsorum et 
collectorum cabelle marmariorum. vel ipsi domini protectores de 
illa cognoscant. inde hieronymo de sauignono nomine dictorum col- 
lectorum dicente dictam suspensionem fieri non posse, cum judicatum 
fuerit per consules callegarum de juribus ipsorum. et ipsi marcus et 
socius non se appellauerunt. ex quo non habent ipsi domini protectores 
se intromittere. cum ipsi debeant consequi solutionem suam secundum 
quod fuit judicatum per magistratura competentem. inde si ipsi do- 
mini protectores volueriut cognoscere de potioritate vel judex com- 
petens cognouerit de potioritate. facient quicquid erit judicatum. ma- 
turo examine precedente deliberauerunt se non intromittere de dieta 
requisitione. 



\n\o 1460 88 ) 



DOCUMENTO DXXXVIII. 

Gran consiglio dei partecipi del Banco, in cui si decide di tornare all' elezione 
di soli otto Protettori. 

1460, 7 novembre 

(Negot. gest. off. 9. Georg, ami. 1457-1467) 

(fol. 137 ) 



* MCCCCLX die VII nouembris. 

Curii magnifici domini protectores etc. anni presentii?, intellexissent 
virtute articuli apositi in deliberatone facta anno superiore de elec- 
tione ipsorum. cujus tenor talis est : Aproximandose la electione de 
lo anno seguente, de nouo se consegie et delibere se he da sta in 
questa forma, o da forma et regula de nouo corno se hauera a fa. Ex 
debito offìcij sui conuocari fecerunt ultra tricentos participes dictarum 
comperarum. et congregatis ipsis in sala comperarum. coram eis lectus 
est dictus articulus et quesitum ab eis ut agendum sit. et accersitis 
infrascriptis dicere opinionem suam. Ipsi vero dixerunt in effectu 
sententias suas liujus effectus. videlicet : 

Nobilis bartholomeus de auria q. jacobi preponens experientiam 
esse magistram rerum, se comprobatum liabere electionem duodecim 
damnosam comperis. propter morosas dilationes et confusionem que 
fuit quando non fuit ea forma seruata. ad cujus effectum fuerat deli- 
berata anno superiore electio duodecim. quia octo debebant vacare 
regimini comperarum et quatuor regimini locorum. et cum non fuerit 
seruata ea forma, fuit laboriosum et tediosum eorum officium. Ex quo 
laudauit fieri electionem de octo et sub forma regule antique, et quod 
dicti octo sibi eligere possint coadjutores. 

Dominus baptista de goano. post ornamentimi principi] sui perue- 
niens ad id quod queritur. laudauit rieri electionem de octo tantum, 
et ad tollendam murmurationem et suspicione»» que inuasit aliquos. 
quod in electione fiat aliquid minus honestum. laudauit eligi dictum 
officium octo protectorum sub regula et forma ut eliguntur offìciales 
locorum regimini commisso officio sancii georgij. Addito quod. ut 



I 89 ) DOCUMENTI 



alias commemorami, dominus Johannes de serra, non possit eligi ad 
oflìcium protectorum aliquis qui non sit particeps in comperis prò 
quantitate in regula contenta. 

Dominus lucas de grimaldis laudauit opinioncm dicti domini baptiste. 
Similiter antonius de casana. Franciscus scalia preponens se fuisse 
anno superiore opinionis electionis octo tantum, nunc quod expertum 
est quam sit tediosa congregatio tot et quasi confusio. et certum sit 
primo anno oflìcium non est onerosum prò negotijs comperarum. cumque 
non habeant eas causas venditionis cabellarum quas habebant protectores 
ante venditionem cabellarum venditarum prò quinquennio, facile in- 
telligi potest oflìcium octo tantum posse melius vacare et intendere 
administrationi regiminis dictarum comperarum et locorum quam octo. 
laudauit electionem dictorum octo tantum et sub regula antiqua. Veruni 
ut tollantur suspiciones que inate sunt in mentes aliquorum. quod 
diffìcilius sit impetrare a duodecim quam ab octo protectoribus. sit 
eorum octo electio sub hac conditione et clausula. quod de requi- 
sitionibus procedentibus a palatio seu ad res publicas pertinentibus 
non possit aliquid audiri neque deliberare nisi cum officio anni mcccc 
quadragesimi quarti, et una cum dicto officio, sub judicio calculorum. 
quicquid proponetur. deliberari debeat. 

Darius de viualdis laudauit electionem octo et sub forma regule 
antique. Dominus andreas de benigassio preponens quod. ut vulgariter 
dicitur: ubi multitudo ibi confusio. laudauit electionem octo et sub re- 
gula antiqua fieri, et quod octo eligendi habeant arbitrium eligendi 
sibi coadjutores si voluerint. Lucas de grimaldis q. ansaldi laudauit 
electionem octo et sub regula antiqua. Antonius gentilis reprobauit 
rationibus ab eo memoratis formam electionis anni superioris. Matlieus 
de flisco electionem octo. ut laudauit dominus baptista de goano. cum 
additione commemorata a francisco scalia. Antonius erena similiter. 
Nicolaus de furnarijs electionem octo. ut dixit dominus baptista de 
goano. cum additione quod nisi participes eligi possint. et ad minus 
participent prò locis quadraginta. 

Baldasar lomellinus laudauit electionem octo et sub regula antiqua, 
et cum arbitrio quod possint sibi eligere coadjutores. Jacobus de guizo 
sub forma memorata per dominum baptistam de goano. Lodisius de 
auria assurgens phatus est comprobatum esse electionem duodecim 
non sortitam esse eum effectum qui opinabatur. cum ita deliberatum 
fuit. propter quod laudauit eligi oflìcium octo protectorum tantum. 



INNO 1460 ( 90 ) 

sed il ni debere aeque posse eligi nisi participes qui participent in 
comperis prò loeis quinquaginta. exceptia participibua art ilici bus. qui 
dummodo -ini idonei, si non participarént prò dieta quantitate admit- 
tantur. dummodo participenl prò eonuenienti quantitate. 

Lucianus de grimaldia assurgena ai! sibi ridere eleetionem esse 
faciendam de octo et secundum regulam antiquam. Veniva quia in- 
tclli^it quod cartularia et ration . famaguste et corsice non 

reuidentur. ut necessarium est, et cum traneeant duo tres et plures 
anni ante reditum illorum. certuni esl quod illi protecteres tempore 
quorum missi sunt d m sunt amplius in administratione regimini*. 
Ex hoc fit quod successores non habent notitiam de eommissionibus 
illis officialibus datis. et sic per obliuionem el imperitiam rerum rea 
pretereunt ahsque debito ordine et correctioae. Laudauit ideo eligi 
quatuor coadjutores ad beneplacitum. ex quibus annuatim unus 
tetur et alius surrugetur. qui specialem curam habeant reuidendi car- 
tularia et intelligandi gesta per illos officiales. et eos punire et con- 
dannare possint. et habeant oinnem administrationem in calculandis 
et solidandis libris et rationibus temporum illorum officiai ium. In 
expendenao nullam habeant baliam. sed deliberari debeant expense 
per protectores qui preerunt regimini. 

Facto autem fine interrogationibus. quamuis aliqui surrexerint 
iterum ex suprascriptis ad comprobandum suam opinionem. cum com- 
pertum sit omnium prudentum preloquutorum sententiam comprobare 
eleetionem octo qui participes sint. et due essent opiniones de forma 
electionis. altera secundum regulam antiquam et comprobatam. altera 
sub forma anni preteriti, propositum est a me paulo mainerio. man- 
dato magnificorum dominorum protectorum quod cum forma anni 
superioris sit prò" anno presenti de mcccclx tantum, et comprobetur 
sententia preloquutorum electionis octo tantum, nec ab aliquo repro- 
bata sit. ut fini imponatur huic poste, cum alia preponenda sint. ab- 
soluetur hoc modo, quod electio fieri debeat de octo tantum qui sint 
participes. Verum illi qui sunt opinionis eleetionem faciendam esse 
secundum formam anni preteriti, mittant in calicem calculum album. 
contrarij vero mittant nigrum. Deelarato quod si non fuerit obtentum 
fieri sub forma anni preteriti, fiet secundum formam regule. Datis re- 
ceptisque calculis irnienti sunt calculi albi centum nonaginta septem. 
nigri vero centum decem septem. ex quo remanet forma electionis 
in re^ula antiqua. 



r 9i i 



itoci MKN ri 



Inde alia proposita et lecta fuerunt mandato prefatorum magnifi- 
corum dominorum protectorum ad requisitionem officij anni mccccl- 
quarti. et additorum. per franciscum de borlasca cancellarium. 



DOCUMENTO DXXXIX. 

Elezione degli olio Protettori peli' anno 1461, e giuramento degli stessi. 

1460, 1 e i dicembre 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1467) 

(Col. 14-2 v.) 



* MCCCCLX die prima decembris lune. 

Magnifici domini protectores etc. in integro numero congregati, et 
quorum qui his affuerunt nomina sunt hec: 



D. Urbanus de nigro prior 
Jacobus de flisco q. bectoris 
Andreas de rocha 
Anfreonus centurionus 
Christoforus venerosus 
Nicolai! s italianus 



Bartolomeus sauli 
Grauanus adurnus 
Dominicus de oliua 
Paulus justinianus 
Brancaleo de auria et 
Gregorius lomelinus. 



Cum ex celebri deliberatione decretum sit eleetionem officij domi- 
norum protectorum sancti georgij fieri juxta formam regule antique 
et seruate usque ad annum proxime precedentem exclusiue et de nu- 
mero octo. instante tempore future electionis. citatis et congregatis 
pluribus participibus comperarum predictarum in camera magna so- 
lite residentie dicti officij. sub judicio calculorum elegerunt infra- 
scriptos participes acoloritos. qui una cum eis dictam electionem fac'iant. 

Quorum vigiliti quatuor electorum nomina sunt hec : 



Franciscus spinula q. oberti 
Antonius de auria q. petri 
Darius de viualdis 
Marcus grillus 
Gaspar cataneus 
Nieolaus centurionus 



Gaspar lercarius 
Lucianus de grimaldis 
Matheus de flisco 
Lucas de nigro q. cazani 
Benedictus lomelinus 
Ambrosius de marini* 



wno 1460 ( 92 ; 

Johannes justinianus q. danielia G-uirardua de guano 

Dominicus de prementorio Thomas de domocalta 

Jaeobus adurnus Antoniotua de cabella 

Marcus de caseina Johannes de inarea 

Julianus marruffus Antonius de casana 

Paulua judex Gotifredus de albario. 

Qui vigiliti quatuor congregati in loco suprascripto corani magni- 
fico officio sancti georgij. intellecta regula de electione officij aancti 
georgij. acceperunt jurarnentum. tactis corporaliter scriptum, de obaer- 
uantia ejus et sirniliter dictum officiurn. et inde peruencrunt ad deno- 
minationem illorum qui memorati sunt fore aptoa ad dictum officiurn. 
et in dei nomine se absoluerunt omnes triginta sex ad calculos albos 
et nigros. inuentis de unoquoque infrascripto calculis albis viginti mi 
et ultra de pluribus ex infrascriptis. elegerunt infrascriptos octo in 
protectores dictarum comperarum anni mcccclx primi, cum potestate 
et balia attributa officio suo ex forma regularum et decretorum 
dictarum comperarum. Quorum nomina sunt hec: 

Jeronimus spinola q. d. benedicti 

Thobias gentilis olim palauicinus 

Johannes baptista de grhnaldis 

Filippus de Camilla 

Johannes franciscus parmarius 

Jaeobus de guizo 

Jaeobus de placentia seaterius et 

Bartolomeus de parma stagnarius. 

Mandantes ipsos citari prò die jouis proxima ad jurandum et ac- 
ceptandum. 

Segue immediatamente: 

* Die quarta decembris. 

Suprascripti jeronimus. tobias. Johannes, filippus. jaeobus de guizo. 
Johannes franciscus parmarius et bartolomeus de parma acceptantes 
jurauerunt etc. 



( 93 ) DOCUMENTI 



DO CIMENTO DXL. 

Lettera del cardinale d'Aquileia ai Protettori. 

1460, 28 dicembre 

(Filza di Roma, (')) 



(Extra) Magnifìcis dominis protectoribus comperaruni officij sancti 
georgij communis janue. amicis nostris carissimis. 

Cardinalis aquilejensis 
domini pape camerari) etc. 

(IntKs) 

Magnifici viri, amici nostri carissimi. Hamo imposto a messer mi- 
liadux et messer co ... do vestri ambasciadori ve dican et faceren 
.... certa cosa che desideramo prò uno messer jaco .... casandro. 
nostro auditore, pregamoui vogliate . . . cene et condescendere a 
quel che dicti ambasciadori ve diranno. Bene valete. Ex mantua die 
xxvm decembris 1460. 



(') La^fllza di Roma, quale trovasi oggidì nell'archivio di s. Giorgio, è molto 
povera , e non contiene che poche lettere di Cardinali al Banco , ed è nep- 
pur numerata. 



ANNO MCCCCLXI 



STORIA E DOCUMENTI 



ESPOSIZIONE STORICA 

DEGLI AVVENIMENTI 



Lamentammo già altre volte con senso di acuto dolore la 
perdita fatta d'alcuni codici riguardanti le nostre colonie, dalla 
quale ne segui l'incertezza in cui ci sianfb trovati di quando 
in quando nel corso della presente storia. Ed ora quei la- 
menti ci paiono un nonnulla a fronte del cordoglio che ne 
invade alla considerazione che non più alcuni , ma presso- 
ché tutti i registri del Banco , e la filza medesima di Caffa, 
miniera feconda di peregrine notizie , ci vengono meno con 
inesorabile fato. E ciò che ci sa più amaro è, che se una 
tale iattura si potè forse in qualche parte avverare ai tempi 
delle rivolture politiche cui soggiacque nel suo tramonto la 
genovese Repubblica, una porzione (e Dio non voglia la mag- 
giore), s'effettuò in giorni non guari da noi lontani, colpa di 

Società Ligure. St. Patria. Voi. VII. P. I. 7 . 



ANNO 1461 ( [ÌH ) 



chi è bello per noi il tacere. È vero pur troppo quanto scrisse. 
ma con riversibile stizza, un vivente autor''. « Sonovi piaghe 
che non bisogna toccare, perché non si facciano più acerbe; 

vergogne che carità di patria vuole si nascondano; misterii 
che barinosi a rispettare, perocché squarciati dimostrebbero 
fatti e cose degne di compassione (*). 

Cominciando impertanto dal volgente anno I46I e su per 
molti altri, appena sarà se giungeremo a racimolare alcun che 
di positivo sul conto dei possessi tauro-liguri, innestandolo 
agli avvenimenti turbinosi della patria, dell'Italia e del Le- 
vante. Diremo di essi dopo narrato il poco che sappiamo di 
Catta, e che tutto s'attiene alle elezioni dei nuovi ufficiali de- 
stinati al governo delle colonie. 

Verso la metà di quest'anno cessava dalla carica di su- 
premo reggitore di Calla il terzo console eletto nel 1457, Luca 
Salvago, che avea tolto ad amministrarla nella primavera del 
1460. Ai Protettori perciò del 1461 toccò il compito di curare 
la dilicata scelta dei successori, dai quali penderebbe in mas- 
sima parte il felice ordinamento e il vagheggiato assetto delle 
cose del Banco nella Tauride. Lo fecero essi, giusta le consuete 
norme, sul principio della loro gestione, e solo dai posteriori 
documenti ci é dato sapere i nomi dei primi due , Gherardo 
Lomellini e Baldassare D'Oria, la cui nomina accadde dal gen- 
naio al marzo 1461 ; del quale trimestre ignoriamo affatto le 
disposizioni prese e gli atti intervenuti. Il giorno poi 10 aprile 
adunatisi i Padri cogli scaduti colleghi nel palazzo delle Compere 
eleggevano in secondo luogo i titolari alle cariche minori : cioè 
a console e a castellano di Soldaia , Francesco Savignone e Gio- 
vanni Battista Squarciafìco ; a console e castellano di Cembalo , 
Barnaba Grillo e Francesco Cappello; a console di Trebisonda 

t 1 ) Nuova istoria della Repubblica di Genova e del suo commercio, ecc. 
Voi. !. a pag. 14. Firenze 1858. 



( 90 ) STORIA 

Gregorio Gianotti e a capitano della Gozia Francesco De-Mari. 
Ad impiegati nelle varie categorie civili e militari di Gaffa de- 
stinavano i seguenti : Giovanni Battista Calvi per capitano de- 
borghi , Paolo Pozzo per capitano degli avamborghi, Conte Fie- 
schi per comandante degli orgusii; a ministrale di Caffa An- 
tonio Sestri, a custode della porta Caiadore Giovanni Spinola, 
e infine a castellano della torre di s. Costantino il nobile Bar- 
tolomeo D'Oria. Pel resto, in previsione di qualche ricusa dei 
nuovi eletti, e a coprire i posti tutt' ora vacanti , davasi ai 
Protettori in carica assoluta balìa di provvedere a loro ar- 
bitrio (*). 

E fu bene, perchè tre di dopo a Conte Fieschi, dimissionario, 
venne sustituito in capitano degli orgusii Cosma Carpineti, e 
a console di Tana si destinò Battista Fossatello ( 2 ). E di se- 
guito, ai \ 6 aprile , stante il rifiuto di tutti assieme gli eletti 
il 10 di recarsi per un solo anno e a proprie spese Qon viag- 
gio terrestre, disastroso e lungo fino in Crimea, i Protettori 
compatendone il disagio , deliberarono di permettere il biennio 
a coloro che vi si conducessero nel modo anzidetto, mentre 
a chi preferiva essere mantenuto dal Banco , oltre le cibarie 
e il nolo, nuli' altro si accordava. Nel fare questa concessione 
ben s 1 avvidero i Padri di s. Giorgio di commettere una irre- 
golarità, lesiva dei diritti dei loro successori del 1462 , epperciò 
in fine del decreto li vollero pregati a mantenere valida la con- 
sentita licenza, richiesta dall'instante bisogno ( 3 ). 

Mancavano ancora gli scrivani della masseria e della curia 
di Caffa , ai quali impieghi nissuno erasi offerto , e i signori del 
Banco non tardarono a ritrovarli nelle persone di Cristoforo 
Canevari per la prima ( 4 ), e di Giovanni Bozzolo , Tommaso 

(') Veli il documento DXLII. 

(*) Vedi i documenti DXLI1I e DXL1X. 

( 5 ) Vedi il documento DXLV. 

( 4 ; Vedi il documento DXLVI. 



inno uni ( 100 ) 

Airolo e Battista Rapallo (come sotto-scrivano) per F altra (*); 

confermando ad un secondo .nino nel segretariato gli attuali 
esercenti, Baldassare Garbarino ed Emanuele Calvi, con la 
promessa d'assumervi alla prossima vacanza il maestro Co- 
stanzo Sarra. Dove, a sovrintendente al mercato delle erbe ve- 
niva pure assunto Francesco Loreto (*), e ciò [ter «lue anni, 
al paro del Canevari, il quale amò meglio condonisi a suo 
conto (*), sull'esempio di tant' altri che accolsero di buon 
grado il partito loro fatto il di 16 predetto, e n'ebbero le 
lettere credenziali firmate nell'intervallo che corse dal 9 maggio 
al 23 giugno ( ; ). 

Capitanò la squadra dei novelli ufficiali Raffaele Monterosso, 
terzo console di Caffa, eletto addi 20 aprile in qualità di ar- 
tefice nero ( r> ), conforme a che prescriveva lo statuto, in osser- 
vanza dei varii colori onde dividevansi allora il patriziato ed 
il popolo della città ; ed al Monterosso due mesi dopo venne 
assegnata la stessa somma di danaro già innanzi stabilita al 
collega Baldassare D'Oria per indennità viarie da Genova a 
Caffa per se, cavalli e famigli ( 6 ). E siccome l'ordine di suc- 
cessione richiedeva che al nobile sottentrasse nel governo delle 
colonie il popolano, il medesimo di 1 7 giugno segnossi la pa- 
tente al Monterosso, deputato a tenere dietro nel comando 
della Tauride a Gherardo Lomellini, ove questi giunto fosse 
ad afferrarne le redini ; e nel caso contrario a Luca Salvago, 
ultimo della seconda terna consolare trascelta, come dicemmo, 
.l'anno 1457 ( 7 ). 



(') Vedi i documenti DXLVIII e DL. 

(*) Vedi i! documento DLI. 

( 3 ) Vedi il documento DLII. 

(') Vedi i documenti dal n.° DL11I al DLXX, e DLXXIII, DLXXIV. 

( 5 ) Vedi il documento DXLVI1 

( 6 ) Vedi ii documento DLXXI. 
( 7 j Vedi il documento DLXXII: 



( 101 ) STORIA 



II. 



Il dubbio accennato in questa lettera dai Protettori se il 
nobile Gherardo Lomellini, spedito console a Gaffa peli' anno 
1 46 1 -62, esercitasse in effetto la sua carica, o per avventura 
non fossevi neppur ancora giunto, ci mette sulle traccie d' una 
suprema disgrazia occorsa intorno a questo tempo al banco 
di s. Giorgio, non meno che alle colonie Eusine, della quale 
abbiamo contezza solo per la bolla di Pio II che sotto riferiremo. 

Dalle poche e mutile notizie sparse nei documenti dell' anno 
apprendiamo che il Lomellini suddetto era stato sul finire del 
1460, o nei primi mesi del nuov'anno, spedito in Crimea 
successore nel consolato a Luca Salvago. Nella state poi del 
1461 dubitavasi tuttavia assai del suo approdo colà. Dun- 
que le vie di comunicazione fra Genova e la Tauride erano 
intercettate per mano nemica? Si appunto: Maometto inaspri- 
tosi contro i Liguri aveva chiuso l' adito del Bosforo con 
formidabile artiglieria, sicché navi , milizie e provvigioni ge- 
novesi più non potessero tragittare nel mare Nero, né dal 
mar Nero sboccare nell'Arcipelago. Ad avvedersi del frapposto 
incaglio primo fu, credo, il Lomellini, impedito nella prose- 
cuzione del suo viaggio , e datone pronto avviso al Banco , 
sollecitare dovè altri aiuti per via di terra alle bloccate terre 
Eusine. Certo è che i Protettori di s. Giorgio colti da tanta 
sventura, compresero di leggieri la gravità dell' inatteso incaglio, 
né sentendosi capaci a muover guerra da soli all' ardito batta- 
gliere, eppure vogliosi di fare gli ultimi sforzi a salvezza dei 
proprii sudditi, ebbero ricorso, come sempre, alla generosità 
e cortesia del sommo Pontefice, e ne implorarono pecuniario 
soccorso e morale appoggio. E Roma, checché ne dicano gli 
interessati arruffatori di storia , sempre disposta a tutto che 



ANNO UGI ( 102 ) 

promuove la civiltà dei popoli e allontana dalle cristiane terre 
i nemici della vera fede, benigna prestassi alle calde suppli- 
cazioni dei genovesi. 

Cosi avessero i nostri padri tenuta nel debito conto la let- 
tera da Pio II loro od a prò loro scritta in tale congiuntura; 
che non avremmo ora a limosinarne un brano da estere au- 
tore! È questi il Rainaldi, il (piale sotto l'anno volgente, ma 
senza dircene la data, riferisce poche parole d' un rilevante 
breve pontificio, dove è narrato come dall'infausto giorno della 
caduta di Bisanzio, i Protettori di s. Giorgio mai non cessa- 
rono di munire Caffa e le vicine colonie d'annuali rincalzi 
d'uomini, armi e munizioni guerresche a difenderle dal cam- 
binato assalto di barbari nemici : ma che al presente chiuso 
il Bosforo e resi inabili a vettovagliarle per mare, dura neces- 
sità costringevali a portare loro i soccorsi, con infinito disagio 
e raddoppiata spesa, per via di terra. Ondechè esortava i ma- 
gistrati e sovrani tutti, per le contrade dei quali transitare 
dovea la comitiva genovese, a mostrarsele favorevoli e generosi 
d'ogni guisa soccorsi, agevolandone il lungo e periglioso cammino 
e affrancandola da qualsiasi dazio, tributo o pedaggio, acciò 
col minor danno possibile giungesse al bramato termine ('). 

Non sappiamo di quanto vantaggio Rescissero agli avi nostri 
1' ottenuto salvocondotto e le agevolezze per tal mezzo venu- 
tele, perchè su ciò tacciono affatto i pochi documenti ri- 
masti, e ne giova sperare che in parte almeno alleviate 
avranno le difficoltà del penoso tragitto. Il quale che lungo, 
duro e disagevole s' offrisse ad una squadra di cento circa 
persone, compresi i famigli, non è chi noi veda , tanto solo 
che si consideri la distanza dei luoghi, la scabrosità del ter- 
reno, la disparità dei climi, lingue e costumi delle genti che 
attraversare doveansi. Ma tutti questi ostacoli vincere volle e 

(') Vedi il documonto DXLI. 



( 103 ) STORIA 

vinse infatti il banco di s. Giorgio, con un arditezza di co- 
raggio e un dispendio di danaro, che volontieri lasciamo va- 
lutare al benigno lettore. 

Fossero stati questi i soli mali venuti ad ora così improv- 
vida a turbare la pace della Repubblica e di s. Giorgio ! Il 
peggio si fu che, stanchi i popolani dei pubblici oneri gra- 
vitanti con soverchio squilibrio sul povero, mentre i nobili 
godevano di larghe franchigie, ammutinaronsi, con grida sedi- 
ziose chiedendo da prima un più equo riparto di balzelli e di 
imposte, e sobillati poscia da secreti agitatori, di parte Fre- 
gosa e Adorna, s' imposero colle armi al regio governatore ; il 
quale debole e irrisoluto allo scoppiare del moto, dovè in poco 
d' ora cedere il governo della città e ridursi vilmente con le 
sue milizie in Castelletto nella notte del 10 marzo 4461. La 
fuga di lui aprì le porte di Genova alle bande armate con- 
dotte dai due pretendenti al supremo comando, Prospero 
Adorno e Paolo Fregoso : dei quali narrare le meschine gare, 
la splendida difesa contro P armata dei re fratelli Ranieri e 
Carlo di Francia, e dopo la vittoria, di bel nuovo le cruente 
rappresaglie per ingorda sete di dominio, non è del mio isti- 
tuto, bastandomi raffermare che in men di quattro mesi vi- 
dersi cadere e sorgere nella travagliata Genova ben tre nuovi 
principi e dominazioni, restando da ultimo il potere a mano 
di Lodovico Fregoso, eletto doge per la seconda volta addi 
24 luglio del corrente anno, che lo- tenne insino al 14 maggio 
del successivo. 



DOCUMENTI 



DOCUMENTO DXLI. 

Frammento di Breve , con cui Pio II invita i magistrati e Principi ad usare 
agevolezze, e dare salvocondotto ai genovesi transitanti le loro terre e paesi 
per alla volta della Crimea. 

1461 in gennaio (') 
(Annal. Eccles. Oderici Raynaldi, ad ann. 1461, n. XXVIII) 



Pius PP. II. 

Dilecti fllij. protectores comperar um sancti georgij communis 
janue. post captam a turchis constantinopolim. cum caphensem ciui- 
tatem populo refertissimam christiano et alia loca pontici maris chri- 
stianorum pariter piena, ne in manus incidant infidelium missis per 
singulos annos nauibus viris armis munitionibus et pecunijs prò 
posse tutati sint. et precluso ad presens maritimo itinere cogantur 
da dictorum ciuitatis locorum ac populorum defensionem terrestri iti- 
nere longissimo et difficillimo viros et alia presidia mittere 

(') Il Rainaldi lo riferisce tra le due date dei 19 gennaio e dei 27 marzo. 



ANNO 1401 ( 106 ) 



DOCUMENTO DXLII. 

Elezione degli ufficiali delle colonie taurlcbe, e irl caso di rifiuto d'alcuno 
degli eletti e pegli uffìcii vacanti, libera balia ai Protettori dell'anno di prov- 
vedere a loro scelta. 

1461 , 10 aprile 
(Negot. gest. off. s. Georg, arni. 1457-1475) 

(fol. 22.D. ) 



* MCCCCLXprimo die veneris X aprilis. 

Magnifica officia dominorum protectorum comperarurn sancti georgij 
annorum presentis et proxirae precedentis. in integris numeris con- 
gregata, quibus attributa fuit in Consilio generali balia eligendorum 
officialium raaris majoris. absoluentia se ad calculos albos et nigros 
elegerunt infrascriptos ad infrascripta officia, qui pre ceteris obtinue- 
runt. inuentis calculis ultra debitum numerum de unoquoque infra- 
scriptorum. 

Quorum nomina sunt hec. ad officia infrascripta. videlicet: 

Ad consulatum soldaie franciscum de sauignonis 

Ad consulatum cimbali barnabam grillum. 

Ad capitaneatum burgorum caffè johannem baptistam caluum. 

Ad portam antiburgorum paulum de puteo. 

Ad ministrariam capbe antonium de sigestro q. johannis seaterium. 

Ad castellaniam sancti constantini bartolomeum de auria q. johannis. 

Ad portam cajadoris johannem spinulam q. andree q. julij. 

Ad castellaniam soldaie johannem baptistam squarsaflcum. 

Ad castellaniam cimbali franciscum cape (*). 

Ad consulatum trapezundarum gregorium de j anoto. 

Ad capitaneatum orgusiorum comitem de disco. 

Ad capitaneatum gotie franciscum de mari petri. 

(') Manca il cartolario della masseria pel 1461-62 da verificare il nome di 
costui. Il casato Cape mi giunge ignoto nella storia di Genova. Che sia sincope 
di Chiappe o Cappello? 






( 107 ) DOCUMENTI 



Ceterum quia posset interuenire recusatio alicujus nolentis acceptare 
et nunc accedere terrestri itinere capuani, item quia scribanie raas- 
sarie et curie collate non sunt. non existentibus exquirentibus. et 
quia etiam alia minora officia restant conferenda. que non contulerunt 
non existentibus requirentibus. remissum est arbitrium magnificis do- 
minis protectoribus anni presentis supplendi vicibus utriusque officij 
in predictis. 



DOCUMENTO DXLIII. 

Sostituzione di Cosma Carpineti a Conte Fieschi in capitano degli orgusii, e no- 
mina di Battista Fossatello a console di Tana. 

4464 , 13 aprile 
(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 23) 



* MCCCCLXprimo die XIII aprilis. 

Magnifici domini protectores in integro numero congregati, et quo- 
rum qui his affuerunt nomina sunt hec: 

D. Jacobus de guizo prior 

Thobias palauicinus 

Johannes franciscus parmarius 

Bartolomeus de parma 

Filippus de Camilla 

Jacobus de placentia 

Jeronimus spinula q. benedicti et 

Johannes baptista de grimaldis. 

Presentibus mi ex officio precedenti, quorum nomina sunt hec : 

Anfreonus centurionus 
Nicolaus italianus 
Bartolomeus sauli et 
Grecrorius lomelinus. 



ANNO 1461 ( 108 ) 

Absoluentes se ad calculos albos et nigros. inuentis omnibus duo- 
decimi calculis albis affirmatiuis. attenta excusatioue comte de fiisco 
cui fuit collatum officiura capitaneatus orgusiorura. quod non requi- 
siuit. nec ad illud attendebat nec aliud requisiuit. confisi de probitate 
cosme carpeneto. ipsurn cosmam elegerunt in capitaneum dictorum 
orgusiorum prò anno uno. acceptantes renunciationem dicti conte, cum 
salario et obuentionibus debite consuetis. 

Item sub judicio dictorum calculorum. qui omnes inuenti sunt albi, 
elegerunt ad officinm consulatus tane prò anno uno baptistam de fes- 
satelo thome. 



DOCUMENTO DXLIV. 

Decreto del doge e anziani della Repubblica in favore d'alcuni Camogliesi, già 
arruolati alla difesa di Metellino, o, fatti scendere da bordo come sospetti 
di trame. 

1461 . 15 aprile 

(Diuersor. Comm. Janue, ann. 1461, segnato X, 1007, 82, 
nell'archivio governativo) 



* MCCCCLXI die XV aprilis. 

Illustris et excélsus dominus prosper adurnus dei gratia dux januen. 
et populi defensor, et magnificum consilium dominorum antianorum 
communis jànue in legitimo numero congregatum: Auditis antonio de 
murtula dicto capino, baptista schiafino q. prosperi, et francisco de 
marciagnio q. angelini. omnibus de camulio. exponentibus se alias con- 
ductos fùisse stipendio communis ut accederent ad defensionem miti- 
lenarum. et postea satis cito jussos e naui descendere ut suspectos 
illustri domino tunc duci, ex quo secutum est ut fidejussiones quas 
prestiterant exacte postea sint. et preter eam exactionem arma ve- 
stes et suppelectilia eorum chyum vel lesbum deuecta. retenta et for- 
sitan venundata fuerunt: Supplicantibus prouideri ut cum satis superque 
satis sit quod eorum fidejussores semel soluerunt. recuperent res suas 
sic retentas siue vendite sint siue non vendite, aut veram earum 



( I Oli ) DOCUMENTI 



estimationem : Intelligentes equum esse quod petitur. commiserunt et 
virtute lmjus rescripti comniittunt spectato officio maris ut suppli- 
cantes ipsos audiat. audiat etiam si qui alij audiendi erunt. deinde 
visis videndis reddat supplicantibus ipsis jus suramarium et expedi- 
tum. non obstante aliqua suspensione curiarum. 



DOCUMENTO DXLV. 

Stante il rifiuto degli ufficiali eletti di portarsi nella Tauride ad esercitale gli 
uffizii per un solo anno , i Protettori a certe condizioni accordano la proroga 
del secondo. 

4461 , 16 aprile 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 23 v. ) 



* MCCCCLXprimo die jouis XVI aprilis. 

Magnifica officia dominorum protectorum etc. anni presentis in in- 
tegro numero congregatorum. et anni proxime precedentis in nono 
numero congregatorum. absentibus ex ipsis anni precedentis tantum- 
modo viris prestantibus jacobo de disco q. hectoris. christoforo vene- 
roso et paulo justiniano. certiorati officiales electos ad officia caffè et 
alia maris majoris hoc anno die x aprilis ad officia caffè nolle se im- 
presentiarum transferre prò anno uno. cum asserant et iter periculo- 
sum fore et emolumentum quod percepturi sunt adeo exiguum esse quod 
non accessuri sint. informati propter malas temporum conditiones et 
parua emolumenta dictorum officiorum difficile foret adinuenire viros 
qui velint ea officia prò uno anno acceptare. omni modo et forma 
quibus melius potuerunt. sub judicio calculorum qui inuenti sunt qua- 
tuordecim albi affirmatiui et tres nigri reprobatila, statuerunt de- 
liberauerunt. si et in quantum statuere decernere et deliberare pos- 
sint. quod dicti officiales electi hoc anno die x aprilis prò anno uno 
habeant et habere debeant illa officia prò annis duobus. ita tamen quod 
cum consule nuper electo terrestri itinere se transferre deheant caf- 



o 



ANNO 1464 ( 110) 

fam et aumptibus suis. et in quantum nolint sumptibus ipsorom offi- 

cialium accedere, habeant illa prò armo uno et officia illis prouideant 
de sumptibus usque caffain. Veruni si non liceret ipsis officijg ea of- 
ficia conferre prò duobus annis. hortandos duxerunt domino* BUOfl suc- 
cessores velint acquiescere huic deliberationi et prò secundo armo 
deliberationem predictam gratam et ratam habere. 



DOCUMENTO DXLVI. 

Cristoforo Cane vali, notaio, è eletto per un anno in scrivano della masseria 
di Gaffa ( 7 ). 

1461 , 16 aprile 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1437-1475) 
( fol. 24 ) 



* MCCCCLXI die XVI aprilis. 

Magnifica officia dominorum protectorum etc. annorum presentis et 
proxime precedentis. ex quibus videlicet anni presentis integer affuit 
numerus et ex anno precedenti nouem tantummodo interfuerunt. ab- 
sentibus prestantibus viris jacobo de flisco. christoforo veneroso et 
paulo justiniano. volentes prouidere de scriba massarie caffè, attento 
quod nemo eam requisiuit. confisi de fama et sufficientia in cartularijs 
scribendis christofori de caneuali nicolai. notarij. de collegio et ma- 
tricula notariorum janue. sub judicio calculorum eum elegernnt in 
scribàm et prò scriba massarie caffè prò anno uno cum salario taxato 
per ipsum officium precedens et sub reformatione facta per dictum 
officium. rcpertis calculis sedecim albis affirmatiuis et una nigra re- 
probatiua. 

(') È frequentissimo , come nel parlare così anche nello scrivere , 1' uso nei 
genovesi di scambiare la r in / o viceversa : come p. e. qui Canevali per 
Canovari , e spesso altrove Parma, Parmaro , per Palma, Palmaro ecc. ecc. 



(Ili) DOCUMENTI 



DOCUMENTO DXLVII. 

Raffaele Monterosso dello console di Cafl'a. 

4461 , 20 aprile 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-117.")) 

( fot. 24) 



Magnifica officia dominorum protectorum etc. annorum MCCCCLxprimi. 
lx et LYim. in sufficientibus et legitirais nuraeris congregata, volentes 
procedere ad electionem seu ad prouidendum electioni unius consulis 
caffè artificis coloris nigri. sortizatione precedente, elegerunt infra- 
scriptos octo electores participuni sexaginta. ex quibus eligi debent 
ad sortes vigiliti mi electores dicti consulis. Quorum nomina sunt hec: 

Andreas de rocha notarius Paulus de francis olimturturinus 

Manuel de grimaldis Dominicus de prementorio 

Nicolaus italianus Dominicus de oliua et 

Brancaleo de auria Gregorius lomelinus. 

Qui octo elegerunt consiliarios et participes ultra sexaginta acolo- 
ritos. qui congregati fuerunt in camera magna solite residentie dicti 
officij. eorum nomina et cognomina" in saculis posita fuerunt. videlicet 
sexaginta. ex quibus sortizazione precedente extracte sunt cedule 
nominum infrascriptorum viginti mi electorum et duodecim in casu 
surrogationis. Quorum nomina sunt hec : 

D. Filippus cataneus Paulus lomellinus q. bapt. 

Simon de nigrono Acelinus lercarius 

Antonius de auria q. joh. Johannes baptista gentilis 

Johannes picamilium Jeronimus axilus 

Ilarius squarsafìcus Martinus de castiliono 

Andreolus grillus Lucianus de rocha 

Martinus de grimaldis Raffael de marco 

Donainus de marinis Thomas de zoalio 

Cazanus saluaigus . Pelegrus de monelia 



ANNO 1461 < U2 ) 

Antonius de canali Matheus de bracellis 

Dominicus de pinu Bernardus de zerbis 

Alexius de salutio Baptista de leuanto leuantini. 

Nomina duodeciui : 

Ciprianus spinula q. 1. Christoforus de francis 

Julianns italianus Petrus Johannes de riparolio 

Gregorius pinelus Paulus judex 

Carolus lomelinus Johannes de inurea 

Jacobus caluus Jacobus de podio 

Carolus italianus Christoforus de saluo. 

Qui vigiliti mi et duodecim congregati in loco suprascripto. ntel- 
tellecta regula de electione officialium corsice que habet locum in 
electione officialium caffè et aliorum officialium aduentitiorum officio- 
rum, jurauerunt tactis corporaliter scripturis etc. 

Et dicti xxim peruenientes ad denominationem illorum qui me- 
morati sunt ad officium consulatus caffè et eorum quos nominauerunt. 
absoluentes se ad calculos albos et nigros de unoquoque. inuentis 
decemseptem calculis albis affirmatiuis et septem nigris reprobatiuis. 
elegerunt in consulem caffè prò anno uno juxta consuetudinem raf- 
faelem de monterubeo artificem coloris nigri. ut constat declara- 
tione illustris domini olim gubernatoris regij in janua. et magnifici 
consilij dominorum antianorum manu nicolai de credentia cancellarij. 
qui pre ceteris obtinuit. 



DOCUMENTO DXLVIII. 

Giovanni Bozzolo nominato scrivano della curia di Cafia per due anni. 
1461, 21 e 23 aprile 
(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fot. 25) 

* MCCCCLXprimo die XXI aprilis. 

Magnificum officium sancti georgij in integro numero congregatum etc. 
attendens quod ad scribanias curie caffè nullus inuentus est scriba de 



( 113) DOCUMENTI 



collegio requirens. et informatimi quod Johannes bojolus benedicti in 
arte notarile satis doctus est. animaduertens quod hucusque nullus 
repertus est volens attendere officio unius scribaniarum curie caffè, 
sub judicio calculorum. qui oranes irnienti sunt albi, elegit in scribarn 
et prò scriba uno curie caffè johannem bojolum predictum prò anno uno. 

Segno : 

Die xxm aprilis addidit sibi et alijs annum unum, ita quod prò 
duobus annis illam habeant. 



DOCUMENTO DXLIX. 

Patente di capitano degli orgusii di Caffa, data per due anni e due mesi a 
Cosma Carpineti , finito il tempo di Lazzarotto Spinola. 

1461, 22 aprile 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 85) 

— 

Formolo, comune e al tutto pari alle già riferite. Nel frattempo 
che in Caffa aspetterà la fine dell' officio del predecessore lo ammet- 
tono allo stipendio solito darsi agli altri stipendiati, cassatone prima 
uno ex inutilioribus fra gli attuali. Data j amie mcccclxi die xxn aprilis. 



DOCUMENTO DL. 

Tommaso Airolo è eletto uno fra gli scrivani della curia di Caffa, e Battista 
Rapallo parimenti in sottoscrivano della stessa. 

1461 , 23 aprile 
(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

( fol. "25) 

* MCCCCLXprimo die XXIII aprilis. 

Magnificimi officium dominorum protectorum etc. in sexto numero 
congregatum. cupiens mittere ad ciuitatem caffè quot quot potestja- 

Società Ligure. St. Patria. Voi. VII. P. I. 8 



\\\o 



',r, i (ili, 



nuenses. et sciens fuisse factum preconinm et publicam notitiam quod 
si quis est de collegio notariorum j arme qui velit attendi banijs 

curie caffè, et cum nemo comparuerit requirens. ne ibi fecero 

qui sit ex dicto collegio, etiam facta notitia fraucisco de borlasca 
notarlo, altero pectori dicti collegij. Lnformatum de sufficienza thome 
de airolo jacobi. qui didicit artern scribanie sub disciplina et erudi- 
tione johannis lobie notar y. quodque esl bene moratus et bone indoli» 
vir. sub judicio calcnlorum. inuentis omnibus sex albie afflrmatiuis. 
elegit dictum thomam in unum scribarum curie caffè prò annis duobus. 
Itera elegit sub judicio dictorum calculorum. qui oranes sex inuenti 
sunt albi affirmatiuam sigriifìcantes. in subscribam curie caffè prò 
annis duobus in solidum et sine collega baptistam de rapallo quon- 
dam (manca). 



DOGI MENTO DLI. 

Collazione di altri minori ufficii in Caffo. 

1461, 28 aprile e 17 giugno 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

( fol. 25 v) 

* MCCCCLXprimo die XXVIII aprilis. 

Magni ficum officium sancti georgij in septimo numero congregatimi, 
absente bartolomeo de parma. statuit et decreuit quod amoueantur 
ab officio scribaniarum caffè cremens de valletari et nicol aus de tur- 
rilia. et eorum loco jobanni bojolo et thome de ayrolo fiant littere. 

Item sub judicio calculorum. qui omnes albi inuenti sunt. elegerunt 
iterum prò anno uno in unum .ex scribis curie caffè manuelem calunni. 

Item badasarem de garbarino notarium prò anno uno. 

Item elegerunt ad officium herbarum franciscum de loreto prò 
annis duobus. ut alij electi fueruht. inuentis omnibus septem oalculis 



i 145) DOCUMENTI 



albis affirmatiuis. cura salario et obuentionibus debite consuetis non 
obstante quod conferretur in caffa. 

Segue : ' 

♦ Die XVII junij. 

Itera elegerunt in retributionem laborum et expensarum. quos et 
quas pertulit magister constantius de sarra, ipsum in unum mi scri- 
barum caffè prò mensibus viginti sex. incipiendis loco primi vacantis. 
seruatis priraum litteris concessis alijs electis ad dictum scribanie 
ofllcium. 



DOCUMENTO DUI. 

Proroga di Cristoforo Canevari a scrivano della masseria di Caffa per un se- 
condo anno, finito il primo. 

4 461 , 5 maggio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

( fol. 24 ) 



Trovasi subito dopo l'atto di sua, prima elesione fatta ai 16 di 
aprile di questo stesso anno 1461. — Vedi poco sopra il documento 
DXLYI. Data janue mcccclxi die v maij. 



DOCUMENTO DLI1I. 

Patente di console di Tana data per tredici mesi a Battista Fossatello, finito il 
tempo di Lazzarotto Palma. 

4461 , 9 maggio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(Col. 91 v.) 



Formola comune, colla ritenuta del tredicesimo ìnese. Data janue 
mcccclxi die vini maij. 



\n.\o 1461 e i i«i > 



DOCUMENTO DLIV. 

Patente di console, massaro e ministro di Cembalo, data per due anni e dui; 
mesi al nobile Barnaba Grillo, Unito il tempo di Agostino MfaruOb. 

i ìo 1 , 18 maggio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ami. L457-1475) 

(fol. 85 v.) 



Formala solita colla podestà della taverna e la ritenuta, dei due i 
Data janue MCCCCLXI die xvm maij. 



DOCUMENTO DLV. 

Patente di castellano di Soldaia e della torre di s. Elia , dnla per due anni e 
due mesi al nobile Francesco Savignoné, finito il tempo di Adamo Centurione. 

1461 , 18 maggio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 86) 



Formola usitata col decreto di taverna e ritenuta come sopra. Data 
janue mcccci/xi die xvm maij. 



( ||7) DOCUMENTI 



DOCUMENTO DLVI. 

Patente ili console , massaro e ministro di Soldaia , data per due anni e due 
mesi al nobile Francesco Savignone, finito il tempo di Agostino Adorno. 

1461, 22 maggio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ami. 1 157-1475) 

(fol. 86 v.) 



Forinola al tutto eguale, col diritto e ritenuta come sopra. Data janue 
mcccclxi die xxii maij. Ha però l'aggiunta seguente: Attentis discri- 
minibus itinerum permittimus de facto taberne prout concessimi fuit 
carolo cigalle et alijs precessoribus suis. Addita die xxm junij. 



DOCUMENTO DLVII. 

Patente di ministrale di Gaffa, data per due anni e due mesi ad Antonio 
Sestri q. Gio., finito il tempo di Gherardo Pinelli. 

1461 , 27 maggio 

(Xegot. gest. off. s. Georg, ann. 1157-1475) 

( fol. 87 v. ) 



Forinola comune, colla solita ritenuta dei due mesi e l'aggiunta 
seguente: Ulterius mandamus vobis. consuli. massarijs. officio monete 
ac scribe massarie. quatenus. ad penam dupli soluenda de vestro pro- 
prio, scribi faciatis in cartulario massarie. visis presentibus. quod ante 
flnem primi anni per menses duos dictus antonius teneatur et debeat 
cauisse idonee de soluendis officio nostro libris ccccxxxvi. sol. xvi prò 
resto staliarum dicti anni, prò quibus hic non cauit. Quod si non fecerit. 
intra undecimum mensem vendere debeatis vos consul massarij et 
officium monete dictum officium persone idonee promittenti et cauenti 



ANNO 



461 ( MS ) 



solui facere nostro officio infra annurn unum tunc proxime venturoni 
omnes stalias. et hoc sub dieta pena, quo stalie sunt \>r<> secundo anno 
in sumraa florenorum dlxii. sol. in. Et similiter Ii;it -i pluri tempore 
exerceret. et ita scribatur in cartulario massarie in margine rationifl 
sue. Data ut supra : cioè, die xxvn maij mcccglxt. 



DOCUMENTO DLVI1I. 

Patente di castellano dei forli dei ss. Giorgio e Nicolò di Cembalo, data per 
due anni e due mesi a Francesco Cape, finito il tempo di Filippo Lomellini. 

1461, 27 maggio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(Ibi. 88) 



Formolo, consueta, colla facoltà della taverna e la ritenuta. Data 
janue mcccclxi die xxvn maij. 



DOCUMENTO DLIX. 

Patente di scrivano della masseria di Caffa, per due anni e due mesi data al 
notaio Cristoforo Canevari di Nicolò, finito il tempo di Nicolò Torriglia. 

U61 , 27 maggio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 88) 



Formala e ritenuta solita e la nota seguente: Cum salario annuali 
librarnm quingentarum januinorum monete currentis tantum, et nullum 
aliud emolumenti™ habere et percipere debeat ex dicto officio. 



( 119 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO DLX. 

Patente ili capilnno dei borglii di Caffo, data per due anni e due mesi al nubile 
Gio. battista Calvi, dopo Costantino Malta. 

1 ì6l , 27 maggio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ami. 1457-1475) 

ffol. 89) 

Forinola consueta, senza diritto al sommo mensile pel tempo di 
nazione dell' ufficio. Data janue mcccclxi die xxvn maij. 



DOCUMENTO DLXI. 

Patente di capitano dei sobborghi, ossia della porta degli avanborghi di Caffo, 
data per due anni e due mesi a Paolo Pozzo, finito il tempo di Nicolò Ca- 
mogli. 

\b < \\ , 27 maggio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 89) 



Formala e ritenuta solite. Data janue mcccclxi die xxvn maij. 



DOCUMENTO DLXII. 

Patente di custode della porta Caiadore, data per tredici mesi a Gio. Spinola, 
dopo Simone Sauli. 

4 461 , 27 maggio 

(Negot. gest, off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 89 v.) 

Formola e ritenuta di un mese come sopra. Data janue mcccclxi 
die xxvn maij. 



ANNO 14(51 ( 120 ) 



DOCUMENTO DLXIII. 

Patente di scrivano della curia di CalTa, data per due anni e due mesi al no- 
taio Tommaso Airolo , dopo Nicolò Tortiglia. 

1461 , 27 maggio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475 ) 

(Col. 90) 



Formolo, e ritenuta consuete. Data janue mcccclxi die xxvn maij. 



DOCUMENTO DLXIV. 

Patente di scrivano della stessa curia di Cafia, data parimente per due anni 
e due mesi al notaio Giovanni Bozzolo, finito il tempo di Battista Valdettaro. 

1461 , 27 maggio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

» (fo). 90 v.) 



Forinola solita, coli' ag giunta seguente del dì 19 giugno: Non reci- 
piatis ipsum ad dictum officium scribanie. nisi primo cauerit coram 
vobis quod infra annum unum incipiendum immediate prestita cautione 
nobis solui faciet libras septuaginta sex. soldos quinque et denarios sex. 
et totidem infra alium annum immediate sequendum. debitas nobis 
prò stalijs diete scribanie prò annis duobus. Quod si non fecerit. 
vendatur scribe idoneo et beneficium perueniat in massaria. detractis 
stalijs. que omnino nobis mittantur sub dieta pena deliberata die 
xvim junij. 



( 1:21 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO DLXV. 

Patente ili capitano della Gozia, data per due anni e due mesi a Francesco 
De Mari, di Pietro, dopo Gerolamo Ghcrardi. 

1461 , 27 maggio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 91) 

Formolo e ritenuta solite. Data janue mcccclxi die xxvn maij. 



DOCUMENTO DLXVI. 

Patente di ufficiale della iagataria delle erbe, legname, e carbone in Caffa , 
data per due anni e due mesi a Francesco Loreto, finito il tempo dell' uf- 
ficiale esercente. 

4 461 , 5 giugno 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 
(fol. 91 v.) 

Forinola e ritenuta come sopra. Date janue mcccclxi die v junij. 



DOCUMENTO DLXVII. 

Patente di conferma nel consolato di Soldata per altri tredici mesi , data ad 
Agostino Adorno. 

1461 , 15 giugno 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 
(fol. 9-i v.) 



Formola quasi eguale alla solita, colla ritenuta del mese. Data 
janue mcccclxi die xv junij. 



ANNO 1401 I 122 ) 



DOCUMENTO DLXVIII. 

Patente di conferma in scrivano della cu-ia di Gaffa, data per tredici in si al 
notaio Manuele Calvi, dopo il primo suo biennio indio stesso ufficio. 

Uoi , 15 giugno 

(Negot. gest. off. s. Georg, ami. 1457-1475) 

( fol. 93) 



Formala, ritenuta e cauzione come sopra pegli altri notai eletti 
scrivani. Data janue mcccclxi die xv junij. 



DOCUMENTO DLX1X. 

Patente di conferma in scrivano della curia di Caffa, data per tredici mesi a 
Baipassare Garbarino. 

1461 , Vó giugno 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1157-1175) 

(fol. 93 v.)- 

Formola e ritenuta affatto come sopra. Data janue mcccclxi die 
xv junij. 



DOCUMENTO DLXX. 

Patente di scrivano della -curia di Caffa per due anni e due mesi , data al mae- 
stro Costanzo de Sarra, in luogo del primo vacante, ma dopo tutti gli eletti 
prima di lui. 

1461 , 17 giugno 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 
(fol. 93 v.) 

* MCCCCLXI die XVII junij. 

Protectores etc. Spectabili et prestantibus viris. consuli. massarijs 
et prouisoribus caffè, antianis et officio monete, ac vicario consulan 
diete ciuitatis etc. 



( 123 l DOCUMENTI 



Propter longeuam diuturnamque moram magistri constantij de surra 
queiii retinuimus. moti sumus illi condignam retributioneiu lacere, et 
ut valeat satisfacere massarie prò pecunijs nobis debitis quas sibi mu- 
tuauiniiis. contulimus eidem etc. E poi: Ita tamen quod satisfaciat de 
stalijs prò dictis duobus aiinis. capientibus sunimam librarum centum 
quinquaginta duarum et soldorum undecim. que nobis mittantur salue 
in terra, et ita tamen quod satisfaciat massarie de ducatis quinqua- 
ginta quinque venetis et soldis triginta in una parte nobis debitis ex 
mutuo, et de summis decein habitis ad cambium a nobis etc. 



DOCUMENTO DLXXI. 

I Protettori deliberano di dare al console eletto di Caffa , Rafacle Monterosso, 
pel suo viaggio terrestre a Caffa , tanto quanto si assegnerà per le spese di 
detto viaggio al console suo collega Baldassarre D' Oria. 

1461 , M giugno 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

( fol. 25 v. ) 



* MCCCCLXprimo die XVII junij . 

Magnifica officia sancti georgij annorum presentis et proxime pre- 
cedentis. in legitimis numeris congregata, et quorum qui his affuerunt 
nomina sunt hec. videlicet : 

EX OFFICIO DE LXPRIMO 

I). Jacobus de guizo prior 

Bartolomeus de parma 

Filippus de Camilla 

Jacobus de pla:entia 

Johannes franciscus spinula loco jeronimi spintile et 

Johannes baptista de grimaldis. 



wno 1461 i 124 

Ex OFFICIO DE I.X 

noinina illorum qui his affuerunt sunt hec. videi ice! : 

Andreas de rocha * 

Christoforus venerosus 

Nioolaus italianus 

Dominicus de oliua 

< rrauanue adurnus et 

Paulus justinianus. 

Cum electus fuerit pridem nobilis baldasar de auria ad consulatum 
caffè et deliberatimi eum debere eo proflcisci terrestri via. et habere 
debere ab officio tantum quantum habuit damlanus de leone prò suis 
expensis alias missus caffam consul terrestri itinere: Et quoniam post 
electionem dicti badasaris consulte fuerit electus raffael de monterubeo 
consul iturus una cum dicto badasare caffam via terrestri, volentes 
equaliter tractare dictum'raffaelem. deliberauerunt quod idem raffael 
habere debeat prò sumptibus suis. equis et famulis prò dicto itinere, 
tantundem quantumdem deliberatum est et dabitur dicto baldasari. 



DOCUMENTO DLXXII. 

Patente di console di Caffa per tredici mesi data a Raffaele Mònterosso. 

1461 , 17 giugno 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 92) 



Protectores etc. Spectabili et prestantibus. egregijs et prudentibus 
viris. consuli. massarijs et prouisoribus caphe. antianis.' officio monete 
et omnibus magistratibus caphe. ac januensibus et benefìcio januensium 
gaudentibus. in capha et toto mari majori et imperio gazarie moran- 
tibus et diuersantibus ac moraturis et diuersaturis. et preterea pò- 



( 1:25 ) DOCUMENTI 



pulis omnibus diete ciuitatis et aliaruin nostraruni ciuitatum in dicto 
mari sitarum. carissimis nostris. salutem. 

Cum elegerimus et constituerimus in consulem et prò consule no- 
stro caphe virimi egregium raphaelem de monterubeo prò mensibus 
tredecim et pluri etc. cum potestate etc. : Mandamus vobis quatenus 
statini Anito anno uno et mense uno spectante camere nostre nobilis 
guirardi lomellini. si et in quantum dictus guirardus sit in officio, et 
in quantum non incepisset exercere dictum officium consulatus dictus 
guirardus. statim finito anno uno nobilis luce saluaigi. habeatis reci- 
piatis etc. Approbantes etc. 

Ceterum si prefatus guirardus esset in consulatu admittatur dictus 
raphael in alterum massarium et prouisorem caphe. si vero recipe- 
retur ad officium consulatus antequam dictus guirardus. inde finitis 
dictis mensibus tredecim volumus eundem raphaelem habeatis et re- 
cipiatis etc. immediate nesignato sceptro consulatus suo successori, in 
alterum massarium et prouisorem caphe prò mensibus viginti sex. 
cum balia salarijs etc. Ita tamen quod de salario et obuentionibus 
unius mensis prò dictis tredecim mensibus prò massaria et prouisoria 
'fiat debitor annuatim et camera nostra creditrix. et mittatur nobis 
salua in terra pecunia primi mensis finito tertiodecimo mense primi 
anni, sub pena soluendi duplum de vestro proprio, et prò duobus 
mensibus prò massaria et prouisoria similiter fiat et pecunia nobis 
mittatur finitis dictis (sic) sex mensibus sub dieta pena. In quorum etc. 
Data janue xvn junij MCCCCLxprimo. 



DOCUMENTO DLXXIII. 

Patente di sottoscrivano della curia di Caffa, data per un anno a Ballista Rapallo 
q. Lorenzo, dopo Damiano Vaklettaro. 

1461 , 19 giugno 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 94) 

Formala comune e non parla di ritenuta. Data janue mcccclxi die 
xvmi junij. 



INNO 1461 I 126 ; 

DOCUMENTO DLXXIV. 

Patente di castellano della torre di s. Costantino in Cada, data per due anni e 
due mesi a Quilico Castiglione, finito il tempo dell' ultimo eletto dal Baoco 
in Genova. 

4 461 , 23 giugno 

(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 
( fol. 91 ) 

Formolo, e ritenuta solita. Data janue mcccclxi die xxm junij. 



DOCUMENTO DLXXV. 

Convenzione condizionata tra i mallevadori della nav% Leona e Bernabò De' 

Santi. 

1464 , 2 luglio 

(Diuersor. Comm. Janue, ann. 1460-1461, segnato X, KJ06, 81, 

nell'archivio governativo) 



* MCCCCLXI die II julij. 

Cum isto mane ad presentiam illustris et excelsi domini prosperi 
adurni dei gratia januen. ducis et popoli defensoris. essent egregi) an- 
tonius de ingimbertis procuratorio nomine, ut asserit. fidejussorum nauis 
olim hyeronimi de leone, et dominicus de prementorio etiam ambo fide- 
jussores nauis ipsius hyeronimi ex una parte, et bernabeus de santis no- 
mine quo agit. parte altera, litigarentque hinc inde ad inuicem. tandem 
post multam altercationem in presentia prenominati illustris domini 
ducis partes ipse concordes remanserunt in hunc modum. videlicet. 
quod si branchaleo de auria in numero fidejussorum nauis dicti hye- 
ronimi scriptus et annotatus inueniatur. eo casu dictus antonius et 
dominicus nomine quo supra promiserunt statim et sine dilatione sol- 
uere dicto bernabeo omne id et totum quoi et quantum dictus ber- 
nabeus nomine quo agit sibi deberi pretendit per dictos fidejussores. 
si vero branchaleo ipse fìdejussor diete nauis non inueniatur. tunc 
bernabeus ipse fidejussores diete nauis absolutos fore voluit penitus 
e debito ad quod dicto bernabeo occasione diete fidejussionis tenentur. 



( 127 ) DOCUMENTI 



Et bec acta sunt in sala magna palatij prope cathedram in qua ipse 
illustri* dominus dux solitus est missam audire, presentibus quam- 
pluribus ciuibus. et partes ipse rogauerunt fieri banc publicam scrip- 
t urani per me notarium et cancellarium infrascriptum. 



DOCUMENTO DLXXVI. 

Sulla dimanda di Leonello Grimaldi, Giorgio e Cipriano Spinola, che siano rico- 
nosciuti validi gli atti della ditta o colla ditta Spinola in Bruges, non ostante 
l'assenza di Girolamo Spinola, il doge e consiglio ne rimandano il giudizio 
all' ufficio di Moneta. 

'1461 , 4 settembre 

(Diuersor. Comm. Janue, ann. 1461, segnato X, 1007,82, 
nell' archivio governativo) 



* MCCCCLXI.die prima septembris. . 

Illustris et excelsus dominus dux januen. etc. et magniflcum con- 
silium etc. cum audissent nobiles ac prestantes viros leonelem de gri- 
maldis ac georgium et cyprianum spinulas asserentes domum brugiarum 
regi sub nomine hyeronimi et theodori spinularum. et quoniam idem 
hyeronimus abest a ciuitate et ambiguum est quando sit rediturus et 
an sit onera publica soluturus. plerique recusare videntur vel soluere 
si debent vel promittere vel aliud aliquid tractare in quo idem hye- 
ronimus nominetur vel ad eum pertinere credatur. propter quod res 
illius domus et alie male gererentur nisi negotijs illis digno aliquo 
auxilio succurretur. presertim obstantibus plerisque decretis in fauo- 
rem communis conditis. et ob id supplic^ntes decerni ut ea dubita- 
tione non obstante. ceterisque decretis minime obsistentibus. liceat 
impune soluere promittere scribere et alia facere que prò rerum et 
temporum condictionibus facienda videbuntur. re examinata ut mos 
est. etiam presente spectato officio monete, commiserunt et virtute 
hujus precepti committunt eidem officio ut hos leonelem. georgium et 
cyprianum audiat. petitiones eorum intelliget. deinde possit ejusmodi 
eorum postulationibus prouidere prout equum putauerit. non obstan- 
tibus quibusuis decretis quomodolibet repugnantibus. 



INNO 1401 ( 128 ; 



DOCUMENTO DLXXVH. 

Decreto del doge e consiglio della Repubblica in favore dei frali III Giacomo e 
Giovanni Si mino, provenienti ila Cada. 

(461, 8 ottobre 

(Diuersor. Comra. .lamio, ami. 1460-1461, Begnato \. 1006, 81, 
nel 1 ' archi vio governati vo ) 



* MCCCCLXI die Vili octobris. 

Illustris et excelsus dominus dux januen. eie. et magnifieu.ni con- 
silium dorainorum antianorum communis janue in legitimo numero 
congregatimi: cum audissent jacobum et johannem fratres de semino 
q. mathei. exponentes se quamdiu in oppido caphe et in alijs orienta- 
libus partibus commorati sunt. nihil omnino prò publicis irnpositionibus 
et auarijs communis janue persoluisse. nunc autem cum jam ea loca 
deseruerint et se in patriam contulerint. cupiunt concedi sibi conuen- 
tionem per congruum tempus et alijs concedi solitum. ut hoc aditu 
aliquando ciuitatem quiete incolere possint. intelligentes eorum peti- 
tionem publicam ex omni parte utilitatem concernere, omni juri ac 
via etc. commiserunt et hujus rescripti virtute committunt spectato 
officio monete communis. quod auditis prenominatis jacobo et johanne. 
sumptisque instructionibus facultatis eorum quas satis esse putaue- 
rint. et in ea re visis videndis et auditis omnibus audiendis. conuen- 
tionem vel conuentionis taxationem ipsis jacobo et johanni declaret 
per illud tempus et sub ea pecuniarum solutione que dicto officio 
videbitur. seruata forma omnium decretorum. et referat. idque ita 
decreuerunt inuentis omnibus nouem calculis albis fauentibus. 



ANNO MCCCCLXII 



STORIA E DOCUMENTI 



Sorteti Ligure. St. Patria. Voi. VII. 1». I. 



ESPOSIZIONE STORICA 

DEGLI AVVENIMENTI 



Anno di sconvolgimenti politici per la nostra Repubblica, e di 
sventure per la Casa di s. Giorgio, fu anche questo del 1462, 
di cui incominciamo la lugubre narrazione. È un fatto troppo 
spesso comprovato dalla storia, che quando un popolo abu- 
sando delle forze da Dio donategli a tutela dell'ordine, a in- 
cremento del bene pubblico, a sviluppo dei nazionali inte- 
ressi, le consuma in civili lotte e intestini dissidii, la Prov- 
videnza ne lo punisce con rovesci di fortuna dolorosissimi, 
comechè meno aspettati. Genova da alcun tempo in preda a 
rabbiosi partiti i quali se ne disputavano il comando, ci è inelut- 
tabile esempio di quanto disonesti la patria e a rovina la meni 
un governo malfermo e a perpetue oscillazioni soggetto , a se- 
conda della prevalente fazione. 



anno 1462 i 132 i 

H nuovo anni) che sorse, trovò sul seggio ducale Lodovico 
Fregoso, principe di qualche mento fra la turba degli ambi- 
ziosi sognatori di potere*, ma in odio al rivale nipote, l'arci- 
vescovo Paolo; il quale, avido di secolare dominio e di gloria, 
nel maggio fé' ritorno in patria alla testa di alcune bande , 
qua e là raccolte nelle file dei partigiani . e levato repentino 
tumulto in città, ne lo scacciò di trono, s impose ai ma- 
gistrati , facendosi dagli aderenti suoi acclamare doge , come 
già era arcivescovo, di Genova. Non durò mezzo mese il. suo 
imperio: che la plebe mossa contro di lui creò quattro capi 
tani artefici pel reggimento dello Stato : e « come che essa, 
scrive il Giustiniani, non si saziasse per questi tempi di mu- 
tare governi e signorie , e di far conoscere a tutto il mondo 
la sua instabilità , P 8 giugno successivo rifece doge per la 
terza volta Lodovico , per abbandonarlo nuovamente e volgersi 
al mitrato nipote nell'anno che segui » ('). 

Ossia che tai cose giungessero alle orecchie del sultano in 
Bisanzio, e del buon destro abbiasi voluto prevalere, ossia che 
il finto riposo lasciato ai deboli vicini avesse raggiunto il suo 
termine nella cupa mente dell'ardito monarca, Maometto II 
sul principio del \ 462 allestì , non più di soppiatto , ma alla 
chiara luce del giorno, una poderosa flotta e formidabile eser- 
cito, accennando condurlo a rilevanti imprese, ma da qual parte 
e contro chi, pendeva incerto il giudizio. « Erano già trascorsi 
sette anni di regno dalla conquista di Costantinopoli, racconta 
l'Hammer, né avea posto ancora piede in Asia, tanto lo ave- 
vano occupato le conquiste neir Europa , il soggiogamento della 
Grecia, la guerra contro la Servia e l'Albania. Era quella 
già conquistata , ma sostenevasi questa ancora pel coraggio 
eroico di Scanderbeg. La sovranità greca nel Peloponneso era 
distrutta, ma dominava ancora a Trebisonda un Comneno sulle 

O Annali della Repubblica, all'anno H62. 



( 133 ) STORIA 

rovine dell'impero bizantino, e per seppellire ancor questo 
nelT universale rovina si rendeva necessaria una spedizione 
neir Asia , durante la quale faceva mestieri che l' Europa stesse 
tranquilla. Perciò appunto Mohammed, subito dopo la con- 
quista della Morea, concluse la pace con Scanderbeg, che pel 
corso degli ultimi dieci anni aveva sostenuto una pugna non 
mai interrotta, e per lo più vittoriosa, contro la potenza 
osmana. 

« Più vicine di Trebisonda trovavansi alla costa orientale del 
mar Nero, Sinope, capitale del regno degl'Isfendiari, ed Amastri 
(Samastro), capitale dei possedimenti genovesi nel Ponto ( 4 ) , e 
per questa appunto aprivasi la strada a quella città. Grata 
cosa era al conquistatore il vedersi tre diversi vicini al mar 
Nero: poiché pel profondissimo segreto osservato nei suoi piani, 
rimaneva un enimma se gli armamenti della flotta e dell' e- 
sercito asiatico avessero per oggetto i genovesi di Amassra , i 
turchi di Sinope o i greci di Trebisonda ( 2 ). E sebbene egli 
nutrisse sentimenti ostili contro tutti e tre , non li manifestò 
per ora che contro i genovesi , cui fece pubblica dichiarazione 
di guerra. Essendo essi in pace con Mohammed fin dalla con- 
quista di Costantinopoli avevano conservato la speranza di poter 
ottenere dal sultano, come dagli imperatori bizantini, il pos- 
sesso di Galata, e ne lo aveano anche richiesto con ambascia- 
dori. Se non che Mohammed aveva loro risposto « nulla aver 
egli intrapreso contro Galata : avergli dopo la conquista di 
Costantinopoli olferto gli abitanti da se stessi le chiavi della 
città, averle egli accettate per fare loro piuttosto bene che 



(') Samastro potò dirsi capitale o capoluogo delle colonie liguri della costa 
orientale del mar Nero, non già, come qui l'Hammer, di tutti i possedimenti 
genovesi nel Ponto; elio la capitale ne fu mai sempre la popolosa Gaffa. 

(*) Uno dei giudici dell'esercito che ebbe l'ardire d'interrogare il Sultano 
sulla meta della marcia, ottenne da lui sdegnato la risposta: « Se il pelo della 
mia barba sapesse i miei pensieri, io lo strapperei e lo brucicrei » . 



\\\0 



Ì462 ( 134 ; 



male ». I genovesi dichiararono per questo rifiato la guerra (*), 
e Mohammed armò subito una flotta ed un esercito per 
puntimeli; divisando, anziché restituire loro Galata nel Bosforo, 
di conquistare anche Amassra, loro principale scalo mercantile, 
alla costa orientale del mar Nero. 

« Mahmud-pascia, gran vczir, ebbe il comando supremo della 
flotta, composta di cento cinquanta navi , e Mohammed con- 
dusse per terra l' esercito asiatico con molti cammelli e so- 
mieri , partendosi da Akjasi , posto sulla strada fra Nicomedia 
e Sabangia. Amastris , oggidì Amassra , anticamente Sezamo 
(e dai genovesi appellata Samastro), è situata sopra una pic- 
cola penisola ed è munita di un doppio porto. Plinio il gio- 
vane la chiamò pei suoi bei edifizii l'occhio del mondo, gli 
storici posteriori la celebrano come un importantissimo scalo 
mercantile , e questi vantaggi ben furono riconosciuti dai 
genovesi, cui servì negli ultimi tempi di emporio pel loro com- 
mercio del Ponto. Alla prima intimazione di Mohammed i mer- 
canti genovesi si arresero, ed il conquistatore lasciata alla 
città una terza parte dei suoi abitanti , condusse gli altri due 
terzi quale colonia a Costantinopoli, dopo essersi scelto per 
paggi i più bei ragazzi ( 2 ) » . 

Così periva per la prima una delle terre dal banco di 
s. Giorgio posseduta nelle acque Eusine, dagli antenati con 
molt' oro acquistata , e dall' Ufficio stesso con tanto dispendio 
provvista di viveri e d' ogni guisa mezzi guerreschi alla sua 

(') Nelle storie genovesi uscite alla luce, come negli archivi di Stato e 
di s. Giorgio, noi non trovammo finora alcun accenno di cosiffatta ardita 
ambascieria al Sultano, e conseguentemente della predetta dichiarazione di 
guerra. Ne sembra anzi strano e quasi incredibile, che la nostra Repubblica 
smunta di danaro e agitata da incessanti sommosse potesse pensare a combat- 
tere con speranza di successo il colosso d'Oriente. 'Oltreché ciò sarebbe stato 
in contraddizione all'esposto a papa Pio II nel congresso di Mantova dai le- 
gati genovesi, come si disse a pag. 20 e 21. 

(-) Storia del!' impero Osma.no, Tom. V. Lib. XIV. 



o 



( 135 ) STORIA 

incolumità e difesa! Dolorosa catastrofe, che preluse alla più 
tragica e straziante che per opera del tiranno medesimo com- 
piere doveasi in Calìa di lì a tredici anni ! 

Dove, trovo strano e poco meno che inesplicabile il silenzio 
che di tale perdita mantennero sin qui gli antichi non solo, 
ma tutti, anche i moderni storici della nostra patria, e i re- 
gistri stessi dell'archivio di s. Giorgio, che punto non ne fan 
motto o allusione di sorta; sicché dobbiamo starci paghi, e 
nella sostanza e nelle circostanze della resa di Samastro, al 
racconto soverchiamente stringato e poco onorifico al valore ge- 
novese, del precitato autore. Il quale di più assevera che i-cro- 
nisti turchi e greci non concordano fra loro nell'assegnare Tanno 
della sua caduta, e taluni neppur 1' accennano : che nei grandi 
avvenimenti e spaventose rovine di vasti imperii e regioni, 
l'acquisto d'una picciola città o terra non arresta la penna 
ed il pensiero d'uno scrittore, nulla più che il mormorio d'un 
ruscelletto, scorrente lunghesso il cammino, trae l'attenzione 
del frettoloso viandante. 



II. 



Ottenuta Samastro coli' esercito di terra, a ciò che sembra , 
Maometto attese a Brasa il completo armamento della flotta, 
e colle riunite forze piombato su quel di Sinope, intimò al 
debole sultano di cedergli subito la città , a meno che preferisse 
misurarsi con lui in campo aperto o sostenerne il progettato 
assedio. Aveva già egli con fina arte guadagnato a se il fra- 
tello di quel regolo, che militava sotto i suoi ordini , e al figlio 
di lui, venuto ad implorare mercé nelF accampamento nemico, 
fé' dire se essere pronto a ricevere in amicizia il vecchio ge- 
nitore a patto gli rinunziasse la corona e lo Stato , pel quale 
avrebbe in compenso il governo di estese provincie nel turco 
impero. Ismailbeg, cosi chiamavasi il re, fra il terrore on- 



ANNO 1462 , ( 136 ) 

iT era invaso e la speranza * J i salvare almeno b* sostanze 
e la vita, depose spaventato a pie di Maometto le regie in- 
segne, e p' ebbe in premio la carica di governatore di alcuni 
larghi paesi nella opposta Rumelia. 

« In tale guisa, ripiglia l'Hammer, si arrese Sinope al con- 
quistatore, senza trarre spada, quantunque fortificata dalla na- 
tura e dall'arte, quantunque provveduta di quattrocento can- 
noni e di due mila artiglieri per propria difesa ». Quale ma- 
raviglia adunque che la umile rocca di Samastro sopraffatta da 
tanto nembo di milizia, sostenuta da scarso numero di com- 
battenti, e la più parte mercadanti non usi alle armi, abbia 
ceduto senza colpo ferire , se Sinope di tanto più forte e di 
mezzi provvista a propulsare P assalto , chinò il capo alle vo- 
glie del feroce capitano? 

Due città con magnifici porti visitati da numeroso naviglio 
parvero un nonnulla all'avida fame di Maometto, ove non gli 
riescisse abbattere P ultima reliquia del bizantino impero, tra- 
piantato in Trebisonda. Marciò adunque a quella volta, in aria 
minacciosa, con serrato esercito , e più a guisa di padrone che 
di rivale, ingiunse a quel monarca di deporre le armi, con- 
segnargli le chiavi della città e partirsene libero co' suoi servi 
ed averi , se rimaner non voleva schiacciato dalla sua potenza. 
Davide Comneno, che non si era arreso ai persuasivi discorsi di 
Mahmud-pascià , spedito in antecedenza foriere di rinunzia o 
di guerra, ora tosto si sottomise alla laconica intimazione del 
sultano. L'imperatore colla sua famiglia fu imbarcato per Co- 
stantinopoli , la città occupata dai giannizzeri e dagli azabi , la 
contrada adiacente presa in possesso dal sangiacco di Amasia, 
la gioventù spartita fra i sipahi , i silihdari , o consecrata 
al servizio della tenda del sultano ed alle nefande sue voglie ( l ). 

( 1 ) La caduta di Trebisonda dal Berchet a pag. 2 e 100 (Rep. di Venezia e 
la Persia) è posta sotto l'anno 4 4-61 non 1462; e così pure chiama Giovanni 
e non Davide I' ultimo suo imperatore. Ciò è vero nel senso legittimista. 



( 137 ) STORIA 

La principessa . figlia dell' imperadore, offerta da questo a 
llohammed per sultana ad esempio del despota Demetrio, fu 
del pari rifiutata: il nipote di Davide, figlio del suo prede- 
rossore e fratello, Giovanni, vero erede legittimo del trono a 
lui usurpato dallo zio, fu catturato, e il minor degli otto figli 
di questo rinunziò alla fede dei padri suoi facendosi musul- 
mano in Adrianopoli. 

Si ritrovarono adunque in quella città alla porta del sultano 
i due ultimi principi dell' impero di Bisanzio , il Paleologo De- 
metrio desposta del Peloponneso e il Comneno David impera- 
tine di Trebisonda. Deposti amendue, godevano la grazia di 
una pensione annuale e d' alcuni pacifici beni ; tutti e due aveano 
avuto lo sfregio che le loro figlie fossero stimate indegne del- 
l' onore dell' harem , ed erano amendue infamati ancor più per 
la loro vile sommessione, per l' indegna vendita della corona, 
cospersi, ad eterna ignominia, della polvere dei piedi del sul- 
tano. E questa stessa infamia a nulla giovò , che Maometto 
tolto un pretesto a incrudelire, tutta la reale famiglia fé' pas- 
sare sotto la mannaia del carnefice , ad eccezione del mino- 
renne che abbracciato aveva l' islamismo , e di Demetrio pro- 
tetto dall' assuuto cappuccio. In tal indegna maniera terminò 
la casa dei sovrani bizantini; cosi l'impero d'Asia e d'Europa 
fu intieramente sovvertito dal sovrano dei due mari e di due 
parti del mondo ; titolo che Mohammed aveva preso dopo la 
conquista di Costantinopoli. 



III. 



.VII' isola di Lesbo ove da due anni, come sopra è detto, 
signoreggiava il fratricida Nicolò Gatilusio, stavasi in bastante 
sicurtà dagli assalti turcheschi, in forza dell' annuo tributo im- 
posto, e fedelmente, per temanza di peggio, eseguito. 1 rin- 



anno 1462 ( 138 i 



calzi di milizia chiesti dal principe alla rialia Repubblica Del 
1 460 ed ottenuti, ri'' aveano forse anche rialzati alquanto gli 

spiriti, e per quest'anno vivevasi in poca o nissuna trepida- 
zione di Maometto, occupato nelle guerre dell'Enfino. Im- 
magini perciò il lettore lo spavento che invase quegli abitanti, 
lor quando all' entrare del primo autunno videro da lungi 
una ben ordinata schiera di navi nemiche avanzarsi in atteg- 
giamento ostile alla volta della capitale Metellino. 

Era il 1° di settembre 1402. Cento e dieci legni armali e 
provvisti d' ogni guisa macchine belliche, tra cui ventiquattro 
triremi e una grande galeazza ('), lenti e compatti avvi- 
cinatisi alla costa , con subitaneo impeto assalgono le scolte , 
s' impadroniscono del^ vecchio porto di s. Giorgio, e gettami le 
àncore. Nunzii dall'alta città scendono al mare a chiedere ra- 
gione della strana violenza, mentr' essi pagano con regolarità la 
convenuta somma di sette mila fiorini d'oro. N' hanno in risposta 
volere adesso il sultano in sua balia quel luogo e l'isola intera, 
e dietro negativa dei Lesbi scendono le truppe a terra e cin- 
gono di ferro le mura. Non si die campo di asserragliare le 
porte o distribuire fanti agli aditi e trincee di fresco costrutte, 
che i musulmani irruppero nel piano ove si combatté tutto 
quel dì con accanimento d' ambe le parti, rotolando i geno- 
vesi dalla rocca enormi sassi nella sottoposta vallèa. 

Ripigliatasi al dimani la lotta, di alcuni nostrani usciti dal 
chiuso a respingere gli aggressori ma caduti sotto i colpi della 
scimitarra nemica, recise le teste e infilzate sur aste portansi 
al bascià in segno di trionfo. A tale vista s' accende del doppio 
l'ira e il furore degli assediati, e un generoso drapello si co- 
stituisce di circa mille uomini pronti a sacrificarsi alla sal- 
vezza della patria. S'appressano eziandio dall'opposto lato del 

(') Forse quella che acquistò nella presa di Sinope , di cui parla il citalo 
Hammer. « Fra le navi del porto trovavasi la più grande di quei tempi , ca- 
pace di novecento londlate. Mohaniincd la fece condurre a Costantinopoli ecc. ». 



( I 89 ) |i STORIA 

Udo alcune galee cristiane, tra cui due di Rodi con settanta 
grcgarii a rinforzo dei cento dieci catalani , già per l' innanzi 
spediti a guarnigione nell'isola dalla vicina Scio. Questa era tutta 
la forza militare che sostenere voleva l'impeto d'una sorpresa, 
appoggiata a un numeroso esercito agguerrito e baldo di molte 
anche recenti vittorie. Il quale disposto in acconcio luogo sei 
grosse bombarde, vomitanti una pioggia di mitraglia e pietre 
da settecento libre la carica, ne sfracella le vecchie mura che 
cadono a pezzi. Già è presa la maggior torre del piano, e di 
là bersagliasi il prossimo quartiere della città: salgono i più 
arditi sugli spaldi di questa a staccarvi lo svolazzante vessillo 
d'Aragona,' ma ben quattro volte ne sono caricati e respinti 
dai catalani. 

Il di 13 finalmente con gridi ed urla e suon di tromba 
con elle , ventimila turchi rinnovano l' assalto del castello infe- 
riore, e se ne impadroniscono contro Luchino Gatilusio , che 
alla testa di pochi venne meno al suo coraggio ed al presente 
bisogno. Corre il misero su per l'erta a dare l'allarme alla 
città, e ridestare in altri l'ardire che egli non aveva saputo 
spiegare nella mischia. E quale non fu la sua meraviglia in 
trovare il popolo esterrefatto dalle bombarde nemiche (di cui 
una lanciava proiettili di strepitosa grossezza), abbattute le case, 
e gli inquilini, come deliri e fuor di senno, vagar per le strade 
e negligentare la difesa? Il panico era tale che a ristorar 
le mura depresse e le breccie aperte colmar di terra e sassi, 
si dovè condurre operai a carissimo prezzo, in quella che gli 
agiati borghesi, a cansare la paura, con villano insulto al co- 
mune dolore, si tuffavano da pazzi nei bagordi e nell'ebbrezza.» 
Trovavasi infatti nei magazzini pubblici e nelle domestiche pa- 
reti un' immensa quantità di viveri e di materiale guerresco 
da protrarre l'assedio ad un anno almeno, coi suoi mille e 
più tra volontarii e soldati di presidio, oltre i capaci a bran- 
dire le armi. Cionulladimeno al sentire la presa della bassa 



ANNO \W1 ( 140 ) 



fortezza cadde l'animo a tutti, e ai maggiorenti pei primi, e 
si die fine al combattere. 

Due parlamentarii si eleggono e sono spediti al campo ne- 
mico a implorare mercè dal vincitore, e far la dedizione della 
piazza, salve le residue sostanze e le vite degli abitanti : ciò 
che ottengono troppo facilmente dal comandante, che ne giura 
la fede sulla sua spada e la testa del suo re. Un giannizzero 
si avanza quindi a richiedere del sovrano dell'isola e presen- 
tarlo al sultano, e Nicolò Gatilusio empio e fratricida, scor- 
tato da due cavalieri procede raumiliato e triste alla tenda di 
Maometto a consegnargli le chiavi della capitale e deporre ai 
piedi suoi la male usurpata corona: chiudendo con infamia e 
viltà la serie dei duchi di Lesbo, che per cento sette anni do- 
minarono sul bel paese. Speravasi forse, se non un condono, 
pietà almeno od osservanza dei patti , ma quale fiducia nelle 
promesse d' un tiranno che avea eretto in sistema la finzione 
e lo spergiuro? 

Occupata appena la città e celebratone il trionfo con inni e 
canti al falso profeta per quel di e la notte seguente, con le- 
gale scrittura e l'esibita dei contrassegni fannosi consegnarci 
rimanenti forti nell'isola sparsi; e ordine vien dato a tutti gli 
abitanti di lasciare le loro case, raccogliersi per famiglie fuori 
la cinta e scriversi ciascuna nanti un ministro del principe. 
Ebbe luogo il falso censimento addì \7 settembre; e l'in- 
ganno fu, che Maometto scelti per le sue pessime voglie i gio- 
vanetti più graziosi e belli, il resto coli' intera popolazione 
adulta divise ai capi dell' esercito ed ai soldati. Proteste, 
•grida, supplicazioni e lamenti s' innalzarono al cielo contro 
F iniquo comando, ma con niun prò. A foggia di mandre 
n' avresti veduto accumulare i corpi sulle navi, e là dove il 
soverchio numero ne ingombrasse la stiva, mozzato l' orecchio 
a testimonio del riportato trofeo, gittarli al mare; ed altri 
per cansar la molestia del trasporto venderli issofatto sulla 



^ 141 ) STORIA 

spiaggia, divisa inesorabilmente la madre dalla figlia, l'amico 
dall'amico, il fratello dal fratello; e con tale crudeltà da non 
permettersi un gemito od una lagrima dagli snaturati oppres- 
sori. non valeva meglio combattere fino all' ultimo e morire 
sotto il ferro osmano, che soggiacere vittima di brutali voglie 
o precipitare in si barbara schiavitù? Dieci e più mila cri- 
stiani furono in siffatta guisa condotti a Costantinopoli a lan- 
guire nella mestizia, e trarvi amari giorni nella nudità e nel 
rigore d'una servitù eh' ebbe solo fine colla morte. 

Nel novero degli schiavi tragittati a Bisanzio si rinvenne 
fra Leonardo, arcivescovo di Lesbo, religioso domenicano, da ta- 
luni creduto di famiglia Giustiniana, e certo nativo di Scio. Ed é 
a lui che andiamo debitori come della veridica storia della caduta 
di Costantinopoli, così della narrazione circostanziata della presa 
di Metellino; catastrofe orribile che colpi tanto inaspettata- 
mente pastore e gregge, principe e popolo. Esso la indirizzò 
a modo di epistola lamentatoria a papa Pio II, vi effuse tutto 
il suo cuore ambasciato e grondante sangue per sì grande 
sventura toccata all'ovile suo; non senza chiuderla con vivis- 
sime istanze al pontefice di fermare tosto la pace tra i principi di 
Europa, e d' Italia massimamente, e raccoltili in un solo pen- 
siero, insorgere a forze riunite contro il Cerbero che minac- 
ciava ingoiare la intera cristianità ('). 

IV. 

In capo a due mesi dalla lugubre tragedia radunavasi in Ge- 
nova, alla presenza del doge, un numeroso consiglio di ottimati 
ed ufficiali governativi, nei quali una era la brama del cuore, 

(') Fu pubblicata non ha guari per la prima volta dal prof. Carlo Hopf: ed 
ha il titolo « Leonardi Chiensis de Lesbo a lurcis capta epistola Pio papa li 
missa ». Regimonti, 1866. — La presa di Metellino è narrata anche dall' Hammer 
sotto l'anno 1462, con circostanze poco dissimili dalle qui riferite. 

• 



anno 1462 I 142 ) 



uno il pensiero che raccoglieva»" assieme, la difesa della pa- 
tria e la salute dei concittadini. Lettere da Scio giunte oarrato 

avevano, con foschi e pur troppo veritieri colóri, gli strazi i or- 
rendi e la miseranda fine di Metellino, non che la cattività 
dei suoi abitanti; e la paura che ingigantisce a dismisura le 
cose, faceva parere come imminente un attacco altresì all'' opu- 
lenta isola. I timori dei Sciotti perciò non tardarono a rendersi 
comuni ai genovesi che là tenevano i loro stretti congiunti e le 
più care sostanze e dovizie, tanto che a cessare il fermento 
e T agitazione che dal patrizio man mano estendevasi nel popolo 
grasso e nella plebe, si convocò addì iO dicembre 1462 la 
generale assemblea di Stato. 

Parlò primo P ufficio degli otto incaricati delle cose chiensi, 
esponendo 1' operato dal medesimo nell' incarico affidatogli, la 
revisione cioè delle convenzioni passate fra il comune di Ge- 
nova e la Maona di Scio , la misura dei presentanei ausilii 
chiesti dai Sciotti, i quali, a loro giudizio, restringere potreb- 
bonsi a centocinquanta gregarii. La seduta prese quindi mag- 
gior calore, e col crescere dei discorsi e delle varie proposte 
si animò senza venire tuttavia a un decisivo partito, infino a 
che sorto in mezzo a loro il dottore Battista Goano, cosi tolse 
a parlare : Non sembrargli quello il momento più acconcio a 
moltiplicare parole o amareggiarsi il cuore con soverchia tristezza, 
ma sì di prudenti consigli e di forti fatti. Vivere esso persuaso 
trovarsi già per via lettere e nunzii mandati da Scio a Genova 
relatori del vero stato dell'isola, come anche delle circostanze 
della lamentabile presa di Metellino , e in conseguenza della 
qualità e numero di presidii d' uomini e d' armi, di che per 
avventura bisognassero. Ma non perciò aversi a perdere il tempo 
in attesa dei messi , provvedere invece fino d' allora ciò che 
per prova conoscevasi mancare agli isolani, e intanto sostenere in 
porto la nave Salvago che utile tornerebbe a tal uopo. Del 
rimanente fra i tanti mali cagionati dalla trista condizione delle 



( 143 ) STORIA 

cose in Levante , questo trovare egli di buono , che i pochi , 
anche genovesi , i quali nutrivano del gransignore men giusta 
opinione, allo scorgere la perfidia usata dopo la fatta promessa 
di lasciar ai Metellinesi salva la libertà e la vita, sarebbersi 
alfine ricreduti e concepito del feroce tiranno un adeguato 
concetto. E perchè costui teneva nel suo esercito di bravi 
artiglieri ad espugnazione delle piazze , così consigliava il go- 
verno ducale di preporre al drapello dei fanti a spedirsi in soc- 
corso di Scio , uno o più capitani fra i meglio valenti nelf arte 
di maneggiare bombarde e mantenere la disciplina militare; 
e finalmente insinuava lo sgombro dalla città delle donne, fan- 
ciulli , vecchi, e tutt' altra gente incapace delle armi , acciò 
nel caso d' assalto i cittadini liberi di se, e senza tema delle 
famiglie, combattessero da eroi alla salvezza del suolo natio ('). 
Non fu mestieri di tanto , che V ora di Scio non era giunta 
peranco nei cupi disegni della politica di Maometto , o a dire 
più vero, nei profondi ordinamenti della divina sapienza. 



V. 



Due brutte e viete quistioni, rilevanti più per le persone che 
vi ebbero interesse che non per la loro materia , vide sciogliersi 
f anno presente , e riguardano amendue affari di commercio. 
Alla prima diede origine un fatto che potè fors' essere coone- 
stato dalla invalsa consuetudine , ma giudicato secondo gli at- 
tuali criterii , non lascia di essere un vile sopruso. 

Valerano, signore di Waurin o Wanrin, capitano dell'armata da 
Filippo duca di Borgogna raccolta contro i turchi, erasi anni 
addietro portato in Oriente per battersi con essi od in alcun 
modo offenderli. Dove, a mezzo del ricevitore generale della 

(') Vedi il documento DLXXX. 



ANNO 1462 ■ I i4 ) 



flotta, Giovanni Baiardo, comprata a tutte sue spese una 
liotta di diciotto banchi e settanta circa rematori , la diede 
in comando all' espello navigatore Giacomo De- Ville. Questo 
picciolo vascello riuscì pella sua grande agilità mirabilmente 
adatto a scorrazzare il mare, e dar la circi,! alle grevi barche 
nemiche fin anco nei porti ancorate : onde avvenne che nell'- 
acque della Turchia assali, fra gli altri, e catturo un bel legno 
ottomano e delle ricche sue merci s' impossessò. Avuta Lingua 
del prezioso acquisto i genovesi di Pera, con molte istanze , 
ragioni e promesse, e coli' apposito salvocondotto eziandio, ot- 
tennero dal Baiardo che la preda fosse recata e venduta nel 
loro mercato. Senonché gittata 1' àncora e scesi a terra a rifo- 
cillarsi i marinai, com'è costume, dice la relazione che i co- 
loni di Pera armata mano investirono, saccheggiarono il va- 
scello, e malmenati i custodi, vilipesa, stracciata la bandiera, 
lasciarono là nudo e d' ogni avere spogliato il povero legno. 

Eguale trattamento ebbero a soffrire , e più barbaro ancora 
dai caffesi , allorquando poco dopo fatto nuovo bottino sugli 
infedeli nel mar Nero, capitarono a depositarlo in quello scalo 
da essi ignorato appartenere ai liguri. Imperocché all'ingiusta 
rapina del carico v' aggiunsero i caffesi sevizie personali e pri- 
gionia al De-Ville , infinochè ebbero certo avviso dell' avve- 
nuto rimpatrio della flotta comandata dal Wanrin. A tali bru- 
talità avrebbero preso parte, il popolo non solo , ma i gover- 
nanti stessi delle colonie sostenendo la legittimità del sequestro, 
tanto che il comune medesimo di Genova o per convinzione 
delf acquisito diritto o per connivenza ai subalterni ne assunse 
fìnanco le difese. 

Ma a suo danno: che' nel 1448 il duca Filippo accolte le 
vive querele dei rimostranti Wanrin e De-Yille, scrisse al go- 
verno della Repubblica invito grazioso a restituire il mal tolto 
o compensarlo ; e il doge tenuto lungamente a bada il messo, 
1' accomiatò da ultimo senza risposta. La quale giunta più tardi 



( I i5 ) STORIA 

non mitigò , inasprì invece gli animi , come quella che pre- 
tendeva le prede fatte dal vascello fiammingo esser state contro 
navi cristiane e amiche, non sopra legni turcheschi ed infedeli. 

L' ingiurioso cavillo non tolse che il duca Filippo nel 1 455 
iterasse la dimanda d' accomodamento , coir intramessa dei mer- 
canti genovesi stabiliti nella sua città di Bruges: ma tornate 
vane pur queste , emise alfine un ampio diploma con cui dava 
facoltà al Waurin d 1 indennizzarsi sui beni e le persone dei ge- 
novesi, fino alla somma di due mila quattrocento scudi d'oro 
pei danni recati alla galiotta , e di ducati sei mila pel valore 
delle merci snr essa rapite dai galatini e caffesi : tempo an- 
cora tre mesi ad avvertire la Repubblica a dargli legittima sod- 
disfazione. Spirati i quali infruttuosamente, andò in vigore la 
carta addì 6 agosto -1458 (*), e vi si mantenne quattro anni 
con non mediocre scapito dei nostri commercianti, che eserci- 
tarono mai sempre in quei paesi di Fiandra e provincie adia- 
centi un estesissimo traffico, ed aveanvi fondate associazioni e 
compagnie per ogni guisa di locali prodotti e importazioni dal- 
l' 1 estero. Una di queste compagnie, e forse la più cospicua, si 
chiamava la Spinola , emula , dice il Serra , dei Fugger e dei 
Welser tedeschi (*); alla quale si riferiscono parecchi atti in- 
seriti nella nostra raccolta ( 3 ). 

Die corso senza mora il Waurin al principesco indulto , ed 
opime spoglie é a credere ricattasse in breve tempo sui fon- 
dachi e le barche dei liguri, se addì 12 febbraio 1460 per ini- 
ziativa dell' ufficio mercantile di Bruges, residente in Genova, 

(') Vedi il documento CCCGVI a pag. 840 del tomo I. 

(*) Storia dell'antica Liguria e di Genova, Tom. IV, Disc. 1.°, n.° XV. 

(') Vedi i documenti CCCCLXXXI, DXXX e DLXXVI. Sono frequenti nei 
codici di s. Giorgio le allusioni a cose di commercio in Bruges; ad esempio 
nel Neg. gestor. 4 464-67 a fol. 4 18, trovo citate due cambiali pagabili in 
Bruges da Alessandro Di-Negro e da Lazzaro Lompllini, quella di fiorini 
1000, questa di 600, ad grossos triginta unum et tertiam partem alterius prò 
floreno. 

Società Ligure. St. Patria. Voi. VII. P. I. iO 



anno 1462 ( 146 ) 

conobbesi la necessità di sollecitare, come nel fatto si ottenne, 
dal patrio governo, oltre altri provvedimenti, anche quello di 
munirsi sul serio contro le rappresaglie esercitale nei domimi 
del Borgognone da quel signore Valeriano (*). Né a rio trovossi 
migliore partito del nominare quattro cittadini che nauti il 
Parlamento di Parigi, ove si chiamò Ialite, pigliassero la na- 
zionale difesa, e furono tosto eletti i chiari giureconsulti An- 
drea Benigassi e Antonio Bracelli, coi nobili uomini Boruele 
Grimaldi e Alaone D'Oria, muniti delle relative istruzioni ( 2 ). 
Ma o questi deputati non vi si condussero in Francia, o ne tor- 
narono senza effetto ; imperciocché le rapine e violenze d' ambe 
le parti , e sempre colla peggio dei liguri , si protrassero fino 
a mezz'anno 1462, e solo allora colla benevola intromessione 
del console e principali negozianti genovesi stabiliti in Bruges, 
s' addivenne ad un amichevole accordo. 

Con esso stipulavasi che a rifare i danni d'ogni maniera al 
Valeriano cagionati dai sudditi di Galata e di Calla, la Bepub- 
blica pagherebbe scudi d' oro sei mila seicento in tre rate con- 
venute , di cui soddisfatta la prima, saranno rimessi in libertà 
gli uomini e gli averi genovesi fino a quel di , massime nella 
città di Middelburgo in Zelanda, dal Waurin staggiti; più, 
altri quattrocento scudi a indennizzo delle spese dal Valeriano 
stesso a quel titolo incontrate. Il primo convegno avea luogo 
fra costui e il console Antonio Boccone in Bruxelles addi 
31 maggio, e il diffinitivo accomodamento ai 7 del giugno 
successivo dell'anno 1462 ( 3 ). In sostanza, i nostri collo sborso 
del danaro consentito e coli' invocato compromesso si dichiara- 
rono dal lato del torto, e ne pagarono anche il fio. 

(') Vedi il documento CGCCLXXX. 
( 2 ) Vedi il documento CCCCLXXXII. 
( 5 ) Vedi il documento DLXXVIII. 



( 147 ) STORIA 



VI. 



L'esercizio della pirateria è a credere non fosse in quei 
tempi avuto nel conto che ben si merita e viene giudicato ai 
dì nostri, se come lo attestano gli scrittori e confermano i 
fatti, era divenuta una professione ed un 1 abitudine assai co- 
mune presso i naviganti meglio robusti contro i deboli, e ap- 
poggiavano fin anco le leggi e i vigenti codici. Eccone la 
riprova. 

Nel tornare che fece alla volta di Genova dal mare Nero 
la nave già dianzi nominata di Giacomo Leone, padroneggiata 
dal figlio suo Girolamo ('), incontrato un legno d'estera na- 
zione, e senz' altro investitolo, se ne impadronì, appropriandosi 
il carico e le persone catturando; tra le quali v'ebbe lo spa- 
gnuolo Bartolomeo Sellers, famigliare di papa Calisto III e 
suo nunzio privato in Oriente, e per avventura anche un certo 
Teodoro Salvadari, cittadino di Greta. Pare che costui ricupe- 
rasse ben presto la libertà , e meno agevolmente , ma tuttavia 
senza le contese del concaptivo suo, le robe staggitegli dal 
Leone ( 2 ). Bartolomeo invece venne condotto prigione a Ge- 
nova, e solo col pagamento di grossa somma di danaro fatto 
dal cardinale Rodrigo Borgia , nepote a Calisto , lasciato ripa- 
rare dall'amico protettore. Il quale uditene le amare doglianze 
e invocata l'autorità del Pontefice, al cui disdoro riusciva 
al postutto l'indegna cattura, lo indusse a chiederne soddisfa- 
zione alla Repubblica. 

Più lettere a questo oggetto indirizzava al nostro governo 

(') Di qui riesce evidente che la nave Leena, ora detta di Giacomo, ora di 
Girolamo Leone nei documenti anteriori, era una sola e non due, come ho mala- 
mente corretto a pag. 599 del 4° tomo; cioè" di proprietà di Giacomo, ma 
comandata dal capitano Girolamo suo figlio. 

C) Vedi il documento CCCCLXXX1II. 



anno 1462 ( 148 ) 



Pio II, e Tunica giunta alle mie mani reca la data «lei 13 
gennaio 1460; dove con parole amorevoli e alquanto risen- 
tite domanda giustizia in favore del suo protetto e compenso 
dei recatigli danni, e notifica spedire quest'ultima volta a so- 
stenere in Genova le ragioni del cliente e l'onore della Sede, 
apostolica Bernabò De' Santi, col cui mezzo nutriva fiducia di 
comporre la vertenza senza addivenire a spiacevoli e duri ri- 
medii ('). Il medesimo un dipresso scriveva il cardinale Borgia, e 
per la santità dell'invocato diritto e per la non mai smentita re- 
ligione dei genovesi, esortavali a riparare tosto, a norma del 
giusto, la colpevole azione dal loro suddito perpetrata ( 2 ). 

Se la procedura della causa fosse stata di spettanza gover- 
nativa, non esito a dire la si sarebbe risoluta con qualche ce- 
lerità, avuto riguardo al carattere dei patrocinatori del Sellers, 
ma passata, come fu, nelle mani dei tribunali, s'avvolse in 
tanti raggiri curialeschi e subi cosi strane evoluzioni, da stan- 
care la pazienza del messo pontificio, che durante tre anni di 
trattative non ebbe requie né posa. Invano cambiaronsi ite- 
rate volte i giudici ( 3 ), invano si prorogarono a commodo e 
richiesta delle parti le comparse, ("), invano qualche principio 
di composizione si ottenne ( 3 ); una qualche improntitudine for- 
s' anche vi commise per entro il Bernabò : sicché alfine noiato 
e pieno di stizza , minacciò dapprima e fulminò dappoi gli av- 
versarli di papale scomunica, che n' appellarono a Boma contro 
l'esorbitanze del suo inviato Nel maggio finalmente del 4 462 
una nuova commissione di quattro cittadini a decidere con 
perentorio giudizio la lite era eletta di comune accordo, do- 



(*) Vedi il documento CCCCLXXIV. 

( 2 ) Vedi il documento CCCCLXXVI. 

( 3 ) Vedi i documenti CCCCLXXIX, CCCCLXXXIV, DVH, DXXXIV, DXXXV 
e DLXXVIII. 

(<) Vedi i documenti DXXXVI, DLXXX. 
( 5 ) Vedi il documento ULXXV. 



( 149 ) STORIA 

poche il De 1 Santi si fu indotto a ritirare la scomunica, e i 
suoi contrarli ad accogliere preventivamente il risultato della 
sentenza, che in ultimo non li favorì ('). 

A sciogliere questo nodo concorse assai la strana e tiran- 
nica minaccia fatta dal governo della Repubblica a Leonardo 
l)e-Fornari, vicario arcivescovile di Genova, di tradurlo in esi- 
gilo in Corsica senza speranza di ritorno, se non rivocava, o 
induceva il Bernabò a ritirare l'anatema scagliato sopra i suoi 
contraddittori ; abuso indegno di potere , lesivo d' ogni regola 
d' onestà e dei più sacri e imprescrittibili doveri dell' umana 
coscienza! 



(') A membri di detta commissione d' ultimo appello, nominaronsi il cano- 
nico Guinigi, Jacopo Rivarola notaio, Biaggio Gradi e Martino Voltaggio, con 
che entro 23 giorni pigliassero lingua e terminassero il lungo piato. 



DOCUMENTI 



DOCUMENTO DLXXVIII. 

Transazione seguita a mediazione dei consoli dei mercanti della città di Bruges, 
tra il signore Valeriano eie Waurin ed alcuni mercanti genovesi : in forza 
della quale mediante il pagamento di sei mila seicento scudi d' oro del peso 
di quarantanove grossi ciascheduno scudo, moneta di Fiandra, si dichiarano 
cessate le rappresaglie concessegli dal duca dì Borgogna sui genovesi , per 
la preda da questi fatta al Valeriano suddetto di due navi, l'una nel porlo di 
Pera e 1' altra in Caffa ; e si mandano restituire ai mercanti genovesi le merci 
rappresagliate , e liberare dalla prigione le persone catturate. 

1462, 7 giugno 

(Materie Politiche ecc. mazzo 13. ann. 1455-1477, 
nell'archivio governativo) 



In nomine domini amen. Per hoc presens publicum instrumentum 
cunctis pateat euidenter et sit notum. quod hoc est verum exemplar 
seu transsumptum quarumdarum litterarum patentium originalium in 
percameno et lingua francigena scriptarum. sigillo ad causas ville bru- 
gensis in cera viridi et cauda duplici percameni impendente sigilla- 
tarum. nec non signo manuali discreti et prudentis viri magistri 
donationi de beer. secretarij ejusdem ville brugensis. ut prima facie 
apparebat. signatarum. per me notarium publicum subscriptum visa- 
rum et lectarum. sanarum et integrarum. non abolitarum non corrup- 
tarum non cancellatarum non vitiatarum. nec in aliqua suarum parte 



anno 1462 ( F52 ) 

suspectarum. sed omnibus prorsue vitio et suspicione carentinm, Qua- 
rumquidem litterarum patentium originalium tenor do verbo ad 
lumi sequitur in his verbia : 

A tous coulx qui ccs presente» lettres verront ou orront bourgmai- 
stres esolieins (?) et conscil de la ville de bruges salut. Sauoir faisona 
que estans et comparami au jour de huy purdeuant nous le noble et 
bonnourc seigneur messici' waleran seigneur de waurin de lille] 
de malannoy. cbeualier conseillier etchambellan de riotre tres redoubte 
seigneur et prince monseigneur le due de bourgougne et de brabant. 
conte de flandres etc. dune part. et ambroise spingle (spinole?) 
consul. gilles lommelin et antlioine bocon conseilliers. franque de ni- 
grono. mare gentil, theodore spingle. anthoine do ... ne et nicolas 
gentil, marchands de jennes. residens en la ditte ville de bruges 
d'autre part. Les quelles parties et chacune dicelles recognerent et 
confesserent de leurs bon grez et volenter et de leur certaine science. 
assauoir le dit messieur waleran seigneur de waurin en son nom et 
comprenant . . . soy' faisant sort de Jacques belge interesse auec luj 
es choses dessoubs escriptes. et lesdits consul conseilliers et mar- 
ebans pour eulx et pour la communaulte de jennes dont ils se fai- 

soient que certain traittie accord et appointement (') 

tresredoubte seigneur et prince entre ledit seigneur de waurin pour 

et au nom de luj et les questions differens et debas estans 

entre ledit seigneur de waurin dune parte ( 2 ) destrousses dom- 

maiges et interests que le dit seigneur de waurin disoit ja pieza 
auoir eues et souffertes par ceulx de la ville de pere appartenent aux 
jenneuois en la prinse et roberie par eulx faittes et perpetrees de 
la neif et pluseurs biens et denrees estans en icelle appartenens audit 
seigneur de waurin. et a cause desquelles destrousses dommaiges et 
interest ledit seigneur de waurin auoit obtenu de notre dit tres- 
redoubte seigneur et prince ses lettres de marque. lesquelles il auoit 
fait executer en la ville de middelbourg en zeelande. 

Et aussi a cause de samblable destrousse et ; rinse faitte par ceulx 
de la ville de capba appartenent ala ditte seigneurie de jennes de 
certain nauire et biens appartenent aussi audits seigneur de waurin 
et dont il auait intentimi de taire et intenter action et poursuite 

l 1 ) La pergamena logora manca qui d'un bruno. 
(-) Idem. 



( 153 ) DOCUMENTI 



alencontre lesdits de jennes par les fourme et maniere contenues et 
oomprinses en certaine cedulle en papier subsignee par les mairs 
desdits seigneur de waurin et dudit anthoine bocon ensemble des 
signes manuels des honnourables et sages seigneurs maistre anthoine 
haueron prouost des eglises de mons en henau. maistre artur de 
bourbon prothonotaire de notre tressaint pere le pape, conseilliers. 
et maistre richart pinchon procureur general de notre dit tresredoubte 
seigneur et prince monseigneur le due. delaquelle cedulle le teneur 
cy apres sensuit de mot a mot. 

Nous waleran seigneur de waurin de lillers et de malannoy. che- 
valier conseillier et chambellan de monseigneur le due de bourgougne 
et de brabant. et anthoine bocon marchant jenneuoix commissaire et de- 
pute en ceste partie et moyen faisan fois des consul et marchans de la 
nation de jennes residens en la ville de bruges. cougnoissons cornine 
plusieurs differens questions et debats fussent mues et esperes a 
mouuoir entre nous seigneur de waurin dune part et la seignourie 
et communaulte de jennes dautre. a cause de certaines lettres de 
niarque obtenues par nous seigneur de waurin de mondit seigneur le 
due sur et alencontre de ceulx de la diete nation de jennes. pour 
cause de certaine destrousse dommages et interests que nous seigneur 
de waurin disons ja pieza nous auoir este fais et inferes par ceulx 
de la ville de pere appartenent aux jenneuois. en prenant et robant 
certaine neif et pluseurs biens et denrees estans en icelle appartens 
a nous seigneur de waurin. plus a plain narees esdittes lettres de 
marque. par vertu desquelles lettres auoient este prins et arrestes 
en la ville de middelbourg et ammene les corps biens et denrees et 
marchandises de pluseurs desdits marchans. et tous iceulx biens den- 
rees et marchandises desia mis et exposes en vente par execution 
de justice. 

Et aussi pour cause de semblable destrousse et prinse faitte par 
ceulx de la ville de capha en la seignourie desdits de jennes certaine 
nauire et biens appartenere aussi a nous seigneur de waurin et dont 
auions intention de taire et intenter action et poursuite contre lesdits 
de jennes: ainsi est que sur tous lesdits differens questions et debats 
par les moyen et aduis daucuns conseilliers de mondit seigneur le 
due. pour ce faire par luy ordonnes et deputes pour euiter plus grans 
frais et venir au bien de payx: Nous auons appointie et accorde. 
appointons et accordons ensemble par la maniere que sensuit. 



anno 1462 ( 154 ) 



Cest assauoir que par tous dommages et interest* que nous aeigneur 
de waurin auons eus et encourus alouasion des prinses destroussefi 
et empeschemens dessusdits. et tant pour ce que desia nous Mtienfl 
adjugie par lesdittes lettres de marque. corame pour ce qui estoit 
encore a determino touchant laditte destrousse faitte a capha. et 
aussi pour toutes autres poursuites que nous ou autres de par nous 
pourrions faire alencontre de ceulx de la ditte nation et de la ditte 
communaulte jusque au jourduy. et aussi pour tous frais interests et 
despens que auons eus et soustenus a cause des poursuites exccutions 
et diligences par nous seigneur de waurin et a notre instance pour 
ce faittes contre lesdits de jennes. les dessus norames consuls et raar- 
chans de la ditte nation de jennes residens en la ditte ville de bruges 
payeront et deliuront a nous seigneur de waurin. ou a notre certain 
commissaire en la ville de bruges. la somme de six mille six cens escus 
dor du prix de xlix gros. monnoye de flandres la piece, est assauoir 
deux mille escus promptement en recheuant entierement liberalment 
et sans aucun empeschement tous leurdits biens arrestes comme dit 
est. et les marchans qui pour ce sont arrestes plainemente deliures. 
Item deux mille escus en la fin do la feste danuers (?) prouchain 
venant. et le surplus deueus le jour saint andrien aussi prouchain 
venant et dont pour et au regard desdits deux payemens derreniers 
montant a quatre mille six cens escus dor. lesdits consul et marchans 
feront seurte souffisant ou par fin de change ou dautres marchans 
subgets et soluens en la ditte ville de bruges pour bien furnir et 
payer laditte reste et somme de mi mil vi cens escus dor. 

Et oultre et auecq ce seront tenus lesdits consul et marchans de 
payer et deliurer promptement es mains desdits conseilliers ou autres 
telles personnes quils ordonneront. la somme de mi cens escus dor. 
qui par iceulx conselliers seront distribueet employe es frais de la 
vendition et execution derreniere faitte par certains comissaires de 
mondit seigneur le due des biens denrees et marchandises dessus de- 
clairees. si auant que monteront lesdis frais et aussi tous depens fais 
et a faire pour la deliurance desdits biens en quelque maniere quante 
soit et tant pour contenter lachateur desdits biens se mestier est 
comme autrement. et les dits frais ainsi payes. se aucun reliqua y a 
ce sera deliure et paye a nous seigneur de waurin. et sii ny a assez 
nous ledit seigneur de waurin le payerons et moyennant ce cesserà 
lexecution ainsi cominenchie sur les biens denrees et marchandises 



( 155 ) DOCUMENTI 



dessusdittes. tous lesquels biens denrees et marchandises seront ven- 
dues et liurees aux dessusdits niarchans de la nation de jennes ou 
autres a lordonnance des consuls et conseilliers de la diete nation 
residens a bruges. et aussi pour mi (?) tant lesdits consuls et mar- 
chans seront tenus deux de pointer de toutes appellations et poursuites 
par euly faittes contre nous seigneur de waurin pour empeschier 
lexecution et payement du contenu esdittes lettres de marque et 
quitteront absolutement nous seigneur de waurin nos hoirs et succes- 
seurs de toutes les choses dittes et autres choses quelconques. et pro- 
metteront que jamais par eulx ne par aultruy de par eulx directe- 
ment ne indirectament ils non feront ne feront faire quelque demande 
action ne poursuite quelque part. ne en quelque court que se soit. 

Et pareillement nous seigneur de waurin pour nous et nos succes- 
semi tenrons quites lesdits de jennes de toutes les choses dessus 
declairees leurs circonstances et dependances, et leurs rendrons les- 
dittes lettres de marque cornine casses et acquittes en renuntiant a 
tout le droit nous competant au prouffit desdits consuls et marchans. 
ausquelles choses et chacune dicclles ainsi faire payer tenir et accomplir. 

Et ainsi moy anthoine bocon me faisan fors desdits consuls et 
marchans de la ditte nation de jennes residens audit bruges. promets 
desmaintenant de ce faire recougnoistre greer et accepter par iceulx 
consuls et marchans de la ditte nation. 

Et est ceste presente cedulle escripte en doublé dont chacune partie 

aura lune pour la conseruation de son droit. testimoing les saings 

manuels de nous les dessusdits seigneur de waurin et anthoine bocon 

avec le signes manuels de trois conseilliers de mondit seigneur le 

due dont dessus est faitte mention. cy mis a notre requeste le derrain 

jour de may lan mille quatre cens soixante deux en la ville de brou- 

xelles. ainsi signe 

Seigneur waurin 

ego anthonius bocconus affirmo suprascripta. 

Et nous conseilliers de monseigneur le due de bourgougne etc. cy 
dessus nommes qui auons este presens audit accord et appointement 
fais entre lesdittes parties. auons pareillement a la requeste dicelles 
parties cy mis nos saings manuels lan et jour dessusdits. 

A. de haueron 

A. de bourbon 

Piuchon. 



ANNO \U)2 ( l-")'i ) 

Item appointement sur Ics frets et despens fais et eus en <•< 
et en ce que en deperii contenu en laditte cedulle sensuit de mot a moti 

Et pour declaration des frais de laditte execution derreniere desquell 
par ledit traittie none seigneur de waurin somme» chargies lententiflj 
de nous partiea et ausai desdits conseilliers sy est que en ce ne 
point coraprins Ics louages des celliers et lieux ou estoient lesditij 
biens denrees et marchandises et la ou ila furent prins et leues par 
la ditte execution. ne aussi les reparations et apparaulx des bales 
necessaires qui ont este faittes par 1' ordonnance desdits coinmissaires 
en la dite execution pour le bien desdittes denrees et marchandises 
tant en caue .... cordes et autres raatieres corame en sallaires de 
ouuriers et qui estoient necessares cornine dit est et utilles pour la 
conseruations desdittes denrees et marchandises. lesquelles louages 
reparations et apparaulx payeront et furniront lesdits consul et 
marchans de la ditte nation de jennes. 

Et aussi quant au fait des patrons des nauires ou ont este mises et 
chargies lesdittes denrees et marchandises par la vente et deliurance qui 
faitte en a este par laditte execution. leurs sallaire jusques au jour que 
lesdittes denrees et marchandises seront deliurees et vendues ausdits 
marchans selon le teneur dudit traittie sera paye par lesdittes parties 
chacune par moittie. est assauoir par nous seigneur de waurin la moittie 
et par lesdits consuls et marchans de la ditte nation lautre moittie. 

Et se sur aucun des poins et articles cy desus declaires se men- 
noit aucune difficulte question ou debat fut entre les dittes parties 
lune contre lautre. ou entre elles ou aucune delles. les commissaires 
qui ont fait la ditte execution lesdis patrons ou autres pour leurs 
salleres ou autrement a occasion des choses dittes mondit seigneur 
le due ou messeigneurs de son grant conseil ou lesdits conseilliers 
qui par mondit seigneur ont este ordonne a aidier moyennier et be- 
soigner entre lesdittes partes pour elles appointier comme dit est 
dessus. cougnoisseront jugeront et appointeront comme ils verront 
appartenir. testimoings les saings desdittes parties et aussi de deux 
desdits conseilliers cy de rachief mis et escripts le troixieme jour 
de juing lan mille quatrecens soixante deux. ainsi signe 

Waurin 

Anthonius boconu? 
A. de bourbon 
Pinchon. 



( I 57 ) DOCUMENTI 



Les quels deux appointements furent illec leues. et apres la lecture 
dieeulx lesdittes parties et chacune dicelles es noras et eulx faisans 
fors comme dessus les louerent et greerent et confìmerent. promettans 
de les tenir et accomplir en tous leurs poins et articles sans accu- 
neraent y venir ou laisser ou souffrir venir alencontre en aucune 
maniere. Et en ensinuant ce ledit seigneur de waurin donna et baili a 
jfcdtre ausdits marchans de jennes les lettres de marque par lui obte- 
nues de niondit tres redoubte seigneur le due alencontre les sugets 
de laditte seigneurie de jennes corame cassees et aunullees. promet- 
tant de les tenir quites des toutes les choses declarees esdits appoin- 
temens et leur circumstances dependans tant enuers ledit jaques belge 
comme tous autres. et renuntiant a tout le droit a lui competent au 
prouflit desdits marchans : 

Et daultre part lesdits marchans de jennes renuntierent a lappel- 
lation par eulx emise alencontre ledit seigneur de waurin a cause de 
lexecution de laditte marque. et promiserent que jamais par eulx ne 
par autres de par eulx directement ni iudirectement ils ne luj feront 
ne fairont faire quelque demande actions ni poursuite quelque part 
ne en quelconque court que ce soit. et finellement quiterent lesdittes 
parties lun lautre de toutes les choses dessusdittes leurs hoirs et 
successeurs a totis jours mais sans reserues. et tenans bien les paye- 
mens qui sont a faires contenus et expresses esdits appointemens et 
tout selon les fourmes et teneur desdits appointemens. 

Desquels payemens qui sont a faire angele tany marchant de flo- 
rence illec present se constitua principal debteur du consentement 
du dit seigneur de Avaurin qui par ce descharga et an quita cesdits 
marchans. obligant quant a ce lesdittes parties et chacune dicelles 
en droit soy leurs personnes et biens meubles et non meubles. pre- 
sens et auenir quelque part quils soyent ou pourroient estre trouues. 
tant deca les mers et mons comme par de la. En testimonig de ce 
nous auons fait mettre le scel aux causes de laditte ville de bruges 
a ces presentes lettres et sommees. lan de grace mil quatrecens soi- 
xante et deux. le septieme jour de juing. 
Sic signatarum 

Donatianus collano facta est (sic). 

Ego adrianus dehoofpche (?) fllius quondam mauritij clericus tornacen. 
diocesis. publicus imperiali auctoritate notarius. litteras originales su- 



anno 1462 ( 158 ; 



perius exemplitieatas vidi tenui et perlegi. ac de «rerbo ad verbali 
exemplificari feci. poatAodum quod de hajngmodi exemplo ad easden 

litteras originalcs una cura arnoldo van Jarsem clerico cameraceoj 
diocesis. presentititi* testi bus subseriptis. eollationem feci dUigentend 

et quia utrasque scripturas penitus inueni concordare, i fri tur rogata! 
hoc pablicam instrumentum manu aliena fideliter scriptum tigna 
nomine et subscriptione meis solitis signaui atque subscripei in fidem 
omnium premissorum. 

Facta fuit hujusmodi collatio brugis tornacen. dieeesis anno domini 
millesimo quadringentesimo sexagesirno octauo more romane curie. 
indictione decimaquinta, mense vero januarij. die vicesima prima, 
pontifteatus sanctissimi in christo patris et domini nostri domini 
pauli diuina prouidentia pape secundi anno quarto, in domo abitationis 
prouidi viri alberti de greote. presentibus ibidem ipso alberto. jacobo 
from ac alijs testibus ad premissa vocatis et rogatis. 



DOCUMENTO DLXXIX. 

Il corriere Battista Vcmazza rimandato a Caffa è investito della iagalaria delle 
erbe ecc. per due anni, finito il tempo di Francesco Loreto; carica da con- 
ferirsi indi in poi dai consoli stessi in Caffa. 

\ 462 , 27 agosto 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

( fol. 95) 



Protectores etc. Spectato et prestantibus viris. consuli. massarijs. 
prouisoribus. antianis et officio monete caffè, carissimis nostris. salutem. 

Remittentes ad vos dilectum nostrum baptistam de vernacia bur- 
gensem illius ciuitatis. volumus sentiat laborem suum sibi proficere. 
Itaque de officio ihagatarie herbarum lignorum et carboni prò annis 
duobus et duobus mensibus. spectantibus camere nostre, volumus ipsi 
esse prouisum. Verum ut hoc munus quod a nobis recognoscit. sit vobis 
harra illud officium conferendi in caffa de cetero. finito tamen tem- 
pore francisci de loreto cui volumus litteras suas omnino seruari. 



( 159 ) DOCUMENTI 



liariun litterarum auctoritate damus vobis arbitrium collationis ejus 
faciende dicto baptiste finito tempore elicti francisci. si et in quantum 
benemeritus vobis videatur sicuti nobis. qui ex nunc nisi respectu 
predicto fecissemus sibi litteras de ipso officio, jubentes ac mandante* 
gttatenus eundem baptistam ut benemeritum. veluti nos approbamus. 
benetractetis. In quorum etc. Data janue mcccclxii die xxvn augusti. 



DOCUMENTO DLXXX. 

Consulto di Stato polla difesa di Scio dopo la presa di Metellino fatta da 
Maometto. 

4462, 10 dicembre 

(Diuersor. Comm. Janue, ann. 14G1-14G2, segnato X, 1008, 83, 
nell' arebivio governativo ) 



* MCCCCLXII die X decembris. 

rum ad conspectum illustris ac excelsi domini ludouici de campo- 
fregoso dei gratia januen. ducis ac populi defensoris. ac magnifici con* 
silij etc. vocata fuissent magnifica officia monete, octo constitutorum 
ad tollendum ordinarium sumptum. octo rerum chiensium et quatuor 
caratate ripariarum et preter ea ciues fere ducenti quinquaginta. ibique 
recitatum fuisset per dictos octo rerum chiensium ea que hactenus egis- 
sent in materia sibi commissa. scilicet vidisse conuentiones que inter 
excelsum commune janue. una parte, et mahonenses chij parte altera 
extant. intellexisseque quid utrinque agendum sit. cognouisse preterea 
que nam auxilia prò defensione chij ad presens a mahonensibus pe- 
tantur qui videntur arbitrare satis fore si pedites centum et quin- 
quaginta nunc transmittantur ad defensionem et custodiam diete ciui- 
tatis. et preterea lecte fuissent copie quarundarum litterarum e chio 
allatarum calamitatem mitileni referentium. et moniti essent qui 
aderant sententias eorum dicere, multique superinde varie disseruis- 
sent. tandem collectis vocibus compertum est sententiam spectati juris 
utriusrjue doctoris domini baptiste de goano. in quam voces centum et 
septem conuenere. ceteris preualuisse et ita prò decreta habitam fuisse. 

Is enim sic locutus est non videri sibi tempus faciendorum multo- 
rum verborum aut frustandi se in dolore, attento quod a multis par- 



\nno 1462 ( 160 > 



tibus magni iminent . . . imo restringendum te ad prouuionem rerum. 
Credere quippe se quod nuncij et littere e chio in itinere restent qui 

notitiam afl'erant eorum que su; eruenerunt et insuper auxilioruru 
quibus mahonensibus opus futurum Bit. sed propterea minime diffe 
rendum l'ore quin prouisiones liant. quales Aeri possint. quodque nollet 
nauem saluaigam bine abire absque aliena prolusione. Inter calamitate* 

subortas bonura sibi videri. non tamen prò mitileneneibus Bed prò 

alijs quod teucer illis (idem non seruauerit et illos male babuerit. 
quoniam erit causa excitandi ex illis qui forsitan tepidi fuisgent. Sed 
quoniam sermo habitus est arbitrij dandi. non videri sibi fuisse dietum 
sufficienter. attento quodjus reddi super drictu non videtur sibi sufficere. 
bonum fore quod jus in ea causa reddatur et quod ij domini octo in- 
telligant tempus drictus et quantitatem et qualitatem rei et quod non 
permittatur commune fraudari aut de suo capi. Ex quibus omnibus 
descendons ad conclusionem prepositorum. dixit quod dicti octo pre- 
stantes ciues ex nunc intelligantur habere et habeant latissimam po- 
testatem et arbitrium in cognoscendo inquirendo et faciendo quecumque 
sil>i facienda videbuntur super rebus cliij. et quoniam parum prodesse 
videretur pedites illue transmittere nisi quispiam peritus rei militaris 
destineretur. laudauit studendum et enitendum fore ab ipsis octo 
omni cura et diligentia ut cum jis peditibus persona vel persone 
transmittantur que docte sint in militari disciplina. Ultra bec non 
prò sententia sed memorationis gratia dixit. quoniam fama est locum 
illum fore plenum auro, que fama causa est irnpellendi turcum ad 
illam cupiditatem. prouidendum fore quod chienses familias et personas 
inabiles ad defensionem cum bonis extramittantur. 

Idem dominus baptista denuo assurgens dixit quod ij octo domini 
intelligantur habere et habeant etiam totum illud arbitrium quod 
habet commune janue tam in transmittendo sindicos et legatos quo- 
cumque eos transmittendos duxerint prò negotijs pertinentibus huic 
materie et cogendo dictos mahonenses quantum in alijs ut superius 
dietum est. 



ANNO MCCCCLX1II 



STORIA E DOCUMENTI 



Società Ligure. St. Patria. Voi. VII. P. I. il 



ESPOSIZIONE STORICA 

DEGLI AVVENIMENTI 



c 



ori Urinando tuttavia la povertà delle memorie sulla condizione 
delle nostre colonie, ci sa grato poterne dire alcun che dietro 
la scorta d' un papale rescritto e la relazione di un fede degno 
testimonio. Come essa non fosse prospera ; e minacciata ad 
ogni giungere di primavera da subitaneo assalto , attendesse 
Caffa a premunitisi, lo mostrano i provvedimenti straordinarii 
che la urgenza del bisogno le suggerì. Scorto l'instante peri- 
colo in cui versava d' incursione nemica per le irruenti forze 
del turco sui vicini paesi; conosciuta la scarsezza dei soccorsi 
guerreschi e munizioni eh' erale dato sperare da Genova, ognor 
divisa in accanite fazioni e palleggiata di principe in principe; 
le difficoltà eziandio non ignorando dell'accesso colà al perso- 
nale amministrativo, pelle cresciute malagevolezze del viaggio 
terrestre, e la niuna speranza sul marittimo, stimò giunto il 
momento di curare da se la propria difesa e salute. 



anno 1463 ( Ki'i ; 



Ricorse adunque al capo della cristianità , e dal pontefice 
l'io K ottenne un grazioso breve all'Ufficio <\> s. Giorgio diretto, 
col quale s'invitavano e calorosamente esortavansi i fedeli *J i molte 
città e Provincie dell'Ungheria, a concorrere coli' opera e con 
danaro al ristauro e rifacimento delle mura e annesse fortifica- 
zioni di Calla, mediante il tesoro delle sacre indulgenze elar- 
gite ai pietosi soccorritori ( 1 ). E perchè venivano mancando 
altresì in città i capaci e destri nell' armi, si volsi; in secondo 
luogo a Casimiro re di Polonia, e, lui consenziente, assoldò ben 
cinquecento Ruteni, suoi sudditi. Costoro però non perveni- 
vano al destinato luogo ; ma giunti al fiume Dog rimasero dai 
Lituani e Voliniesi interamente distrutti , comecché avessero 
commesse violenze in un paese della Lituania, chiamato Bres- 
lavia, cui ebbero dato il fuoco, siccome ampiamente descrive 
lo storico Cramero (•) ; restando cosi delusa anche di questo 
ultimo e spendioso conforto. 

Ma i Protettori nulla omettevano dal canto loro che valesse 
alla felicità dei coloni; prova ne sia l'anticipata elezione degli 
ufficiali taurici avvenuta nello scorcio dell' anno. In virtù della 
quale riuscirono nominati consoli di Caffa Gregorio Rezza , 
mercante nero, Giovanni Lorenzo Cabella, artefice bianco , e 
Calocio Guizulfì, nobile pur bianco, da succedersi, come d'uso, 
l'uno all'altro nelle cariche di massaro, provvisore e console 
per l'intiero triennio. Ai consolati minori di» Soldaia, Cem- 
balo e Tana destinavansi i cittadini Antonio Borlasca, Gia- 
como Casanova e Bartolomeo Magnasco. Ottennero le castel- 
larne delle due prime città, Giacomo Bondenari e Antonio 
Rapallo, quella di s. Costantino in Calla Lodisio De-Franchi: 
la ministreria, la scrivania della curia e i capitaneati degli 
orgusii e della Gozia, Guglielmo Centurione, Antonio Bozzolo, 

C) Vedi il documento DLXXXII. 

(') Cramer. lib. XXV, citato dal Canale, Commentar. Slor. della Crimea, 
V. 2. a pag. -11 G. 



( 165 ) STOMA 

Anfreone e Soldano Cattaneo. Diversamente poi da tutte le pre- 
cedenti, veriliearonsi in questa rinnovazione d' uffici i tre sole 
rinunzie nelle persone di Pelegro Erena, eletto custode della 
porta principale di Calla, detta Caiadore, e di Giovanni Im- 
periale e Lodisio Italiano, nobili bianchi , designati capitani 
dei borghi e sobborghi di Catta, che surrogaronsi tosto con Gio- 
vanni D' Oria e Gerolamo Squarciafico. Ai bassi impieghi della 
iagataria dell' erbe e del peso in Copa, nel successivo ottobre 
si destinavano Nicolò Camogli e Antonio Papavero ( l ), e poco 
stante distribuironsi agli stipendiati tutti del Banco le singole 
patenti, non esclusa quella al dottore Leonardo di Pietrasanta. 
eletto di fresco vicario consolare di Caffa ( 2 ). 

A costui, attesa la difficoltà di trovare nel ceto dei giusdi- 
centi, uomini dotati di specchiata onestà e buon volere, che 
aderissero condursi ad amministrare la giustizia in quelle lon- 
tane contrade, venne fatta dai Protettori solenne promessa di 
mantenerlo in carica anche per un triennio, qualora fornisse ba- 
stante prova d' incorrotta fede e retta coscienza ( 3 ). Più, acciò 
il suo coraggio non avesse ad infiacchire pelle indiscrete minaccie 
di futuri sindicamenti da parte dei suoi amministrati , dava- 
glisi facoltà d' appellare contr' essi all' Ufficio in Genova , il 
quale senza livore e preconcette passioni avrebbelo sostenuto 
neir arduo compito ( 4 ). Mal segno se a tutelare la libertà delle 
sentenze d'un magistrato, dovevasi trincerarlo con tanto lusso 
di protezione ! Il corso della giustizia era in fatti pur troppo 
gravemente inceppato, e soverchiato talvolta dalle mene dei 
tristi che sgraziatamente abbondavano in Caffa, e i nostri lettori 
ricorderanno in proposito le molte doglianze inoltrate al banco 
di s. Giorgio, fino dall'anno 1455, dal console Domoculta. 

(') Vedi il documento DLXXX1II. 

( 2 ) Vedi i documenti DLXXXV, DLXXXVl e DLXXXV1I. 

(*) Wdi il documento DGIX. 

\ odi il documento DCX. 



anno 1463 ( 166 ; 



E pare che di tale lebbra di corruzione a' andassero neppure 
mondi gli ultimi rettori della colonia; perché tornati in patria 

coi rispettivi registri di loro triennale gestione, i Protettori 
ebbero a constatarvi un manco di cassa nel danaro spedito in 
Crimea pella fabbrica della gran cisterna. Ondeché, trat- 
tandosi di moneta raccolta in virtù delle sacre indulgenze con- 
cesse da papa Calisto, col severo divieto di non erogarla ad 
altro qualsiasi uso anche pubblico, il Banco affido V inchiesta 
di quello sperpero ai quattro suoi referendarii delle cose tau- 
riche, Marcellino Manilio, Oberto Pinelli, Teodoro Fieschi e 
Jacopo Casanova ( l ). 1 quali, addi 26 novembre, citarono a 
rendere ragione nanti il loro cospetto dell' uso fatto di dette 
somme, Martino Giustiniani , Bartolomeo Gentile e Luca Sai- 
vago, ciascuno durante il proprio consolato ( 3 ). 

Assai prima, cioè in febbraio, 1' Ufficio medesimo, avvertito 
che due componenti la Giunta delle indulgenze, Adamo D'Oria 
e Bartolomeo Luxoro, ne curavano tepidamente i vantaggi, li 
rimpiazzarono coi nuovi membri Federico Spinola e Jacopo 
Pozzo, sulla fiducia, e con la preghiera, che uniti ai restanti 
in carica, Marcellino Maruffo predetto e Gio. Battista Gentile, 
n' avrebbero promosso con maggiore impegno i sacri interessi ( 3 ). 

Nel corrente anno 1463 il magistrato di s. Giorgio com- 
ponevasi dei magnifici signori, Luciano Grimaldi, priore, Ga- 
leazzo Pinelli, Emanuele Salvago, Marco De-Marini, Gherardo 
Goano, Gio. Giustiniani, Ottobono Scaglia e Gerolamo Sale. Ad 
essi tennero dietro nel seguente 1 464, per elezione successa il 
26 novembre, Alessandro Spinola , Pancrazio Gentile, Baldas- 
sare Lomellini, Baldassare Adorno , Bendinello Sauli, Battista 
Albara e Antonio Platone ( 4 ). 

(■; Vedi il documento DXC1II. 
i 2 ) Vedi il documento DXCVI. 
( 3 ) Vedi il documento DLXXXI. 
C 4 ) Vedi il documento DXCVII. 



( 11)7 ) STORIA 



li. 



Che senza Y assidua cura e larghezza dei papi nel sussi- 
diare i regni cattolici, segnatamente Genova e Venezia, nella 
guerra contro i turchi, avrebbero questi man mano invasa, 
con poco.o niun ostacolo, l'Europa intiera; e si debba perciò 
acclamare il Papato siccome il vero ed unico salvatore della 
civiltà contro la barbarie ottomana, è cosa indubitata per chi 
sa leggere a dovere e senz'astio religioso la storia. Così fosse 
stato compreso e coadiuvato dai principi e popoli cristiani , 
che, all'epoca di cui scriviamo, levato un grosso esercito 
e ordita una potente lega, avriano ancora in tempo soffocata 
nel suo nascere la terribile e matta voglia di Maometto II 
d' insignorirsi del mondo ! 

Tale era per fermo l'avviso, anzi la santa passione di Pio 
li : ondechè gittate eh' ebbe le basi della gran crociata nel 
congresso di Mantova del 1460, tutto fu in quel pensiero, e 
nulla d' intentato lasciò per aggruppare intorno a se i languidi 
e divisi monarchi e repubbliche, loro inviando calorose let- 
tere ed esperti oratori a scuoterli dal funesto letargo, e con- 
giungerne le forze e i voleri. Nel brutto novero trovavasi di 
quei giorni la nostra Genova , sobillata spesso , scissa sempre da 
inconsulti moti popolari e vicissitudini di dogi. Da ultimo 
nel gennaio del corrente anno riuscito a cingere per la seconda 
volta il serto ducale l'irrequieto arcivescovo Paolo Fregoso ; 
lui che, ecclesiastico, aveva a sollecitare meglio di ogn' altro 
la sacra spedizione, poco meno non la distrasse e sviò per le 
sue mire politiche, certo non la promosse giusta il debito e 
I' acquistala potenza. 

Aveva il pontefice raccolto di bel nuovo in Roma a stretto 
coniglio gli ambasciatori delle Corti pella nota impresa, e 



anno 1463 < 168 ; 



i genovesi negligentalo, come prima, a mandarvi il proprio rap 
presentante fino a quel dì : ma ai 5 ottobre tenuto parlamento, 
vi si pose il partito se conveniva aderire ai pressanti inviti 

di l'io, e fu deciso che si, come già altra volta era stato de- 
liberato ad insinuazione del nobile Luca Grimaldi. Questi e- 
spose nettamente l'incarico ricevuto dal papa, innanzi al suo 
ritorno, di caldeggiare presso il patrio governo l'invio dell 1 at- 
teso ambasciadore, la sentenza presa in senato di spedircelo, 
e mancare ora alla data parola, diceva, sembrargli insana e dan- 
nevole opera ( , ). Il legato tuttavia non si elesse, e Pio II con 
altro breve, che ci manca, venne alle brusche col doge arcive- 
scovo; tanto che a lenire il mal umore dell'uno e stimolare 
l'affettata indolenza dell'altro, il duca di Milano drizzò un amico 
messaggio al Fregoso e anziani della Repubblica, rinfacciando 
loro il silenzio tenuto verso lo scritto papale, e il ritardato 
invio del promesso oratore: cose amendue lesive della pro- 
verbiale fama di pietà e filiale ossequio dei genovesi verso la 
religione e la Santa Sede ( 2 ). 

Contemporaneamente alla lettera dello Sforza scrivevano al 
ligure governo da Bologna tre consiglieri del duca Filippo di 
Borgogna, giunti in quel punto da Roma, ove a nome del loro 
signore eransi indettati col papa sull' armamento dell' esercito. 
E perchè facevangli d'uopo mezzi di trasporto dei soldati , navi 
grosse cioè, marinai e cibarie sufficienti al bisogno, s'indiriz- 
zavano a lui invitandolo a significare il prezzo e le condizioni 
del nolo sui legni genovesi, onde riferirne al principe, e con- 
venuta la mercede, pigliar imbarco in Genova ( 3 ). 

Pressati da tante parti a rompere gli indugii , si riunirono 
finalmente gli anziani in assemblea addi 14 novembre 1463; 
e discusse le varie. proposte, ottenne la maggioranza il voto 

0) Vedi il documento DLXXXIV. 
(*) Vedi il documento DLXXX1X. 
("') Vedi il documento DXG. 



( 160 ) STORIA 

di Luciano Grimaldi, il quale, (raccordo col dottore Battista 
Goano, suggerì s' eleggesse nienr allatto né s' inviasse a Roma 
il legato , perchè egli non sperava niuno buon esito dagli 
ostentati apparecchi guerreschi e trattative del Borgognone col 
pontefice. Buone parole e grazie molte si porgessero al duca 
di Milano , coir avviso che al presente più non si tralascie- 
rebbe di dare convenevole risposta al foglio di Pio II ; cui 
crasi a scrivere senza fallo , ma con singolare riserbatezza nel 
promettere aiuti e chiarire le loro forze navali, acciò caduta 
la lettera in mano di malevoli non interturbasse i loro avvedi- 
menti e interessi. Quanto alla domanda degli agenti di Filippo , 
nulla ostare allo scambio della nota presuntiva delle spese, pur- 
ché si facesse intendere non avere il Comune navi sue proprie, 
i privati bensì, coi quali entrare dovrebbero in accordi ('). 

Indovinò il pensiero dei genovesi il pontefice, e persuaso 
che invano ne attenderebbe ancor a lungo l'oratore, vi spedì 
egli un suo nunzio nella persona di Fabiano di Montepulciano, 
incaricato di presentare al governo la gran bolla di proda- . 
mazione della crociata generale , da lui indirizzata ai sovrani 
e popoli tutti della cristianità il di 22 ottobre 1463, e per 
indurlo a risolversi di prestare mano forte al compimento 
di quella. L'importanza del pontificale editto ne consiglia a 
tenerne apposito discorso. 



III. 



Desso è tale ch'io non esito punto ad annoverarlo fra i 
precipui atti emanati dalla Santa Sede nel XV secolo, e come 
nuova convincentissima prova dello zelo più che umano, in 
ogni tempo, e in quello d'irruzione maornettica in ispeciale 

Cj Vedi il documento DXC1I. 



anno 1463 ( 170 i 

modo, a tutela della libertà religiosa e civile e a sostegno 
della vera fede, spiegato dai papi. La sua lunghezza mede- 
sima in nulla nuoce all' effetto delle parole, e la forza oghor 
crescente della esposta verità, persuade, commove, trascina 
I 1 animo del pio leggitore. 

Prese le mosse dalla caduta di Bisanzio, e mostrato il nobile 
ardire di Nicolò V e Calisto III nel resistere alle vittoriose armi 
del turco conquistatore, lamenta il buon Pio il niun esito sor- 
tito dal congresso di Mantova per lui raccolto; narra le crudeltà, 
le ignominie e le sacrileghe nefandezze dal sultano nei paesi 
sottoposti alla sua dizione commesse; e « nissuno è, ei grida, 
che sorga alla riscossa, aiuti e vendichi la santa causa della 
Chiesa di Dio? Sta essa in duolo e gemiti sommersa, e niuno é 
che la consoli ? I nostri maggiori perderono già Gerusalemme, 
l'Asia e la Libia, a di nostri la Grecia e massima parte 
d'Europa è sopraffatta, la sposa di Cristo confinata in an- 
gusto angolo della terra! Che n'avvenne del Santo Sepolcro? 
Caduto in balìa dei saraceni, loro serve di facile mezzo a 
estorcpiere danaro dai pellegrini! Guai a voi, principi cristiani 
che, colle spade nel fodero, in abbandono lasciate, a balia di 
efferati nemici, i popoli e re vostri fratelli ! Nella capitale del 
greco impero l'ultimo sovrano, Costantino, decapitato e la testa 
recata a ludibrio pel campo : ai principi Rasciani divelti gli 
occhi, in Lesbo moltitudine di giovinetti confitta al palo, il 
re di Bosnia strangolato per mano di Maometto. Eccovene i 
non rari esempi ! E che di più crudele ed inumano non si 
può e deve aspettare dal sanguinario tiranno? E ancor non vi 
movete a pietà di tanti infelici morenti ? 

« Noi no, noi patiremo giammai ! Noi andremo loro in soc- 
corso, noi vecchi, noi deboli voleremo a togliere dalle fauci 
dell'ingordo lupo le pecorelle da Dio affidateci! Non lo te- 
miamo, non ci atterrisce ! Il buon pastore pone 1' anima sua a 
salute del suo gregge. Ma che cosa potremo fare da soli con- 



( 171 ) STORIA 

Èro tanto nembo di nemici? Voi, voi stringe un sacro dovere, 
monarchi, di conferire i pareri, raunare forze, comporre la 
lega, allestire truppe e seguirci animosi all' onorata impresa. 
N'affida già fin d'ora del suo concorso il nobile duca Filippo 
di Borgogna, parecchi regni e repubbliche d' Italia, e massime 
il doge di Venezia, le cui armi di fresco giunte nel Pelopon- 
neso ne segnano la via della vittoria: combatteremo in casa di 
amici che n'agevoleranno il trionfo. A noi sono pure uniti 
per interesse e religione gli Albanesi e i finitimi popoli, cogli 
r/ngari sporti di guerra verso gli ottomani, da essi più volte 
sconfitti : e con tali presidii e sotto il vessillo della santa croce 
infallantemente vinceremo. E fia vero, che ci negherete anche 
questa volta il vostro soccorso? E mentre il decrepito ponte- 
fice, l'inesperto sacerdote brandisce il ferro, s'espone ai ri- 
gori d'inclementi stagioni, alla balìa dei venti, a discrezione 
di feroce avversario, voi robusti di corpo, voi valenti in armi, 
voi assiepati da eserciti, ve ne starete in disparte ad osser- 
vare la fine d 1 una lotta ineguale, combattuta a prò' dei vo- 
stri troni e dell'unica vera fede? ( J ) ». 

Questi e altrettali i sensi del caloroso appello fatto dal papa 
all'universa cattolicità; e Dio volesse fosse stato con qualche 
profitto alla causa della religione e della civiltà ! 



IV. 



L' arrivo a Genova del nunzio apostolico venne festeggiato coi 
soliti onori di giulivo accompagnamento, di gratuito albergo e 
d' offerta di ricchi doni ; al quale uopo destinaronsi quattro pre- 
stanti cittadini, il dottor Battista Goano, i patrizii Ebano Spinola, 
Jacopo Fieschi e Paolo Lodisio Maruffo, e per le spese erogata. 

'; Vedi il documento DLXXXV111. 



ANNO 1463 ( 17 

la somma di cinquanta fiorini ( l ). Ma più che plauso e regali 
voleva Fabiano l'adesione alla crociata dai genovesi: il perché 

fattoci innanzi al supremo consiglio, il doge cioè e gli anziani 
della Repubblica, perorò vivamente la causa della fede, mo- 
strando l'animo fermo del papa nel muovere contro il Inno. 
le concepite speranze d' un generale armamento, le probabilità 
di felice successo, il grave debito dei liguri nel muovere alla 
sacra spedizione, quai docili figli della Chiesa e peculiarmente 
interessati all'incolumità delle orientali colonie. 

E fin qui non durò fatica in persuaderli; solo la diffidenza, 
ch'era grande nei nostri, l'alleanza .dei principi non si com- 
ponesse, fece si che nell'assenso prestato agli inviti di Noma 
addì 23 novembre di quest'anno, vi aggiugnessero due articoli 
o condizioni. Era la prima, che si manterrebbe sul proposito 
un assoluto secreto, e il danaro a tal fine raccolto in niun 
altr' uso si impiegasse. La seconda, che la quota di concorso 
da essi deliberata, avesse esito soltanto se e quando fossero 
certi dell' effettuato armamento dalle compartecipi potenze ( 2 j. 

Decisa a questi patti la cooperazione all'impresa nel gran 
consesso, il cancelliere stese la minuta dalla lettera respon- 
siva all'arringa dell'inviato pontificio, nella quale perché troppo 
chiari forse apparivano i sospetti come le aspirazioni della Re- 
pubblica ( 3 ), cui il giureconsulto Battista Goano insinuato 
aveva di tener con politica accortezza nascosti, si mutò in altra, 
dove con più ornate parole e rettoriche frasi mostravasi ade- 
rire di lieto animo ai paterni suggerimenti di Pio, e la brama 
non celavasi di conoscere i vantaggi che, a riportata vittoria, 
ne risulterebbero alle colonie da essi in quei mari possedute. 
Non vi si omise la consueta scusa delle turbolenze intestine 
e delle esterne guerre, che immiserito avevano il pubblico 

(') Vedi il documento DXC1V. 

( a ) Vedi' il documento DXCV. , * 

Cj Vedi il documento OC. 



( 173 ) STORIA 

erario, non le ingenti spese dianzi incontrate nelle spedizioni 
buriche, come anche la metodica protesta che concorrendo le 
altre corti d'Europa non avrebbero mancato al generale- ap- 
pello. Ciò che di speciale s 1 incontra nella ridetta epistola è 
la preghiera al papa d'un nuovo rescritto, nel quale con meno 
prolissità e maggiore chiarezza, a intelligenza del popolo-, si 
enunciassero le indulgenze da lui elargite a chi porgeva aiuto 
colla spada o col danaro alla crociata ('). Questa risposta poi 
venne annunziata al Santo Padre mediante altro foglio sepa- 
rato, e a volta di corriere trasmesso , in cui si tessè un ma- 
gnifico elogio della eloquenza del nunzio Fabiano, celebrato 
degno discepolo di tanto maestro , che fu per avventura 
lo stesso Silvio Piccolominì, allora -pontefice ( 2 ). 

I- motivi a sollecitare altra bolla, ai genovesi peculiarmente 
diretta, erano tra parecchi altri i due seguenti : il trovarsi 
non pochi ricchi signori in città i quali sarebbono tassati al 
disotto delle loro facoltà, contribuendo, giusta il definito nella 
lettera papale, ìnentr' altri lo erano di soverchio ; e talun 
ceto, come ad esempio le donne (meno le claustrali) non 
eravi compreso, le quali tuttavia potevano e bramavano con- 
tribuire colle loro largizioni, per godere i frutti delle sante 
indulgenze. Desideravasi pur anco che la somma, mercè di 
queste raccolta, servisse pel ligure equipaggio navale; e a ren- 
derla più vistosa fossero compresi nelP editto gli estradioce- 
sani ed i popoli finittimi, cioè piemontesi, savoini, astesi, mon- 
fcrrini e langaschi ( 3 ) ; appunto come in tempi non lontani 
e per simile causa, erasi praticato dal suo antecessore Ca- 
listo III. 

(') Vedi il documento DXCVIII. 
(') Vedi il documento DXCIX. 
( s j Vedi il documento DCI. 



ANNO 1463 ( I74 ) 



V. 



Un altro scopo ancora ebbe il Pontefice nel mandare il 
suo ambasciadore a Genova; quello di consultarne il governo 
sul modo di condurre a buon termine il grandióso armamento 
della flotta destinala all' Oriente. Il dottore Fabiano adun- 
que presentò alla Commissione eletta nel grembo del senato 
per accudire ai negozii della crociata, una memoria colla 
quale sollecitavansi consigli e si chiedevano pareri sul da 
farsi , tanto peli' equipaggio e noleggio delle navi , quanto 
pel vitto e salario dei marinai : e di lutto ciò il prezzo, nel 
caso che in Genova effettuare si dovesse l'apparecchio (*). 

Essendo tal cosa nei voti dei genovesi, si pel lucro che ne 
verrebbe alla loro città , si perchè coi proprii occhi vedreb- 
bono r effettivo o fittizio concorso dei principi cristiani, die- 
dero incarico a privati cittadini e a pubblici ufficiali di ri- 
spondere adequatamente alle richieste del nunzio. Tenuto l'in- 
vito, vi risposero infatti i capitani marittimi Galeazzo Pinelli, 
Bartolomeo Gentile, Oliviero Calvi, Martino Voltaggio con una 
assennata relazione ( 2 ), seguita a breve andare da una seconda 
e terza del leggista Francesco Marchese e Savignone Giro- 
lamo ( 3 ), poi da parecchie altre di commercianti ed ufficiali di 
s. Giorgio, che avendo nelle parti di Levante e della Tauride 
fatto lunga dimora, conoscevanne le condizioni e i migliori punti 
strategici ( 4 ). Sulla base di questi studi e consulti ben esa- 
minati e discussi , compilavasi quindi un memorandum da 
consegnare all'oratore romano acciò lo presentasse alla Santa 
Sede, e ne facesse suo prò l'animoso Pontefice ( 3 ). 

(') Vedi il documento DCII. 
( 2 ) Vedi il documento DC11I. 
( 5 ) Vedi i documenti DGIV e DCV. 
• (') Vedi i documenti DCVI e DCVI1. 
( 5 ) Vedi il documento DGV1I1. 



( 175 ) STORIA 

Le dimando di Pio II non furono né poche, né leggiere; e delle 
principali risposte loro fatle daremo breve contezza. Quanto 
al luogo, tempo e numero delle milizie atte a principiare la 
lotta, suggerivano doversi raccogliere in Ungheria un grosso 
esercito che avesse a minacciare il sultano dal lato di terra 
in quella che Tarmata cristiana lo assalirebbe in mare, e così 
colto simultaneamente dalle due parti non potesse vincere in 
alcuna. Il settembre, per dar agio agli Ungari, essere il mese 
più proprio , e per quel tempo avere in pronto sotto le armi di 
ambo i Iati un dugento mila uomini , somma presso a poco 
eguale alla nemica. Legni alla flotta, bisognare almeno cento 
triremi, navi piccole venti, al celere trasporto dei viveri, e al- 
trettante di grosse, capaci ciascuna di quattrocento combat- 
tenti e molta munizione di polvere ed armi di ogni genere, 
come pur di calce e attrezzi muratorii, con due o tre fabbri, 
creduti utilissimi a preparare in terra le difese ; navi one- 
rarie, quante occorressero all'uopo del vettovagliare l'esercito 
e trasferire da un luogo all'altro i soldati. 

Le cibarie aversi a prendere nei paesi vicini al teatro della 
guerra , cioè il frumento in Sicilia, Puglia o altro scalo dell'A- 
driatico: carne e formaggio in Sardegna; ma di biscotto e legumi 
aversene a procacciar tal copia che mai possa venir meno : ca- 
gione funesta di disastri nelle spedizioni precedenti. Quale sito 
meglio adatto a radunarvi le forze tutte della cristianità sugge- 
rivano un porto di Metellino assai spazioso, e capace di molto 
naviglio, ricco d'acqua potabile e legname (cose necessariissime 
ad un armata navale) nei suoi pressi, vicino al turco, posto 
sulla via del combattimento e sotto molt' altri aspetti ancora gio- 
vevole all'impresa. La quale poi a loro avviso avrebbesi a 
cominciare coli' espugnazione di Gallipoli, rocca di suprema 
importanza al sultano, vero arsenale di bellici apparati, bi- 
remi e triremi, che caduto una volta in balìa dei crociati 
(era appunto sprovvisto di cinta e muro, escluso il castello) 



anno 4463 ( 176 ) 

s'affievolirebbe assai l'ardire dei turchi, De più potrón gome 

per lo innanzi ritrarne genti, viltuarie ed armi. 

Altri consigli ancora porgeva in quella scrittura al Papa 
il ligure senato e larghi patti di concorso , ove la flotta in 
(ìenova stessa venisse a rifornirsi ed equipaggiarsi: patti e 
consigli che, come si vedrà, non ottennero ascolto in Roma . 
ondechè' accaduta fatalmente nel successivo anno la morte 
di Pio II, tutto andò in dileguo, con vantaggio indescrivibile 
di Maometto che spinse ognor più le audaci sue conquiste nel 
cuore dell'Europa. 



DOCUMENTI 



DOCUMENTO DLXXXI. 

Surrogazione di Federico Spinola e Jacopo Pozzo ad Adamo D'Oria e Barto- 
lomeo Luxoro, nelP ufficio delle indulgenze in favore di Caffa. 

1463, 41 febbraio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1462-1467) 

(fol. 39) 



* MCCCCLXIII die XI februarij. 

Magnifici domini protectores comperarum sancti georgij in legitimo 
numero congregati, informati negotia ad res indulgentie minus dili- 
genter curari et exequi quam exigit debiturn hujus pie rei. et scientes 
adam de auria unum offìcialium qui fuerunt electi ad res illas re- 
stringendas. et ea agenda que incumbebant suo officio, raro ad urbem 
venire, et bartholomeum de luxoro etiam unum dictorum offìcialium 
tepidisse vacare illi officio: volentes prouidere de duobus officialibus 
qui diligenter exequantur officium suum. et una cum marcelino marruffo 
et johanne baptista gentile, reliquis duobus officialibus. exequantur ea 
que ad illum officium pertinent. confisi de prudentia et diligentia fre- 
derici spinule q. blasij et jacobi de podio calzolarii. surrogauerunt 
eosdem. (sottintendi videlicet) blasium loco dicti ade et jacobum loco 

Società Ligure. St. Patria. Voi. VII, P. I. 12 



anno 1463 ( 478 ) 



dicti bartbolomei. dante eisdem duobus et marce-lino et johanni 
baptiste eara baliam quam soliti Bunt babere officiale» Buper negotijs 

diete indfllgentie electi. 



DOCUMENTO DLXXXII. 

Pio II concede plenaria indulgenza in forma di giubileo ;ii fedeli che concorre- 
ranno, colla persona o colle largizioni, al l'istauro delle mura od al sollievo 
di Caffa , minacciala dai turchi e dai tartari. 

4463, 2!) giugno 

(August. Theiner: Vetera monumenta slauorum meridionalium 
liistoriam illustrantia etc. Tom. I. pag. 464) 



Pius episcopus etc. dilectis filijs protectoribus comperarum sancti 
georgij ciuitatis janue. salutem etc. 

Cum in desiderijs cordis nostri illa precipue versetur cogitatio ut- 
quantum humano Consilio fieri potest. nephandissimis conatibus infì- 
delium resistatur. ea libenter ordinamus et querimus. que ad defen- 
sionem christifidelium et repressionem dictorum infidelium spectare 
videntur. Cum igitur fide dignorum relatu intellexerimus inhumanis- 
simos christiani nominis hostes turchos et-tartaros unanimi consensi! 
deliberasse et statuisse preclaram urbem capham. aliaque loca orien- 
talia dominio januensi subjecta. de proximo inuadere et occupare, ut 
fideles ex illis partibus eradicentur. vosque ad ciuitatum et locorum 
eorumdem defensionem terra marique prouisiones possibiles continuo 
faciatis. ceperitisque ciuitatem ipsam cingere muro fossa et barba- 
cana. ut magis secura ab hostium impetu reddatur. in quibus maximis 
expensis opus est. nec ad presens in totum supplere valeatis propter 
afflictiones ciuitatis vestre: Nos quantum possumus de thesauro 
coristi jhesu domini et redemptoris nostri vobis prouidere volentes. 
uniuersos et singulos de locis et prouineijs brasonij. sabini, bistricie. 
sacole et septemscamini. et in dictis locis commorantes seu negotiantes. 
incolasque et liabitatores dictorum locorum et prouinciarum utriusque 
sexus. etiam clericos seculares et reeiilares. tam in dictis locis et 



f 1 79 ) DOCUMENTI 



prouincijs. quam alibi ubicumque fcerrarum habitantes vel ncgotiantes. 
cujuscumque dignitatis. status, gradus. ordinis. conditionis et prcbe- 
minentie existant. obsecramus in domino et per viscera misericordie 
dei nostri exortamur atque requirimus. ut prò ciuitatis illius et lo- 
corum supraseriptorum defensione auxilio et fauore. et maxime prò 
eonstructione dictorum menium velint personaliter. siue de bonis ac 
facultatibus sibi a dei collatis larga manu et libenti animo prolùdere, 
recepturi a pijssimo deo nostro bonorum omnium remuneratore in 
presenti seculo babundantiam gratiarum. et post finitum Immane con- 
ditionis cursum gloriam f elici tatis eterne. 

Nos enim de omnipotentis dei misericordia ac beatorum petri et 
pauli apostolorum ejus auctoritate confisi, omnibus illis qui aut per- 
sonaliter accedent et manserint mensibus quatuor prò defensione loci 
illius capbe. etiamsi eundo ipsos in itinere forte mori contingeret. 
aut vobis aut ministris ecclesiasticis per vps deputandis decem ilorenos 
ami de camera, singuli videlicet eorum. prò diete ciuitatis tutela aut 
dictis muris construendis persoluerint. vel centesimum bonorum que 
possident. et clerici si decenter beneficiati essent. vicesimam annuorum 
reddituum suorum. si vero nobiles artifìces vel mercatores mediocri- 
ter opulenti ac etiam diuitea fuerint. vicesimam annui introitus siue 
lucri, etiam per industriam acquisiti, si autem clerici exigue benefi- 
ciati et artifices ac mercatores paucorum lucrorum personaliter acce- 
dere nequeuntes. de facultatibus suis juxta prudentiam dictorum ec- 
clesiasticorum per vos deputandorum pia manu erogauerint. auctori- 
tate apostolica tenore presentium indulgentiam et remissionem ple- 
nariam suorum peccaminum concedimus. casibus infrascriptis dumtaxat 
exceptis. eamque impartimur que in anno jubileo proxime elapso hijs 
qui venerunt romam. siue existentibus tempore cruciate in subsidium 
terre sancte. tam per fel. record, nicolaum papam v. quam per alios 
romanos pontifices concessa fuit. et quam ipsi ex concessionibus bu- 
jusmodi consequi quomodolibet potuerunt. 

Predictis vero necnon ceteris de terris et locis predictis. qui nec 
personaliter ire nec subsidio hujusmodi persoluere potuerunt. sed prò 
facultatum suarum modulo, juxta eorum conscientias prouidi confes- 
soris Consilio formatas. buie pijssimo operi pecunias arma vel alia 
bona contribuerint. ut confessor idoneus secularis vel cujuslibet ordinis 
regularis. quem quilibet ipsorum duxerit eligendum. confessionibus 
<uis diligenter auditis. prò eatenus commissis excessibus atque de- 



ANNO 



1463 ( 180 ) 



lictis. etiam in casibus sodi apostolico reseruatis. semel tantum 

bitarn absolutioncm iinpendcre et injungere penitentiam salutarem. 
necnon si id humiliter pctierint. ipsos a quibuscumque exeommuniea- 
tionum suspensionurn irregularitatum. preterquam ex voluntario horai- 
cidio et bigamia contractis. et interdicti alijsque sententijs censuris 
et penis ecclesiasticis a jure vel ab nomine promulgatis. si quibus 
forsitan irretiti existant. exclusis tantummodo hijs qui contra apo 
licam sedem et terras ecclesie immediate subjectas armati venissent. 
necnon omnibus et singulis qui de crimine heresis judicialiter conuicti 
et condemnati fuissent. ac quibuscumque qui presbiteros occidissent 
seu qui episcopum suum occidissent vel membro aliquo mutilassero, 
injunctis sibi prò modo culpe penitentia salutari juxta ejusdem con- 
fessoris discretionem. ac satisfactione per eundem confessorem districte 
imponenda. maxime hijs qui vetita infìdelibus saracenis et turchis 
detulerunt. absoluere et super irregularitatibus hujusmodi dispensare, 
omnibus suprafatis personis vere penitentibus et confessis in mortis 
articulo plenariam omnium peccatorum suorum. de quibus corde con- 
triti et ore confessi fuerint. indulgentiam et remissionem eis in sin- 
ceriate fldei. unitate sancte romane ecclesie ac obedientia et deuo- 
tione nostra et successorum nostrorum romanorum pontilìcum cano- 
nice intrantium persistentibus concedere prefata auctoritate valeat. 
facultatem et licentiam plenas et liberas elargimur. Sic tamen quod 
idem confessor de hijs /le quibus fuerit alteri satisfactio impendenda. 
eam sibi per se ipsos. si superuixerint. vel per alios si tunc forte 
transierint. faciendam injungat. quam ipsi facere teneantur. 

Volumus quoque quod patres et matres familias qui ejusmodi sub- 
sidium impenderint. easdem indulgentias et remissiones etiam prò 
uxoribus et liberis ac familia domestica, si prò eisdem mediani dati 
a se muneris persoluerint. consequantur. Quodque etiam ipsi per vos 
deputandi clerici seculares vel regulares de quibuslibet male ablatis 
incertis. etiam usuram sapientibns. cum supranominatis et eorum quo- 
libet debite componere et hujusmodi composita in idem pium opus 
conuertere. eosdemque eadem auctoritate apostolica absoluere possint 
et valeant. prout fuerit opportunum. volentes nichilominus quod si ex 
compositione hujusmodi a quoquam forsitan ultra centum florenos 
auri de camera per vos exigi contigerit. dimidia ejusdem pluris ad 
cameram apostolicam. reliqua vero ad vos in hujusmodi opus con- 
uertenda pertineant. Omnes. quoque qui vota peregrinationis cujus- 



( 181 ) DOCUMENTI 



cannine et quecumque alia vota, proterquam religionis ingressus. li- 
miuum apostoloruia. beati jacobi in compostella et ultramarina emi- 
sissent. ut confessor suus ipsos tantum in pecunia soluentes quantum 
arbitrio confessoris prò voti qualitate et conditione videbitur contri- 
buente, absoluere similiter valeant. eodem tenore damus potestatem 
et similiter facultatem. 

Ceterum ut hanc rem ad optatimi necessariumque effectum per 
idoneos ministros perducere possitis. deuotioni vestre ut ex Consilio 
dilecti fili) jacobi titilli sancti chrysogoni presbiteri cardinalis pa- 
piensis viros religiosos doctos et idoneos. sacerdotes et ecclesiasticos 
prudentes et fideles. qui has litteras secum deferentes verbum do- 
minicum predicare et populos ad auxiliorum contributionem exhortari 
possint: et insuper ministros ex viris ecclesiasticis siue religiosis 
ordinis quorumcumque. quos idem cardinalis ad hoc idoneos declarare 
et per litteras suas vobis designare decreuerit. qui ad percipiendas 
supradictis omnibus modis pecunias et res per se ipsos. aut a se 
ipsis substituendos percipere ac vobis dare, deferre aut mittere debeant. 
deputare valeatis concedimus per presentes. Quibus quidem religiosis 
et ecclesiasticis predicatoribus seu ministris in hoc exercitio per 
quatuor menses laborantibus. necnon vobis protectoribus scribisque 
et offieialibus circa prouisiones hujusmodi similiter operantibus. ac 
legato seu oratori qui ad hos impetrandos ad nos accessit et plurimum 
laborauit. ut confessor quoque quem ipsorum et vestrum quilibet du- 
xerit eligendum semel in vita et in mortis articulo plenariam remis- 
sionem eis et vobis. ut prefertur. concedere valeat. simili modo con- 
cedendum duximus: et insuper deputandis per vos ac substituendis 
predictis ecclesiasticis. ac ipsorum cuilibet. ut super confessionibus 
predictis testimoniales litteras. que manu ipsorum subscripte. vel 
etiam vestro et ipsorum deputandorum sigillo sunt signate. ubilibet 
plenariam et integrata, fideta faciant. libere et licite tradere possint 
et valeant. harum serie concedimus. 

Volentes atque mandantes has nostras litteras tribus annis. prima die 
mensis septembris proxime venturi incepturis. inuiolabiliter obseruari. 
ac supradictis tenore et auctoritate deoeruentes. omnes et singulos 
ex supradictis aut alijs quibuscumque. qui pecunias aut res vigore 
harum litterarum nostrarum quomodolibet perceptas. in alios usus 
quam hujusmodi subsidij contra infideles. et ut supradictum est con- 
uerterint. ministrorum et nunciorum vestrorum expensis et salarijs 



I 182 ) 

dumtaxat exccptis. excommunUationie penam Lneurrere. a qua ni-i 
a sede apostolica ex causa expressa absolutionia beneocium oequeani 
reportare. Non obstaatibus suspeasionibas indulgentiarum tana per bob 
(inani felicis recordat. aicolaum v et calistum m romanos ponti ficea 
predecessores nostrofl sub quacu.mq.ue verborum forma faetis. sub 
quibus presentes litteras et indulgentiara decreuimus et declamimi s 
non fuisse nec esse comprehensas. ceterisque contrarijs qtlbuscumque. 
Nulli ergo ctc. nostrorurn obsecrationis. exhortationis. requisitionig. 
concessionis. impartitionis. elargitionis. dationis. constitutienis. man- 
dati et voluntatis infrangere etc. Si quia autem etc. Datum rome apud 
sanctum petrum anno etc. m. ecce, lxiii. tertio kalendas julij. pontili 
catus nostri anno quinto. 



DOCUMENTO DLXXXIII. 

Elezione generale dei consoli e ufficiali dello colonie (auriche. 

1463, 28 settembre 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 35 v.) 

* MCCCCLXIII die mercurij XXVIII septembris. 

Cum propter distantiam regionis et rerum occurrentia visum sit 
dominis protectoribus comperarum sancti georgij anni MccccLxsecundi. 
quibus vicissitudo contingit. procedendum esse ad electionem consulum 
caffè et aliorum officialium maris pontici rlitionis sue. accedentibus 
ad hujusmodi opinionem exhortationibus et commemorationibus non- 
nullorum ciuium propter rerum occurrentiam anticipare et preocu- 
pare tempus. ut ad eam ciuitatem eligendi accedere valeant tempore 
opportuno, proposita opinione eorum magniflcis dominis protectoribus 
dictarum comperarum hujus anni, approbantibus eorum opinionem. 
de mandato eorundem dominorum protectorum conuocata sunt officia 
annorum predicti MccccLxsecundi et MccccLxprimi. que una cum ipsis 
dominis protectoribus presentis anni congregata jauuc in palatio de 



I 183 ) DOCUMÉNTI 



mari in camera magna solite residentie oflìcij sancti georgij. et quo- 
rum congregatorum nomina sunt hec: 

■ 

Ex OFFICIO ANNI PRESENTIS 

D. Lucianus do grimaldis Guirardus de goano 

Manuel saluaigus Johannes justinianus q. ambrosij 

Marcus de marinis Octobonus scalia et 

Lucas pinellus Jeronimus de sale. 

Ex OFFICIO ANNI DE LXII 

nomina illorum qui his fuerunt presentes sunt hec: 

D. Dominicus lomelinus prior Andronicus de francis 

Edoardus de auria Matheus de bracellis 

Jacobus cigalla Antonius boconus et 

Johannes baptista gentilis Antoniotus de cabella. 

Ex OFFICIO ANNI MCCCCLXPRIMI 

nomina illorum qui affuerunt sunt hec: 

D. Jacobus de guizo prior Filippus spinula q. ambrosij 

Tobias gentilis q. d. damiani surrogatus loco johannis fran- 

Johannes franciscus parmarius cisci spinule 

Bartolomeus de parma Jacobus de placentia et 

Nicolaus de marinis Johannes baptista de grimaldis. 

Horum autem nomina posita in cedulis xxim. illisque repositis in 
saculo juxta formam regule. et ex eis ad sortes extracte sunt apo- 
disie in quibus erant scripta nomina infrascriptorum. videlicet: 

Manuel saluaigus Andronicus de francis 

Filippus spinula q. amb. Johannes justinianus q. amb. 

Johannes baptista gentilis Antoniotus de cabella et 

Johannes baptista de grimaldis Jeronimus de sale 

octo electores consiliariorum et participum. ex quibus sexaginta aco- 
loriti conuocati et congregati sunt loco suprascripto- et eorum nomina 



ANNO I 463 



( 184 ) 



scripta fuerunt in scxaginta cedulis. ex quibus in quatuor saculetis 
ad sortes extracte sunt apodisie Laftrascriptorum viginti mi aeolori- 
torum. sortizatione precedente, et predicta faciente domino manuele 
saluaigo priore, et etiara duodecirn extracte sunt prò respectu pre- 
cedente. 

Quorum xxim nomina sunt hec. videi 



Ambrosius pinellus 

Thomas gentilis q. d. damiani 

Lazarus de auria 

Ciprianus spinula q. d. petri 

Leonardus de viualdis 

Fredericus centurionus 

Johannes baptista de flisco 

Angelus lercarius 

Filippus lomelinus 

Lodisius de grimaldis q. andr. 

Ambrosius de marinis 

Paulus baptista caluus 



Lucianus de rocha 
Nicolaus de furnarijs 
Marcus de ponte 
Leonardus sauli 
Dominicus de poncho 
Leonardus de multedo 
Urbanus jocia 
Johannes de inurea 
Jeronimus stella notarius 
Christoforus de untio 
Lucas de clauaro et 
Christoforus de saluo notarius. 



Nomina duodecirn prò respectu sunt hec: 



Bartholomeus gentilis 
Simon de nigrono 
Cataneus cigalla 
Bonifacius lomelinus 
Johan. ambrosius de marinis 
Lucas saluaigus 



Paganus de prementorio 
Nicolaus rex 
Marcelinus marruffus 
Dominicus de oliua 
Antonius de casana et 
Franciscus de nazarijs. 



Quibus lecta fuit regula et ab eis sigillatim acceptum est juramen- 
tum. tactis eorporaliter scripturis. coram prefatis dominis octo electo- 
ribus ipsorum. Qui octo seorsum discedentes hortati sunt ipsos do- 
minos xxmi et duodecirn ad electionem bonorum officialium. 

Et ipsi domini xxmi primum intellectis nominibus singulorum re- 
quirentium ea officia, de quibus infra, peruenerunt sub judicio calcu- 
lorum et elegerunt infrascriptos ad infrascripta officia, qui pre ceteris 
obtinuerunt ad dictos calculos. juxta formam regule. Et primum in 
dei nomine elegerunt : 



( 185 ) DOCUMENTI 



Consules massarios et prouisores caffè 
Gregorium de reza coloris nigri mercatorem. qui primus esse debet. 
inuentis calculis viginti uno albis. reliquis nigris. Die xvm nouembris 
dictvs gvegorius corani m. o. s. gM accentando jurauit. 

Johannem rentium de cabella. album artiflcem. qui debet ipsius 
successor esse, inuentis calculis decem nouem albis. reliquis ut supra. 
Die xxn nouembris jurauit ut supra. 

Cale-cium de guizulfls tertium. nobilem album, inuentis calculis 
decem nouem albis. reliquis ut supra. 
Ad consulatum soldaie et cetera officia ipsi spectantia ad solitum: 
Antonium de borlasca jacobi. artiflcem album, inuentis calculis albis 
viginti. reliquis nigris. 
Ad consulatum cimbali et alia officia ad solitum ipsius consulatus : 
Jacobum de cazanoua q. jacobi. mercatorem album, inuentis calculis vi- 
gintiduobus albis affirmatiuis. reliquis duobus nigris. Jurauit accentando. 
Ad capitaneatum burgorum caffè 
Johannem imperialem. nobilem album, inuentis calculis albis viginti 
duobus affirmatiuis et duobus nigris reprobatiuis. Recusauit. Electus 
est Johannes de auria q. moruelis. 

Ad capitaneatum antiburgorum 
Lodisium italianum. nobilem album, inuentis calculis albis sexdecim. 
reliquis nigris. Recusauit. Electus fiat jeronimus squarsaficus q. ant. 
Ad ministrariam caffè 
Guilelmum centurionum. nobilem nigrum. inuentis calculis albis vi- 
ginti. reliquis ini nigris reprobatiuis. Jurauit accentando. 
Ad consulatum tane 
Bartolomeum de magnasco. coloris mercatoris albi (sic), inuentis cal- 
culis sedecim albis affirmatiuis. reliquis nigris. Juraidt accentando. 
Ad castellaniam sancti constantini 
Lodisium de francis quondam andree. mercatorem nigri coloris. in- 
uentis omnibus calculis albis. 

Ad portam cajadoris 
Pelegrum erenam fllium antonij. coloris mercatoris albi, inuentis 
calculis albis vigintiduobus. reliquis nigris. Non accentauit. Die xvu 

decembris mcccclxiiii electus est (non si canisce affatto). 

Ad capitaneatum orgusiorum 
Soldanum cataneum. inuentis omnibus calculis albis. Die xvm no- 
uembris accentando jurauit. 



( 186 l 

Ad castelaniam soldaie 
Jacobum bondenarium. mercatorem coloris nigri. inuentis cai 
viginti uno albis. reliquia nigris. Die vai decembri» aceeptando jurauit. 
Ad castelaniam cimba! i 
Antonium de rapalo, mercatorem coloris albi, inuentis calculis albis 
viginti tribus et uno nigro. Die vira deeembris aceeptando jurauit. 
Ad capitaneatum gotie 
Anfreonum cataneum. nobilem album, inuentis calculis viginti uno 
et tribus nigris. Aceeptando jurauit. 

Ad scribaniam massarie caffè 
Antonium de boz.olo quondam (manca), inuentis calculis albis afflr- 
matiuis sedecim et nigris reprobatiuis octo. Aceeptando juramt. 

* Die III octobris. 

Ad officium jhagatarie herbarum legnaminum et carboni 
Nicolaum de camulio bernardi. Jurauit aceeptando. 

* Die II januarij MCCCCLXIIII. 

Ad officium ponderis coparij sine alio stipendio 
Antonium papauarum. iturum cum vicario electo. inuentis omnibus 
octo calculis. electum ab officio de lxiii. quod jampridem prò anno 
uno elegerat. 



DOCUMENTO DLXXXIV. 

Consulto di Stato sulla convenienza di mandare un' ambasciata al Papa per le 
cose d'Oriente e gli apparecchi della crociata contro il turco. 

U63, 5 ottobre 

(Diuersor. Comm. Janue, ann. 1463-1465, segnato X, 1013, 88, 

nell' archivio governativo ) 

* MCCCCLXIII die V octobris. 

Cum ad conspectum reuerendissimi in christo patris et domini, do- 
mini pauli dei gratia archiepiscopi januen. et ducis illustris ac populi 
defensoris. et magnifici consilij dominorum antianorum communis janue. 
vocata fuissent magnifica officia monete, quod tamen consultationi non 
affuit. octo rerum chiensium et sancti georgij et preter ea ciues fere 
ducentum. ibique propositum fuisset sub his verbis : 



( 187 ) DOCUMENTI 



Segnoi. voi deuei hauei inteixo che più J orni fa se fé consegio in 
Io quale fu deliberao mandare unna ambaxa a roma a requesta de lo 
papa lo quale mostraua et mostra volci prouei a le cosse turchesche. 
et se rescrisse a la sanctita sua che noi manderesimo et non sereimo 
de li ultimi. E le già morti jorni et per li auixi chi se ham già molte 
ambassae sum a roma per questa caxon. cossi corno lo papa ha re- 
questo per tale caxon. et essendoghe le altre ambaxae et hauendo noi 
rescripto de mandar, chi non mandase ciascun pò intende che manca- 
mento sereiua. o se faeto raxon de grosso che questa ambaxa non 
costerà manco de lìorin mille incirca, si che parendone che questo 
effecto se faza. voi hauei a recordar la forma de unde se de trare li 
denari perche a lo" resto se prouedera legeramenti. 

Et cum multi assurgere et sententiam dicere jussi fuissent. omnesque 
fere in imam sententiam conuenirent. tandem collectis vocibus com- 
portimi est sententiam spectati legumdoctoris domini luce degrimaldis. 
in quam voces quinque supra quinquaginta conuenerunt. ceteris pre- 
ualuisse. et sic prò decreta habitam fuisse. Is quidem sponte assur- 
gens dixit eo quia rome nouissime fuerit. videri sibi quod eum deceat 
ea referre que enarraturus est. Sibi roma discedenti sanctissimum 
dominimi nostrum enixe et verbis efflcacibus imposuisse ut transmit- 
teremus legationem nostram. quemadmodum tunc retulit idem dominus 
lucas in Consilio quando redijt. Hinc preterea beatitudini sue scriptum 
fuisse quod legationem raitteremus. non destinare illam. videri sibi 
quod merito sanctitas sua id moleste feret et existimabit fuisse a 
nobis delusam. quod maximum onus nobis afferre potest. et ob id vi- 
deri sibi quod legatio deligatur. Sed quum non possit amplius in tem- 
pore dimitti. ftendam fore nouam deliberationem quod dieta legatio 
decreta sit prò roma udine aut eo loco in quo de hujusmodi negotijs 
tractari contingat. Et quoniam afflrmatum est discessisse hinc beri 
idoneam personam prò roma, bonum sibi videri ad illam nuncium 
transmittere cum litteris credentialibus et instructionibus que excu- 
sationem nostram faciat sanctissimo domino nostro, et quemadmodum 
legationem delegimus que in expeditione accedendi erat. nisi superue- 
nisset quod res dilata et prò alio loco quam roma decreta fuerat. et 
si aliter fiat posse maximum onus expectari. 



anno 1463 ( I88 ) 



DOCUMENTO DLXXXY. 

Polente di vicario consolare di Caffa per un anno, data al dottore Leonardo 
Glierardi di Pietrasanta. 

1463, 15 ottobre 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 
(fol. 97 v. ) 



Formala consueta e ritenuta del tredicesimo mese, eoli' aggiunta se- 
guente: Ultra ordinarium salarium cura additione summorum viginti 
caffè in anno habendorum ex condemnationibus faciendis per vos con- 
sulenti seu ipsum vicariura. et illis deficientibus ex alia pecunia mas- 
sarie. Data janue mcccclxiii die xv octobris. 



DOCUMENTO DLXXXVI. 

Patente di ufficiale della jagataria delle erbe, legname e carbone in Caffa, 
data per due anni e due mesi a Nicolò Camogli di Bernardo, dopo Francesco 
Loreto, in ricompensa del suo ritorno a Caffa per via di terra con lettere 
dell'Ufficio. 

1463, 21 ottobre 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 98) 



Dice: de ducatis quinquaginta mutuatis episcopo cimbalensi vobis 
nostro nomine soluendis. conuersuris in dieta laboreria murorum caffè, 
faciatis vos creditores. Nel resto è la forinola solita. Data janue 
mcccclxiii die xxi octobris. 



( 180 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO DLXXXVII. 

Patente di capitano della Gozia data per mesi tredici ad Anfreone Cattaneo» 
dopo Francesco De Mari. 

1463, 21 ottobre 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(Col. 98) 

Formola e ritenuta consuete. Data janue mcccclxiu die xxi octobris. 



DOCUMENTO DLXXXVIII. 

Gran bolla di Pio II, colla quale indice la crociata generale alle potenze e al- 
l' universo popolo cristiano contro il turco. 

1463, 22 ottobre 

(Diuersor. Cornili. Janue, ann. 1463, segnato X, 1012, 87, 
nell' archivio governativo ) 



Pius episcopus. seruus seruorum dei. uniuersis et singulis christi 
fidelibus. salutem et apostolicam benedictionem. 

Ezechielis profete magni sententia est. venientem gladium nisi ah- 
nuntiauerit speculator. animarum que perierint sanguinem de manu 
ejus requirendum fore. Quod veriti sancte memorie predecessores 
nostri nicolaus v et calistus ni. ab eo tempore quo turchorum ef- 
ferata rabies constantinopolim expugnauit. venturum ad interiora 
christianitatis hostilem gladium clamare non cessarunt. commonere 
christianos principes ac populos quanto in periculo esset nostra re- 
ligio, nisi occurreretur hostibus prius quam amplius inualescerent. 
suasere ut arma sumerent. defensionem catholice fidei subirent. furen- 
tibus bestijs obuiam irent. nec- sinerent immanem draconem maho-. 
metem fideles deuorare animas. Videbant ferocem illius animum oc- 
cupata constantinopoli minime quieturum. cujus inexplebilis esset 
dorainandi cupiditas. nec dubium quin orientali subacto imperio ad 
occidentale aspiraret. 



\nno 1463 ( 190 ) 

Annuntiata est in tempore futura calamita», sed non est eredita. 
non fuerunt audite sanctorum pastorum voce.-, utiles admoniti 
surda pertransiuit aure christianus populus. Hungari tantum sub Ca- 
listo vigilantes arma sumpserunt. qui de tuendo regno solliciti dum 
suos flnes obseruant custodiunt nostros. Ex ipsis ungaris ac theoto- 
nibus et alijs vicinis non pauci. quamuis magna ex parte pauperei 
et secundum seculum ignobiles. incliti vero in conspectu dei. cr 
domini assumpserunt et magno in hostes spiritu perrexerunt. Quorum 
potissime ausibus apud albana grecam. quam nostri belgradum vocant. 
turchorum ingentes copie prodigate sunt. et mahometes ille terribilis 
ac ferox turpem arripuit fugam. Nationes alie tanquam niliil ad eos 
turchorum facta pertinerent. in suis sedibus quiete manserunt. 

Nos deinde, sicut domino placuit. quamuis indigni tanto munere. 
Calisto successimus.jqui mox in apostolatus initio mantouanum conuen- 
tum indiximus. in quo de communi utilitate communibus christia- 
norum consilijs ageremus. Venit in mentem quod per ysaiam pro- 
plietam scribitur: super montem excelsam ascende tu qui euangelizas 
jerusalem. exalta noli timere. Dictum id nobis putauimus. satisfe- 
cimus. ut arbitramur. precepto. affuimus in tempore preflnito. non 
sine sumptu et labore graui. ostendimus fidelibus christianis vulnera 
sua et quantum passi fuerant et que passuri videbantur. nisi seipsos 
aduersus turchos defenderent. Clamauimus quasi tuba, exaltauimus 
vocem nostrani, audiuit omnis ecclesia sed non exaudiuit verba no- 
stra. Non fuit plus ponderis nostris quam predecessorum nostrorum 
vòcibus. frusta conati sumus. in cassum abiere labores. 

Interea quantum creuerint turchorum vires difficile dictu est. au- 
ditu miserum. A mari pontico usque ad amnem sauum et ab egeo pe- 
lago usque ad danubium. nobilissimasque interjacentes prouincias sue 
possessionis fecere. Transiuerunt et ipsum danubium. valachieque ma- 
gnam partem occupauerunt. penetrauerunt et sauum atque agros un- 
gane longe lateque vastauerunt. Hoc anno bosnam inuaserunt. uniuer- 
sumque regnum sibi subjecerunt. et insulam lesbon. 

Quanta vero crudelitate in subactis urbibus ac prouineijs uti sint. 
.horret auris audire. In constantinopoli grecorum imperator obtrun- 
catus est et caput ejus hasta suffixum per castra delatum. Rascianis 
principibus eruti sunt oculi. in lesbo multitudo puberorum palo trans! 
fixa. in bosnia regem qui salutem pactus sese dederat cum patruo suo 
ìnahomotes ipse. bumano sanguine insatiabilis. sua manu ut fertur 



( l'.M ) DOCUMENTI 



jugulauit. Quis nobiles viros. quis sacerdotes commeniorauerit ad 
cedeni raptos. senes ac juuencs in plateis immanissime trucidatos? 
Ubiquo cruor cesorum visus, ubique morientium gemitus auditus. 
nulla retierentia matronarum. nulla virginum. Fedum relatum est 
quautuni hoc genus houiinum in libidinem sit immersum. cui omnes 
tbominationes gentium pseudopropheta. quem venerantur. indulsit. 
Quid de sacrosanctis ecclesijs dixerimus? Templum illud sancte so- 
bhye. justiniani opus toto orbe memorabile, mahometeis spurcitijs re- 
Beruatum est. reliqua sacraria aut dirrupta sunt aut polluta. altaria 
disjeeta atque protrita, imagines sanctorum dolete aut luto fedate. 
nulla saluatoris christi aut gloriosissime matris ejus statua sine sin- 
golari probro dimissa. simulachrum crucifixi per derisionem in ca- 
stra delatum. saxis et luto petitum. et tandem in ceno relictum ! 

domine deus venerunt gentes in hercditatem tuam. polluerunt 
templum sanctum tuum. posuerunt morticina seruorum tuorum escas 
volatilibus celi, carnes sanctorum tuorum bestijs terre, effuderunt 
sanguinem eorum et non erat qui sepeliret. Quamuis non potest ledi 
tua majestas nec tua gloria minai, decet nos miseros christianos que 
tuam veluti in contumeliam flunt. totis conatibus auertere atque ul- 
cisci. Non tulit pliinees adulterantem zambri. sed zelo incensus domini 
madianite scortum et illuni interfecit. Vidit mathatias sacrilìcantem 
ydolis ebreum. et doluit et contremuerunt renes ejus. et accensus 
est furor ejus secundum judicium legis. et insiliens trucidauit eum 
super aram. 

Sed quis est zelus noster. que cura religionis? Basphematur sancta 
trinitas. conculcatur euangelium. sacra nostra prorsus abijciuntur. 
christianum ì.omen funditus eradicatur. et subticemus. Nemo est qui 
prò communi salute assurgat. stat mater ecclesia dolens et gemens. 
et non est qui consoletur eam. Et quid dici de nobis potest infeli- 
cibus christianis nisi propheticum illud : facti sumus obprobrium vi- 
cinis nostris. subsannatio et illusio ijs qui in circuitu nostro sunt? 
Majores nostri jerosolimam perdidere et omnem asiam ac libiam. 
nostro tempore grecia est aniissa et europe maxima pars, in an- 
gulum orbis rédacta christianitas est. dei et domini nostri ihesu 
christi sepulchrum. nisi saraceni velint. videre non possumus. que- 
stus causa nobis illud ostendunt. Patriarchales sedes veneratu dignis- 
sime. constantinopolitana. anthiochen. alexandrinen. et jerosolirnitana 
-eruitutis oppresse, aut a saracenis occupantur aut a turchis. 



anno 1463 ( 192 ; 

non sine dedecore atque ignominia christiani nomini-. Romanam <■<■- 
clesiam. matrem omnium fidelium ac magistrata, qnam boati apostoli 
petrus et paulus suo martirio dedicarunt. nunc nobis eripore maho- 
metes interminatur. et faciet. nisi tandem excitamur a somno et 

conatus ejus studemus eliderò. 

Ve vobis christianis principibns. ve vobis ! Ut quid nati sumus vi- 
dere contritionem populi nostri et contritionem religionisl Videmus 
fratres nostros in manus inimicorum rapi et diuersis excarnifìcari 
supplicijs. et non mouemur. Videmus in dies christianorum prouincias 
ab infldclibus inuadi. et non angimur. sed in domo quiescirnus. Quot 
jam regna ab euangelio sunt aliena? que gens jam non hereditauit 
terram domini et non obtinuit spoliaejus? Siue orientem respicimus. 
siue meridiem. siue in arcton vertimus oculos. omnis ecclesie compo- 
sitio ablata est. ancillam videmus que fuit libera et domina gentium. 
Ecce sancta nostra et pulchritudo nostra et claritas nostra magna 
ex parte desolata, coinquinauerunt eam turchi et saraceni et alie 
fedissime gentes. Quid nobis adirne viuere. nisi cogitemus de tanta 
infamia surgere ac pristinum recuperare decorem? 

Commouemur vehementer dum talia mente voluimus. angimur. cru- 
ciamur. nec animo possumus esse quieto, nisi principes christianos 
prò tutela sacre religionis aduersus impios turchos arma sumere 
videamus. Pastoralis oiflcij nostri est. quis nescit? dominici gregis 
curam gerere. qui ejus loco successimus cui dictum est a domino: 
pasce oues meas. Oues christi fideles populi sunt. hijs consulere nos 
opportet. has protegere et totis conseruare conatibus. ne luporum 
aut aliarum bestiarum morsibus pateant. Sed quid agat infelix pa- 
stor. ubi luporum innumerabiles turme gregem inuadunt. jussique 

canes insurgere latrare ac defendere, caudas iunt ac diffugiunt? 

Ilec in presentiarum conditio nostra est. Turchi tanquam lupi et im- 
manes bestie ouile dominicum. idest christianam plebem. lacerare 
conantur et lacerant. Vocamus in auxilium principes tanquam cu- 
stodes Christiane plehis. aures clauduat. nolunt audire vocem pa- 
storis. post sua quisque desyderia pergit. Quid agemus ? Soli ne 
lupos. hoc est turchos. aggrediemur? Non sunt vires nostre que tantam 
vim ferre queant. Nimium creuit tui'chorum potentia. non potest 
eorum imperium deieri, nisi christianorum magno conatu. magnisque 
classibus et exercitibus. Non habet apostolica sedes unde ista con- 
quirat. nisi christiani reges christianique populi opem afferant. 



( 193 ) DOCUMENTI 



Ai hoc eis hactenus suadere non potuimus. conuentum fecimus. le- 
misimus. omnia temptauimus que visa sunt ad excitandos ani- 
Bios, prò tempore necessario (?) non profecimus. quomodo nunc protì- 
eieiuus? Quid ergo? Negligemusne fidei defensionem? Minime quidem ! 
Pastor bonus, inquit in euangclio veritas. animam suam dat prò 
ouibus suis. mercenarius autem et qui non est pastor. cujus non sunt 
oues proprie, videt lupum veiiientem et dimittit oues et fugit. et lupus 
rapit et dispergit oues. Admonemur hijs verbis quidnam agere de- 
beamus. extrema omnia tentanda sunt prò salute dominici gregis. In 
grauioribus morbis grauiora adhybent remedia medici, idem et nos 
tacere conuenit. Non decet pastorem suas oues relinquere. occurrere 
lapis opportet. etiamsi sit anima prò grege ponenda. Pastor bonus 
ìmitandus est. dominus noster jhesus. et optimi preceptoris vestigijs 
[nherendum. qui verbo quod docuit. opere adimpleuit. 

Alios hactenus esortati sumus defensionem fidei suscipere atque in 
bellum ire. missuri legatos et alia facturi que nostre facultates suf- 
fere possent. mansuri prò necessitatibus ecclesie apud septa ouium 
que restant nondum espugnate. Nunc majora promittemus. et quando 
aliter excitare christianorum torpentia corda non valemus. nos ipsos 
periculis objectabimus. nostrumque caput offeremus aduersus turcnos 
in bellum. Et quantum nobis ecclesia romana et patrimonium beati 
petri ministrare poterit. tantum prò fide catholica protegenda expo- 
nemus. et profundemus in hoc itinere. 

Nec soli proficiscemur in hostes. Clarissimo genere natus et ama- 
l)ilis deo princeps phylippus. burgundie dux. in liane expeditionem 
venturum se offert. non sine delecta militimi manu et exercitu valido. 
Potentis et clari venetorum ducis christofori mauro ingens et formi- 
danda classis superioribus mensibus in greciam nauigauit. totumque 
fere peloponnessum vi atque armis hosti eripuit. ischmumque pe- 
ninsule. qui sex milibus passuum inter duo maria patet. paucis ut 
ajunt diebus. exeitatis muris ac turribus. clausit. Memorabile factum 
et inter preclara veterum opera numerandum. Hec eadem classis. ut 
prornissum est. nobis non deerit. Spondent quoque ceteri italie poten- 
latus prò sua religione et in commune bonum affectione. precipua et 
sancto digna operi auxilia. Fauente nobis altissimo maritimum bellum 
feliciter absoluemus. quoniam non sunt turchi pares in pelago venetis. 

Ex altera parte in terra pugnabunt ungari. genus hominum in bello 
ferox. et qui jam turchos vincere didicerunt. Inclitus rex gentis 

Società Ligurj St. Patria. Voi. VH. P. I. 13 



anno 1463 ( I94 ; 

matthias. jam coronano et pacem in regno cq/isecntu po- 

terit armare atque in prelium ducere copiaa. li ima 

sunt belli presidia, cum bis ibimus. cum hi«i dei prelium decerta- 
bimus. Erunt et albani nobiscum. et alias hosti subjecta8 prouim 
a turèbis deficiente* castra no equentur. Chrietiani enim sunt. 

oderuntque mahometem. hostì parenl conci i metu. qui non est diuturnus 
magister officij. nec deerunt in asia motns. ut sunt in omni gente, 
atque in orimi prouincia male pacati homines et nouitatum cupidi 
qui tempus expectant. Non erit facile turchis tot locis occurrere. 
difficile defenditur quod a multis oppugnatore. 

Quod si quis innumeTabiles Uostium copias esse dixcrit. nec pu- 
tauerit in castris fidelibus parem numerum cogi posse, respondemus 
multum inter sese distare homines. et alios natura imbelle 
alios feroces. virtus spectanda esse magis «[uain numerus. non est in 
multitudine excrcitus Victoria belli, de celo fortitudo conceditur. tam 
facile deo nostro est in paucis vincere quam in multis. Nam causa 
dei est. prò lege dei pugnabimus. ipse dominus conteret hostes ante 
faciem nostram. Audimus susurrare aliquos. non desunt qui murmu- 
rantes aiunt. quid ages in bello senex. egrotus sacerdos ? non est 
bellare tuum. nec potes nec debes ferire gladio, qui loco ejus suf- 
fectus es cui precepit dominus ut gladium in vaginam mitteret. 
Reges tuo jussu tenentur enses exherere. tuum est justa bella ge- 
rentibus benedicere ! Fatemur. non conuenit nobis effundere sanguinem. 
quando per alios possumus justitie fideique necessitati subuenire. 
Quod si religio in periculo est. et absque nostro non potest ferro de- 
fendi, non est nobis vetitum quod samueli el helye inuenitur fuisse 
permissum. 

Sed non est hoc propositum nostrum, ut gladio pugnemus in bello. 
Nam quo pacto strinxerimus ensem qui vix manus ad benedicendum , 
populum possumus eleuare? Oratione pugnabimus non ferro, precibus 
adjuuabimus prcliantes non brachijs. erimus in alta puppi aut in 
aliquo monte propinquo dum preliabitur. et nostris benedicemus. ho- 
stibus vero maledicemus. quemadmodum de moyse legitur in bello 
amalechitarum. quo orante vincebat israel. cessante orare succum- 
bebat. Orabimus et nos sine intermissione prò bellatoribus nostris. 
hoc prestare poterimus. hoc sedulo faciemus. Cor contritum et humi- 
liatum non despiciet dominus. Possemus et hoc ipsum domi manentes 
facere. nec minus valerent preces. sed non est sola orationis causa 



( 195 | DOCUMENTI 



«[no propriam sedem relinquere cogit et in bellum trahit. Ut alios 
pxcitemus pergimus. exemplo nostro inuitare quam plurìmòs stu- 
demus. Sequentur et nos venerabiles fratres nostri sante romane ec- 
clesie cardinales. quemadraoduni ad hoc ipsura. qui validi sunt. sponte 
se obtulerunt. sequentur et episcopi quam plures. et alij minoris or- 
ci inis sacerdotes ac clerici, non oraturi tantum, verum etiam pugna- 
turi cum res postulauerit. Expertas quoque bellorum et robustissimas 
oohortes et fortia pectora juuenum ex agris ecclesie ducemus ad pre- 
lium. qui nobis oratione pugnantibus ferro pugnent. Ibimus extenso 
dominice crucis vexillo. sacratissimum christi corpus precedet et san- 
etarum reliquiarum arcula. Saluatorem in bella vadentem sequemur. 
ipsi coherebimus. ipsi preces assiduas porrigemus. ab ipso salutem 
implorabimus. miserebitur nostri ut arbitramur pijssimus jhesus. nec 
populum suum in hostium manus venire permittet. cujus pretiosissimus 
sanguis in ara crucis effusus. a maligno nos hoste liberauit. 

Et quis erit christianorum tam feri tam lapidei tana ferrei pectoris. 
qui audiens romanum pontificem. beati petri successorem. domini no- 
stri jhesu christi vicarium. eterne vite clauigerum. patrem et ma- 
gistrum uniuersorum fidelium. cum sacro senatu cardinalium clerique 
moltitudine, in bellum prò tuenda religione proflciscentem. libens domi 
permaneat? Et quo poterit excusatio quempiam juuare? Senex debilis 
egrotus in expeditioncm pergit. et tu juuenis sano ac robusto corpore 
domi delitesces? Summus sacerdos. cardinales. episcopi prelium pe- 
tunt. et tu miles tu baro tu comes tu marchio tu dux tu rex tu im- 
perator in edibus proprijs otiaberis? Siccine peruerti hominum of- 
ficia patiere. ut que sunt regum sacerdotes agant. et que nobilitati 
conueniunt subire clerum opporteat? Necessitas ire nos urget. quia 
non possumus alio pacto prò diuine legis defensione christianorum 
animos commouere. Utinam et hoc modo commoueamus ! 

Non pergimus in bellum tanquam nostri sit offici), sed quoniam 
aliter consulere fidei non valemus. Nescimus an hoc sufficiens reme- 
dium erit. Mandauit dominus beato petro ut titubantes fratres sua 
conuersione firmaret. dicens: ego rogaui prò te petre ut non defìciat 
fldes tua. et tu aliquando conuersus confìrma fratres tuos. Quod petro 
dietimi est et nobis dictum intelligimus. confirmare fratres qui titu 
bant debemus. confìrmabimus vos fratres et filios ut speramus hac 
profectione nostra, et ita non preualebunt porte inferi aduersus eccle- 
siali! dei nobis commissam. An denegabitis nobis auxilia vostra, et 



inno 1463 ( 196 ) 

caput vestrura. patrem et magistrati] in hostes prode 
christiani rèlinqu bis? En quanta gloria rit. crucem domini 

cum sacratissimo corpore yhesu. ipsumque romanum presulem - 
vestris presidij s in aostem porgere! No principe» offì- 

ciuin vestrum. ideirco gladium gerii is ut ecclesiali] fldemque tu 
mini, atque ut malos e1 iniquos hominee debita pena cohereeatis. Et 
qiiinarn hominee pejores quam turchi reperiuntur. qui fldem sancte 
trinitatis abijcientes. et saluatorem christum rerum deum esse ne- 
gantes. abbominabilem complexi legem mahometis. in omnia scelera 
prolabuntur et legem conantur euangelicam dissipare? Aduersus ho» 
gladium dedit vobis diuina majestas. in boa illuni exercere debetis 
ac diuinam ulcisci contumeliam. An non pudet tandiu tam fedara 
gcntem tam turpiter in christianos esse crassatam? An bellum non 
satis justum. non satis necessasium esse putatis. aduersus nationes 
que conuenerunt disperdere vos et sancta vestra? Accingimini jam 
tandem, et quoniam sine nobis ire non voluistis. ite nobiscum. sumite 
arma et scutum et venite in auxilium nostrum, jmo vero in auxi- 
lium vestrum et uniuerse reipublice Christiane. 

Exemplum de phylippo recipite. quem nec domestice delicie quibua 
prouincie sue plurimum abundant. nec suorum preces nec itineris lon- 
gitudo aut difficultas. nec senectus ipsa ex proposito suscipiendi contra 
turchos belli usque in hanc diem deijeere potuerunt. neque fauente 
domino in futurum deijcient. Imitamini hunc nobilissimum principem. 
mementote professionis vestre quam in baptismate subijstis. cogitate 
quantum deo tenemini et quantum proximo. reddite vicem prò su- 
ceptis benelìcijs. estote grati altissimo qui vos creauit ex nihilo. nec 
animalia aut lapides sed homines rationales esse voluit. et cum primi 
parentis culpa damnati essetis ac mancipia facti demonum. misit 
filium suum in similitudinem carnis peccati qui morte sua mortem ve- 
stram deleret. stupenda et inextimabilis caritas ut seruum redimeret 
filio non pepercit! Dominus jhesus in cruce prò nobis inter latrones 
pependit. innocens agnus cum sceleratis deputatus est. speciosus forma 
pre filijs hominum. euerberatus laceratus ab impijs. deformis appa- 
ruit. a pianta pedis usque ad verticem non erat in eo sanitas neque 
species neque decor. sic placitum patri qui propter peccata nostra 
tradidit illum. Propitiatorem enim proposuit eum per fldem in san- 
guine suo. iniquitates nostras ipse portauit et liuore ejus sanati sumus. 
quia cum inimici essemus. reconciliati sumus deo per mortem filij ejus. 



( I 1*7 ) DOCUMENTI 



O crudelis christiarife o ingrate o mentis inops. potesne ista audire 
et non animo commoueri. et non eupere prò ilio mori qui prò te 
de diabolica seruitute pretiosissimo sanguine suo redemit? De christi 
nomine disceptatur. de fide catholica. de baptismo. de ceteris ecclesie 
sacramenti?, de sacrosancto euangelio. Aduersus hoc omnia turchi mi- 
litant. hec euertere et prorsus delere conantur. et tu nihil contra 
ìuoliris? Quid agis iners? redde te gratum deo. et cogita quonam 
pacto creatori redemptorique tuo aliqua ex parte satisfacias ! Et 
quoniam peccator es. redime tuas iniquitates hac tam sancta tam 
salutifera profectione. An diuitias bonitatis domini et patientie et 
longanimitatis ejus contemnis? an ignoras quoniam bonitas dei ad 
penitentiam te adducit? Caue ne secundum duritiam tuam et impe- 
nitens cor. iram tibi tbezaurizes in die ire et reuelationis justi ju- 
dicij dei. qui reddet unicuique secundum opera ejus. Conuertere et 
agito penitentiam ab omnibus iniquitatibus tuis et non erit tibi ruina. 
Propterea expectat dominus ut misereatur tui. proijce preuaricationes 
antiquas et fac tibi cor nouum et spiritum nomini et veni, milita prò 
domino ne morte moriaris eterna. Cogita de proxiniis tuis et fratribus 
christianis. qui vel sunt in captiuitate turchorum dura seruitute op- 
pressi, vel captiuari in dies atque in seruitutem rapi verentur. 

Si bomo es. humanitas te trahere debet ut opem feras homini in- 
digna ferenti, si christianus. pietas euangelica qua jubemur proximos 
tanquam nos ipsos diligere. Considera proximorum tuorum christifl- 
delium erumnas. in quos turchi deseuiunt. Filij a complexu parentum 
et infantes ab uberibus màtrum eripiuntur. violantur uxores in con- 
spectu virorum. senes tanquam inutiles occiduntnr. juuenes tanquam 
boues aratro junguntur et terram vomere vertunt. Miserere fratrum 
tuorum. after opera tam dura ferentibus. quod si nihil horum te trahit. 
at saltem de tua salute cogita, nec te futura ideirco existimes quia 
mansionem fortasse -procul a turchis sortitus es. nemo tam remotus 
est quin reperiri queat. si vicinimi dimiseris in periculo qui ante te 
proximus est igni, dimitteris et ipse similiter a vicino qui retro te 
habitat, tales nos esse opportet in alios quales erga nos illos cupimus 
inuenire. 

Nolite auxilia gallorum sperare theotones. nisi ■et vos hungaris. 
nec vos galli hispanorum. nisi theotonibus opem fertis. qua mensura 
mentieritis. eadem remetietur et vobis. Nec propterea sibi quispiam 
Handiatur. quoniam principatu polleat aut regno. Constantinopolitanus 



A NNO 



1463 ( 198 ; 



imperator et fcrapezuntiup. ei rex bosnie et rflscie etiam domini. 
alij quamplures principes capti ei crudeliter occisi quid sit expectandum 

edocent. nihil tam contrarimi! mahometi quam nomep regium. Ori» i 
adeptus imperium ad occidentale festinat. nouam erigere monarchiam 
conatur. uni turchorum imperio et uni mahometee legi euncta submit- 
tere studet. Si potestis lalia ferre. principes ac populi ehristiani ma- 
nete domi, ncc jam de subuertenda formidabili turchorum potentia 
cogitate, at si seruile jugum horretis. si contumeliam dei et proximi 
tolerare nequitis. si pudet semiuiros asiaticos grecorum gentem. quod 
nunquam antea fecerunt. subegisse. 004110 Buperbie prorupisse ut eu- 
ropam sibi totam breui tempore parituràm speroni, si cor virile vobis 
est cor nobile cor altum cor christianum. sequimini vestigia patrie 
veetri. sequimini castra nostra, venite in auxilium fìdei. venite in 
auxilium fratrum vestrorum. opponite vos murum prò domo dei. co- 
gitate de vestra salute de vestra gloria, nolite permittere ut sine 
vestris auxilijs profìciscamur in turchos. mittite subsidiarias acies. 
juuate christianum exercitum. quanto fortiores ibimus tanto citius 
auxiliante domino cum Victoria reuertemur. 

Nec putetis insuperabiles turcos esse, vinci possunt et sepe vieti 
fueruut. Quantum valerent arma turchorum belgradus ostendit. minor 
est turchorum potentia quam fama feratur. imbellem atque inermem 
multitudinem ad prelium ducunt. quam tanquam pecudum gregem 
dissipare licebit. nec ipsa turchorum agmina grauioris armature usum 
didicere. raras loricas. rariores thoraces induunt. nec galeas more 
nostro lucentes ostendunt. raro teguntur corpora ferro, accinace u- 
tuntur et arcu* pania se protegunt et galeris pillosa quadam materia 

duraque contextis. Quod si latinas inciderint in acies. rigentes 

ferratasque hastas et cathaphractos equos et manu balistarum sagittas 
intelligent cum mulieribus se hactenus pugnasse, nunc cum viiis esse 
certandum. 

Diximus que nobis hactenus promissa sunt auxilia. et quanta spe 
victorie procedamus. quod si vos quoque conjunxeritis arma et au- 
xiliares addideritis turmas multo alacriores ibimus. Nec dubium 
quin orientales ingressi prouincias. tanto majorem ad nos concursum 
inueniemus dedentium se populorum. quanto validior fuerit noster 
exercitus. Si mouebimini vos ehristiani occidentales et animarum ve- 
strarum pastorem secuti fueritis. mouebuntur et multi ex grecia et 
asia ehristiani. qui veruni esse christi vicarium romanum pontiflcem 



( 19'.) ) DOCUMENTI 



non dubitant. Iamdudam non fuit in oriente romanus presili, ut pri- 
mum innotuerit aduentasse latinam classem romanum vehentem pre- 
Bolem. innumerabiles turine, non dubitamus. ad visendum beati petri 
successorem. cum lletu et lacbrimis sacros osculaturi pedes accurrent. 
seque et sua promittent ei. 

Hac spe freti. A'enerabiles fratres ae tìlij dilectissimi. bis rationibus 
persuasi, bis consilijs moti, venerabilibus fratribus nostris cardinalibus 
hoc ipsum suadentibus. corpus nostrum canitiemque nostrani et se- 
niles ac dcbiles artus buie sacre expeditioni consecramus. dominoque 
eoniniendamus. statuentes circa nonas junias. que proxime instant. an- 
conam petere atque in ejus portu conscendere, et cum ea classe quam 
interim nostro et aliorum sumptu poterimus instruere. adriaticum 
ingredi pellagus. et ulterius recto itinere aduersus hostes fidei pro- 
flcisci. non dubitantes quin phylippus burgundie dux maritimis armatus 
eopijs ad idem tempus presto adsit. venetique validam classem. de 
qua dictum est. expeditam in mari babeant. et tam ille quam isti 
se se nobis conjungant sub vexillis ecclesie ac viviftue crucis signo 
aduersus impios turchos. auctore domino, feliciter pugnaturi. Crucesi- 
gnati autem. qui suis ac mittentium sumptibus in hac pia expeditione 
inilitaturi sunt. ut nauigia equo pretio ad traijciendum venetijs ba- 
beant. curabimus. 

Ea propter. vos omnes et singulos cardinales. patriarchas. archie- 
piscopos. episcopos. abbates et cujuscumque conditionis viros ecclesia- 
sticos. religiosos et seculares. qui de sorte domini effecti estis. vos 
quoque imperatorem. reges. duces. marchiones. comites. communitates. 
barones. nobiles. milites. ciues et alios quoscumque fldeles. siue in nr- 
bibus commoremini siue in agris. per viscera misericordie domini no- 
stri jesu christi. per passionem ejus qua nos redemit. per judicium 
extremum in quo stabitis ante tribunal ejus. accepturi unusquisque 
secundum opera sua. per spem vite eterne quam repromisit dominus 
diligentibus se. obnixe monemus requirimus et obsecramus ut. qui 
commode potestis. in hanc sanctam expeditionem nobis auxilia pre- 
bere non differatis. sed in tempore predicto ad nos mittatis. Veniat 
per se ipsum qui validus est et commode potest. qui vero non ve- 
nerit. mittat alium aut alios juxta vires snarum facultatum. si neque 
aliuin mittere potest. de bonis a deo sibi collatis. quantum secundum 
conscientiam suam potest. per fldeles manus in hanc expeditionem 
eontribuat. aut in cistis reponat que ad hoc opus in singulis diqcesibus 



ANNO 1463 200 ; 

constitaentnr. nec dubitet quispiam magna premia con 

(lo)nino eoa qui hoc tam sanctum opus ac tam riuso prò suis 

riribus adjuuerint. 

Manifestimi enim exploratumque est omnibus qui sacrosanctam ;•<;- 
ligionem (idemquc orthodoxam adjuuerint auxerint defenderint. certum 
esse definitimi locum in quo locati euo sempiterno fruijiii.ni-. Credendum 
est semper sacri* veteribusque sermonibus posi liane vitam migrandum 
esse in alterarli asserentibus. et qui pie in hoc seculo vixerunt. le- 
gemque domini seruauerunt. in altero vitarn beatam sino fine conse- 
cuturos. alios vero miseram. Infallibile profeticum illud est quod: nec 
auris audiuit. nec in cor hominis ascendit. que promisit dominus dili- 
gentibus se. Et quod. paulo teste, non sunt condigne passiones hujus 
seculi ad futuram gloriam que reuelabitur in nobis. lustissimus 
retributor dominus. qui nec bona sine premio nec mala sine pena pre- 
terii. Contìditc in deo et non confundemini. date de bonis vestris ei 
qui dedit Vobis. et centum accipietis prò uno et vitam eternanti pos- 
sidebitis. 

Que ut certius consequi valeant. qui nostris exhortationibus obe- 
dientes hoc sanctum opus et necessari um juxta possibilitatem suam 
adjuuerint. nos de omnipotentis dei misericordia et beatorum petri 
et pauli apostolorum ejus auctoritate confisi, de plenitudine potestatis 
celitus nobis concesse, omnibus vere penitentibus et confessis qui in 
hanc expeditionem nobiscum venerint. aut per ungariam vel aliam 
viam contra turchos arma protulerint. et per annum aut ad minus per 
sex menses. si amplius non potuerint. in bello perseuerauerint. plenis- 
simam omnium peccatorum suorum remissionem et veniam elargimur. 
ita ut prò satisfactione delictorum et penarum que fuerant imponende. 
succedat labor itineris atque militie. nec sacerdos aliam penam con- 
fi tentibus injungat qui venturi sunt. A'olentes eos qui. ut premissum 
est. ad hoc sanctum opus proficiscentur. omnem gratiam et indulgen- 
tiam consequi quem nostri predecessores proficiscentibus in subsidium 
terre sancte et in anno jubileo romam petentibus dare consueuerunt. 
Non dubitantes quin anime illorum quos ad hoc belluni proficisci bona 
mente contigerit. cum beatissimis sanctorum patrum et angelorum 
dei spiritibus post hanc vitam in celestibus sedibus collocentur. et 
consortes in perpetuimi christi facte eterna felicitate fruantur. Quod 
si forsitan anno non exacto. ipsorum aliquos post iter arreptum 
in prosecutione tam pij et tam sancti operis ex hac luce migrali 



( ^01 ) DOCUMENTI 



pontigerit. volumus et concedimus ut tales nihilominus prefatam in- 
dulgvntiani integraliter consequatur. Similiter et cos qui non venientes. 
alium voi alio?, suis expensis secundum suarum virium facultatem 
kransmiserint vice sua ad annum. aut ad minus ad sex menses. in 
hoc bello militaturos. ita ut non solimi mittentes 'indulgentiam et 
granarci hujusm'odi consequantur. sed etiam missi. 

Et ut omnis etas et sexus et cujuscumque professionis homines 
luijus sancte indulgentie participes esse possint. volumus ut persone 
quorumcumque monasteriorum seu locorum religiosorum. marum seu 
nnilierum. cujuscumque ordinis vel professionis existant. que prò 
singulis decem suppositis claustri sui unum bellatorem destinauerint. 
hac eadem indulgentia et gratia plenarie gaudeant. et missus ipse 
gaudeat. Idem concedimus et indulgemus uniuersis fidelibus qui non 
valentes per se singuli alium mittere. duo simul tresue aut quatuor 
aut plures usque ad decem. unum miserint qui vice eorum in bello 
pugnaturus aut aliud opus utile facturus sit. volentes ut et ipse gratie 
particeps fiat si per annum aut ad minus per sex menses continuauerit. 
aut post iter arreptum in via decesserit. Insuper qui commode venire 
aut alium per se. vel cum alio aut alijs mittere non valens. quantum 
per ebdomadam cum familia sua exponere consueuerit. in arca in sua 
ciuitate vel diocesi ob hanc causam constituenda imposuerit. indul- 
centias hujusmodi pariter assequatur. 

Volumus autem et apostolica auctoritate mandamus ut quicumque 
huic operi tam sancto se obligauerint. salutare signum viuifice crucis 
vestibus imprimant et in bumeris suis illius memoriam portent cujus 
passione ab eterna damnatione redempti sunt. ipsum imitantes cui ad 
nostram redemptionem eunti factus est principatus super humerum 
ejus. et qui nos admonens ad sectanda vestigia sua. qui vult. inquit: 
venire post' me abneget semetipsum et tollat crucem suam et se- 
quatur me. 

Ne vero hec nostra profectio et ipsum profectionis tempus fideles 
populos lateat. mandamus omnibus et singulis per totum orbem me- 
tropolitanis. in vini ejus quara nobis debent obedientie. ut ipsi pri- 
mum in ecclesijs eorum cantata missa solemni spiritus . sancti. et 
conuocato populo. has nostras litteras pubblicent et in circuitu eccle- 
Éiarum processiones faciant. deinde copias earum autenticas suffraganeis 
suis quantocius mittant. illos monentes ut ipsi et hoc ipsum in suis 
ecclesijs cum deuotione et diligentia faciant. 



anno 1463 ( 202 ; 

Ceterum in tanto Christiane religioni* discrimine, quantum a tur- 
chis in prescntiarum cernitur immiuere. nulli dubium esse debei quin 
èhristiani omnes. tam reges et principes. quam alij potentati et 
priuati homines. ad defensionem catholice fldei et .sanerò logis ejan- 
gelice juxta possibilitatem suam cuna bonis et corporibùs suis. de ne- 
cessitate salutis viriliter assurgere et indesinenter assistere teneantur. 
Eapropter fldeies Lpsos. jhesu christi cultores uniuersos ei 3ingu] 
cujuscumque status et conditionis fuerint. siue pontificali siue impe- 
ratoria vel regali prefulgeant dignitate. harum serie monemue ei re- 
quirimus. et in vira promissioni* facto in sacri susceptione baptismi. 
et in vim juramenti prestiti cura dignitatum suarum infulas suscepe- 
runt. et per obedientiam nobis debitam. eis et eorum singulis man- 
damus ut liane sanetam expeditionem. ad quam profepturi sumus. non 
sine maximo corporis nostri dispendio, modis quilms possunt. quam 
eelerrime adjuuare et promouere festinent. ab ilio cujus causa agitur 
exuberantia suscepturi premia et in presenti vita et in futura. Ne- 
gligentes autem negligentur. et in extremo judicij die minime inter 
Lllos inuenientur quibus dicturus est dominus: venite benedicti patris 
mei. percipite regnum. Nani quo pacto cura ehristo regnaturus est qui 
temporale regnum aut delicias aut voluptates prò ehristo non vult 
relinquere. cura dicat ipse christus in euangelio: qui diligit patrem 
suum et matrera suam aut uxorem aut filios plusquam me. non est me 
dignus? Considerate ista fideles christiani et mente reuoluite diligenter 
ne ignoremini. et tandem peniteat non adjuuisse in periculo constitutara 
jhesu christi religionem et fiderei, caueant sibi qui tales extiterint. 

Tu vero, quicumque fueris Christiane fìdelis. qui prò tuis facultatibus 
expeditionem contra turchos subeundam adjuueris. benedictus esto in 
ciuitate et benedictus in agro, benedictus fructus ventris tui et fructus 
terre tue. fructusque jumentorum tuorum et armentorum et gregum. 
benedicta orrea tua et benedicte reliquie tue. benedictus esto ingre- 
diens et egrediens. det dominus inimicos tuos. qui consurgunt aduersum 
te. corruentes in conspectu tuo. et mittat dominus benedictionem super 
cellaria tua et super omnia opera raanuum tuarum et abundare te 
in caput et non in caudam. 

Tibi autem qui nolens audire verba nostra, non mode juuare opus 
sanctissimum ad quod anhelamus negligis. veruni etiarn volentes 
adjuuare impedis aut deterres. non solimi nouissima illa tremendi 
examinis dies coram redemptore tuo. cui omnia dedit pater in manus. 



( 203 ) DOCUMENTI 



ad sempiternimi supplicium est, expectanda. sed mìsera interim per 
om ne in vitam timenda calamitas. Iustum est enim veri dei judieinm. 
juste nltiones sue. considerat semitas pedum tuorum nee falli in fa- 
ciem potest. paratam vero bonorum et malorum operimi gerens raer- 
cedem. nec irremuneratum quod bene nee impunitum quod male ges- 
sei is esse permittet. Fidelis autem popoli sui et sancte ecclesie sue 
et legis sue catbolicam eausam perturbans. ubicumque eris inuenieris 
ab eo. et que diuine voces iniquis denunciant. erunt tuo capiti om- 
nibus lioris trepidanda. Ne videlicet maledictus sis in ciuitate. male- 
dictus in agro, ne mittat dominus super te esuriem et sitim et in- 
crepationem in omnia opera tua. ne egestate febre et frigore te per- 
cutiat. ne sis seniper calumniam substinens et oppressus cunctis 
diebus et stupens ad terrorem eorum que videbunt oculi tui. ne det 
tibi dominus cor pauidum et deflcientes oculos et animam merore 
consumptam. et ne sit vita tua quasi pendens ante te et ne timeas 
nocte ac die et non credas vite tue. Aduersus vero liane iram domini 
dei tui potestas nulla tua. nomen nullum tuum nec terrenum priuile- 
giura poterit preualere. Sagitte ejus acute penetrant ad intima cordis. 
et oarbones desolatorij animam nocentem exurunt. 

Vos vero infelices pirate et infelices latrones qui vel terra vel mari 
dyabolo militantes. in christianos latrocinia exercetis. si euntes ad liane 
sanctam expeditionem. si redeuntes ab ea impedire capere vel spoliare. 
quocumque pretextu eritis ausi, vos inquam cum adjutoribus vestris cum 
fautoribus ac receptoribus. anathema es-tote et ab ecclesia christi pe- 
nitus alieni. Vos quoque qui scienter liijs venditis aliquid emitis ab 
hijs. aliquod portimi aut loca eis conceditis et cum eis publice vel 
occulte communicatis. pariter anatbema estote. In vos autem iiniuer- 
sitates locorum et ciuitatum mandamus per ecclesiarum prelatos inter- 
dirti sententiam ferri, nolentes ullum priuilegium sancte sedis concilio- 
rumue. quameumque vim habeant. vos ab bac pena defendat. etiamsi 
de verbo ad verbum inseri vel particulatim illud exprimi et recen- 
seri oporteret. 

At tu domine deus qui nosti corda bominum. et renes eorum scru- 
taris. et nihil ignoras eorum que flunt. si bene agunt christiani prin- 
cipes priuatique homines. si de tuo honore solliciti sunt. si expeditionem 
quam prò tuendo eùangelio properamus. que prestare auxilia possunt 
non denegant. adiuua eos. dirige gressus eorum diesque multiplica. 
retribue mercedem prò benefactis. conserua eis regna et principati^. 



anno 1463 ( 904 ; 

patri aionia ei possessiones auge, ei tandem ad pinguia pascua tua 
et diuites mensas accersito. Quod sì corde indura potiue quam 

tua querentes. priuai magie quam publicae curant. auaritie 

student. voluptalibus ac delicrjs indulgent. ei nos ad tua bella vadentes 
nolunt associare aut auxilio juuare eum possint. quin potius opem 
ferre volcntes impediunt. aut conuertere illos domino et sana quod 
infìrmum est. aut quod noxium est ne noceat cohibeto, Angustias 
nostras aspicis pie deus de excelso sancto tuo. et nosti quia preter 
gloriam nominis tui et preter saluterà 'gregis dominici nihil aliud 
querit vox vostra. Memento domine, jhesu christe. quoniarn beato 
petro et successoribus ejus claues regni celorum tradidisti. volens 
quecumque ligarentur ab eis in ferra Hgata esse in celis. et que 
soluerentur soluta. Ecce adsum beati petri successor. impar meritis. 
auctoritate non minor, indignus vicarius tuus. respice ad preces no- 
stras et exaudi nos de alto solio tuo. benedicito quibus ipsi benedi- 
cimus et quibus maledicimus maledicito, ne memineris iniquitatum no- 
strarum antiquarum. cito anticipent nos misericordie tue. Adjuua nos 
deus salutaris noster. et propter gloriam nominis tui domine libera 
nos et propitius esto peccatis nostris propter nomen tuuin. Da fclicem 
cursum ceptis nostris. ultio sanguinis seruorum tuorum qui effusus 
est a turchis introeat in conspectu tuo. audi gemitus compeditorum 
et redde inimicis nostris septuplum in sinu eorum. improperiuin 
eorum qui exprobauerunt tibi. Respice super populum tuum benignis 
oculis et fac nos ire cum prosperitate ad bellum tuum et reuerti fe- 
lices. da nobis victoriam de tuis hostibus ut tandem recuperata grecia 
per totam europam dignas tibi cantemus laudes. tibique perpetue 
seruiamus et omnis terra adoret et nomini tuo psallat in secula sc- 
culorum. Datum rome apud sanctum petrum anno incarnationis domi- 
nice millesimo quadringentesimo sexagesimo tertio. undecimo kalendas 
nouembris. pontiflcatus nostri anno sexto ( ! ). 

G. de picolominis. 

(') Questa fra le belle bellissima bella papale non l'abbiamo trovala nelle 
Collezioni e Bollarli finora uscili alla luce ; quelli almeno che sono a nostra 
cognizione e potemmo anche consultare. 



( :20-"> ) DOCUMEXTI 



DOCUMENTO DLXXXIX. 

Francesco Sforza , duca di Milano , esorta con sua lettera il doge e consiglio 
della Repubblica a rispondere al breve dal Papa loro diretto, e spedirgli un 
oratore pegli affari della crociata. 

1 463 , 5 novembre 

(Diuersor. Comm. Janue, ann. 1463-1465, segnato X, 1013, 88, 
nell'archivio governativo) 



Reuerendissimo in christo patri, et illustri domino tamquani fratri 
carissimo, domino paulo archiepiscopo et duci, ac magnifìcis dominis 
de Consilio antianorum ciuitatis janue. 

Reuerendissime ac illustris princeps et domine tamquam frater. ac 
magnifici domini amici nostri carissimi. Significarunt jam nobis per 
stias litteras oratores et nuncij nostri qui summum apud pontificem 
nostra procurant negotia. quod pontifex ipse suum quoddam ad ve- 
stras dominationem et magnifìcentias breue exarauerat. quo pie pa- 
terne atque benigne dominationem et magniScentias ipsas vestras re- 
quirere videbatur. ut ad sanctam. adeo dignam et laudabilem in turcos 
expeditionem. eorum vellent afferre presidia, veluti ceteri potentatus 
et saere fldei christianeque religionis cultores sese paratissimos obtu- 
lerant. adduntque preterea nullam ad breuis hujusce responsionem per 
vos effusam fuisse. neque oratores quosuis suos ad ejus santitatem 
legasse, quin imo requisitionem liane ipsam suam paruifecisse. cujus 
rei gratia sanctitas ipsa sua rem hanc moleste tulit. cum ad omnis 
catholice fidei argumenta respiceret et salutem. Quamobrem cum hec 
omnia maturo examine obseruauerimus. cumque ad bene esse catho- 
licorum et Christiane propaginis indicta omnia videantur. utque illi 
parendum sit qui dei maximi in terris vices. gerit. laudamus proba- 
musque magnopere ut vestre dominatio et magniticentie suos ad bea- 
titudinem ipsam oratores expedire velint. qui omnia sanctitatis sue 
monita que sanctissima in causa hanc ipsam expeditionem — fore non 
ambigimus piena sint auctoritate obseruaturi. Hec quoque ut 'sibi non 
mediocriter affecti comprobamus. sibique apprime suademus ne in 
òbtrectantium et detrahentium vulgi ora dominatio et magniflcentie 



VNNO 



463 ( 206 ) 



ipse vestre confugiant, quod non equo animo sentii eu <jui no- 

niinis et glorie vestre partimi] studiosissimi dudum et fuirnus et sumuft 
Ex mediolano v nouembris MCCCCLXIIi. 

Pranciscu jfórtia vieeeomes 
dux mediolani etc. papié anglerieque cornea 
ac creinone dominu . 



DOCUMENTO DXC. 

I consiglieri e oratori del duca di Borgogna dimandano al doge il prezzo del 
trasporto, sullo navi onerarie genovesi all'Oriente, dei soldati e materiali da 
guerra. 

ì 403 , S novembre 

(Diuersor. Comm. Janue, Codice segnato come sopra) 



Reuerendissimo etc. Come nel documento precedente. 

Obsequiosa recommendatione premissa. non hesitamus ad vestraruni 
dominationum deuenisse notitiam quod his diebus rome cum sanctis- 
simo domino nostro papa actum est et conclusum prò succursu pre- 
stando fìdei nostre catholice aduersus turcos. perfidos christi nominis 
hostes. et cum huic rei sancle concurrere intendat illustrissimus prin- 
ceps et dominus noster. dux burgundie. et juxta conclusiones captatas 
indigebit magnis nauibus prò classe sua paranda. quas licet in varijs 
locis inuenire possemus. quia tamen apud vos communiter et meliores 
et majores ac in multitudine ampliori habentur. mittimus hunc cur- 
sorem ad dominationes vestras ut placebit. illustris princeps et ma- 
gnifici domini, illustrissimo principi nostro in hac re fauere prout cer- 
tuni tenemus. Dignemini per hunc prefatum cursorem ad nos rescri- 
bere, si naues ipsas illustrissimus dominus noster dux penes vestras 
dominationes habere poterit et quot numero, quale sit pretium cujus- 
libet nauis prouise suis patronis et nautis ac victualibus eorum. et 
alijs necessarijs ad euehendum homines cum prouisionibus suis et in- 
strumenta bellica aliaque quibus ipsas onerari continget. ita quod nil 
habeat curare illustrissimus princeps noster preterquara de solutione 



( 207 ) DOCUMENTI 



patrono et nautis facienda. fiatque declaratio. aperta quid prò anno 
aut singulis mensibus soluendum sit habito respeetu ad magnitudinem 
fosarum nauium et commoditatem earum. ut de singulis prefatum 
Hlostrissimum dominino nostrum aduisatum faciaraus. et si rationa- 
bileiu taxam feceritis. laborabimus juxta possibilitates nostras quod 
ipso noster illustrissimns prinqeps mittat ad vos suos commissarios 
super hac re tractaturos. Si quid etiam in potestate nostra consistat 
quod vestris inclitis dominationibus gratum sit. id possetenus adim- 
plebimus deo propitio. qui etiam vestras dominationes magniflcas 
et illustres conseruet felieiter. Ex bononia v nouembris anno de lxiii. 

Obsequiosi vestri 

G. episcopus tornaceli. 
S. de la lamt. . . et 
I. de thoisi 
milites ili."" d. ducis burgundie 
consiliari]' et oratores. 



DOCUMENTO DXCI. 

1 Proiettori rigettano la proposta d'annullazione della nomina a console di 
Caffo di Gregorio Rezza. 

1463, IO novembre 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1463-1466) 

( fot. 43 ) 



* MCCCCLXIII die jouis X nouembris. 

Spectati domini protectores comperarum sancti georgij communis 
janue anni jicccoLsecundi. in pieno numero congregati, auditis sepe- 
numero benedicto et franco marruffis et quibusdam alijs ciuibus. re- 
quirentibus electionem egregij gregorij de retia qui superioribus diebus 
electus fuit consul caphe per vigintiquataor collatores officiorum. an- 
nullavi debere, attento quod ejusmodi electioni interfuerunt et calculos 
prebuerunt marcus de ponte, qui est filius sororis susanne uxoris 



anno 1463 ( 208 ; 

ejusdem gregorij.et chyistoferus «li; lincio qui est maritila iiniu 
sobrino diete susanne uxorie ejtlS ut sapra, qaoniam ttterque corum. 
ut dixerunt. eonjunctus est in tali gradu affilatati» cum ipso gregorio 

quod virtute regule de electione ejusmodi officialium mentionem i'a- 
cientis. diete clectioni interesse non poterant. et ex aduerso andito 
eodem gregorio. dieente quod cura electioni sue necessari non» 
nisi calculi sedecim albi, in ea tarnen conuenerunt calculi albi vigiliti 
et unus. et quod (lieti marcus et chrisjtoferus non sunt sibi conj aneti 
in gradu affinitatis per dictam regularu prohibito. et multai alias ra- 
tiones in fauorem suum allegante: Scientes qnod nemo eorurn de dietd 
colore, qui tane ealculorum judicio expositi fuerunt prò dicto officio 
consulatus. habuit ultra numerura ealculorum sedecim alborura excepto 
ipso gregorio. et quod dictus marcus de ponte denunciauit suis col- 
legis gradum affinitatis in quo erat conjunctus dicto gregorio. et 
obtulit non interesse sue electioni. et tamen admonitus fuit per se- 
niorem et quosdam alios ex dictis viginti quatuor calculum suum in 
dieta electione prebere : Prehabito inter se super dieta materia longo 
examine et sumptis instructionibus que sibi expedire vise sunt. tandem 
omnes octo concordes omni via jure modo et forma quibus melius et 
validius potuere. statuerunt et declarauerunt electionem dicti gregorij 
ratam ac validam esse debere et remanere. non obstantibus opposi- 
tionibus contra eum factis ut supra. 



DOCUMENTO DXGII. 

Consulto di Stato circa la risposta a dare al Pupa, al duca di Milano ed agli' 
oratori del duca di Borgogna. 

1463, H novembre 

(Diuersor. Comm. Janue, ami. 1463-1463, segnato X, 1013, 88, 
nell'archivio governativo) 

* MCCCCLXIII die XIIII nouembris. 

Cum ad conspectum reuerendissimi ac illustris domini archiepiscopi 
et ducis januen. etc. et magnilici consilij dominorum antianorum com- 
munis janue. vocata fuissent magnifica officia monete, famaguste et 



( 209 ) DOCUMENTI 



sancii georgy ei preter ea ciues fere trecenti, ibique post consultar 
lionem reram famaguste recitale fuissent littere quartina tenor inferitis 
pescriptus est. et multi rogati fuissent sententiam suam (licere, ac 
varie disseruissent. tandem collectis vocibus compertum est sententiam 
viri nobilis Luciani de grimaldis. in quam voces oetoginta due con- 
uenerunt. eeteris preualuisse. Is ita' dixit. quod si crederet ea que 
Iractanda fuer... per sanctissimum dominimi nostrum cum illustris- 
simo domino duce burgundie locum babitura fore. aliter forsitan di- 
ceret quam eloquetur. sed arbitratili 1 nihil eorum fieri debere, propter 
quod superfluum sibi videtur legationem deligere. quoniam efficeret 
ut ad ea requireremur que a nobis prestare non possunt. et ob id 
dix.it ut legatio nequaquam eligatur. rescribere et litteris respondere 
bonum sibi videri quod fiat, quemadinodum laudauit dominus baptista. 
Illius hec fuit sententia recepta per ambrosium. Messer batesto da 
goano utriusque juris doctor demandao a di lo so parei. ha dicto che 

gè pa che per la cossa chi se conseglia searn requesti quelli chi 
surn demandae de di lo so parei. cossi suni la forma de scriue corno 
etiaiu deo sum lo manda lambaxa. Perche sum lo scriue. ad elio par 
esser cossi necessario rescriue ala excellentia de lo duca de miran 
corno ala sanctite de nostro segnor. A quella de lo segnor duca parei 
bene ad elio che amorosamenti se gè rescriua rengratiandolo et nar- 
randoge corno la cossa e passa, corno sauera fa quello canceller chi 
bauera cura de scriue le lettere. Questo dixe per hauer inteixo per 
le lettere de quello segnor.' corno per noi se recusao non solum de 
non volei manda ma etiamdio de non degnarse de respondege alo 
breue apostolico, attento che se' gè rescripto corno elio ten a fermo 
et dicto in quello che non sareimo de li ultimi a manda. A scriue 

1 la sanctite de nostro segnor ha consegliao che se faza etiamdio. 
cum questo che lo canceller monto se daga logo de orna la lettera 
quanto sia possibile, asoche seando vista la lettera da altri, piti fa- 
cilementi se possa defende le raxoin nostre, et quello che indebita- 
mente ne ohjectao se possa purga da alcuni cardenali et altri de li 
quali non e che non habiamo chi defendam le cosse nostre. Di in 
le lettere corno la cossa e passa, che noi non hamo. hauuo alcunna 
noticia che altre segnorie habian mandao. excepto quello illustrissimo 
signor duca de burgogna. che pensamo fosse staeto prorogao la dieta 
fin a carleua e a quello tempo besognase lo manda. Di anchora che 
vorremo volentera fossemo in tal essere, permettendo al presente 

Società Ligure Si. Patria. Voi. VII. P. I. lì 



anno 1463 ( 210 ) 



cossi la fortuna, che poisemo far quello conuerreiua in tanta 
et più e men comò parese a doi chi se elegesen curii lo canceller a 
reuei et far scriue le diete lettere, le quae corno ha dieto fossem beni 
orne et amoroso. A la parte de rescriue a li ambassaoi de bur. 
ha dicto in primis se gè scriue che in comun de publico non e naue 
alcunna. vei e che i citain nostri ham naue onerarie et de mercanti* 
le quae ala jorna nauegan comò e usanza de simili, che non se gè 
specifiche quante ne habiamo ne grainde ne picene. Questo dixe per 
hauei odio in quelle lettere che la nation nostra solita e de hauei 
de le maoi naue che altri, ma che per noi se farà tutto in prouei 
che habiam tute quelle sera possibile de podei hauei. et altre parole 
conueniente a tal cossa. Ha dicto apreso che se elezam doi patroim. 
non de quelli chi a lo presente ham naue. li quae desgrossem circa 
lo prexo quanto sia possibile, et che jse gè ne daga quella notitia sua 
raxoneuole. 
Litterarum autem hic est tenor (*). 



DOCUMENTO DXCIII. 

Inchiesta sull'uso del danaro dato per la fabbrica della cisterna in Caffa , de- 
mandata dai Protettori ai quattro referendarii sugli affari delle colonie. 

1463 , 18 novembre 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 14G2-1467) 

( fol. 60.) 



♦ MCCCCLXIII die XVIII nouembris. 

Magnifici domini protectores comperarum sancti georgij in legitimo 
numero congregati, informati non recte processisse rem pecuniarum 
habitam a felice memoria summi pontificis calysti prò fabrica unius 
cisterne in caffa deliberate fabricari. datam ad cambium. propterea 
volentes ex incombenti eis officio prolùdere indemnitati tam pie cause. 

('} Seguono. le due lettere dei i> novembre UG3 , giù citate sotto i docu- 
menti DLXXXIX e DXC. 



( :2! I ) DOCUMENTI 



Bommiserunt et committunt prestali tibus viris marcelino marrano. 
Uberto pinello. theodoro de disco et jacobo de casanoua referendarijs 
Begotiorum caffè, omnes vices suas cuni balia inquirendi. exarainandi 
et judicandi in re ipsa contra quoscumque contra quoa agendura sit, 
eorum judicio. prò recuperatione diete pecunie, prò ut prudentie 
dictorurn mi videbitur. 



DOCUMENTO DXCIV. 

Invio di regali da parte del Governo a! nuovo nunzio pontificio, incaricato dei 
negozi della crociala. 

1 463 , 20 novembre 

(Diuersor. Comm. Janue, ann. 1462-1463, segnato X, 1010, 85, 
nell'archivio governativo) 



* MCCCCLXIII die dominico XX nouembris. 

Reuerendissimus in christo pater, dominus archiepis opus et dux ja- 

nuensis illustris etc. et magniflcum consilium dorninorum antianorum 

communis janue. in legitimo numero congregatum : Cum hesterna die 

elegissent et constituissent preparatores et associatores spectabilis- 

siuii viri domini fabiani de monte polliciano. apostolici nuneij. nobiles 

ac prestantes viros dominum baptistam de goano utriusque juris 

doctorem. helyanum spinulam de lueulo. jacobum de flisco q. hectoris 

et paulum lodisium marrufum. decreuerunt impendi posse in dona 

mittenda eidem domino nuncio apostolico, usque ad summam flore- 

norum quinquaginta. 

* Eadem die. 

Spectatum omeium monete communis in legitimo numero congre- 
gatum. intellecta ratione ipsius impense. longo examine precedente 
assensum illi prebuit usque in summam librarum quinquaginta dum- 
taxat. sub conditione quod impendi possint in dona mittenda eidem 
nuncio et non in aliud genus impense. inuentis calculis septem albis 
fauentibus. uno nigro. 



vnno 1463 212 ) 



DOCUMENTO DXCV. 

Deliberazione presa nel supremo Consiglio di concorrere olla crociala generale 

contro il laico, a certo condizioni. 

1 163 , 23 uonembre 

(Diuersor. Comm. Janue, ann. 1463, segnato X. 1012. 87 
nell' archivio governativo) 



* MCCCCLXIII die mercurij XXIII nouerabris. 

Cum vocata fuissent ad conspcetnm reuerendissimi in christo patria 
et illustris domini pauli de campofregoso. dei gratia archiepiscopi et 
ducis januensis ac populi defensoris. magnirìcique consilij dominorura 
antianorum. spectabilia officia monete et saneti georgij. ac preter ea 
ciues numero fere trecenti, perlectaque fuissct bulla apostolica tenoris 
infrascripti ('). exindeque audissent insignem ac venerabilem virum 
dominum fabianum de montepolitiano. sanctissimi domini nostri pape 
oratorem. sub ejus'breue credentiali. multa ad hujusmodi proposi tura 
ornate eleganterque narrantem tum de diurni cultus honore. de Chri- 
stiane religionis dignitate. de periculis imminentibus. de clade chri- 
stianorum. de commodis incommodisque ad genuenses pertinentibus. 
de remedijs aduersus hec mala, demum non modo auxilia sed consi- 
lium postulantem: Post alios qui pridem suam sententiam dixerant. 
vir clarus dominus baptista de goano juris utriusque doctor jussus 
quod sentiret in tanta re in medium afferre. per hec verba disseruit: 

Audiuisse omnes qui ante eum locuti fuerunt hujusmodi que petitur 
prouisionem multis respectibus approbantes. quod quidem et ipse fa- 
ciebat. Veruni cum videretur ei digna res et quam maxime importans. 
optare se illas condictiones habere que in persuadendo tante rei con- 
uenirent. quippe qui non tantum dici posse arbitrabatur quantum 
approbande ac laudande rei satisfacere posset. Et ex hoc se futurum 
in dicendo breuiorem. tum quia non se sufflcere tante rei posse pu- 

(') Segue nel codice la gran bolla di Pio li, dei 22 ottobre, già riferita sotto 
il documento DLXXXVIII. 



:ì I 3 i DOCUMENTI 



t.uvt. una quia bullam perlegisset et audi'set supplentem omnibus 
ssarijs et ex quo plura singula dieta collegerat. Veruni ut omnes 
melius intelligerent memorare se ut liic orator insigni» ante omnia 
querellam detulisset quod legatos romam non miserimus. quemadmodum 
ceteri italie potentatus fecerant. et ex hoc sanctitatein domini nostri 
pape admirationem sumpsisse. non dixit prò modestia sua indigna- 
tioaem. et ex alio capite sanctitatem domini nostri pape a nobis nec 
postulare nec velie plus quam tacere valeamus. et acceptasse nostrani 
excusationem si legatos non misimus. quia id ab honesta causa non 
ab alienatone animi nostri processisse existimaret. licet multe na- 
tiones inimice nobis aliter in onus et dedecus nostrum loqui viderentur. 
ad querellam responsum satis extitisse et quod veruni fuerat affir- 
matum. nos scilicet legatos non misisse quia nunciatum nobis fuerat 
lume tractatum in aliud tempus et ad alia loca fuisse dilatum. Ad 
id vero ne faceremus plus quam possemus. commemorati fuerunt 
sumptus ac labores nostri quos nunc caffa ciuitas. nunc chyum. nunc 
t'aiuagusta presertim. diu ab infldelibus obsessa. nobis affert. Et cum 
ei oblatum fuisset vetus illud et memorabile exemplum. quo christus 
pingitur in torculari pressus maximam sanguinis summam effundens. 
et ad eum colligendum propbetas apostolos confessores martires et 
virgines varijs vasis cum magnis tum paruis accurrentes. unumquemque 
tamen tantum suscipientem quantum vas ejus capere posset. suo vase 
fore contentum. ita sperare nos dominum deum nostrum a nobis su- 
scepturum vasculum quod ferre possemus. et oratorem respondisse 
verum fuisse hujusmodi exemplum. nec aliter sanctitatem domini no- 
stri paruulam anphoram a nobis alio animo suscepturum quam sit ab 
alijs maximam recepturus. modo vas nostrum qualecumque sit im- 
pleatur. 

Ad conclusionem vero perueniens. consyderans satis id de quo agitur 
cunctis alijs. de quibus sermo haberi possit. dignius esse, ubi de de- 
fezione Christiane fidei agi videtur. insuperque in mente reuoluens 
quantum beneficij si rei huic succurratur ciuitas nostra consequi possit. 
quantumque mali si aliter fleret. videlicet quemadmodum orator satis 
aperte predixerat. si tante rei contingeret nos nequaquam aitluisse. 
recuperata pera ciuitate nostra et alijs locis ad nos pertinentibus 
quo animo restituì nobis peteremus. et quod deterius foret si per pon- 
iiflcis et aliorum christianorum indignationem ea que habemus loca 
nobis eriperentur. demum rei huic omnino prouidendum si^curren- 



ANNO 1463 ( 2\i ) 

dumque prò posse nostro laudabat. si la .in cetere nationea ad bunc 
effectum concurraat. Et ex. hoc videri sibi nequaquam Bufficei 
duodecirn viri eligantur siae potestatft. ut quidam dixerunt. quia nec 
orator hic hujusmodi incertam rem moraretur. et plures foro qui de 
tali nos vatiitate culparent. existimantes non aliud a nobis quarn 
verba dici, prout quidam sentire visi sunt. a qua sententia omnino 
erat alienus. 

Sed demum hanc omnino sententiam suam esse, si summo pontifici 
satisfaciendum sit. si rei ipsi prouidendum ubi alie nationes hoc fa- 
ciant. quod viri duodecirn eligantur a reuerendissimo et illustri do- 
mino archiepiscopo et duce, magnifìcoque Consilio dominorurn antia- 
norum. spectabilibus ofiìcijs monete et sancti georgij. cum omnimoda 
et ampia potestate rei huic prouidendi. et tam circa impensam faciendam 
quam pecunias inueniendas omni via que illis videatur. quam in mit- 
tenda ad summum pontiflcem legatione. quod omnino necessarium fore 
arbitrabatur. ubi plura cum pontifice ad hujusmodi factum tractari 
componique opporteret. quam in retinendo naues et alias per orhem 
sparsas colligendo. demumque id omne faciendi quod illis circa hujus- 
modi prouisionem videatur. sub tamen his duabus limitationibus. 

Primum quod quicquid meraorabitur eis circa pecuniarum inuenien- 
darum formam sub secreto teneatur. et quicquid deliberari super hoc 
contingat non possit in alium qualemcumque et cujuscumque nature 
vel necessitatis usum conuerti. Alterum vero quod hujus prouisionis 
effectus fiat quando constabit alios eundem effectum facientes et non 
aliter. Nani ita opus esse ut in hoc fiat, quemadmodum ex uno cor- 
pore fieret. ex quo de unaquaque vena sanguis esset capiendus. Nam 
si ex singulis venis etiam paucus suscipiatur. ex multis collectus ne- 
cessitati salutis satisfaciet. Et hoc modo satisfactum huic oratori 
videri poterit. et spem bonam ei offerri et effectum subsequi posse, 
si contingat effectum ab alijs nationibus fieri, et non aliter. 

Que sententia collectis ut mos est vocibus. approbantibus eam vo- 
cibus centum et quinquaginta sex. que fuit major pars conuocatorum. 
habita est prò decreta. 



( 215 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO DXCVI. 

I quattro delegati agli affari di Cafla citano i consoli scaduti, Martino Giusti- 
niani, Bartolomeo Gentile e Luca Salvago, a rendere conto del danaro avuto 
pella fabbrica della cisterna. 

1163, 26 novembre 

(Negot. gestor. olì", s. Georg, atra. 1463-1466) 

(fol. 44) 

* MCCCCLXIII die XXVI nouembris. 

l'arte prestantum virorum dominorum marcelini marniti, oberti pi- 
nelli. theodori de flisco et jacobi de casanoua. delegatorum super rebus 
caphensibus et •. precipitur nobilibus et egregijs viris martino justi- 
mano. bartholomeo gentili et luce saluaigo. olim transmissis consulibus 
in caffam. quibus coniunctim data fuit cura quarundarum pecuniarum 
que conuertende erant in fabricationem unius cisterne, ut latius in eo- 
riiin instructione eontinetur. ut die lune proximo xxvm mensis pre- 
sentis in vesperis compareant coram ipsis dominis delegatis*. ad red- 
dendara rationem ipsarum pecuniarum. Alioquin ipsis non comparen- 
tìbus dicti domini delegati condemnabunt eos. aut quemlibet eorum in 
solidum. ad restitutionem ipsarum pecuniarum. 



DOCUMENTO DXCVII. 

Elezione dei Protettori peli' anno 1464. 

I463 , 26 novembre 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1462-1467) 

(fol. 60 v) 

* MCCCCLXIII die XXVI nouembris sabbati. 

- niftei domini protectores etc. anni presentis in legitimo numero 
congregati in palatio de mari in camera magna sue solite residentic. 
volentes procedere ad electionem suorum successorum. protectorum 



\NNO I 463 



( 216 ) 



dictarum eomperarum anni proxime venienti* MCCCCLxquarti. elege- 
runt infrascriptos participes xxim acolorito», nobiles et populares. 
electuros una cum Lpsis dominis protectoribus nouos protei 
oflicium dictarum eomperarum anni MCCCCLxquarti. et quorum domi>- 
norum pro'tectorum et xxmi nomina qui bis affuerunt presentea sunt 
hec. videlicet: 



D. Lucianus de grimaldis prior 
Galeatius pinellus 
Manuel saluaigus 
Marcus de marinis 



Guirardus de goano 
Johannes justinianus q. ambr 
Octobonus scalia et 
Hyeronimus de sale. 



Nomina xxmi clectorum cum dictis dominis protectoribus sunt 
hec. videlicet: 



Tobias pinellus 

Johannes piccamilium 

Dominicus spinula q. georg. 

Adam de auria 

Julianus saluaigus 

Paul us de serra 

Jacobus de grimaldis q. leonar. 

Jacobus de flisco 

Marcus caluus 

Angelus lercarius 

Gentil is de Camilla 

Nicolans cataneus q. leonar. 



Andronicus de francis 
Franciscus scalia 
Franciscus justinianus q. julian. 
Julianus marruffus 
Baptista de cassina 
Baptista de zerbis 
Antoniotus de cabella 
Jacobus de placentia 
Benedictus de s. stepbano not. 
Christoforus venerosus 
Johannes de inurea et 
Obertus folieta notarius. 



Lecta coram eis regula de electione octo protectorum et procura- 
torum eomperarum sancti georgij. et delato singulis eorum j tiramento 
et tactis corporaliter scriptum juxta formam diete regule. Ipsi itaque 
triginta duo denominatis illis qui videbantur apti esse protectores 
dictarum eomperarum. precedente de unoquoque nominatorum absolu- 
tione ad calculos: in nomine domini amen, elegerunt et const'tuerunt 
infrascriptos octo prestantes ciues participes dictarum eomperarum 
in protectores et procuratores ipsarum eomperarum anni venturi 
MCCCCLxquarti. qui pre ceteris obtinuerunt per calculos xxtrium. xxim. 
xxsex et xxseptem. nullis alijs attingentibus dictum numerimi, et quo- 



I 1' I 7 ) DOCUMENTI 



nini doni inorimi designatomi!) protectorum anni prodirti de mccCclxiiu 
nomina sunl lieo, videlicot : 

Alexander spinala q. opicini 

Saluaigus de viualdis 

Pancratius gentili* 

Bardasar lomelinus 

Bardasar adurnos 

Bendinellus sauli 

Baptista de albaro lanerius et 

Christoforus de saluo notarius ('). 



DOCUMENTO DXCV1II. 

Risposta di 1 doge arcivoscovo, Paolo Campofrrgoso, e del consiglio degli an- 
ziani di Genova, a Fabiano di Montepulciano, intorno alla domanda loro falla 
a nome del Papa di concorrere alla crociata generale contro Maometto. 

1463, 5 dicembre 

(Politicorum etc., mazzo 2.°, ann. 1451-1481, sotto il n.° 31 
nell'archivio governativo) 

(Extra) 1463. Responsum datura oratori pape super facto cruciate. 

{Intra) Paulus de campofregoso dei gratia archiepiscopus et dux 
januen. ac populi defensor, consilium antianorum eommunis janue. et 
offieium prouisionis prò sacrosancta cruciata in janua. 

Respondentes vc-bis venerabili et insigni decretorum doctori et san- 
ctissimi domini nostri pape oratori, domino fabiano de montepolitiano. 
ad ea que nobis prò parte sanctitatis sue summa cum prudentia et 
verborum ornatu circa factum cruciate exposuistis. dicimus primum 
non posse satis a nobis dignas haberi gratias clementie sue sanctitatis. 
que nos sua pietate. suisque consilijs. monitisque adhortata est ad ea 

(') Segue subito di mano posteriore : Excusatus est. quia non est particeps 
prò locis ut coìttinetur in regula. et suo loco electus antonius de platono 
faber. Infatti ivi stesso sotto il 14 dicembre 1463 al Salvi fu con un primo 
alto burrogalo Silvestro Brignole , e poco dopo, ai 22 un dcsiino mese, con 
secondo allo, i\i pure inserito, eletto definitivamente Antonio Platone. 



anno 1463 ( 2J8 ) 

que diuiui honoris cultum. ehrietianeque fidei defensionem et commoda 
nostra respic Te visa sunt. Que etsi talia sint ut noe per te mouere 
excitareque potuerint. sue sanctitatis. ut par est. diuina verba. et 
tante rei magnitudo impellere nos merito debuerunt ad ea omnia 
super his facienda. quo a nobis omni studio omnique conatu fieri 
possint. Nullum quippe humano generi, christianisque maxime, opol 
magis conuenit quam prò tot benefici.js a domino deo nostro, ejusque 
sancissimo Alio yhesu christo acceptis. si non equa, quo reddi certe 
non possunt. at saltem quanta reddi possint. beneficia referre. 

Hec ad nos certe tanquam christianos merita profecto pertinent. 
sed cum memoria que prò Christiane (idei defensione majores nostri 
sepenumero fecerunt repetimus. licet illis multo impares potentia. 
viribusque simus propter multorum temporurn varias. tum domesticis 
tum externis bellis. calamitates acceptas. deuotione tamen voluntateque 
sumus pares et esse debemus. Et si vires nostre animo responderent. 
quod summe optaremus. cognosceret sanctitas sua. cognosceretque 
uniuersus orbis. nos tam pium tamque sanctum opus, preter forsitan 
multorum spem. ingenti studio suscepisse. Sed vas nostrum, quantum 
capere possit. oleo plenum, ad hec vulnera offerre non negamus. ma- 
jusque profecto auderemus. si alij dominatus vires suas cum nostris 
conj ungere voluissent. et maxime si sua sanctitas classem apud nos 
instruere statueret. ubi virorum copia est et nauium triremiumque 
fabricandarum major forsitan quam in pluribus alijs locis facultas. 
In quo si sanctitas sua apud alios dominatus operam dederit. si quod 
per se ipsam facere velit communicare nobis voluerit. arbitramur 
utilissimum fore ad rem hujusmodi et fauorabilius et ocius peragen- 
dam. Soli enim nos nequaquam tante rei sufficere possemus. qui nunc 
turchorum damna sentire non incipimus. diutius quippe suis et alio- 
rum infldelium. ut omnibus notum est. molesti) s cum graui sumptu 
onere ac periculo nostro vexati. 

Que omnia coegerunt nos ad prebendum in re hac responsum fore 
tardiores. plura hic inde cogitantes que tante rei necessaria vide- 
bantur. Sed cum demum respondere aliquid precipuum a paternitate 
vestra cogeremur. satisfacere ei quo melius possumus voluimus. cle- 
mentia sapientiaque san 'fissimi domini nostri pape freti. ut rerum 
nostrarum statu conditioneque perspecta. animum nostrum viresque 
nostras metiatur et utrumque suo Consilio suaque ope complectatur. 
Quandoquidem sua sanctitas dubitare non possit. nec deuotionem nec 



{ 2i9 ) DOCUMENTI 



gFectum deesse nobis ad ed omnia facienda que sue beatitudini grata 
0se possiut. et eo magis si nos auxilijs suis. ut confldimus. juuare 
ruluorit. Ob que. dicimus contentari. si hec felix sanctaque cruciai,! 
Éfectualiter fiat, ex nobis armare velie octo usque in decem naues. 
toiremes vero ad presens non habemus. noe sue sanetitatis aut alio- 
ram societate armare valcremus. 

Verumtamen rei condictiones statumque consyderantes. et verba 
Mstra illorumque summara ponderantes. dicimus non indignum fore 
U quas conditiones ciuitas hec nostra in hujusmodi bello a/2 Victoria 
ìabitura sit non ignoret. tam prò bis locis nostris nostrorumque que 
i turchis occupata sunt. si recuperari ea continget. quam alijs juribus 
me ad nos ac nostros pertinere videantur. Ad quod gratissimum nobis 
■set lucidius responderi. ut meliori Consilio animoque quod expedi- 
tioni buie opus est exeogitare. parare possemus. Ad que quemadmodum 
ix ìli il preter quam quod honestum sit expetere velimus aut petere. 
speramus sanetitatis domini nostri pape clementiam desiderio nostro 
ntisfacturam. 

Inter bec tamen unum est quod precipuum in preparanda conlìcien- 

daque re bac necessarium fore duximus. ut sua sanctitas quicquid ex 

rirtute bullarum suarum per indulgentiam aut aliter in nostro dominio 

januensi colligi poterit. nobis ad hujusmodi onus impartiatur. Verumque 

ut bulla in hujusmodi re breuioribus ita terminis reformetur. ut nemo 

iubitet et quantum impartiri possit. et quantum ex im . . . . tione ce- 

premij consequi posse videatur. que etsi in apostolica bulla 

expressa sint. multitudo imperita verborum sententias lucidiores de- 

derat. Quibus omnibus quam celerius fieri possit cognitis. quod fieri 

ulterius oporteat deliberabimus. Et hec in summa. Data janue die 

v decembris 1463. 

.■ 

DOCUMENTO DXCIX. 

Lettera degli stessi a papa Pio II, d'avviso della surriferita risposta consegnala 

al suo oratore. 

1463, . . dicembre 

(Politicorum etc., mazzo e numero come sopra) 

Pape 

Beatissime in christo pater et domine noster colendissime. Venit 
ad nos. quem vostra sanctitas misit. dignus vestre sanetitatis orator. 



ann,, 1463 ( 22 

insignis ac reucrcudus decretorum doctor. dominoti fabianut de mon- 
tepolitiano. qui post redditas nobie sanctitatis destre preclarusimai 
circa factum turcorum bullas. plora n .bis ita sapiente? itaque ornata 
ad bone effectum exposuit. ut ex qua schola reniaset goemoe magi- 
strum habere aperte declarasse videretar. Paacoa fere etate nostra 
legatos audiuimus. quos ille et grauitate sententiarum et ornatu ver- 
borum. orisque gestu. equare aut superare non possit. Kxcitauerunt 
nos pene ad lachrjmas tanta christiani populi eladee. rerum ... ritas 
pietasque (') que in bullis illis erat expressa, sed vox eju> audien- 
tium animos omnino e immouit. ita ut si nreg animo respondidis- 
sent. eodem momento ad rem ipsam conrteiendam concursum extitis- 
set. Non estollere etira virum. non laudare non possumus. qnem ipsa 

virtus per se et extollit et laudat. Dedimus sibi. prout a nobis 

postulauit. superinde responsum in scriptis. quod vestra sanctitas ex 
eo accipiet. In cujus jussa Burnus semper cum deuotione parati. 

Deuoti 
Paulus de campofregoso archiepiscopi!- el 
dux januen. et consilium antianorum et 
o^lcium prouisionis prò cruciata in janua. 



DOCUMENTO DC. 

Minuta della risposta suddetta del doge e governo di Genova all' oratore pontificia 

1 463 , . . . . dicembre 

(Politicorum etc, mazzo e numero come sopra) 

* Jesus. 

Responsio data reuerendo ac venerabili domino de montepolitiano. 
oratori sanctissimi domini nostri summi pontificis. prò parte reue- 
rendissimi ac illustris ducis. magnifici consilij dominorum antianorum 
excelsi communis janue. ac ciuium electorum super agendis prò cruciata. 

(') Il loglio è logoro nelle pieghe, e alcune paiole non vi si leggono più. 



( 221 ) DOCUMENTI 



Post ingentes gratias. non quas debemus sed qua§ possuraus. relatas 
prò clementia beatissimi domini nostri et alia que oretenus dieta 
sunt. prò ulteriori responsione ad ea que elleganter prudentissime et 
ornate proposila fuere per vestram paternitatem. jnssu et mandato 
elementissimi ac sanctissimi domini nostri, responsuri ad effectum 
petitionis. dicimus in primis optasse nos summopere in prcsentiarum 
posse dignam facere oblationem tam digne tam sancte tanteque pie 
expeditioni. quemadmodum deuotio nostra desiderat. Quod eo facilius 
potuisset obtineri. si vires nostre juncte alijs validiores efficerentur. 
si sanotitas domini nostri classem suam in hac urbe, ubi est et ga- 
learuni construendarum summa facilitas et nauium. expedire propo- 
sti isset. et alij principes ad illam contribuere volentes. ad quod operam 
et interpositionem oramus dare velit sanctitas sua. Profecto ea con- 
ti itione oblationem fecissemus que sanctitati domini nostri procul dubio 
grata extitisset. nam et virorum et aliorum que ad id necessaria 
snnt. copia nobis est. 

Soli autem non valemus id agere quod et intentionis nostre foret 
et importat nostra deuotio et affectio ac memoria rerum gestarum. 
ut poto qui exbausti nostris facultatibus. tura ex naufragijs infìnitis. 
tura ex direptionibus et predi?, tura etiam ex ciuili discordia et 
alijs incomraodis infìnitis. que nostra respublica passa est superio- 
ribus annis. tum etiam ex grauissimis sumptibus ac expensis quibus 
eodem tempore onerati fuimus. non tantum ex oneribus publicis. 
sed etiam in defensionem locorum que in oriente possidemus. et que 
quotidie modo a mauris modo a turcis infldelibus obsidentur. fatigati 
et exbausti. impares facti sumus ad ea que majores nostri exponere 
Consueuerunt. Et propterea nostrani hanc responsionem aliquantulum 
distulimus. ut. si fieri posset. majorem illam et ampliorem faceremus. 

Veruni quoniam fit instantia ut quid ex nobis exponere vàleamus 
proponatur in medium, respondemus offerre nos. modo hec cruciata 
instituatur. quod concedat pius dominus. naues octo in decem armatas 
hominibus saltem ducentis ( l ). galeas vero de presenti non habemus. 
nee satis intelligimus posse illas nos. nisi aliter adjuueremur. pre- 
parare. 

Et quoniam. velut exposuit summa vestra prudentia. dignum est in- 
telligamus quomodo et qua sorte tractari debeat nostra respubblica. 

(') Q"este tre ultime parole vi sono, ma cancellate da un tratto di penna. 



anm. 4463 i 222 ) 

dignum crit super hac materia, specialius. tantum circa occupata 
contra nos. quantum circa reliqua et jura nostra nostrorumque omnia, 
que tamen satis nobis id obtulit prò parte sanctitatis sue. aliqoid 
rescribat sanctitati domini nostri vostra prudentia. ut animo liberiore 
et magis inclinato buie expeditioni intendere valearnus. et loca no- 
stra alias et nostrorum. ac jura. nobis illesa restituantur. si ea re- 
cuperari contingat. ut par est. nobisque aperte obseruandum dixit 
vestra prudentia. 

Ut autem ad ea perdeienda auxilium aliquod preparetur. erit enim 
non leuis sumptus nauium octo usque in decem. necessaiiurn est bullas 
ac indulgentias. que euntibus ac conferentibus in litteris et bulla con- 
ceduntur. et modum colligendi. in breuioribus terminis reformari. Rudes 
enim animi virorum et mulierum non sunt capaces tante cllegantic 
et sententiarum ac auctoritatum ubertate et grauitate. 



DOCUMENTO DCI. 

Suggerimenti dati sul conto della equa ripartizione dello tassa imposta dsl Papa 
sui varii ordini di cittadini per godere il frutto della indulgenza della crociata. 

1 ì63 , . . . . dicembre 

(Politicorum etc. , mazzo e numero come sopra) 

* Jhesus. 

Littere sanctissimi domini nostri prò cruciata replete sunt tanta 
sermonis ellegantia. tanta sententiarum et auctoritatum grauitate et 
ubertate ut nicliil supra. rudes tamen animi tantarum rerum capaces 
non sunt. Erit igitur necessarium illas ad compendium et ad breuiores 
terminos ac clariores reducere. 

In primis igitur utile erit curam dare ac facultatem aliquibus ci- 
uibus elligendis. cum viris religiosis uno vel pluribus. exigendi has 
contributiones. ne in sinistrum tenderent aut in alios usus conuerte- 
rentur. Opus est etiam concedere illis. aut saltem viro illi religioso 
uni vel pluribus. auctoritatem cognoscendi et decernendi an unufl- 
quisque secundum suam facultatem contribuat. Sunt enim qui prò sua 



( J 2ìo ) DOCUMENTI 



staìiatione el propositione publici oneris injungendi. multo plura te- 
nebuntur contribuere quam si t accessus ejus proprio sumptu et quam 
■ sit expedictio hominis prò anno vel semestri. Ad hoc prouidendum 
yidetur. ut compensare possint quod persoluent oneris publici grafia 
cuna indulgentia concessa, ita ut illam obtineant modo soluant inte- 
graliter id in quo fuerint staliati. etiara si longe excederet summam 
in bullis preììnitam. noe aliter gaudeant illarum priuilegio. nisi totum 
persoluerint in quo fuerint staliati. Si vero in tantumdem aut in mi- 
nori summa staliati reperiantftr. compensare possint prò rata, et il- 
lam obtineant indulgentiam modo id persoluant quod in bullis taxatum 
reperitili 1 prò illorum facilitate, ita ut supleat solutio staliationis sue 
prò illa parte quam soluet ex staìiatione. ipso suplcnte usque in sum- 
mam debitam vigore bullarum. 

Et super his ac alijs dubitationibus que exinde possent oriri. ne- 
eessarium erit prebere auctoritatem viro religioso, uni vel plufibus. 
qui participato Consilio cum illis ciuibus elligendis ut supra et ad id 
deputandis. qui de facultatibus singulorum edocti sunt. et non ipsi viri 
religiosi, decernant quantum unusquisque contribuere teneatur prò in- 
dulgentia obtinenda. Possint etiam dispensare in aliquibus. quorum 
lacultates euidenter lapse sunt. ut etiam si non totum onus impositum 
persoluerent. gaudere tamen possint hujusmodi benefìcio. Qui vero non 
sunt staliati in hujusmodi publicis oneribus. viri et mulieres. soluant 
just a bullarum continentiam. Erit tamen necessaria cognitio et aucto- 
ritas predictorum. quantum unusquisque ex predictis contribuere te- 
neatur. et an solus et an cum uno vel duobus usque in decem. arma- 
tura hominem dimittere debeat. 

Mulieres explicite in bullis non sunt nominate. Nam etsi dicatur 
de utroque sexu. restringitur postmodum illa dispositio ad moniales 
et monasteria. Erit itaque prò mulieribus uberius declarandum ut et 
ipse conferentes gaudeant beneficio. Et quia adsunt mulieres non ma- 
tresfamilias. declarandum erit quantum habeant contribuere. aut arbi- 
trio, ut supra. committendum. Potissime quia sunt ex eis que non 
expendunt in ebdomada vel aliter. in familia quam non habent. unde 
assumant metani contributionis. 

De diocesanis et alijs non staliatis nec ciuibus erit etiam proui- 
dendum. vel committendum ut supra. Erit etiam aliquale augumentura 
si non tantum in hoc nostri includantur diocesani, sed imo etiam 
omnes de districtu januensi et circumstantes vicini, velut pedemontani. 



vnno 1463 ( 224 



sabaudienses. astenses. homines montisferrati et territorij quod lan- 

garum vulgo vocant. nobis eumuieini. 

lnsupor quia snmptus iste nauium erit magia onero«us quam for* 
sitan intelligatur. et nostris humeris impar temporibus bis. requiritur 
dari facultatcm bis religiosis. uni vcl pluribus. ut possinl dispensare 
et indulgentiam concedere conf'erentibus ut supra. et absoluere eoi 
etiara in easibus resaruatis sedi apostolice. De secula ibua Berm 
et non de religiosis. quia falceni in alienano messem non immittimuft 

Veruni quoniam bulle diriguatur singulis et omnibus indifferenter. 
petimus hec rei'ormatio (sic) ut specialitcr januensibus dirigantur. 



DOGI MENTO DCII. 

Consigli e informazioni chieste dal Papa ai genovesi sopra il modo d'armai' 
e condune la spedizione da lui ideata contro il turco. 

14C3 , . . . . dicembre 

(Politiconi)» etc-, mazzo e numero come sopra) 



(Extra) Consilia nostra contra. turebos. 

(Intus) Hec sunt. magnifici ciues electi. super quibus sanctissimus 
dominus noster expectat a vobis informari. quorum in Consilio plurimun 
confldit. unde mature est consulendum. ut sanctitas sua et res ipsa 
expostulat. 

Expectat habere cousilium de tota ratione expeditionis prosequende. 
Et primo ex quo loco inuadendum. quibus copijs. quo armorum genere 
pugnandum. unde parandi comeatus. et ubi commodius descendere 
posset christianus exercitus. 

Item que melior ac utilior prouisio : nauium aut galearum. Et si 
nauium : quarum. magnarum vel paruarum. Item de galeis. que me- . 
liores atque utiliores. magne vel parue. 

Item quod illustrissimus dux. communitas et officium sancti georgij 
statim scribant ad ciuitates que in orientalibus partibus sub eoruni 
imperio sunt. quod adueniente sanctissimo domino nostro omnia na- 
uigia. que armata illic sunt. occurrant domino nostro sanctisssimo. 



( 225 ) DOCUMENTI 



Item interim preparent omnia que in victualibus possunt. item re- 
ceptent ubique christianum exercitum. etiam illum qui non esset cum 
corani armata, et ipsi christiano exercitui dent auxilium consilium 
et fauorem in omnibus. 

Item quod quam primum scribant de patrie illius statu et con- 
duzione, procurent omnem rebellionem turco, et scribant quein exer- 
citum habet in mari et in terra, et quam classem. et quam facere 
posset quando vellet. et si nunc aliquam prouisionem facit. et si timet. 
et continue de suis prouisionibus et progressibus scribant. 

Item prò quo pretio haberi possent naues transfretantium. prò se- 
mestre aut per annnm. 

Item an commodius baberi possint triremes vel naues. 

Item quantum acciperetur prò uno qui vellet facere se transfretari. 

Item prò quo pretio haberetur una nauis prò semestre cum nautis (sic) 
solum qui eam regeret sine alijs hominibus. sed cum omnibus alìjs 
rebus necessarijs ad nauem. preter victualia. 

Item de galeis. 

Item quantum exponeretur prò semestre prò una galea armata et 
fulcita omnibus rebus necessarijs ad ipsam. 

Item quantum prò corpore unius galee nude vel nigre. 

Item quantum prò una galea armata omnibus necessarijs. preter 
victualia et bomines ('). 

Item quot galee et quot naues possent hic conduci, ultra illas quas 
communitas prò sua armata dabit. 

Item quomodo et prò quo pretio conducuntur marinarij. naute et 
balistarij. 

Item ubi commodius et meliori proforo (haberi) poterit copia bi- 
scoti. 

Item si babent aliquas bombardas grossas ad rumpendum murum. 
et acomodent. 

(') Sta scritto in nota : Vult dicere prò una galea cum apparalibus. 



Società Lviurr. Si. Patria. Vul. VII. V. I. 15 



an.n.» 1463 ; 226 ; 



DOCUMENTO DCI1I. 

Risposta di Galeazzo Pinelli e compagni alle domande del Papa, concernesti 
il miglior^modo d' allestire e condurre la spedizione. 

1463, . . . dicembre 

(Politicorum etc. mazzo e numero come sopra) 



{Extra) Consilium nobilium domine-rum galeacij pinelli. bartholomei 
gentilis. oliuerij calui. martini de vultabio et aliorum ad hanc rem 
vocati (sic) etc. 

* Jhesus. 

(Inti<s) Imprimis nostrum consilium est. non suscipiendum laborem 
expeditionis nisi prius ab ungaris potentia preparetur et non parua. 
que equalis sit potentie turchorum. quos puto posse in exercitum ad- 
ducere ingentes copias. virosque ad pugnandum aptos. usque in nu- 
merum ducentorum millium. ipsorum tureborum regis presentia in 
bellum accedente ut semper facere consueuit. inter quos sunt equites 
usque ad numerum centum millium et ultra. Nec paruipendendus 
est hostis. ut aliquando tempore preterito factum audiui ab anti- 
quis nostris. dicentibus decem cristianos preualere centum turchis. 
nos autem contenti restabimus si nostri equiualerent suis. et si fieri 
posset vellemus nostros esse plures numero, ordinemque haberi inter 
cristianos. Ideoque concludimus preparandam esse potentiam terrestrem 
in ungaria. aliquos armorum duces illue mittendos. latini nostri ex- 
perientiam scientiamque rei militaris habentes. aliquos quoque archi- 
tectores siue ut vulgariter dicimus ingenerii. Nam si aliquando cri- 
stiani succubuerunt. illud fuit ex defectione talium. et ex causa non 
bene ordinate expeditionis. Recensete preterita, in quibus nos ipsi 
presentes fuimus. Hec dicimus sub breuitate : de potentia maritima 
turchorum non est facienda multa cura exeunte nostra, de qua infra 
dicetur. ad illud mare. 

Ad primam interogationem respondemus insulam chij maxime opor- 
tunam ex qua inuadendum esset. sed propter dubitationem fortune 
dicimus melius esse exercitum recolligi debere in sinu qui vulgo di- 



( '1^.1 ) DOCUMENTI 



l'itnr ibaramit (?) in insula metelini.eamque insulam primum debelandam 
tantisper. donec exercitus nostri tei estris notitia ad nos peruenire 
poterit. videlicet quod saltem peruenerit in sophiara. illac enini iter 
siuiin erit. nisi forte iter tacere voluerit varena (sic) ut alias rex po- 
lonio dicitur ferisse. Interim alique triremes ad inferendum aliquod 
impedimentum hostibus aliquando exire poterunt ex mitileno. transfre- 
tature usque galipolim et recream. Capta autem mitileno si angari 
nominili propinquassent. poterit hec maritima expeditio se continere 
in porto insule thenedos. donec intelexerit terestres copias trajecisse 
ad loca supradicta. Itone tana arbitramur turchum ob ipsius effronitam 
■ndaciam ipsis cristianis copijs obuiam iturum et ad manus cum eis 
peruenturum. et si nostri fauore fortune juuerentur bene quidem erit. 
sin utrinque equalis erit fauor. etiam nullo alio expectato. conside- 
rata turchorum trepidatione censeo inuadendum esse locuni constan- 
tinopolis in nomine jhesu christi. sed prius. ut supra diximus. ex- 
pectandus est transitus terestris exercitus. Nam dicho inuadendum 
galipolim quia non stringitur muris. castellum autem non potest opu- 
gnari ita cito, constantinopoli autem et perra optime teneri possunt 
meliusque cederent nostris. potissime si exercitus cristianorum var- 
renam trauserit. 

Esercitimi autem maritimum arbitror in nullo alio locho italie 
melius preparari posse quam janue. et querat qui scit querere nuli uni 
lochum aptiorem inueniet. Copie terestres quales et quante esse de- 
beant. satis supra diximus. Circha maritimas. dicho suficere centum 
triremes. que ita hominibus fulcite sint ut ex unaquaque descendere 
it in terram. belandi causa, liomines centum. Naues sint xxv. inter 
quas sint decem magne, naues magne habeant prò unaquaque liomines 
quadringentos omnibus computatis. par uè autem homines centum quin- 
quaginta. habeant spingardas. sarbatanas. balistarios et archum fe- 
rentes. in quibus nauibus honerentur equi ducenti, et plures si fieri 
potest. quia si nostri bona fortuna uterentur. opportuni aptique essent 
ad midta. Insuper habeant duces decem italos vel alios rei militaris 
siue belare peritos. et belatores in equis usque in quingentos. 

Circa secundam inferogationem. scilicet que prouisio etc. respon- 
denius unam absque alia non profuturam. De numero nauium et ga- 
learum satis supra diximus. De galeis que meliores atque utilliores 
future sint. magne an parue. respondemus utiliores futuras galeas sub- 
tilles. tamcn sint. ut vulgariter dicitur. aliquanto burde siue mediocres. 



anno 1463 ( 228 ) 

Circha interogationem victualium. reepondemue oporte renauei one- 
rari grano. Locha ex quibus haberi poterunt in copia que onerentur in 
supradictis nauibus. puto essi; sciciliam et horam maritimam que marema 
dicitar, pariter bischotum prò munitione galearum et nauiurn. Lochus 
ille ubi magis apte talle bischotum fieri posset. egset jauua. propter habi- 
litatem furnariorura. sed dubito ne victualia ibi commode haberentur. 
Ex quo concludimus melius esse quod coramittatur talis prouisio bi- 
schotorura in insulla scicilie et pizijs et in ciuitate veteri. In dieta 
autem scicilia lochus aptus est Siracusa, quia portila bonus est et 
lochus optimus et bene conuenit itineri et nauigationi. Insuper one- 
rentur super nauibus munitiones cujuscnmque generis, veluti badilia. 
ligones. paliferri. vegetes calcis. et homines murandi siue edifteandi 
periti, quia omnibus his opus habetur in multis casibus. 

Circha conditionem nauium et quo pretio etc. respondetur nauis 
cantariorum x in xn mil. requirit homines centum. constabit ducatos 
dc prò singullo mense janue. naues xv usque in xvm mil. cantariorum 
vult homines centum vigintiquinque. constabit ducatos dcc prò singullo 
mense, naues xvm in xxmil. cantariorum constabit cum hominibus cen- 
tum sexaginta ducatos dcccc. 

Ad interogationem que erit major facilitas nauium an galearum. 
presenti tempore in urbe janue facilius fabrichabuntur galee, quia non 
inteligimus haberi presto posse nisi naues x in xn magnas. sed bene 
haberi poterunt multe alie naues extraneorum. quia exercitus vult et 
requirit numerimi nauium de quibus supra. ut super eas onerari pos- 
sint supradicta. 

Ad interogationem in qua queritur quantum acciperetur prò uno 
qui velet facere se transfrectari. respondetur non esse necessarium 
aliud dicere circha hoc. quia ad hanc rem armabuntur. sed de con- 
suetudine constat vectura unius hominis ducatos n prò singullo mense, 
attento quod victualia nunc sunt cara. 

Ad interogationem quantum expenderetur prò una galea, respon- 
demus in primis corpus unius galee cum omnibus aparatibus nauigandi 
et belandi. sine hominibus. constabit ducatos mcccc. armamentum ho- 
minum et victualium ducatos dc prò mense. 

Ad interogationem in qua queritur quot galee quot naues possint 
hic conduci etc. respondemus primo, ultra naues ceto promissas. po- 
terunt hic armari respectu hominum. si corpora nauium habebuntur. 
usque in xxx et ultra, galee vero tot quot vellent prò pretio de quo 



( 229 ) DOCUMENTI 



sopra dicimus. Corpora nauiiim defìcientiura haberi poterunt ex locis 
alienis. (ine huc nauigant. 

Ad interogationem quomodo et quo pretio conducentur marinarij 
feto, respondemus quod ubi eis dentur alimenta, corrducentur tales 
pretio ducatorum trium prò singulo mense, et erunt homines periti. 

Ad interogationem si habemus aliquas bonbardas etc. respondemus 

de hoc consulendum reuerendissimum dominum archiepiscopum et 

diieem nostrum, tamen non est ambigendum de nouo multa hujusmodi 

fobrichari lue posse, cum sint magistri ad eam rem apti. et metalla 

'liiibus fieri possunt. 

Muli uni consulimus ut aliquis religiosus bone viete et scientia pre- 
ditus. ac peritus in arte predicando mittatur in ungariam. ut alias 
misus fuit frater Johannes capistranus qui amouit maximam summam 
gentiuni ('). 



DOCUMENTO DC1V. 

Altra risposta del dottore Francesco Marchese e socii. 

1463. . . . dicembre 
{Politicorum etc, mazzo e numero come sopra) 



(Extra) Responsio dominorum l'rancisci marchexij et sociorum. 



(Intra) Circa requisitiones reuerendi domini legati apostolici, in- 
frascriptis sic videtur esse respondendum. 

Primo, quod contra hostem potentissimum pugnaturis nulle copie 
superflue esse possunt. ideo quam majoribus fieri potest copijs utendum 
est. sed maxime ex parte ungarorum validus exercitus esse debet et 
continuus. ita ut ex ea parte maxime hostium vires vel occupentur 
vel conterantur. Nam ungari solent turcis esse terrori, tanquam a 

(') Superfluo è il dire che le sgrammaticature e la pessima ortografia di 
questo e dei successivi documenti, non devonsi attribuire al compilatore. 



anno 1463 ( 230 ) 

quibua crebris bellis turci vel restricti vel contriti et futi inni. Illis 
igitur potontem exereitum terrestrem habentibiu. elasaifl mar-Mima 
etiam mediocris plurima confìcere et perficere poterit. 

Qua autem parte inuadondus si t hostis. primam ex angaria, sed 
si non codoni tempore Lnuadi posset. propterea quod forte angari 
ante angustimi mensern vel septembrem in aoiem descendere propter 
locorum et regionum suarum oportunitatcm nequeunt. videretof 
classem cogendam et congregandam esse apud insulam lemnL que et 
hostio ellesponti satis vicina est. quoniam sexa'/inta miliaribua inde 
distat. et tantumdem fere a partibus grecie que olim tesalia. et 
turchie quo olim frigia dicebantur. spatij interjacet. Ita ille locai 
congregande classi aptus videtur. tum propter portuum comoditatem. 
tum quia infestandis hostium fini bus undequaque est peroportunum 
et comodum. ex eo loco inuadendi hostem consilium capi pruden- 
tius poterit. Nam preter id quod impedietur hostis. ne auxilia 
maritime classi componat (ne) et euocet ex grecia vel turchia. 
etiam boc commodi is locus dabit. quod facile intelligetur utrum apud 
turrim vituperij. que in ingressu pene elesponti est. ubi castellum ab 
hostibus factum dicitar, tale sit impedimentum castellorum quod naui- 
gationem et transitum ellesponti posset impedire. Nam si quod ad- 
esset castellum. unum vel plura. ante omnia illa debellari opus esset. 
ut et comeatui et reliquis classem secuturis apertus trans.itus relin- 
quatur. Ea castella, borni nibus ibi in terra depositis et classe ex ma- 
ritimis inuadente. putantur posse facile expugnari. si modo ungari 
ex superioribus mediterraneis hostem detineant ne ad maritimas oras 
ducere exercitum suum potentiorem valeat. Nam si turcorum dominus 
ita expeditus esset. ut ipse personaliter posset classi in litoribus 
grecie occurrere. facile impediret classem ubique ipse dominus adue- 
niret. ne in terram quisquam descenderet. Ea propter maxime cu- 
randum est. ut quantum potest eodem tempore et terrestris ungaroruin 
exercitus hostium flnes inuadat et classis ingrediatur elespontum. seu 
strictum ut vulgo dicitur. 

De genere armorum non sunt multa dicenda. quia ut plurimum 
turci aperto marte, acie in planis constituta. decertant. pance illis 
sunt urbes menijs circumdate. castella munita non sunt illis multa. 
Ideo omni genere armorum. sed balistis. quas scorpiones veteres no- 
ni inauerunt. plurimum utendum putamus. Quia sicut ipsi arcu et sa- 
gittis ntuntur. ita etiam balistis sagitisque utendum maxime videtur. 



( 231 ) DOCUMENTI 



ìnterpositis ad tuendos balistarios tarconis. prout conueniet prò lo- 
corum situ et prò quantitate balistariorum. Sic etiam sarbatanarum 
et spingardarum commoda erit copia si haberi poterit. nam et ipsi 
turoi illis dicitur habundare. ideo bis etiam illis occurrendum videtur. 
Ceteris armis omnibus, quibus omnis utitur italia. etiam carendum 
non est. lancijs. gladijs. toracibus. galeis. Nam hoc cogitandum est 
quod marni ad manum sepe pugnandum erit. sunt enim audaces turci 
et pericula parum considerantes et quasi sepe temere in ferrum ruentes. 
ideo putet quicumque expeditionem cristianam secuturus e proximo 
manus conserendas sepissime. 

Undc autem parandi conuentus. forte comeatus dicere voluit ('). 
Si de comeatibus sensit. qui sunt principalius attendendi. nam le- 
gitur sepe penuria victus christianas acies in illis partibus defecisse. 
ideo permaxime considerandum est non posse ex illis partibus com- 
meatura haberi. Ex turchia et grecia minime, quia hostibus parent. ex 
c'.pro nihil. quia obsidetur a mauris. ex insula creta, si ibi liceret in- 
sulanis seminare haberi possent. sed quia ea insula non ita libera est 
incolis seminandi facultas. restat ex insula Sicilie et apulia et mari- 
tima romana necessarie comeatum parari. Ea propter curandum ut 
naues quecumque classem cristianam sequentur. quantum poterunt fru- 
menti secum ferant ex illis regionibus que supra memorate sunt. et 
ultra certus et amplus numerus nauium onerariarum deputetur conue- 
hendis victualibus. quarum alia cura non sit quam (?) subministrando 
e uumeatui. Eo quod cum ex longinquis partibus prouidendum sit. et 
propter ventos borreales multi menses estate prohibeant nauibus in- 
gressum stricti. cauendum erit ne si classis ingressa strictum inopia 
viuendi laboraret. cogeretur turpiter egredi. Itaque pars ista victua- 
lium dilligentius est consideranda. nec esset incongruum si magna 
biscocti pars ex omnibus maritimis locis pareretur. ut ad toleran- 
dam {leggi tollendam) penuriam conseruaretur. 

Si vero unde parandi conuentus queritur. respondendum est ex om- 
nibus regionibus cristianis. quia nulla regio est que alliquid afferre 
ad hanc expeditionem non possit. aut homines aut naues aut pecuniam 
aut arnia aut commeatum. Si autem queritur unde congregandi sunt 
exercitus. vel in quo loco classis plurimum armari et conuenire possit. 

(') La copia rimessa a questa Commissione di consiglieri dovea aver conuentus 
a vece di comeatus, come veramente si legge nel documento precedente. 



ANNO 



ili:-! ( 231 ) 



existimarnus nullam esse italie iirbem que comodior omnibus mari- 
timis instrumentis parandis sit quam janua. si sanctissimus dominuf 
noster pecuniam exponat. et ibi celerius et comodius elassis par-ari 
et armamentis muniri poterit quam alibi, propter et locorum et arti- 
flcum oportunitatem et rerum necessariarum abundantiam. 

Ubi autem descendere comode exercitus cristianus possit. hoc non 
posse a longe predici putamus. Nam nec certuni est quomodo ungari 
facturi sint. nec quanta sit futura elassis. nec quo tempore ad ho- 
stium stricti perueniendura sit. Nam naues julio. augusto et fere sep- 
tembri propter ventos septentrionales. qui bus illa patria crebro ven- 
tilatili', impedirentur ingredi strictum elesponti. Quapropter facta 
semel congregatione lemni. ibi melius deliberabitur ubi inuadendum 
descendendumue sit. Sed nostra esset opinio. si ingressus aperte pa- 
tebit. in elespontum penitus intrandum usque ad constantinopolim. 
licet sint qui putent non male apud eracleam relinqui posse aliquod 
presidium. ex quo itinera ex galipoli constantinopolim infestari et 
turbari possint. quamuis in eundo preter castrum galipolis reliqua 
omnia facile vastari et incendi possent. Nam classe ingressa strictum. 
tota grecia et turchia vel prohibebitur ne bine illue transeat nisi 
apud castra supra constantinopolim. et si potens erit elassis ad nu- 
merimi centum triremium et nauium triginta. poterit usque ad ip*am 
constantinopolim accedi, que forte prò impetu capietur si ungari po- 
tentes in flnes hostium descenderint. Classe enim apud constantinopo- 
lim esistente, et ungaro a superioribus urgente, et venetis eximilium (?) 
infestantibus. turci in medio existentes omnibus partibus succurrere 
et se tueri. facile non posse putatur. 

Prouisio nauium et galearum necessaria putatur. nauium propter 
oppugnationem constantinopolis et castrorum maritimorum. quia ex 
proris et castellis nauium ac ex gabijs menia ipsa possunt et of- 
fendi, et pngnantes e menibus expelli. Numerus autem nauium ad 
minus triginta. et ex eis magne ad minus xv. relique ut sors feret a 
quingentis vegetibus supra. ut et instrumenta ferant et ad commeatum 
et arma ferenda sufficiant. si plures essent "melius foret. Galee ad 
minus centum adsint. triremes et Arme, quare non fugiendum. imo sub- 
tilioribus non est insistendum. sed quia standum pugnandum et vin- 
cendum est. ideo valide triremes esse debent. ut vulgo dicitur. borde 
vel bastarde, non omnes tamen. quia etiam subtiles sunt oportune ut 
fugientem liostem insequi et tardare possint. Magne naues quanto 



( 233 ) DOCUMENTI 



niajores. utiliores sunt. quia et plus honeris comportabunt et pugnando 
altiores et validiores. Minores eonuenient ad vehendos homines trans- 
mittendos et alia oportuna. et ut terre propinquius. si opus esset. ac- 

lant. ideo utrisque opus est. 

Littore etsi non scribantur. que tamen scribi possent chium et ad 
alia* regiones. tamen continuo ex venetijs et aliunde baberi informa- 
tiones de hostium stata preparamentis et alijs poterunt. et in hoc 
omnis cristianus solicite curabit. 

De victualibus partes cristianorum male proludere possunt. quia 
noe illi< habundant et ea a turcis habere consueuerunt. sed quicquid 
auxilij ex locis januensium aut fauoris baberi poterit. id presto sii 
et erit ad honorem cristi et sedis apostolice. 

De pretio transfretantium non potest certa informati o dari. quia 
nulla nauis prò paucis transituris posset recedere, si vero futuri sint 
plures. secundum quantitatem minus aut plus constabit expensa tran- 
àtus. Ideo potius putandum est per mentionem transiturorum cum 
' transuehentibus hoc debere componi, quamquam certa meta apponi 
possit. Sed ut aliquid respondeatur. nauis una que sit magnitudinis 
tante que ad eam vehendum indigeat hominibus centum. prò semestri 
constabit ad rationem librarum mille quingentarum januinorum ad 
minus prò singulo mense, et sic prò semestri constabit libras sex 
inilia januinorum. et erit instructa omnibus oportunis et etiam victua- 
libus prò hominibus centum nredictis. Per annum vero ad eandem 
rationem. facta multiplicatione pretij et temporis. 

Janue. si pecunia exponatur. comode et naues et triremes habe- 
buntur. sed triremes citius et facilius. quia pauciori tempore fabri- 
cabuntur. 

Pro uno transfretaturo. passagium unius nauis tantum constabit 
quantum inter partes eonuenient. quia certa regala dari non potest. 

Pro galea una triremi, armata hominibus et armis et victualibus. 
prò singulo mense expendentur libre mille sexcente januinorum. 

Pro una galea nouiter facta et fabricata et armata omnibus neces- 
sarijs. preter homines- et victualia. expendentur libre duo milia quin- 
gente januinorum. Pro galea una nigra facta noua. nuda absque ar- 
mamentis. libre mille ducente quinquaginta januinorum. 

Quantità* autem galearum janue. ultra galeas et naues communis. 
liaheri poterit tanta quante pecunie presto exponerentur. quia opinio 

1 communis quod in tribus mensibus janue. suppetentibus pecunijs. 



anno 14(58 ( 234 ; 

( quinquaginta galee fabricarentur. De nauibue non sic. quia pluri tem- 
pore csset opus. 

Marinarij in janua dando pagam sex mensiurn baberentur. itea 
remiges. prò libris quinque vel circa singulo mense, dando ultra eifl 
victum. Sic etiam balistàrij prò libris sex eodem pacto. 

Videtur janue. si adessent frumenta. optirne et in magna copia bi- 
scoctum fieri posse, quia et ibi pistores et fornarij aptioro- et -oliti 
melius facere biscoctum et plures numero reperiuntur. 

Hec comprehendunt et satisfacere possunt omnibus interogationibu* 
faetis per reuerendum dominum legatum apostolicum. et ita videtur 
nobis infrascriptis ( J ). 

Ita àpprobo 
Ego franciscus marchexius legum doetor. 



DOCUMENTO DCV. 

Terza relazione sullo stesso argomento fatta da Gerolamo Savignone. 

1463. . . . dicembre 
(Politicorum etc, mazzo e numero come sopra) 

* Jhesus. 
Relatio jeronimi de sauinionio. 

In nomine patris et fllij et spiritus sancti. beate marie virginis. 
sancti johannis baptiste et gloriosissimi militis sancti georgij. nostri 
admirabilis protectoris. et totius celestis curie. 

Respondendum michi videtur. magniflci ac prestantissimi domini, 
articulis requisitis per oratorem sanctissimi domini nostri, modo in- 
frascripto. licet indignum me arbitrer tante rei posse consulere. Im- 
plorato prius auxilio spiritus sancti. conabor aliqua dicere circa re- 
quisita quam breuiori oratione poterò. 

Et primo, suo primo articulo respondendo multa concludenti, per 
quod videtur velie habere consilium de tota ratione expeditionis pro- 

(') Manca qui , come vedesi , la firma dei socii consulenti col dottore Mar- 
chese. E forse il documento è solo una copia. 



( 235 ) DOCUMENTI 



Bequende. dico laudandum esse et consulendum quod primo quam ce- 
lerius (ieri possit fabricentur tot triremes quot poterint. salua pecu- 
niaruin substantia, videlicet secundum quod pecunie colligentur. Que 
triremes in ciuitate januensi et districtu facilius et minori pretio fa- 
kricabuntur quam alibi. Intelligendum est etiam quam potentiam ha- 
bìturus est sanctissimus dominus noster in suo adjutorio a illustre 
duce borgundie. a dominatione venetorum. ab alijs dominationibus et 
conmiunitatibus. Concludendo buie parti dico armatam fìendam se- 
cundum erarium quod baberi poterit. et quanto major tanto melior. 
dassem congregandam esse in duobus aut tribus locis maritimi*, in 
janua. pisis et partem in udene. in quo loco laudo personam santis- 
simi domini nostri adesse. Deinde recollectis auxilijs et classe, ordi- 
nare quod omnia vasa maritima et apparatus colligantur in siracu- 
sano portu et in mesana. preter auxilia venetorum que commodius 
congregari poterunt apud insulam sapientie. 

Ex quo loco inuadendum. Hoc male complete potest consuli nisi 
primum intelligatur quomodo patent vie. et si facta sunt castra prope 
turrim vituperij an ne. Si ibi sunt facta castra, tunc laudo bono animo 
ea castra aggredì et viriliter expugnari. que diuino fauente auxilio 
non dubito expugnabuntur et vincentur. Si paterent vie. laudarem 
sine mora cnm toto maritimo exercitu constantinopolitanam urbem. 
vexilo crucis precedente, magno trihumpho primitus inuadendam. 

Queritur quibus copijs. Dico cum quot quot majoribus fieri poterit. 
que copie quamquam maxime forent. maritime nulle erunt. nisi primo 
per tempora ante saltem duorum mensium. ungarie potentia militet 
cum copioso armorum genere, et impugnet ac occupet opida et passus 
teucrorum. ita ut opus sit teucrorum regi cum suis persona et exer- 
citu bella parare et pugnare contra acies ungarorum. Que si astute 
et potenter non fierent copiose et ordinate, ammissus foret omnis 
labor. frustra facta esset maritima classis. perditum id pauebum quod 
restat christiani nominis in egeo, mare pontico et dernum in toto 
oriente. 

Queritur «pio armorum genere. Dico cum pluribus bominibus cli- 
peatis in bona parte tarconis et omni genere clipeorum. qui videntur 
opprime necessari] contra sagittas teucrorum. Deinde scorpionorum. 
qui balistarij vulgari nomine nuncupantur. plurimorum tormentariorum 
seu sarljatancriorum. et demum omni armorum genere quo hoc tem- 
pore prelia et bella geruntur. 



anno 1463 ( 236 ; 



Undc parandi comeatus. Dico in italica- partes et portandi in 
nauibus. quia fìt verisimile quod rex teucrorurn intellecto furore ehrii 
stianorum restringere debeat victualia. et vetare ne ex vietila! i bus 
portentur in christianorum locis. Loca italie memoranda prò cornea] 
tibus sunt primo genua. si aderit res frumentaria. qne facMiter po- 
terit extrahi jussu sanctissimi domini nostri de prouincia. pisis. ma- 
ritima et Sicilia. In qua urbe januensi faciliter in duobus mensibol 
flent quintalia xv in xx milia biscoti. Item in pisis et maritima. itesi 
in territorio sanctissimi domini nostri, item in apulia et Calabria, 
item maxima pars in trinaclia (sic) oppulentissima. item in sardi nea 
aliqua parua pars. Caxei et carnes in trinaclia et sardinea. Vinia ex 
genuensi ripparia et Corsica et ex insula crete, ex qua crete (sic) 
etiam aliqui comeatus haberi poterunt. 

Que melior prouisio nauium an galearum. Utramque laudo neceaj 
sariam. et magnarum nauium ac paruarum. quia omnia opperabuntur 
ad aliquid. galearum dico subtilium. et ut de omnibus sit munitus 
exercitus. Laudo in numero galearum sint tres vel quatuor grosse, in. 
quibus sanctissimus dominus noster cum suis cardinalibus et episcopis 
commodius quiescere possit. 

Tertio. quod scribatur communitatibus et ciuitatibus quod armata 
nauigia occurrant etc. Non laudo armari nauigia in orientales partes 
ne excitent teucrorurn animos. nisi prius tota classis et potentia aderit 
in egeo mare, et tunc occurrant omnes. mares et femine. genu flexo 
et inclinato capite. 

Quarto, omnino flendum ut petitur. preter de victualibus. que non 
dubito opportere extrahi ex latio. 

Quinto, laudo per sanctissimum dominum nostrum et ungarorum 
regem ex nunc mitti speculatores in exercitu teucrorurn et in ejus 
acies et in locis in quibus solitus est congregare potentias suas. qui 
nullam aliam curam habeant quam per zifram scribere et aduisare 
cum propri) s nuncijs que geruntur et parantur per teucrorurn regem 
per mare et terram. Idem imponatur expresse mercatoribus januen- 
sibus et venetis. qui etiam habeant facultatem prò ea re mit- 
tere nuncios proprios. expensis sanctissimi domini nostri et diete 
cruciate. 

Sexto. quo pretio haberi possint naues transfretantium. Dico quod 
nauis grossa cum sua turma merito conduci posset prò semestre prò 
ducatis quatuor millibus ducentis. 



( 237 ) DOCUMENTI 



Septimo. an commodius haberi possent triremes vel naues. Dico 
trireme? et naues faciliter haberi poterunt ex Iiac nostra urbe ja- 
nuensi. niediantibus pecunijs. 

Octauo. quiintum acciperetur prò uno qui vellet se transfrectare. 
Hoc non laudo temptandum. quia nullus patronus nauis aut galee hoc 
modo neutiquaru conduceretur. 

Nono, queritur quo pretio haberetur una nauis cum suis nautis so- 
limi. Dico ut superius quod una nauis grossa, bene fulcita omnibus 
jsarijs et victualibus prò dictis nautis. haberetur prò semestre 
prò aureis quatuor milibus ducentis. et minores prò rata. Si vellent 
in ea ponere transfretantes. opporteret comeatibus prolùdere prò ipsis 
kransfretantibus. 

Decimo de galeis. Triremes vero cum eorum nautis et socijs habe- 
rentur prò semestre prò aureis quatuor milibus quinquaginta. dum- 
modo corpora cum apparatibus galee darentur patrono. Que corpora 
cum suis armamentis et bene fulcita constarent aureos mille quod- 
libet corpus earum. 

Ad undecimum. quantum expenderetur prò semestre. Respondetur 
quantum dictum est per decimum. 

Ad duodecimum. quantum prò corpore unius galee nude nigre. Re- 
spondetur ducati quingenti vel circa. 

Ad tertiumdecimum. quantum prò una galea cum suis apparatibus. 
Respondetur quantum dictum est in fine capituli- decimi. 

Ad quartumdecimum. quot galee et naues possent in janua con- 
duci etc. Dico quod in janua faciliter infra medium et duos menses 
fabricarentur galee quinquaginta. et armarentur vigintiquinque in tri- 
ginta. sub formis superius sepenumero dictis. Et ultra promissas naues 
alie due non multum grosse conducerentur. 

Quintodecimo, quo pretio conducerentur marinari), naute et bali- 
starij. Respondetur marinarij et naute pretio ducatorum trium cum 
dimidio quolibet mense, cum paga mensium quatuor. ipsis habentibus 
vietum in naue sumptibus conducentis. Scorpiones vero siue balistarij 
aliquanto pluri pretio conduci mererentur. 

Sextodecimo. ubi commodius poterit haberi biscoti copia. Huic rei 
satis consultum est in principio. 

Ultimo si habent januenses aliquas bombardas grossas accomodandas. 
Dico equum esse grossas et paruas. quotquot erunt. huic sancto operi 
commodare. etiam si deberent fieri none. Ex quibus nouis tormentis 



anno 4463 ( 238 ; 






in bac janucnsi urbe fierent multe, magne et panie, in pauco tempore; 
si tempestiue ordhiarcntiir. 
Reliqua ordinai et condacat ille qui cuncta f|ne sunt sub celo grff 

hernat. 



DOCUMENTO DOVI. 

Quarta relazione sullo stesso argomento falla da Carlo Cicala, Andrea Sin 
straro ed Egidio Carmadino. 

1463. . . . dicemore 
(Politicorum etc., mazzo e numero come sopra) 

* Jhesus. 

Vobis spectabilibus dominis etc. lo aregordo nostro si e questo 
comò odireti de parte im parte. 

E primieramenti a voler casar lo turco de la gretia e de Costan- 
tinopoli bizogna che gi sia la posansa de la angaria e de tuti soi 
vexini circumstanti. corno sono velachi e atra natione per terra, e 
sensa la dieta posansa no se porrea far niente. .Ancora gè bizogna 
la posansa per mare- de lo sancto padre e de signori christiani. de 
galee cento al manco, bene in ordine, e cum naue xxxx al manco 
inter grose e picene, le grose al manco siano xx e le picene altre xx. 
le quale naue bizognano essere bene in ordine de marinari inzenieri 
bombarderi e de gente darme. e asai artagiarie. corno saria al manco 
farchoni da xv in xx per le naue grose. saschauna de loro auese far- 
chone uno per naue. per le mure di constantinopoli e per altre castele 
chi sono in la boca de romania che bezogna prendeli. ancora tutte le 
altre naue artagiaria. corno seria scare sape baili pali de ferro e pi- 
enoni in grande numero, gradise d per nane, legnami per repari in 
copia, bombardane asai e grose e picene, puluere in grande soma, 
comò de bombarde sarbatane e spingarde, veretoni da capsie ecce 
per naue. le naue xx picene siano carrigate de vitualie biscoti farine 
formagij olij carne salata salumini e lemi in grande copia. Ancora 
che tute naue e nauili de cristiani chi portaseno vitualia ala marta 
soe alo campo, aueseno indulgentia comò queli chi foseno in fati darme. 



( 239 ) DOCUMENTI 



E per aregordo. se tuta la posansa de la cristianità, soe de garie e 
de naue. foseno per mar. e non gè fose la posansa de ungaria per 
tona sopra di ta. non se poria far niente, tuta la speiza sereiua per- 
duta, perche gi bizogna la posansa de ungaria per terra sopra tuto. 
Perche bizogna lo sancto padre ordine in forma che li ungari posano 
stare e vegnire contra de lo turcho per terra, per forma che poseno 
l'esiste a lo dicto turcho. fasando questo, semo più cha certi che dio 
ne darà Victoria, pero che lo dicto turcho no a tanta posansa de poei 
•Tarda per mare e per terra. 

Circa lo logo unde se debia retrouar tuta la armata inseme, e in 
che logo se debian trouare per aspeitarse. nostro aregordo si e ali- 
zora de teneidos fin a la bocha de romania fin alo vituperio, in lo 
quale logo sono porti asai tuti insieme suficienti a regogie tropo più 
naue e galee più de dexe. tanta che non e larmata sopra dieta. Im- 
pero che alo vituperio lo dicto turco gè a faeto un forte castello 
a 'a banda de la gretia. e si semo certi no sia bastante a poise def- 
fende a tanta armata, e bisogna corno se sia de prende quello castello 
per auer lo passo e de tegnirlo. peroche le 'naue chi som auegnir de 
poy de larmata posano andar segure a larmata cum vitualie. E de 
poi pasar più in su firn a galipoli e lì ardege tute le fuste de mare 
e fare che no posano andare de turchia in gretia. E sopra lo dicto 
logo de galipoli lasarge v naue e x garie chi siam a modo de ca- 
stello, che nisuno turco non posa pasare de turchia in gretia. e questo 
bizogna corno se sia per monte atre bone caxone. 

Da poy cum tuta larmata andare adrito viagio per contra con- 
stantinopoli a carchidones ouer ala izora de lo principo. chi sono boni 
loghi per naue e per galee, e si sono sur la boca de lo gorfo de li- 
comidia. chi e lo banchaa de lo pan de constantinopoli e de omni ar- 
tagiaria che bizogna lo turco per tuta la soa armata, e si e rente a 
constantinopoli migia tre. e si sono loghi cum perfecte aigue da 
beiue. e si se pono cum tuta larmata metese bene in ordine cum far- 
choni e atri insegni, e in tre ore esser ale mure de constantinopoli 
cosi de ver la banda de pera, e per auizo omni matina e lo vento 
alo gorfo in adjutorio semper de larmata. 

E bizogna che larmata sia amezo lo meise de setembre per aliue- 
rarse cum la posansa de li ungari. chi no pono cauarchare per li mo- 
sconi (sic) chi no sia mezo lo meize de setembre sopradicto. perche 
dicemo non si tardi, che larmata non farebe niente sensa la posansa 



anno 1463 ( 240 > 

de lo ungaro. e bizogna aliuelarse insieme e de trouarse tuti insieme 
ala sufa. Fasando cosi semo certi che christo darà Victoria a <ii- 
stiani. e per auizo vostro li habitaati de constantinopoli sono tuti 
mal contenti e stati misi per forsa. judei cristiani turchi mischiati 
chi gè stano contro loro voglia, e semo certi che vedendo tanta ]><>■ 
sansa per mare e per terra e se meterano a fugire sensa arcuno 
dubio. che piaxa a dio che cossi sia. 

Carolus cigala et 
Andreas sinistrarins et 
Ejridius de carmadino 



DOCUMENTO DCVII. 

Pareri e consigli sullo sirsso tema di Pietro Sinistrare 

1463. . . . dicembre 
(Politicorum etc, mazzo e numero come sopra) 



In primo ubi se debeat radunare armatam. Judicio mei petri se- 
nestrarij dico, asoche le persone chi monteram supra larmata siano 
meno fugitiue a mi me pare che tota la armata se debea reco- 
lere aut in saraguxia de cicillia. aut in calari de Sardinia, aut in bo- 
niffacio de corsicha. e da poy tuta unita la dieta clase debeano andare 
verso leuante e se debeano retrouare a parlamento luna aspeytando 
latra tra cauo de sancto augello, lizora de li serui e cauo de mari a 
matapam. da poj andando a so camino se debiano appreso trouare a 
lizora de nigroponte. a li caui da leuante da lo caristo. cauo di scarpa 
mantello e loco di loreto luna aspejtare latra, li dagando loro ordine 
si de segni corno di tartadi e di nomi, cosi di jorno corno di note, e 
da poy dato loro ordine e debiano andare in la bocha de romania e 
andare sopra lo malito in lo loco de la figea. se disponando andare 
per lo golfo di galipolli e retrouarse a lo porto de ostria sopra ga- 
lipolli doue e lo saraio vego de lo turche e poy tentare per mare e 
per terra locum galipolli chi e tuto dismurato, lo qualle ottenendo se 
pileria la majore parte di fuste gallee artagiaria armamenti de la 



( '1\\ ) DOCUMENTI 



potentia turchiana maritima. chi sareya tanto disfauore a li turchi 
corno quaxi so perdeseno andrinopolli. 

Ma por intendere de aueyre vitoria coni tute le naue e le gallee chi 
sono in maro bem armate, se faria nolla se non li fosse la potentia 
de li umgari. de la qualle potontia utille a talle impresa far facere 
saprà lo danobio in sibilio (sic) e in quella una parte de lo dicto fiume 
dee da xxv incirca, sopra le qualle se metesse da homini xx 
mila ben armati chi veniseno in lo mare majore o ad locum varne aut 
a lo discos (?). asoche la potentia tripartita da baso umgaria e de lo 
turchi mare majore. e poy se tentase la gretia. asoche li turchi di- 
uideseno la soa potentia in guarnexonc de soe terre e contra li cri- 
stiani, li quali i saria molto dificille a podere resistere ad castra feli- 
eia cristianorum. 

Como fosse pu potentia per mare mego saria, ma per non aueyfe 
tropo confuxione chi auese naue da numero xv in xx grosse da bote 
mille in suzo coni gallee da lx in lxxx. ultra le ihusme loro, pode- 
seno meterre in terra da homini da xx in xxv mila chi foseno tuti 
armati di loricha e di selata. lo quarto di iospetri (sic), lo quarto 
di balestra, lo quarto di traconi, lo quarto de lanse lunge. e -chi aueseno 
ancora sozo le naui da chanon da ce in ecce in ordine per poere in 
terra montare li preminenti. 

Quanto per respeto de le vitualie. est communis ratio maritima in 
mense cantarium medium bischoti prò bocha. e secundum la soma de 
la gente se pò fare questa raxone. per le naue ad rationem mariti- 
mani trafilando, consuetudo antiqua sic ferebat. nauis cum hominibus e 
habebant in mense Kb. xiui prò homine. nauis cum hominibus cl, da- 
bantur lib. xv in mense, nauis cum hominibus ce habebat lib. xmi in 
mense, sed in agendis belicis se considera la soma e ad longuni iter 
et prò quanto tempore. 

Chi volese far naui. la naue da cantara vili mila incirca expedita 
prò mensibus tribus extimatur constare lo cantar da ducati xvi in 
xvn. nauis de cantar, xii in xv ducati xx lo cantara. nauis de xvm 
in xx ducati xx in xxmi in lo cantara. dico de portata eorum. 

A metre homini in le naui de paga per nollo e de costuma anticha 
fino a sio ducatum unum, in constantinopoli ducati n. in caffa ducati 
in prò homine. per respecto de lo scoto, secundum tempora et pre- 
tium vitualium. de more da lx in lxiii prò bocha. 

Volendo fare galee, solo lo corpo com remi e sartia e velie coste- 

Sv.ielà Ligure St. Patria. Voi. VII. !»• I. IO 



ANNO 1463 ( 242 ) 

piano, secundum chi volese pocho o asay. da lib. MDCCC in lib. u mil. 

CC incirca. 

Volendo armar le galee, ogni gallea bisogna de bomini ccx in cix di 
remi, xxxxun compagnoni e con li officiali, poche gallee costeriano 
lo meyze ducati dc. ad majorem somam constarent ducati dccl in 
due. dccc. 

A voleyre fare bona e utile potentia de bombarde vi e di bezogno 
da petie lx in lxxx. chi lanseno da cantara duo in vi per peso de 
caschuna bombarda, habia lauorati e pedri (pietre), e ancora e di bi- 
sogno de aueyre da spingarde cl. chi lanseno libre lx in 100 (sic) di 
pombio per una. e faseno prouicione di legnamini di ogni sorta, taole 
e altre cose, cosi per riparo di le bonbarde corno di far betrasche e 
di altre cose contra opida castra et ciuitates turchorum. 



DOCUMENTO DCVIII. 

Risposto del governo genovese alle domande dell' orator pontificio, Fabiano 
da Montepulciano. 

1 4G3 dicembre 

(Politicorum etc, mazzo e numero come sopra) 



Collecta sunt Consilia hec a multis. 

Omnium fere sententia est. primum quod ungari et alij christiani 
ab illa parte potentem exercitum habeant terrestrem. equitum pedi- 
tumque. et ita potentem ut turchus non audeat ad manus venire cum 
eis. De numero, in hoc aliqui dicunt oportere esse exercitum ducen- 
torum milia virorum. Et quoniam nationes ille propter conditionein 
illius ore non possunt in castra exire ante mensem augusti, dicunt 
aliqui cogitandum esse quod classis maritima eodem tempore parata 
sit. ut eodem tempore bellum terra marique geratur. ut turchus ab 
undique eodem tempore impeditus nemini resistere satis possit. Aliqui 
in hoc dicunt non multum referre si classis ante parata esset. quia 
interea quo ungari exirent in castra, fierent duo bona, unum expu- 
gnatio mitileni vel illorum duorum castrorum que apud turrim vitu- 
perij fabricata sunt. qui est ingressus illius maris. Et si diceretur 



'( 243 ) DOCUMENTI 



quod turchus tane terra non oppressus venire posse L ad resistendum 
expugnationi illorum locorum. respondetur quod sentiens parari ab 
angaris tantum exercitum. non auderet discedere a locis suis terre- 
stribus et alijs finibus qui in immensum distant a locis illis maritimis. 
Item interea quo ungari pararent exercitum. consultari posset per clas- 
sem ubi inuadendus esset turchus via maritima. Que consultatio ut 
non leuis. et preparatio ad id. aliquod tempus exigeret. ita quod si 
classis aliquo tempore preueniret exercitum terrestrem. non videretur 
inutile ('). 

Ad numerum classis. fere omnes centum triremes necessarias esse 
dicunt. in quibus si essent alique bastarde, viderentur utiliores quam 
omnes subtiles (-). 

Ad numerum nauium. quasi omnes concordant sufficere xv in xx 
naues grossas. et totidem minores ad deportandos comeatus hinc inde. 
Quidam ( 3 ) dicunt opportere naues grossas habere usque in ecce viros 
qui descendere possent in terra, et habere velie farchonos unum prò 
naue cum magna sagitaminis copia, bombardis gradieijs badilibus ciapis 
tabullis et lignis prò reparatione prò bastitis et alia similia. multam 
puluerem prò bombardis. multos lapides et hujusmodi. item calcinam 
prò murando, et quelibet nauis duos aut tres magistros artis ad mu- 
randum. ubi pluribus in locis fieri forsitan castra et bastitas aut 
muros opporteret. Naues onerarias sufficere si haberent nautas neces- 
sarios. cum eorum opera ad nihil fere aliud necessaria esset quam ad 
victualia deportanda et ad virorum transfretationem ( 4 ) Triremes ( 5 ) 
armatas prò solito, ex quibus exire possent ad minus in terram ho- 
mines cxxv prò singula trireme. 

Ad. partem ubi victualia colligenda sint. quasi omnes siciliani et 

C) Postremi interrogati dixerunt eodem tempore esse discedendum. et priores 
scilicet vel naues vel triremes expectent se mutuo in loco ordinato. Primo 
septembris .... in mari, classis prò nonis augusti, propter quod exercitus 
prior esse non potest et classis prius illa muri i . . . . non sunt quam p,r 
totum augustum. 

('-) A lxxv usque in lxxx. 

•' 3 ; liane partem dicunt esse tollendam. Cioò da qui fino all' oporteret. 

(') Quest'ultime parole furono aggiunte dalla mano stessa di cui sono i 
presenti appunti noi margine. 

( s ) Tutto il periodo si volle cancellare, e in margine bevvi scritto: Danda 
opera quod prillate vel .... classem vel abstineant se ab offensis. 



vnno 1463 l 244 i 

ornili maritimam ac apuliara designane et quasi in alio loco sperao- 
dum non esse. Pisas aliqui diclini et prouinciam Cj masillie. Bardi- 

neam prò carnibus et caseis. Vimini ex multi- locia haberi pò- <■. In 
hoc faciendam esse magnano preparationem et certarn. cum niliil possit 
esset in hoc facto periculosius quam defectus victualium. exemplo 
aliorum exercituum qui in tali casu hoc errore periere. et preserti in 
preparandam esse magnam bischoti summam et legurainurn ( 2 ) et ia- 
rinarum. Si ex prouincia deportandurn frumentum. janua locus 
super ceteros aptissimus ad coiifieiendum bischotum. 

Ad partenti ubi coligenda sit omnis classis. ubi inuadendi p< 
consilium et cetera ordinentur. did'erunt satis. aliqui et bona pan 
apud mitilenem in loco ubi dicitur alegiaramie qui est portus ma- 
gnus. locus ad recipiendum aptus. lignis et aqua habundans. que sunt 
duo exercitibus maxime necessaria, locus propinquus satie 
locus in itinere, qui nihil deuiat. ubi veneti ex suo mari et alij ex 
occidente euntes nihil itineris perdimi, ubi interea quo cetera fierent. 
temptari posset expugnatio mitileni. locus ( 3 ) aptus etiam conflciendis 
gradieijs et ad molendum frumenta ( i ). Aliqui pauci dixerunt sira- 
cusas in scicilia. calarim in sardinea. aliqui plures apud insulas lemmi, 
locum hostibus vicinum. bonis et magnis portibus plenum, aptum ab 
omni parte ad molestiam hosti inferendam. locumque ex quo hosti 
prohiberetur aditus ex grecia classem habendi. aliqui vero janue vel pisig, 

Ubi inuadendus sit primo hostis per mare, quidam dieunt expu- 
gnatis turribus vituperi] inuadendum esse locum gallipolis. terram opu- 
lentissimam. ubi hostis habet multos bellicos apparatus. triremes ac 
biremes. locum non muratum nisi castellimi, quo loco obtento. ma- 
gnus esset terror turcis. et multa commoditas auferetur eis tam gen- 
tium quam victualium. quam etiam armorum. Quidam vero dieunt tunc 
in hoc consilium esse capiendum. quando classis congregata esset. 
quia tunc explorato hostis conatu et quid ageret. quidue ageret ter- 
restris exercitus christianus. consuli melius huic facto posset. Quidam 
vero constantinopolim inuadendam. que repleta varijs gentibus. jndeis 

(') Lo stesso che in nota 4. nella payina precedente. 
( 2 j Da qui al fine del periodo, come sopra in nota 4. 
( 3 ) Come sopra nella nota antecedente. 

(') Il margine fino a qui dice: in hoc concordarli, ma il seguilo fino a qui- 
dam reto diciint lo vuole cancellato. 



( 245 ) DOCUMENTI 



et alijs. non satis vidcrctur apta ad resistcudum. nec posset turchus 
ad eani auxilium mittere clauso aditu quei» classis clauderet. Que 
dnitas si mari expugnaretur. prout fieri posset a nauibus cui» far- 
chonis. non videtur posse resistere ubi ab alijs partibus esset astricta. 
Aliqnis dixit classera partiendam esse, videlicet partem in danubium 
niittondam ut ad partes varne molestiam inferret. alia pars in gre- 
ciain. cimi bostis a duabus partibus mari et ab una parte terrestri 
itinere oppressus. non omnibus locis prolùdere posset ('). 

Quo genere armorum pugnandum sit. omnes commemorant balistas 
omnis generis, tarchonos et sarbatanas. galeam tboracem et ensem. 
quia cum turcis non eminus sed cominus sepe pugnandum sit. 

Pretiuni nauium. hoc est stipendium. est intelligenda magnitudo 
nauis. sed hoc medium dici potest. usque in x mil. cantaria nauis 
liomines centum prò ducatis quingentis ( 2 ) in mense, prò cantarijs 
usque in xv mil. homines centum vigintiquinque prò ducatis sexcentis. 
a xv mil. usque in xx incirca liomines cl ducatos octingentos in mille 
prò naui. Armamentum ( 3 ) unius triremis. videlicet cum hominibus 
armis et victualibus sine capitaneo. ducati dcl usq. in dcc secundum 
numerum. Triremes armatas dari posse concurritur prò ducatis dc in 
mense prò singula. Corpus unius triremis subtilis cum omnibus appa- 
ratila, sine hominibus et victualijs. ducati dccc ( 4 ). corpus nigrum 
sine apparatibus ducati d. Quilibet nauta prò ducatis duobus. quilibet 
balistarius prò ducatis tribus in mense ( 3 ). Quilibet volens transfre- 
tare se. prò schoto usque chium vel mitilenem (sic) ( 6 ). 

Quot naues hic haberi possent. octo in x bone, si plures exigende 
essent. opportere alias ab alijs nationibus exquirere ( 7 ). 

(') Pel periodo Quidam vero dicunt la mano de! margine dice : in hoc con- 
cvrdant , e il resto del capoverso cancella. 

( 5 ) Sopra quingentis hevvi scritto sexcentis, e dove poco sotto bevvi sex- 
centis trovo mutato octingentis. 

( s ) Questo periodo è stato aggiunto dalla solita mano. 
('j La slessa aggiunge del suo : bastarde ducati dcccc in mille. 
( S J Parimenti qui al nauta soggiunge qui dicuntur remigi, a ducatis duobus 
muta vel duobus cum dimidio , e dopo balistarius fa seguire vel solius triremis. 

( 6 ) Il periodo rimasto sospeso compiu la mano stessa così : prò schoto a du- 
cato i in ii. h.'éito respecìu ad predimi . . .'. sed prò natilo nihil. 

(') Cancellalo V alias ab alijs etc. Bevvi cambiate: Opportere ilias fabricari 
facete quia — non posset in tempus. et si fabricande si ut. incipieudum foret. 



anno 1463 ( 246 ) 



Triremes armare si quis voluerit. quiiiquagiiita aut plus fieri [><<- 
,-uiit minori epatio quam mensium trium. I>o bombardia grossifl Cacillii 
erit fabricatio. cum sint metalla et optimi magistri. 

Quot (') homines unaqueque nauia portare possel prò transfretando, 

ccc usque in sexcentos secundum nauium magnitud inerii. 



DOCUMENTO DUX. 

I Protettori promsttono al nuovo eletto vicario consolare di Cafla, Leonardo di 
Pietrasanta , di prorogargli ad un triennio la carica, se vi si condurrà one- 
stamente. 

UG3, 7 dicembre 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1 457-147.~> j 

(Col. 37 v.) 



* MCCCCLXIII die VII decembris. 

Magnifici domini protectores etc. in legitimo numero congregati. 
auditis prestantibus viris marcelino et collegis. referendarijs agibi- 
lium caffè et aliorum locorum jurisdictionis magnifici officij sancti 
georgij. et animaduertentes quantum decet suum magistratum. cui 
res publica januensis commisit imperium et summam rerum dieta- 
rum ciuitatum et locorum maris pontici. solerti attentione metiri. 
et ita prouidere quod officiales sui fldeliter et laudabiliter officia 
sua exerceant. adeo quod populi et subditi sui exultent eorum 
bono regimile. Itaque cum elegerint in vicarium consularem caffè 
egregium legumdoctorem dominum leonardum de petrasancta. ipsi- 
que promiserint quod si officium illud exercuerit ita laudabiliter quod 
merito commendetur. et ipsis effectibus judicetur riignus bonis ope- 
ribus. eo officio non tantum per annum. sed per plures sit et in- 
telligatur electus. ultra tempus quo exercebit dictum officium quam- 
primum caffam perueniet usque ad aduentum consulum designatorum. 
per totum tempus trium consulum nuper electorum. videlicet pre- 



(*) Quest'alinea è tutto aggiunto dalla solila mano. 



247 ) DOCUMENTI 



suini ium virorum gregorij de reza. calocij de guisulrìs et joannis 
rencii de cabella. auctoritate presentis deliberationis statuerunt et 
decreuerunt quod licet litere facte dicto domino leonardo sint prò 
mensibus tredecim. tamen ipso se bene habente et exercente laudabi- 
li! ci' dietimi officiuni. amoueri non possit ab eo vicariatus officio fi- 
nito dicto tempore, sed si et in quantum ita fldeliter egerit quod 
virtutes et merita sua eum commendent. Aeri debeant sibi littere de 
toto tempore dictorum consulum. et interim tamen non possit amoueri 
itisi propter justam causam demeritorum. 



DOCUMENTO DGX. 

Decreto in favore del predetto -vicario consolare, cioè di poter appellare ai 
consoli contro le sentenze dei suoi sindicatori. 

1463, 16 dicembre 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 
(fol. 37 v.) 



* MGCCCLXIII die XVI decembris. 

Magnifici domini protectores etc. in integro numero congregati, et 
quorum qui his affuerunt presentes nomina sunt hec : 

D. Lucianus de grimaldis prior Marcus de marinis 

Galeacius pinellus Johannes justinianus q. ambrosi] 

Guirardus de goano Octobonus scalia et 

Manuel saluaigus Jeronimus de sale 

Cupientes ciuitatem calle saluam esse et illam videre in sedibus 
nostrorum majorum repositam esse, et quod bono regimine ita re- 
gatur et gubernetur quod experiatur eam esse templum justitie. et 
animaduertentes quod propter malas temporum conditiones et impro- 
borum hominum versutias. non bene de sua republica sentientium. 
conspirantium contra officiales quos nituntur in sindicamentis op- 
primere, quoniam suis desiderijs non acquiescunt. difficile hactenus 
fderit adinuenire viros rectos doctores legum qui eo proflcisci volue- 



anno 1463 l 248 ) 

rint ad exercendum dietimi officium vicariatile: Propterea vali 
his prouiderc. ut sublatua sit baj asmodi timor ab Lnfraacripto domino 
designato vicario timide et minus quam recte et rite et ut ieeei exer- 
cendi officium smuri, statuerunt decreuerunt et deliberauerunt quod per 
liceat egregio legum doctori domino Leonardo de petraaancta. i 
ipsos magnificos dominos vicario consiliari cade, se appellare ad do- 
minos tres tunc futuro* consules. quos constituunt judices appella- 
tionum interponendarum per dictum dominum leonardum. delectum 
vicarium consularem caffè, a sententijs contra se fercndis per sindi- 
catores sindicaturos ipsum in caffa. si senserit se inique condemnatum. 
Ita tamen quod per appellationem non retardetur exequutio. cauente 
ilio in fauorem cujus lata fuerit sententia de restituendo quid con- 
sequutus fuerit. si obtinuerit prò se ab ipsis dominis tribus futuria 
consulibus dictus dominus leonardus in appellationc. et hoc non ob- 
stantibus aliquibus legibus et statutis et obstantijs quibuscumque in 
rontrarium disponcntibus. 



ANNO MCCCCLXIV 



STORIA E DOCUMENTI 



ESPOSIZIONE STORICA 

DEGLI AVVENIMENTI 



N 



el primo bimestre deiranno 1464, si avverò in s. Giorgio 
tale pressantissima seguela di atti e decreti amministrativi , da 
far credere che i rettori del Banco prevedessero imminenti e 
non evitabili le calamità politiche e sanitarie, onde furono in- 
volti. A coprire perciò i posti rimasti vacanti dopo l' elezione 
generale dei consoli e ufficiali delle colonie, avvenuta il 28 
settembre 1 463, diedero balìa ai quattro referendarii sui negozii 
di Caffa di conferire taluni impieghi minori , come di sopra- 
stante alle acque, di custode della porta Caiadore, e simili, agli 
artefici murali , balestrai e artiglieri che stavano per mandare 
in Crimea (*); ed essi medesimi lo stesso giorno, 2 gennaio, 
surrogarono Giovanni D'Oria a Giovanni Imperiale nel capi- 
laneato dei borghi, e Girolamo Squarciafico a Lodovico Ita 

(') Vedi il documento DCXI. 



anno 1464 ( 252 ; 



liano nel comando degli avanborghi di Caffa, e parecchie altre 

cariche distribuirono (■); e ne segnarono ancora le patenti (-j, 

dovendo ognuno tra breve, accingersi al viaggio della Taunde. 

Già da mesi n' erano partiti a quella volta i tre consoli 

eletti lo scorso anno; e a compiere il ruolo organico della 
suprema magistratura di Cafl'a, consistente nel console, i due 
massari o provvisori e il vicario, mancava solo questo, trovati 
poi nella persona del dottore Leonardo Guiraldi di PietrasantaJ 
al quale per invogliarlo al retto operare e ben maneggiara 
nel difficile arringo i Protettori scaduti l'atto avevano di molti 
promesse e largheggiato in prerogative e franchigie. Sur una 
di queste, che gli dava il diritto d'appellazione al magnifico 
Banco in Genova contro i suoi sindicatori , i Padri di san 
Giorgio, sulla proposta dei referendarii suddetti, giudicarono 
dover rifarsi , e, senza mutarne la sostanza, stabilire che l'ap- 
pello avesse luogo presso il console e massari di Caffa, non 
già presso l'Ufficio sedente in Genova, come troppo lontano 
dal luogo della contesa ( 3 ). Così pure decidevano le spese di 
viaggio del Leonardo fossero a carico dei consoli, di cui fun- 
gerebbe le veci nella parte forense ( 4 ), ed al suo compagno 
Antonio Papavero, concessero lettera credenziale d'ufficiale 
del peso nella piccola colonia di Copa ( 5 ). 

Volto quindi uno sguardo allo stato politico e legale della 
bella metropoli, saggiamente avvisarono scrivendo ai vescovi, 
greco ed armeno, parole d'esortazione e lode, con cui animai 
vanii a rinverdire più che mai le loro speranze e dei conna- 
zionali su d' un prospero atteso avvenimento*, foriere di lieto 
vivere e benessere generale ai popoli taurici , senza dire in 



(') Vedi il documento DCX1I. 
(') Vedi il documento DCXVII. 
( 5 ) Vedi il documento DCXV11I. 
(') Vedi il documento DCXIX. 
(") Vedi il documento DCXI11 



( 3Ó3 ) STORIA 

iscritto quale fosse l'evento su cui poggiavano tanta fiducia; 
acciò non succedendo, come non avvenne, l'impresa condotta 
da Pio II, non ne restassero scherniti essi e i sudditi sconfor- 
tati ed offesi. All'opposto recavasi a loro cognizione l'ordine 
trasmesso di corto ai rettori della città , di divieto cioè , a 
che permettessero a chicchessia l' ingerirsi nelle cause giuri- 
diche e criminali, non esclusi i vescovi medesimi, ai quali ap- 
parteneva sì il debito di regolare gli affari di religione e del 
culto, non quello d'intromettersi di cure governative e negozi 
pubblici della colonia. Con ciò sarebbero pur sempre dal braccio 
secolare sostenuti nei legittimi diritti acquisiti, e il banco di 
san Giorgio avriali protetti nei giusti loro ricorsi ed onesti in- 
tendimenti ('). Volevano insomma i Protettori introdurre cobi 
un eguale procedura e uniformità di leggi tra le diverse razze 
abitatrici del suolo , e ad ottenerle opportuno mezzo stima- 
rono il concentrare nelle mani degli ufficiali superiori l'in- 
tiero esercizio della podestà, amministrazione giudiziaria e 
sicurezza generale del paese. 



If. 



Latore di queste lettere, e molt' altre che diremo nel se- 
guito, fu inviato il vicario consolare, Leonardo, col precetto 
di studiare il passo, e giunto a Caffa dar esito alle nume- 
rose liti giacenti in tribunale in attesa del primo magistrato. 
Ed anche perchè premeva, assai ai Protettori di far pervenire 
alle- mani del console e massari le nuove istruzioni e impor- 
tanti ordini, allora allora in pien consiglio discussi e deliberati, 
pel buon governo della penisola. Faremo di noverarli, restrin- 
gendoci a brevi accenni. 

i 
Ci Vedi i documenti DCXXI e DCXXII. 



anno 1464 ( 254 ) 



Incominciano coli' ammonirli essere stati ili fresco eletti 
quattro cittadini, aventi l' incarico di conoscere per filo e pei 
segno l'intiero andamento delle cose caffesi, e riferirne due 
volte la settimana al Banco, il quale sulla loro proposta de- 
ciderebbe il da farsi nei singoli rami d' amministrazione. Al- 
trettanto in riguardo delle spese, devolute all'esame di alto 
quattro revisori o crivellatori, appositamente scelti per rivedere e 
controllare i registri della masseria. Avere già essi posto mano 
allo scrutinio e trovato nei cartolari di molte mende ed errori, 
e proceduto anche a condanne. Ciò far loro noto, affinché, 
se l'abbiano per detto, quando verrà il loro turno, non si 
mancherà di investigare se avranno eseguiti i comandi Tanno 
scorso tramandati pel corriere Nicoloso Camogli e il vescovo 
di Cembalo. 

Premessi questi moniti, entrano a rispondere all'ultime loro 
lettere, dove s'erano vivamente doluti della povertà della mas- 
seria calfese, e fanno le solite maraviglie di tanto sperpero, 
mentr'essi console e massari non ignorano la casa di s. Giorgia 
da ben undici anni nuli' affatto percepire sull' entrate di Caffa, 
che tutte spendevansi a vantaggio della colonia. E appunto 
perchè povera e sfinita era la finanza, non sapevano intendere 
come avessero largheggiato cotanto verso gli stipendiati , fino 
a dare cinquecento aspri mensili a taluni , continuare il soldo a 
paghe morte e a gente escita dai confini dell' impero di Gaz- 
zeria. Almeno , di tali irregolari soluzioni venir essi accusati 
appo s. Giorgio, e dai revisori suddetti appurata che sia la 
verità, ne li avvertono fin d'ora che saranno severamente puniti. 
Ad alleggerire forse 1' arduo compito dei rettori caffesi e chia- 
mare altri a parte della sollecitudine loro, annunziano la nomina 
avvenuta , per volontà del Banco , dei nuovi membri compo- 
nenti l' Ufficio di Moneta e della Campagna , nelle persone di 
Abramo Vivaldi , Cristoforo Narice , Giuliano Fieschi e Gre- 
gorio Delpino ; e costringono gli eletti ad accettare senza ri- 



255 ) STOtUA 

serva la loro nomina, e chiamarsi solidari di tutto che a danno 
di quella masseria e città fosse per desidia o malizia loro per 
accadere. In caso di vacanza d' alcuno dei socii, vogliono il 
rimpiazzante sia eletto a secreto suffragio dal riunito consesso 
dei maggiorenti della colonia, presieduti dal console. 

Sulle spese sono anche più espliciti e rigorosi. Statuiscono 
nissuno possa ammettersi al soldo del comune senza previa 
ordinanza del corpo consolare e dell'Ufficio di Moneta, e che 
su sette deliberanti ottenuto non abbia sei voti per lo meno, e 
se altramente accadesse, nulla sia la collazione, e lo scrivano 
proibito di registrarla sotto pena di fiorini dieci ogni volta e 
per singolo. Ammesso poi , lo stipendio mai non debba ecce- 
dere gli aspri duecento al mese : e lo stesso si osservi pei 
cavalieri (persone di confidenza del console e quasi gentiluo- 
mini di corte), i quali duecento aspri e non più, secondo le 
regole, percepire dovessero nella loro carica, escluso durante 
essa qualunque altro impiego lucrativo. Chi navigava fuori Gaz- 
zeria perderebbe issofatto ogni diritto al suo soldo; e lo scrivano 
era tenuto ciascun mese a denunziare con giuramento l'abuso 
verificatosi d'alcuna paga morta, traente danaro sul tesoro pub- 
blico, e in quel caso si costringesse il colpevole scotitore a 
pagar il doppio della somma percepita. A tale effetto ogni 
trimestre si dovesse fare la mostra, ossia rassegna dei soldati 
al servizio della colonia, e gli assenti, meno i casi d'infer- 
mità o di licenza ottenuta dal console , perduto lo stipendio 
si cassassero dal ruolo. Dai codici eziandio della cancelleria 
aveansi a togliere le partite tutte di spese non deliberate con 
roto preventivo ed unanime dai rettori di Caffa : ondeché gli 
scrivani innanzi di allibrarle nei cartolarii della masseria ob- 
bligavansi a segnarle nei manuali, di dove, se approvate, 
trasportarle diffinitivamente nei registri di contabilità; colla 
facoltà ben inteso di deporre quelli, e gli altri subalterni tro- 
vati men solleciti nei rispettivi loro doveri, attribuita al con- 



ANNO 1464 | 256 | 



sole e provvisori di comune consenso, non poro mai d'esclusi» 
balia d'un solo di ossi, a scanso di personale vendetta o d'altra 
brutta passione. 

Proibiscono io terzo luogo ai latini il libero accesso .ili' im- 
peratore tartaro all'insaputa dell'Ufficio di Moneta, e l'ac- 
cettare da lui o suoi baroni stipendio o provvisione di sorta, 
sotto pena di venticinque sommi; alla quale andrebbe soggetti 
P Ufficio stesso ove ricusasse accollarsi P azienda della Cam- 
pagna, e il console ancora se negli affari riguardanti a quel 
monarca pretendesse agire da solo, inconsulti i massari ed il 
ridetto Ufficio; inaugurando cosi i Protettori un vero consiglio 
di stato per le relazioni estere. Altro divieto al console fu 
questo , di non recarsi mai a convito in casa di privati . di 
non svillaneggiare od offendere a parole e fatti alcun suddito, 
fuori che nelf esercizio della giustizia i disobbedienti alle leggi e 
i tristi; contro i quali suggerivano anzi l'applicazione del mas- 
simo della pena corporale, carceraria, di bando, statuita pel 
commesso reato. 

Nel che, a scanso d' attrito e confusione, avvertono i rettori 
di Caffa di non consentire ai vescovi armeno e sreco P ingeJ 
rirsi di affari civili o giuridici co' loro connazionali , meno che 
nelle cause matrimoniali e nei casi di coscienza, e il sindaco 
del comune prò tempore non si brighi dal canto suo di greci, 
giudei od armeni , ma dei soli latini si occupi : salvo ne rice- 
vesse apposito incarico, a tutela del buon ordine, dal supremo 
magistrato della città. Al vicario consolare Leonardo Gherardi 
poi, spedito di fretta innanzi a tutti gli altri ufficiali a Caffa 
peli' urgente bisogno di accelerare il corso della giustizia, si 
rammentava di procedere severamente contro gli offensori dei 
prelati suddetti, i discoli e insolenti che ingiuriato avessero, 
come ne correva voce, i pubblici funzionarii del Banco. 

Restano alcuni minuti articoli sulla ritenuta del tredicesimo 
mese, da convertire in compra di miglio pel temibile caso di 



( 2Ó7 ) STORIA 

carestia; sulla vendita dei minori ufficii vacanti , a farsi in 
Catta dal console e massari ad oneste persone, e il prezzo in- 
vestirlo nella fabbrica delle mura; sulle tasse a esigere da 
varii impiegati morosi sotto perdita della prodotta sicurtà; su 
due scrivani , i notari Nicolò Torriglia e Lorenzo Calvi, minac- 
ciati di grave castigo pella disordinata tenuta dei loro conti, 
e nel frattempo astretti, per cautela, alla cauzione di fiorini due 
mila caduno ; sul ricorso nella causa di Bartolomeo Lavello 
interposto presso il podestà di Genova contro la sentenza del 
vicario consolare di Caffa : atto lesivo dell' onore e giurisdi- 
zione sovrana del Banco sulle colonie tauriche, contro il quale 
intendono agire con estremo vigore, saputone 1' autore o V av- 
vocato appellante; della cui ricerca e scoverta danno il carico 
ai reggitori della città ('). 

Tali gli ordini emanati dal magnifico Banco pel retto go- 
verno della metropoli taurica, chiamata non senza ragione la 
pupilla degli occhi loro , e vera perla del mar Nero , come è 
detta altrove. 



III. 



Di parecchi tra questi decreti esistono a parte nuove e più 
calorose raccomandazioni, dirette agli incaricati della loro os- 
servanza. Cosi ingiungono allo scrivano Cristoforo Canevari d'in- 
serire il testo dei capitoli surriferiti nel cartolaro della masseria 
a perpetua memoria del loro adempimento ( 2 ) ; ai sindicatori 
di aggravare la mano sui refrattarii , secreti o palesi commo- 
vitori del popolo contro gli ufficiali di governo ( 3 ) ; al console 
Baldassare D'Oria d'invigilare meglio alla repressione dei ladri 

(') Vedi il documento DCXXV. 
(») Vedi il documento DCXXIV. 
(*) Vedi il documento DCXXVI. 
Società Ligure. St. Patria. Voi. VII. P. I. 17 



anno 14G4 ( 258 ; 



e malviventi, nascosti nel paese, dei quali lamentano e biasi- 
mano talune recenti ruberie e rapine , non frenate e punite 
con memorando castigo , e minacciano a lui la indegnazione 
del Banco, e più tardi fiera condanna, se non comprimerà 
tantosto 1' audacia dei malfattori , chiunque essi fossero ('). 

Ai borghesi di Caffa rispondono una durissima lettoni , in 
cui rimproveratili d' insubordinazione ed insolenza peli' arro- 
gante tenore del loro foglio, da padroni anzi che da leali sud- 
diti , li vogliono avvertiti la centesima volta nulla percepire 
T Ufficio delle pubbliche entrate, che lascia consumare in opere 
proficue alla conservazione, incremento e difesa di Caffa : bene 
avere contratto per cagione loro debiti e prestiti. Considerino 
il diverso stato in cui versano altri popoli pel mutato dominio, 
e prendano ad imitare quel di Famagosta, che dopo sostenuto 
un ostinato quadriennale assedio , l' uccisione di molti citta- 
dini empiamente trucidati , sfracellate le mura e altri danni 
subiti, perseveravano costanti nell'obbedienza di s. Giorgio, 
senza lagni e pretese, come facevano essi, pei quali profuso 
avevano infinite cure, tesori e vite. Bando adunque, ripigliano, 
alle ingiuste querele e non meritati rimproveri , che meglio 
s' addirebbono alle nostre labbra che alle vostre non sia; e 
provvedete all' utile proprio , vigilando sulla quiete e morale 
pubblica, la quale crescerà il prestigio e la ricchezza del paese. 
Sforzatevi in torre di mezzo a voi i susurroni, i detrattori e 
seminatori di zizanie e di scandali, e v 1 introducete e fate rifiorire 
per entro le opere di cristiana virtù e di carità cittadina ( 2 ). 

E quasi a conferma del loro detto, il giorno medesimo, in 
vista del lustro procurato al luogo colla ricostruzione e mi- 
gliorie fatte ad una sua casa dall'armeno Cotulsa, gli rila- 
sciavano carta d' esenzione dal terratico nel suo vivente ( 3 ); 



(') Vedi il documento DCXXIX. 
(*.) Vedi il documento DCXXVII. 
(*) Vedi il documento DCXXVHI. 



( 259 ) STORIA 

ed al genovese Lanzarotto Palma in benemerenza dei prestati 
servigi accordarono lo stipendio d' un sommo mensile , e più 
tarili un altro assegno ('). 

Né furono queste le sole istruzioni impartite ai suoi messi 
dal magnifico Banco. Quasi altrettante, non meno delicate e 
pressanti, ne diedero al vicario Guiraldi da Pietrasanta, con- 
tenute in due documenti del 1.° e 7 di febbraio. Col primo, 
toccato della grazia concessagli nelP alta carica cui era stato 
per intercessione d' amici assunto , gli comandano di presen- 
tarsi , giunto in Gaffa , al console e massari , consegnare le 
lettere loro dirette e ai vescovi e ai borghesi della città , e 
con le buone novelle che sapeva, confortare tutti a sperar in 
in un prossimo lieto avvenire. Dopo ciò gli ingiungono di 
recarsi a mano le cause forensi , prendere esatta nota dei 
perturbatori-, inquieti e scandalosi del paese, e le ree loro 
macchinazioni , a misura del reato, punire e correggere con 
esemplare castigo, a terrore degli altri, massime gli offensori 
dei vescovi e degli ufficiali. E come severo coi tristi , cosi 
mansueto e assegnato si mostrasse ai buòni , rendendosi loro 
talmente caro, da far rivivere in tutti la grata memoria del 
compianto suo predecessore, Lanzarotto Beccaria. Non a segno 
però di familiarizzarsi di soverchio coi cittadini, acciò la 
troppa dimestichezza non scemasse il prestigio dell' autorità; 
tanto più che non mancavano certuni i quali avriano fatto 
del lor meglio per trarlo nelP inganno e rovinarne la riputa- 
zione ; fra cui i vicarii scaduti , gli avvocati e altra gente del 
foro , d' intrighi pratica e di frode. A questi patti occuperebbe 
a tempo abbastanza lungo V onorifico grado di presidente del 
tribunale caffese , giusta la fattagli promessa; diversamente, 
s'avvisasse vedere presto un successore ( 2 ). 

(') Vedi i documenti DCXXXI e DCXXXVI. 
(*) Vedi il documento DCXXW. 



anno 1464 ( 260 i 



Col secondo foglio , stante la notizia avuta di gravi con- 
travvenzioni commesse dai soliti discoli di là, impongono al 
vicario di chiamare a se Battista Allegri, Giuliano Squarcia* 
fico, Gregorio Delpino e Giuliano Fieschi, notabili del luogo, 
e dir loro aver egli ordine dai Protettori di reprimere seve- 
rissimamente cotai disordini, scoprirne gli autori, e processarli: 
richiedere da essi perciò le necessarie informazioni per le in- 
dagini a instituire , e quindi riferire al Banco di Genova le 
ottenute risultanze ('). 

Sembra che queste non sieno state di sufficiente gradimento 
ai nostri Protettori , poiché addi 7 novembre successivo con 
due altri messaggi al console Gregorio Reza e al vicario Gui- 
raldi li rimbrottano d'avere questi mal inteso e troppo benigna- 
mente interpretato il loro comando in riguardo alla punizione 
dell' appellante al podestà di Genova contro la sentenza pro- 
ferita in Caffa nella lite di Bartolomeo Lavello ( 2 ), e amendue 
poi, nel permettere la difesa in tribunale di ladri segnati 
come tali dal pubblico; laddove mente loro era che agissero 
liberi da siffatti vincoli curialeschi, meglio atti ad inceppare 
che a promuovere il corso della giustizia. Adunque d' or in 
avanti puniscano, se occorre, colla morte, i ladri di somma 
anche minore dei tre mila aspri stabilita nei capitoli, e i loro 
avvocati eziandio; impercioché, dicono, fermo nostro proposito 
è che Caffa ridivenga un vero tempio di giustizia, e le sostanze 
dei cittadini e la quiete pubblica così sicure, da lasciar senza 
rischio aperti di e notte i fondachi , le porte di casa e della 
città. Il che si facesse sentire a mezzo di banditore agli abi- 
tanti lutti, tale essere l' indeclinabile e risoluta volontà dei si- 
gnori della colonia ( 3 ). 



(') Vedi il documento DCXXX. 

( 2 ) Vedi il documento DCXLIV. 

( 3 ) Vedi il documento DCXLV. 



(201 ) MORIA 



IV 



Nel maggio, o in quel turno, ebbe luogo l'elezione suppletiva 
dei titolari agli impieghi vacanti della Tauride, e l'inferisco dalla 
data apposta alle loro patenti , cioè di sottoscrivano della curia 
a Lodisio Cavalorlo (') , di scrivano della masseria ad Antonio 
Bozzolo ( 2 ), e più tardi di pesatore della seta a Francesco 
Castellazzo ( 3 ), di capitano degli avamborghi a Rafaele Lo- 
mellini ( 4 ) , non che di cavaliere a Nicolò Tarigo, già partito 
alla volta di Caffa in servizio del console Gregorio Rezza ( 5 ) , 
ed alla cui famiglia rilasciano decreto d' immunità da molestie 
giudiziarie e penali ( 6 ). Degli altri ufficiali, non abbiamo no- 
tizia , mancandoci V atto di convocazione degli elettori e della 
seguita loro nomina : molti però degli eletti lo scorso anno 
avendo ottenuto il biennio, è a credere continuassero pel tempo 
loro accordato. 

In questa congiuntura tentaronsi in seno del Banco parecchie 
innovazioni e riforme , le quali stimo debito non preterire. 
Per avvisi e suggerimenti venuti da Caffa, e anche per infor- 
mazioni assunte sul luogo, i quattro referendarii Marcellino 
.Maruffo, Oberto Pinelli , Teodoro Fieschi e Jacopo Casanova, 
vennero nella sentenza fosse assai migliore consiglio il man- 
dare ogni anno un console a reggere la città, che non la 
terna peli' intiero triennio , giusta la consuetudine di fresco 
introdotta. Perché , dicevano degradarsi in faccia al popolo 
il console col divenire 1' anno dopo massaro , ed il massaro 
salito console poter abusare del suo grado per intimidire i 

(') Vedi il documento DCXXXV. 
(') Vedi il documento DCXXXVll. 
( 3 ) Vedi il documento DCL1. 
' Vedi il documento DCL1I. 
( s ) Vedi il documento DCXLVI. 
'•) Vedi i) documento DCXLV1I. 



anno 1464 ( 262 ) 



futuri sindicatori della sua gestione; i quali inconvenienti 
cansavansi nelP invìo 6" un console per armo. Chiedevano in 
secondo essere esonerati dal loro carico, e che ai bucci 
s'attribuisse facoltà di voto e azione sulle cose studiate e di- 
scusse, senza dovere su tutto riferirsi ed aspettare il benepla- 
cito dei Protettori. 

A far breve, diremo che tutte tre le proposte vennero ri- 
gettate dall' Assemblea a quel uopo congregata ('). Come pure 
non volle ammettersi poco dopo 1' altra domanda, sporta dagli 
ufficiali eletti, di concessione del biennio, pella quale con in- 
sistenza alquanto nuova si tennero sul diniego. Ben si permise 
un emolumento maggiore al commissario da spedirsi a Caffa 
pella verifica dei conti amministrativi, che in Genova male si - 
poteva effettuare colla voluta esattezza e precisione ( 2 ). E di 
nuovo sul finire dell' anno per la definitiva liquidazione dei 
conti medesimi, di Caffa non solo, ma di Famagosta ancora , 
Corsica e altri loro possessi in Italia ed Oriente , nominò il 
Banco un secondo magistrato, composto dei nobili ed egregii 
uomini Antonio Giberti, Teramo Spinola, Filippo Bonavera e 
Paolo Lomellini ; investendoli della piena e assoluta balia di 
rivedere i cartolari delle singole curie e masserie, rettificare 
le somme d'incasso e d'esito, escutere i debitori morosi, ed 
ogni altra cosa operare eh' utile fosse all' assetto della fi- 
nanza ( 3 ). E furono i sunnominati cittadini che a titolo di ca- 
rità e in osservanza all' antica consuetudine , permisero al notaio 
Girolamo Cerro , da anni sostenuto nel carcere di Malapaga 
per cattiva condotta nel suo ufficio, di girsene a casa durante 
le feste natalizie del corrente \ 464 , sotto la guarentigia dei 
suoi mallevadori ( 4 ). 

(') Vedi il documento DCXXX11. 
O Vedi il documento DCXXXIII. 
("') Vedi il documento DCXLV1II. 
( 4 ) Vedi il documento DCL. 



( 503 ) STORIA 

Anche il capitano Martino Voltaggio di buona memoria, e 
questa volta in società con Francesco Reggi, tentò ripre- 
sonlare al banco di s. Giorgio la vieta sua lite del rame cat- 
turato sul grippo di Sinope, sperando nei mutati Protettori; 
ma questi senza respingere scortesi la domanda, la rimisero 
al senno della Giunta pelle cose caffesi ('); e maggiore conto 
mostrarono fare del ricorso di Sorleone Spinola, borghese di 
Gaffa , col quale il nobil uomo intese appellare al magnifico 
Ufficio pelle indebite vessazioni mossegli sotto specie di utilità 
pubblica, ma in realtà per invidia e mal animo de' suoi ne- 
mici , a riguardo d' un tenimento posseduto nella Campagna , 
e di un casale in Soldaia. Ingiuria che lo amareggiava tanto 
più, in quanto che colle larghezze profuse nel ristauro delle 
mura, s'aspettava lode di benemerito cittadino, e glien' era 
venuto odio alla persona e danno ai suoi poderi. I Protettori 
adunque mandano al console e grandi ufficiali di Caffa, che 
constatino la giustezza del lamento, e, a misura del vero, ren- 
dano giustizia al ricorrente ( 2 ). 

Non si può a meno di commendare la sollecitudine veramente 
paterna spiegata dal Banco nel procurare le migliorìe tutte 
alla diletta colonia, che pei tempi che correvano stava in mano 
sua il procacciarle. Esso rincalzi di milizia, munizioni da 
guerra, armi da taglio, cannoni e balestre, rifacimento di mura, 
cisterna pubblica, provvista di miglio e altrettali mezzi ad 
affrontare il nemico, o difendersi, se attaccati, entro città. Più 
ordini severissimi di punizione dei ribelli, ladri, e facinorosi 
interni , giustizia eguale al ricco come al povero , suddito o 
forastiero, pace fra le nazioni amiche, decoro e bellezza d'e- 
difizii pubblici, e, ciò che più monta, aumento di popolazione. 

Non ho memoria che negli scorsi anni siasi spedito mai a 



(') Vedi il documento DCXLIX. 
(') Vedi il documento DCXX. 



anno 1404 ( 264 ) 

Calia un numero cosi grande di artefici ed operai come in 
questo. E non solo bassi manovali, come fabbri , calzolai, cor 
daiuoli e simili , ma un buon dato eziandio di maestri artisti 
e intelligenti manifattori in seta, oro, cinti e vetri a colore, 
di chirurghi ancora, o barbieri, come chiamavansi a quei di, 
accettati tutti allo stipendio del Banco, variante a seconda 
della nobiltà dell' arte e loro capacità in quella ( l ). Avevasi 
con ciò nell'animo di crescere il traffico, dar nuovo impulso 
al commercio, vita ed elemento della popolosa città, allar- 
gare la sfera delle utili cognizioni, industria, movimento, lusso 
ed agiatezze promovendo nella cafTese contrada; della quale in 
altra lettera si protestano desiderosi al sommo di vederla ri- 
fiorire prospera, tranquilla e sicura dagli interni ed esterni 
nemici ( 2 ). 



V. 



E vi sarebbero anche giunti se nel più bello delle dorate 
loro speranze, nuove disgrazie non li avessero incolti. Fu 
prima, la mutazione di governo , accaduta in patria , in virtù 
della quale il dominio di Genova pervenne alle mani di Fran- 
cesco Sforza, duca di Milano , parte per V astuta sua politica, 
parte per volontaria dedizione dei cittadini, stanchi dell'odiosa 
signoria del noto arcivescovo Paolo Fregoso. 

Questo prelato, narra il Giustiniani « poiché si vide costi- 
tuito in potenza sopra il popolo genovese, insieme con Obietto 
di Flisco e con gli altri fautori, messa da canto ogni ver- 
gogna, convertirono la pubblica libertà in tirannia: molti si 
vendicavano delle ricevute ingiurie dei tempi passati e mole- 
stavano quelli che avevano in odio; i magistrati della città 



( 1 ) Vedi i documenti DCXXXVHI, DCXXXIX e DCXL 

( 2 ) Vedi il documento DCLIII. 



( 265 ) STORIA 

non erano onorati , e alla virtù non si trovava luogo : ogni 
sedizioso e ogni temerario era onorato ed apprezzato : i ma- 
leficii e le scelerità non erano punite , F innocenza degli uo- 
mini da bene non era sicura tra tanti ribaldi ; e tutto si fa- 
ceva alla sfrenata volontà di Paolo e di Obietto, e ogni cosa 
divina come umana era in confusione, tal che tutti gli uomini 
da bene si dolevano di questo tempo e piangevano le comuni 
miserie. Questo è quel calamitoso tempo , continua lo scrittore, 
nel quale i luoghi di s. Giorgio non valevano oltre venti tre 
lire, e una gran parte dei cittadini, uomini da bene dell' una 
e dell' altra fazione , s' erano partiti dalla città e ridotti in 
qualche luoghi che stimavano sicuri, e molti nobili erano an- 
dati a Savona, e pregavano il duca Francesco che volesse 
attendere a liberare la città di Genova dal tirannico giogo dei 
Fregosi e dei cattivi uomini: che in vero la città ancora che 
in apparenza fosse in pace, nondimeno ogni giorno era più 
duramente oppressa e il popolo genovese desiderava per qual- 
che via o umana o divina che si mettesse fine a tante miserie 
e che gli fosse restituita la pace e il riposo (*) ». Né dissimile 
per avventura dovett' essere il voto dei Protettori, i quali addi 
24 maggio 1 464 scrivendo a Caffa la notizia dell' avvenuta . 
traslazione , se ne togli il naturale sentimento d' autonomia 
politica, mostrano aver grato dai primi saggi il dominio sfor- 
zesco, e se ne ripromettono , non a torto , nuove forze e vi- 
goria alla Repubblica ( 2 ). 

Rimossi per opera del savio duca i pericoli dalla città, ec- 
cola nel mese seguente caduta in disgrazia fors' anche più 
grave , la pestilenza. La quale è a credere abbia fino dal primo 
suo apparire mietuto ben molte vittime , se il 2 luglio suc- 
cessivo F ufficio di s. Giorgio , per F ingrossare che faceva il 



(') Annali della Repubblica, all'anno H64. 
(*) Vedi il documento DCXXXIV. 



ANNO 140 4 ( 200 ) 



morbo, venuto nel sospetto di non potersi adunare in legittimo 
numero a consiglio, risolvè di ritenere valide le deliberazioni 
prese foss' anche da due soli membri, durante I' infierire del 
contagio (*). 

A Calìa poi succedeva una terza sventura, la morte cioè del 
console in carica Baldassare D'Oria, la quale prestò motivo 
a vive lotte e molto serii dissensi pella scelta del successore. 
Voleva Raffaele Monterosso che si eleggesse uno dei massari, 
come i soli grandi ufficiali legalmente nominati dal Banco in 
Genova; ma non essendovi alcuno del colore politico del morto, 
riliutaronsi i notabili a concorrere all' elezione : onde per opra 
di pochi venne assunto al consolato il .Monterosso medesimo : 
cosa che produsse irritazione e sdegno nei dissenzienti e ma- 
lumore in città. Ricorse amendue le parti al supremo giu- 
dizio del Banco, il 22 ottobre s'adunò l'assemblea dei partecipi; 
e dopo animato diverbio e molta contrarietà di sentenze, de- 
cise di rimettere lo scioglimento dell'arduo nodo alla prudenza 
dell' Ufficio esercente , udito prima I 1 avviso dei giusperiti e 
pratici nella materia ( 2 ). 

Questa morte del resto dannosa ai soli genovesi, era stata 
.da breve tempo preceduta da un'altra più funesta a tutta la 
cristianità, vo' dire del pontefice Pio II. Lorquando adunato 
in Ancona buon numero di legni e di milizia, soccorso dal- 
l'.armi dei Veneti e d' alcun' amica potenza, stava per prendere 
il mare e avviarsi all' Oriente , Iddio lo chiamò a se addi 1 4 
agosto Ì464, lasciando nei fedeli molta eredità di affetti e 
imperitura memoria del vasto suo sapere e generoso animo 
con cui imprese a caldeggiare, meglio ancora di Calisto III, 
la indetta crociata contro il turco. 

Le ultime relazioni del ligure governo con lui, a quanto 



(') Vedi il documento DCXLI. 
(') Vedi il documento DCXL1I. 



( 267 ) STOMA 

appare dai nostri registri, furono abbastanza soddisfacenti, 
se non intime e cordiali. Imperocché 1' 1 1 gennaio il doge e 
consiglio degli anziani a togliere gli ostacoli che in modo qua- 
lunque ritardare potessero la sant'opera da lui promossa, 
emanarono ordine che n' agevolava dal canto loro l' esecuzione 
nel dominio genovese ('), e verso il papale oratore Fabiano 
largheggiarono in favori e franchigie ( 2 ), nonostante che brandir 
le armi e arrolarsi sotto lo stendardo della croce, questa volta 
noi reputassero utile ed opportuno. 

Daremo qui sull'ultimo i nomi dei fortunati Protettori, 
sortiti dall' urna elettorale pella reggenza dell' Ufficio nel ven- 
turo anno ; e furono : Iacopo D' Oria , Benedetto Salvago , 
Matteo Fieschi, Bartolomeo Italiano, Battista Giustiniani, Cri- 
stoforo Pozzo, Antonio Casana e Raffaello Andora, come ne 
consta peir atto verbale dei 30 ottobre 1464 ( 3 ). E fortunati 
li dicemmo a bello studio, perchè essi primi dopo dodici anni 
d'assidue cure, mai interrotte spedizioni e gravissimo di- 
spendio, videro Caffa rialzare dall' avvilimento e bassa fortuna 
il nobile capo, ridiventare il centro della navigazione e del 
commercio nel gran bacino del Ponto, e sfidare o poco meno, 
la tracotanza e maligni spiriti del potente suo rivale, il gran 
turco. 



(') Vedi il documento DCXIV. 

P) Vedi i documenti DCXV e DCXVI. 

( 3 ) Vedi il documento DCXLIII. 



DOCUMENTI 



DOCUMENTO DCXI. 

I Protettori di s. Giorgio danno ai quattro deputati ai negczii della Tauride 
la facoltà di conferire alcuni impieghi minori in Caffa. 

1 464 , 2 gennaio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 38 v.) 



* MCCCCLXIIII die II januarij. 

Spectabiles domini protectores comperarum sancti georgij anni 
MCCCCLxsecundi. scientes viros prestantes marcelinum marrufum. ober- 
tum pinellum. teodorum de flisco et jacobum de casanoua. electos re- 
ferendarios in negotijs et agibilibus caffè et maris pontici. praticare 
mittere caffani bombarderios. fabros murales, balistarios et alios pe- 
ritos in exercitijs pertinentibus ad fabricas rerum bellicarum. cum 
minori sumptu comperarum Aeri possit: audita requisitione eis facta 
ex parte ipsorum referendariorum. decreuerunt quod dicti mi possint 
conferre illa officia aquarum. porte cajadoris et alia que ipsi domini 
protectores non contulerint. illis qui conducentur ad aliquod exerci- 
tiorum de quibus supra fit mentio. 



ANNO 4 404 ( 270 I 



DOCUMENTO DCXII. 

Elezione supplementare degli ufficiali delle colonie. 

U64, 2 gennaio 
(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-14") 

(fol. 39 v.) 

* MCCCCLXIIII die lune II januarij. 

Spectabiles domini protectores etc. anni m. ecce, quinquagesimi {leggi 
sexagesimi) secundi in integro numero congregati, et quorum qui his 
affuerunt presentes nomina sunt hec : 

D. Dominicus lomelinus prior Matheus de bracellis 

Edoardus de auria Antonius boconus 

Jacobus cigalla Antoniotus de cabella et 

Andronicus de francis Johannes baptista gentilis. 

Cum collatores viginti ira officiorum caffè et maris ponticr reli- 
querint onus ipsis dominis protectoribus electionis officiorum non col- 
latorum. et ipsi domini protectores et per citationes et preconium 
citari fecerint electos ut acceptent. et notitiam fecerint per preconium 
ut intendentes ad officia non collata se scribi faciant. et viso quod 
Johannes imperialis renunciauit electioni facte de ipso ad officium ca« 
pitaneatus burgorum caffè, et similiter lodisius (') electus capitaueus 
anteburgorum renunciauit: Volentes procedere ad electionem officialium 
dictorum officiorum et aliorum infrascriptoTum. primum decreuerunt 
quod electio quam facturi sunt locum habeat in quantum eligendi sint 
participes comperarum et non aliter. et sub dieta cònditione absol- 
uentes se ad calculos albos et nigros. elegerunt prò anno uno infra- 
scriptos ad officia infrascripta. Et primo : 

Ad capitaneatum burgorum caffè 

Johannem de auria quondam moruelis. inuentis omnibus _octo cal- 
culis albis affirmatiuis. 

(') Lodisio Italiano, come nel documento 583, a pag. 185. 



( 271 ) DOCUMENTI 



Ad capitaneatum anteburgorum caffè cimi conditione infrascripta 
Jeroniimun squarsaficum q. aatonij. qui in retributionem damnorum 

rum per ipsuui in datis hominibus quos conduxerat ad sti- 

pendiuui arcis petrelarate insule corsice ad quam accedere nequiuit 
propter suspensionem factam per ipsos dominos protectores et prò 
alijs causis. decreuerunt quod ducente ipso uno homine secum caffam 
debite idoneo, prò ilio bomine habere debeat stipendium unius sumrai 
in mense, qui teneatur omnia agere ad que sunt obligati alij stipen- 
diati habentes summum in caffa. et non sit obligatus dictus Johannes 
tenere in caffa famulum quintum (?). ut dicitur teneri prò habente 
dictum offìcium. 

Segue a fol. 40: 

* MCCCCLXIIII die II januarij. 

Itera sub judicio calculorum elegerunt franciscum de castellalo ad 
officium ponderis sete caffè, inuentis omnibus octo calculis affìrmatiuis. 

Item ad scribanias un curie caffè elegerunt infrascriptos. videlicet 
andream de artusijs. baptistam de anciza. dominicum de alsario et 
bartholomeum de fransono. qui pre ceteris obtinuerunt ad calculos. 

Item ad scribaniam lodisium caualortum. 



DOCUMENTO DCXIII. 

Patente di ufficiale del peso in Copa per 13 mesi, data ad Antonio Papavero, 
socio di viaggio al nuovo eletto vicario consolare di Caffa, Leonardo di Pic- 
trasanta. 

1 46 4 , 2 gennaio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 
,fol. 98 v.) 



Formolo, e ritenuta solita; e dicono affrettarsi a mandare il vi- 
cario ita instanter et frequenter requisitum. È diretta ai consoli di 
Caffa e di Copa. Data janue die n januarij mcccclxiiii. 



anno 1404 ( 272 ) 

DOCUMENTO DCXIV. 

Disposizioni governative per rimuovere gli ostacoli ritardanti la crociata. 

1464, 11 gennaio 

(Diuersor. Comm. Janue, ann. 1464, segnato X, 1014, 8'J, 
nell'archivio governativo) 

* MCCCCLXIIII die mercurij XI januarij. 

Reuerendissimus in christo pater, dominus paulus de campofregoso 
dei gratia archiepiscopus et dux januensis illustris etc. et magnificimi 
consilium dominorum antianorum communis janue in legitimo numero 
congregatimi, quorum tunc presentium hec sunt nomina: 

Jacobns de casanoua prior Gregorius de uuada 

Christoferus de vernacia Johannes saluaigus q. mathei 

Teramus de fossatelo Saluaigus de viualdis 

Christoferus de fornarijs Meliadux eigalla et 

Barnabas caluus Jofredus spinula de luculo. 

Cum audissent magnificum magistratum prepositum sancte cruciate 
contra turcos comparande multa memorantem que impedimento esse 
possent illi sancto operi, si per ignorantiam aut aliter permitterentur. 
ante omnia decreuerunt et declarauerunt quod aliquis saluusconductus 
fides vel promissio dari nequaquam possit alicui naui vel nauigio ja- 
nuensium aut districtualium vel subditorum communis janue. sub quouis 
verborum intellectu vel sensu. qui directe vel per indirectum ullum 
afferre possit impedimentum vel tarditateni aut moram apparatui 
ipsius cruciate, et tamen si quauis ratione daretur. inanis et irritus 
sit. et prò infecto haberi et estimari debeat. 

Item considerantes multa monita multaque precepta facienda fore. 
nomine ipsius magistratus. ad cogendum ut aliquid fiat aut aliquid 
non fiat, omni jure ac via quibus melius potuere. decreuerunt ac sta- 
tuerunt quod in omnibus ejusmodi preceptis cujuscumque generis ac 
nominis respicientibus opus ipsius cruciate, et in omnibus penis in 
eis appositis. inesse intelligatur decretimi et auctoritas ipsorum illu- 






( r>73 ) DOCUMENTI 



stris domini ducis et consilij. eorumque preceptorum talis executio 
lìat. qualis hacienda foret si ab eisdem illustri domino duco et Con- 
silio, precedente solito examine. deci'eta factaque fuissent. 



DOCUMENTO DCXV. 

Esenzione d' ogni dazio concessa al nunzio pontificio Fabiano da Montepul- 
ciano, e suoi famigliari, durante la sua dimora in Genova. 

1464 , 13 gennaio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1464-1467) 

ffol. 4) 

* MCCCCLXIIII die XIII januarij. 

.Magnifici domini protectores etc. ob reuerentiam sedis apostolico. 
et ob plurima beneficia ab ea accepta per comperas et alia que in 
dies accepture sunt. statuerunt et decreuerunt quod reuerendus et 
prestantissimus dominus fabianus orator suus ad liane ciuitatem. resi- 
dens apud ecclesiam sancti dominici, sit immunis ab omnibus cabellis 
janue. prò rebus quibus opus est sibi prò se et familia sua. dum resi- 
dentiam faciet in presenti ciuitate. et proinde mandari ut infra, et ita 
publicari in venditione cabellarum facienda. et prò venditione. si ju- 
stum erit fieri satisfactionem. illam facient de pecunia comperarum. 



DOCUMENTO DGXVI. 

Promulgazione pel succitato decreto d'esenzione. 

1464, 13 gennaio 
| Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1464-1467) 

* Ea die. 

Parte magnifici oflìcij protectorum etc. mandatur et expresse com- 
mittitur omnibus collectoribus et gubernatoribus cabellarum janue. qua- 
tenus in executione deliberationis hodie facte per prefatum magnificum 

Società Liguri St. Patria. Voi. VII. P. I. 18 



anno 1464 ( 274 ) 



officium. expediant libere et absque aliqua solutione et molestia. expon- 
ditorem reuerendi et prestantissimi domini fabiani Banctissimi domini 
nostri oratoria, prò rebus omnibus emendis per ipsurn prò usu prefati 
reuorcndi et prestantissimi domini oratorie et familie suo. Et si quii 

pretendit ex hoc mandato se grauatum. non retardando expeditionem 
predictam. compareat coram prefato magnifico officio, prouisuro non 
minus quam justum erit. suo justo grauamini. 



DOCUMENTO DCXVII. 

Patente di capitano dei borghi di Catta per mesi tredici, data al nobile Giovanni 
D'Oria, finito il tempo di Gio. Battista Calvi. 

1464 , 23 gennaio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 98 v.) 



Forinola e ritenuta e cauzione solita, e l'aumento di sommi ven- 
ticinque d'argento, moneta di Caffa, fatto al detto uffizio. Data j amie 
MCCccLxmi die xxm januarij. 



DOCUMENTO DCXVII1. 

1 Protettori riformano un articolo del decreto emesso in favore del vicario 
consolare. 

1464, 24 gennaio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 38) 



* MCCCCLXIIII die XXIIII januarij. 

Prefati magnifici protectores etc. intellecto ex relatione prestan- 
tium un referendariorum nimium futurum incomodum . . . appellati* 
a sententia ferenda contra dictum dominimi leonardum. delectum vi- 



( 27") ) DOCUMENTI 



cariuni consularem. si continget eum intcrpoacre appellationcs a sen- 
tenti,! s contra se ferendis. mittere januam vel venire ad defendendum 
eaosas sententiarum latarum prò se et contra dietimi dominum leo- 
narduni vicarium: omni modo etc. sequentes commeraorationes dicto- 
rum ini statuerunt et deliberauerunt cassari verba illa apposita in 
snprascripta deliberatione. ubi dicitur se appellare ad magnificimi offl- 
cium sancti georgij. et loco dictorum verborum scribi ad consules. 
videlicet ad dominimi tunc futurnm consulem et duos massarios inde 
futuros consules. quos constituunt judices appellationum interponen- 
darum per dietimi dominimi leonardum. delectum vicarium consularem 
calle. 



DOCUMENTO DCXIX. 

I Protettori decretano che le spese dei viaggio a Caffa del vicario consolare 
siano a carico dei tre consoli, cui- è destinato a servire. 

U64, 24 gennaio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 99) 



Protectores etc. Spectabili et prestantibns viris. consulibus caffè pre- 
sentibus et futuris. dilectis nostris. salutem. 

Cimi non conduxeritis vobiscum vicarium. doctorem legum. ut tene- 
bamini. ac prouiderimus de egregio legumdoctore domino leonardo de 
petrasancta. quem mittimus nunc attenta necessitate et instantia facta 
de missione dicti vicarij. et teneamini sumptibus vestris prouidere 
expensis dicti vicarij itineris. taxauimus ipsum hxbere debere ducatos 
viginti unum largos prò expensis. soluendos per quemlibet consulem 
cui seruiet. proportionaliter prò eo tempore quo sibi seruiet ex men- 
sibus tredecim. quibus habet exercere quilibet consul dietimi officium. 
et ille cui incipiet seruire. babet porionem suam soluere. et reliqui 
successores in dicto consulatus officio portionem eam tangentis ex dieta 
quantitate. ita quideni quod inter consulem cui incipiet seruire et consules 
successores. eidem domino leonardo sit satisfactum de dictis ducatis 



ANNO 1464 i %76 , 



viginti uno. et sic mandamua vobis per presente^ nostrali litti 
quamini. injungentefl sindicatoribus ordinarijs. si predio tis aliqualiter 

contrae! ic-cretur. eos omnino faciant obseruari et exequi sub pena 
uendi do eorum proprio. Data janue xxim januarij mccccmuiii. 



DOCUMENTO DCXX. 

1 Protettori esimono da indebite vessazioni alcuni beni mobili da Sorleonc Sci- 
nola posseduti nella Campagna e in Soldaia. 

1 ì64 , 27 gennaio 

( Litterar. missar. officiali!}. Caffé, anu. 1464-1475) 

(fol. 1 V.) 



Protectores coniperarum etc. Spectabili. nobilibus. egregijs et pru- 
dentibus viris. consuli. massari js et prouisoribus. vicario consulari. et 
alijs magistratibus ciuitatis caffè, presentibus et futuris. dilectis no- 
stris. salutem. 

Intellecta querella nobis facta ex parte nobilis sorleoni spinule 
burgensis illius ciuitatis caffè, qui cum habeat certum territorium ad 
campaniam titulo emptionis acquisitimi per q. suum auum paternum 
et patreni. quod pacifice antiquo longeuo diuturnoque tempore tenue- 
runt et possiderunt. et ipss tenet et possidet. fuisse tamen vel inuidiaj 
aut cupidine lucri illiciti, potiusquam publice utilitatis. aliquam factam 
ipsi innouationem seu vexationem indebite et injuste. propter quod 
requisitimi est a nobis et supplicatimi parte sua velimus de remedio 
opportuno sibi prolùdere. Et preterea expositum sua parte eundem 
sorleonum habere cazale quoddam soldani (?). de quo lata fuit alias 
sententia per nobiles viros petrum lercarium. julianura de castro et 
antonium de g .... notarium. tunc sindicos prouisores et gubernatores 
prò excelso communi janue. quani confìrmari supplicatimi est. ut be- 
nemeriti de re publica sentiant sibi profìcere beneflcentiam suam et 
labores. quandoquidem ipse in fabrica murorum et fortificatione ipsius 
ciuitatis sumptibus proprijs ita egerit. quod non solimi mereatur obti- 
nere quod juste requirit. veruni etiam aliquam gratiam specialem. 



( 277 ) DOCUMENTI 



[taque nolentes sub umbra et seu simulatione quereridi vel petendi 
jura cpmmunis. aliquos indebite vexari et aflici. informati de pridie 
a personis praticis et notitiam de rebus illis habentibus. mandamus 
vobis et expresse committimus. quatenus non patiamini neque perrait- 
tatis aliquid de pacifica possessione innouari contra ipsum sorleonum 
de dicto suo territorio ncque de dicto casale, nisi aliud babueritis a 
aobis expresse in mandati?. Veruna si quis de predictis seu publice 
seu prillatali senserit se grattatimi, exhibeat et producat jura sua in 
curia caffè corani vobis consule massari) s vicario et officio monete. 
et vos vocatis et citatis vocandis et citandis. intelligite et esaminate 
omnia que produeta exhibita et monstrata erunt. indeque jura ipsa 
partium mittite nobis. et rescribite quid inueneritis in premissis. j li- 
stine complementum ministraturis et prouisuris. et rescripturis quid 
oxpediet. Data janue mcccclxiiii die xxvn januarij. t 



DOCUMENTO DCXXL 

Confortano il vescovo armeno a sperare bene dell'avvenire di Caffa, e l'av- 
vertono di non intromettersi nelle cose di giustizia amministrativa e secolare. 

1464, 31 gennaio 

(Litterar. miss, offlc. Caffé, ann. 1404-1475) 

(lui. tì V.) 



Reuerendo in christo patri, domino episcopo armenorum caphe. 

Quanto intendemo de le virtute vestre et opere bone in lo bene et 
amplitudine de quella preclara citate, maxime in la fabrica de le mure, 
et exhortatione de quelle cosse concernen il bene de quella citate. 
tanto più credemo voi desiderare la diuturnitate del nostro dominio 
et auere optima speransa che potereti cura tuti gaudere et jubilare. 
Perche vi notificamo mai non essere stati si proximi a vedere il 
stabilimento et securitate de le cose nostre corno per gratia de dio 
siamo, et continue se aproxima la speransa nostra. Propter quod ha- 
beati gratia a dio omnipotente. venimo in speransa de scriuere dare 
questo effecto intra breue tempo, il quale per buono respecto non eli- 



anno 1404 ( 278 ; 



zenio publicare. expeetando lo principio buono, il q\ tracta <lc 

mandare ad exequutione. 

Noi corno sapereti per lettere et ordini nostri hauemo factL con- 
tinue penseino in lo buono guberno de ipsa citate et fare primo, che 
non solum tuti quelli populi sian contenti, sed etiam che deeidered 
populi extranei venire a habitare in la dieta nobile citate. Ceteruni 
quia est nimium mancamento de la superioritate nostra che in lo 
ministrare de la justitia altri cha li nostri ofliciali se intromettan. 
non habeati admirationo cl\g intcr li nostri ordini, li quali sono tuti 
al bene di quella citate et do quelli populi. hauemo prohibito che ni 
voi ni lo reuerendo episcopo de li greci se intromettan del ministrare 
de la justitia. saluo in li matrimonij et cause et cosse spirituali, in 
le quale vogliamo sia semper riseruata la vostra jurisdictione. et bene 
et honorifice siate tractati. la qual cossa hauemo per nostre lettere 
factoui a sapeire. Confortandoui faciati corno soleti. et non solum per- 
seuerati sed etiam vi sforsati de fare più. percioche cossi facendo 
acquistereti fama grande et salute de lanima. la qual sopra ogni cossa 
credemo desiderati. Se occorre cose degne de nostra notitia. faciati 
il sapiamo et a tuto se prouedera. et faciati scriuere» in latino acioche 
intendiamo sensa interprete, non hauendo chi sapia translatare le let- 
tere de armeno in latino. Data ut supra et fuit xxxi januarij. 
Protectores comperarum sancti georgij 
excelsi communis janue. 



DOCUMENTO DCXXII. 

Scrivono il simile al vescovo greco di Caffa. 

1464, 31 gennaio 

(Litter. miss, offic. Caffé, ann. 1464-1475) 

(fol. 7) 

Reuerendo in christo patri, episcopo grecorum caphe. 

Mandiamo per vicario de quella preclara citate lo egregio legum- 
doctore meser leonardo de petrasancta. del quale virtute satis confl- 
demo. speremo quelli populi se contenterano del suo bene fare, et ces- 



( 279 ) DOCUMENTI 



seran le iuconuenientic de quelli ignoranti et seminatori de zinzanie. 
et saliera ipso cognoscere quello vole la raxone si facia contro de 
quelli cometeno scandali. Propter quod se pretendeti essere stato 
inj urtato dicto verbo vel facto dalcuno. andati ad ipsum a requirere 
raxone. et vi sera facta ad complementum. Noi continue pensando in 
l'are cosse sian amplitudine de quella citate et bene de quelli populi. 
hauemo facti alcuni ordini li quali mandiamo per ipso vicario, et infra 
breue tempo mediante la grafia diuina speremo di notificanti cosse 
per le quali voi et tuti quelli populi jubereti. Si che se haueti facto 
cosse laudabile, perseuerati in majori. percioche. ogni expensa haue- 
reti facto vi darà tanta utilitate che voressi aueire facto molto più. 
Et quia est nimium mancamento che in lo ministrare de la justitia 
voi ni lo reuerendo episcopo de li armeni vi intrometteti. saluo in 
le cause de matrimoni] et spirituali, hauemo proueduto a questo man- 
camento. De che faciamo notitia che non aprehendati admiratione. 
percioche per nostro debito et per euitare scandali, corno sono stati. 
questo era bisogno di fare, volumus tantea siati bene honorato et 
traetato. Et quando bisognati de cosa degna de nostra prouisione. 
aduisatine per vostre lettere in latino. Data ut supra. et fuit xxxija- 
nuarij mcccclxiiii. 



DOCUiMENTO DGXXIII. 

Istruzioni date al vicario consolare Leonardo Guirardi da Pictrasanta. 

1464 , 1 .o febbraio 

(Litt. miss, offic. Gaffe, ann. 1464-1475) 

(fol. 7 u. ) 



* MCCCCLXIIII die prima februarij. 

Protectores comperarum sancti georgij etc. Committimus et in man- 
datis damus vobis egregio legumdoctori domino leonardo de petra- 
sancta. designato vicario consulari caphe. ut infra: 

Scitis quod post operam per aliquos adhibitam. preelegimus vos ad 
illud officium. ea deliberatione ut festinanter ad illud officium proficisci 
curctis et quanto celerius potestis. sicque vos oneramus. 



ANNO li() / i 



( 280 ; 



Cum deo preuio capliam perueneritis. adibiti-; pregeutiam constili^ 
et massarioruni caphe q_uoa nostri parte salutabitis. inde requiretìi 
faciant congregare antianos et officimi] monete. Quibus congregati! 
facietis orationem. nos cupide circa ea quo ooncernunt amplitudineid 
iilius ciuitatis magis inuigilare quarn in eonseruatione pupille oculi! 
et venire in spem ex hiis que agitantur quel diuino fauente presidio 
jubilabunt. de quibus poteritis illis dicere et de cruciata et de alijs 
que scitis. Nos vero, diuino fauente presidio, cura alij< officialibui 
venturis eos certiores faciemus. 

Inde presentabitis litteras directas ad ipsos quas vobis dedimus. et 
requiretis eas legi in vestra presentia quia ita habetis in mandati», 
et inter capitula registrentur ut in illis cornmittiraus. Litteras epi- 
scopis grecorum et armenorum ac burgensibus directas etiain resi- 
gn abiti s. - 

Inde assumpto regimine vestri offici) vicariatus. vestrum erit. et sic 
oneramus. vos ita diligenter exerceatis illud offi-iurn. et quoscumque 
discolos et malecompositos siue januenses siue burgenses puniatis. 
quantum prò eorum male gestis merito puniri debent. et presertim 
eos qui vobis denuntiati erunt verbo dicto vel facto offendisse siue 
episcopum grecorum siue armenorum siue aliquos burgenses siue offi- 
ciales. ita quidem quod ceteris transeat ad exemplum eorum punitio. 
In reliquis autem. negotia pertinentia ad massariam adjuuate in his 
que erunt officij vestri. 

Illos populos bonis tractamentis. et compositione discordiarum. abre- 
uiatione litium et amotione scandalorum ita commendatos habeatis. 
quod sentiant nobis esse caros. Et curate malefactores ita compescere 
et bonos extollere. quod meminerint se eo missum esse alium dominimi 
lansarotum de beebaria. 

Abstinete vos a familiaritate et commessationibus cum nostris ja- 
nuensibus vel cum burgensibus. ne illi habeant vos in contemptuni. Si 
ita egeritis. ut de vobis nobis data est spes. concipiatis vos prose- 
quuturos illud officium multo tempore, si secus. cogitatis habere statini 
successorem. Que omnia vobis predixisse velimus. quia erunt qui que- 
rent vos corrumpere.ut faciant vos incidere in laqueum. et presertim 
illi qui fuerunt vicarij. procuratores et alij hujusmodi. a quibus vos 
precaueatis. Et ea que egeritis ita dare et recte agite, quod vestris 
sententijs non sit locus oppositionis ratione obscuritatis vel indiscre- 
' tionis. et de his que inueneritis in illa mutate et de omnibus digni> 



( 28 I ) DOCUMENTI 



nostra notitia curate informari et veritatcm piene intelligero. et quo- 
tions poteritis per omneni modum nobis scribite. Dedimus vobis zifram 
ut liberius et per omnem viam nos aduisare possitis. nani scitis esse 
eleetos quatuor eiues prestantes referendarios. ut omnia piene scru- 
tentur. oneramus vos de aduisationibus dandis frequenter. et curetis 
ita agere quod sentiamus vestro aduentu in illa preclara ciuitate in 
melius res reformari. 

Ulterius mandatum quod vobis dedimus dandum scribe massari* ili L 
presentate corani consule et massari) s. precipientes sibi in omnibus 
ut in ilio continetur. et videatis infra sex dies si registrauerit capitala 
ìpsa in libro massarie. quod si non fecerit. nobis rescribite exacturis 
a suis lidejussoribus penam. Cujus mandati tenor talis est. 

Segue net documenti che vien dietro. 



DOCUMENTO DCXXIV. 

Che lo scrivano ili Calla inserisca nel cartolario della masseria il testo dii 
nuovi ordini. 

1464, l.o febbraio 

(Littcr. miss, orile, s. Georg., ami. 1464-1475) 

(fui. 8 i.) 



* MCCCCLXIIII die prima l'ebruarij. 

Protectores etc. Mandamus et expresse jubemu^ christofero de ca- 
neuali notario. scribe massarie caphe. et cuicumque successori suo. 
quatenus ad penam priuationis dicti oflicij et omissionis salarij tem- 
poris quo seruiuerit. debeat registrare et scribere in primo folio siue 
primis folijs et cartis cartularij diete massarie. cum exemplo hujus 
Riandati capitula et' ordinamenta que misimus consuli. massarijs. an- 
tianis et officio monete, quorum tenor talis est: Statuimus che non 
si possia scriuere a soldo ('). 

(') Sono qui riferiti e ripetuti ad verbum tulli gli articoli dui documento 
seguente da Slatuimus (Ino ;i Rem die alcuno latino 



ANNO 1464 



( 282 ; 



DOCUMENTO DCXXV. 

Ordini ed istruzioni dei Protettori agli ufficiali supremi di Caffa circa l'ammi- 
nistrazione e governo della colonia. 

1404, 3 febbraio 

( Littcrar. missar. officiali!). Caffé ann. 1464-1475) 

(fai. 2) 



Protectorcs comperar ura etc. Spectabili. egregijs et prudentibus vi- 
ris. consuli. massari] s". antianis et officio monete caffè, dilectissimis 
nostris ctc. 

Inter le grande et stimine cure nostre nu'le sunt. dilectissimi no- 
stri, le ,quale sian a noi più al core, cha quelle cosse de quella pre- 
clara cita de capha. Le quale acioche sian scusa alcuna intermissione 
bene inteize. esaminate et sono et hauemo noi deputati quatro pre- 
stanti citadini participi de queste compere, pratichi de quelle parte, 
li quali cuin grande diligentia et solicitudine. misso da parte altre 
cure, continue se informan de tuto quello est degno de aduisatione 
nostra per bene et amplifìcatione de quella citade. et duobus diebus 
ebdomade officiali et referen a noi. et noi prouedemo quanto occorre 
da fare. Sicché intencleti che de quello si fa in capha hauemo notitia. 
et per questo prouedemo ut inferius intelligetis. 

Primum sapiati che sono electi per consegio grande quatro pre- 
stanti citadini chribelatori et reuisori de tuto quello est malefacto. 
cum remuneratione et premio de la quinta parte de quello condanan 
et scoteno. Li quali inceperunt reuidere cartularia massarie illius. in 
quibus hano trouato et ogni di trouano de malfacti. et za nano facto 
molte condemnatione. La qual cossa vi notificamo acioche intendati, se 
quello per le comissione a voi date, et quello ve' hauemo scripto per 
duoi modi, uno per nicherozo de camulio dicto cherugio. et laltro 
per lo reuerendo padre episcopo cymbalense. mandati a voi lo anno 
pacato, hauereti exeguito vel exeguireti. bene vi succederà, si aliter. 
intendeti che li dicti quatro t'arano quello hano principiato a altri. Non 
replichemo quello ve hauemo scripto, saluo che ve aduisemo de quello 
est facto per grande consegio. acioche euitati de non cadere in con- 



( 283 ) DOCUMENTI 



trafacimenti. non omittendo che a noi et a quelli hano le aduisa- 
tione de quelle parte (sic). 

Est parsuto che per le lettere vostre deplorate inopiam illius mas- 
sarie, et pare voi medesimi mostrare hauere pauco amore et com- 
passione de quella massaria et de tanti carrighi et expense se pati- 
seno, corno est de le intrate de queste compere, le quali da undecim 
anni citra se consumano in quella citate, et de quello se est impe- 
gnato le compere per conseruatione de quella citate. Quello di che 
setti calunniati est che aueti dato soldo de cinquecento asperi a al- 
cuni: la qual cosa est molto biasmata et molesta. Item che sono paghe 
morte, item che haueti pagato il soldo a alcuni sono usiti fuora de 
lo imperio de gazaria. De le quali cosse intenden questi quatro of- 
ficiali, intellecta veritate. fare quello incombe al loro officio. Et re- 
formando tali errori 

Statuimus et ordinamus ut infra. Prima hauemo electo officio et 
officiali de moneta et Campanie usque ad nostrum beneplacitum abraan 

e viualdo. christofero narixe. juliano de disco et gregorio de pinu. 
li quali visis presentibus siano astretti a acceptare et jurare. et 
exerceant diligenter el dicto officio de moneta et de Campania, sub 
pena soluendi de suo proprio quicquid per negligentia sua o malitia 
fusse facto in damno de quella massaria o di quella citate, spectante 
prouedere al suo officio, et non hauesen proueduto o hauesen omisso 
o lassiato preterire in damno de la massaria o' de la citate. Et se 
occorresse alcuno de questi quatro mancare, sia surrogato ad calculos 
per consulem. massarios. antianos et collegas qui ibi erunt. 

Statuimus che non si possia scriuere a soldo alcuno sensa delibe- 
tione a ballotole del consulo. massarij et dicto officio monete, et sex 
ballotole obtenga. et aliter chi sea scripto non possia hauere soldo. 
ni lo scriba de la massaria scriua. sub pena summorum decem p^o 
singulo et singula vice. Item che lo soldo non possia excedere la 
summa de ducentis asperis lo meise. saluo se hauese lettere da noi 
speciali, le quali volumus se seruen. 

Item che li caualerij exercendo il suo officio non habiano altro soldo 
da la massaria. cha quello se contene in le regule. ni possian hauere 
soldo per altro sub dieta pena: et quando non sono in officio non 
possiano haueire più soldo de ducentis asperis il meise. 

Item che nullus che naueghe extra imperlimi gazarle possia hauere 
soldo sub dieta pena. 



ANNO 4464 ( 2HÌ ) 



Item quod scriba massarie leneatur omni mense cum j tiramento de-J 

nuntiare elicti) Officio monete, se est alcuna pagha morta scripta in lo 
cartulario de la massaria: et se se trotterà esser alcuna, sia astrato 
a pagare duplum <j uello hauera facto scriuere tale paghe morte. 

ltem che de tribus mensibus in tres menses il prefacto officio de 
moneta facia fare la monstra de tufi li soldati pagha la massaria. et 
quelli non serano a la monstra. saluo in casu infirmitatis vel ab- 
sentie cum licentia consulis. massariorurn et dicti officij. perdan lo 
stipendio da monstra a monstra et sian cassi da libero. 

Item quod scriba massarie tute le partite le quale debet scribere 
in cartulario massarie. primo le scriua in lo manuale, le quale se 
debian reuedere et per lo consulo. massarij et per lo officio de la 
moneta: et se fusse alcuna da reprobare, sia de comandamento loro 
retroscripta. et se aliter facesse, incidat in pena scriba summorum.. 
prò singulo et vice qualibet. Item quod scriba diete massarie non 
scribat aliquas expensas seu partitas expensarum. nisi precesserint 
cum deliberatione consulis. massariorurn et dicti officij monete ad 
calcufts. 

Item quod stipendiati delinquentes. in cognitione consulis et mas- 
sariorurn. de mandato prefati consulis et massariorurn teneatur scriba 
cassare, non autem de mandato unius tantum. 

Item che in le assignatione se serue lordine de le regule. Item che 
le apodisie de le assignatione se debian bullare de trei bulli siue 
sigilli: videlicet consulis. massariorurn et officij monete, et aliter 
non valeant. 

Item che alcuno latino non accedat ad imperatorem absque licentia 
dicti officij monete et campagne, quodque officium monete exerceat 
officium de la campagna sub pena summorum vigintiquinque. Item 
quod nullus januensis neque caffensis habeat neque percipiat stipen- 
dium vel prouisionem a dicto imperatore seu baronis sub dieta pena. 
Item che le cosse pertinente a lo imperatore et de la campagna non 
possia tractare ni disponere il consulo sensa li massarij et lo dicto 
officio di moneta et campagna, sub dieta pena. 

Item che lo consulo et massarij non possiano. sub dieta pena, an- 
dare ad prandium neque ad cenam "^d domum alicujus. Item che lo 
consulo et, massarij non possiano vilanizare ni obrobriare alcuno, 
saluo che cauno inobediente et contrafaciente possiano punire pecunia- 
liter et corporaliter. et incarcerare et banire cauno contrafaciente. 



I 285 ) DOCUMENTI 



aecundum li demeriti et la inobedientia et contrafactione et delieti 
loro importano, juxta formam juris vel capitulorum janue vel regu- 
larum caphe. Et quia siamo informati alcuni essere discoli, intenderne 
de fare tale prolusione contra quelli discoli, li quali hano usato te- 
meritate contro li officiali, che sera exemplo a cauno. quia a noi est 
molto molesto se uzi irreuerentia et discoli atti et parole ilicite contra 
li officiali, ni se patirà in la venuta de li noui consuli si che serian 
tali discoli acerbe puniti. 

Item che li episcopi de greci et armeni non se intromittant de 
ministrare justitia inter alcuni de sua natione vel aliter. saluo de pa- 
rentati et de quello specta a sua jurisdictione del spirituale. Item 
che lo sindico del comune, presente, et da venire, non se intrometta 
de quello specta a greci armeni et judei. solum se intrometta de 
quello specta a latini, et de quello farà et exiget. reddat rationem 
officio monete, saluo et reseruato che se occorrese cossa contro greco 
armeno o judeo. per la quale il consulo massarij et antiani ac officium 
monete deliberassen che lo sindico contra de loro se intrometta, tunc 
se seme, sicut delibereran li consulo. massarij. antiani et officio. 

Item concedimus cotulse armeno immunitatem in vita sua per la 
caza olim combusta, la quale ha redilìcato. 

Item committimus che lo egregio meser leonardo de petrasancta 
legumdoctor. il quale per la instantia a noi per molte lettere facta 
mandiamo nunc. ante li noui officiali, ministri justitia contra cauno 
il quale hauese oprobriato vel offeiso lo episcopo de li greci o quello 
de li armeni o alcuno burgense. Al quale meser leonardo vicario vo- 
lumus lo consul presente et futuri pagheno ducati larghi viginti uno 
per le sue speize de venire in caffa. et cauno a chi seruira. per quello 
tempo seruira. paghe la sua portione de questi viginti uno ducato. 

Item concedimus che li soldi et obuentione de tuti li officij del 
tertio decimo mense se conuertan in emptione de milij. de li quali 
se debia fare prouisione et munitione per quello officio hauemo scripto 
se elega. Et se habia grande diligentia in la exactione de la dieta 
moneta et emptione de dicti milij. la quale omnino se facia sub pena 
summorum quinquaginta a consule massarijs et officio monete exi- 
genda. et li quali oneramus cumulo dicto officio de victualie se ado- 
peren che cauno burgense segondo la sua facultate facia emptione et 
prouisione de dicti milij. et sia facto creditore che a bisogno debia 
haueire quello sera del suo comperato. 



anno 1404 ( 286 ) 

Item conccdimus quod officia vacantia el quelli vachei de li 

quali li successori non sono o non serano in calla et in li altri loghi 
nostri, si vendano a persone honeste le quali sean aliene da excesgi. 
et le quale sean aprobate per lo consulo. massarij. antiani et officio 
de moneta ad ballotolas. et lo pretio se conuerta et se debia conuer- 
tere in la laudabile opera de la fabrica de le mure. 

Hauemo prestato al prefato meser leonardo vicario ducatos viginti- 
quinque largos. quos deputamus a la dieta opera de le mure, illos 
exigetis et conuertatis in dictum opus, et faciatis de ipsis nos cre- 
ditores. Dal quale meser leonardo intendereti le cosse se tractano. 
de le quale speremo certificarue per altre lettere cum li primi altri 
officiali manderemo et maistri requisiti. Item che lo consulo et mas- 
sarij sian soliciti a la perfectione de la opera de le mure, et pene 
exigantnr per officiata monete. 

Item quod nemo se intromittat cum commerciarijs canlucorum juxta 
formam regularum. sub pena in regulis contenta. Et acioche non si 
possia in lo auenire allegare ignorantia. comandiamo al prefato of- 
ficio de moneta et scribe massarie che lectis et publicatis his litteris 
coram consule massarij s antianis et officio monete, sian registrate in 
le regule li dicti capituli. 

Insuper committimus vobis consuli et massarij s quatenus his visis. 
compellatis nicolaum de turrilia et laurentium de calui notarios. olim 
scribas massarie. de florenis duobus milibus prò singulo cauere et 
idonee (?) in curia caphe parere mandatis quatuor reuisorum. et 
soluendi omnem condemnationem centra eos et quemlibet eorum fa- 
ciendam per ipsos quatuor reuisores. ad requisitionem quorum et ex 
balia eis concessa predicta committimus. cum intendant contra eos 
procedere prò male gestis in cartularijs scriptis per eos. 

Insuper inclusas vobis consuli e massarij s mittimus partitas sta- 
liarum officialium debentium eas soluere. quas committimus vobis 
ab eis. visis presentibus. exigatis et nobis mittatis per cambium saluas 
in terra, sub pena soluendi de vestro proprio, exigenda hic a vestris 
tìdejussoribus per dictos quatuor reuisores. 

Hauemo nuper veduto che bartholomeo lauello. nomine in actis con- 
tento, ha deposto coram vicario sale superioris magnifici domini pre- 
sidentis potestatie janue una appellatone interposta a quadam sen- 
tenza lata per vicarium consularem caphe in fauorem procuratoris 
reverendi patris domini episcopi caphensis. que est in detractione de 



( 287 ) DOCUMENTI 



la dignitate et dominio nostro. Propterea hauemo inhibito al dicto 
vicario in ea non proceda sub pena aureorum mille. Verum acioche 
la temeritate de chi ha dictato quella appellatione non transeat im- 
punita, sed pena transeat ceteris in exemplum. condemnauimus et 
condemnamus et multamus illuni qui dictam appellationem dictauit 
in summis vigiliti quinque. exigendis per vos statini constito vobis 
quis nam fuerit dictator diete appellationis. quos exdebitationi mas- 
sarie applicamus. reseruantes nobis arbitrium majoris condemnatio- 
nis. habiti< a vobis consule. massarijs et domino leonardo vicario, 
informationibus de quibus infra dicemus. Primum mandamus vo- 
bis consuli. massarijs et domino leonardo. designato vicario, qua- 
tenus infra dies sex post lectionem presentium sequuturos. habeatis 
corani vobis procuratorem domini episcopi et ab eo intelligatis acta 
facta in curia a qua processit dieta sententia. inde videatis ap- 
pellationem interpositam. et intelligatis quisnam fuit judex. aduocatus 
ve! procurator. aut quisquis sit. qui dictauit dictam appellationem. et 
constito vobis quis est qui illam dictauit. illuni compellatis soluere 
massarie dictos summos xxv. in quibus illuni sub reseruatione nostra 
pluris condemnamus propter temeritatem sitarti, qua usus est in de- 
tractionem nostre superioritatis. Postremo volumus intelligatis si ille 
qui eam dictauit est persona simplex et ignara translationis dominij 
caphe in nos. et sit informata de his quo pertinent ad nostrum do- 
minium. vel si sit assuefa litigare et prebere patrocinia aliquibus. 
ita quod merito non possit allegare ignorantiam. et cujus mores et 
conditiones sint. et quid inueneritis et habueritis de omnibus nos in- 
formate, non passuros temeritatem et presumptionem hujusmodi di- 
scolorum procedere absque seuera punitione. Data janue mcccclxiiii 
die in februarij. 



Segue immediatamente a fot. 5 v. : 



* MCCCCLXIIII die III februarij. 

Magnifici domini protectores etc. in integro numero congregati, 
auditis prestantibus dominis andrea de benigassio et luca de gri- 
maldis. sapientibus comperarum. reseruauerunt sibi ipsis arbitrium. 
quod si intellexerint appellationem. de qua snpra. fuisse interpositam 



w\o I V04 ; 288 ) 

potius per ignoraatiam quam per malitiam. eam penava modificare, 4 

si processeci I, a persona non ignara dominij ei d igni tatù iptortuu 
dominorum protectorurn. illam augere. 



DOCUMENTO DCXXVI. 

Gli stessi ai sindicatori di Gaffa che procedano più severamente contro i 
discoli e perturbatori. 

I £64, 'i febbraio 
(Litterar, missar. offic. Caffé, ann. 1404-1175) 

j Ini. 5 0. ) 



Protectores ctc. Egregijs viris. carissiruis nostris. sindicatoribus or- 
dinari.]' s caphe. 

Carissimi, la presuntione irreuerentia et insolentia de alcuni discoli 
verso li officiali nostri et altri nos concitauerunt nos committere 
egregio legumdoctori domino leonardo de petrasancta. designato vi- 
cario consulare de caffà. proceda contra hujusmodi discoli comò im- 
porta li demeriti et excessi loro. La qual cossa vi notificamo, cum 
monitione che de cetero habeati tale animaduersione et maturo 
examen in le cause, in le quale hauereti a judicare. che se intenda* 
vos haueire ministrato raxone. Nani si aliter a noi constase. sereimo 
de voi male contenti et prouedereimo contra de voi segondo impor- 
tase il debito de raxone. nani intentionis nostre est ita prouidere. 
quod dici possit capham fore templum justitie. Itaque de cetero exer- 
ceatis officium vestrum ita quod mereamini commendari. quod predi- 
cimus vobis. quia de his que vidimus non ita constat. Data janue 
die in februarij mcccclxiiii. 



( 289 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO DCXXVII. 

Rimproverano i borghesi di Caffa d' insubordinazione e d' insolenza nelle 
loro lettere, e li ammoniscono a provvedere con calore al bene della loro 



città. 



1464, 3 febbraio 
(Latterai*, miss, olile. Caffé, ann. 14G4-1475) 

lfol< 6) 



Protectores etc. Nobilibus et egregijs viris. dilectis nostris. burgen- 
sibus eaphe. 

Dilecti nostri, quanto sia lo errore haueti commisso in lo scriuere 
vostro et improperare. se non considerasemo procedere ab ignorantia. 
tale presumptione meriteria corretione degna de memoria, unde est 
che da undecim anni citra tute le intrate de questa compera habiamo 
patito de lasciare consumare per salute de quella citate. Ultra ha- 
biamo facto molti impegnamenti in queste compere per conseruatione 
de quella. Li denari deputati al desbito assignamo in la dieta salute. 
et quello sia da fare si fa che non fa signoria del mondo. Et quan- 
tumuis sian li bisogni, tamen li subditi non patiseno et le intrate non 
inanchano a li signori, corno et li nostri citadini et altri de altre 
parte lo senteno. Satis siamo admirati de lo vostro scriuere. et voi 
scriueti corno se fussi li superiori et mandassi a noi le intrate. Propter 
quod abstineatis vos de cetero non esse ita leues. et non prehendeti 
tanta licentia. speculati tuti quelli hano mutato dominio comò stano. 
Considerati insuper che quelli de famagosta li quali jam annis qua- 
tuor hano patito obsidione. et consumpto fin a la palea. rupti li muri, 
decapitati lvii preixi sub Ade. et mai non hano voluto separarse da 
la nostra deuotione. sperando, comò in la grafia de dio sera, in la li- 
beratione. unde veduto tanta constantia et la gente del soldano et li 
altri se sono leuati da campo. 

Questo ve dicemo. che voi non haueti exposto per noi tanto che 
debiati tale improperatione facere. li quali doueti cognoscere esser 
la più libera gente sia. et cum lo auxilio de dio procedendo le cosse 
corno speremo, hauereti più dulcedine cha natione sia. Insomma ve- 

Societa- Liijurc. St. Patria Voi. VII. P. I. 19 



ann«, 1464 ( 290 ) * 

dereti quello hauemo ordinato a bene immersale de quella citate per 
le lettere scripte a li spettabili et egregi consulo. massarij. antiaai 

et officio monete, de li quali ordinamenti vi posseti molto alegrare. 
et parte se satisfa a le requeste vostre, prouederemo in futuro 
continue bene. Sed vi dicemo cbe doueresi esser diligentissimi a saluari 
la moneta quanto si può. et si expendese tanto parce quanto pati-sie 
la conditione de li tempi. Se sereti vigilanti in la amplificatione et 
augmento de quella citate, sereii quelli li quali principaliter hauereti 
la utilitate et noi il piacere, et sereti caxione che da ogni parte ve- 
nirano habitanti in quella citate, la qua! cossa augamentera le vo- 
stre facultatc. Et sforsatiue de leuare susurroni et detractori et 
seminanti zinzanie et scandali, li quali quanto più haueti de facili] 
tate tanto più a voi noceno. Introduceti tute quelle opere sian piene 
de caritate et de virtute. acioche tale fama augumente quella pre- 
clara citate, per la quale noi non mancheremo de fare quanto per 
la pupilla de li proprij oculi. x 

Non omittemo che a voi est dato carrico de hauere mostrato poco- 
amore a la patria et republica vostra, percioche reueduto per quatro 
prestanti officiali reuisori de malefacti che in li cartularij de la mas- 
saria si troua la moneta molto esser larnbudata. non esser reparato 
a alcuna cossa. de la causione (?) et de la custodia et salute de le mu- 
nitione seti stati poco amorosi. Propter quod li dicti reuisori jam 
fecerunt plures condemnationes et prosequuntur officium suum. Data 
janue die in februarij mcccclxiiii. 



DOCUMENTO DCXXVIII. 

Immunità dal terratico concessa all'armeno Cotulsa. 
U64, 3 febbraio * 
(Litt. miss. off. Caffé, ann. 1464-1475) 

( fol. 9 v. ) 



Protectores etc. volentes benemeritis condignam rependere gratitu- 
dinem ut sentiant bona opera sua eis proflcere. scientes reediflcatio- 
nem et reparationem domus olim combuste factam per cotulsa ar- 






( 291 ) DOCUMENTI 



menimi caffensem cedere plui'imum decori diete ciuitatis caffè, harum 
litterarum auctoritate immunem et francum facimus et esse volumus 
dietimi cotulsa in vita sua prò dieta domo a terratico caffè, man- 
dantes et expresse committentes spectabili et prestantibus viris con- 
suli. massarijs et officio monete caffè, presentibus et futuris. quatenus 
inuiolabiliter dictam immunitatem obseruent dicto cotulse in vita sua. 
Data janue mcccclxiiii die in februarij. 



' DOCUMENTO DCXXIX. 

Rampognano il console di Caffa , Baldassarre D'Oria, di grave negligenza nel 
punire i ladri e malviventi. 

1464, 7 febbraio 

(Litter. miss. off. Caffé, ann. 1464-1475) 

( fol. 10) 



Protectores etc. Spectabili et prestanti viro, carissimo nostro, bar- 
dasari de auria. consuli caffè. 

Grandemente, carissime noster. ha minuito quello hauemo sentito 
la opinione haueuamo de optato regimine de quella nobilissima citate 
sub regimine vestro et de li vostri consocij. Sperabamus più al vo- 
stro tempo relusisse la justitia in quella citate cha fusse stato da 
magno tempore citra. cum grande amaritudine hauemo sentito lo con- 
trario, de la qual cossa et noi et tuti li citain siamo turbatissimi et 
amaricatissimi. Hauemo aduisatione per lettere date caffè die xxvn au- 
gusti proxime preteriti, che ante per xx dies incirca e stato rupto lo 
thimo jeronimi de alegro et arrobate tres apoteche et furato per va- 
luta summorum quingentorum. et che li latri et arrobatori sono stati 
■visti super portam dicti thimi et post mediam noctem intus limites. 
et li quali sono stati preisi et incarcerati, et tamen nihil factum est. 
et he passata questa nephandissima cossa sub scilentium sine puni- 
tione et processu. et cossi sun passati altri furti commissi etiam in 
quello thimo. le quale adùisationi tanto omnibus ciuibus deside- 
rosi che fuisse fama chaffa .... per optimo gouerno de nostri officiali 



inno 1464 I 292 ; 



templum justitie molestissime quanto se possa judicare essendo 

il contrario. 

Itaque committimus vobis et expresse mandamus. ac egregio legurn- 
doctori domino leonardo vicario consiliari quern ad vos mittimus. qua- 
tenus sub pena indignationis nostre et vestrarum et suarurn fldejus- 
sionura. his visis. si non serano trouati questi furti et maleficij et 
puniti li latri et malefactori. faciatis vos et ipse vicarius vobiscuna 
inquisitone per ogni processo quantumque aspero, etiam sine solenini- 
tate juris et capitulorura . . . . ogni persone cujusuis status, gradus 
et conditionis culpabile de dicti furti et maleficij et de chi se hauesse 
indicio di culpa, si che trouati questi latrocinij etiam non obstante . . . 
processi antefacti. et ita et taliter che li trouati. et faciati tale puni- 
tióne che sia estremo terrore' a malfattori, et fama che la justitia 
più relucescat in capha cha in alcuna altra parte. Predicentes vobis 
che questa casione ha prouocato noi de mandare li noui officiali cum 
compagnia idonea questo primo tempo, cum comissione se 'non tro- 
uerano esser facto questi processi e proueduto per voi. et per lo vi- 
cario facto suo debito, procederano ipsi a inquisitione de questi furti, 
et de altri excessi de li quali siamo aduisati. che sera non solum 
exemplo sed etiam orrore molto, et voi et ipso vicario sentireti la 
cassione de la nostra indignatione. Rescribentes nobis. infra duos 
menses a receptione presentium sequuturos. exequutionem quam fece- 
ritis in premissis. Nam si intellexerimus non fuisse factum ut exigit 
offlcium vestrum et ipsius vicarij. mitteruus alium vicarium obligatum 

et caffam et alibi arbitrio nostro. Data janue mcccclxiiii die 

vii februarij. 

Post scripta, hauemo informatione che vi comportati per laudabile 
forme, de le quale, informatione siando in la amaritudine, hauemo et 
nos et li citadini de le calumnie et infamie le quale tanto. im- 
portano che lo officiale in tempo del quale sien facti hujusmodi de- 
lieti, attento che quello resta de alcuna opinione de recuperare la 
fama a genuesi resta in la opinione et speransa de lo gouerno et stato 
di san georgio deuerean potius li proprij fìgioli justitiare cha simile 
infamia se diuulgasse. siamo più animati de hauerui facto questa 
commissione, sperando augumentereti la fama vostra, in che vi hor- 
tiamo. Data ut supra. 



( 293 I DOCUMENTI 



DOCUMENTO DCXXX. 

Commettono al vicario consolare di procedere, subito giunto a Calla , ad inqui- 
sire e condannare i ladri ecc. 

1464, 7 febbraio 

(Littorar. miss. off. Caffé, ann. 1464-1475) l 

(fol. io v.) 



* MCCCCLXIIII die VII februarij. 

Protectores. etc. Egregio legumdoctori. domino leonardo de petra- 
saacta. designato vicario consiliari caffè. 

Committimus et in mandatis damus. ultra alias comissiones vobis 
àatas. quoniam post habuimus aduisationem quam intelligetis ex tenore 
litterarum nostrarum ad spectabilem baldasarem de auria considera 
caffè, quarum exemplum inferius transcribi jussimus ut non possitis 
allegare ignorantiam. quatenus exequamini cum caffam perueneritis 
contenta in illis. sub pena indignationis nostre, vestrarum fldejussio- 
num et priuationis ab officio, rescribentes nobis- infra duos menses 
qualem executionem feceritis de contentis in ipsis litteris. Jubentes 
preterea vobis quatenus coram vobis cum caffam perueneritis vocari 
faciatis baptistam de alegro. julianum squarsaflcum. gregorium de pimi 
et julianum de flisco. quibus dicatis nostri parte habere in mandatis a 
nobis ita agere. quod sentient burgenses nos non passuros male gesta 
impunita pertransire. et preterea ab ipsis babeatis informationes op- 
portunas super inquisitionem contentorum in ipsis litteris. et inde una 
curri spectabili bardasare consule agite quod mereamini commendare 
Tenor litterarum est talis: 

Protectores etc. Spectabili etc. Grandemente.... tutto come .soprq. 



anno U64 ( 294 ; 



DOCUMENTO DCXXXI. 

Ammettono il nobile Lanzarotto Palma, con un servo di lui, allo stipendio di 
un sommo mensile in Caffa. 

1464, 7 febbraio 

(Litter. miss. off. Caffé, ann. 1464-1475) 
(fol. H) 



Dicono i Protettori: Aptitudo ac in agibilibus promptitudo nobilis 
lanzialoti de parma facit ut ipsum et hujusmodi januenses libenter 
exerceamus in dictione nostra. Itaque etc. Data janue mcccclxiiii die 
vii februarij. 



DOCUMENTO DCXXXII. 

L'Assemblea di s. Giorgio rigetta la proposta di eleggere un console per un 
anno a vece di tre per ogni triennio. 

1464, i maggio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1464-1467) 

' (fol. 9) 

* MCCCCLXIIII die veneris UH maij. 

Cum viri prestantes marcelinus marrufus. obertus pinelus. teodorus 
de flisco et jacobus de casanoua notarius. referendari] negotiorum caf- 
fensium. comparuissent coram magniflcis dominis protectoribus com- 
perarum sancti georgij. et proposuissent aliqua que ipsis domini pro- 
tectores jusserunt scripto mandari et presentibus ipsi proponi coram 
consiliarijs suis et aliquiftus vocatis participibus. coram quibus pro- 
pòsita sunt ut infra, et quesita opinione ipsorum : Tenor vero poste 
talis est: 

Segnoi. sum staeti da noi meser marcelin marruffo. oberto pinello* 
teodoro de flisco et jacobo de casanoua. electi per li nostri precessori 
auditoi et referendari de le cosse de caffa. et han referto quelle acini- 



( 295 ) DOCUMENTI 



sationi che han per lettere, et alcune requeste facte da quelli de caffa 
a parte de le quae se prouisto, et le informatioin le quae han hauuo 
de quello serea utile per quella citae. et inter cetera che molti arre- 
cordam. et elli sani in questa opinion, esser molto utile et necessario 
per molte raxoin. che se regulasse che ogni anno se mandasse un 
consolo in caffa. La qual cossa dixen ex nunc porrea hauei principio 
in la electione faeta de questi trei consoli, cioè che lo primo intrera 
in consulao. quando usira non reste massar perche molto se degrada. 
et quello officio de massaria he de benefìcio tanto, che in duoi anni 
de massaria prhenda utilitate da la massaria che se possia a compara 
a la expensa et perditron de tempo. Ultra che non seando massar. quelli 
populi prehenderam grande opiniou non debbia in consulato fare cosse 
illicite, perche mancherà lo timor a cauno de lamentasse non douendo 
esser massar. per la qua massaria dixen che se dam fauore de ha- 
ueire sindicaoi quando exien de consulao et sum sindicae. lo qual fauor 
mancherà non intrando in massaria. Et dagando bona opinion, lo con- 
solo lo qual hauera questo morso de sindicamento sensa speransa de 
fauo. sera incitamento a le natioin forestiere, le quale fano bona quella 
citae per continua frequentation et traflco de mercantia. Et cosi re- 
galando, dixen lo anno venturo se elegerea un consolo lo quale in- 
trerea in massaria corno deuea intrare lo consolo chi uscirea. et serea 
semper un consolo et duoi massarij. et ogni anno se manderea de chi 
un consolo che serea grande conforto a quelli populi. et semper se 
regulerea et prouereiua in tuta quello che bisognasse, la quale cossa 
non si pò fare quando se sta trei anni a mandare li consuli. Sum pre- 
senti li dicti auditoi et referendari se volen zunzere o mand (manca) 
leuen su. et arecorden et corresen unde pare a elli. Noi non hauemo 
vosuó deliberar alcuna cossa sensa lo consegio vostro, perche ve prega- 
mo aregorde li vostri sauij parei. et segondo se delibererà, se exeguira. 

Preterea li dicti quatuor dixen hauei faeto lo suo officio longo tempo. 
A requeren faciamo de altri electoin. a li quae aregordan se daghe balia 
de poei deliberar in quelle cosse segundo la importanza de quelle. 
a ciò che manche questa fatica de referir et informar et attende la 
nostra deliberation. Ben dixen che quamuis quelli habian balia, tamen 
non prehenderean carrico sensa auctoritate de lo officio. Circa la qual 
requesta pregamo piaxeue de arecorda quello* ve occorre de fa. et 
quello se delibererà, se exeguira. 

f'eterum perche molte fiae sum staeti da noi li officiali de quelle 



anno 1464 ( 296 ) 



parte de calla, li quae Barn staeti electi segundo la regula de Ji <<<.. 
per un anno, li guae se Lamentali che per la longa distantia et grahd4 

expense et periculi he quasi crudelitae non sian tractae comò li \>ra- 
cessoi. la quar cossa noi non possamo fa. perciò che quando qnelH 
som staeti electi. he staeto daeto balia a li offlcij per cònsegio di 

eco participi, non possando fare altro, la ele-tion de questi noui offi- 
ciali he faeta per la forma de li i.x et secando la regula. Proptergnod 
demandando la opinion vostra, se a voi par de deliberar che lo cònsegio 
de li ccc faciamo demanda, et corani ipsis se facia la dieta requesta. 

Super quibus quesita opinione nonnullorum. et primo videlicet super 
prima videlicet (sic) petri gentilis olim palatiicini. qui reprobauif 
priinam partem. Similiter antonij lercarij. idem martini justiniani. 
thome de domoculta. damiani de leone, et contrario gabrielis de pre- 
mentorio. bartholomei gentilis. tandem datis et collectis calculis nihil 
obtentum est super prima parte, inuentis calculis alias affirmatiuis 
quinquaginta uno et totidem reprobatiuis. 

Super secunda parte, que est in posta quam oretenus proposuerunt 
dicti marcelinus et socij. reprobatum est dare baliam. et quia non est 
adhuc decursum tempus mensium sex vel septem exercitij ipsorurn 
non faciendam esse electionem nouorum officialium. 

Ultima vero approbata est conuocationis consilij trecentorum prò 
requisitone officialium. inuentis calculis albis Lxxxuno. reliquis nigris 
reprobatiuis. coram quo Consilio trecentorum proponatur etiam rae- 
moratio facta de reductione scribaniarum quatuor ad'tres et mittendi 
scribas tres. non obstante electione de quatuor. in quibus sunt tres 
qui non sunt de collegio, ut electio facienda trium sit et de collegio. 



DOCUMENTO DCXXXIII. 

Altre deliberazioni e rigetti di proposte. 

1464, 18 maggio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 40 v. ) 

* MCCQCLXIIII die XVIII maij veneris. 

In Consilio majori participiali comperarum sancti georgij proposita 
requisitione officialium caffè requirentium litteras prò biennio, attenfis 



( 297 ) DOCUMENTI 



causis et respectibus impensis et periculis narratis per eos. super qua 
opinio nobilis Simonis de nigrono fuit remitti arbitrium oflìcio cuna 
eligendis vel duobus offieijs precedentibus. et nihil obtentum est. in- 
uentis calculis aflìrmatiuis cxxxxvn. nigris reprobatiuis lxxxviii. opinio 
paoli justiniani fuit ex gratia prò ista vice concedendum esse et prò 
futuro reformandum esse quod ufficium quod prò tempore erit quando 
eligendi erunt offlciales. electionem fieri faciat seruata forma regule 
et non aliud oflìcium precedens. et nihil obtentum est. inuentis calculis 
albis centum sedecim aflìrmatiuis. reprobatiuis vero centum triginta uno. 
Super opinione petri palauicini que est quod fiant littere prò uno 
anno, et secundum quod bene se habebunt offìciales. oflìcium de lxitii 
et lxv sint qui habeant arbitrium fieri faciendi electionem offìcialium 
eligendorum successorum presentium officialium et non aliud oflìcium 
precedens. et nihil obtentum. inuentis calculis centum sexaginta uno 
nigro reprobatiuo. albi vero lxxxii aflìrmatiui. Verum quia franciscus 
de furnarijs reprobauit annui requisitioni officialium. sua opinio obti- 
nuit. quare r manet res' in suo statu primeuo. qui est electionis unius 
anni tantum, et sic publicatum est mandato officij in integro numero 
congregati. 

Postremo exposuit egregius antonius de ingimbertis prior domino- 
rum mi reuisorum. in presentia et de trtluntate suorum collegarum. 
se rediuisse cartularia massarie caffè, in quibus inuenerunt aliqua 
commissa indebite que per ipsos punientur. aliqua esse que non pos- 
sunt hic exclarari ita dare quemadmodum ipsis videtur justum ad 
ferendam sententiam. et cogitasse inuenire personam aptam que cum 
instructione danda per ipsos in cafla ea agat que agenda erunt ad 
declarationem veritatis. Verum illam personam non contentari de premio 
quinte partis. propterea necessarium fore dare arbitrium magnifico 
officio sancti georgij dandi sibi ultra quintam partem. ut est premium 
ipsorum mi reuisorum. taxatum illud quod videbitur dicto oflìcio. Pre- 
terea prò utilitate comperarum reformandas esse aliquas regulas. per- 
mhtentes abenas offìcialibus faciliores quam conuenit bono comperarum. 
Propter quod laudauit committi illas reformari aliquibus prudentibus 
viris. reformaturis prout judicauerint bono comperarum et caffè et 
illarum partium conuenire. 

Super quibus rogatus fuit clarus legumdoctor dominus nicolaus de 
nigro dicere suam opinionem. Is vero dominus nicolaus laudauit. et 
de electione persone et taxatione premij pluris et paucioris ejus 



anno 1464 ( 298 ; 



quod requiritur. dari arbitrium magnifico officio -aridi georgij. de 
persona vero dari ctiam arbitrium dieto officio reformaturo. ut 
prudentie prefati officij videbitur. Quo sententia preualuit. inucntis 
calculis albis affirmatiuis e entum nonaginta. et nigris reprobatine 
xxxxnouem. 



DOCUMENTO DCXXXIV. 

i Protettori annunziano agli ufficiali di Caffa il nuovo dominio iti Genova del 
duca di Milano, ed il prossimo invio dei consoli eletti. 

1464, 24 maggio 

(Litt. miss. off. Gaffe, ann. 1104-1475) 

(fot. il «.) 



Protectores etc. Spectabili. prestantibus et egregijs viris. consuli. 

massarijs et prouisoribus caffè. 

• 

Carissimi, per diuifta prouidentia a la quale semper hauemo gratia. 
il dominio de questa inclita#ita de voluntade de li citadini est tran- 
sferto in lo illustrissimo et potentissimo signore duca di milano. il 
quale ha tuti li nostri priuilegij non solum confìrmato sed etiam 
augmentato. a quello tenda al bene de queste compere ha dimostrato 
grande affectione. Similiter in tuto quello concerne il bene de questa 
citate pacifico et'utilitate de li citadini ha dimostrato singulare amore. ' 
adeo che pare la citate et li citadini prhendere grande recreatione. 
et tale che già se adrissau a fabricare de naue et fare- quello est de 
multi trafìchi et auiamenti. si che annuente deo se manderà per lo 
mundo li genueisi hauere reintegrato le cosse sue. Quia la disposi- 
none de li citadini concorre in quella del prefato illustrissimo signore, 
il quale attende ala gloria de questa citate, et molte cosse se agitano 
per le quale mediante grafia diuina se jubilera et in fide et in facul- 
tate solite. Castelleto est obsesso. et lo prefato illustrissimo signore 
ha facto ponere tale instrumenti ala expugnatione. che est opinione 
comò se principiera de usare dicti instrumenti, che sera presto debiam 
prhendere partito. Se accelera la expeditione de li consuli. massari) 
officiali, et altri mandamo segondo haueti scripto, per li quali inten- 



( 299 ) DOCUMENTI 



dereti abunde ogni cossa et intendereti esser prouisto a bisogni. Non 
hauemo voluto che loise caualorto vegna vacuo de nostre lettere, per 
che breuiter scriuemo. attendendo scriuere ad plenum per altri et 
per li dicti officiali. Data janue mcccclxiiii die xxim maij. 

Auizandoui che per gratia de dio et del prefato illustrissimo nostro 
signore haueremo paxe cura ogni natione. et le cosse de Corsica bene 
terminerano. Lo ambasciatore de quella citate ne est stato dinanti.. il 
quale spaiheremo cum li consuli et certi compagni et etiam li maistri 
de antellamo. et questa sia lettera a tuta la uniuersitate de quella 
citate. Data ut supra. 



DOCUMENTO DCXXXY. 

Patente di sottoscrivano. della curia di Caffa per. un anno, data a Lodisio Ca- 
valoito, dopo Battista Rapallo. 

1464, 25 maggio 

( Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 99».) , 

. _ % 

Furinola consueta, ma senza la ritenuta. Data janue mcccclxiiii die 
xxv maij. 



DOCUMENTO DCXXXVI. 

Che il nobile Lanzarotto Palina, venuto da Caffa in Genova con importanti 
lettere del console, sia ammesso al suo ritorno al primo idoneo ufficio va- 
cante, e frattanto allo stipendio, lui e il suo servo, di un sommo mensile. 

4464, '8 giugno 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fot. 89«.) 

Sono due atti sotto la stessa data, ma il primo non è completo ad 
è poi inchiuso nel secondo. Data janue mcccclxiiii die vm junij._ 



ANNO 1464 ( 300 ; 



DOCUMENTO DCXXXVIL 

Patente di scrivano della masseria di Gaffa per tredici mesi, data al notaio An- 
tonio Bozzolo, dopo Cristoforo Canevari. 

1464, 21 giugno 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 100) 

Formala, ritenuta, cauzione e revisione dei libri, come sopra. Data 
janue mcccclxiiii die xxi junij. 



DOCUMENTO DCXXXVIII. 

Decreto di provvisione d'un sommo mensile a molti artefici genovesi, inviali 
a Caffa. 

J464, 22 giugno 

(Litt. miss, offic. Caffé, ann. 1464-1475) 
( fol. 12 ) 



Protectores etc. Spectabili. egregi] s et prudentibus viris. consuli. 
massarij s et prouisoribus ac officio monete caffè, dilectis nostris. sa- 
luterà. 

Cupientes glomerationem januensium artifìcum in illa ciuitate. ele- 
gimus ad prouisionem ipsius ciuitatis videlicet summi unius mensualis. 
ut alijs dari solet. georgium galetum textorem cingulorum siue cin- 
torum. Itaque volumus et mandamus vobis quatenus visis presentibus 
ipsum georgium acceptétis ad dictum stipendium et ipsum scribi 
faciatis ad dictam prouisionem unius summi mensualis. ut dictum est. 
de qua prouisione et stipendio sibi respondeatis et responderi faciatis 
sicut alijs scriptis ad hujusmodi stipendinm. ita tamen quod teneatur 
subire angarias et perangarias caffenses. ut alij scripti ad hujusmodi 
stipendium. et parere mandatis consulis et prouisorum. Ceterum co- 



( 301 ) DOCUMENTI 



mittinius vobis quatenus unum ex inutilioribus cassetis loco dicti 
georgij. Data janue xxn junij mcccclxiiii. 

Segue: 

Similes facte fuerunt blasio de monleone seaterio. 

Similes facte fuernnt leonardo galeto magistro cintorum. >■ 

Similes facte fuerunt desiderio de magdalena. 

Similes. facte fuerunt lazaro de axereto. genexio de axereto et 

jobanni baptiste de pulcifera. 
Similes facte fuerunt tbome de airolo calsolario. 
Similes facte fuerunt franco de quiliano. 
Similes facte fuerunt gaspari de amigdola q. bartholomei. 
Similes facte fuerunt jacobo de serauale barberio. 
Similes facte fuerunt bartholomeo de monteacuto cordoanerio. 
Similes facte fuerunt jobanni trauersagno. 
Similes facte fuerunt baptiste de viali . . ponerio. 
Item facte sunt alie lansaloto vederio magistro vitrorum cum duobus 
filijs. ut sequitur (sic). 
Item jobanni de turrilia. 
Item ansaldo de micono cum uno famulo. 
Item juliano de pontema. 
Item bertino de semino. 
Item petro de axereto fabro. 

Item die xn octobris similes facte sunt marco de recco seaterio. 
Item die xvn octobris similes facte sunt antonio de canali calsolario 

q. augustini. 
Item similes facte sunt jacobo caluo oliuerij. 
Item similes facte sunt antonio lomelino francisci. 
Item similes facte sunt baptiste de castellatio pellipario. 
Item similes facte sunt magistro franco de fìnario barberio. cum 

tebaldo ejus nepote. 
Item similes facte sunt francisco et melchioni da passano. 
Item similes facte sunt barnabe de telia fabro. cum salario aspe- 

rorum centum prò primis sex mensibus. et flnitis sex raen- 

sibus cum salario summi unius. 
Item similes facte fuerunt baptiste et francisco de castelatio. 
Item similes facte fuerunt johanni christofero de santo romulo. et 

guilelmo bonino. 



anno 1464 i 302 ) 

Item jeronimo de dulcino et juliano de finario. 

Similes facte fuerunt christofero de pasagio. 

Sirailes facte fuerunt francisco magistri badi de luca, et simile 

simoni de saulo. 
Similes facte fuerunt jacobo de bera. michaeli rnanurio (?) de uuada 

«■ et ambrosio de rusihono. 

Similes facte fuerunt francisco de amigdola fabro. 
Item juliano de fossatelo. 
Item bartholomeo de neapoli barberio. francisco de burgo et johanni 

de camblaxio. 
Item johanni de strupa fumario. 
Item johanni antonio de saulo. cum salario asperorum e prò anno 

uno. et (sic) ipsi simoni/ 



DOCUMENTO DCXXXIX. 

Lo stesso per Ansaldo Migone orefice. 
1464, 28 giugno 

( Litt. miss, offic. Caffé, ann. 1464-1475) 
(fol. 12 v.) 



Protectores etc. Spectato et prestantibus viris. consuli. massarijs 
et prouisoribus. et officio monete, preclare ciuitatis caffè, salutem. 

Cupientes glomerationem etc conduximus ad stipendium mensuale 
summi unius dilectum nostrum ansaldum de micono fabrum auriàcum 
et idoneum adcecam quotiens expediet ac probum in alijs negotijs. 
cum uno famulo idoneo cum stipendio dicti summi mensualis. ita quod 
prò se et famulo, qui sit idoneus. habeat summos duos. Itaque man- 
damus vobis quatenus his visis eundem ansaldum cum dicto famulo, 
qui sit idoneus. scribi faciatis ad dictum stipendium mensuale. a quo 
non possit remoueri nisi de mandato nostro etc. sed non mitti ad 
alia loca nostre ditionis nisi in beneplacito suo. Data janue mccccluto 
die xxvin junij. 



( 303 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO DCXL. 

Lo stesso per Lanzarotto Vederio, di Altare, vetraio, e suoi figli. 

4 464, 28 giugno 

( Litt. miss, offic. Caffé, ann. 1464-1475) 

(foi. Vi v.) 



Protectores etc. Spectato et prestantibus viris etc, come sopra. 

Quo magis cupimus amplitudinem ipsius ciuitatis. eo libentius ad 
illam inittere curamus artiflces diuersaruni artium que cessure sint 
beneiìcio comrnodo et utilitati ipsius ciuitatis." Itaque conduximus 
stipendio summi mensualis lansalotum vederium de aitali magistrum 
vitroruui. sufficientem plurimum in arte sua. et idoneum custodie et 
defensioni illius ciuitatis. et bartolomeum et johannem baptistam fì- 
lios suos probos et idoneos. cum stipendio summi unius in mense prò 
singulo. incipiendo cum aplicuerint caffam et scripti erunt. Mandamus 
igitur vobis quatenus etc. Quorum loco tres ex illis qui minus utiles 
sint scripti ad dictum stipendium cassate omnino. ne augeatur nu- 
merus designatus in instructione data prestantibus viris* gregorio de 
reza et collegis. nec amoueantur nisi subsistente legitima causa per 
Totani tempus dictorum gregorij et collegarum. et cedente ipsorum 
magisterio utilitati ipsius ciuitatis non amoueantur etiam post. Verum 
quia assertum est. ipsi lansaloto prò ea arte que profutura plurimum 
est illi ciuitati. opus esset ultra fllios habere secum hominem unum 
edoctum in ilio magisterio. quem dixit se ex aitale ducturum. relin- 
quimus discretioni vestre quod si cognoueritis illum esse sibi neces- 
sarium. et artem suam tantum proficere ciuitati quod utile sit dare 
stipendium mensuale summi dicto homini quem ex bis partibus duxerit. 
illum scribi tacerò possitis. sed aduertatis quod si ita non esset. 
ascriberetur vobis minus quam recte fuisset factum. Data janue 
MCCccLXim die xxvm junij. 



anno 1404 ( 304 ) 



DOCUMENTO DCXLI. 

Slatuiscono valide le deliberazioni prese da qualsiasi numero di Protettori 
presenti, durante; la peste. 

1464, 2 luglio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 14G4-14G7) 
(tot, 19 ».) 

* MCCCCLXIIII die II julij. 

Magnifici domini protectores etc in septimo numero congregati, 
absente tantummodo nobili alexandro spinula. animaduertentes quanta 
trepidatio pauorque inuaserit ciues ex contagione pestis que in ciui- 
tate est. propter quod difficilima est ipsorum congregalo et fortasse 
quod deus prohibeat esset impossibilis. decreuerunt et deliberauerunt 
quod expediantur littere consulum et officialium caffè. Preterea quod 
occurrente aliqua re digna deliberatione et seu prouisione ipsorum 
dominorum protectorum. seu deliberatione sua (sic) ea fieri debeat 
et siue adsint sex siue quinque siue quatuor siue tres et ad ultimum 
duo. id fieri et exequi debeat quod jusserint illi qui ex ipso numero 
haberi potuerunt. quibus dant arbitrium expendendi de pecunia com- 
perarum in casibus arduis usque in ducatos ducentos secundum quod 
casi exegerint. inuentis omnibus septem calculis albis affìrmatiuis. 



• DOCUMENTO DCXLII. 

Discussione sul modo di provvedere alla vacanza del seggio consolare di 
Caffa , in occasione di morte dei titolari. 

1464, 22 ottobre 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1464-1467) 

(ibi. 29) 

* MCCCCLXIIII die XXII octobris. 

Cubo, propter discrimen ortum in caffa mortuo quondam aobili bar- 
dasare in officio consulatus in electione successoris. proponente 






(, 305 ) DOCUMENTI 



.•affaci e ilo montorubeo altero massario eligi debero alterum massa- 
riorum tanquam approbatorum in janua. e contrario repugnantibus 
lliquibus januensibus. qui protestati sunt se non babituros aliquem 
tligendum consulem nisi eligatur de colore . . . (sic) consulis prius 
lefuncti ut disponitur virtute regule. contradicentibus massarijs 
locuni esse debere regule cum tunc non niittebatur nisi unus consul 
il postea aliter disposituin fuit. ex hujusmodi altercatione discrimen 
ìrtum est et electus fuit dictus raffael: Cumque magnificimi ofHcium 
«aneti georgij prouiderit punitioni illorum qui discoli fuerunt. et 
stiam si accideret casus nouis consulibus. propterea congregati 
MBtum septuaginta octo participibus. quesiuit ab eis consilium pro- 
uisionis future, ne si casus accideret scandalura oriatur. et proposita 
liae materia coram ipsis. rogatus est bartholomeus imperialis: (sic) 
phatus est se imperitum esse rerum illarum. et tamen iterum ro- 
gatus dicere scntentiam suam laudauit seruari regulam. et ubi tunc 
tampona non reperiretur idoneus illius coloris. seruari prout vide- 
bitur officio regulare in ilio casu. Matheus de flisco accersitus dicere 
mm opinionem phatus est. se optare quod ciues intelligerent quanti 
facienda est ciuitas illa. profecto de ea maxima haberetur cura. 
ut ergo non interueniat de cetero hujusmodi inconueniens laudauit 
seruari regulam. si idoneus aderit in caffa. adueniente casu. de ilio 
colore, si secus eligi de alio colore idoneum per officia et eos qui 
vocandi erunt prò dieta electione. Dominus franciscus de mar- 
chisio rogatus dicere suam sententiam. premisso conceptu vocationis 
ex eo quod fuerit caffa. et informatus sit de his que facta sunt in 
simili casu. quem vidit in quatuor menses locum habere mortuis duobus 
consulibus. respondendo ad quesitum laudauit accidente casu et su- 
perstitibus duobus ex consulibus in janua electis. defuncto siue se- 
cundo siue tertio succedat illi mortuo ille qui precesserit. cujus sci- 
licet sindicamenta perfecta erunt. qui electus ilico teneatur aduisare 
officium de sua electione. Defunctis autem. si casus accideret. omnibus 
consulibus ex janua missis. laudauit electio fièri per officia et vocandos 
hujusmodi electioni. seruato colore, in quantum idoneus reperiatur de- 
cernendus per absolutionem calculorum. ut mos est. trium ex qua- 
tuor partibus interuenientium diete electioni. et ubi non inuentus fuerit 
idoneus decernendus ut supra. eligatur de alio colore idoneus. in qua 
electione concurrant tres ex quatuor partes ut supra. et qui electus 
statim aduisare debeat officium. Jeronimus de senarega laudauit seruari 

Società Ligure. St. Patria. Voi. VII. P. I. 20 



anno 1464 ( 30(5 ) 



regulam. Marcus de auria laudauit opinionem domini francisci de mar- 

chisio. cimi additarne quod defuncto ultimo seruotur regula. Jacobuf 
de guizo laudauit reinitti arbitrium magnifico officio, qui intcllecta 
opinione preloquutorum et aliorum de quibus videbitur ipsi officio. 
in hac materia maturarti deliberationem capiat et ordinet sicut . . . 
in prudentia dominorum protectorum. Teodorus de fiisco idem. Domi<j 
nicus de prementorio approbando opinionem jacobi de guizo dixit se 
non dicturum ea que sibi occurrunt prò informatione prò presenti, 
Antonius de casana ut dominus franciscus de marchi-io. Dominus an- 
dreas de benigassio laudauit adueniente casa eligi consulem sei-nato 
colore, et ita deliberari quod electio fiat absque scandalo et colores 
seruentur. Nicolaus de furnarijs laudauit adueniente casu eligi alium 
de colore premortili, ut intelligatur debere obedire cuicumque eligendo 
ubi sit de colore premortui consulis. 

Cum autem videretur regulam condendam in ista materia bene exa- 
minandam et ruminandam esse, preualuit sententia remittendi arbi- 
trium officio, quod auditis illis qui preloquuti sunt et alijs audiendis. 
statuat et ordinet regulam seruandam de cetero in hujusmodi casu. 
inuentis calculis albis affirmatiuis centum et quadraginta uno. nigris 
vero reprobatiuis triginta septem. 



DOCUMENTO DCXLIII. 

Elezione dei Protettori pel venturo anno 1465. 

1464, 30 ottobre 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1464-1467) 

(fot. 31) 

* MCCCCLXIIII die mercuri) ultimo octobris. 

Magnifici domini protectores etc. in integro numero congregati, et 
quorum qui bis affuerunt nomina sunt hec: 

D. Pancratius gentilis prior Bardasar lomelinus 

Baptista de albara Bendinelus sauli 

Jacobus de axereto faber Alexander spintila et 

loco antonij de platono Saluagius de viualdis 
Bardasar adurnus 



307 ^ 



DOCUMÉNTI 



Mortati et in conciono celebri et extra procedali t ad electionem 
suoruin successorum ex causis legitimis et urgentibus. in obseruatio- 
iioiii et prò exequtione noue regule. vocari fecerunt lxiim parti- 
eipes acoloritos. Quibus congrcgatis in camera magna residentie. eo- 
rumque nominibus et cognominibus descriptis in sexaginta mi cedulis 
ipsisque positis in mi saculis. et ex ipsis sortitione precedente ex- 
traotis infrascriptis triginta duobus acoloritis: Quorum nomina surit 
hec: 



Petrus spinula q. luce 

iar cataneus 
Galeotus centurionus 
Ambrosius pinellus 
Jacobus cigalla 
Enricus squarsafìcus 
Nicolaus italianus 
Marcus grillus 
Luciamo de grimaldis 
Franciscus saluaigus 
Theodorus de flisco 
Marcus de marinis 
Raspar gentilis olim falamonica 
Paulus baptista caluus 
Carolus lomelinus q. sorleonis 
Benedictus de ni^ro 



Manfredus do francis 
Dominicus de prementorio 
Paulus justinianus 
Petrus scalia 
Bartholomeus sauli 
Dominicus de roncho 
Antonius de ingimbertis 
Nicolaus de varisio 
Jeronimus stella notarius 
Johannes maniauaca 
Urbanus jocia 
Nicolaus garumberius 
Dominicus de oliua 
Bartholomeus de leuanto q. L 
Gotifredus de albariò et 
Johannes de bartholomeo. 



Qui triginta duo participes congregati in camera magna solite re- 
sidentie magnifici officij sancti georgij. intellecta continentia rcgulè 
ipsius magnifici officij sancti georgij. de mandato suo delato eis ju~ 
ramento. jurauerunt bene et fideliter procedere ad electionem prò- 
tectorum comperarum sancti georgij anni de mcccclxv juxta formano 
regule antiquioris. semata noua forma respectu participationis. Qui 
triginta duo. secessis dominis protectoribus anni presentis. solum ipsis 
triginta duobus cum scribis in conolaui remanentibus. procedentes ad 
denominationem eorum quos arbitrantur aptos esse ad officium sancti 
jij. absoluentes se ad calculos albos et nigros. in dei nomine ele- 
cerunt infrascriptos octo protectores et officium sancti georgij anni 



anno 1464 ( 308 ) 



proxime venturi de mcccclxv cum balia dicto officio attributa. Quo- 
rum nomina sunt hec: 

Jacobus de auria q. dominici (sic) barth. 
Benedictus saluaigus 
Matheus de flisco 
Bartholomeus italianus 
Baptista justinianus q. jolian. 
Christoforus de podio 
Antonius de casana et 
Raffael de andora. 



DOCUMENTO DCXLIV. 

Rimbrotti dei Protettori a! vicario cousolare di Caffa , Leonardo Guiraldi 
circa un appellazione. 

1464, 7 novembre 

(Litt. miss, offic. Caffé, ann. 1464-1475) 

( fol. 13 ) 



Protectores etc. Spectato et egregijs viris. gregorio de reza consuli. 
et domino leonardo de guirardis. vicario consulari caffè, carissimis 
nostris. 

Miramur vos dominum leonardum vicarium obscure intellexisse lit- 
teras et commissionem exigeretis a dictatore illius appellationis in- 
terposte per bartholomeum lauellum procuratorem etc. a . sententia 
lata in fauorem procuratoris episcopalis caffè, a qua appellatimi est 
ad unum ex judicibus de collegio in detractionem dignitatis et supe- 
rioritatis nostre, et excusationem affertis vidisse originale, quo non 
constat fuisse appellatum ad dominum vicarium potestatie janue. Cre- 
debamus intelligeretis perinde esse, quoad dedecus nostre superiori- 
tatis. ad unum ex judicibus de collegio, quod licebat ante translationem 
dominij in nos que nemini occulta est. ao si dixisset ad dominum vi- 
carium. Debeatis scire quod appellationes quo interponuntur ad unum 



( 309 ) DOCUMENTI 



px judicibus de collegio presentanti^ coram altero vicariorum specta- 
bilis domini potestatis janue. et inde comniittitur uni judici. sicut di- 
sponimi' ex forma capituli. Et propterea si scriptum est quod appel- 
delata esset ad dominum vicarium. verum fuit. et proinde pu- 
lus est dictator ita prò appellatone ad unum ex judicibus de 
collegio, sicut ad dominum vicarium diete curie potestà tie janue. Quare 
mandamus vobis ambobus. quatenus si hactenus vos vicarie non cu- 
- scire dictatorem. curetis. sub pena dupli ab utroque vestrum 
mia. intelligere quisnam fuerit dictator. et ab ilio exigite penam 
eommissam alijs nostris litteris anno presenti die ni februarij. quas 
omnino exequamini. rescribentes nobis ut feceritis in premissis. Data 
janue mcccclxiiii die vii nouembris. 



DOCUMENTO DCXLV. 

Disposizioni rigorose contro i ladri. 

l4oi, 7 novembre 

(Litt. miss, offic. Caffé, ann. 1464-1475) 
(fol. 13 v.) 



Protectores etc. Spectabili et egregijs viris. constili, massari) s et 
prouisoribus caffè, vicario consulari. Consilio antianorum et officio 
monete caffè, carissimis nostris. 

Venimus in admirationem. carissimi nostri, a pauco tempore citra 
fuisse commissa furta in illa ciuitate tot quot scripta fuerunt. et quod 
ita negligenter actum sit. quod seueritate penarum purgata non sit 
ciuitas illa hujusmodi sceleratis hominibus. miramurque vehementer 
;t ultra quam credi potest. quod quispiam ausus fuerit defendere ali- 
ueni furem cum subterfugijs ratiocinandi pecuniam ad cursum cam- 
biorum. et quod furta non ascenderunt ad illam summam dispositam 
ì capitalo janue. Profecto si quis presumpserit fures defendere, in- 
curret indignationem nostram. Scripsimus sepissime nihil esse qued 
magis cupiamus. quam quod ciuitas illa adeo recte et rite gubernetur. 
quod etiam patentibus hostijs nemo audeat neque etiam in via pub- 
ica neque in occulto aliquid mali committere. sed predicetur caffam 



o 1464 ( 310 ) 



esse templum justitie et tutissimum locum et portum omnibus io ea 
degentibus et venientibus ad illam ac in ea frequentantibas. 

Itaquc primurn approbantes omnern processum et exequutionem etiam 
ultimi supplicij factara contra quemcumque repertum furem. etiam ri 
non ascenderent furta suramam dispositam a capitulo. jubemus et man- 
damus vobis consulibus et vicario, quatenus procedatis diligentissima 
contra fures et malefactores usque ad ultimura supplicium inclusiue. 
etiam si furta non ascenderent summam asperorum trium rnilium. 
procedentes contra quoscumque inueneritis culpabiles etiarn infradictam 
summam. prout videbitur vobis conuenire terrori hujusmodi malefac- 
torum et purgationi talium detrahentium regimini et guberno illius 
ciuitatis. quod super omnia optamus adeo laudabile esset. quod predi- 
cetur ut supra. nec audeant sindicatores cuipiam prebere audientiam 
.cuicumque volenti a^cusationem porrigere de hujusmodi condemnatio- 
nibus corporalibus procedentibus a furtis. sub pena indignationis no- 
stre, pene corporalis et pecuniarum nostro arbitrio. Et ne quis pre- 
tendat ignorantiam hujus nostre commissionis. id per preconem diuul- 
getis: qualiter datum est arbitrium vobis contra fures infra summam 
a capitulo dispositam. quare caueat sibi quisquam non furari. Data 
ut supra mcccclxiiii die vii nouembris. 



DOCUMENTO DCXLVI. 

Nicolò Tarigo eletto cavaliere del console di Caffa. 

4 464, 23 novembre 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 41 v.) 

* MCCCCLXIIII die XXIII nouembris. 

Cbristoferus campanarius. gabriel gurretus q. bartliolomei. nico- 
laus de mulasana q. nicolai et augustinus de passano q. johannis. 
accepto corporali juramento testificati sunt nicolaum tarigum electum 
esse per dictum gregorium de reza consulem caualerium suum. et cum 
eo profectum esse caffam. 



(311 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO DGXLVII. 

Di'crcio in favore della famiglia del Tarigo suddetto. 
1464, 23 novembre 
(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 41 v.) 

* Die ea. 

Magnifici domini protectores etc. in legitimo numero congregati, 
intellecta requisitione coram eis facta ex parte propinquorum nicolai 
tarigi. continente quod cum dictus nicolaus profectus sit caualerius 
spectati gregorij de reza consulis caffè ad dictam ciuitatem. equum 
est ipsi seruetur decretum conditimi in fauorem officialium qui mole- 
stari non possint. ut in decreto continetur. et propterea requirentium 
fieri intimationem talem qualem conuenit ne molestetur familia sua: 
Constito eis dictum nicolaum profectum esse ut supra. fidem faciunt 
omnibus magistratibus ad quos hujusmodi intimatio producta fuerit. 
quemadmodum dictus nicolaus profectus est caffam caualerius ejusdem 
gregorij consulis. et propterea hortantur eos magistratus ad quos pro- 
ducta fuerit dieta intimatio. quatenus decretum excelsi communis janue 
conditum prò officialibus extra januam destinatis seruent agentibus 
prò dicto nicolao. quandoquidem translatio dominij caffè et aliorum 
locorum maris pontici in magistratura comperarum sancti georgij 
facta sit cum priuilegijs prerogatiuis et ea jurisdictione quam habet 
excelsum commune janue etc. ut in contractu celebrato de dieta tran- 
slatione continetur. 



anno 1464 ( 312 ) 



DOCUMENTO DCXLVIII. 

Deputazione di^quattro cittadini a rivedere i conti d'amministrazione di Caffa, 
Fomagosta, Corsica ecc. 

HìSi, 21 novembre 
(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1461-1467) 

(fol. 33) 



* MCCCCLXIII1 die XXIIII nouembris. et fuit die mercurij 
XXI nouembris (sic). 

Magnifici domini protectores etc. in integro numero congregati, ani- 
maduertentes prò exequutione Celebris deliberationis facte in magna 
concione participum dictarum comperarum. fuisse electum et consti- 
tutum officium quatuor reuisorum cartulariorum massariarum et ra- 
tionum spectantium ad dictas comperas. cum ampia balia, ut in actis 
cancellarle ipsorum continetur: Veruni cum plura emergant quibus 
ipsi domini protectores vacare nequeunt. et quibus utilius et diligen- 
tius vacare poterit dictum officium. cujus proprium est vacare etiam 
ad ea que inferius declarantur. et ne possit opponi contra baliam suam, 
vel allegari illam deficere in aliqua parte circa ea que inferius continentur: 
Ad tollendam igitur omnem dubitationem et oppositionem quam queuis 
persona allegare vellet. confisi vehementer de peritia nobilium et 
egregiorum virorum antonij de ingimbertis. therami spinule. pbilippi 
de bonauera et pauli lomelini q. baptiste. surrogati loco nobilis an- 
tonij de grimaldis prò publicis negotijs legati ad regem tunetis. 
omni modo via etc. constituerunt et constituunt ipsos quatuor reui- 
sores magistratum ad liquidandum et decernendum omnes qui sunt et 
restant seu apparent creditores et esse debent debitores dictarum mas- 
sariarum in cartularijs massariarum famaguste capbe et aliorum lo- 
corum submissorum comperis sancti georgij. nec non insule corsice. 
et seu sunt creditores non veri, et ad exigendum exigi mandandum 
habendum et recuperandum ab ipsis debitoribus et in bonis ipsorum. 
et ab omnibus debitoribus dictarum massariarum et a quibuscumque 
debitoribus debitorum suorum. et etiam a quibuscumque. contra quos 
virtute priuilegiorum suorum et ratione potioritatis quam babent com- 



( 313 ) DOCUMENTI 



pere agi possit. omnes et singulas pecuniarum quantitates quas compere 
habere et recipere debent et possunt prò et occasione dictarura mas- 
sariarum et dependentium ab eis. liquidandi et decernendi per ipsos 
egregio* reuisores. 

Ita tamen quod quicquid exigetur perueniat in ipsos dominos pro- 
tectores. daturos ipsi quintam partem ejus quod exegèrint. ut de alijs 
ordinatum est. prò ipsorum salario premio et mercede. Dantes eisdem 
domini? mi reuisoribus contra dictos debitores et debitores debitorum 
et bona ipsorum. nec non contra quoscumque debitores contra quos agi 
possit rirtute privilegiorum dictarum comperarum. et ratione potio- 
ritatis ipsarum comperarum. in predictis et circa predicta et in de- 
pendentibus emergentibus et connexis ab eis. eam potestatem et baliam 
quam babent ipsi domini protectores. tam in cognoscendo declarando 
judicando condemnando. quam in exigendo et in ceteris necessarijs et 
oportunis prò omni exequutione reali et personali facienda. ita ut ipsi 
domini reuisores in predictis et circa predicta agere possunt quomo- 
dolibet. sub reseruatione semper superioritatis et appellationis et recla- 
mationis cnjuscumque volentis appellare et reclamare ab ipsorum do- 
minorum reuisorum sententijs condemnationibus processibus et exe- 
quutionibus ad ipsos dominos protectores. qui in seipsos reseruant 
Jbs superioritatis et appellationis reclamationis et annulationis modi- 
ficationis et reformationis cujuscumque sententie condemnationis de- 
clamationis et processus per eosdem dominos reuisores faciendorum. 
prò ut et sicut videbitur ipsis dominis protectoribus. 



DOCUMENTO DCXLIX. 

Nuovo magistrato pel giudizio del rame catturato da Martino Voltaggio. 

1 464 , 26 novembre 

(Neg. gest. off. s. Georg, ann. 1463-1467) 

(fol. 64) 

* Die lune XXVI nouembris MCCCCLXIIII. 

Magnifici domini protectores etc. anni presentis. in Legitimo numero 
congregati, auditis sepenumero viris egregijs francisco rege et mar- 



anno 1464 ( 314 ) 



tino de vultahio. ad quos pertinere dicitur ea nani- que anno m< <.< < i.x 
conducta fuit prò capha ad stipendium eomperarum sub pai; 
dicti martini, narrantibus quod in dicto riagio caphe ipea natia in- 
tercepit gripaream unam ramis oneratam que erat turcorum. e< euni 

dieta nauis non sol uni plurimum lesa fuerit a turchis in itu. sed etiad 
in reditu ab eorum bombardie summersa. velint ipsi domini proteol 
tores solui facere pretium dictornm ramornm ex ina causa ut dixc- 
runt interceptorum. et de quibus constile* et massarij capbe dispai 
suisse dicuntur prout eis libuit. Scientes quod virtute contractus tunc 
initi cum dicto martino patrono omnes controuersie que oriri p>> 
occasione ipsius contractus decidi et terminari debebant per domino! 
protectores ipsarum eomperarum annorum MCCCCLquinti et inquarti, qui 
nunc sunt functi officio: et ob id volentes ventati ac justitie locuaj 
esse, commiserunt et virtute hujus rescripti committunt prestantibuf 
viris marcelino marrufo. theodoro de disco, oberto pinello et jacobo 
de casanoua quatuor officialibus deputatis super negotijs caphe. ut 
audito sindico eomperarum. et visis videndis et auditis audiendis. 
curent super ea re diligentes instructiones sumere, et post bec eisdern 
dominis protectoribus referant quid inuenerint. et quid sibi facien- 
dum videbitur circa suprascriptam requisitionem dictorum tranciaci 
et martini. 



DOCUMENTO DGL. 

Decreto in favore di Girolamo Cerro. 
146i, 5 dicembre 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1463-1467) 
(fol. 61 v.) 



Sulla garanzia dei siioi cauzionarti , i revisori permettono al no- 
taio Girolamo Cerro, incarcerato nella Malapaga per loro ordine, di 
passare in famiglia le prossime feste natalizie. Data janue mcccclxiui 
die v decembris. 



I ■'! I 5 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO DGLI. 

Patente di ufficiale pesatore della seta in Caffa per un anno, data a Francesco 
Castellazzo, di Melchione. 

'1464 , 22 dicembre 
(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(Col. 100 v.) 

Formolo, comune e senza cenno di ritenuta. Dicono: elegimus in 
oflicialem et ponderatorein ponderis sete illius ciuitatis. Data janue 
i.xnn die xxn decembris. 



DOCUMENTO DCLII. 

Patente di capitano dei sobborghi o avanborghi di Caffa per tredici mesi, data 
a Raffaele Lomellini, dopo Paolo Pozzo,. 

1464 , 22 dicembre 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 100 v. ) 



Forinola e ritenuta al solito. Data janue mcccclxiiii die xxn de- 
cembris. 



DOCUMENTO DCLIII. 

Avvisi od ordini dei Protettori al console ed ai provisori di Caffa. 

1464, 24 dicembre 

(Liti miss, offic. Caffé, ann. 1464-1475) 

(fol. 14) 

Protectores etc. Spectabili. egregijs et prudentibus viris. constili, 
inassarijs et prouisoribus caffè, carissimis nostris. 

Carissimi. Per altre hauemo scripto asai a compimento, da voi non 
liauenio lettere excepto quelle date in . . mana de vi de octobre. cura 



anno 1464 ( 316 ) 

additione sine die. Queste cosse sono che desiderarne, si fabriche in quella 
citate la cisterna in quello loco ubi si fare possa più capace, in la 
qual cossa ve incaricamo quanto cum il calamo si pò scriuere. et la 
moneta la quale he in massaria omnino exigatis et se conuerta in 
quella fabrica cossi corno proceden de denari habiti prò ipsa fabrica. 
Nunc vi mandiamo incluse lettere di cambio in rafaelo de monterubeo 
et guerardo lomelino de sommi decemotto et quarti ni. li quali om- 
nino procurati de hauere. et erogatili in ipsa fabrica. nec in alium 
usum sub pena de exeommunicatione se possiano conuertere. quelli 
se hauerano si manderano. voi haueti maistro joharme. faciati che ha- 
beati honore. corno speremo in diligentia et prudentia vestra. et ope- 
rati li reuerendi episcopi et cauno apto a animare et disponere cauno 
a adjutare questa utilissima opera uniuersaliter a cauno poseno faci- 
liter intendere quelli burgheixi li animi nostri esser- tutti a amplitu- 
dine de quella citate et non a cauarne denari, li quali già tot annis 
le intrate de queste compere permetemo se fundan in bene de ipsa 
citate corno hano facto li nostri precessori, pensiamo et dispositione 
et majore comoditate hauereti. faciati corno speremo, et de quello 
fareti aduisatione. Et aduisatione de la venditione de le cabelle et de 
tuta la intrata et usita de ipsa ciuitate. et teneti quella purgata da 
ladri et malfactori. et a la justitia siati ita prompti che non sia alcuna 
occaxione de calumnia vostra ni del vicario, neque etiam de altri 
officiali. Atragemo genoueixi quanti possiamo acioche siati più acom- 
pagnati. regulati che quelli reteneti a soldo sian homini possiati exer- 
cere fideliter a bisogni. Data janue mcccclxiiii die xxxiii decembris. 

Quanto potereti curati in tempo che sia in quella citate grande 
aceruo de milij et de victualie. Data ut supra. 

Rescribite nobis si habuistis pecunias mutuatas per nos vicario, epi- 
scopis caffensi et cimbalensi et alijs. ut vobis scripsimus. 

Seguono le lettere di cambio ai due banchieri qui sopra nominati: e 
hanno la stessa data 24 dicembre. 



t 



ANNO MCCCCLXV 



STORIA E DOCUMENTI 



Società Ligure. St. Patria. Voi. VII. P. I. 21 



ESPOSIZIONE STORICA 

DEGLI AVVENIMENTI 



li 



orto, come dicemmo, Pio II ai 44 agosto HGi in Ancona, 
i cardinali raccolti a conclave in Roma elessero pontefice il 
veneziano Pietro Barbo, prelato per ingegno e grandezza di 
animo non comparabile al predecessore. Non è quindi a stu- 
pire se T impresa d' Oriente , sospesa dapprima e abbandonata 
di poi, si sciogliesse in fumo, meno le ingenti spese d'apparecchi 
guerreschi, per cui n'andò smunto l'erario papale e il popolo 
cristiano. I genovesi adunque diedero nel segno avvisando che 
pé il duca di Borgogna, né le altre Potenze sarebbero accorse 
al diffinitivo appello , malgrado le belle e iterate promesse, ed 
una siffatta guerra in nulla approderebbe ai loro interessi nel 
Levante. 

Il sapersi pertanto eh' eglino congiunte non avevano le armi 
alla sacra crociata , li fé' arditi ad implorare una grazia dal 
Sultano, cui stimavano a questo titolo meno avverso, se non 



anno 1465 . ( 320 ) 



inchinevole alla Repubblica. Consisteva nella libera tratta da 
Caffa a Genova di cinque mila moggia di grano ogn*' ari no; la 
quale , diceano i Protettori , se riescir può vantaggiosa a noi , 
non minore utile recherebbe alla Porta col tornare colà le 
navi cariche di merci d'Occidente, che di buon grado sotto» 
starebbono ai dazii e diritti marittimi del turco impero. La do- 
manda aveasi a fare dagli ambasciadori caffesi in occasione del 
pagamento dell'annuo censo al gran Signore, in cui soleva con- 
cedere di tai favori agli ministri dei sovrani amici, e spera- 
vasi avrialo fatto anche più volontieri ai suoi tributarii. E 
acciò il desiderio loro non venisse defraudato, spedirono tosto 
a quella volta Nicolò Bolletto, nominato di fresco custode della 
porta Caiadore (') e Simone Sauli, altro agente del Banco ( 2 ) 
coli' incarico di consegnare agli oratori caffesi, caso li incon- 
trassero per via, 1' ordine della richiesta ( 3 ). 

Di che danno notizia al console e massari di Caffa in una 
lettera del maggio 1465: la prima delle tante che nel corso 
di quest'anno inviarono al supremo magistrato della colonia 
pel buon governo della medesima. In essa rampognano con 
certa durezza quei rettori del colpevole silenzio serbato dal- 
l'arrivo loro in poi, tenendoli all'oscuro sullo stato in cui 
trovarono la precedente gestione; rinnovano il comando di 
mondare la città dalle male erbe, ladri, discoli e furfanti, a 
tutti rendendo pronta ed esatta giustizia; di eseguire su larga 
scala le imposte economie, col ridurne gli stipendii e costrin- 
gere i morosi al pagamento delle stalie, cassando gli impie- 
gati inutili, nuovi ed abili introducendo, fra quali i cinquanta 
cittadini dianzi trasmessi a popolare di genovesi la colonia, e 
crescervi la parte morigerata e sana, curosa dell'ordine e 
della patria. Né erano sole parole o sterili raccomandazioni: 



(') Vedi il documento DCLVII. 
(•) Vedi il documento;DCXXXVIII. 
( 3 ) Vedi il documento DCLIX. 



( 321 ) STORIA 

spedivano anche provviste e attrezzi militari e muratorii a 
istaurare le mura e le vecchie torri di Calla. 

Scritte e non ancor partite queste lettere, ebbero, la Dio 
mercè , le sospirate notizie della Tauride , con un messaggio 
dello scaduto console Raffaele Monterosso in data del 14 e 17 
settembre 1 464, recante tra gli altri cinque articoli stimati 
degni d' immediato riscontro , che a tal fine compendiano in 
calce della missiva. Riferivasi il primo a Rendiano capo di 
una tribù tartara della vicina Mingrelia, il quale, a ciò che 
sembra, usato aveva ad alcuni caffesi qualche sopruso; ed i 
Protettori, fiutato il tempo, comandano di placare con buone 
od apparenti ragioni i danneggiati loro sudditi, prender tempo 
alla sollecitata soddisfazione e vendetta, fìngere amicizia e non 
venire a niun patto alle prese con esso, in vista del lucroso 
ed esteso commercio esercitato in quella contrada, e la diffi- 
coltà che allora premevali di trasmettere per via di mare po- 
derosi soccorsi di guerra. Tenessero quest' ordine nascosto al 
pubblico, e all'ufficio stesso della Campagna preposto a ta 
negozio imponessero giuramento d' assoluto silenzio. Seguiva 
il consiglio di conservarsi benevolo ed amico il gran Kan dei 
tartari, Agi-Kerai, e per altre vie e modi punire Jacopo Grimaldi 
e Zaccaria Ghizolfi, signore di Matrega, di non so qual misfatto, 
senza incorrere perciò nello sdegno dell' imperatore suddetto.. 

Altrettanto ingiungono sul conto dei Moncastresi, dall'op- 
posto lato della penisola , sostenuti , a quanto pare , dal Voi- 
voda Stefano contro i Senarega , antichi padroni della pro- 
pinqua rocca d'Ilice. La perdita del documento ne toglie di 
sapere se questi tentassero di quei giorni il ricupero del ca- 
stello: sonovi certo nella lettera accennati gli sforzi e le 
pretese degli espulsi, cui si insinua altresì di differire a mi- 
glior stagione l'uso della forza. Come mai i nostri padri so- 
stenevano meglio dissimulare le offese pubbliche, che sminuire 
la floridezza del loro traffico ! 



anno 1465 ( 322 ) 

Il terzo articolo riguardava talune violenze commesse dal con- 
sole veneto di Tana a danno dei liguri; e su ciò avvi.-;, no 
che il governo di Genova avrebbene scrino al doge «li Ve- 
nezia polla necessaria riparazione e giustizia. Degli ultimi 
erano oggetto i disordini eccitati dai greci nelle colonie, in- 
torno ai quali nulla è definito in questo carteggio (*). 



ir. 



Partiti Bollelto e Sauli colla missione di raggiungere gli in- 
viati caffesi e informarli del volere del Banco, i Protettori posero 
mano a segnare le patenti dei restanti ufficiali, sostituire ai di- 
missionarii nuovi surrogati, e lutti avvertire di tenersi pronti al 
viaggio dietro loro avviso. Cosi il l° luglio Francesco Pastino 
ebbe la doppia carica di scrivano della masseria e della curia 
di Caffa, in luogo di Andrea Artusio e Bartolomeo Franzone 
che la ricusarono ( 2 ), ai 4 Guglielmo Centurione ministrale, 
Battista Incisa, altro scriba di Caffa, e Bartolomeo Magnasco 
eletto console di Tana, ammonivansi d' esser lesti alla partenza 
fra un mese ( 3 ); e dentro esso, per certe considerazioni a fa- 
vore del Centurione suddetto, alla ministreria medesima venne 
assunto dopo o in vece sua il nobile Gianotto Lomellini, se- 
condo che sarebbe giunto avanti o più tardi di lui a Caffa (''), 
e ne sottoscrissero in questo senso il decreto di nomina (')• 
Di lì a poco, cioè in fin d' agosto, diedero anche al Centu- 
rione la patente ( 6 ), e il simile ad Antonio Borlasca in qua- 

O Vedi il documento DCLVIII. 
C 2 ) Vedi il documento DCLX. 
( 3 ) Vedi il documento DCLXI. 
(<) Vedi il documento DCLXII. 
( 5 ) Vedi il documento DCLXIII. 
(°) Vedi il documento DCLXVII. 



( 323 ) STORIA 

lilà (li consolo di Soldaia, pel consueto spazio dì tredici 
mesi ('). 

La disparità delle date, e anche più il soggiunto a riguardo 
dell'incerto arrivo alla Tauride del Lomellini, mi induce a 
credrre clic questi ufficiali siano stati divisi in due schiere, 
delle «piali una per mare, l' altra per terra, giusto il consueto, 
s'avviasse a Calìa, o se amendue d'un modo, il tempo almeno 
o la strada diversa ne li separasse. I primi a lasciar Genova 
recarono certo al console e massari di Calla le lettere dei 27 
e 30 luglio dai Protettori loro dirette, non che la terza ai ve- 
scovi greco ed armeno, e i secondi le altre del 20 agosto 1465. 

\ non rifarci più sulla materia di elezioni diremo che, in 
liiio allo Sforza, duca di Milano, attuale signore di Ge- 
nova, il Banco accordò al suo protetto Antonio Bozzolo la 
proroga di mesi quattro nella carica onorevolmente sostenuta 
di scrivano della masseria di Caffa ( 2 ), la quale in seguito fu 
estesa ad otto, compiendo cosi il ventunesimo mese di eser- 
cizio (*). Che cosa avesse a fare 1' umile impiegato coir illu- 
stre stipite di Casa Sforzesca, non si comprende ; mentre si 
capisce assai bene il motivo della deferenza del magistrato di 
s. Giorgio verso il duca, cui non solo il nostro Banco, ma i 
cittadini e sudditi tutti della Repubblica andavano debitori 
d'una perfetta, e mai più goduta prosperità e pace. 

La pia Giunta delle indulgenze a prò di Caffa volle anche 
ricomporsi nel corrente anno , e mantenuti i due zelanti 
membri Marcellino Maruffo e Gio. Battista Spinola, aggregarsi 
Antoniotto Grillo e Jacopo Casanova, in luogo dei defunti Fe- 
derico Spinola e Jacopo Pozzo, eletti nel 1463 ( 4 ). Ciò avve- 



(') Vedi il documento DCLXVIII. 
(*j Vedi il documento DCLXXVI. 
(*) Vedi il documento UCLXXX. 
(') Vedi il documento DLXXXI. 



anno 1465 ( 324 ) 

niva per volontà dei Protettori il di 4 febbraio 1465 ('j, 
mentre ai 2 del gennaio precedente, primo giorno di loro ge- 
stione, gli otto colleglli eransi dati a capo il nobile Matteo 
Fieschi ( 2 ). 



III. 



Come se il fortunato risorgimento delle nostre colonie andar 
non potesse disgiunto dalla prosperità della madre patria, egli 
è in quest'anno che Caffa prese a rifiorire, quasi emulando l'an- 
tico splendore, e sedè di nuovo rispettata regina del Ponto. I 
consoli scaduti nel resignare 1"' ufficio nelle mani dei succes- 
sori , li ebbero informati del buon avviamento impresso nello 
spirito pubblico della contrada, malgrado le difficoltà frapposte 
dal genio riottoso dei greci e di non pochi malevoli borghesi: 
ed i Protettori nel suaccennato foglio del 27 luglio se ne con- 
fortano e consolano assai , facendo solidali i nuovi entrati al 
potere, se durante il loro governo non migliorassero ancora più 
e conducessero al pieno sviluppo il pacifico ordinamento ( 3 ). 

Maometto, il fiero rivale del nome cristiano, dopo la presa 
di Samastro e la rovina del trapezuntino impero nulla aveva 
tentato contro i genovesi nella Crimea; ma non sembrando 
probabile ai nostri che la tregua dovesse protrarsi a lungo, 
fu bel pensiero quello del Banco di prepararsi alla futura lotta 
col mezzo di utili riforme nelle cose militari, finanziarie e po- 
litiche della colonia , entro il breve tempo della consentita 
tranquillità. A questo fine già aveva approvata la legazione 
caffese, latrice al sultano del consueto tributo e chiesta la 

(') Vedi il documento DCLVI. 
C) Vedi il documento DCLIV. 
( 3 ) Vedi il documento DCLX1V. 



( 32 Ó ) STORIA 

tratta del grano dalla Tauride, ed ora volse le sue cure al- 
l' assetto stabile dei singoli rami amministrativi della città. 

Adunque il 30 luglio 1465 ordinò il completo restauro 
delle mura e fortificazioni di cinta, se già non era condotto , 
come speravasi, a buon termine ; la provvista sempre rinno- 
vata di miglio nei granai pubblici e presso i facoltosi privati 
almeno ; le munizioni guerresche , armi e balestre ben custo- 
dite nei magazzini militari e nei forti di Soldaia e Cembalo; 
e quesf ultime, che diceansi deperite e mancanti, fatte sog- 
getto di rigorosa inchiesta;- da sezzo mantenute, con fina av- 
vedutezza, le amichevoli relazioni e buoni rapporti coi sovrani 
e popoli circonvicini, e V imperatore dei tartari in ispecie, 
onde averli benevoli nei negozii di pace e fidi alleati nell'ora 
del combattimento. 

Sulla direzione interna della colonia, anche maggiori in nu- 
mero, se non d'importanza, ne furono le prescrizioni. Vollero 
i Protettori osservata la regola sugli schiavi fuggiaschi dalla 
Campagna e tribù barbare nei loro dominii, i luoghi di Gaffa 
all'atto esenti da imposte e i pagamenti di essi e d' altri pubblici 
debiti eseguiti a giusta scadenza, il diritto di avvocare in 
tribunale ristretto a prò dei soli poveri di riconosciuta miserabi- 
lità, ai posti di nomina consolare eletti solo uomini probi e onesti, 
i giorni festivi celebrati non a capriccio d' uomo , ma gli in- 
detti dall' ecclesiastica podestà, la giustizia a mano dei su- 
premi non dei subalterni ufficiali, e divieto perfino al console 
(a prestigio della vicereale dignità) di recarsi a danze od ai 
pubblici bagni in ora di concorso. Altri minuti ordini, come 
sarebbe il rifacimento della chiesa di Tana colle rendite di 
quel consolato, l' assegno delle ore di lavoro allo scrivano 
della masseria, la tassa sui vigneti e lo squisito vino di Soldaia, 
la proroga di quattro mesi agli ufficiali nuovamente giunti in 
Crimea in compenso alle straordinarie spese e fatiche del 
viaggio, non che il castigo di taluni malcuranti, e infedeli 



anno 146-5 ( 326 ) 

nel servizio, completano la lunga serie degli articoli conte- 
nuti in questo rilevante documento (*). 

Al quale precede d' un giorno la lettera ai vescovi greco 
e armeno di Caffa, in cui i Prolettori li ringraziano dello zelo 
spiegato nel promuovere la pace e sedare gli animi irrequieti 
dei loro connazionali; benemeriti perciò chiamandoli della corn- 
mune patria e meritevoli d'essere sostenuti, come ne danno 
promessa, nei loro legittimi usi e diritti (-). E nel fatto, a 
breve andare, sapute dal greco prelato le vessatorie e ingiuste 
molestie infertegli dal genovese Nicolò Torriglia, commettevano 
al console la pronta repressione del suddito ( 3 ); ed al vescovo 
di presentare al tribunale di lui i suoi reclami ( 4 ). 

La lettera dei 20 agosto che crediamo portata a Caffa dalla 
seconda squadra degli ufficiali, non contiene altro fuori che 
un acerbo rimprovero del perseverante ritardo nello scrivere, 
che viene imputato a colpevole noncuranza dei comandi ri- 
cevuti ( 5 ). Ma le epistole dei rettori caffesi, quando l'Ufficio 
vergava quelle aspre note, erano per via, e il loro giungere 
non fé' che addoppiare le sue ire. Dalla risposta n' è d' uopo 
intendere il contenuto, poiché andarono smarrite. Si può af- 
fermare che, tolte ben poche cose, l'intero sistema della loro 
amministrazione fu sconfessato e resone invalidi gli atti. Ave- 
vano essi ritenuto a stipendio cento cinquanta fanti , e 1' Uf- 
ficio di s. Giorgio stette duro sulla prima cifra di cento ; ave- 
vano colpito d'imposta i luoghi delle Compere di Caffa, e 
questo la dichiara nulla e come non avvenuta; avevano negli-! 
gentato V invio dei conti dell' antecedente biennio, ed egli ne 
richiede l'immediata trasmissione; avevano chiesto di non es- 



Vedi il documento DCLXVI. 
Vedi il documento DCLXV. 
( 5 ) Vedi il documento DCLXXIII. 
( s ) Vedi il documento DCLXXIV. 
( 5 ) Vedi il documento DCLXIX. 



( 327 ) STORIA 

sere astretti a l'are le spese al vicario consolare, ed egli ne con- 
renna il pagamento; avevano permesso l'intromissione indebita 
di taluni in certi negozii e trascurato il castigo ad infedeli 
impiegati, e l'Ufficio esige il ritiro degli uni, e l'applica- 
zione della meritata pena agl'altri; e così in ciò come in molti 
articoli che ommetto, con minaccia di indennizzo e lo sborso 
del proprio. Appena è, se approvano il seguito accordo con 
Bendiano, signore della Mingrelia, il giudizio nella causa di 
Babilano Adorno, la copiosa provvista di miglio e la lega di 
venti ben intenzionati socii pella custodia dei loro averi contro 
i ladri notturni, all' incremento e sviluppo della quale concede 
eccezionali poteri. Termina il foglio coli' annunzio che porta- 
tore dei presenti ordini veniva Gregorio Pornasio, eletto cor- 
riere della Tauride : poiché , sembra volesse dire , voi non 
sapete trovare in tutta la città un procaccio a trasmetterci 
le vostre lettere ('). 

Dei lamentati disordini la secreta ragione ben conobberla i 
Protettori all' arrivo allora allora successo del ex console 
Gherardo Lomellini e d'altri giunti da Caffa. con nume- 
rosa corrispondenza pubblica e privata , la quale metteva a 
nudo la dolorosa verità dei fieri rancori e dissidii insorti 
fra gli alti e bassi ufficiali della colonia ; ondecchè più 
lettere vennero scritte nel dicembre 1 465 sotto l'impressione 
dell' infausta notizia. In quella del 4 detto mese , dopo rese 
vive azioni di grazie a Dio pella ristabilita quiete, e pro- 
sperità di traffico notabilmente accresciuta nella Crimea , 
lamentano i Padri di s. Giorgio 1' appresa discordia , insi- 
nuatasi negli animi dei borghesi e cittadini e fra gli impie- 
gati del governo, minacciano severissime pene ai seminatori* 
di zizzania e perturbatori dell' ordine ( 2 ), ed al vicario Conso- 



ci Vedi il documento DCLXX. 
(*) Vedi il documento DCLXXV. 



anno 1465 ( 328 ) 

lare , Leonardo di Pictrasanta impongono l' esatto e pronto 
corso di giustizia (*). 

Ma dove sfogano precipuamente il loro sdegno si è scri- 
vendo al console ed ai massari. « Dalla vostra epistola e da molte 
altre a noi dirette, dicono, imparammo con estrema sorpresa 
e dolore la discordia che regna tra voi, e si diramò nei gradi 
inferiori, mercè il pestifero vostro esempio. Errore questo reso 
anche più grave, dacché oggi appunto la nobile città di Caffa 
piglia a rifiorire e s' abbella di cresciuta popolazione e ri- 
staurato commercio: e voi foste seriamente dai nostri prede- 
cessori ammoniti, di tenervi uniti e compatti in concordi vo- 
leri. Ma voi, agendo a ritroso e quasi in scherno dei ricevuti 
comandi, deste colla vostra non simulata divisione ansa ai su- 
balterni di peggiori delitti. Il perchè cessate da simile scan- 
dalo, e abbiatevi certo essere mente nostra procedere contro 
i promotori di siffatte contese, e con viemaggior rigore se anche 
dopo quest' avviso si ripeteranno nel vostro grembo. Tien dietro 
al rabbuffo una lunga serie di articoli riguardanti varii punti 
di amministrazione politica, finanziaria e giuridica del paese, 
nei quali ribadiscono per la massima parte le cose dette poco 
sopra, e nulla offrono di sagliente alla nostra storia ( 2 ). 



IV. 



Per le relazioni avute dal già console Gherardo Lomellini 
sul regolare, e ben avviato andamento della cosa pubblica 
nella Tauride, e le molte lettere recate al Banco col costui 
mezzo e della sua comitiva, se i Protettori ebbero a conce- 



(') Vedi il documento DCLXXIX. 
( 2 ) Vedi il documento DCLXXV1II. 



.( 329 ) STORIA 

pire le più felici speranze del prospero avvenire della colonia, 
intesero altresì il bisogno di innovare alcun che nel governo 
della medesima. I maggiorenti di Caffa chiedevano si mu- 
tasse l'ordine d'elezione dei consoli, e gli ufficiali insta- 
vano d'essere lasciati in carica per un biennio. Di ciò fatti 
persuasi i Padri di s. Giorgio , addì 4 dicembre in solenne 
adunanza all'uopo raccolta messo innanzi il partito, senza 
grave difficoltà si convenne nell'opinione di Domenico Pro- 
montorio fosse bene eleggere una Commissione di otto parte- 
cipi, i quali d' intesa coli' Ufficio esercente esaminassero la 
posta e ne riferissero alla generale assemblea ( 1 ). Così ac- 
cadde, e lo stesso di trovo nominati al dilicato incarico i 
prestanti cittadini Pietro Gentile, Cassano Spinola, Urbano 
Di-Negro, Luca Salvago, Antoniotlo De-Franchi , Tommaso 
Domoculta, Cristoforo Veneroso e il proponente Domenico 
Promontorio, deputati a studiare e riferire le necessarie ri- 
forme ( 2 ). 

Esse poi non si fecero guari aspettare, che ai 30 stesso 
mese le veggiamo presentate, discusse e a grande maggioranza 
adottate; e sono: l.° Essendo cessato il motivo o non rag- 
giunto l'intento che suggerì la simultanea nomina dei tre con- 
soli di Caffa, si dovesse procedere tantosto alla scelta del 
console in successione a Calocio Ghizolfi, terzo dell'ultima 
terna spedita al governo della metropoli. Nel frattempo eser- 
citasse la masseria e provvisoria in cambio di Gregorio Rezza 
scaduto di grado, e all' epoca stabilita surrogasse il primo nel 
consolato. Un tal ordine aveasi ad osservare quind' innanzi 
ogn' anno, per modo che un console cesserebbe dalla reggenza 
in Caffa e un altro se ne nominerebbe a vicenda in Genova. 
2.° A regolare la successione dei consoli pel caso, già tristamente 



(') Vedi il documento DCLXXI. 
(*) Vedi il documento DCLXXII. 



anno 4465 ( 380 ; 

avvenuto, di morte del titolare, dispongono che al defunto 
tentri il massaro ancor vergine di comando a preferenza del 

collega che già tenne il potere, cil in difetto di costui, ripigli 
esso le redini dello stato. Supposto il non probabile evento di 
triplice decesso, si elegga in Caffa dai riuniti nffizii un capo 

condo le leggi, non tenuto conto del colore politico, ma solo 
della condizione sociale , surrogando cioè al nobile un pa- 
trizio, ed un plebeo al popolano. 3.° Vogliono die sceso di 
carica il console e compiti i suoi sindicarnenti colà, si pò 
tosto in viaggio per Genova, recando seco una copia fedele 
dei conti della sua amministrazione, attivo e passivo, durante 
il consolato, da presentare alla verifica del Banco : e ciò sotto 
la multa di fiorini ducento. 4.° Attese le difficoltà dell'' ac- 
cesso e ritorno dalla Crimea a Genova, erigono questa volta 
a principio l'esercizio biennale, degli uffizii delle colonie lau- 
riche, meno il consolato, la ministreria e la scrivania della 
masseria di Calla, pei quali nulla s'innovava. 5.° Le finanze 
poi mercè tanti sforzi restaurate acciò più non prorompessero 
in rovinosi dissesti, si fé' precetto che qualsiasi spesa non con- 
tenuta nel preventivo bilancio , per quantunque piccola e ne- 
cessaria, dovesse essere posta ai voti con tutte le forme dalle 
leggi volute e passata a due terzi di suffragi. Mancando ta- 
luno dei requisiti, irrita dichiaravano la deliberazione, e lo speso 
a carico dei committenti. 6.° È concessa in altro articolo la 
facoltà al supremo magistrato di cassare dal loro grado , so- 
spendere o togliere lo stipendio agli impiegati infedeli e de- 
littuosi, sostituendone altri probi o idonei, a giudizio suo, dei 
massari, e Ufficio di Moneta. 7.° Ai castellani dei forti di 
Cembalo e Soldaia si vieta l' uscita dalla cinta murale dei 
luoghi suddetti, e vengono assoggettati alla sorveglianza dei 
consoli locali, e allo sborso da uno a dieci sommi in caso di 
infrazione. 8.° Da ultimo esigono dall'esercente la scrivania 
delle Compere di Caffa la sicurtà di sommi cinquecento al- 



( 33i ) STORIA 

meno, e la fusione in un solo dei due uffizii dell'Annona e 
delle Provvigioni, tuttora esistenti con separata amministra- 
zione, ciò che loro parve superfluo ('). 

(') Vedi il documento DGLXXVII. 



DOCUMENTI 



DOCUMENTO DCL1V. 

Sezione di Mattso Fieschi in priore dell'Ufficio di s. Giorgio per l'anno 1465. 

1465, 2 gennaio 
(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1464-1467) 

(fui. 37) 

* MCCCCLXV die n januarij mercuri]. 

Magnifici domini protectores etc. in integro numero congregati, et 
quorum qui his affuerunt nomina sunt hec : 

D. Matheus de flisco Benedictus saluaigus 

Antonius de casana Bartholomeus italianus 

Christoforus de podio Jacobus de auria q. d. barth. et 

Raffael de andora Baptista justinianus q. joh. 

Cum pauló ante accepissent a dominis precessoribus suis regimen 
et administrationem comperarum. ante omnia elegerunt priorem suum 
dominimi matheum de flisco superius nominatum. 

Segue reiezione dei due gran cancellieri, scrivano, consiglieri ecc. 
del Banco. 



Società Ligure. St. Patria. Vul. Vii. P. I. 



vnno 1465 ( 334 ) 



DOCUMENTO DCLV. 

Antonio Gibcrti (de Ingimbertis) e socii, revisori dei conti di Caffa, permeU 
tono al notaio Girolamo Cerro, incarcerato alla Malapaga, di uscire di 
prigione, dando cauzione di ritornarvi al loro comando 

i i'i'i, i." febbraio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1463-1467) 

(fot. 67 v.) 



Reca nulla di speciale che già non sia contenuto nel titolo. Data 
janue mcccclxv die prima februarij. 



DOCUMENTO DCLVI. 

Antoniotto Grillo e Jacopo Casanova sono eletti membri della Giunta ppr le 
indulgenze in prò di Cafia. 

1 465 , l febbraio 
(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1461-1467) 

(fot. 47) 



* MCCCCLXV die quarta februarij. 

Electi sunt loco q. frederici spintile antoniotus grillus. et loco 
q. jacobi de podio jacobus de casanoua notarius. officiales ad expe- 
diendnm pertinentia ad res indulgentiarum uno cum marcelino mar- 
ruffo et johanne baptista gentile, quam electionem fecit magnificimi 
offlcium sancti georgij in sexto numero congregatimi. 



( 335 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO DGLYII. 

Mente di custode della porta Caiadore data per tredici mesi a Nicolò Bolletto. 

1465, 5 marzo 
(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

i fol. 101) 

Fnrmola e ritenuta solite. Data janne mcccclxv die v martij . 



DOCUMENTO DCLVII1. 

Ordinazioni dei Protettori al console e ai massari di Cada pel retto governo oc 
incremento della colonia. 

1463, 15, 18 e 25 maggio. 
(Litt. miss, offic. Caffé, ann. 1464-1475) 

(fol. H V.) 



Protectores etc. Spedato et prestantibus viris. gregorio de reza 
constili, johanni rencio et calocio de guisulfis. massarijs et prouiso- 
ribus caffè, dilectissimis nostris. 

Sperabamus. dilectissimi nostri, habere ante vel date del presente 
lettere vostre, per le quale fosemo aduisati corno eran quelli populi 
consolati de la vostra intrata. item quale exequutione haueuati facto 
de le commissione nostre, et demum de la prosperitate de quella no- 
bilissima citate et de tuto quello haueti a nobis in mandatis. et man- 
cando non bauere aduisatione. jam appare voi essere stati negligenti. 
Sapeti hauere in mandatis a nobis frequentissime per ogni via scri- 
beretis. et questo doueti fare quamuis breuiter. et in ziphrato a noi 
serebe stato molto caro. Unde monemus vos suppleatis de cetero de- 
fectibus preteritis cum frequentibus aduisationibus. et mandata nostra 
exequutioni mandate, si cupitis gratiam nostrani vobis conseruare. 



anno 1465 ( 33(5 ) 

Et per questo ve admonemio comandiamo el vi astringamo, se etiam 
intendeti de non incidere in indignationem nostrani, la quale 
ressi più cum seueritate cha misericordia, studeati vigilati et con- 
tinue ve operati et postponati ogni vostra cossa propria per inten- 
dere, consulere. prouedere et aduisare tute le cosse de quella citate 
ha a amplificare, et prò gloria sua faciati che la justitia et in la 
citate et extra sia tenuta. Cuilibet se facia raxone. curati seruare 
pace in quella citate et extra cum omni ingenio et prouedimento. et 
prouedere se mande a executione la prouisione de victualie. presertìnj 
de milij per hono tempo, corno hauemo commisso. La cisterna se 
fabriche. da le opere de le mure non se desista, et omni ingcnio 
studio et arte operateui. et regimento bono ita faciatis che deo an- 
nuente sia ubiqne fama caffa essere templum justitie. et essere 
degni quelli hano la signoria de imperare a la citate, predicendoue 
se hoc tempore mancassi de queste cosse, habiando per diuina proui- 
dentia obtenuto tanta singularissima gratia che la citate nostra re- 
cupere lo essere fama et gloria antiqua, a noi serebe molestissimo 
et ultra quam dici potest. cossi non succedesse in quella citate, la 
qual cossa non se poterebe ascriuere saluo a defecti et mancamenti 
vostri. De che vi scriuiamo largamenti per essere da persone pratiche 
et prudenti aduisati succederano quelle cossa segondo serano guber- 
nate et segondo il sapeire buona disposinone et diligentia de quelli 
sono preposti a tale regimento. Propter quod iterum dicimus majore 
cura habiati de seruare quello vi commettiamo cha de la propria 
vita vostra, cumeiosiache il vostro perpetuo honore consiste in questa 
regimento. et eo magis che diebus nostris non fuit visa neque audita 
tanta obedientia cum timore et diligente a tuto prouisione. quam 
dei gratia hoc tempore. Itaque non permettete violari aliqualiter la 
justitia. et le male herbe fin a exterminare et dissipare le radice 
prouedeti. omnia facientes cum tale prouedimento et optimo regimento 
che meritiati da noi et da tuta la citate nostra essere commendati. 

Vi mandiamo in uno caratello ordinato de ponere sub saburra ba- 
dili cxin. et jhauaxone da coiracie ut infra : videlicet badilia cxm. 
item ihodi de rozeta mcl. item ihodi da scozo miliaria xxim. item 
tibie da brase grose vi. item tìbie da morinelo dasneise grose vili, 
item paria lx de tìbie da spale. 

Ceterum quanto posseti curate de aduisare le intrate. perche ora- 
mai he tempo che quelle sono assegnate a queste compere se inco- 



( 337 ) DOCUMENTI 



mense haueire parte de quelle, et quoquo modo sit aduisatine distincte 
de le intrate et de le expense. Hauemo adrisati genueisi L a quella 
citate, acioche non siate subjecti a conspiratione de tristi, sed reno- 
uando questi vi habian recognoscere per superiori, postposita la spe- 
ranza elie hano hauuti alcuni malecompositi. Non vogliamo se cresca 
de expensa. sed se casse de quelli sono stati prompti a le garre- 
Veruni acioche a ogni caxo sian prompti. prouedeti che habian le 
sue arme et aduisatine del numero de li intrati et se voleti vi pro- 
sediamo de più numero, nani approbamo molto haueire genuenses. et 
li quali la major parte se aborgheserano. 

Molto hauemo a core et est nobis molestissimo lo excesso de quelli 
furti commessi in quelli timi. Vi comandamo enixe che ogni processo 
se non he facto si facia per essere puniti malfattori et sia terrore 
a cauno auesse animo de commettere furti, et quomodocumque sit 
aduisatine de quello est facto et processo in quella materia et ex- 
cesso, la quale volumus bene intelligere. Et se se commettesse furti 
vel excessi infamiosi a quella citate et non prouedereti et punireti. 
conio vi est commisso et scripto, se procederà contra di voi et del 
vicario per modo che sera exemplo ad altri. 

Ve hauemo scripto de la fahrica de la cisterna in quella citate 
tanto ampia quanto si può. et li denari debe dare la massaria per lo 
credito de quella citate exigantur et se conuertiscan in la dieta fa- 
brica. et ultra a raffaele de monterubeo et guirardo lomelino vestris 
precessoribus. in quos peruenerunt pecunie staliarum multarum par- 
titarum. exigatis summos deeem octo et quartos tres alterius summi 
quos in ipsos cambiauerunt nostri precessores. quos conuertatis in 
dictam fabricam. Ulterius volumus et vobis mandamus exequutionem 
faciatis de debitoribus staliarum ut vobis commissimus. presertim 
vobis gregorio. quam commissionem volumus esse in vos omnes. et 
quicquid exigetis mittite nobis ad recipiendum. vel sub cautione idonea, 
faciendo vos assecurare. mittantur nobis. 

Et quia mi reuisores mittunt informationes de pluribus erroribus 
et malegestis in illa massaria. curate exequi facere ea que requirunt. 
et preterea si postea de commissis aliqui in eo vel illis terminibus 
incidissent eos sindicari et puniri facite. et de omnibus rescribite no- 
bis ad plenum, prout feceritis et actum est in premissis. 

Mandiamo apodiati {spazio in bianco) carratelli tres. in uno sunt 
centinaria quinque et libre xxvmi nete de sanitro. in li altri doi 



ANNO 



1465 ( 338 ) 



sono badili numero cxm. et stachete et aperegi per coiracie ut infra, 
videlicet ihodi de rozeta mcl. ìtem Lhodi da scozo miliaria xxim. ìv-.m 
flbie da brase grose vi. itera flbie da morinelo dasneise grose octaj 
item flbiarum paria lx. itera coffe de saburra per portare la terra 
numero cclxxxviii. 

Commissimus vestris precessoribus stipendia et prouisiones sociorurn 
et aliorum de quibus commissimus. reducantur ad asperos ducentos prò 
singulo. Si non fuisset facta hujusmodi dirainutio et reductio aduisate 
nos prouisuros solnant de proprio, et vos sub dieta pena ipsos re- 
ducite. si qui sunt excedentes ad dictam mensualem prouisionem et 
stipendia, sub pena soluendi de proprio, et de predictis flant nuncia 
officio monete. Data janue die xv maij 1465. 

Poscritto : 

Item dicimus et committimus seruate dirainutionem reductionem 
et reformationem stipendiorum et prouisionum ad ducentos asperos 
prò singulo in mense. Data ut supra. 

Altro poscritto: 

Jam scriptis litteris et obsignatis reddite sunt nobis littere vestri 
precessoris raffaelis caffè, date xn septembris proxime preteriti cum 
additione xvn ejusdem. nuntiantes quinque digna responsione nostra. 
Unam bendiani mengrelie et commissionis date nostris se expediant. 
aliam requisitionis illorum de senarega et litterarum scriptarum ste- 
pbano vaiuode et commissionis date nostris januensibus se expediendi 
ab albocastro. tertiam crimina et excessus intollerabiles consulis ve- 
netorum in tana et missionis janoti lomelini ad ipsum etc. quartam 
vitia greca, quintam nobis molestissimam temerarios aususetnouum 
crimen zacarie de guizulfìs matrece etc. (*). 

Ipsis examinatis conclusimus. omnino abstinendum esse ab omni 
scandalo quo interdicatur vobis et caffensibus commercium in ditione 
predictorum. ne pax qua gaudet ciuitas illa interturbetur vobis. sed vo- 
bis predicimus caute ista apud vos sint et nulli manifestentur. preter 
quam officio Campanie cum juramento tenendi secretam commissionam 

(') D'altra mano v' è aggiunto et jacobi de grimaldis. 



( 339 ) DOGL'MKNTl 



nostrani si vobis et ipsi officio videbitur. quod secretimi dicimus ne 
publieatio posset aliiiuid mali producere. Vos oiani arto et ingenio 
uti liabetis ne in aliquod scandalum incidatur. omnia eniin tempori 
aptari decet. Circa que utamini omni prudentia cimi ornai tempera- 
mento et maturo Consilio usque quo. deo bene juuante. cum erit pro- 
uidendum. prouideri possit ita et taliter quod de felicitate aon sit 
dmbitandum. Omnia interim tentanda suat et non armis experienda. 
neque licentia nostrorum januensium est effectualiter exequenda. quia 
possent accidere res quibus male succederet habere (') iater dieta loca 
albicastri et mingrelie propter commei'cia et alia que occurrere possent. 
ut bene iatelligere debetis. sed litteris. suasionibus. persuasionibus et 
artibus utamini secundum cognoueritis posse prodesse, ensem autem 
euaginare et effectualiter expediri facere januen. non approbamus 
imo prohibemus. sub secreto tamea teaeado haac commissionem. 
Januensibus et alijs daiaaa passis prebete auxilia verbalia et alia que 
sine scandalo possint eis preberi, nam frustra esset tentare res que 
postea cum damno effectum non sortiretur bonum. presertim his tem- 
poribus quibus prouisiones difficiliores redduntur. Domiaum vero im- 
peratorem tartarorum coaseruate vobis beaiuoleatissimum et quoad 
potestis. siae tamea excessu irreparabile. Vos qui estis ia facto coatra 
illos matrice agite prout consulte videbitur vobis. aduertendo tamen 
ita agere quod illi non possiat capere viam damnosam. ia qua re 
prefatum domiaum imperatorem curate beaiuolum reddere. prò ut 
decet. pacifteum et de vobis coateatum. 

De coasule taae scribet illustrissimus domiaus aoster. scribeat etiam 
illustris domiaus locumteaens et magaiflci domiai antiani illustri do- 
minio veaetorum de facto coasulis sui. ita quod speramus prouide- 
bitur opportune, aliter erit aobis justa occasio prouideadi. iaterim 
prouidete prout vobis videbitur. Sigillata die xvm maij. 

Terzo poscritto : 

Iterum jam sigillatis bis litteris veait nobis ia mente vobis com- 
mittere commissioaem detis oratoribus vestris ad domiaum teucrorum 
quod cum sue coasuetudiais sit ambassatoribus extractam concedere 
fruaiento. majus coaueaieas est illam concedere suis tributarijs. di- 

(') Manca una parola al senso. 



anno 1465 ( 340 ) 



gnetur sua suprema dorninatio concedere de ; pedali tractam 

annualem ex caffa prò Janna modiorum quinque miliura de cada gra- 
norum vel de illa su mina de qua placuerit sue sublimit.ati. et ita vos 
ili I s committite expresse dent operam impetrare, noa vero com- 
missimus simoni de saulo calsolario et nicolao boreto venientibus 
caffam. quod si inuenirent in itinere oratores caffenses ad prefatum 
dominum. nostri parte sibi referant predicta. quibus etiam scri- 
bimus. 

Vidimus per litteras vestri precessoris reduetum esse numerum so- 
ciorum ad centum. ex quo concepimus quod datur opera reducere Ulani 
massariam ad optatum terminum et bonam reformationem. in qua re 
vos hortamur ita elaboretis quod et circa reliqua quoque aliquid di- 
gnum fama laudabili sentiamus vos fecisse. et presertim quod mode- 
rate fiant et quantum flerit possit expense ut exdebitetur massaria. 
et intelligatur vos esse auctores quod compere incipiant habere suos 
redditus. quos cum magno damno participum tam diurno et longeuo 
tempore permisse sunt capi et conuerti in conseruationem illius ciui- 
tatis propter magnas expensas in quibus versabatur illa ciuitas. Ju- 
bentes vobis his litteris ordinetis Aeri facere stipendiatis monstram. 
et prouideatis quod ciues sint armati et habeant suas balistas. et sem- 
per in deliberatione pagarum et seu assignatione fieri faciatis mon- 
stram et defectus puntate et exigite et cassate post quam inueneritis 
aliquam pagam inutilem esse, quoniam volumus semper sint effectua- 
liter in caffa socij centum absque paga mortua qui caffè seruiant. 
quas monstras nobis quando scribetis mittite. 

Venimus in spem bonam factam esse munitionem miliorum. intel- 
lexistis assignationem quam fecimus conuertendam in ipsam miliorum 
munitionem. Volumus et expresse vobis mandamus continue perseue- 
retis in ipsa munitione facienda prò communi, et ultra quilibet ali- 
cujus facultatis continue habeat in domo sua aliquam munitionem. 
Nihil erit quod reddat illos populos liberos et fortiores ab omni metu. 
quam cum intellexerint se reductos esse in locum tutissimum et 
victualibus bene munitum. et reddite nos certiores quantitatem quan- 
tam habetis in munitione. Sumus aduisati in officio victualium esse 
plures debitores miliorum et aliarum causarli m. volumus et vobis ex- 
presse mandamus circa illorum.exactionem intendatis et quicquid exi- 
getis conuertatur in emptionem dictorum miliorum. et prouidete quod 
impleantur turres sancii antonij. castelli et aliorum locorum in quibus 



( 3il ) DOCUMENTI 



possit de eis fieri aceruum. et etiara ut commissimus hortari fa- 
ciatis populis et ut supra diximus sibi faciant munitiones. et de bis 
que egeritis aduisationés date nobis. Ex janua xxv maij. 



DOCUMENTO DCLIX. 

Avviso di commissione agli ambasciadori caffesi presso la corto del Sultano , 
per chiedere la libera tratta di cinque mila moggh di grano da Caffa a 
Genova. 

li6o, 21 maggio 

(Litt. miss, offic. Caffé, ami. 1464-1475) 

(fol. 17) 



* Die XXI maij MCCCCLXV. 

Protectores comperarum sancti georgij. Comettiamo vobis sirnoni de 
saulo calsolario et nicolao boreto peliparij (sic), dilectis nostris sa- 
lutem. che se in camino trouereti li ambassatori de caffa li quali 
portan il tributo al signore turco dicetili per nostra parte che fa- 
cian requesta al prefato signore che se degna, cosi comò he de sua 
consuetudine a li ambassiatori fare qualche gratia. se degne a li suoi 
tributarij de caffa concedere de gratia che ogni anno possan extra- 
here de caffa per mandare a genua quinque milia modii de fru- 
menti, o quanta quantitate piaxera a la sua excellentia. De la qual 
cossa sequitera alle intrate del prelibato signore beneficio grande, 
percioche quelle naue le quale porterano victualie. reporterano mer- 
cantie per le quale se pagherà le sue cabelle. et ultra poterano me- 
lius quelli de caffa sempre pagare il suo caragio. et ultra dican 
quelle raxone a loro occorera per obtenere questa gratia. in la quale 
cossa facian quanto altro sera possibile, et de quello obtenirano ha- 
bian mandati' a li suoi de lasiar passare andando e venendo, a li 
quali oratori darete le alligate, et se non li trouereti. portereti et 
le lettere et la vostra commissione a lo spectabile nostro consolo 
de calla. 



anno 4465 ( 342 i 



Segue immediatamente : 

Egregijs clcsignatis oratoribus ad screnissimum dominum regero 
teucrorum. 

Protectores etc. Hauemo dilectissimi nostri dato commissione duo- 
bus nostris januensibus. li quali mandiamo in cafl'a. che se per camino 
se trouaseno vobiscum ve faceno la ambasciata la quale intendereti 
per la copia vi mandiamo inclusa. Vi connettiamo che inteiza quella, 
faciati ogni opera et studio a obtencre la tracta de grani de cada 
per genua la quale comettiamo. et de quello fareti. in reditu vel per 
quello modo potereti. aduisatine. Data janue mccccIìXV die xxi maij. 



DOCUMENTO DCLX. 

Francesco Pastino è eletto scrivano della masseria e della curia di CafFa, in luoi;o 
di Andrea Artusio e Bartolomeo Franzone, dimissionarii. 

1465, 1.° luglio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 41 v.) 

* MCCCCLXV die lune prima julij. 

Spectabiles domini protectores etc. anni de mcccclxii. in legitimo 
numero congregati, quibus attributa est potestas collationis scriba- 
niarum caphe. attendentes andream de artuxio et bartholomeum de 
fransono electas ad dictas scribanias noluisse acceptare. et propterea 
publicasse per apodisias et preconium si quis veli et attendere ad dictas 
scribanias qui esset de collegio notariorum et nullum comparuisse. 
tandem notificasse illas duas velie conferri uno notario et non com- 
paruisse nisi antonium de turrilia. franciscum de pastino et ambrosium 
capellum. longo precedente examine sub judicio calculorum. tandem 
inuentis omnibus octo albis afflrmatiuis hac conditione elegerunt dictum 
franciscum. qui pre ceteris obtinuit. ad dictas duas scribanias. ita 
tamen quod secum ducere teneatur capham tìlium suum illegitimum. 



( 343 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO DCLXI. 

1 Protettori del 1462 avvertono Guglielmo Centurione eletto ministrale di Calla, 
Bartolomeo Magnasco eletto console di Tana e Battista Incisa eletto ad una 
delle scrivane di Calla, che sotto pena della privazione dei loro ufficii si 
dispongano al viaggio fra 30 giorni. 

1465, 4 luglio 

(Xegot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fui. 101 v.) 

Non contiene alcuna notevole particolarità fuori del titolo. Datimi 
jaiuie mcccclxv die mi julij. 



DOCUMENTO DCLX1I. 

Sostituzione di Gianotto Lomellini a Guglielmo Centurione in ministrale di Calla, 
a certe condizioni e date circostanze. 

1465, 19 luglio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 42 v.) 

* MCCCCLXV die XV1III julij. . 

Spectabiles domini protectores etc. anni millesimi ecce sexagesimi 
secundi in integro numero congregati, et quorum qui his affuerimt 
nomina sunt liec. videlicet: 

D. Thomas pinellus prior. Antonius boconus 

Jacobus cigalla Antoniotus de cabella 

Andronicus de francis Johannes baptista gentilis et 

Matheus de bracellis Carolus lomelinus q. sorleonis. 

Cum hoc anno die mi presentis monuerint guilelmum centurionem 

electum ministralem caffè ut intra dies triginta proxime venturos 

iter arripiat. profecturus caffam ad exercendum olìicium suum sub 



anno 1465 ( 344 ) 



pena priuationis. prcdicentes sibi quod interim conferrent officiuia 
ipsum sub forma sub (jua sibi videbitur. cumque intellexerint dietimi 
guilelmum querere so beneficiari ex eo officio, quod quesiuit alienare 
et de eo se componere cum aliquibus cura quibus pr'atieauit. quod 
abhorrentur. propterea ut sit ipsi stimulus se transferendi ad dietimi 
offlcium exercendum. sub judicio calculorum qui omnes albi irnienti 
sunt de infrascripto janoto qui pre ceteris obtinuit sub bac forma, 
elegerunt janotum lornelinum q. tobie in ministralem et prò mini- 
strale caffè, sub hac forma quod dictus janotus de proximo bine di- 
scedat profecturus caffam cum litteris et instructionibus quas mar 
gnifìcuni officium sancti georgij ipsi dare et committere voluerit. et 
ipsi flant littere sub ista conditione de ipso officio ministrane loco 
dicti guilelmi: videlicet quod si ipse janotus applicuerit caffam an- 
tequam ipse guilelmus eo perueniat. statim Anito tempore antonij de 
sigestro recipiatur ad dictum offlcium ministrarle cum salariis emo- 
lumentis etc. non contraueniendo etc. quod offlcium exercere debeat 
usque ad aduentum dicti guilelmi et prò mensibus tredecirn si dictus 
guilelmus caffam non preuenerit et si peruenerit statim debeat resi- 
gnare illud offlcium ipse janotus dicto guilelmo. qui illud exercere 
eoque gaudere debeat prò residuo temporis usque ad complementum 
mensium tredecim. et si in officio decederet readmittatur et recipia- 
tur dictus janotus prò complemento temporis usque ad menses trede- 
cim. Et ut sublata sit via et omnis forma venditionis seu composi- 
tionis de ipso officio facienda ipsi guilelmo. decreuerunt quod dictus 
janotus caueat de libris quingentis. soluendis omnino officio sancti 
georgij. si per rectum vel indirectum seu aliqua forma aliquid datimi 
vel promissum'fuerit dicto guilelmo vel alij prò eo prò dicto officio. 
Segue a fol. 43. 

* Die XXIIII julij. 

Johannes baptista lomelinus q. tobie frater et conjuncta persona 
dicti j anoti volens obtinere literas a magnifico officio sancti georgij 
prò dicto janoto fratre suo absente. suo proprio et priuato nomine 
sponte promisit prò dicto janoto in omnibus et per omnia ut supra 
decreuerunt domini protectores anni de mcccclxii. et in casu contra- 
factionis soluere promisit dictas libras quingentas janue. Sub etc. 
Renuncians etc. 



( 345 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO DCLXIII. 

Patente di ministralo di CafTa por tredici mesi data al nobile Gianotto Lomel- 
lini q. Tobia, dopo o a luogo del nobile Guglielmo Centurione olirti Bestagnj. 

U65, 24 luglio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

( fot. 101 v. ) 

Contiene le stesse disposizioni come sopra stili' ordine di successione 
nell'ufficio al Centurione. Data janue mcccclxv die xxmi julij. 



DOCUMENTO DCLXIV. 

Nuovi ordini ed istruzioni dei Protettori pel giusto e fedele governo di Caffa. 

4Ì65, 27 luglio 
(Litterar. missar. offic. Caffé, ann. 1464-1475) 

(fol. 20) 



Protectores etc. Spectabili et prestantibus viris. consuli. masssarji 
et prouisoribus caffè, carissimis nostris. 

Erauamo in grande amaritudine de non haueire da voi lettere in 
aduisatione de quelle parte, sed postea primo preteriti riceuute le 
vostre de xxi de nouembre cura additione de xxx ejusdem. hauemo 
consolatione per la intrata vostra a saluamento et per la habundantia 
de quella citate et de quello a noi haueti dato adui- atione. Commendamo 
vostra diligentia. la quale astringemo sforsati de ampliare quello est 
facto in quella citate, attento che la opinione de li citadini conforme alla 
nostra est che sia più facile ampliare che non era a li vostri preces- 
sori peruenire a quella perfetione sono peruenuti quando hano facto la 
resignatione de lo ufficio a voi. siche iterum vos oneramus tuti li inge- 
gni et pensamenti studi.) et opere vostre sian in bono regimento. mini- 
strare justitia integerrime, correctione de malfactori. stimma diligentia 



anno ! 465 ( 346 l 



contra ladri cum seuera punitione. pacificare quanto più li" possibile 
cium canno et presertim cum agicarei. il quale atratiuelo beneuolo vel 
salterà che non vi sia contrario al pacifico de quella citate, la quale 
teneti quanto sia possibile abundante. Et seinper et continue rnulti- 
plicati le munitione di mi] ij sia prò commune sia prò inducere cauno 
et saltem quelli hano facultate ha auere aceruo et bona munitioM 
de milij. cum sit che essere bene muniti de victualie et dare buono 
regirnento a quelli populi cum fare secura la citate da latrocinij et 
de scandali, che est judicare che ipsa citate sia templum justitie. ea 
tollero pensamenti de fare male. Circa que omnia vi sconjuramo fa- 
ciati più cha se sole fare per la conseruatione de la propria vita. 
Et circa la perfetione de le mure se non fusse fac'a. omnino se com- 
pisca. Quello per le nostre lettere hauemo commisso affermano seruati 
et exequati omnino. 

Denique intendeti che segondo sentiremo de lo regirnento de voi 
gregorio. speremo che cauno de voi se perforsera de meglio fare, 
et se aliter sentiremo, judicheremo seguireti male, et eo casu proue- 
deremo segondo est predicto per alias. Itaque semper al bene inten- 
deti. acioche noi chi siamo in continua atentione de sapere quali sono 
li vostri regimenti et comporti acioche (sic) per vostre bone opere 
siamo consolati, predicendoui che segondo sentiremo daremo prouisione 
quello desideremo noi et tuti li citadini si facia a laude de bene- 
factori et correctione de mali adoperatori. Et quia pensamo in quelle 
cosse concernan li effecti de quello scriuemo. hoc est sono adminicoli 
de quelli, ultra lo exemplo de quello est ante vobis scripto, lo quale 
cum le presente vi mandiamo se quelle non hauessi riceuute quod 
cum presentibus vobis mittimus. expresse committentes contenta in 
eo seruetis et exequutioni mandetis. 

Scribimus vobis et antianis ac officio monete alias quarum conti- 
nentiam omnino seruate et seruari facite. si gratiam nostram cupitis 
vobis conseruare. Et circa aduisationes dandas srepissime diligentiores 
estote, habetis zyfram. etiamque breuiter scriberetis continue nobis 
scribite. Deo gratias ciuitas nostra janue et omnia bene se habent et 
deo bene juuante speramus in melius cuncta dirigentur. 

P'uit facta nobis querela laurentium de calili et nicolaum de tur- 
rilia Imbuisse et recepisse asperos duo milia. ex quo operam dede- 
runt quod unus fur non fuit fustigatus. quod si sic est nobis mole- 
stimi est. Propter quod expresse vobis consuli et massarijs committimua 



( 'MI ) DOCUMENTI 



ftttatenus diligenter inuestigetis rei veritatem. et si inueneritis ipsos 
voi alterum ipsorum habuisse hujusmodi peeuniam et operara dedisse 
ut su lira, ex (ino non fuit locus justitie et commissionibns nostris 
eontra fures. erga ipsos vel alterum ipsorum qui deliquisset tale jiis 
ministretis de hujusmodi malegesto quod non possint gloriari. immo 
■stiantar meritam penano ad terrorem aliorum. Data j amie mccccxxv 
die xxvii julij. 



DOCUMENTO DCLXV. 

1 Protettori lodano e confortano i vescovi greco e armeno di Caffa a continuare 
i loro buoni ufficii presso i correligionarii ad incremento della colonia. 

1i65, 29 luglio 

(Liti. miss, offìc. Caffé, ann. 1464-1475) 

(fol. 19 »>.) 



Reuerendo patri, domino episcopo grecorum. et grecis caffè caris- 
simis nostris. 

Le virtute de voi. reuevendo patre episcopo, et la deuotione et lìde- 
litate ac promptitudine in bene facere fortificare et fare munitione 
alute de quella citate et vostra, de le quale cosse da li spectabili 
prestanti dilectissimi nostri consulo et massarij in commendatione 
vostra siamo piene aduisati. induceno noi et tuti li citadini nostri a 
amarui de sincero amore et affectione et hauerui carissimi et aman- 
tissimi et essere vigilantissimi circa la perpetua conseruatione vo- 
stra, hortandoui et confortandoui che non solum perseuerati in quello 
haueti benefacto. verum etiam augumentati quello concerne il bene 
de quella citate per quanto più voi lo gaudeti et usufructareti. et 
obedientia verso li nostri officiali semper sia in voi. le quale cosse 
facendo, corno speremo in le virtute de la vostra paternitate. la quale 
etiam instruera le sue pecorelle, darà a noi j ubilo et inciterà ad 
ogni cossa sia vostro bene. Quod speremo deo annuente gaudereti 
simul cum noi feliciter. predicendoui che in ogni cossa concernente il 
bene et honore vostro sumus dispostissimi et affezionati de fare 



\nno U65 ( 348 ) 

quelle cosse vi sian grate, et scraper che intendeti cossa degna de 
nostra aduisatione liaueremo caro a noi scriuiati. Data janue hccccls* 
die xxvmi julij. 

Protectores comperami?] b. georgij 
inclite ciuitatis janne. 

Similcs scripte sunt episcopo armcnionun 
et armenis caffè. 



DOCUMENTO DCLXVI. 

Altre minute commissioni dei Protettori al console e massari di Caffa. 

1465, 30 luglio 

(Litter. roissar. offìc. Caffé, ann. 1461-1475) 

(fol. 17 11.) 

Protectores etc. Spectabili. prestantibus et egregijs viris. consali, 
massari,]' s. prouisoribus. antianis et officio monete caffè, carissimisnostris. 

Peo gratias. carissimi nostri, cuncta bene procedunt. Noi informati 
de le bone opere facte per li vostri precessori, li quali contendiamo, 
cum la promptitudine et singolare deuotione et amore de li reuerendi 
patri episcopi de greci ermeni et loro natione. et de tuti quelli po- 
puli li quali hauemo carissimi et desiderando habian perpetua felici- 
tate, cogitamo in quelle cosse producan li effecti del desiderio nostro. 
Itaque hauemo statuto et ordinato ut infra, mandantes vobis ea re- 
gistrari faciatis et seruari. sub pena ab asperis centum usque in 
mille a singulo vestro contrafaciente vel negligente vice qualibet exi- 
genda. que sunt ut infra. 

A noi he referto che in li loghi nuper fabricati otusij et antonij 
de goasco et hujusmodi se commetteno aliqua indebita et contra or- 
dinamenta caffè de sclaui fugitiui Campanie prouocatiua contra vos 
et ciuitatem illam agicareum. contra quale omnino debetis proui- 
dere per tollere scandalo inter ipsum et vos. si ita est vel quo- 
modocumque committitur contra regulas et ordinamenta caffè, que 
omnino sernentur. transgressori penitus condigna pena puniatis. et 



( 349 ) DOCUMENTI 



adstringeti nouos fabricatores et illos a quibus non essetis idonee 
cauti ad prestand nm fidejussores idoneos juxta ordinaraenta hic facta 
et illuc transmissa et que esse debent registrata. Circa la quale 
cossa et de la obseruantia siati diligentissimi. 

Per inforraatione hauemo in li fortilitij soldaie et cimbali et in 
quelli logbi non sono le munitione solite, nescimus unde procedat. 
Propterea mandamus vobis eligatis diligentes inquisitores circa quelle, 
et se sono dilapidate furate vel aliter per alcuno defecto mandiate. 
punite quelli trouereti culpeuoli et moneti li officiali habiano bona 
diligentia de quelle si trouano. et tale punitione faciatis contra cul- 
pabiles. quod cura auantalio reponantur et meliores. et vos consul et 
massari) reuideatis omnes munitiones massarie. et defici.ntes de 
quibus piene certiorabimini per inspectionem inuentariorum consigna- 
tionum et resignationum omnino totidem cum duplo reponi facite 
suniptibus illorum qui causam damni et delìcientie dederunt. facientes 
exequutionem contra illos et suos fidejussores et bona sua. et omnino 
de omnibus munitionibus caffè que reuideantur per tempora statuta 
in regulis propterea conditis confici faciatis inuentarium et inuentaria. 
et de illis soldaie et cimbali. que in cartulario massarie annuatim 
omnia registrentur. Et hec exequantur et seruentur sub pena duca- 
torum centum prò singulo. 

Si contingat creari oflìcium balie, nolumus possit ipsum officium 
expendere aliquid nisi seruata forma regularum. et omnia -que deli- 
berabit ipsum officium et vos consul. massarij. antiani et officium 
monete pertinentia ad expensam faciendam seu deliberandam. omnino 
sub judicio calculorum siue ad ballotolas ; lbas et nigras deliberentur 
et flant. nec aliter fieri possit. sub pena dupli a contrafacientibus 
exigenda. 

Intelleximus quod in assignationibus faciendis inequaliter processimi 
fuit et acceptioni personarum fuit locus. quod nobis molestum est. 
Itaque mandamus vobis assignationem equaliter fieri, et cujus pecunia 
primo matura est primo fiat illi assignatio. sub pena a summis decem 
usque in quinquaginta. scituris omnibus quod si quando reuidebuntur 
cartularia aliter inuenietur. pena exigetur vel a contrafacientibus vel 
a suis fidejussoribus. 

• Quo magis cordi nobis est perfectio tota murorura. quam deo an- 
nuente ante receptionem presentium estimamus completam esse. 
tamen si perfecta non esset. ut perficiatur eligatis officium illius nu- 

Società Ligure. SI. Patria. Voi VII P. I. 23 



anno 1465 ( 350 ) 



meri do quo vobis videbitur. quod duret tribua mensibus. in line 
quorum si completa fabrica non esset. aliud eligatur. et precedeni 
succedenti reddat bonam rationem cum reliquarum satisfactione. et 
eligendi sint ex magis idoneis. bene dispositis et promptia ad per- 
fectiónem tanti sancti operis, 

Quoniam audiuimua esse in Illa ciuitate suseitatorea et prouocatorai 
litiuin. hujusmodi aborremus. propterea mandamus vobis regulaa 
uetis. quia non licet aduocare niai prò miserabilibus personis. Nolumua 
alicui licere aduocare nisi obtenta licentia ab oflicio sindicatorutn. 
quod officium oneramus diligenter aduertat in concessione licentic. 
quod nulli denegetur licentia in licitis et honestis. in contrarijs non 
eoncedat. 

Quia minia familiaritas parit contemptum. prqhibernus consuli inte- 
resse coreis nisi in locis publicis et etiam ire ad bf.lneos ubi adsint 
persone alique prcter suos de familia. sub pena summorum quinque. 

Scribam massarie de malegestis durante tempore suo volumus posse 
sindicari et puniri per sindicatores. qui teneatur inane et vespere 
publice vacare officio suo cum cartulario duabus horis mane et totidem 
post prandium. diebus quibus officiantur officiales aliorum officiorum. 
sub pena uuius stimmi prò quolibet die. nisi justa causa impediente. 

Ne inequalitas et injustitia fìat in territorijs et vineis soldaie man- 
damus vobis eligatis quatuor probos et honestos viros. qui reuideant 
omnia et quoad poterunt honeste sine injuria alicujus faciant equaui 
partitionem et seu equationem debitam. et de mitrij vini cabella illius 
loci diligenter se iaforment vobisque referant. et quid liabueritis nobis 
rescribite. 

Cum intellexerimus uti conspirationibus in electione oflìcialium et 
illicita committi. quod molestissimum nobis est. adeo quod si certio- 
rabimur qui sint hujusmodi. profecto punitio talis erit que cedet ad 
exemplar cum terrore, propterea mandamus vobis i.i electione quo- 
rumeumque officialium eligatis personas honestas. liberas et non su- 
bjectas et alienas a subterfugijs et que in judicando sui juris sint et 
libero et recto judicio utantur quoad fieri potest. 

Fuit facta nobis querela laurentium de calai et nicolaum de turrilia 
habuisse et recepisse asperos duo milia. ex quo operam dederunt 
quod unus fur non fuit fustigatus. quod si sic est nobis molestum est. 
Propter quod expresse vobis consuli et massarijs committimus qua- 
tenus diligenter inuestigetis rei veritatem. et si inueneritis ipsos vel 



( 35-1 ) DOCUMENTI 



alterum ipsorum Imbuisse hujusmodi pecuniam et operam dedissc ut 
Bupra ex quo non fuit locus justitie et coramissionibus nostris contra 
fures. erga ipsum vel alterum ipsorum qui deliquisset tale jus mini- 
stretis de hujusmodi malegesto quod non possit gloriari. imo patian- 
tur meritam penam ad terrorem aliorum. committentes expresse vobis 
consuli et massarijs integram exequutionem premissorum faciatis sub 
pena dupli. 

Cimi interdum fiant illicita p-pulis per aliquos officiales cupidine 
lucri illiciti, volumus quod in ce!ebratione festiuitatum celebfentur 
dies festi ab ecclesia ordinati et illi qui celebri sint in ciuitate illa 
secundum regulas. ultra quos miserabiles neque artilices neque populi 
possint inquietar!. 

Prohibemus capitaneum. burgorum et caualerium se intromettere 
de ministrando justitiam. sicut alias per nos ordinatum fuit. et hoc 
sub pena sindicamenti. 

Quia scriptum nobis fuit dari stipendium et immunitatem jacobo 
trauersagno. animaduertant scribentes nihil utilius cedere illi ciuitati 
quam subleuare massariam ab oneribus in quibus est. ex quo non de- 
bent cogitare addere onus oneri. Si burgenses cognoscant id futurum 
utile liberis suis. subueniant ipsi quibus est facultas de proprio et non 
de ere massarie prolùdere. 

Quando mittitur paga soldaiam vel cimbalum. si contingat accedere 
aliquem qui fuerit vel sit designatus consul. prohibemus illi residen- 
tiam facere neque comedere nisi in palatio. et talis precedat consulem 
loci. Qui vero non fuerit neque sit designatus consul. sed solum of- 
flcium massarie habeat. hoc honore precedendi careat. 

Scripsistis nobis de officio ponderis loci coparij. quod contulimus 
antonio papauaro. Annuentes requisitioni vestre contentamur quod 
finito tempore dicit antonij electio ponderatoris et colatio dicti officij 
fiat per officium mercantie caffè, ut consuetum est. 

Accepimus litteras continentes summam necessitatem reparationis 
ecclesie tane et murorum castelli, et propterea supplicatum est con- 
cedi facultatem januensibus nostris in tana residentibus electionis 
per vices consulis januensium in dicto loco, ut beneficium dicti 
officij conuertatur in hoc tanto pio et honesto ac utili opere. An- 
nuentes hujusmodi requisitioni. concedimus vobis consuli et massa- 
rijs auctoritatem confici faciendi et baliam dandi hujusmodi electio- 
nis. que per vices de mensibus sex in sex vicissitudinetur. Ita tamen 



anno 14(15 ( 352 ; 

quod ante omnia habcatis libras triginta trcs gingillo anno prò stalijs 
(lieti offieij. quo crant multo plnres. et quo mittantur nobis soluturis 
emptioni dictarum staliarum. et hoc sub pena soluendi vos duplum. 
et prouideatis et reguletis ita cum Consilio peritorum quod dictum 
officium laudabiliter exerceatur. et emolumenta et beneficia ejus. 
diminutis dictis stalijs. erogentur in utrumque opus, incipiendo a 
magis necessario, quibus etiam annuimus informati ab janoto lome- 
lino misso a vobis ad dictum locum. 

RelBtum est nobis quod prò fabrica murorum vel deliberatum est 
vel tractatum imponi loca, quod omnino aborremus. et nolumus ullo 
pacto fìat impositio locorum.et si facta esset contra formam regu- 
larum. volumus et mandamus reuocetur et anulletur. 

Conquestus est nobis litteris suis magister constantius de sarra 
contra fldem publicam. quam putat fuisse nobis ignotam. commissum 
esse amoueatur a salario quod a communi percipere annuatim solitus 
est. a quo (?) prò fidei obseruantia. quia fuit sibi deliberatum quando 
uxoratus est sub nomine dotis ut efficeretur burgensis et scollas re- 
geret. propter quod prouideri rei sue. Nos itaque scientes nihil pre- 
clarius esse quam seruare fidem. volumus si deliberatio apparet facta 
ut Aeri solent deliberationes secundum formam regularum aùt co:isue- 
tudinis caffè, illam sibi seruetis et non amoueatur. et si amotus fuisset 
omnino readmittatur. 

Laboribus et expensis consulis cimbali. scribe massarie et illorum 
officialium qui anno superiore caffam peruenerunt compatientes. no- 
lumus amoueantur ab eorum offieijs si sui successores a jaaua perue- 
nerint caffam intra quatuor menses a die finis litterarum suarum. 
Post vero quatuor menses si bene se habent in illis offieijs. conten- 
tamur. sub debita taxatione facienda per vos consulenti massarios et 
officium monete, soluenda per ipsos. diminutis stalijs et expensis. eos 
permittatis exercere illa officia usque ad aduentum eorum successorum. 
et quicquid taxationis feceritis soluant. que conuertatur in emptionem 
miliorum. si non acquiescerent huic nostre deliberationi. vendantur 
honestis personis finitis dictis quatuor mensibus. et conuertatur quic- 
quid procedet ex hujusmodi offieijs in emptionem miliorum munitionis. 
Data janue mcccclxv die xxx julij. 



( 353 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO DCLXVII. 

fatante di ministrale di Catta data per tredici mesi al nobile Guglielmo Cen- 
turione, olim Bestagni, finito il tempo di Antonio Sestri. 

1465, 19 agosto 

(Negot. gest. off. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 102) 

1 1 sono disposizioni diverse secondo che sarebbe giunto a Caffo, 
avanti o dopo il suo concorrente Gianotto Lomellini ; il tidto in 
correlazione ai precedenti documenti DCLXII e DCLXIII. Data janue 
mcccclxv die xvmi augusti. 



DOCUMENTO DCLXVIII. 

Patente di console di Soldaia data per mesi tredici ad Antonio Borlasca, finito" 
il tempo di Francesco Savignone. 

1465, 19 agosto 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 102 .) 

Forinola e ritenuta consìste; ina oltre i tredici mesi dispongono 
quod dictus antonius non arnoueatur a dicto officio inde usque ad 
menses quatuor... saluo si suus successor a janua destinatus caffam 
perueniret. Data janue mcccclxv die xvmi augusti. 



DOCUMENTO DCLXIX. 

Rimproverano i grandi ufficiali di Caffa della tardanza e deficienza di loro 

lettere. 

1465 , 20 agosto 

(Litterar. missar. officiai. Caffé, ann. 1464-1475) 

(fol. 21) 

Protectores etc. Spectabili. prestantibus et egregi) s viris. consuli. 
massarijs. prouisoribus. antianis et officio monete caffè, carissimis 
nostris. 



.anno 1465 ( 354 ) 

Haueti usato grande negligenza in auisarne ot eeu in mandare a 
noi auisatione. quod a noi est molto molesto. Esempla suprascripta 
misimus vobis duobus. venientes in admirationem tam paruam dili- 
gentiam hucusque habueritis quod raro pre ceteris litteras a vobis 
accepimus. qui pre ceteris frequentius recipere deberemns pluriboi 
rationibus. et vos pre omnibus modum babetis et ziphram. Propter 
quod digni estis magna reprehensione. et si intelligemus a neglin 
gentia processisse. sentietis quantum id nobis molestum fuerit. Data 
janué mcccclxv die xx augusti. 



DOCUMENTO DCLXX. 

Altri rimproveri, disposizioni e comandi al console e massari di Cada. 

U65, 1° dicemlre 

(Litt. miss, officialib. Caffé, ann. 1464-1475) 

(fo). 21) 



Protectores etc. Spectabili et prestantibus viris. consuli. massarijs 
et prouisoribus caffè, carissimis nostris. 

Accepimus nuper literas vestras comunes caffè datas die xxvi 
nouembris anni preteriti cum multis additionibus usque ad primam 
julij proxime preteriti, quibus perspectum est vos paruifecisse com- 
missiones nostras. quod nobis molestissimum est. quia ut notissimum 
est inferiores suis superioribus parere debent et vos nos reputastis 
inferiores. quia vestigijs inferiorum fauistis in contemptum nostrum, 
qui commissimus omnino reduceretur numerus stipendiatorum ad 
centum et sine vera causa et non seruata forma commissionum no- 
strarum deliberastis tenere centum l. Propter quod intelligimus vos 
et vestri lidejussores conseruent comperas indemnes occasione vestre 
inobedientie. 

Non debebatis consilium celebrare nisi quando interuenisset casus 
expressus in vestris instructionibus datis vobis gregorio includentibus 
vos massarios. et preter nostras commissiones deliberastis ea que 
deliberare non debebatis'. qui patientes fuistis deliberentur teneri sti- 
pendiati centum l. sub leuissima et vanissima suspitione. que si vera 



( 355 i DOCUMENTI 



fùisset fauorem potius produxisset quam aliter. et presertim pro- 
lUtT faciliorem ad vos aditum quibus diminuebatur terror. tamen 
qaicquid sit indio poeto debebatis permittere prineipium dare nostris 
vobis tlatis coraraissionibus contraueniretur. 

Scripsistis mitteretis. ut commissimus. rationem introitus et exitus 
quo non una sed decem transcribi in una die potuissent et diuersimodc 
mitti. et in septeni mensibus imam transcribi tantum difficile vobis 
111 i t in summa negligentia. et parua cura quam vos et scriba osten- 
distis iudicant nobis negligentes res nostras curatis. Ex quo ut ne- 
gligentia vostra, si in ea perseuerabitis. sit vobis damno et terrori, 
mandamus vobis ad penam florenorum ducentorum in auro quatenus 
nobis mittatis rationem introitus et exitus temporis vestri gregorij 
et distincte venditionem omnium cabellarum uniuscujusque. videlicet 
pretium anni vestri et anni precedentis. similiterque faciatis de ve- 
ltro tempore vos Johannes et successiue vos caloci sub dieta pena 
exigenda a fidejussoribus cujuscumque vestrum qui contrafecerit. 

Molestissimum habemus sub verbis friuolis supersederitis exequi 
conimissiones de ijs qui contra regulas se immiscerunt de introitu can- 
lucorum. Propter quod vobis sub pena summorum l prò singulo ve- 
strum mandamus quatenus in menses tres sequuturos a presentatione 
presentium ipsas commissiones exequamini. quia nolumus aliquis nobis 
subditus se immisceat de dicto comerchio. ut in regulis continetur. 

Sub simili pena mandamus vobis in mensem unum a receptione 
presentium exequamini commissionem vobis datam exigendi proui- 
siones et stipendia data juuenibus et alijs de quibus fit mentio in 
vestra instructione. Profecto plurimum miramur vos usos esse tanta 
leuitate quod sub verbis alicujus supersederitis exequi commissiones 
notras. 

Et vos et quicumque alij presumpserunt capere aliquam compositio- 
rem cum debitoribus stalhrum male fecistis. quia nullam habebatis 
baliam. Propterea condemnauimus vos ad conseruandum immuues com- 
peras et illos qui emerunt stalias et similiter vestros precessores si 
similes compositiones fecerunt. et hoc modo discent presumptuosi se 
abstinere a presumptione et ab his que ad ipsos non pertinent. que 
condemnatio exigetur a vestris fidejussoribus. 

Merito rep:ehendendi estis cum scribitis scribas malitias commit- 
tere in causis condemnationum. ex quo laudatis eisdem soluantur sa- 
laria por massariam et condemnationes exigantur per massariam et 



anno 1465 i 356 ) 

fraus non committctur. Quid est vestrum offici um et vicarij et quo- 
modo reguntur res nostre quando raalitie eornmittuntur in damnum 
massarie et non curati» illas intelligerc eisque prolùdere ? Hijs et alijs 
occasionibusdata est nobis occasio mittendi propriatn correcturam... rna- 
legestaet negligentias comissas. si intelligetis illos commisisse malitias 
et eos non punieritis. vos ipsi et vicarius penam patiemini. Repro- 
bamus ergo requisitionem et aduisationem quam dedistis nobis de 
solutione salariorum facienda per massariarn. De alijs scribis proui- 
deraus nunc. multi sunt corapetentes. 

Deliberauimus et denuo deliberamus quod omnes dcliberationes fa- 

ciende comuni pertinentes et expe in caffa per vos et officia 

simul vel separatimi, deliberentur ad ballotolas. et aliter non valeant. 

Missimus vobis commemorationes et ea que male gesta inuenerunt 
quatuor cribellatores. Facite et fieri facite exequutionem de eis sub 
pena soluendi de vestro proprio. 

Detestamur impositionem locorum quam fecistis. que vellemus om- 
nino extingueretis. Nam etiam inconsiderate illa vendere illieo male- 
factum fuit. quia solummodo vendi debebant quando contingebat pe- 
cuniam expendere. et licet dicatis quod ex illa impositione et vendi- 
tione accessit fauor alijs locis. non sunt facienda mala ut veniant bona. 
Si illi quorum sunt loca essent zelatores boni publici. contribuissent 
et contribuerent ex ilio fauore aleuiationi onerum pubblicorum. quia 
qui sentit beneficium debet etiam sentire damnum. Et quia imposui- 
stis loca ipsa contra formam regularum et commissiones. predicimus 
vobis quod penam patiemini. quoniam nullo pacto volumus imponantur 
loca, quisquis contrafecerit intelliget quid sibi vellit contrafacere. 

De illis summis xxquinque quos janotus lomelinus et alij sui suc- 
cessores consules soldaie acceperunt. non detur eis molestia, quia vi- 
dimus precessores suos illos habuisse. Licet georgius de furnarijs et 
alij libertini essent idonei, tamen quia deliberata reprobare .... no- 
lumus assentire, ne quis habeat spem reuocationis deliberationum et 
commissionum sub spe fauoris alicujus. reprobamus ideo requisitionem 
vestram quod scribi possint ad stipendium. Aliam vero requisitionem. 
vestram quod scribamns non teneamini soluere vicario taxatam uni- 
cuique vestrum debitam prò portione expensam non admittimus. quia 
per nostros precessores deliberate consulta fuit. et secundum quod 
est nobis relatum a refferendarijs vos Johannes de ea sermonera 
ante recessum vestrum habuistis et nihil obtincre potuistis. Nam più- 



( 357 ) DOCUMENTI 



rima inconimotla ne etiam inconuenientia sequuta sunt in dedecus 
oonsulum qui non habuerunt vicarium. ex quo non illam sed majorem 
aoluere deberetis potius quam exercere illud officium sine vicario, 
nec expedit memoretis quod massaria perferret istud onus. quod om- 
nino reprobaraus. Nana nimium est quod corapere pertulerint tot onera 
passa tredecim annis decursis. singulo quorum ex prouentibus harum 
comperarum illorum introituum caffè assignatorum dictis comperis 
annuatim exposite sunt a libris xxquinque milia usque in xxxmilia. 
et nerao est qui de suo proprio voluerit exponere sed semper quisque 
cogitat quomodo possit suam bursam implere. 

lllos sex milia asperos exactos ex bonis q. imperatoris trapezun- 
darum per vestros precessores et diuisos inter se. si non exegistis 
illos exigite et mittite officio sancti georgij de xxxxmi. ad quod 
spectant virtute sententie alias late etc. et boc sub pena soluendi de 
proprio. 

Non reprobamus deliberationem quam fecistis de causa illorum lo- 
corum babilani adurni. quia licet ut scribitis processus conuersus fuerit 
in necessitates massarie. tamen quia sine consensu offìciorum illa 
mutuo acceperunt. ideo approbamus ea que egistis decernenda postea 
per nos. 

Placet nobis bene composueritis res cum bendiano domino men- 
grelie. sed si aliqua expensa facta est. volumus vel via compositionis 
vel partimenti faciendi inter illos qui habent negotiari et diuersari in 
suo territoiuo exigatur omnino. et conseruetur penitus massaria in- 
demnis. sub pena soluendi de vestro proprio. 

Pergratam habemus ^prouisionem munitionis miliorum quam posui- 
stis in aceruis siue horreis communis. et quia scribitis defectu lo- 
corum et horreorum que amplius non sufficiunt nec habetis. mandamus 
vobis expresse quatenus turres castelli omnes reparari faciatis et 
quecumque loca in quibus possit fieri aceruum miliorum. et continue 
reponi facite quantum potestis. et ex pecunia tertij decimi mensis et 
alia pecunia extraordinaria, quam omnino exigatis. conuertite quicquid 
potestis in dictam prouisionem. 

Commendamus illos notabiles burgenses et armenos grecos et alia- 
rum nationum qui munitionem fecerunt. Perseuerate. si gratiam no- 
strani caripenditis. omnibus modis multiplicetis dictam munitionem. 
ut fama sit caffam fortissimam esse et munitissimam tam victua- 
lium quam armorum. prout ex vestris intelleximus que scripsistis in 



ANNO 



1465 ( 358 ) 



spcm osso ante biennium a duta vestrarum i*a futurum in suprema 
fortia. 

Et ut perspicaciue non tantum intelligatis veruni etiara conci piatii 
caffam templura esse justitie securitatis et honestatis. dedimus ac te- 
nore presentium damus contra fures illarn baliam vobis consuli pre- 
senti et futuro et vicario, de qua scripsimus. et hoc rejecta sinistra 
intcrpretatione male compositorum dicentium aliter. Contra quos fures 
vobis consuli et vicario mandamus seuere procedatis et processus fa- 
ciatis citra summam in capitulis contentam prout in alijs litteris no- 
stris continetur. que bailia in consulem et vicarios solos intelligi vo- 
lumus. reliquis alijs officialibus exclusis. 

Et quia intelleximus nocturno tempore crimina commuti excessus 
ac delieta in dedecus et infamiam urbis et officialium. damus con- 
suli et vicario arbitrium in criminibus nocturnis contra quoscum- 
que malefactores procedendi et processus faciendi illosque puniendi. 
semata forma juris et capitulorum et non seruata. prout prudentie 
consulis et vicarij videbitur. adeo ut formidine pene malfactores se 
abstineant a delictis nocturnis. De diurnis autem seruetur forma juris 
et capitulorum atque commissionis nostre, approbantes deliberationem 
vestram xx sociorum nocturno tempore deputandorum vicissim cu- 
stodie ciuitatis. ne latrocinia et excessus committantur. quam delibe- 
rationem volumus de cetero seruari. et tamen dato vobis arbitrio ita 
utamini quod juste non mereamini reprebendi. 

Multum ac supramodum nobis molestissimum fuit intelligere quod 
inter vos consules fuerunt dissidia emulationes altercationes et diui- 
siones. que signiflcant maximam leuitatem illius siue illorum qui sunt 
culpabiles et male scierunt se continere. Ob quam causam data est 
nobis occasio prouidendi ut meretur inobedientia vestra qui paruife- 
cistis monitionem et adjurationem quam habuistis a nostris preces- 
soribus. Nam nulla causa interuenire poterat quantumeumque mole- 
stissima cuiuis vestrum que posset vos incidi facere in talle inco- 
nueniens. quod perniciosissimum fuit et est opinioni illorum popu- 
lorum. Propter quod predicimus vobis quod quisquis vestrum ini- 
derit in tallem errorem dabit exemplum suis successoribus. Itanue 
mandamus vobis saltem de cetero ita vos contineatis quod prò fu- 
turis excessibus non habeamus causam contra vos procedendi. 

Miramur scripseritis nobis in commendationem illorum officialium 
monete qui de proprio prouiderunt ne massaria ihiuuiret. et ex alia 



( 359 ) DOCUMENTI 



parto scriptum est quod fiunt ihiuimenta ad xxv usque in xxxx prò 

cento, si sic est nobis molestissimum est. Itaque mandamus sub pena 
goluendi de proprio quatenus non patiamini fl.eri ihiuimenta. nisi cum 
deliberai ionibus et solemnitatibus opportunis et prò necessitatibus ur- 
gentissimis que postea per nos mereàntur approbari. Et jam quod 
scribitis massariam esse exdebitatam. omnino precaueatis vobis illam 
jiermittere indebitare et nihilominus mittite nobis rationem. ut dixi- 
mns. dispositi intelligere in quem vel quos sit hujusmodi leuitas. 

Non elegimus sermonem tacere de requisitione bulle apostolice. 
quia non obtineretur. quia satis fuit defendere calumniam mendacis- 
siinain genuensibus illatam coram sede apostolica, ex quo imprudente!" 
et inutiliter requircretur quod "non concederetur et esset occasio nos 
iterimi calumniandi. 

Verum ad consequendum effectum utiliorem introytibus nostreque 
rei publice. laudabilioremque quam requisitio diete bulle, volumus et 
expresse vobis committimus quatenus futuro oratori ad serenissimum 
dominum regeru turcorum delaturo tributum detis in mandatis cum 
omni instructione possibili omnibus artibus possibilibus. et si necesse 
erit mediantibus ad ultimum aliquibus tributis siue exenijs. curet im- 
petrare ab ipso serenissimo domino rege licentiam frumenti januani 
conducendi prò modijs teucris usque ad decem milia. videlicet ex 
caffa ad nos conducendis prò usu januen. et ad facilius obtinendum 
respectu nauigiorum. sua celsitudo deliberet naues ad quam por- 
tatala vellit mittantur ex caffa januam et ad loca januensium et ex 
janua caffam. Ex qua negotiatione profecto sui introitus magnam uti- 
litatem percipient. suique populi. propter commercium magnum rerum 
et mercium que hinc inde mittentur et debitum facient suis cabellis 
et utilitatem populis. Circa quam niliil omittat prò obtinenda dieta 
licentia. aéijciendo omnes alias rationes persuasiuas ad consequendum 
effectum hujus nostri desiderij. Quod si prò tanta summa obtinere 
non poterit. curet et enitatur obtinere prò aliqua parte, et obtenta 
faciat eam registrare apud presiderà constantinopolis et castrorum 
strictorum. nosque aduiset quid egerit. 

Conduximus gregorium johannis stephani de pornasio iturum et 
redditurum. frequentaturumque ad illa itinera. propter que ex fre- 
quentibus aduisationibds ciuitas illa et tota respublica percipiat emo- 
iluraentum. quem volumus scribi faciatis ad stipendium mensuale aspe- 
rarum ecce, qui sibi debitis temporibus persoluantur. Remittatur ad 



anno 1405 ( 360 ; 

* 

vos in menses duos et postea nos illum ad vos remittemus. Unjus 
stipendij tcmpus incipict hodierna die. Data janue mcccclxv die 
prima decembris. 



DOCUMENTO DCLXXI. 

Si delibera la nomina di una Commissione per studiare la riforma dell'elezione 
degli ufficiali di Calfa. 

1465, 4 dicembre 
(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1403-1467) 

(fol. 104 v.) 

* MCCCCLXV die mercurij UH decembris. 

Cum in aula majore palatij comperarum sancti georgij congregati 
essent magnifici domini protectores ipsarum comperarum anni pre- 
sentis in pieno numero, et spectati domini designati protectores ea- 
rumdem comperarum anni mcccclxvi proxime venientis in legitimo 
numero, et preter eos ciues centum et octoginta earundem compera- 
rum participes ex omni ordine et colore, propositum ijs est sub ijs 
verbis : 

Segnoi e le monto confortao lo officio nostro per le lettere le quae 
sum staete adute nouamenti de caffa da lo nobile guirardo lomellini 
et compagni et etiam da lo mesmo et monti altri pratichi di quella 
nobile citae. la quale a lo presente per la gratia de deo e in grande 
paxe habundantia e prosperitade de ogni cosa, che sea non solamenti 
utile ma necessario che non se mande più trei consori inseme, e che 
se possa conferi li officij excepto lo consorao de caffa fin in doi 
agni, e che se reforme in alchune poche parte le regole et ordini di 
quella terra. Per la qua cosa parendo a noi che quella nobile citae 
merite che de ella sea faeto grande e bon concepto e spetiamenti 
aora che ella ogni jorno per la gratia de deo moltiplica de ben in 
meglio, se confortemo che ve piaxa de da a chi ve piaxera ampia 
balia in le cose supradicte. in forma che quelli a chi voi darei la 
balia possan regula et ordena tuto quello ghe parrà utile e conue- 
niento a conserua et amplia quella beneita citae et le sue membre. 



( 301 ) DOCUMENTI 



His itaquc propositis cuna nominili assurgere requisiti omnes in 
eandem fere sententiara sul) varijs verbis conuenire viderentur. tandem 
datis et collectis caleulis compertum est sententiam infrascriptam 
viri egregij dominici de prementorio ceteris prenaluisse et obtentam 
(hdsse. inuentis caleulis centum quadragintaquinque albis assentientibus 
et quinquaginta nigris contradictorijs. Ipse autem dominicus post 
varias rationes ab eo prudenter memoratas. tandem laudauit attribuì 
magnilìcis dominis protectoribus comperarum anni presentis et octo 
ciuibus rerum caphensium instructis per eos eligendis amplam pote- 
statem et arbitrium faciendi regulandi et ordinandi circa omnia et 
singula in proposita contenta secundum et prout eorum prudenti] s 
atilius videbitur. Cum igitur supradicta prenominati dominici sen- 
tentia ex. numero calculorum alborum centiim et quadraginta quinque 
coniprobata fuisset. prò solemni decreto habita est. 



DOCUMENTO DCLXXII. 

Nomina della Commissione suddetta. 

1 165, 4 dicembre 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1463-1467) 

(fol. 105) 

* Eadem die. 

Prenominati domini protectores comperarum anni presentis in legi- 
tinio numero congregati, in obseruationem deliberationis suprascripte 
et sub calculorum judicio. ex quibus in electione uniuscujusque infra- 
Mriptorum legitimus numerus albus assensum signilìcans inuentus est. 
elegerunt octo prestantes ciues inferius nominatos. videlicet : 

Petrum gentilem olim pallauicinum 
Casanum spinulam 
Urbanum de nigro 
Lucam saluaigum 
Dominicum de prementorio 
Antoniotum de francis turturinum 
Thomam de domoculta et 
Cbristoferum venerosum. 



anno 1465 ( 362 * 



DOCUMENTO DCLXXIII. 

Ingiungono al consolo di far giustizia al vescovo greco contro le ingiurie di 
Nicolò Torciglia. 

I Ì65 , i dicembre 
(Litt. miss. off. Cade, ami. 1464-1475) 

(Col. 31 v. ) 



Protectores etc. Spectato et prestantibus viris. consuli et massarijs 
caphe. dilectissimis nostris. et egregijs sindicatoribus generalibus 
ejusdem ciuitatis. 

Graues querelai? nobis detulit. dilectissimi nostri, dominus episcopus 
grecorum illius urbis de nicolao de turrilia quem scribit varias sibi 
injurias intulisse et quotidie iuferre. Propter quod moleste ferentes 
quod nicolaus ipse aut quispiam alius presumat dictum episcopum seu 
alios incolas illius urbis molestare, volumus ac vobis committimus ut 
ipsi episcopo contra dictum nicolaum justitiam ministretis. ita quidem 
quod palam intelligi possit nostre dispositionis esse quod dictus ni- 
colaus aut quispiam alius non valeat indebite vexare aliquos ibi lia- 
bitantes. Data janue mcccclxv die mi decembris. 



DOCUMENTO DCLXXIV. 

Lettera al sullodato vescovo greco contro il Torriglia. 

1465, ì dicembre 

(Litt. miss. off. Gaffe, ann. 1464-1475) 

(fol. 31 v.) 

Reuerendo patri, domino episcopo grecorum caphe. dilecto nostro. 






Intellectis. reuerende pater, querelis quas detulistis de nicolao de 
turrilia. scribere decreuimus literas qua* annexas inuenietis spectatis 
consuli et massarijs ac sindicatoribus illius urbis, in quibus illis.com- 



( 363 ) DOCUMENTI 



mittiinus ut justitifim vobis niinistrent contra ipsum nicolaum. ita 
quidom ut palaia intelligatur quod molestum nobis est quod nìcolaus 
ipso ani quispiam alius presumat indebite vexaro vos et alios in- 
culas illins ciuitatis nobis carissimos. Poteritis igitur dictas literas 
nostra* presentare et justitiara deposcere ac bonum animimi sumere, 
ipioniam nunquam passuri sumus vobis aut alijs inferri injuriam seu 
molestia* indebitas. Data janue mcccclxv die mi decembris. 

Protectores. 



DOCUMENTO DCLXXV. 

Raccomandano la concordia a taluni ufficiali, e minacciano punire la discordia 
di altri. 

1465, i dicembre 

(Litt, miss. off. Caffé, ann. 1464-1475) 

( fot. 31 v. ) 

Protectores etc. Nobilibus et egregijs viris. antianis et officialibus 
monete ac Campanie ciuitatis caphe. dilectis nostris. 

Ex mnltis litteris vestris e.t aliorum. dilectissimi nostri, quas attu- 
lerunt guirardus lomellinus et alij nuper inde reuersi. cognouimus 
quod benignitate omnipotentis dei nobilis illa ciuitas in summa pace 
et tranquillitate posita. victualibus et ornili felicitate salubritatis et 
negotiationis abundat. niliilque illi impresentiarum deesse videtur nisi 
bona concordia rectorum. ciuium et burgensium. qui felicem statimi 
illins nebilis ciuitatis celitus emissum contentionibus ac discordijs 
et emulationibus turbare nituntur. Quod profecto nobis ac omnibus 
eiuibus qui sub hoc felici statu ducalis excellentie concordes viuimus. 
et amplitudini ciuitatis. sepositis omnibus dhusionibus. intendimus. 
ita molestum est ut nihil molestius audire potuerimus. et pro- 
fecto nequaquam dispositi sumus errores eorum qui in illa ciui- 
tate principales auctores sunt ejusmodi contentionum diutius tolerare. 
immo insanie et audacie eorum conuenientia remedia adhibebimus. 
Interim autem quoniam consuli et massarijs scribimus ea que expe- 
dire iudicauimus. hortamur vos ut ita vos exerceatis circa tollendas 
ejusmodi contentiones et emulationes. ut merito vos commendare pos- 
simus. Data janue mcccclxv die mi decembris. 



anno 1465 ( 364 ) 



DOCUMENTO DCLXXVI. 

I Protettori sulla instanza dei magnifici signori Antonio Guidobono e Giovanni 
Melzi a nome del duca di Milano, signore di Genova, concedono la proroga 
di 4 masi nel suo ufficio di scrivano della masseria di Catta al notaio An- 
tonio Bozzolo, oltre il tempo accordatogli nella sua patente. 

1465, 4 dicembre 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1463-1407) 

(fol. )04 v.) 

Non contiene alcuna particolarità, né vi è detto il motivo della 
dimanda di proroga. Data janue mcccclxv die mi decembris. 



DOCUMENTO DCLXXV1I. 

Importanti riforme introdotte nell'elezione e surrogazione dei consoli di Gaffa. 

1465, 30 dicembre 
(Lift. miss. off. Caffé, ann. 1404-1475) 

(fol. 2i) 

* MCCCCLXVI die lune XXX decembris («). 

Magnifici domini protectores etc. in pieno numero congregati, quo- 
rum hec sunt nomina : 

D. Matheus de fiisco prior Benedictus saluaigus 

Antonius de casana Bartholomeus italianus 

Christoferus de podio Baptista justinianus et 

Raphael de andoria Jacobus de auria. 

(*) 11 Canale voi. IL, p. 132 dei suoi Commentarti sitila Crimea fece errore 
assegnando quest'atto al 1466. L'anno civile genovese in quel tempo comin- 
ciava al Natale, e il nostro documento essendo dei 30 dicembre apparteneva 
già secondo quel computo al 1466, ma secondo l'attuale al 1465. Esso docu- 
mento poi trovasi anche tra i Frammenti Vanti. 



( 365 ) DOCUMENTI 



Kt spectabiles octo ciues cum eis additi super negotijs caphe in le- 
gitiuio numero congregati, quorum tunc presentium nomina sunt hec : 

Urbanus de nigro Lucas saluaigus 

Thomas de domoculta Casanus spinula 

Antoniotus de francis turturiuus absente tantummodo petro gen- 
Christoferus venerosus tili olim palauicino. qui ta- 

Dominicus de prementorio men satis cito superuenit et 

majori parti eorum que infe- 
rius dicentur interfuit. 

Presentibus etiam prestantibus viris marcelino marrufo. jacobo pi- 
nello. teodoro de flisco et jacobo de casanoua quatuor jam pridem 
deputatis super negotijs caphensibus et infrascripta omnia ita decerni 
laudantibus. 

Habentes super omnibus et singulis infrascriptis amplam potestatem 
it arbitrium virtute. deliberationis numerosi participum comperarum 
concilij scripte marni mei cancellarij inferius nominati die mi mensis 
presentis. legitimis rationibus moti statuerunt et decreuerunt. sta- 
tuuntque ac decernunt ea omnia et singula que dicentur inferius. 

Primum enim statuerunt ac decreuerunt quamprimum fieri poterit 
fiat electio unius consulis caphe. qui in ipso consulatus officio succe- 
dere debeat nobili viro calocio de guisulfis ultimo trium consulum ad 
imam ciuitatem caphe nouissime transmissorum. Qui quidem eligendus 
cmsul. ut supra. quanto celerius fieri poterit transmitti debeat suis 
sumptibus cum duobus famulis ad ipsam ciuitatem caphe. ad quam 
urbem quamprimum applicuerit. statim succedere debeat in officio 
u'ie et prouisorie egregio viro gregorio de retia. qui ex officio 
consulatus egressus erit. idque officium massarie et prouisorie exer- 
cere donec aduenerit finis temporis dicti calocij de guisulfis. cui ut 
supra in officio consulatus succedere debebit. Cujusquidem gregorij 
quamprimum dictus consul ut supra eligendus in dicto officio massarie 
et prouisorie ei successerit. fieri debeant statim sindicamenta. ipsisque 
perfectis gregorius ipse ex capha discedere debeat et januam venire 
secundum formam in regulis contentam. 

Item statuerunt et decreuerunt quod anno proximo venturo pari 
modo fieri debeat electio et transmissio unius consulis caphe succes- 
suri in officio massarie egregio viro johanni de cabella secundo con- 
socila Ligure. St. Patria. Voi. VII. P. I. 24 



anno U65 ( 366 ) 

suli et in officio consulatus (lieto consuli hoc anno ut supra eligendo, 
sub modis et formis superius declaratis. et sic successiue bic ordo 
seruari debeat annis sequentibus. ita quidem ut anno singulo fiat 
electio et transmissio unius consulis in capha. et semper in capha eo 
modo sint unus consul et duo massarij. 

Item statuerunt ac decreuerunt quod si aliquis consul ante flnem 
temporis sui decederet in officio consulatus. quod deus auertat. eo 
casu eidem statim succedere debeat ille qui post finem temporis ipsius 
consulis defuncti succedere debuisset si non decessisset. et casu quo 
talis etiam mortuus esset. eo casu reliquus qui vel consul jam fuisset 
vel futurus esset. in ipso officio statim succedat. ita quidem quod re- 
manente superstite aliquo ex tribus qui vel consul fuisset vel futurus 
esset. ea successio ad ipsum pertineat. Sub hac tamen conditione et 
declaratione. quod nullo habito respectu ad tempus quod superesset 
consuli mortuo ejusmodi successores in officio consulatus in dictis ca- 
sibus vel aliquo eorum exercere debeant ipsum consulatus officium 
per tempus dumtaxat in eorum litteris contentum. si successores ipsi 
nondum exercuissent ipsum consulatus officium. et in fine temporis 
ipsorum fuerint in capha illi qui eis succedere debebunt. Si vero suc- 
cessores ipsi antea exercuissent ipsum consulatus officium. eo casu illud 
exerceant donecali quis consul fuerit ex janua in capham tranmissus. 

Item statuerunt ac decreuerunt quod si casus accideret. quod deus 
auertat. ut aliquis consul in ipso officio moriretur et nullus ex duobus 
massarij s seu collegis suis superesset. eo casu fieri debeat electio 
successoris secundum formam regularum nullo tamen habito respectu 
ad colores. nisi in hoc tantummodo. quod videlicet si consul mortuus I 
fuisset nobilis. eligi debeat successor ejus nobilis. si vero fuisset po- 
pularis eligi debeat ejus successor popularis. in reliquis vero neces- 
sarium non sit in ejusmodi electionibus colores seruare. 

Item statuerunt ac decreuerunt quod quolibet anno consul caphe 
perfectis suis sindicamentis. ut supra. obligatus sit januam venire et 
se presentare coram magnificis dominis protectoribus comperarum 
qui prò tempore fuérint. cum processibus suorum sindicamentorum et 
una copia libri massarie caphe. in qua sint omnes rationes tam red- 
dituum quam expensarum massarie totius temporis quo steterit in 
dicto consulatus officio, et hoc sub pena florenorum ducentorum a 
quocumque console qui predicta non seruauerit seu a suis fidejusso- 
ribus irremissibiliter exigenda. 



( B67 ) DOCUMTENI 



Itera considerantes quod attentis difficultatibtts eundi capham ac 
rodeundi. facilius inueniri poterunt ciues idonei qui acceptent ire ad 
officia caphe et ceterarum terrarum nostrarum maris pontici. si officia 
ipsa conferantur per annos duos siue nienses viginti sex computato 
mense xm. et ob id cupientes ciues idoneos ad ipsa officia transmitti. 
statuerunt ac decreuerunt quod omnia officia dictarum partium dein- 
ceps conferri debeant per annos duos siue menses viginti sex compu- 
tato mense xm. exceptis tantummodo consulatu caphe ministraria et 
scribania massarie. que tria officia per menses xm tantummodo juxta 
formam regularum conferri debeant. 

Iteni statuerunt ac decreuerunt quod consul et massarij caphe te- 
neantur et obligati sint facere et curare cum effectu quod nullus 
sumptus extraordinarius quantumcumque exiguus vel magnus deinceps 
fieri possit in capha. nisi prius decretus fuerit ad calculos albos et 
nigros cum omnibus solemnitatibus in regulis contentis. et in ejusmodi 
deliberationibus conuenerint saltelli due tertie partes calculorum al- 
borum. et hoc sub pena soluendi de suo proprio tantum quantum ex- 
pensum fuisset non seruatis regulis et ordine calculorum superius de- 
clarato. 

Item statuerunt ac decreuerunt quod liceat constili caphe presentis 
et futuris cassare et a stipendio amouere omnes et singulos stipen- 
diatos quos in aliquo deliquisse seu contrafecisse compererit. et loco 
eorum qui per consulem eo modo a stipendio amouerentur vel dece- 
derent. reponi debeant seu scribi ad stipendium alij quos ipse consul 
ac massarij et officiales monete snb calculorum judicio idoneos judi- 
cauerint. et teneantur consul et massarij hunc ordinem seruari facere. 
sub pena soluendi de suo proprio stipendia eorum qui aliter ad - sti- 
pendium scriberentur. 

Item statuerunt ac decreuerunt quod* non liceat castellanis cimbali 
et soldaie ullo modo exire extra muros cimbali et soldaie sub pena 
a summo uno usque in decem. arbitrio consulis caphe. totiens ab eis 
exigenda quotiens contrafecerint. et teneantur consules ipsorum locorum 
soldaie et cimbali sub eadem pena notitiam facere dicto consuli caphe 
quotiens dicti castellani contrafecerint. Liceat tamen. non obstantibus 
supradictis. eisdem castellanis in capham accedere temporibus deputatis. 
impetrata tamen prius licentia ab ipso consule caphe. qui ejusmodi 
licentiam eis concedere non debeat nisi prò causa utili et necessaria. 
Item statuerunt et decreuerunt quod scriba comperarum locorum 



( 368 ) DOCUMENTI 



caphe prestare debeat idoneos fidejussores. saltem de sumrnis quin- 
gentis. et quam primurn hec dcliberatio fuerit in capha. teneatur 
consul diete ciuitatis eligi facere scribam dictarum comperarum sub 
modis et formis contentis in constitutionibus seu priuilegijs ipsarum 
comperarum caphe. ipsumque scribam quamprimum electus fuerit 
compellere ad prestandam ejusmodi fidejussionem. 

Item legitimis rationibus moti statuerunt ac decreuerent quod of- 
ficia victualium et prouisionis. que esse solebant duo separata, sedu- 
cantur in unum, et unum officium qui creetur ex quatuor tantum 
vacet negotijs victualium et prouisionis simul. 



DOCUMENTO DCLXXVIII. 

Altri ordini e ingiunzioni dei Protettori al console e massari di Cada. 

1463, 30 dicembre 

(Litt. miss. off. Caffé ann. 1464-1475) 

(fol. 26 v.) 

Protectores etc. Spectato ac prestantibus viris. constili, massarijs 
ac prouisoribus caffè, dilectissimis nostris. 

Cum superioribus diebus. dilectissimi nostri, ordinari fecissemus 
per paulum eas responsiones ad literas vestras quos annexas inue- 
nietis. superuenerunt postea guirardus lomellinus et alij inde ve- 
nientes cum multis literis tam vestris quam aliorum. in quibus multas 
inter se contrarias aduisationes inuenimus. et perspicue deprehen- 
dimus inter vos primum et stfbsequenter inter alios ortas esse di- 
scordias. contentiones et emulationes. quorum malorum culpa princi- 
palis in vos reijcienda 'est. quamquam et reliqui mereri nobis vi- 
deantur non solum reprehensiones sed etiam punitiones conuenientes. 
sed vos super ceteros omnes qui a precessoribus nostris jussi. admo- 
niti. adjuratique firma concordia et caritate nobilissimam illam ciui- 
tatem gubernare. eorum precepta et bortationes contempsistis et alij 
materiam discordie prebuistis. Quales enim ut ait piato sunt prin- 
cipes. tales reliquos oportere esse omnes. Et profecto tanto nobis 
molestior est culpa vestra. quanto magis videmini aduersari diuine 



( 369 ) DOCUMENTI 



prouidcntie. que ut litere vostre et rcliquorum ibidem residentium ac 
relationes dicti guirardi et aliorum testantur. omnem felicitatem pacis. 
abundantie. salubritatis et negotiationis illi benedicte ciuitati largiri 
dignata est. 

Sed ne videamur solummodo detestari velie culpam vestram his 
flneoi iniponeraus. denunciantes vobis quod nullo modo intendimus er- 
rorem illorum qui horum malorum causa fuere impunitum preterire, 
multoque seuerius contra eos procedenius si intellexerimus ipsos ac- 
ceptis his litteris nullum remedium malis adhibuisse. sed in priore 
obstinatione perseuerasse. Hec igitur super predictis dixisse contenti. 
ad responsionem eorum que vos et alij scripsistis descendemus. 

Primum igitur quantum pertinet ad summos illos quingentos ero- 
gatos in armamento galee et ad asperos illos x milia consumptos in 
subsidio matrice, laudamus quod propter rationes per vos scriptas 
dictos sumptus feceritis. et de eis facti fuerint debitores illi quorum 
culpa necessarium fuit eas expensas facere. Verum quoniam parum 
utile foret ipsos debitores fecisse nisi sequeretur exactio. oneramus 
vos ut quanto celerius poteritis. seruata tamen debita moderatione 
prò deuitandis periculis ac scandalis necessaria, studeatis ipsas pe- 
cunias exigi facere. ut equum est. 

Laudamus. ut in alijs litteris diximus. prouisionem miliorum per 
vos factam. quam in dies oneramus vos augere studeatis per omnes 
vias ac formas quas conuenientes judicabitis. Sed quia apparet ex li- 
teris quod ex massaria primum extracte fuerint omnes pecunie em- 
ptioni dictorum miliorum necessarie hoc nobis non placuit. equius 
enim nobis visum fuisset. quod offlcium victualium exegisset cum di- 
ligenza pecunias xm mensis a quocumque officiali sibi obligato et 
ejusmodi pecunias conuertisset in emptionem miliorum. quam quod 
ut scribitis fieri fecissetis ejusmodi officiales debitores in libro mas- 
sarie. Sunt enim. ut intelligitis. multi officiales qui vel in totum vel 
prò majore parte percipiunt emolumenta sua extra librum massarie. 
ut sunt ministraria et alia officia. Propter quod volumus ut ordinetis 
et prouideatis quod de cetero ipsum officium victualium exigat dili- 
genter a quibuscumque officialibus impositionem dicti mensis xm con- 
uertendam in emptionem miliorum ut supra. et hoc ne ex ea re 
massaria onus perferat. Et quia aliqui dubitare visi sunt an officiales 
exercentes ultra terminum mensium tredecim teneantur contribuere 
ad ratam. declaramus quod omnes officiales teneantur contribuere ad 



anno 4465 ( 370 ) 

ratam diete irapositioni mensis xm siue pluri siue pauciore tempore 

officia exerceant. 

Miraraur et molestum nobis est quod urbs illa. ut scribitur. vacua 
sit munitionibus. attento presertim quod dura libros comperarmi 
periorum annorum reuidimus. inuenimus maximas ejusmodi rnuni- 
tionum quantitates ad urbera illam transmissas fuisse. et que quidem 
ingentes pecuniarum summas constiterunt. Propter quod committiraug 
vobis expresse ut diligentes inquisitiones faciatis contra eos oranes 
et singulos quorum culpa ejusmodi munitiones deperdite sunt. et 
omnes et singulos quos in ea re culpabiles inueneritis. condemnetis et 
penas ab eis exigatis. ita ut compere conseruentur indemnes. Et hoc 
ideo dicimus. quoniam audiuimus raultos fuisse qui ejusmodi arma et 
munitiones vel in nauibus proprijs reposuerunt vel ad castra propria 
transtulerunt. Et tamen. his non obstantibus. quoniam ciuitas illa nobis 
carissima est. ultra summam badilium et sanitrij in naui boni de costa 
superioribus mensibus transmissam. curabimus ejusmodi munitiones 
emere et ad vos mittere per formas illas que nobis possibiles fuerint. 

Intelleximus ex literis inde scriptis quod hoc anno tributum do- 
mini regis turcorum constauit ultra solitum ducatos sexcentos. et hoc 
propter ihefarcos illos vobis commissos qui in itinere perierunt. Ex 
quo honestum nobis videretur quod ex vijs illis ex quibus ordinatimi 
est elici dictum tributum exigerentur proportionaliter dicti ducati 
sexcenti. ne totum eorum onus in humeros massari e pluribus oneribus 
grauate reijeerentur. Propter quod committimus vobis ut si id co- 
mode et conuenienter fieri posse intellexeritis. dictos ducatos sex- 
centos ex supradictis vijs ordinatis proportionaliter exigi faciatis. 

Reprobamus abusum. ut dicitur. isthic introductum quod stipendiati 
ex capha discedere possint et prò libito suo intra certos terminos 
nauigare. Propter quod committimus vobis expresse quod statim his 
litteris acceptis prouideatis ne aliquis stipendiatus. cuna licentia vel 
sine. ex illa ciuitate abire possit sub pena amittendi stipendium. a 
quo volumus omnino remoueatis eos omnes et singulos qui cum li- 
centia vel sine ex urbe illa recederent. sub pena soluendi ejusmodi 
stipendia de vestro proprio. Declarantes tamen quod his non obstan- 
tibus liceat vobis mittere prò negotijs publicis ad cimbalum vel sol- 
daiam. seu etiam ad alia loca, aliquos ex ipsis stipendiatis semper et 
quandocumque prò negotijs publicis id utile aut necessarium vobis 
videretur. 



( 371 ) DOCUMENTI 



Dicitur multa scandala quotidie oriri et perioda interuenire posse 
in soldaia et cimbalo propter tabernas quas consules illorum locorum 
nocturno tempore post horam secundam noctis apertas teneri faciunt. 
Propter quod committimus vobis ut statim jubeatis consulibus utrius- 
que loci quod tabernas suas et omnes alias quamprimum secunda 
hora noctis aduenerit singulis diebus claudi faciant. nec vinum in 
aliquo loco nocturno tempore post dictam horam vendi permittant. et 
hoc sub ea pena que conueniens vobis videbitur. quam exequi faciatis 
si parere neglexerint. 

Iniquum nobis videretur quod massaria perferret ullum onus sta- 
liarum scribarum curie, quos dicitur factos fuisse creditores in libro 
massarie propter reformationes illas ibi factas circa litigia. quas offi- 
cium nostrum reprobauit et que nequaquam obseruari debebant nisi 
prius ab officio nostro comprobarentur. immo intendimus quod onus 
ipsum transferatur in illos qui ejusmodi erroris causa fuere. Propter 
quod super ea re expedientes aduisationes nobis mittite quamprimum 
poteritis. 

Approbamus quod omnes stipendiati habeant arma propria, ut scrip- 
sistis. Propter quod decreuimus quod de cetero stipendiati illi qui 
hinc mittentur. si accedent via maritima arma secum deferant. si 
vero via terrestri teneantur quamprimum isthic erunt arma propria 
habere. Sed ut etiam illi qui isthic sunt habeant arma propria, vobis 
committimus ut monstras eorum diligenter. saltem sex vicibus in 
anno, videlicet de duobus in duos menses semel, faciatis. et proui- 
deatis quod quilibet ipsorum habeat arma sua. ut equum est. et in lit- 
teris eorum continetur. 

Stalias melchionis de garbarino et omnes alias diligenter exigite 
secundum formas vobis datas et de cetero dandas per collectorem 
staliarum. in qua quidem re si negligentes fueritis. ut in alijs litteris 
diximus. condemnabimus vos ad conseruandum indemnem ipsum col- 
lectorem. et ejusmodi condemnationes a vestris fidejussoribus exigemus. 

Ducatos vigintiquinque exactos per vos a domino episcopo caphensi 
conuertite in opus cisterne vel murorum prout vobis scripsimus. et 
nos si de alijs ducatis xxv hic ex prouentibus satisfecerit. pignora 
sua. prout scripsistis. restituì faciemus. 

Gratissima nobis fuit aduisatio per vos scripta de felicibus pro- 
gressibus serenissimi domini agicharei imperatoris tartarorum. Cujus- 
quidem felicitatem quoniam non minus desideramus quam commoda 



anno 1465 ( 372 ) 

propria, committimus vobis in omnibus literis de bono ac felici ejus 
statu aduisationes nobis prebeatis. 

Recepimus processus guirardi lomellini. quos quantum pertinet ad 
accusationes contra eum factas per illos armenos nobis carissimoa 
simul cum sapientibus com'perarum nbstrarum diligenter reuidebimus. 
et si inueniemus ipsum guirardum vigore processuum dictis armenis 
aliqualiter obligatum esse, nullum habebimus respectum nisi solurn- 
modo ad veritatem et justitiam. 

Hoc autem tam in principio et medio quam in fine litterarum semper 
dictum repetitumque esse intelligatis. quod super omnia studeatis 
ciuitatem illam et membra ejus in pace maritima et terrestri con- 
seruare et cum justitia omnia dirigere et gubernare. quorum utrum- 
que facilimum vobis erit si obseruantie commissionum nostrarum di- 
ligenter intendetis. Et quoniam molestissime ferimus contentiones et 
emulationes inter'vos et alios ortas. quas quidem diutius tolerare non 
intendimus. oneramus vos circa hoc desiderio nostro et honori vestro 
aliqua ex parte satisfacere studeatis. 

Moti hortationibus vestris decreuimus concedere immunitatem theo- 
dosio de mur prò ilio thimo qui ab eo fabricatur. per annos quinque 
ultra annos decem jam per vos concessos. prout latius ei scribemus. 
Preterea visis et diligenter consideratis et esaminati? bortatio- 
nibus per vos et alios scriptis quod permittamus possitis retinere 
stipendiatos usque in centum et quinquagiuta. estimantes semper 
super omnia salutem et securitatem illius nobilis ciuitatis nobis ca- 
rissime ut equum est. contenti sumus ut si vos et antiani ac oflìciales 
monete judicaueritis utile ac necessarium esse, possitis retinere usque 
in ipsum numerum stipendiatorum centum et quinquaginta. animad- 
uertendo tamen quod omnes sint utiles et idonei et quod nemini 
eorum detur excessiuum stipendium. sed solUmmodo tantum habeant 
quantum continetur in alijs commissionibus nostris super ipsa materia 
stipendiorum vobis datis. 

Commissum fuit vobis per nostros precessores ut preciperetis egre- 
gio rapbaeli de monterubeo quod ad nos sine dilatione veniret 'prout 
regule disponunt. quam commissionem executi non fuistis quia propter 
fabricam murorum ibi retentus fuisse videtur. Propter quod quan- 
doquidem equum nobis videtur ut regule sementar, volumus ipsam 
commissionem statim visis presentibus exequamini. eidemque raphaeli 
jubeatis nostri parte ut sine dilatione inde discedat et ad nos veniat. 



( 373 ) DOCUMENTI 



Inter cetera onoramus vos ut scmper cum diligentia reuideri fa- 
ciatis socios siue stipendiatos cirabali et soldaie. et prouideatis quod 
in eis non sint aliqui inutiles siue ex natione suspecta. exceptis ali- 
quibus paucis qui priuilegium habere dicuntur. 

Volumus etiam et oneramus vos ut feciatis munitionem salterà mo- 
diorum vigintiquinque milij in castro cimbali et parem munitionem 
in eastro soldaie. ordinando quod ipsum milium bene condietionatum 
seruetur et custodiatur in utroque castro et consignetur de castellano 
in castellanum. 

Et quoniam audiuimus quod multi emerent in urbe illa milia et 
se obligarent illa tenere annis tribus. dummodo ibi daretur ex nunc 
licentia vendendi et extrabendi ipsa milia libere arbitrio suo elapsis 
dictis annis tribus. volumus ut omnibus milia emere volentibus sub 
dieta conditione. licentiam concedatis. 

Considerantes insuper in regulis caphe contineri quod aliquis aduo- 
care non possit nisi prò personis miserabilibus. quodque multe que- 
rele nobis delate fuerunt de nonnullis qui aduocare presumpserunt 
contra formam ipsius regule. volumus quod vos consul et massarij ac 
oflìciales monete et Campanie diligentes inquisitiones faciatis contra 
omnes et singulos qui in predictis aliquo modo contrafecerint. eosque 
quos vobis constiterit aduocationis otficium fecisse contra formam 
dietarum regularum puniatis conuenienter secundum et prò ut vide- 
bitur vobis et dictis offlcialibus monete, qualitati personarum et con- 
trafactionum uniuscujusque conuenire. Et ne de cetero in ejusmodi 
erroribus perseueretur. volumus proclamari faciatis quod si quis de 
cetero in predictis contrafecerit. condemnabitur per vos seu succes- 
sores vestros et dictos officiales monete sub calculorum judicio a 
summis decem usque in vigintiquinque. arbitrio vestro. et ultra ex- 
pelletur ab illa ciuitate. ne malitia ejusmodi aduocatorum lites fiant 
immortale?. Committentes vobis et ipsis offlcialibus monete ut pro- 
cedatis juxta formam presentis commissionis contra omnes et sin- 
gulos qui in predictis contrafecerint. vel post dictum proclama con- 
trafacere presument. Decernentesque ac declarantes quod prò ejus- 
modi processibus et executionibus faciendis contra tales contrafactores 
sindicari non possitis. nec ulla vobis inferri molestia in vestris sindi- 
camentis. 

Postremo quoniam multa ordinauimus de ordine consulum de ce- 
tero transmittendorum et alia ad utilitatem illius ciuitatis nobis ca- 



anno 1465 ( 374 ) 

rissime pertinentia. quo quidem latius continentur in solenni i decreto 
quod his inclusimi inuenietis. jubernus vobis ut ea omnia non soJum 
seruetis ac seruari faciatis. sed etiam registrare in regulis. ut dein- 
cops obseruentur prout reliqua in regulis contenta. 

Notificantes vobis quod in dei nomine intra paucos dies eligi fa- 
ciemus consulem unum juxta formam dictorum ordinamentorum et 
insuper alios officiales. qui omnes hoc vere ad vos venient curn om- 
nibus prouisionibus et aduisationibus opportunis. de quibus notitiam 
dare poteritis antianis et officio monete ac toti illi populo nobis ca- 
rissimo, ut quisque bonum animum sumat et sciat nobilem illam ci- 
uitatem nobis carissimam esse. 

Ceterum quoniam. ut in alijs diximus. molestissima nobis fuit im- 
positio locorum. committimus vobis expresse ut de cetero nullo modo 
permittatis imponi nouas cabellas sine licentia nostra, sub qualibet 
graui pena a vobis et vestris fldejussoribus irremissibiliter exigenda. 

Inter cetera adhibete omne studium et diligentiam in fabricando 
cisternam et etiam operam dando quod fabricentur alie cisterne et 
putei. ita ut in omnem casum nobilis illa ciuitas. que completis cito 
deo dante muris et completa insuper munitione miliorum tutissima 
erit. abundet aqua. In quibus quidem fabricis conuerti possent red- 
ditus officij prouisionis. nam quia massaria multis oneribus grauata 
est. nolumus ejusmodi sumptus reijci in humeros massarie. 

Graues nobis querelas detulit reuerendus episcopus grecorum de 
nicolao de turrilia. Propter quod volumus et expresse committimus 
vobis ac officio monete ut studeatis intelligere an episcopus ipse ha-' 
beat justam querele causam et ministretis ipsi contra dictum nico- 
laum et quoscumque alios eundem episcopum indebite molestantes. 
justitiam summariam et expeditam. ita quidem ut intelligatur nostre 
intentionis non esse quod ipsi aut cuipiam alij fiat injuria. Data die 
xxx decembris mcccclxvi. 

Seguono i lunghi poscritti del 4 marzo e del 30 maggio 1466 , 
posti più innanzi sotto i documenti DCLXXXV e DCCXVI. 



( 375 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO DCLXXIX. 

Instano presso il vicario consolare di Caffa pella retta amministrazione della 
giustizia. 

1465, 30 dicembre. 

(Litt. miss. off. Caffé, ann. 1464-1475) 

(fol. 31) 



Protectores etc. Egregio legumdoctori domino leonardo de petra- 
sancta vicario caphe. dilecto nostro. 

Quoniam. dilecte noster. spectabilis consul et massarij illins ciui- 
tatis requisiuerunt nos per literas suas ut nequaquam cogamus eos 
ad foluendum expensas vestras juxta formam jam pridem per nos 
ordinatam. illisque rescribimus equum nobis videri et ob id nos velie 
ut omnino expensas ipsas soluant juxta formam jam pridem decretam. 
memoramus vobis quod curetis ab ipsis satisfactionem vestram con- 
sequi. Ceterum circa reliqua ipsis. ut intelligetis. expedienter scribi- 
raus. sed quoniam administratio justitie in manu vestra est. iterum 
iterumque vos oneramus ut litigia semper quantum fieri possit sine 
alicujus injuria abbreuiare studeatis et presertim in causis pauperum 
et miserabilium personarum. justitiam semper cuilibet reddendo. et 
ita quidem vos habendo ut inter populos illos eam famam acquiratis. 
quam sibi parauit q. dominus lancellotus de becaria. qui ibi ut di- 
citur tanquam sanctus adhuc adoratur. Data janue mcccclxvi die xxx 
decembris. 



DOCUMENTO DCLXXX. 

Seconda proroga nello scrivanato della masseria di Caffa, concessa ad Antonio 

Bozzolo. 

1465, 30 dicembre 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 104) 

Protectores comperarum sancti georgij etc. inclite ciuitatis janue. 
memores collatam fuisse dilecto nostro antonio de bozollo notario 



anno 4465 ( 376 ) 

scribaniam massarie caphe prò mensibus tredecim sub modis formi» 
et condictionibus contentis in litteris precessorum nostrorurn scriptii 
anno mcccclxiiii die xxi junij. et scientes insuper prorogatum fuisse 
terminum dictorum mensiurn tredecim dicto antonio de bozollo et 
quibusdam alijs officialibus caphe per menses quatuor a fine primorum 
mensium tredecim proxime computandos. sub modis formis et con- 
dictionibus contentis in litteris precessorum nostrorurn scriptis anno 
mcccclxv die xxx julij. et directis spectabili et prestantibus consuli 
et massarijs etc. caphe et prout in ipsis litteris latius continetur. 
legitimis rationibus moti iterum prorogauimus tempus dictorum men- 
sium tredecim et mensium quatuor postea ut supra additorum per 
alios menses quatuor a fine dictorum primorum mensium quatuor ut 
supra prorogatorum proxime computandos. 

Propter quod harum litterarum auctoritate jubemus spectato et 
prestantibus viris consuli etc. caphe. ut nequaquam amoueant nec 
amoueri permittant dictum antonium ab ipsa scribania donec et quos- 
que compleuerit menses viginti et unum prò quibus dieta scribania 
eidem ut supra collata fuit. computata prima collatione et duobus pro- 
rogationibus ut supra ei factis. immo prouideant quod antonius ipse 
percipiat prò ea illud salarium et emolumentum quod in primis lit- 
teris mensium tredecim declaratum est. et sub modis et formis in 
ipsis litteris latius declaratis. soluatque partem xm ejusdem salarij 
totius temporis sub forma ordinata. Declarantesque quod si forsitan 
d ictus antonius jam amotus fuisset ab ipsa scribania tempore quo he 
littere dictis consuli et alijs presentabuntur. nihilominus restituatur 
in possessione date scribanie et gaudeat beneficio presentis proro- 
gationis mensium quatuor sub modis et formis superius declaratis. 
In quorum etc. Data janue mcccclxvi die xxx decembris. 



ANNO MCCCCLXVI 



STORIA E DOCUMENTI 



ESPOSIZIONE STORICA 

DEGLI AVVENIMENTI 



In conformità alla deliberazione presa addi 30 dicembre scorso 
anno dal magistrato di s. Giorgio e gli otto incaricati ai ne- 
gozii di Caffa, i nuovi Protettori di conserva agli Uffìzii sca- 
duti del 1464 e 4465, indissero la generale elezione dei con- 
soli e ufficiali della Tauride pel 6 febbraio \ 466; e trovatisi, 
in pien numero raccolti nell'aula del palazzo delle Compere 
procedevano alle nomine, che caddero su Marco Lercari desti- 
nato a console di Caffa, Francesco De-Marchi a capitano dei 
borghi, Benedetto Maruffo a ministrale e Manuele Granello a 
scrivano della masseria della stessa città. Per console e ca- 
stellano di Cembalo furono scelti Battista Oliva e Oberto De- 
Franchi-Sacco, e così alla castellala di Soldaia Giorgio Gar- 
barmi ('). 

Ma il nobile Lercari sorpreso di tale elezione cui egli non 
che provocata, aveva neppur chiesta, non tardò a farne le 

•"di il documento DCLXXXII. 



anno 4 46(5 ( 380 ) 

scuse e rinunziare all' onorifico seggio, adducendo la mal ferma 
sua salute: cosa che alla quasi unanimità fu ammessa dal 
supremo Consiglio addi 19 stesso mese, nel quale gli si die a 
successore l' altro patrizio Gentile Camilla. E assieme tempo 
si completò il ruolo degli impiegati col nominare a capitani 
dei sobborghi l'artefice Giovanni Semenza, della Gozia Cri- 
stoforo De-Franchi-Sacco, degli orgusii Ambrogio Montanaro, 
a castellano della torre di s. Costantino Giacomo Monteverde, 
e a custode della gran porta Caiadore Giacomo Serra ('). 
La durata dei costoro impieghi intendevasi protratta a mesi 
ventisei, giusta la riforma proposta e adottata nella seduta del 
precitato giorno 30 dicembre 1465, meno che pel console, 
ministrale e scrivano della masseria di Caffa ( 2 ). 

Nel marzo successivo i Protettori lette attentamente le ul- 
time corrispondenze venute dalla Crimea col rimpatrio del 
console emerito Gerardo Lomellini, e in seguito anche per 
diverse vie, scrissero molte lettere risponsive ai messaggi del 
console e di altri pubblici e privati cittadini. E dapprima sotto 
il dì 4 si meravigliano coi rettori di Caffa del ritardo frap- 
posto all'invio delle carte processuali nella causa della sosti- 
tuzione tanto combattuta del Monterosso al defunto console 
Baklassare D' Oria, e danno parola di rivedere per bene le 
imputazioni fatte allo scaduto Lomellini intorno la clamorosa 
sua lite cogli armeni. Godono del favore e cortese amicizia 
in cui continuava avere la genovese colonia l' imperatore tar- 
taro Agi-Kerai, e se ne ripromettono eccellenti frutti di pace 
e buona vicinanza. Approvano la minuta revisione instituita 
dei conti della masseria, e la conseguente condanna sperata 
degli infedeli amministratori. Sollecitano il diffinitivo compi- 
mento e fabbrica delle fortificazioni e della gran cisterna di 



(') Vedi il documento DCLXXXIII. 
H Vedi il documento DCLXXV1I. 



( 381 ) , STORIA 

Caffo, e li vogliono avvertiti di spendervi scrupolosamente tutti 
i danari raccolti mercè le indulgenze di papa Calisto, e le 
taglie poste sul consolato di Soldaia, la capitaneria dei borghi, 
le tre scrivanie della curia di Cada; dei quali ufficii permesso 
aveano la vendita colà appunto per destinarne il ricavo a quei 
lavori di difesa. Erasi loro scritto dalla Tauride ottenessero da 
Roma la facoltà di condurre schiavi (non si dice di dove, ma 
probabilmente dalla limitrofa Campagna) per via terrestre, e, 
a fomentare il commercio, anche la libera vendita a genti in- 
fedeli del grano ammassato in Caffa da mercatanti e paesi pa- 
gani ; su che i Protettori si restringono a promettere che fa- 
ranno quanto sarà possibile entro i confini della giustizia ed 
onestà, intese com'erano al loro tempo in cui vigeva il pa- 
pale divieto di trafficare coi turchi e simili razze di popoli. 

A Soldaia essendo accaduto lo stupro violento d' una ma- 
trona per opra del genovese Marco Gentile, i suddetti ne me- 
nano alto lamento: e in quella che esaltano la condotta del- 
l'egregio Antonio Goasco e la dappocaggine del console sol- 
daiese nella scandalosa contingenza, prescrivono a quel di Caffa 
d' arrestare, se già noi fu, il colpevole, e i beni suoi tutti 
confiscare a profitto dell'erario, riservati i soli diritti dotali 
della moglie e la provvisione d'un sommo mensile concesso, a 
lai quale compenso, alla vituperata donna. Ove poi il delit- 
tuoso Marco non potesse venire colto (ma instavano di sni- 
darlo a tutt'uomo dal suo nascondiglio), fosse bandito in per- 
petuo dai dominii taurici, a terrore dei malviventi. In Soldaia 
ancora approvano l'impreso ristauro di parecchie case cittadine 
e della chiesa matrice, siccome opere conducenti al morale 
e civile progresso del popolo e all' onore del magnifico Banco. 
E perchè dai maligni invidiosi del tranquillo stato della co- 
lonia veniasi spargendo la falsa notizia d' una lega contro i 
veneti, i Protettori ribattono la nefaria menzogna, e avvisano 
anzi allestire Venezia armi e potenza a danno del turco, 

Socittà Ligure. St. Patria. Voi. VII. P. I. 25 



anno 1466 ( 382 ) 



l'Italia vivere in piena pace, e Genova in ispecie, colle sue 
riviere, crescere e prosperare ognor più sotto il provvido e sa- 
piente governo del ben amato duca di Milano ('). 

Un primo poscritto di questo lungo documento annunzia la 
fatta elezione del nuovo console Gentile Camilla, accolta da 
ogni ceto di persone con unanime applauso, il quale parti- 
rebbe alla loro volta circa il i 5 aprile venturo, latore di più 
recenti ordini : non che la nomina a corriere dell 1 ufficio di 
s. Giorgio di Gregorio Pornasio, al quale dicono avere tassato 
il prezzo di porto delle lettere private da Genova a Caffa, e 
viceversa, in soldi dieci genovini per ogni oncia, e lo stipendio 
ufficiale in aspri quattrocento mensili ( 2 ). Segue un secondo 
poscritto del 6 marzo, in cui due colleghi assenti alla delibe- 
razione surriferita approvano la condanna al carcere o all'e- 
stradizione dai dominii della Tauride dell' impudico Marco Gen- 
tile; e mediante tale adesione veniamo a sapere (mancandone 
affatto gli altri documenti dell' anno) i nomi degli otto Pro- 
tettori pel corrente 1466; e sono: Tommaso Cicala, priore, 
Ambrogio Pinelli, Gianambrogio De-Marini, Pellegro Moneglia, 
Lorenzo Presenda, Raffaele De-Franchi-Bolgaro , Andrea Do- 
moculta e Paolo Battista Calvi ( 3 ). 



IL 



Colla data 4 marzo esistono altre due lettere; l' una diretta 
ai borghesi Giovanni Squarciafico, Andrea Fattinanti e socii, 
latini, greci ed armeni, componenti la commissione pella prov- 
vista del miglio nei pubblici e privati granai. In essa com- 
mendano i Protettori lo zelo da costoro impiegato in quella 

(») Vedi il documento DCLXXXV. 

(») Vedi i documenti DCLXXXV e DCXCH. 

( 5 ) Vedi il documento DCLXXXV. 



( 383 ) STORIA 

bisogna; che dopo la formidabile cinta delle mura altro più 
non occorreva alla sicurezza materiale di Caffa fuor d'un ab- 
bondante provvigionamento di viveri, ed ora che compiuto era, 
speravano dovesse fissare sicuro lo sguardo su qualsivoglia 
nemico invasore. Pure non rallentassero l'ulteriori incette ; me- 
glio averne a dovizia che in misura ('). Nell'altra confermano 
la immunità di anni dieci al greco Teodosio Mur d 1 una nuova 
fabbrica costrutta in Caffa, e l'accrescono d'un quinquennio, 
portandone a quindici la concessa franchigia ( 2 ). 

Vengono dietro alcuni decreti e disposizioni con cui s' in 
carica il governatore caffese della riscossione di lire cinque- 
cento sessanta contro V exconsole Gerardo Lomellini , condan- 
nato nei suoi sindicamenti a pagare tale somma al collettore 
delle tasse, dovutagli come taglia della biennale ministreria 
tenuta da Gerardo Pinelli e indebitamente contrastata dal 
Lomellini ( 3 ). E all' opposto, con altro foglio chiedono ai mas- 
sari il perché niegavasi lo stipendio ad Adamo Centurione e 
Filippo Lomellini, castellano il primo di Soldaia e di Cem- 
balo il secondo, e desideravano conoscere le ragioni del ri- 
fiuto ( l ). Poscia ad equiparare tutti indistintamente gli uffi- 
ziali nella durata degli impieghi, prorogarono a mesi ventisei 
il tempo del servizio ad Antonio Borlasca console di Soldaia ( 5 ) 
a Francesco Pastino, Battista Incisa e Antonio Torriglia, no- 
tari addetti alle scrivanie della curia di Caffa , ove do- 
veano portare anche i loro figli ad accrescere il numero dei 
sudditi fedeli ed interessati alla svolgentesi prosperità del 
Banco ( 6 ). 



(') Vedi il documento DCLXXXVI. 
(*) Vedi il documento DCLXXXVH. 
(*) Vedi il documento DCLXXXVIII. 
Vedi il documento DCLXXXIX. 
( S J Vedi il documento DCXC1X. 
(•) Vedi i documenti DCXC e DCXCVII. 



anno UGO ( 384 ) 

E ben sessanta tra ufficiali, stipendiati e loro famigli si 
condussero in primavera di quest' anno alle varie contrade 
della Tauride, come si raccoglie dalla supplice lettera scritta 
a papa Paolo II allora regnante, il di 15 marzo, dal magi- 
strato di s. Giorgio. Di fronte alle gravi difficoltà prevedute 
nel lungo e disastroso cammino da Genova alla Crimea per 
una comitiva di tante persone, i Protettori chiedevano al Pon- 
tefice volesse graziarli d'un benigno rescritto, indirizzato ai 
principi e rettori delle città e nazioni attraverso le cui terre 
transitare dovea la genovese quadriglia, acciò ne agevolassero 
il passo, e di quei soccorsi e mezzi li accivissero che a gente 
protetta dal vicario di Cristo prestare solevasi ('). Non é a 
dubitare dell' assenso papale, sebbene ne tacciano i registri e 
le filze di Calìa e di Roma. 

Nell'aspettativa intanto del breve romano davasi opera alla 
spedizione. Due essendo le maniere d'accedere al Ponto, ed 
entrambe per motivi diversi incommode e pericolose, addi 21 
aprile la casa di s. Giorgio emanò un proclama, col quale in- 
vitava, sotto pena di nullità delle loro elezioni, gli ufficiali tau- 
rici a dichiarare quale via, di terra o di mare, scegliessero, 
non che a prestare le dovute sicurtà e promesse di ben eser- 
citare le cariche, e infine a ritirare dalla cancelleria del Banco 
le regolari patenti. Nel porto stavano in attesa dell'imbarco 
le navi Tagliacarne e Botto dirette a Scio, di dove, sur esse 
od altre da noleggiarsi all'uopo, veleggerebbero poscia al mar 
Nero, sforzando o eludendo con arte lo stretto del Bosforo ( 2 ). 
Chi peritavasi del temuto scontro dei turchi, vi si condur- 
rebbe alquanto dopo con viaggio terrestre in compagnia del 
console Camilla. A uomini nati e creFciuti sul mare non dovea 
riuscire difficile la scelta, e quasi tutti preferirono il rischio 

(') Vedi il documento DCXCIII. 
(*) Vedi il documento DCXCVI. 



( 385 ) STORIA 

battagliero d' un momento alla noia e fatiche d' un penoso 
tragitto : taluni anzi, come il Montanaro, sembra lo chiedes- 
sero a mo' di grazia ('). Le loro credenziali pertanto furono 
firmate e distribuite entro il maggio e i primi del giugno , 
circa il qual tempo è a credere levassero le ancore le anzi- 
dette navi per alla volta di Levante ( 2 ). 

Accompagnavanle i Protettori con una lettera al console e 
massari di Caffa, o meglio con un poscritto al messaggio dei 
30 dicembre 1465, di cui anche ne rimettevano loro la copia 
nel caso di perdita: e in questo annunziano la partenza acca- 
duta fin dal 7 marzo scorso del corriere Pornasio , e la pre- 
sente spedizione, seguita prossimamente dalla terza capitanata 
dal Camilla, né vi tacciono la dolorosa novella della morte 
del duca di Milano, loro signore ( 3 ). 



III. 



Francesco Sforza infatti dopo un lungo e felicissimo regno 
il giorno 8 marzo del corrente anno cessava di vivere, pianto 
a calde lagrime da ogni ordine di cittadini, e dai genovesi non 
meno che dai suoi sudditi lombardi. La figura del duca, cosi 
ce lo descrive il Verri sulla fede di sincroni scrittori, era 
sommamente dignitosa : negli atteggiamenti era elegante e no- 
bile senza studio alcuno, la statura più grande della comune 
degli uomini; e guardandolo alla fisonomia sola del volto, 
ognuno ravvisava in lui un uomo nato per comandare. In 
faccia al nemico non palesò mai non che timore, ma nem- 
meno inquietudine, né mai si mostrò dolente per le ferite che 
riportò. Malgrado la scostumatezza di quei tempi, egli fu sempre 

C) Vedi il documento DCXCV. 

(') Sono quasi tutti i documenti dal N.° DCC al DCCXV1I. 

( s ) Vedi il documento DOCXVI. 



anno 1466 ( 386 ; 

alieno dai disordini, né si lasciò sedurre alla lascivia. La virtù 
signoreggiollo per modo che negli avversi casi non si avvili 
giammai, e quanto più gli venne prospera la fortuna, tanto 
più modesto mostrossi ed incapace d'usar contumelia ai ne- 
mici. Umano e clemente fu sempre questo grand' uomo, e non 
vi era cosa più sicura che la fede e la parola di Francesco ('). 

Niuna meraviglia perciò che sotto il savio governo di lui, 
così sperto in politica, come valoroso in armi , la repubblica 
di Genova si trovasse a beli' agio, tranquilla in casa, rispet- 
tata al di fuori ; ma la difficoltà stava nella prosecuzione di 
un cosi beato vivere dopo la morte di Francesco. Avventuro- 
samente non accadde nissun moto in città, e mercé la sapienza 
dei seniori e la contentezza del popolo , successe senza con- 
trasto al padre nella signoria di Genova, come negli stati ere- 
ditarii di Milano, il figlio primogenito Galeazzo Maria. Di questo 
quasi insperato evento danno notizia i Protettori nel surrife- 
rito carteggio ai consoli di Caffa, e ne colgono il destro per 
raccomandare loro d' ottenere altrettali buoni effetti nella pro- 
pria amministrazione ; ondeché raffermano e rinnovano gli 
ordini dianzi trasmessi a riguardo della progressiva sdebitazione 
della masseria, incessante economia nelle spese, e continuata 
provvista di miglio. 

Molti e svariati ricorsi deposti nella segreteria aspettavano 
da buona pezza la definitiva soluzione del Banco, e a darvela 
applicarono 1' animo sciolto ora da maggiori e ardue cure i 
nostri Protettori. Fino dall'infausta caduta di Pera nel 1453, 
Andrea Campofregoso esponeva avere perduto ogni sua so- 
stanza, oltre i rischi corsi nella vita pella difesa del paese, 
ed ora gravato di numerosa figliuolanza patire disagi e miseria. 
Supplicava adunque gli si accordasse pronta e sommaria giu- 
stizia verso alcuni suoi antichi debitori domiciliati in Caffa. 

(') Storia di Milano, Cap.° XVI. 



( 387 ) STORIA 

Vi assenti il Banco, e mandò per le opportune ricerche e spe- 
dito pagamento al console di quella colonia ('). E per un con- 
simile motivo di religiosa pietà e commiserazione all' altrui 
disgrazia, ordinava poco stante al medesimo d' ammettere al 
soldo mensile di aspri trecento lo sventurato principe Deme- 
trio Paleologo, caduto ornai di speranza di riscattare la moglie 
e l'infelice sua famiglia dalle catene del turco, ridotto com'era 
egli stesso a vergognosa miseria ( 2 ). 

Giorni innanzi, seduti a consesso col ducale governatore e 
gli anziani della Repubblica, sentito avevano il collettivo ri- 
corso di Francesco Levanto, Domenico Spinola, Giacomo Giu- 
stinani e Brancaleone D'Oria, richiedenti a nome proprio e dei 
socii nella ditta l' indennità di meglio che nove mila cinquecento 
scudi d' oro, perduti nelle rappresaglie esercitate da Valeriano, 
signore di Waurin, sulle merci e beni di loro spettanza. Ram- 
mentavano come essendo esse volte contro il governo, e non 
i privati cittadini innocenti del lamentato sopruso, al Comune 
s' apparteneva rifare i danni cagionati ai suoi sudditi. Sulla 
proposta del nobile Marco D' Oria, che raccolse la maggioranza 
dei voti, fu ammessa la giustizia dell'appello, e deciso di 
darvi esito in via diplomatica, mediante cioè i buoni uffìcii 
di Galeazzo Maria , loro padrone , stretto d' amicizia al duca 
di Borgogna, protettore del Waurin ( 3 ). Fallì 1' evento, perchè 
1' anno dopo la stessa istanza venne sporta al consiglio ed al 
ducale governatore ( 4 ), e di nuovo, crediamo, senza alcun buon 
risultato. 

I sindicamenti del console Bartolomeo Gentile finirono circa 
questo tempo in Genova, e anche essi, come già quelli di Ge- 
rardo Lomellini, colla condanna allo sborso di ducati ducento 

C) Vedi il documento DCXCIV. 
(*) Vedi il documento DCCV. 
( 5 ) Vedi il documento DCC1. 
(*) Vedi il documento DCCLXI. 



anno 1460 ( 388 ) 

cinquanta cinque, a convertirsi nella cisterna pubblica di Calla, 
pronunciata contro di lui dall'ufficio di s. Giorgio del 1463 
che lo avea eletto (*); nella guisa che per volontà del sussi 
gente, cioè del 1464, Antonio Giberti e i colleghi suoi, revisori 
dei conti della masseria, erano stati, mesi innanzi, destinati a li- 
quidare gli averi, crediti e debiti del fallito banchiere caffese 
Paolo D'Oria ( 2 ). In questa città viveva taluno, il quale cre- 
deasi possessore di carte riguardanti Marcellino Maruffo e Bat- 
tista Oliva, dalla cui scoperta molta fortuna se ne promette- 
vano i due interessati. Neil' occasione che là si recavano Bene- 
detto Marnilo e 1' Oliva medesimo, il Banco, sulla costoro 
richiesta, commise ai poteri civili e legali della colonia di 
concorrere e coadiuvarne la ricerca. Conciossiacosaché equa 
cosa sia, dicono, che in ogni contingenza la verità anzi tutto 
venga alla chiara luce , e giustizia a tutti in egual modo si 
appresti ( 3 ). 

Ciò era, lo crediamo, nei voti dei ministri di s. Giorgio, 
ma assai poco, sembra, nell' uso e nella coscienza dei tribu- 
nali. Eccone la prova nelF infelice notaio Girolamo Cerro , 
il quale carcerato nella Malapaga da più anni per sugge- 
rimento dei revisori dei suoi conti , vi languiva abbando- 
nato e negletto, e a stento permettevagliesene l'uscita nelle 
feste maggiori dell' anno ('*). Ma a lui tardava togliersi di prov- 
visorio e vedere la fine del processo: quindi rinnovò la do- 
manda fosse dato corso all'appello da esso inoltrato al ma- 
gnifico Banco contro la condanna inflittagli in prima instanza, 
e ottenne ai 6 marzo 1466 la delegazione di tre cittadini a 
giudicare sulla equità del ricorso ( 5 ). Invano però, che que- 

(') Vedi il documento DCCXVIII. 
(') Vedi il documento DCLXXX1V. 
( 3 ) Vedi il documento DCCII. 
(*) Vedi il documento DCL. 
( 5 ) Vedi il documento DCXCI. 



( 389 ) STORIA 

glino o non curanti di lui o troppo gravati di lavoro, furono 
dopo tre mesi trovati aver fatto nulla, e si dovè imporre una 
multa per obbligarli a studiare la causa (*) , e tuttavia con 
niun' esito, perché i delegati Martino Giustiniani, Cassano Sai- 
vago e Gerardo Vivaldi, anche dopo molte proroghe, ai 7 no- 
vembre di questo stesso anno nulla aveano deciso in propo- 
sito ( 2 ), e più tardi, a quanto finora ne consta, svanisce ogni 
memoria del processo e della persona del Cerro. 



IV. 



Avvici navasi frattanto il tempo utile alla partenza del con- 
sole Camilla, e i Protettori si accinsero a firmare le patenti 
degli ufficiali ( 3 ), e stabilire il numero dei compagni di viaggio. 
Due fra gli altri dovea associarsene il Camilla predetto, e a 
•compenso delle spese occorrenti concedeaglisi l' esercizio della 
iagataria delle erbe, legna e carbone per mesi ventisei, sotto 
il nome di Nicolò Camilla suo congiunto ( 4 ), e ne designavano 
fin d' allora in successore alla stessa carica Soldano Cattaneo, 
colla provvisione d' un sommo mensile durante l' aspettativa ( 5 ) : 
come d' eguale stipendio munirono giorni dopo Teobaldo Bas- 
signani e Giovannetto Bianchi, socii prescelti dal console sum- 
mentovato ( 6 ). Non troviamo qui davvero i sessanta uomini 
spediti a Cafl'a dal Baneo, di cui è parola nella lettera dei 
Protettori a papa Paolo. Voleano forse dire tutta in complesso 
la spedizione a farsi entro Tanno, di cui la parte maggiore 

(') Vedi il documento DCCXIX. 

(*) Vedi il documento DCCXXXVI. 

(*) Vedi i documenti DCCXVII e DCCXXII. 

(*) Vedi i documenti DCCXXI e DCCXXIII. 

( s ) Vedi il documento DCCXXVII. 

( s ) Vedi il documento DCCXXIX. 



ANNO i'M ( 390 ) 

avea preferito condurvisi per mare, e già stava per pigliar porto 
a Scio. Ben dovè suo malgrado far ritorno alla Tauride Gio- 
vanni Battista Calvi imputato di furto, e sebbene assolto una 
prima volta nei sindicamenti sotto Gerardo Lomellini, correva 
voce accusatrice di falso giudizio e secreti intrighi a carico 
di lui. Il Banco ordina vi si rechi di bel nuovo a purgare da- 
vanti quel tribunale i sospetti ingenerati colla sua condotta, e 
chiarire, potendo, la sua innocenza ('). 

La lettera accompagnatoria del nuovo console, in data 3 lu- 
glio 1466, notificava agli alti funzionarii di Caffa la costui no- 
mina in successore immediato nella masseria a Gregorio Rezza, 
e a tempo debito a Calocio Ghizolfì nel governo della città, 
la quale volevasi consapevole del felice vivere e beata quiete 
goduta dalla madre patria, acciò essa pure ponesse ogni studio 
in promuovere e crescere nel suo seno i benefici frutti della 
pace ( 2 ). Ond' é che se con un contemporaneo decreto ordi- 
nava si porgesse aiuto ai creditori del fallito Jacopo Grimaldi 
nella ricerca dei costui beni ed averi sparsi nelle regioni del 
Ponto, suggeriva di scansare a tale effetto 1' urto e la male- 
volenza coi principi limitrofi, ed escludeva totalmente la con- 
cessione delle rappresaglie ( 3 ). Lo stesso amore della pace e 
del giusto lo faceva scrivere ai medesimi di verificare negli 
antichi registri la somma pagata dalle Compere di Caffa come 
quota del contributo al Gran Turco, che gli azionisti di queste 
lamentavano superiore a duecento sommi annui, contro il di- 
vieto dell' ufficio del 1459, il quale vuoisi in ogni sua parte 
ristabilito ed osservato ( 4 ). Nel dare contezza di simile ordine 
agli amministratori di quel fondo, rendeali anche avvertiti 
dello sbaglio incorso obbligando per quindici anni i proventi 

(') Vedi il documento DCCXXVIH. 
(») Vedi il documento DCCXXVI. 
( 5 ) Vedi il documento DCCXXIV. 
(*) Vedi il documento DCCXX. 



( 391 ) STORIA 

assegnati alle doti delle fanciulle povere del luogo, non senza 
suggerire maggiore avvedutezza nelT importante esercizio del 
loro attribuzioni. ( J ) 

Stava in sul muovere per la Tauride la genovese comitiva, 
quando V inatteso arrivo d' un corriere, latore di numeroso 
carteggio del corpo consolare e di taluni ufficiali, ne sospese 
per poco la dipartita ; il tempo cioè strettamente necessario 
a preparare le risposte e impartire nuovi ordini ed istruzioni 
al vicino ed ai lontani rappresentanti. Il principale fu di de- 
sistere sul punto dalle fraterne discordie scoppiate nel loro 
seno; poiché i massari Calocio Ghizolfi e Giovanni Lorenzo 
Gabella eransi vivamente opposti ai pretesi soprusi dal con- 
sole Gregorio Rezza usati agli scaduti suoi predecessori Raf- 
faele Monterosso e Gerardo Lomellini. « A voi, dicono i Padri 
di s. Giorgio, non apparteneva issarvi in pubblico . giudici e 
accusatori del superiore vostro, e comandante supremo della 
terra, ma piuttosto siccome collega in via privata ed amiche- 
vole arguirlo, correggerlo, e se duro nel misfare, in opinione 
vostra, obbedirlo tuttavia, e Terror suo nascondere non ingran- 
dire » . Li rampognano ancora d' averlo arbitrariamente escluso 
dalla verifica e saldo dei conti della masseria, con manifesta 
violazione dell'uguale e forse maggiore suo diritto, minac- 
ciandoli di severissimo castigo se più oltre sdegnassero d' as- 
sociarselo nei comuni uffizii ( 2 ). 

Il medesimo ripetono in un secondo foglio a tutti tre di- 
retto, in cui sulla domanda del Rezza predetto d 1 un sollecito 
rimpatrio non muovono difficoltà; ansiosi pur essi d'appren- 
dere le cause e gli effetti del vergognoso dissidio. Nel resto 
il lungo documento in parola non altro è che un rimprovero 
continuo verso gli alti e bassi impiegati del Banco, i quali 

PJ Vedi il documento DCCXXXH. 
(*) Vedi il documento DCCXXXI. 



anno 1466 ( 392 ) 

essendosi permesso di rinfacciargli nelle loro lettere il poco 
suo impegno nel sussidiare la colonia , i Protettori con senti 
d' amaro sdegno mettono loro davanti le ingenti spese prodi- 
gate, le ninne rendite ritratte da ben tredici anni di signoria 
sul reddito annuo di trentamila genovine, le quali assieme som- 
mate ascenderebbono già a un considerevole valore. Danno colpa 
dell' improspera fortuna dell' erario pubblico all' ostinata accidia 
dei gerenti nel tenere allibrati i conti, e dei supremi ufficiali 
neir inviare alla revisione del Banco i registri, le tante volte 
ma sempre vanamente, richiesti. Non accettano i lagni d' avere 
spedito colà gioventù inesperta, incapace di servizio; e se di 
taluno era vero, affermano averne avuto giusto motivo, e tut- 
tavia soprassedere da ulteriore invio, poi che questo loro 
sapeva tant'agro. 

Molte altre cose inoltre dispongono sul conto del salario 
mensile agli oriundi genovesi là stanziati , delle doti prove- 
nienti da fedecommesserie ivi instituite, delle taglie solvibili 
dagli scrivani della curia, dei permessi a concedersi ai con- 
soli e castellani di Soldaia e Cembalo per recarsi in Caffa, 
dell'eccessivo aggravio imposto alle Compere caffesi di luoghi 
sessantacinque, quand'essi lo scorso anno dissuaso avevano 
perfino quello di quaranta; terminando coli' accenno d'una 
controversia sorta fra i consoli e Zaccaria Ghizolfi signore di 
Matreca nella vicina penisola di Taman ('), di che sarà pa- 
rola più sotto. 

Ciò agli 8 luglio 1466; ma il di II vegnente soprag- 
giunta da Scio la nave Calvi con più fresche lettere di quei 
rettori, si restrinsero a darne avviso di ricevuta, affine di non 
frapporre nuovo indugio alla partenza della squadra ; la quale 
dovè aver luogo di li a poco. E neppur questa volta mancò loro 
un rimbrotto. Marco Gentile, l' infame stupratore della matrona 

(') Vedi il documento DCCXXX. 



( 393 ) STORIA 

greca, messosi in salvo, ebbe modo di placare con blandizie e con 
danaro i parenti della vittima, e tirarli ad un amichevole com- 
ponimento. In vista di che, i capi del governo chiesero ai Pro- 
tei lori se doveano rimettere il bando al colpevole, ed essi 
sdegnati della dimanda sotto cui scorgevano la mal celata voglia 
d'agire rimessamente contro l 1 incestuoso cittadino, negano af- 
fatto la grazia, ribadiscono gli ordini altra volta trasmessi , e, 
pur facendosi la pace coi congiunti della violata donna, prescri- 
vono cionulladimeno l'esilio del Gentile, il sequestro e la con- 
fisca di tutti i suoi beni nella guisa già dianzi decretata ( 4 ). 
Con questo perentorio ordine si mise in sella la comitiva con- 
dotta a Calla dal nobile uomo Gentile Camilla. Vi mancò sol- 
tanto Battista Incisa, al quale, ammalatosi la vigilia stessa, die- 
desi più tardi in successore peli' esame della contabilità il suo 
collega Francesco Pastino ( 2 ), e nella scrivania della curia 
Antonio De-Benedetti ( 3 ). 



Il tempo che intercesse fra la costoro andata e la fine del- 
l'anno, non é a credere lo lasciassero scorrere senza alcun 
utile provvedimento i nostri Protettori, sebbene nulla quasi 
ne consti dai codici dell' archivio , che a questo punto ne ven- 
gono meno. Sotto V 1 1 settembre evvi un decreto in favore di 
Pietro Gentile, già Pallavicini, per la riscossione a farsi in Caffa 
d'una cospicua somma di danaro dovutagli da Sisto Centu- 
rione (*), ed ai 17, nella poscritta al messaggio del 12 luglio, 
trovo che apprendono con lieto animo l'arrivo alla Tauride 

(') Vedi il documento DCCXXXIII. 
C) Vedi il documento DCCXXXIV. 
(*) Vedi il documento DCCXXXIX. 
{') Vedi il documento DCCXXXV. 



anno 4 466 ( 394 ) 

del corriere Pornasio, e a Genova del processo cola istituito 
circa la dibattuta vertenza nei brogli della successione al de- 
funto console Raldassare D'Oria, di Raffaele Monlerosso, il 
quale aspettano d' ora in ora per sottoporlo a rigido sindacato, 
e proferire quindi la sentenza (*). Tardò non pertanto la ve- 
nuta di lui oltre lo sperato, giacché in altra poscritta dei 12 
novembre lo si ricorda come in principio d' esame, di cui ancor 
non sanno prevedere l'esito. Trasmettono alla sfuggita tai no- 
tizie col mezzo d' un avventuriere avente prurito di recarsi in 
Crimea in modo affatto libero e itinerario incerto ( 2 ). E a lui 
fors' anche affidano 1' altro decreto a prò degli eredi del con- 
sole Antonio Delpino, morto in viaggio per Caffa, onde riscuo- 
tere la rimanenza del suo salario ( 3 ). 

Ci gode l'animo nel mezzo a tanta tristizia d' uomini e di 
tempi il finire la storia del presente anno colla grata novella 
che il giudizio della causa del Monlerosso riusci in una piena 
assolutoria dell' intemerato cittadino, restando convinti di ca- 
lunnia gli ingiusti accusatori, posta al nudo la verità del niun 
intrigo aflusato per rioccupare il supremo comando. Ondechè 
i Protettori in quella che lo dichiarano assolto da ogni ad- 
debito e censura, mandano a restituirglisi gli onorarii staggiti, 
e sciogliere la cauzione di trecento sommi , alla quale era 
stato sottoposto in Caffa per espresso volere dell'Ufficio prece- 
dente ( 4 ). 

(') Vedi il documento DCCXXX1II. 
( J ) Vedi il documento DCCXXX. 
( 5 ) Vedi il documento DCCXXXVII. 
( 4 ) Vedi il documento DCCXXXVIII. 



DOCUMENTI 



DOCUMENTO DCLXXXI. 

Ordine del banco di s. Giorgio a Giacomo q. Leonardo Grimaldi e ad Antonio 
Allegro di tenere sotto sequestro una somma di danaro di Battista Allegro, 
borghese di Caffa, debitore verso Gabriele Promontorio. 

1466, 12 gennaio 

(Filza di Caffa, n. 98) 

Presenta nulla che sia degno a" essere riferito ; e vi fanno seguito due 
appunti del giorno 14 successivo. 



DOCUMENTO DCLXXXII. 

Elezione generale degli ufficiali delle colonie tauriche, e in specie del nobile 
Marco Lercari in console di Caffa. 

1466, 6 febbraio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 105) 

* MCCCCLXVI die jouis VI februarij. 

Magnificum et spectabilia officia dominorum protectorum compera- 
ram sancti georgij anni presentis et annorum mcccclxv ac mcccclxiixi 



ANNO 140(5 



( 390 ) 



proxime precedentium. in plenis numeris congregata, subrogatis tamen 
aliquibus loco eorum qui tunc congregari non potuerunt. volentes or- 
dinare electionem consulis et aliorum oflìcialium caphe ae aliarum 
terrarum nostrarum maris pontici. juxta forraara regule de electione 
oflìcialium mentionem facientis. ante omnia reponi jusserunt in uno 
sacculo nomina ipsorum dominorum vigintiquatuor protectorurn in 
cedulis. ex quo deinde extracta fuerunt ad sortes nomina octo ex 
ipsis qui inferius nominabuntur. videlicet : 



Ambrosius pincllus 

Carolus italianus 
subrogatus paulo ante ad of- 
flcium anni mcccclxv loco bar- 
tholomei italiani 

Christoferus de podio 

Raphael de andoria 



Saluagius de viualdis 

Laurentius presenda 

Paganus justinianus 
subrogatus ad offìcium anni 
mcccclxv loco baptiste justi- 
niani. 

Paulus baptista caluus. 



Qui quidem octo elegerunt sexaginta participes accoloritos et plures 
juxta formam diete regule. Quibus congregatis in camera majore pa- 
latij comperarum simili cum dictis dominis octo electoribus. ipsi do- 
mini octo electores reponi fecerunt in quatuor sacculis nomina om- 
nium predictorum in cedulis. prout continetur in dieta regula. Ex 
quibus quidem sacculis extracta fuerunt ad sortes nomina viginti- 
quatuor collatorum dictorum officiorum. que sunt hec. videlicet: 



Marcus grillus 
Thobias pinellus 
Cyprianus de viualdis 
Manuel saluaigus 
Marcus de auria 
Augustinus spinula q. nicolai 
Nicolaus de marinis 
Gabriel caluus 
Matheus de flisco 
Carolus lomellinus q. m. 
Johannes gentilis 
Jofredus lercarius 



Johannes franciscus palmarius 
Martinus de castelliono 
Antonius maciolla 
Argonus de illice 
Guirardus de goano 
Antonius restanus 
Antoniotus de francis turturinus 
Paulus de loreto 
Julianus donatus 
Andreas de vartio 
Dominicus presenda et 
Christoferus de saluo notarius. 



Et deinde ex eisdem extracta fuerunt nomina duodecim subrogan- 
dorum. casu quo aliquis ex dictis dominis vigintiquatuor remouendus 



( 3<)7 ) DOCUMENTI 



propter consanguinitatem aut affinitatem qua conjunctus foret 
iliqui seu aliquibus. qui circa dieta officia exponerentur calculorum 

jiulicio. j n xt a Ibrmain diete regale. Quorum quidem duodecim nomina 
sunt liec : 

Anfreonus imperialis Nicolaus adurnus 



l'aulus irentilis Nicolaus rex. 



e 



Jacobus de mari Baptista de cassina 

Merualdus de grimaldis Benedictus de sancto stephano 

Paulus lomcllinus q. stephani Hieronimus de sale et 

Adriauus ususmaris Dominicus de oliua. 

Quibus dominis vigintiquatuor et duodecim prenominati domini 
oeto electores legi fecerunt dictam regulam de electione officialium 
meationem facientem. Qua lecta per me cancellariuni infrascriutum 
ante quam dicti domini vigiliti quatuor et duodecim jurare voluerint 
obseruantiam ejus. declarauerunt quod quia omnibus fere ipsis facte 
fuerunt preces prò illis qui requirunt officia, non intelligunt jurare 
nisi quam depositis prece, pretio. amore, odio et parentela et omni 
huiuana grafia eligent illos qui magis idonei videbuntur ipsorum con- 
scientijs. Et facta dieta declaratione omnes prenominati viginti qua- 
tuor et duodecim tactis corporaliter scripturis jurauerunt obseruantiam 
diete regule. que. ut dietimi est. per me franciscum paulo ante corani 
ipsis lecta fuerat. 

Postque cum dicti domini octo electores et duodecim ex camera 
recessissent et ipsi domini vigintiquatuor soli in camera remansissent 
prout ex regula disponitur. presente tantummodo petro de frenante 
notario et me francisco cancellarlo inferius nominato, acceptis calculis 
legi coram se fecerunt nomina omnium et singulorum qui requirebant 
aliqua ex offieijs infrascriptis et nomina sua in manuali requirentium 
annotari fecerant. Quibus quidem omnibus intellectis et judicio calcu- 
lorum expositis. sub calculorum judicio ex quibus legitimus numerus 
albus inuentus est in electione uniuscujusque infrascriptorum et ma- 
jorum quam in nominatione omnium reliquorum qui ipsorum calcu- 
lorum judicio expositi fuerunt. tandem in dei nomine elegerunt ad 
officia infrascripta eos qui inferius nominati sunt. videlicet: 

Baptistam de oliua notarium ad officium consulatus cimbali prò 
annis ùuobus siue mensibus viginti sex. prout decretum fuit. 
Società Ligure. St. Patria. Voi. VII P. I. 26 



anno 4466 ( 398 ; 

Franciscum de marco petri ad capitaneatam burgorum prò eodeni 

tempore decreto ut supra. 

Benedictum marrufum ad ministrariarn caplie prò mensibus tredecim 
tantum, ut decretum est. 

Georgiani de garbarono ad castellanimn soldaie prò annie duobug 
siue mensibus vigiliti sex. prout decretum fuit. 

Obertum de francis sachum ad castellaniam cimbali prò eodem temi 
pore decreto ut supra. 

Manuelem granellimi notarium ad scribaniam massarie cum salario 
consueto prò mensibus tredecim. prout decretimi fuit. 

Marcum lercarium ad consulatum caphe prò mensibus tredecim. 
juxta formam ultimate decretarli. 



DOCUMENTO DCLXXXIII. 

Elezione suppletiva degli ufficiali, e nomina del nobile Gentile Camilla in con- 
sole di CafFa, dopo la rinunzia del Lercari. suddetto. 

1466, 19 febbraio 

(Negot. gest. off', s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 106) 



* MCCCCLXVI die mercurij XVII II februarij. 

Magnificimi ac spectabilia officia dominorum protectorum conipe- 
rarum sancti georgij anni presentis et annorum MCCCCLxquinti ac 
MccccLxquarti proxime precedentium in plenis numeris congregata etc. 
audito viro nobili marco lercario. superioribus diebus electo consule 
caphe. narrante dictam electionem factam fuisse sine ulla ejus no- 
titia. et ob id reepuirente ut cum. propter debilitatem suam. quia non 
bene sanus est. decreuerit nullo pacto se exponere periculo accedendi 
ad dictam ciuitatem caphe. dignentur ipsi domini protectores excu- 
sationem suam tanquam legitimam acceptare. et deliberare ipsnm 



( 390 ) DOCUMENTI 



marcii m habuisse et habere legitimam causam se excusandi. re inter 
sese discussa et esaminata et visa regula de electione et recusatione 
ejiismodi officialium etc. tandem absoluentes sese sub judicio ucalc- 
lorum. juxta formam diete regule. decreuerunt ac declarauerunt dictum 
nuircum habuisse et habere legitimam causam se excusandi etc. in- 
uentis calculis vigintiduobus albis assentientibus et duobus tantum- 
modo nigris contradictorijs. 

Item paulo post volentes ordinare electionem unius consulis caphe 
loco dicti marci lercarij. ut supra excusati. et quorundam aliorum 
officialium. secuti formam regule reponi fecerunt in uno sacculo no- 
mina ipsorum vigintiquatuor . . (il resto come sopra), tandem in dei 
nomine elegerunt ad officia infrascripta eos qui inferius nominabuntur. 
videlicet : 

Ad officium consulatus caphe prò mensibus tredecim. juxta formam 
ultimate ordinatam. virum nobilem gentilem de Camilla. 

Ad portam autiburgorum prò mensibus vigintisex. juxta formam ut 
supra ultimate ordinatam. johannem semensam fabrum. 

Ad castellaniam sancti constantini prò mensibus vigintisex. ut supra. 
jacobum de monteuiridi. » 

Ad portam cajadoris prò mensibus vigintisex. ut supra. jacobum 
de serra. 

Ad capitaneatum gotie prò mensibus vigintisex. ut supra. christoferum 
de francis saccum. 

Ad capitaneatum orgusiorum prò mensibus vigintisex. ut supra. 
ambrosium montanarium. 

Quibus electionibus perfectis. dicti domini vigintiquatuor cognito 
quod omnia officia caphe nunc collata sunt. exceptis scribanijs curie 
et subscribania ac officio aquarum et officio stazie vini, que duo of- 
ficia exigue importantie esse dicuntur. reliquerunt curam magnifico 
officio comperarum sancti georgij anni presentis conferendi ea se- 
cundum et prout eorum prudentijs utilius videbitur. 



ANNO \M')() ( 400 ; 



DOCUMENTO DCLXXXIV. 

I Protettori dell'anno 1444 commettono e danno ampia facoltà ad Anton 
berti e suoi colleghi, deputati a rivedere omnia malegesta mi compera» perì 
tinentw, di ricercare diligentemente tutti i beni e i creditori del banchieri 
fallilo in C'affa, Paolo D'Oria q. Pietro Raffaele, e di qualsiasi altro debitore 
di s. Giorgio, ed emanare giusta sentenza contro di essi, tolta la facoltà 
di comporre o rilasciare loro i debiti contratti. 

i W, , 28 febbraio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1463-1467) 

( Col. 121 ) 



E detto tutto nel titolo ciò che è nel documento, che perciò trala- 
sciamo. 



DOCUMENTO DCLXXXV. 

Seguito delle istruzioni date al console e massari di Caffa sull' intcriore governo 
delle colonie. 

1466, i, o e C marzo 

(Lift. miss. off. Caffé, ann. 1464-1475) 

(fol. 29 o.) 



* Die IIII martij ( i ). 

Ceterum non possumus non laudare diligentiam vestram in scri- 
Lendo. nam ultra multas litteras vestras quas nobis attulerunt gui- 
ràrdus lomelinus et socij. reddite postea fuerunt alie scripte per vos 

(') Il presente documento contiene un lungo poscritto aggiunto alla lettera 
riferita già nel documento DCLXXV11I a pag. 368, e voleva essere posto sotto 
la sua data, perchè vi si parla di cose appartenenti al corrente anno 146C. 



( 401 ) DOCUMENTI 



gregorium die n nouembris. et alie scripte die n angusti et item alie 
scripte die xxv octobris et insaper alio scripte xn octobris. quibus 
omnibus inferius' rospondebimus. videlicet soluramodo partibns illis 
quibns nobis visuni est necessarium respondere et non alijs. 

Primuni igitur quantum pertinet ad probationes per vos receptas 
circa excessus illos qui facti fuisse dicuntur tempore electionis ra- 
phaclis de monterubeo. consulis electi loco q. balthasaris de auria. mi- 
ramur quod ipsas probationes per dictum guirardum seu per alios 
nondum miseritis. ex quo curate ut quanto celerius fieri poterit illas 
habeamus. Processus sindicamentorum dicti guirardi lomelfni in causa 
armenornm nobis presentauit. eosque reuidebiraus et quantum justitie 
et honestati conuenire nobis videbitur in ea causa judicabimus. ut su- 
perius diximus. 

Approbamus quantum fecistis in causa partiti illius trium locorum 
fac+i per vestros precessores. in qua posteaquam merita cause cogno- 
uerimus. pari modo judicabimus quantum honestati conueniet. 

Non videtur nobis quod antonius de bozollo scriba massarie perci- 
pere debeat ullam obuentionem prò clausulis cabellarum etc. sed quod 
omnes ejusmodi obuentiones pertineant ad massariam. Declarantes 
tamen quod quoniam antonius ipse fecit vel faciet aliquibus scripturas 
aliquas. ob eam causam liceat subscribe suo mercedem petere et acci- 
pere prò sua scriptura tantum et non prò obuentionibus. que ut di- 
ximus ad massariam pertinent. 

Si christianus cataneus mortuus est reddet omnipotenti deo ratio- 
nem villicationis sue. sed nolumus quod laurentius de caluo quem scri- 
bitis admonitum per vos fuisse ut se coram nobis presentet infra 
menses vigiliti, laborem suscipiat veniendi ad nos. Immo volumus ut 
vos consul et massari] ipsum puniatis ibi prout justitie conuenire 
judicabitis. quodque prò ejusmodi punitione nequaquam obligati sitis 
stare ibi ulli sindicamento. 

Summa cum voluptate intelleximus fauores per vos scriptos de 
serenissimo agicarei imperatore, cujus felicitatem. ut diximus. non 
minus optamus quam commoda propria. 

Circa impetrandas litteras a summo pontifice prò seruis inde dedu- 
cendis itinere terrestri, et etiam prò licentia quod frumentum in eam 
urbem conducendum ex terris infidelium transportari possit negotia- 
tionis gratia ad terras infidelium. cogitabimus et faciemus quantum 
nobis videbitur boneste posse petere et impetrare. 



anno U66 ( 402 ) 

Gratuiti nobis fuit quod punctari fcceritis libros massarie et difspo- 
natis contra malitiam corum qui deliquerunt seuere procedere. Circa 
quod iterum iteruraque vos hortamur. memorante» vobis ut libro» 
ipsos quanto celerius poteritis mittatis. et omnes prouisiones 
biles faciatis prò subleuatione illius massarie quo. ut intelligiti 
precipua illius urbis columna et fundamentum. 

Laboreria murorum si opera ac diligentia vestra cito perflcienturj 
immortalem laudem apud deum et homines consequemini. sed pari 
modo utilis ac necessaria nobis videtur constructio cisterne, circa 
quam volumus omne studium ac diligentiam adhibeatis et omnino 
conuertatis omnes illas pecunias alias elargitas per felicis memorie 
papam calistum. que sine papali exeommunicatione retineri aut in 
alios usus conuerti non possunt. Et insuper omnino conuertatis in 
opus ipsius cisterne stalias officij consulatus soldaie et capitaneatus 
burgorum ac trium scribaniarum curie, prò toto tempore quo ipsa 
officia vendita fuerunt per massariam. prò quorum officiorum stalijs 
colligitur annuatim ut infra, videlicet prò consulatu soldaie libre ccclx. 
sol. i. prò capitaneatu burgorum libre ex. sol. vini. den. vi. prò 
tribus ex quatuor scribanijs libre ccxxvni. sol. xvi. den. vi. Quas- 
quidem pecunias committimus vobis expresse conuertatis in opus diete 
cisterne sub pena soluendi tantumdem de vestro proprio, et nobis 
significetis ad quantam summam ascendent diete partite, ut possimus 
solui facere. ex pecunijs assignatis operi diete cisterne et existen- 
tibus hic apud bartholomeum gentilem. collectori staliarum tantum 
quantum ibidem exigetis prò stalijs dictorum officiorum. 

Gratissimum nobis fuit intellexisse ex litteris vestris quod vir 
egregius antonius de goascho recte se babeat in omnibus pertinentibus 
ad honorem status nostri et presertim sincerum affectum demonstra- 
uerit in scandalo ilio perpetrato in soldaia. quod. ut inferius dicemus. 
nequaquam volumus sine seuera punitione preterire. Ex quo nostro 
nomine commendate ipsum antonium. ut equum est. 

Pari modo placuit nobis ediflcatio et reparatio domorum et ecclesie 
majoris illius ciuitatis. cura presertim honorem nostrum et ornamen- 
tum illius urbis concernant. 

Non oportet quod ullam fldem adhibeatis fabulis isthic dictis de 
liga contra venetos. que false sunt. immo tota italia in summa pace 
et quiete posita est. et veneti dicuntur magnam potentiam parare 
contra infldeles. Nos autem benigniate et clementia omnipotentis dei 



( 403 ) DOCUMENTI 



sub hoc felici statu cum utraque paria et omnibus membris ciuitatis 
non solimi in summa pace et quiete positi sumus. sed etiam in summa 
spe quod omnes res nostre sub hoc felici regimine pristinam cito 
felicitatem recuperabunt. 

Plurimum nobis displicuit quod multi burgonses isthic oriundi lit- 
teras querelarum plenas nobis scripserint de diuisionibus ibi ortis 
inter eos et alios burgenses ibidem non natos. quorum malorum pre- 
cipuani culpam in vos reijcimus. qui inter vos. spretis commissionibus 
precessorum nostrorum. discordes. alijs ejusmodi discordiarum mate- 
riam prebuistis. Ex quo vos oneramus ut in aliquod remedium ma- 
lorum culpa vestra ibi ortorum. proludere studeatis quod ipsi bur- 
genses de cetero causam non habeant se congregandi aut scribendi 
vel ejusmodi querelas nobis porrigendi. Nos autem cum nouo consule. 
de quo inferius dicemus. ad vos transmittendo. opportune vobis et re- 
liquis scribemus quantum necessarium estimabimus. 

Ceterum difficile nobis esset ullis verbis ullisue litteris declarare 
quam molesta nobis fuerit detestabilis presumptio illius marci gentilis 
qui. juxta formam per vos scriptam. ausus est in soldaia pudicam illam 
matronam violare. Ex quo non contenti ijs processibus quos scripsi- 
stis contra ipsum et comites suos per vos factos fuisse. volumus ac 
vobis expresse committimus ut. si gratiam nostram caram habetis. 
omni arte studio ac diligentia annitamini nianus inijcere in personam 
ipsius marci tam atrocis facinoris rei. si tempore receptionis harum 
litterarum in potestatem vestram nondum venisset. et contra eum 
seuere procedatis. justitia mediante, prout atrocitati tanti sceleris 
conuenire judicabitis. Si vero, quod vix credibile nobis videtur. in 
potestatem vestram nondum deuenisset. nec possetis in personam 
ejus manus inijcere. eo casu volumus id nobis quanto celerius pote- 
ritis significetis. declaratisque per litteras vestras quid a vobis fa- 
ctum fuerit in ea re et ubi sit d ictus marcus. ut etiam nos. si 
possibile erit. in re ipsa aliquam prouisionem adhibeamus. sed siue 
personam ejusdem marci in potestate vestra habere potueritis siue 
non. utroque casu volumus ac vobis expresse committimus ut omnia 
ac singula bona tam mobilia quam immobilia dicti marci, siue ad eum 
quouis modo pertinentia. publicetis. et ea ita confiscata assignetis mas- 
sarie illius ciuitatis. faciendo diligentissimam inquisitionem omnium 
ipsorum honorum ac debitorum dicti marci. In qua tamen confisca- 
tione justum est reseruetis jura dotium uxoris dicti marci ac credi- 



anno 1466 ( 404 ) 

torum suorum. Onerando tarnen vos ut in ejusrnodi reseruationibus 
ita diligentcs sitis et ita oculos apertati?, qupd fraue aliqua in darnnum 
massarie committi non possit. Postquana dictam conflscationem fecc- 
ritis et bona omnia cum singnlari diligentia ut eupra colleg ritis. vo- 
lumus ex eis cmatis et super dieta rnassaria scribi faciatis loca tria 
caphe. quo in perpetuum ita scripta remaneant. Totum vero reliquatum 
ipsoruaa Iwnorum volumus quod. poetquam peruenerit in massariam. 
conuertatur in fabricam murorum seu cisterne. Et ut matrona illa 
pudica, ut supra violata, intelligat nos injurie sibi illate rationem ha- 
buisse. volumus quod prouisionem habeat in vita sua summi unius 
caphe mense singulo. Et hoc si et in quantum ex bonis ut supra con- 
flscandis recuperare poteritis saltem tantam quantitatem que sufficiat 
emptioni dictorum locorum trium. Si vero non recuperaretis tantam 
summara. volumus nihilominus conuertatis in emptionem locorum 
quantum recuperabitis. et eo casu tanto minorerà prouisionem assi- 
gnetis diete matrone quanto minor erit redditus ejus summe quam 
recuperabitis. et hoc ne eo casu massaria darnnum perferat. Hec duo 
tamen vobis memoramus. primum videlicet quod ex eis bonis mobilibus 
que pertinerent prò indiuiso dicto marco et fratribus. prouideatis ha- 
bere pretium portionis pertinentis ad dictum marcum. etiamsi minari 
deberetis dirutionem portionis pertinentis ad dictum marcum. Reli- 
quum vero quod prouideatis diete matrone mensuatim fiat bona solutio 
diete prouisionis. quia alioquin esset nimis ignominiosum quod fieret 
ejusrnodi pr.ouisionis assignatio et non soluti 3. lnsuper in omnem ca- 
sum oneramus vos quod non solum contra dictum marcum principalem 
delinquentem ut supra procedatis. sed etiam contra quoscumque fau- 
tores suos seu culpabiles in dicto delieto. Inter quos si inueneritis 
consulem soldaie propter negligentiam vel aliter quouis modo deli- 
quisse. etiam eum puniatis secundum et prout justitie conuenire judi- 
cabitis. Et hoc dicimus quia nescimus intelligere quo pacto consul ipse 
se excusare possit quod in duobus diebus quibus scripsistis dictum mar- 
cum post delictum stetisse in soldaia nnllum contra eum fecerit pro- 
cessum. et non desit banniri faciatis dictum marcum in perpetuum. 
si eum in potestate vestra non possetis habere. 

Segue : 

lnsuper ut vos et omnes illi populi nobis carissimi bonum aninmm 
sumant. significamus vobis quod in dei nomine fieri fecimus electionem 



( 405 ) DOCUMENTI 



consulis et aliornm oflìcialium illarum partium. et dei prouidentia 
electi fueraiit officiales bone fame et condictionis. et de quibus omnis 
bona spes concipi potest. et hitei* ceteros cleetus fuit consul illius 
ciuitatis vir nobilis gentilis de Camilla, de eujus prudentia modestia et 
integritate bene judicio omnium ciuium sperari potest. lpsum gentilem 
-idem cura reliquis ofRcialibus in dei nomine terrestri itinere ad vos 
transmittemus intra diem xv aprilis proximi. et cum eo commissiones 
opportunas vobis dabimus super omnibus que necessaria fuerint. et 
inter reliquia faciemus nouam electionem officij monete, ut debita vi- 

-itudo locum habeat. Interim autem ita vos habete. ita res illas 
gubernate et dirigite ut intelligamus vos precepta admonitiones et 
et exhortationes nostras non contempsisse. 

Gregorio johannis stephani de pornassio nuncio harum latori, quem 
conduximus. ut in litteris alligatis intelligetis. mutuauimus ducatos 
vigintiquatuor compensandos in suo stipendio, de quibus volumus 
ipstim debitorem Aeri faciatis in libro massarie compensandis in sti- 
pendijs ejus ut supra. Et quoniam ipsos ducatos vigintiquatuor sol- 
aimus ex pecunijs indulgentie. volumus ut totidem ducatos ex pecunijs 
massarie conuertatis in constructionem cisterne, ne nos aut vos de re 
ipsa onus conscientie habere possimus. Preterea accepimus composi- 
tionem cum dicto gregorio. quod de qualibet uncia litterarum quas 
portabit in capham et inde afferet januam habere debeat soldos decem 
monete janue. Ex quo volumus prouideatis quod sibi obseruetur pro- 
missio nostra, declarantes tamen quod de literis ad nos pertinentibus 
de itu aut de reditu nullam habere debeat solutionem. 

Diximus superius quod exigatis et in opus cisterne conuertatis 
libras ccclx. sold. i. prò stalijs consulatus soldaie. et libras ex. sold. vini. 
den. vi prò stalijs capitaneatus burgorum. et lib. ccxxvm. sold. xvi. 
den. vi prò stalijs trium ex quatuor scribanijs. quod denuo affirmamus. 
quoniam ipse pecunie pertinent ad collectorem staliarum anni mcccclxv. 
cui satisfieri prouidebimus de ipsis summis per bartholomeum genti- 
lem ut supra. Sed declaramus quod ipse pecunie sunt prò stalijs dicti 
anni, et quod officium dicti capitaneatus debet prò stalijs libr. dxxiii. 
sold. xvi in anno, ut latius predicta omnia intelligetis per rationem 
dictarum staliarum annexam presentibus. committentes vobis ut exceptis 
dictis tribus partitis. que ut supra pertinent ad annum mcccclxv. et 
quas volumus per vos conuerti in dictum opus cisterne, omnes re- 
liquas partitas ipsarum staliarum exigatis cum diligentia et de eis 



anno 1466 ( 406 ) 

disponatis prout vobis commiscri! ipse collector staliarum. sub pr;na 
soluendi de vestro. Et de omnibus que egeritis circa predicta et alia 
nostra cognitione digna nobis ordinate rescribite. Data mcccclxvi die 
v martij. 

Segue a fot. 33 v., e 34. 

* Ea die. 

Magnifici domini protectores comperarum sancti georgij anni pre* 
sentis in legitimo numero congregati, quorum qui interfuerunt no- 
mina sunt hec: / 

D. Thomas cigalla prior Peregrus de monelia 

Ambrosius pinellus Laurentius presenda et 

Johannes ambrosius de marinis Raphael de francis de burgaro 

decreuerunt dari commissionem superius declaratam de confiscatione 
honorum marci gentilis in suprascriptis litteris nominatis sub forma 
superius contenta. 

* Die VI martij. 

Prestantes domini andreas de domoculta et paulus baptista cahuis 
habita piena notitia de contentis in suprascriptis litteris et de com- 
missione supradicta. approbauerunt eam et omnia superius declarata. 

Segue il poscritto : Copiam suprascriptarum del 30 maggio 1166 , 
che per certe considerazioni porremo più innanzi e separatamente , 
sotto il documento DCCXVI. 



DOCUMENTO DCLXXXVI. 

I Protettori commendano altamente la Commissione caffese pella provvista del 
miglio, dello zelo adoprato in quella bisogna. 

1466, i marzo 
(Litt. miss, offìc. Caffé, ann. 1464-1475) 

(fol. 32) 

Protectores etc. Nobilibus et egregijs ac prudentibus viris. johanni 
squarsafico. andree fatinanti et collegis latinis grecis et armenis. 
super miliorum prouisionem deputatis. dilectis nostris. 



( 407 ) DOCUMENTI 



Commendamus. dilecti nostri, et iterum atque iterimi •commendamus 
diligentiam vestram quam scripsistis adhibuisse circa prouisionem 
miliorum. Quo quidem prouisio etsi ex se ornili laude digna sit. eo 
tamen laudabilior est quia, cum nobilis illa ciuitas intra breue tempus 
turrium ac murorum constructione Ultissima futura sit. nihil aliud 
deesse videbatur ejus munitioni quam cjusmodi coaceruatio miliorum. 
que ab omni periculo illam tueri ac liberare posset. Pergite igitur 
ut cepistis. carissimi nostri, et quanto majorem miliorum quantitatem 
poteritis cumulate. In qua re ne parte nostra vobis deesse videamur. 
■oribimns spectato consuli et massaì'ijs illius urbis, ut tam in repa- 
rari faciendo turres quam in reliquis. omnem opem consilium ac 
fauorem vobis prebeant. nihilque omittant quod tam laudabile opus 
juuare possit. Data janue mcccclxvi die mi martij. 



DOCUMENTO DCLXXXVII. 

1 medesimi concedono l'immunità di anni 15 al greco Teodosio Mur. 

1466, 4 marzo 

(Litt. miss, offic. Caffé, ann. 1464-1475) 

(fol. 32 V.) 



Protectores etc. Egregio viro teodosio de mur greco, urbis nostre 
caphe incole, nobis carissimo. 

Carissimo nostro, le virtute et fama vostra fano che in quelle cose 
honeste sono a noi riqueste per parte vostra volontieri vi compia- 
ciamo. Per la qual cosa hauendo inteso che haueti nouamenti facto 
construere uno thimo in quella cita, de la quale fabrica vi e stata 
conceduta franchisia et immunita per agni decem. corno e uzansa. 
siamo contenti, et vi concediamo per virtute de le presente lettere 
immunita e franchisia per la fabrica del dicto thimo per agni quinque. 
li quali incomensieno statim Anito lo tempo de li dicti agni decem. 
Commetiando ad ogni persona che soto pena de la indignatione no- 
stra serueno a voi e a li vostri la dieta franchisia de agni quinque 



anno 1466 ( 408 ) 

per noi conceduta ut supra. soto quella mesma forma sera stata con» 

cessa et obseruata laltra franchisia a voi conceduta in quella cita poi- 
agni decem. Data janue mcccclxvi die mi martij. 



DOCUMENTO DCLXXXV1II. 

Dispongono circa il pagamento d' alcune tasse cui furono condannati dal Linneo 
il console Gerardo Lomellini e i suoi colleghi nel consolato di Caffo. 

<1i66, 6 marzo 

(Litt. miss. off. Caffé, ann. 1464-1475) 

(fot. 35) 



Protectores etc. Spoetato et prestantibns viris. consuli et massarijs 
caphe. dilectissimis nostris. 

Condemnati fuerunt. dilectissirai nostri, per spectabiles dominos 
protectores comperarum anni MCcecLxsecundi vir nobilis guirardus 
lomellinus et socij consules. et quilibet eorum in solidum. ad soluendum 
collectori staliarum dicti anni libras quingentas sexaginta duas et 
soldos sedecim pagarum sancti georgij dicti anni Lxsecundi prò stalijs 
officij ministrane caphe ejusdem anni. Et pari modo condemnati fue- 
runt per spectabiles dominos protectores anni mcccclxiii ad soluendum 
libras totidem siue dlxii. sold. xvi pagarum ejusdem anni. Quod 
quidem offlcium ministrane dictis duobus annis exercuit guirardus 
pinellus. Propter quod quoniam dictus guirardus lomellinus. et no- 
mine suo et sociorum. idoneas cautiones seu fidejussiones prestitit 
dictis dominis protectoribus de soluendo supradictas stalias duorum 
annorum. volumus ac vobis committimus ut statim visis presentibus. 
litteris. tradi et assignari faciatis cuicumque commiserit dictus gui- 
rardus. lomelinus ducatos ducentos et duos. qui ibi apud vos seu 
in massaria esse dicuntur exacti a dicto guirardo pinello. et in- 
super compellatis dictum guirardum pinellum ad satisfaciendum eidem 
guirardo lomellino et socijs. siue cui commiserit. tantum quantum 
intelligetis deficere usque ad complementum dictarum librarum quin- 
gentarum sexaginta duarum et soldornm sedecim pagarum sancti 



( 5-09 ) DOCUMENTI 



georgij anni Lxsecundi. et librarum totidem pagarura sancti georgij 
anni lxiii. quas duas partitas dictus guirardus lomellinus et socij 
oondemnati fuerunt ut supra. et ipse guirardus nomine suo et socio- 
runi promisit ac cauit soluere collectori staliarum ut supra prò dicto 
guirardo pinello. Ita quidem ut ipse guirardus pinellus ob eam cau- 
sala indemnes conseruet dictum guirardum loraellinum et socios. ut 
equum osi. 

Et quoniain recipere vobis missi fuerunt per cambium summi decem 
et octo et quarta tria alterius summi in dicto guirardo lomellino et 
rapimele de monterubeo olim consule. volumus ac declaramus quod 
si solutio eorum facta vobis fuisset ex dictis ducatis ducentis et duobus. 
eo casu nihilominus solai faciatis cuicumqne commiserit ipse guirardus 
lomellinus dictos ducatos ducentos et cbjos. qui ad ipsum guirardum 
lomellinum et socios spectant ut supra. Et accipiatis satisfactionem dicti 
cambij ex alijs pecunijs staliarum que in massaria sunt vel in debi- 
toribus ipsarum staliarum. quos omnes per vos diligenter exigi vo- 
lumus et deinde nobis rescribatis quid feceritis circa predicta. In 
cujus quidem commissionis nostre executione ita diligentes sitis. ne 
propter negligentiam vestram causam habeamus vos condemnandi ad 
ullum interesse dicto guirardo lomellino et socijs. Data janue die vi 
martij 14G6. 



DOCUMENTO DCLXXXIX. 

Dimandano schiarimenti sopra un' indebita ritenuta fatta ad Adamo Centurione 
e Filippo Lomellini, già castellani di Soldaia e Cembalo. 

1i66, 6 marzo 

(Litt, miss. off. Caffé, ami. 1464-1475) 

(fol. 35 v.) 

Protectores etc. Spectato et prestantibus viris. constili et massarijs 
ac officio monete caphe. dilectissimis nostris. 

Grauem nobis querelam detulerunt. dilectissimi nostri, nonnulli ex 
propinquis ade centurioni q. baptiste olim castellani soldaie quod cum 
ipse adam exercuisset ipsam castellaniam per annos duos vel circiter. 
retenti per vos fuerunt in solidatione rationum suarum summi viginti- 
quinque singulo anno vel circa, eo quod dicatur non tenuisse duos 



anno HGO ( 410 ) 

subcastellanos. et ob id orauerunt nos ut quandoquidem ipse adam. ut 
dicunt. tenuit et obseruauit ea omnia et singula in dicto officio castel- 
larne que obseruauerunt precessores sui ad ipsum officium castel- 
larne transmissi annis precedentibus per officium nostrum, velimus 
prouidere quod adam ipse non tractetur deteriore condictione quam 
tractati fuerunt precessores sui. Nos igitur judicantes nihil equius 
esse quam inter eos qui parem condictionem habent. equalitatem 
seruare. volumus ac vobis committimus ut si dictus adam in ipso 
castellarne officio seruauit ea que precessores sui ut supra serue- 
runt. prouideatis quod nequaquam deterius tractetur quam tractati 
fuerint ipsi precessores sui. saluo si haberetis legitimam rationem 
in contrarium. Quo casu volumus eam nobis significetis. et nihilomi- 
nus interim vel mittatis nobis per cambium eas pecunias que ut supra 
ipsi retente fuerunt occasione dicti officij. credendo ipsas pecunias 
homini qui verisimiliter vobis securus appareat. vel easdem pecunias 
dicto ade solui faciatis. prestita prius per ipsum vobis idonea cau- 
tione. quod easdem pecunias siue earum valorem hic coram nobis 
presentabit et deponet intra terminum illum qui vobis conueniens 
videbitur. Data janue mcccclxvi die vi martij. 

Similes facte sunt prò philippo lomellino babilani. olim castellano 
cimbali. 



DOCUMENTO DCXC. 

I Protettori prorogano a Francesco Pastino, notaio, il tempo delle due scrivanie 
della curia di Caffa da mesi 17 a 26, alla condizione di portar seco il suo 
figlio diciottenne: lo stesso della terza al notaio Battista Incisa da mesi 13 a 
26 , in ricompensa delle commissioni che riceverà dai signori revisori ; e Io 
stesso della quarta scrivania della curia medesima, unitamente alla sotto- 
scrivania date per mesi 26 al notaio Antonio Torriglia, a patto che conduca 
seco per suo aiuto il suo figlio ventenne e già capace. 

1466, 6 marzo 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 107 v,) 

II contenuto nel decreto è tutto compreso nel solo titolo. 



( Ì\ ! ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO DCXCI. 

Sulla dimanda del notaio Girolamo Cerro, carcerato nella Malapaga dai revisori 
dello Compero, che si querela di non ottenere corso al suo appello fatto al 
magnifico Ufficio, questo incarica altri tre prestanti cittadini ad esaminare 
e giudicare con perentoria sentenza. 

4 466 , 6 marzo 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1463-14G7) 

(fol. 123) 

Segue una prima proroga del tempo dell'istanza sino al i.° luglio, 
e sotto ai 3 luglio una seconda fino ai 15 stesso mese: e di nuovo 
si.w al i.° agosto e finalmente fino al i.° ottobre 1466. 



DOCUMENTO DCXCII. 

Gregorio Pornasio, nominato corriere del Banco tra Genova e la Tauride, è am- 
messo allo stipendio di 400 aspri al mese sulla masseria di CafFa. 

1466, 7 marzo 

(Litt. miss. off. Caffé, ann. 1464-1475) 

(fol. 36) 

Protectores etc. Spectato ac prestantibus viris. constili et massarijs 

caphe. presentibus et futuris. dilectissi.mis nostris. saluterà. 

• 

Conduximus ad stipendium massarie capbe ad computum asperorum 
quadringentorum capbe singulo mense gregorium johannis stepliani 
de pornasio. qui obligatus est in capham via terrestri equester cura 
litteris mine accedere et inde postea etiam equester ad nos redire, 
omnesque litteras ad nos pertinentes sine alia mercede portare, prò 
aliorum vero litteris mercedem percipere debet ad computum soldorum 
decem janue prò singula lincia. Incepit seruire die prima decembris 
proxime preteriti et ita in diete massarie cartulario scribi volumus. 
Ei mutuauimus ducatos vigintiquatuor latos compensandos in suo sti- 



ANNO 1466 ( M2 I 

pendio, de quibus volumus fiat debitor in dicto cartulario. Pr 
quod committimiis vobis consuli et massarijs predictis. ut eidem gre* 
gorio suprascriptas pactorum condictiones. sub quibus conductus fuit. 
obseruetis et ab alijs seruari faciatis. ipsumque cum litteris ad noi 
reinittatis secundum et prout per alias litteras nostras clausas vobis 
committimus. Data janue mcccclxvi die vii raartij. 



DOCUMENTO. DCXCIII. 

Chiedono al Papa una commendatizia ai Principi in favore del console e ses- 
santa compagni di viaggio pella Crimea. 

1466, IS marzo 

(Litt. miss. off. s. Georg, ann. 1466-1471) 

(fol. 28) 



Sanctissimo ac beatissimo patri et domino colendissimo, domino 
paulo. diuina prouidentia sacrosancte romane ac uniuersalis ecclesie 
dignissimo summo pontifici. 

Credimus. sanctissime ac beatissime pater et domine colendissime, 
notum esse beatitudini vestre quod multis jam annis graues expensas 
tollerauimus prò tuenda et conseruanda nobili illa ac popnlosa ciui- 
tate caphe et alijs terris nostris maris pontici. que inter schitas, 
turcas et alias barbaras nationes posite. aliquando manifestis pèriculifl 
maritimis ac terrestribus. assidue vero occultis insidijs impugnate 
sunt et quotidie impugnantur. Propter quod inter cetera necessarium 
fuit ipsam nobilem caphensem urbem noua fossa nouarumque turrium 
et murorum constructione cingere et munire, quod quidem laboriosuni 
et laudabile opus longo jam tempore inceptum estate proxima deo 
fauente perflcietur. Longum esset narrare beatissime pater multiplices 
prouisiones per nos factas ut ampia ciuitas illa munitissima esset 
aduersus minas et insidias infidelium. sed inter reliqua singulis annis 
via terrestri, quandoquidem maritima preclusa est. mittere decreuimus 
ad eam et alias terras rectores et offìciales ac stipendiatos qui regimini 
et defensioni eorum presint. Cum itaque hoc anno electus fuerit ipsius 
ciuitatis caphe consul. videlicet supremus rector. nobilis conciuis no- 



( M3 ) DOCUMENTI 



Iter gentilis de Camilla eumque hoc vere terrestri itinere simul cum 
oierisque ex alijs officialibus mittere decreuerimus. oramus ex animo 
tjenignitatem vestram ut dignetur ipsum gcntilem cum comitibus ac 
i'ainulis suis usque in numerimi sexagenarium litteris apostolicis pa- 
tentibus ita commendare, ut ab omnibus christianis in itinere non 
modo non impediantur sed insuper adjuuentur. ita quidem ut eb reue- 
rentiam sedis apostolico longum iter securi deo juuante perficere pos- 
sint. Quod quamquam omnipotenti deo gratissimum futurum non du- 
bttamus. nos insuper id accipiemus loco muneris et gratie singularis. 
Qui nos semper et nostra omnia benignitati vestre suppliciter com- 
niendamus. Data janue mcccclxvi die xv martij. 



Sanctitatis vestre filij etc. 
Protectores etc. 



DOCUMENTO DCXCIV. 

Decreto in favore di Andrea Campofregoso. 

U66, 20 marzo 

(Litt. miss. off. s. Giorg. ann. 14GC-1471) 

(fol. 30 v.) 



Protectores etc. Spectato et prestantibus viris. consuli et massarijs 
caphe. dilectissimis nostris. 

Narrauit nobis. dilectissimi nostri, vir egregius andreas de cam- 
pofregoso conciuis noster. quod tempore miserabilis perditionis pere 
exposuit prò defensione illius oppidi non solum personam suam 
multis periculis. sed etiam erogauit fere totam ejus substantiam. 
adeo ut nunc remaneat sine ulla fere facultate cum graui onere fa- 
milie. et ob id orauit nos ut cum supersint sibi multi debitores li- 
quidi et causati in illa infelicitate, velimus committere ut contra 
omnes et singulos suos debitores liquidos et eorum bona mini- 
stretur sibi seu procuratori suo in capha et alijs terris nostris jus 
summarium et expeditum sine strepitu et figura judieij. ne per di- 
Sociclà Ligure. SI. Patria. Voi. VII. P. I. 27 



anno UGO ( 444 ) 

lationes et cauillationes justitia sua differii poesit. Nos igitur coni 

patientes calamitati ejusdem andree. voluraus ac vobis jubemus ut 
ipsi et cuicumque procuratori suo jus celere summarium et expedi- 
tum ministrari faciatis contra omnes et singulos debitores liquido» 
ipsius andree et eorum bona, quantum videlicet intellexeritis mini- 
strari posse sine aliena injuria. Ita quidem ut andreas ipse seu ejus 
procurator. rejectis indebitis cauillationibus et dilationibus quibus- 
cumque. jus suum consequi possit cum quanto minore sumptu ac di- 
latane fieri poterit. Data janue MrcccLXVi die xx martij. 



DOCUMENTO DCXGV. 

Patente di capitano degli orgusii data per anni due ad Ambrogio Montanaro, 
dopo Cosma Carpineto. 

1466, 21 aprile 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 108 v.) 

Formala e ritenuta solite. È [detto vir strenuus; titolo usato pei 
militari. Data janue die xxi aprilis mcccclxvi. 



DOCUMENTO DCXCYI. 

Ordine agli ufficiali eletti di prepararsi alla partenza, o per via di terra oper, 
mare, a loro scelta. 

1466, 21 aprile 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 109) 

* MCCCCLXVI die lune XXI aprilis. 

Parte magnifici officij dorninorum protectorum etc. precipitur in- 
frascriptis electis officialibus caphe et aliarum terrarum maris pon- 
tici. ut omnino et omni excusatione amota. intra dies quatuor. a pre- 



( 415 ) DOCUMENTI 



sentatione hujus mandati proxime computandos. compareant in ca- 
mera ipsius magnifici officij. ibique eorum quilibet annotari faciat an 
inteiulat in capham accedere via maritima] vel itinere terrestri. Item 
precipitili- ipsis oflìcialibus ut sine mora quilibet eorum curet fidejus- 
siones suas prestare et litteras ac expeditionem suam quam celerius 
Aeri poterit accipere. et quisuis ex eis voluerit via maritima acce- 
dere omnino protìciscatur in nani taliacarne vel botta que intra paucos 
dies discessure. chyum. deo fauente. profecture sunt. quicumque vero 
potius voluerit terrestri itinere proflcisci. omnino discedat et iter fa- 
ciat cum viro prestante gentili de Camilla designato consule diete ciui- 
tatis caphe. qui in dei nomine discessurus est intra diem xv maij. 
Alioquin denunciatur omnibus et singulis illis oflìcialibus qui predicta 
omnia non seruauerint. quod ipsum magnificimi oflìcium decreuit eligi 
facere alios officiales loco eorum qui non paruerint. quos ex nunc 
decernit et declarat eo casti priuatos esse debere ab officij s ut supra 
eis collati*. Ipsorum officialium nomina sunt hec: 

Baptista de oliua consnl cimbali 

Antonius de borlasca consul soldaie 

Georgius de garbarino castellanus soldaie 

Obertus de francis saccus castellanus cimbali 

Benedictus marrufus minister caphe 

Franciscus de marco capitaneus burgorum 

Manuel granellus scriba massarie 

Franciscus de pastino cum filio scribu curie 

Antonius de turrilia cum filio scriba et subscriba curie 

Baptista de incisa scriba curie 

Johannes semensa custos porte antiburgorum 

Christoferus de francis saccus capitaneus gotie 

Jacobus de serra custos porte cajadoris 

Jacobus de monteuiridi castellanus sancti constantini. 

Segue : 

* Die XXVI aprilis. 

Jacobinus burgarus nuncius retulit se ostendisse copiam supradicti 
decreti omnibus superius nominatis. excepto johanne semensa. non 
iuuento. 



ANNO -1 400 ( il') / 



DOCUMENTO DCXCVII. 

I Protettori ordinano che i due uffizii della ministreria e della scrivania della 
masseria di Caffa essendo i soli non prorogati ultimamente a mesi 20 , gli 
esercenti degli stessi non siano tolti d'impiego che all'arrivo dei loro suc- 
cessori eletti in Genova. 

1466, 21 aprile 
(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-117.") 

(Col. HO) 

Non contiene altro. Data januc mcccclxvi die xxi aprilis. 



DOCUMENTO DCXGVIII. 

! medesimi comandano al console e massari di Caffa di prestare assistenza a 
Domenico Frenante, figlio di Pietro, da Evangelista De-Marini, collettore delle 
tasse degli anni 1462 e 1465, costituito suo procuratore a riscuoterne in 
CafTa i proventi. 

1466, 23 aprile 
(Lift. miss. off. Caffé, ann. 1464-1475) 

(Col. 36 V.) 

Come sopra. Data janue mcccclxvi die xxm aprilis. 



DOCUMENTO DCXCIX. 

Decreto di prolungazione del tempo del consolato di Soldaia, cioè da mesi 17 a 
mesi 26, in favore di Antonio Borlasca. 

1466, 5 maggio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. HO) 

Reca per motivo l'essere eguagliato agli altri che furono eletti per 
mesi 26. Data janue mcccclxvi die v maij. 



( 417 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO DCC. 

Potente di scrivano di due scrivanie della curia di Caffa , data per mesi 26 al 
DOtaio Francesco Pastino, coli' obbligo di condurre e tenere seco in suo aiuto 
il suo figlio Cristoforo. 

1466, 16 maggio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ami. 1457-1475) 

(fol. no v.) 



Forinola e ritenuta solite — Ha V aggiunta : ad tollendas dubita- 
tiones declaramus quod si finito tempore concessioiuim dictarum scri- 
baniarum curie caphe ultimate factarum per nostros precessores. diete 
scribanie nomine massarie caphe vendite fuissent vel aliter in capha 
collate, eo casu non obstantibus ejusmodi venditionibus vel collatio- 
nibus dictus franciscus statim visis presentibus litteris ad possessio- 
nem dictarum scribaniarum admitti et recipi debeat. Data janue 
mcccclxvi die xvi maij. 



DOCUMENTO DCCI. 

A petizione di alcuni genovesi danneggiati dalle rappresaglie di Valeriano, si- 
gnore di Waurin, la Signoria, gli ufficii di Moneta e di s. Giorgio raunati a 
consiglio con grande numero di cittadini , deliberano che sia da interessare 
il duca di Borgogna, perchè provvegga onde tanti mali non sieno lasciati 
senza qualche rimedio. 

1466, 16 maggio 

(Diuersor. Com. Janue, ann. 1466-1408, segnato X, 1020, 95, 
nell'Archivio governativo) 



Ommetto di inferirlo perchè già pubblicato a pag. 435 del voi. V 
della nostra Società. 



anno I46G ( 418 ) 



DOCUMENTO DCCII. 

Decreto in favore di Marcellino Manilio e Battista Oliva pel ricupero d'alcune 
car'o di loro spettanza. 

1466, 21 maggio 
(Litt. miss. off. s. Georg, ann. 1466-1471) 

(fol. 36) 

Protectores. etc. Spectato et egregijs viris. constili et vicario caphe. 
presentibus et futuris. dilectissimis nostris. 

Exposuerunt nobis. dilectissimi nostri, egregij conciues nostri mar- 
celinus raarrufus et baptista de oliua esse mine in urbe illa caphe 
hominem qui. ut dicunt. habet penes se libros scripturas et bona eis- 
dem marcelino et baptiste obligata. seu ex quibus si in lucem deue- 
nirent. possent facile declarare negotia sua et solutionem consequi 
pecuniarum quas sibi deberi pretendunt. Et ob id orauerunt nos ut 
quandoquidem dictus marcelinus constituit in ea causa procuratorem 
suum benedictum marrufum ad urbem illam nunc venientem et idem 
baptista personaliter isthuc etiam nunc accedit. velimus cause sue ali- 
quod honestum remedium adhibere. Nos igitur cupientes semper ve- 
ntati ac justitie locum esse, volumus ut postquam intellexeritis ab 
eisdem benedicto procuratore ut supra et baptista naturam cause 
eorum omnia illis honesta remedia prebeatis. virtute quorum veritas 
intelligi possit. Equum est enim quod in quibuscumque causis veritas 
primum in lucem veniat et deinde justitia equaliter omnibus mini- 
stretur. Data janue mcccclxvi die xxi maij. 



DOCUMENTO DCCIII. 

Patente di castellano dei forti di Soldaia e di s. Elia , data per mesi 26 a 

Giorgio Garbarino. 

1466, 22 maggio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 
( fol. Hi ) 

Formola, ritenuta solite e l'aggiunta come sopra, col diritto di ta- 
verna. Data janue mcccclxvi die xxn maij. 



( 419 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO DCCIV. 

Patente di castellano dei forti dei ss. Giorgio e Nicolò in Cembalo, data per mesi 
26 a Oberto De-Franchi-Sacco. 

1466, 22 maggio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. ni v.) 

Tutto come sopra. Data janue mcccclxvi die xxn maij. 



DOCUMENTO DCCV. 

Decreto di ammissione allo stipendio mensile di Caffa a favore del principe 
Demetrio Paleologo. 

1466, 22 maggio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 
f fol. 112 ) 



Protectores etc. Cum spectatus miles d. demetrius paleologus ex 
cognatione serenissimi q. domini imperatoris constantinopolitani oriun- 
dus. qui ex miserabili et deflenda constantinopolitane urbis expngna- 
tione et excidio. amissis omnibus bonis suis et familia sua in crude- 
lissimorum turcorum seruitute dimissa. omni humana spe destitutus 
enasit. ad nos impresentiarum se contulerit et aliquod suffragium prò 
sustentatione vite sue postulauerit. ad memoriam nostrani reuocauit 
non solum deflendam illam stragem et crudelissimum illius nobilis- 
sime urbis excidium. sed etiam singularem beniuolentiam quam ipse 
d. demetrius et parens ac reliqui majores sui omni tempore affecti 
fuerunt nomini januensi. 

Propter quod recusare nolentes eidem domino demetrio in hac mi- 
serabili infelicitate sua subuenire. harum litterarum auctoritate ju- 
bemus spectato et prestantibus viris eonsuli et massari) s ciuitatis no- 
stre caphe. presentibus et futuris. quibus he littere fuerint exhibite. 
ut si dictus dominus demetrius ad ipsam ciuitatem accedet ibidemque 
habitare voluerit. eo casu statim visis presentibus litteris eidem as- 



anno 1466 ( 420 ) 

signari faciant prouisionem asperorum tricentorum caphe singulo 
mense, et eodem domino demetrio in ea ciuitatc habitante 
tenente comitem seu farrmlum unum idoneum. ipsi singulo n 
solui faciant dictam prouisionem asperorum tricentorum. eumque et 
comitem scu famulum exerceant in rebus bellicis tantum secundani 
et prout necessitati temporum et eorum qualitati videbitur conuenire. 
ipsumque demum in omnibus rebus honestis commendatum habeanf 
ut equum est. Et ne massaria caphe hoc nouo onere grauetur. vo- 
lumus ut quamprimum assignabitur dieta prouisio eidem domino de- 
metrio. statim cassentur duo ex numero ordinato stipendiatorum. illi 
videlicet qui minus idonei videbuntur. In quorum etc. Data janue 
mcccclxvi die xxn maij. ' 



DOCUMENTO DCCVI. 

Patente di capitano dei borghi di Caffa data per mesi 26 a Francesco De-Marchi, 
dopo Giovanni D'Oria q. Moruele. 

1466, 23 maggio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 112 v.) 

Formala, ritenuta e aggiunta come sopra. Data janue mcccclxvi 
die xxiii maij. 



DOCUMENTO DCCVII. 

Patente d' una scrivania e sottoscrivania della curia di Caffa data ad Antonio 

Torriglia per mesi 26, a patto che conduca e tenga seco in aiuto Bernardo 

suo figlio. 

4466, 23 maggio 

(Nogot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 113) 

Formala e ritenuta solite, e V aggiunta di sopra. Data janue 
mcccclxvi die xxiii maij. 



( 421 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO DCCVIII. 

Patente di scrivano d'una dello quattro scrivanie della curia di Cafla, data 
per mesi 26 a Battista Incisa. 

1466, 23 maggio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ami. 1457-1475) 

(tal. 113 v.) 

Fonnola, ritenuta e aggiunta come sopra. Data janue mcccclxvi 
die xxin maij. 



DOCUMENTO DCCIX. 

Patente di capitano della Gozia, data per mesi 26 a Cristoforo De-Franchi-Sacco. 

1466, 23 maggio 
(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fot. 113 v.) 

Forinola e ritenuta come sopra. Data janue mcccclxvi die xxm 
maij. 



DOCUMENTO DCCX. 

Patente di ministrale di Caffa, data per 13 mesi a Benedetto Maruffo, dopo 
Gianotlo Lomellini o Guglielmo Centurione 

1466, 23 maggio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fot. 114) 

Formola e ritenuta solite coli' aggiunta di non essere tolto d'ufficio, 
anche scaduti i 13 mesi, fino all' arrivo del successore, giusta il de- 
creto contenuto nel documento DCLXII. Data janue mcccclxvi die 
xxm maij. 



anno U66 ( 422 ) 



DOCUMENTO DCCXI. 

Patente di castellano della torre di s. Costantino, data per mesi 26 a Jacopo 
Monteverde. 

1466, 23 maggio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 
(fo). H4 v.) 



Formolo,, ritenuta e aggiunta solite. Data janue mcccclxvi die 
xxni maij. 



DOCUMENTO DCCXII. 

Patente di console di Soldaia per mesi 26 , data ad Antonio Borlasca , figlio di 
Giacomo. 

1466, 28 maggio 

(Negot. gest. off. s. Giorg. ann. 1457-1475, 

a fol. «5 ». 

e Filza di Caffa, n.° 99) 

Formola, ritenuta e cauzione per le stalie dell' anno 1467 di lire 
100 di paghe. Data janue mcccclxvi die xxvm maij. 



DOCUMENTO DCCXIII. 

Patente di console di Cembalo data per mesi 26 al notaio Battista Oliva. 

1466, 28 maggio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475, 

a fol. 116 

e Filza di Caffa n.° 100) 
Tutto come sopra. Data janue mcccclxvi die xxvm maij. 



( 423 ) DOCUMENTI 



. DOCUMENTO DCCXIV. 

Patente di scrivano della massaria di Caffa per 13 mesi data al notaio Manuele 
Granello, dopo Antonio Bozollo. 

1466, 29 maggio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475, 

a fol. 116 v. 

e Filza di Caffa n.° 101) 

Formola, ritenuta e cauzione come sopra, e salario di lire 500 
annue monete currentis janue. Data janue mcccclxvi die xxvmi maij. 



DOCUMENTO DCCXV. 

Patente di custode della porta Caiadore data per mesi 26 a Giacomo Serra, dopo 
Nìeolò Bolletto. 

1466, 29 maggio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475, 

a fol. H7 

e Filza di Caffa n.° 102) 
Forinola e ritenuta solite. Data janue mcccclxvi die xxvmi maij. 



DOCUMENTO DCCXVI. 

Lettera dei Protettori al console e massari di Caffa, dove danno notizie sullo 
stato politico di Genova e d'Italia, dopo la morte dello Sforza, duca di Milano. 

1466, 30 maggio 

(Litt. miss. off. Caffé, ann. 1464-1475, 

a fol. 3i 

e Filza di Caffa, n.° 103) 

* Die XXX maij MCCCCLXVI. 
Copiam suprascriptarum (*) simul cum copia annexarum ordinata- 
rum manu q. pauli cancellarci nostri missimus vobis per gregorium 

(') Fa seguito ai precedenti documenti DCLXXVIH e DCLXXXV, 



anno 446G ( 421 ) 

johannis stcphani de pornasio. qui discessit itinere terrestri die 
via martij. postea satis cito Becuta est mors illustrissimi q. domiti 
francisci sfortie ducis mediolani etc. ac domini nostri, quo prò 
ingentem dolorern et metum non exiguum omnibus ciuibus attulit. sed 
clemcntia diuina dignata est omnia in bonum ita dirigere, ut pretar 
desiderium illius excellentissimi ducis. res nostre et totius lombardie 
magis quiete magisque stabilite sint quam viderentur ante obitum 
ejusdem illustrissimi domini ducis. Post cujus mortem prirnum quan- 
tum ad nos pertinet. omnes boni ciues sponte non solurn pecunia» 
suas soluerunt magnifico officio balie tunc statim ob eam causam 
creato, sed etiam obtulerunt personas et facultates exponere prò de- 
fensione hujus felicis status, tantaque concordia et affectus ac ardor 
omnium honorum ciuium apparuit ut nec in urbe nec in toto districtu 
unus quidem inuentus sit quod aliquid noui temptare presumpserit. 

Quantum vero ad res lombardie. illustrissima domina ducissa que 
propter admirabiles virtutes suas inter populos illos non tanqnam 
domina temporalis sed potius tanquam diuina omni veneratione co* 
litur. res illas quiete sustinuit usque ad aduentum illustrissimi galeaz- 
maria primogeniti sui nunc ducis ac domini nostri, qui cum tempore 
obitus paterni in gallia cum valido exercitu prò serenissimo domino 
rege francorum militaret. intra paucos dies cognita patris morte me~ 
diolanum rediens tanta omnium alacritate et veneratione exceptus est 
ut celitus emissus omnibus videretur. Ex quo. dei gratia. res omnes 
tam in lombardia quam in hac urbe et toto districtu et insuper in 
tota italia ita quiete composite ac stabilite videntur. ut a multis annis 
citra majorem spem amplitudinis rerum nostrarum et pacis italie ciues 
non habuerint. Que ideo vobis significare statuimus ut bonum animum 
habeatis et omnes populos illos bona spe impleatis. quia diuina cle- 
mentia omnes res nostre et hic et ibi sub hoc felici statu quotidie 
augebuntur et in melius succedent ac dirigentur. 

Quantum pertinet ad ea que superius continentur. approbamus om- 
nia superius scripta et cupide expectamus a vobis responsum et quod 
remedium apposueritis omnibus de quibus vos superius onerauimus. 
et presertim dissensionibus inter vos et alios ortis. quas diutius tole- 
rare non intendimus. 

Ut videbitis omnes fere offìciales in bis nauibus chium accedentibus 
veniunt inde ad vos et urbem illara transfrectaturi. ex quo eos recipi 
recipi et admitti facite honorifice sicut decet. videlicet quemlibet 



( 5*25 ) DOCUMENTI 



aorum in suo officio secundum formam contentarti in litteris nostris 
patentibus. quas eorum quilibet super suo officio presentabit. nobisque 
quanto celerius poteritis rescribite qua die quilibet eorum in suo of- 
ficio admissus fuerit. Et ut continetur in litteris uniuscujusque. vos 
eonsul sub pena soluendi duplum de vestro proprio debitis et solitis 
termini* exigi facite a quolibet officiali partem xm spectantem ca- 
mere uostre eamque conuerti curate in eniptionem miliorum. juxta 
oommissionem in alijs litteris vobis datam. nobisque ordinate rescribite 
quantum et quo termino exigi debebitis prò ipsa parte xni a singulo 
officiali, et queru ordinem apposueritis super emptionem miliorum. 
et que quantitas miliorum hactenus empta et in horreis publicis re- 
posita fuerit. pari modo quid factum ordinatumue fuerit circa per- 
fectionem fabricationis murorum. et demum generaliter nobis signifi- 
cate quecumque digna fuerint notitia nostra. Inter que nequaquam 
omittite nobis significare statum illius massarie. et mittere copiam 
libri ejusdem massarie. juxta formam in suprascriptis alijs litteris 
vobis commissam. 

Nobilis gentilis de Camilla eonsul designatus illius urbis, deo fauente. 
inter paucos dies hinc discedet itinere terrestri. Cum eo vos expe- 
dienter aduisabimus de omnibus que utilia et necessaria fore existi- 
mabimus. Interim studete in predictis omnibus et alijs ad honorem 
nostrum et vestrum ac utilitatem illius urbis nobis carissime ita vos 
habere quod merito vos commendare possimus. sed inter cetera cogi- 
tationes et omne studium conuertatis ad diminutionem sumptuum et 
exdebitationum illius massarie. in qua principaliter consistit securitas 
et subleuatio illius ciuitatis. et particulariter nobis rescribite quid 
feceritis et fieri posse judicabitis in re ipsa super omnia, ut intelli- 
gitis. utili. 

DOCUMENTO DCCXVII. 

Patente di capitano dei sobborghi, ossia della porta degli avanborghi di Caffa, 
data per mesi 26 a Giovanni Semenza orefice. 

1 466 , 3 giugno 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

fol. H7 v.) 

Forinola e ritenuta solite. Data janue mccccxxvi die ni junij. 



anno 1466 ( 426 ; 



DOCUMENTO DCCXVIII. 

Ordine di pagamento di ducati dugcnto cinquanta cinque a Bartolomeo Geni 
tile, da convertirsi nella cisterna pubblica di Cada, in virtù della condanna 
inflittagli nei suoi sindicamenti. 

1466, 4 giugno 

(Negot. gest. offic. s. Georg, ann. 1464-1467) 

(Col. 96 v.) 

* MCCCCLXVI die quarta junij. 

Parte magnifici offici) sancti georgij anni mcccclxv mandatur bar- 
tholomeo gentili guirardi. quatenus intra dies tres proxime venturos 
sequuturos a precepto debeat dedisse et soluisse dicto officio ducatos 
ducentos quinquaginta quinque. conuertendos in cisterna construenda 
in caria, de quibus dictus bartholomeus fuit condemnatus per spedi- 
bile officium sancti georgij anni mcccclxiii. et quos ducatos ducentos 
quinguaginta quinque dictu.ni magnificum officium commisit in caffa 
solui debere prò constructione diete cisterne etc. Aliter molesta- 
bitur etc. 

* Die VI junij. 

Jacobinus burgarus nuncius retulit hodie se die beri ostendisse et 
dimisisse copiam dicti precepti dicto bartbolomeo etc. 



DOCUMENTO DCCXIX. 

Sul giudizio a profferirsi nella causa di Girolamo Cerro. 

1466, 12 giujno 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1464-1467) 

(fol. 97) 

Jesus. Maria * MCCCCLXVI die XII junij. 

Parte magnifici officij sancti georgij mandatur infrascriptis offi- 
cialibus deputatis super reuidendis sententijs domini antonij de gim- 
bertis et sociorum reuisorum etc. lata (sic) contra hyeronimum de 



( 427 ) DOCUMENTI 



serro olim scribe (sic) massarie caffè, quatenus diebus due-bus cujus- 

libet ebdomade horis congruis vacent eorum officio, sub pena flore- 

norum duorum prò singulo contrafaciente irremissibiliter exigenda. 

Quorum nomina sunt hec: 

Martinus justinianus 

Casanus saluaigus 

Guirardus de viualdis 

* Die XVI junij. 
Varentinus (sic) panigarola nuncius retulit hodie se precepisse dictis 
martino et socijs in omnibus ut supra continetur. 



DOCUMENTO DCCXX. 

Comandano i Protettori che il console verifichi se pel tributo al gran Turco 

le Compere di Caffa dal 1459 in poi contribuissero per somma maggiore di 

sommi ducento. 

1466, 19 giugno 

(Litt. miss. off. Caffé, ann. 1464-1475) 

(fol. 38) 

Protectores etc. Spectato et prestantibus viris. consuli et massa- 
ri) s ac prouisoribus ciuitatis caphe. presentibus et futuris. dilectis- 
simis nostris. 

Exposuerunt nobis. dilectissimi nostri, cum graui querela nonnulli 
ex prestantioribus ciuibus hujus urbis comperarum caphe participes. 
factani fuisse deliberationem solemnem anno mcccclviiii per tunc ma- 
gnificos dominos comperarum sancti georgij protectores et alios electos 
super negotijs caphensibus. virtute cujus decretum est quod compere 
caphe annuatim contribuant expensis caphe prò solutione caraihij siue 
tributi domini regis turcorum summos ducentos caphe. et tamen non 
obstante dieta deliberatione ab eo tempore citra multotiens intercep- 
tam fuisse in capha multo majorem summam annuatim ex prouen- 
tibus locorum caphe quam sint dicti summi ducenti, ut constare dixe- 
runt rationibus aliquibus eorum missis ex capha. Et ob id orauerunt 
nos ut prouidere yelimus quod de cetero eisdem comperis caphe as- 
signari non possit annuatim majus onus quam sint dicti summi du- 
centi juxta dictam deliberationem. quodque comperis ipsis caphe siue 
eorum participibus restituì debeat prò tempore preterito quidquid ab 



anno 4466 ( 428 ; 



cis extortum est a supradicto anno MCCCCLXVllll citra ultra surnrnos 
ducentos anno singulo preter formarli diete deliberationis. 

Nos igitur intellecta eorum querela primum inquiri fecimus ari 
dictam deliberationem decretura fuerit per nostro- precessores inferri 
majus onus dictis comperis caphe. et ab ijs qui ejusmodi inquisitionil 
curam habuerunt relatum nobis est se non inuenisse aliud a dicto 
tempore citra decretum fuisse super augendo onere contributionis 
dictarum comperarum. Propter quod volumus ac vobis expresse ju- 
bemus. ut quantum pcrtinet ad tempus futurum nequaquam perniiti 
tatis quod dictis comperis caphe quouis modo inferri aut ass ignari 
possit aliud onus quam illud quod inuenietis decretum fuisse per no- 
stros precessores. prouideatisque quod nulla ibi Aeri possit deliberano 
in prejudicium seu jacturam dictarum comperarum caphe. et si facta 
esset statim cassetur et annulletur. quoniam ut diximus nolumus 
dictas comperas grauari nisi tantum dumtaxat quantum per nostros 
precessores decretum fuit eos annuatim grauari debere. Quod autem 
ad preteritimi tempus pertinet. quoniam mirum nobis videtur delibe- 
rationes precessorum" nostrorum in ea re seruatas non fuisse. volumus 
ut statim his litteris acceptis inquiratis et intelligere et nobis signi- 
ficare studeatis que onera a dicto anno mcccclxviiii citra eisdem com- 
peris caphe illata fuerint preter formam illius deliberationis et per 
quem seu quos aut sub qua forma decretum fuerit ejusmodi onera 
eisdem comperis assignari debere. Nos enim. re intellecta. quantum 
pertinet ad tempora preterita prouidebimus requisitioni dicto rum par- 
ticipum comperarum caphe secundum et prout nobis videbitur justitie 
et honestati conuenire. Data die xvim junij 1466. 



DOCUMENTO DCGXXI. 

1 Protettori concedono al nuovo console eletto Gentile Camilla 1' ufficio della 
jagataria delle erbe, legna e carbone sotto il nome di Nicolò Camilla, in 
compenso delle spese a farsi dal medesimo nel condurre seco, per via di 
terra, a Calla due compagni. 

1466, 26 giugno 
(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

( fol. 119 ) 

Non contiene più che non sia detto nel titolo. Data janue mcccclxvi 
dio xxvi junij. 



( 429 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO DCCXXII. 

Patente di console, massaro e provvisore di Caffa data per mesi 13 al nobile 
Gentile Camilla dopo Calocio Ghizolfì. 

1466, 28 giugno 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fot. 118) 

Dispongono i Protettori che succeda subito nel massariato a Gre- 
gorio Rezza, poi al Calocio nel consolato. Data janue moccclxvi die 
xxvih junij. 



DOCUMENTO DCCXXIII. 

Patente di ufficiale della jagataria delle erbe, legna e carbone in Caffa, data 
per mesi 26 a Nicolò Camilla , finito il tempo di Nicola Camogli. 

1 466 , 30 giugno 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. H9) 

Forinola e ritenuta solite, col diritto al Gentile di servirsi anche 
di altri fuori di Nicolò Camilla. Segue sotto il 9 luglio la promessa 
e cauzione fatta dal Gentile suddetto di ben esercitare quell' ufficio 
per mezzo del suo sostituto. Data janue mcccclxvi die xxx junij. 



DOCUMENTO DCCXXIV. 

1 Protettori permettono la ricerca dei debitori di Jacopo Grimaldi fuori delle 
terre loro soggette in Crimea, a condizione di non turbare la buona armonia 
coi signori e regni finitimi. 

U66, 1.° luglio 

(Litt. miss, offlc. Caffé, ann. 1464-1475) 

(fot. 38 v.) 

Protectores etc. Spectato et prestantibus viris. consuli et massarijs 
ac prouisoribus ciuitatis caphe. dilectissimis nostris. 

Smetà Ligure. St. Patria. Voi. VII. P. I. 28 



ANNO H6(> ( 430 ) 

Relatum nobis est. dilectissimi nostri, per quosdam ciuee nostro» 
prestantes. creditores. ut asserunt. jacobi de grimaldis. quod jacobus 
ipse. qui dicitur esse non soluendo. sparsas habet haud exiguas pecu- 
niarum quantitates in diuersis debitoribus suis babitantibus in terris 
illius maris pontici extra jurisdictioneirr nostrani. Et ob id orauerunt 
nos ut velimus per vos preberi facere eidem jacobo siue agentibus 
prò ipsis creditoribus omnes fauores honestos. virtute quorum jacobus 
ipse recuperare possit pecunias sibi debitas ut supra. Nos autem etsi 
equissimum esse intelligamus quod per nos et officiales nostros omnes 
fauores conuenientes prebeantur conciuibus nostris. memores tamen 
decreuisse quod reprehensalie ciuibus nostris concesse contra quosuis 
dominos seu comunitates illius maris suspense teneantur. quodque 
alie noue reprehensalie sine licentia nostra concedi non possint. ante 
omnia declaramus nos omnino velie quod dieta deliberatio super re- 
prebensalijs et earum suspensione ut supra per nos facta inconcusse 
seruetur. Et nihilominus committimus vobis ut dicto jacobo tam 
verbis quam litteris et etiam operibus prebeatis auxilia et fauores 
honestos. qui sine periculo scandalorum preberi poterunt. Ita quidem 
ut. salua supradicta deliberatione nostra de non relaxando seu conce- 
dendo reprehensalias. reliqua remedia per vos ipsi jacobo circa pre- 
dieta prompte prebeantur. Data janue mcccclxvi die prima julij. 



DOCUMENTO DCCXXV. 

I medesimi danno l'ufficio della jagataria delle erbe, legname e carbone in 
Caffa a Soldano Caltaneo, per mesi 13, finiti i 26 per cui fu dato a Nicolò 
Camilla: e intanto nel frattempo percepisca lo stipendio d'un sommo men- 
sile, e ciò purché accompagni il nuovo console Gentile Camilla nel suo viaggio 
terrestre a Caffa. 

1466 , 1.° luglio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 
(fol. H9 v.) 

È detto tutto nel titolo. Data janue mcccclxvi die prima julij. 



( 431 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO DCCXXVI. 

Loderà accompagnatoria del nuovo console Gentile Camilla, avviato a Caffa. 

1466, 3 luglio 
(Liti. miss, offic. Caffé, ann. 1464-1475) 



(fot. 37) 



Protectores etc. Spectato et prestantibus ac egregijs viris. consuli. 
massarijs et prouisoribus. antianis. officijs monete et prouisionis et 
Consilio caphe. dilectissimis nostris. 

Dilectissimi nostri. Perciò che hauemo scripto a voi consule e mas- 
sarij a compimento tuto quello a noi e parsuto bizogne a questo 
tempo, et etiamdio instructo lo spectabile gentile de Camilla exhibi- 
tore de la presente, de tute quelle cose sono parsute a noi utile e 
necessarie per quella nobile cita a noi carissima, diremo solamenti 
breuiter quello se contiene di sota. ommettando le specialitate. a le 
quale hauemo satisfacto ut supra per le diete lettere et instruc- 
tione. 

Et primo ve notifichiamo che mandiamo a lo presente lo dicto con- 
sule gentile, lo quale semata la forma de le regule e stato electo 
consule de quella nobile cita cum declaratione che debia succedere 
in lo consulato a lo spectabile calocio de guisulfìs. et statim in lo 
officio de la massaria et prouisoria a lo egregio de retia. corno più 
arnplamenti se contiene in le lettere nostre patente. Lo dicto gentile 
primum ve referira in quanto pacifico e concordia e speransa de bene 
elio hauera lasciato questa inclita cita et lo distretto et tute le sue 
membre. et pari modo tuto lo dominio de li illustrissimi signori no- 
stri. Quanto noi et tuti li citadini desideriamo la amplitudine, cre- 
scimento et bono regimento de quella ampia cita de capha. la quale 
appresso questa amiamo et reputiamo sopra tute le altre terre e cose 
nostre. Ve referira appresso quanto a noi e a tuti li citadini sono 
moleste le dissensione e discordie sono state seminate da la malitia 
et presumptione de alchuni inter officiali, citadini e borgeisi. Le quale 
etiam per questo sono più intolerabile. perciò che seando quella be- 



anno ihùG ( 432 ) 



nedetta cita per la clemcntia diuina in grande prosperità et abun- 
dantia de ogni cosa, e più detestabile la malignità de quelli li quali 
presumiseno turbare lo bene celitus mandato. E perciò che per la be- 
nignità de lo omnipotente creatore e questa e quella cita sono in 
majore prosperitate e riposso e speransa de bene che siano state da 
molti agni in qua. in verità siamo obligati tuti a rengratiare conti- 
nuamenti la bontà diuina e sforsarse de crescere e moltiplicare queste 
doe ampie citade. acioche comò disse lo apostolo, gratia dei in nobis 
vacua non sit. 

Ve confortiamo aduncha incarrighiamo e commettiamo espressa- 
menti a tuti che in genere e in specie metiati a grande loco queste 
nostre exhortatione et tute le altre vi farà per parte nostra lo dicto 
spectabile gentile, lo quale vi riferirà più largamenti lo stato delle 
nostre cose de chi et la intentione nostra, et corno nullo modo in- 
tendiamo tolerare la presumptione e malignità de quelli cerchano. de 
turbare lo bene lo quale lo omnipotente dio per sua clementia e bontà 
celitus ne ha mandato. Data janue die in julij mcccclxvi. 



DOCUMENTO DGCXXVII. 

Patente di ufficiale della jagataria ecc. di Caffa , data per mesi 13 a Soldano 
Cattaneo, finiti i 26 di Nicolò Camilla, e di un sommo mensile nel tempo 
dell' attesa. 

1466, 4 luglio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 120) 



Forinola e ritenuta solite, coli' aggiunta che, non facendolo in Ge- 
nova, il Soldano suddetto presti in Caffa la sua cauzione di lire 500. 
Data janue mcccclxvi die mi julij. 



( 433 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO DCCXXVIII. 

Obbligano Gio. Battista Calvi a ritornare in Calla por rispondere dei furti attri- 
buitigli sotto il consolato di Gerardo Lomellini. 

1466, 4 e 5 luglio 
(Litt. miss. off. Caffé, ann. 1464-1475) 

(fol. 39) 



Protectores etc. Spectato ac prestanti viro, constili cinitatis caphe. 
nobis carissimo. 

Quoniam. spectate vir nobis carissime, molestissima nobis fuerunt 
et sunt furta illa que commissa nobis fuerunt tempore consulatus gui- 
rardi lomelini. et pari modo egre ferimus quod egregius gregorius 
de retia cui expresse commissiones facte fuerant de predictis non de- 
terminauerit ibi quantum justitie conueniat. attento presertim quod 
ibi facilius veritas lucidari poterat. voluimus quod jobannes baptista 
caluus. de quo suspicio habita fuisse videtur ex sindicamentis dicti 
guirardi lomelini. nobis fidejussionem prebeat de accedendo in capham. 
et quamprimum ad illam urbem peruenerit se presentando coram 
vobis et stando juri. non obstante absolutione sui sindicamenti et li- 
beratione de eo facta tempore consulatus dicti guirardi quando occa- 
sione diete suspicionis captus fuit et postea liberatus. Propter quod 
volumus ac vobis expresse committimus quod quamprimum in capham 
peruenerit. faciatis contra eum visis videndis et auditis audiendis 
omnes illos processus et executiones occasione diete suspicionis. quas 
intelligetis de jure et ex forma capitulorum fieri posse ac debere, ita 
ut vel purgetur suspicio vel si intelligetis eum deliquisse puniatur. prout 
justitie conueniet. Circa que volumus procedatis ut supra non obstante 
absolutione sui sindicamenti et liberatone per eum obtenta tempore 
consulatus dicti guirardi. ad quas absolutionem et liberationem quan- 
tum pertinet ad predicta nullum per vos respectum haberi volumus. 
non aliter quam si nunquam facte fuissent. Data janue mcccclxvi die 
ini julij. 



anno 1466 ( 434 ; 



Segue : 

* Dio V julij. 

Prenominatus Johannes baptista caluus constitutus in presentia mei 
notarij officio publico stipulantis etc. promisit in capham accedere ni 
supra. et quamprimum capham peruenerit se presentare coram spoetato 
consule illius ciuitatis. et coram eo stare juri. non obstante absolutione 
sui sindicamenti et liberatione de eo facta tempore consulatus guirardi 
lomellini. et in omnibus et per omnia prout superius continetur. sub 
pena librarum mille januinorum. et sub ipotheca et obligatione om- 
nium honorum suorum presentium et futurorum. Et prò eo intercessit 
ac fidejussit cosmas caluus pater suus. Sub etc. Respondens etc. 



DOCUMENTO DCCXXIX. 

Decreto d'ammissione allo stipendio di un sommo mensile in Caffd in favore di 

Tebaldo Bassignani e Giovannetto Bianchi , due socii del console Gentile 

Camilla. 

4 466, 7 luglio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 
( fol. 121 ) 



Sono i compagni di viaggio per cui ottenne V ufficio della jagataria, 
come è detto nel documento DCCXXI. Data janue mcccclxvi die vii julij. 



DOCUMENTO DCCXXX. 

Risposta dei Protettori a varie lettere del console e dei massai i. 

U66, 8 luglio e 12 novembre 

(Litt. miss. off. Caffé, ann. 1464-1475) 

( fo). 39 v. ) 

Protectores etc. Spectato et prestantibus ac egregijs viris. consuli 
et massarijs ac prouisoribus. et officialibus monete ciuitatis caphe. 
dilectissimis nostris. 



( 435 ) DOCUMENTI 



Cam intenderemus. dilectissirai nostri, expedictioni spectati viri gen- 
tilis de Camilla consulis illius urbis ad vos itinere terrestri nunc 
venienti*, superuenerunt heri nobisque presentate fuerunt littere due 
vostri calocie. quarti in altere scripte sunt die xxi decembris. relique 
vero die xvi februarij. et insuper alie littere vestrorum offlcialium 
monete scripte die mi martij. et insuper alie littere vestri gregorij 
satis prolixe in quibus apposita non est dies. et in quarum respon- 
sione nos non extendemus. quoniam ut videbitis complacuiraus vobis 
gregorio in dando vobis licentiam veniendi et mittendo dictum no- 
bilem gentilem successurum statim vobis in officio massarie. Perfectis 
vestris sindicamentis ad nos venietis et inter cetera accurate intelligere 
intendinius an culpaueritis in discordijs inter vos et alios ibidem ortis 
et seminatis. in quibus si vos deliquisse aut causam earum dedisse 
intelligemus. nequaquam euadetis sine debita punitione. Et idem di- 
cimus de vobis johanne consule et calocio reliquo massario ibidem 
remansuris. quoniam ut totiens scripsimus omnino disponimus circa 
punitionem tam detestabilis erroris vestri ita seuere procedere, quod 
ij qui fuerunt auctores tanti mali memorabile omnibus prebebunt 
exemplum. Quantum autem pertinet ad predictas litteras vestri ca- 
locij et vestrorum offlcialium monete, mirantes primum quod a vobis 
consule vel separatim vel simul cum massarijs nullas litteras accepe- 
rimus. inferius respondebimus breuiter et solummodo partibus ne- 
cessarijs. 

Et primo, ut latius scribemus separatim vobis johanni consuli et 
calocio massario. plurimum ac plurimum miramur et moleste ferimus 
quod tempore regiminis consulis. massarij eidem consuli non steterint 
obedientes ut decet. quoniam etiam si consul vel male ageret vel in 
aliquo debitum excederet. non pertinet ad massarios ejus correctio 
sed solummodo debent massarij "cum omni reuerentia secrete ac pri- 
uatim consuli tanquam superiori memorare ea que utilia ipsis vi- 
deantur. et nihil aliud operari aut referre seu facere preter dictam 
priuatam memorationem. In quo quoniam intelligimus erratum fuisse. 
non intendentes ejusmodi errorem impunitum preterire, volumus et 
expresse committimus non solum vobis sed etiam quibuscumque alijs 
massarijs quouis tempore futuris. ut. sub qualibet graui pena arbitrio 
nostro taxanda et exigenda. de cetero obedientes et reuerentes sint 
consuli ut equum est. et nequaquam impediant aut quouis modo per 
rectum vel indirectum se immisceant in pertinentibus ad officium et 



anno 1466 ( 436 ) 

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administrationem ipsius consulis. qui si in alitilo deliquerit puniendus 
erit per sindicatores et etiam per ofllcium nostrum ultra sindica- 
mentum. si expediet. 

Et quoniam relatum nobis est quod vos Johannes consul et calocie 
raassarie in pertinentibus ad massariam noluistis quod gregorius re- 
liquus massarius intersit solidationi rationum libri massarie. reser- 
uantes nobis. si sic erit. arbitrium puniendi vos condigne prò ejus- 
modi errore, volumus quod oranino gregorius ipse reuideat et se sub- 
scribat omnibus rationibus quorum solidationi culpa vestra non in- 
terfuit. ut conueniens est officio suo. 

Littere vestre piene sunt querelis quas et vos et habitatores illius 
urbis facere videntur quod noluimus concedere ut omnia officia ex- 
ceptis consulatibus ibi vendantur ad utilitatem massarie. et in ali- 
quorum litteris contineri vidimus quod ostendimus exiguum amorem 
ergo illam ciuitatem. et preterea quod misimus juuenculos ad stipen- 
dium et commisimus cassare idoneos etc. Que profecto verba sine 
summa indignatione et admiratione intelligere non potuimus. cuna 
presertim necessarium sit quod qui talia verba jactant vel maligni sint 
vel parum prudentes et immemores inestimabilium quantitatum pe- 
cuniarum quas prò conseruatione illius nobilis ciuitatis nobis caris- 
sime erogauimus. et erogare denuo parati èssemus si necessitas exi- 
geret. Profecto ejusmodi verborum jactatores. vel maligni vel insipientes 
ut diximus. obliti sunt quod jam annis tredecim passi sumtis redditus 
harum comperarum in illa urbe existentium qui ad summam libra- 
rum triginta milium vel circa annuatim ascendunt. prò subuentione 
illius urbis retineri. Pari modo ex eorum memoria excidit quot 
pecunias ad defensionem illius urbis annis superioribus transmisimus. 
Concessimus preterea quod non pauca officia ibi vendantur ad bene- 
ficium massarie. et insuper quod emolumentum mensis xm ex delibe- 
ratione magni concilij deputatimi ad exdebitationem harum compera- 
rum. qui multum indebitate sunt prò dictis subuentionibus factis illi 
ciuitati ut supra. hactenus conuertatur in emptionem et munitionem 
milij. Ex quibus omnibus concludere possumus quod he compere et 
nos quantum necessarium fuit usque ad sanguinem exposuimus prò 
sustentatione illius urbis, et pari modo in futurum exponere parati 
essemus si necessarium foret. Et tamen vos ac reliqui tantorum be- 
neficiorum immemores non erubescitis et scribere et verba jactare in 
onus et dedecus nostrum. Propter quod monemus vos ut de cetero. si 



( 437 ) DOCUMENTI 



gratiam nostram caram habetis. in ejusmodi errore nequaquam per- 
seueretis nec insuper per alios perseuerare patiamini. quoniam inter 
omnia vitia ingratitudo est precipue detestabilis et iutolerabilis. 

Ciuitas illa diuina clementia in bonorum omnium prosperitate po- 
sita quiescit et augmentatur et in futurum magis augmentabitur. nec 
vidomus aliquid ili i deesse nisi conuenientem prudentiam et sinceram 
concordiam eorum latinorum qui ibidem sunt et conuenientem af- 
fectum eorum ad exdebitationem massarie. que jam pridem exdebitata 
esset si officiales et conciues nostri ibidem existentes debitum suum 
fecissent. Et quoniam totiens commissimus ut mittantur nobis non 
solimi copie cartulariorum massarie annorum preteritorum sed etiam 
rationes introitus et exitus cujusque anni, quarum copie facili tran- 
scribi potuissent et cum omnibus litteris transmitti. experientur illi 
qui ejusmodi commissiones nostras seruare neglexernnt quid sit man- 
data nostra contemnere et reliquis de cetero prebebunt exemplum. 

Quod autem ad juuenes vobis missos cum litteris stipendi]' attinet. 
quatuor deputati super negotijs caphensibus affirmauerunt nobis quod 
quicumqne transmissi fuerunt idonei sunt. preter unum vel duos adirne 
teneros juuenes quibus partem dimidiam stipendij dari mandauerunt. 
Nos prò utilitate illius urbis mittere decreuimus eos januenses quibus 
littere facte sunt ut ibi uxores caperent. Et tamen intellecto quod 
ejusmodi prouisio nostra vobis non placet, hoc anno nemini fecimus 
litteras stipendij. preter quinque vel sex quos secum deducturus est 
supranominatus gentilis. 

Deliberationem ibi factam quod quicumque janftensis oriundus a 
coruo usqne ad monacum uxoreni ceperit in capha prouisionem ha- 
beat summi mensualis approbauimus?" sub tribus tamen conditionibus 
infrascriptis. Prima est quod percipere non debeant ejusmodi proui- 
sionem nisi prò annis quatuor tantum. Secunda vero quod quicumque 
habuerit dotem excedentem quantitatem summorum centum gaudere 
non possit beneficio diete prouisionis. Tertia vero quod cassari de- 
beant tot ex inutilioribus stipendiatis quot accipient uxores et scri- 
bentur ad dictum stipendium ut supra. ita ut numerus stipendiatorum 
et expensa massarie ob eam causam non augeatur. Sub hac etiam de- 
claratione quod quicumque scribentur ad ejusmodi stipendium obligati 
sint in capha habitare et omnia facere ad que reliqui stipendiati te- 
nebuntur. Et pari modo volumus obligati sint seruire cum suis armis 
omnes qui habuerunt a nobis officia in capha. secundum et prò ut 



anno 1466 ( 438 ) 

consuli ac massarijs caphe utile ac necessarium videbitur. Quibus 
quidera officialibus declararnus non licere vendere officia sibi collata. 
sub pena in regulis contenta. 

Volumus preterea ac declararnus quod ex prouentibus fìdeicommis- 
sariarum deputatarum ad dotes puellarum dari non possit subuentio 
alicui puelle prò cujus dote detur seu promittatur ultra quantitateifl 
summorum centum. quodque alicui dari non possit subuentio ex ejmj 
modi prouentibus ultra summos vigintiquinque. quouiam elemosine 
dari debent pauperibus et non diuitibus. Et profecto non solum mi rum 
sed etiam intolerabile nobis videtur quod dicti prouentus dicantur 
obligati prò annis quindecim futuris. que res arguit quod et ipsa 
elemosina et relique administrationes male gubernentur. ejusmodique 
administratores parum timeant deum et majorem curam habeant prò- 
priorum commodorum quam bonorum operum. Ex quo oneramus vos 
ut predicta omnia seruari et sub columna locorum dictarum fideicom- 
missariarum scribi faciatis. et prouideatis quod de cetero in ejusmodi 
errore obligandi dictos prouentus prò tam longo tempore perseuerari 
non possit. 

Precessores nostri nondum habuerunt munitiones que erant in fa- 
magusta propter differentias que sunt inter ipsos et patronos nauium. 
quamprimum ex illis babebunt et quamprimum offeret se nobis oocasio 
possendi prouidere de sanitrio et puluere et de badilibus. de quibus 
jam pridem vobis misimus cum nauibus boni de costa et alijVchium 
profectis. non desistemus vobis de predictis omnibus secundum possi- 
bilitatem nostrani prouidere. Interim tamen oneramus vos non desinatis 
ibi de predictis munitionibus fabricari facere et urbem illam fulcire. 

Si scribis curie facta fuit protnissio illa staliarum. de qua scribitis. 
ex deliberatione consulis massariorum et aliorum officiorum cum so- 
lemnitatibus in regula conteutis equum nobis videtur massaria onus 
illud perferat et seruetur promissio. Si vero promissio ipsa facta non 
fuisset cum solemnitatibus debitis. volumus eo casu onus illud recidat 
in humeros illorum qui talem promissionem sine debitis solemnita- 
tibus fecerunt. 

Miramur quod rapbael de monterubeo recuset soluerè partem tri- 
cesimam secundi consulatus. cum presertim jam pridem declarauerimus 
omnes officiales teneri ad solutionem ipsius partis xm siue exiguo 
siue longo tempore exerceant. 

Molestissime nobis sunt malitie siue errores commissi per christo- 



( 439 ) DOCUMENTI 



ferma de caneuali olim scribam massarie. a quo volumus seuere exi- 
gatis omne id et totum de quo et quantum eum obligatum esse in- 
telligetis. et preterea vos simul cum antianis nobis significetis in 
quaiu penam vobis condemnandus videatur ad exemplum aliorum. 

Nolamus quod ullo modo liceat consulibus et castellanis soldaie et 
cimbali seu alicui eorum discedere ab officio suo aut capham venire. 
nisi de licencia consulis et massariorum ac officij monete deliberata 
ad calculos in qua conueniant saltem seu calculi albi, sub pena sum- 
niorum vigintiquinque prò singulo ac singula vice qua contrafecerint. 
Oneramus vos ut hunc articulum quem transcribi volumus in volnmine 
regtilarum denunciari ipsis faciatis. ne de eo possint ignorantiam pre- 
tendere, et quod non detur alicui eorum ejusmodi licentia sine legi- 
tima et necessaria causa. Circa tabernas eorum dedimus ordinem op- 
portunum in istructione. prenominati gentilis. et pari modo circa ca- 
ualci-iura consulis caphe cujus stipendium volumus vos consul massari)' 
ac ufficiales monete simul cum sindicatoribus reguletis prout utilius ju- 
dicabitis. volentes tamen quod ordinatio vestra non valeat nisi fuerit 
postea per nos approbata. 

Studebimus fratres obseruantie et medicum inquiri facere et ad vos 
inittere. ut laudatis. quanto celerius fieri poterit. 

Intelleximus que scripsistis de loco matrice, et zacaria de guisulfis 
si veniet ad nos. accipiemus in ea re deliberationem opportunam. In- 
terim tamen quoniam relatum nobis est redditus. dicti loci facile sup- 
plere posse sumptibus. oneramus vos ut nullum onus prò eo detur 
massarie nisi forsitan superueniret urgens et legitima causa, quam 
intelligeretis per nos approbari debere. 

Ceterum miramur et supramodum stupemus quod cum precessores 
nostri tantum detestati fuerint impositionem locorum quadraginta 
lactam anno superiore, vos nihilominus in eo errore perseuerantes 
scribatis imposuisse loca sexaginta quinqne. Quam impositionem no- 
luimus approbare neque etiam reprobare donec habeamus adui'sationes 
opportunas a vobis consule et massarijs. a quibus. ut diximus. nullas 
adhuc litteras accepimus. Interim tamen quoniam admonitiones pre- 
cessorum nostrorum paruifecisse videmini. denunciamus vobis quod si 
de cetero perseueretis in instituendo ulla alia noua loca sine licentia 
nostra, vel consulemet massarios ac fidejussores vestros compelleremus 
ad soluendum tantum quantum intelligeremus extractum fuisse ex ip- 
sorum locorum impositione. Data janue mcccclxvi die vii julij. 



anno 1466 ( 440 ) 

Segua il poscritto : 



- 



Utile nobis visum non est nunc permutare vos oflìciales monete, 
conlìdentes quod pratica et amore vestro ergo illam ciuitatem perse- 
uerare debeatis in quotidie melius operando. Sed tamen quia dicitur 
vos abraam illinc discedere debere, volumus quod in discessu abrae 
subrogetur loco ejus lazarus cataneus. 

Segue un secondo poscritto a fot. 42: 

* Die XII nouembris. 

Copiam suprascriptarum vobis misimus per spectatum gentile m de 
Camilla consulem designatum simul cum multis alijs litteris et adui- 
sationibus opportunis. quem gentilem confidimu's in diuina clementia jam 
pridem saluum. ad vos peruenisse. quoniam ante diem xv dicti mensis 
julij a nobis discessit. Postea vero aliate nobis fuerunt multe littere 
omnium vestrum et etiam nonnullorum aliorum ibi moram facientium. 
atque insuper processus sindicamentorum illorum qui deliquisse dice- 
bantur circa electionem ibi factam de raphaele de monterubeo loco 
q. balthasaris de auria. superuenitque ipse raphael quem jam audire 
incepimus. decreuimusque intra triduum aut quatriduum quietis animis 
intendere simul cum nostris precèssoribus et alijs rerum caphensium 
peritiam habentibus lectioni omnium dictarum litterarum. et super 
omnibus rebus illis mature consultare ac deliberare secundum et prout 
honori nostro et utilitati illius inclite urbis nobis carissime conuenire 
judicabimus. ejusmodique deliberationes nostras non per bunc hominem 
qui incerto itinere ad vos se venire velie dixit. sed per alias potius 
certiores formas ad vos transmittere. 

Interim autem bonum animum sumite et omnes populos illos bona 
spe implete. quietoque ac justo regimini ac utilitati eorum ac ampli- 
tudini ciuitatis intendite. quoniam dei gratia omnes res nostre felicis- 
sime procedura. Nam post obitum illustrissimi quondam domini no- 
stri status lombardie ac nostre ciuitatis in summa quiete remansit. 
ciuitasque quotidie de bono in melius procedit. et felix classis nostra 
prò expugnandis nauibus barchinonensium instructa. que nauem ita- 
lianam in qua erat exigua quantitas mercium et pauci valoris hisce 
diebus interceperunt. in dei nomine discessit et periti rerum mariti- 



(441 ) DOCUMENTI 



uarum sperant quoti doo faueute vel expugaabit vel comburet naues 
yùmicoruia que in plagia barchinonie sunt. Aliud impresentiarum non 
ìicemus nisi quod memineritis omnes coramissiones vobis per nos 
cobis datas contra illuni sceleratum ruarcum gentilem qui cum tanto 
ledecore status nostri pudicam illam mulierem violare presumpsit. 
Data die xii nouembris ut snpra. 



DOCUMENTO DCCXXXI. 

1 Protettori rampognano il console e i massari pelle mutue loro discordie. 

1466, 8 luglio 

(Litt. miss. off. Caffé, ann. 1464-1475) 

(fol. 4.3 ; 



Protectores etc. Spectato et prestantibus viris johanni renso con- 
stili, et caiocio de guisullis massario et prouisori ciuitatis caphe. nobis 
carissimis. 

In litteris vestris calocie inter cetera annotauimus quod in conten- 
tioneni deuenistis cum gregorio de retia tunc constile eo quia, ut 
scribitis. retineri fecerat contra formam regularum raphaalem de 
monterubeo et dederat destrasia indebita guirardo lomelino. Que due 
excusationes per vos allegate nequaquam vos exonerare sed potius 
accusare videntur. quoniam vestra non intererat. quia gregorius consul 
erat. etiam si errasset. errores ejus corrigere nec cum eo qui supe- 
rior vester erat in contentionem deuenire. Immo debebatis eum tani- 
quam superiorem in omnibus venerari et preceptis ejus parere, et si 
etiam deliquisset. priuatim et secrete ac caritatiue per modum fra- 
terne memorationis ei dicere opinionem vestram. quam si reprobasset. 
nihilominus debebatis ei obediens esse et errorem suum non publi- 
care. Sed vosmet scribitis in contentionem cum eo deuenisse propter 
friuolas causas supradictas que. ut diximus. non vos excusat sèd ac- 
cusat. Ex quo denunciamus vobis quod nisi alias legitimas rationes 



anno UGO ( 442 ) 

in contrarium intelligamus. intendimus et vos et aJios 'juos in pre- 
dictis deliquisse intelligemus seuere punire ad exemplum aliorum. 
Pari modo intendimus vos ambos conuenienter punire, si intelligemus 
verum esse quod nolueritis gregorium collegam vestrum interesse 
solidationi rationum libri massarie. Que quidem his litteris ita vobis 
denunciare statuimus ut intelligatis intentionem nostram et non cu- 
muletis causas propter quas nos oporteat contra vos et fidejussores 
vestros seuerius procedere. Data janue mcccclxvi die vm julij. 



DOCUMENTO DCCXXXII. 

Rispondendo ai Protettori delle Compere di Cafla disapprovano una disposizione 
di quell' ufficio. 

1466, 8 luglio 

(Litt. miss. off. Caffé, ann. 1464-1475) 
(Col. 43 v. ) 



Protectores etc. Egregijs. dilectis nostris protectoribus comperarum 
et locorum caphe. 

Recepimus. dilecti nostri, litteras vestras in quibus dies ulla appo- 
sita non est. nobis commendantes comperas illas et presertim circa 
onus illorum summorum ducentorum. circa quod breuiter responde- 
mus. quod intentio nostra est comperas illas dietim quantum in nobis 
erit subleuare et eis honestos fauores prebere, ut latius intelligetis ex 
litteris quas scribimus consuli et massarijs. quarum copia etiam vobis 
transmittitur. ad quas impresentiarum nos referimus. sed videntur 
nobis precessores vestri magnam reprehensionem mereri quod permi- 
serint. ut dicitur. obligari prò annis quindecim futuris prouentus lo- 
corum fldeicommissariarum assignatos dotibus puellarum. Propter quod 
oneramus vos omnino prouideatis quod in similibus erroribus non 
perserueretur. Data janue die vm julij 1466. 



( 443 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO DCCXXXIII. 

Ali re risposte e ordinazioni dei Protettori al console e massari di Caflfa. 

1466, 12 luglio e 17 settembre 

(Litt. miss, offic. Caffé, ann. 1464-1475) 

ffol. 44) 



Protectores etc. Spectato et prestantibus viris. constili et massari] s 
:aphe. dilectissimis nostris. 

Posteaquam. dilectissimi nostri, dedimus omnes instructiones ac li't- 
:eras quas necessarias esse judicauimus spectato viro gentili de ca- 
villa consuli designato illius urbis, qui in dei nomine hinc discedet 
:lie lane proxinia ad vos venturus. superuenit ex chio nauis calua in 
pia multe littere omnium vestrum tam prillate quam comunes aliate 
sunt diuersis temporibus scripte. Propter quod laudantes diligeatiam 
vestram in scribendo. respondebimus tantummodo breuiter recentio- 
ribus earum scriptis die xim martij proxime preteriti, quoniam in 
reliquis nibil inuenimus cujus responsioni per alias nostras datas ut 
supra prenominato gentili saltem in partibus necessari) s satisfactum 
non fuerit. 

Processus factos contra eos qui deliquisse dicuntur tempore elec- 
tionis egregij raphaelis de monterubeo dictum nobis est allatos fuisse 
in supradicta naui. sed tamen nondum illos recepimus, Postquam pre- 
sentati nobis fuerint et a nobis reuisi. faciemus circa eos quantum 
justitie et honori nostro conuenire judicabimus. 

Plurimum nobis placuit quod per relationem interpretis ultimate 
transmissi ad serenissimum dominum agicarei imperatorem intellexe- 
ritis res suas feliciter procedere et dominationem suam in solita be- 
niuolentia erga illam urbem perseuerare. circa quam conseruandam 
et in dies augendam oneramus vos omne studium ac diligentiam ve- 
stri parte adhibeatis. ut latius in alijs commissionibus nostris con- 
tinetur. 

Ceterum non solum vehementer mirati sumus. sed insuper pluri- 
mum ac plurimum moleste tulimus. quod per litteras vestras multi 



anno 4 400 ( 444 ) 

facere videamini concordiam quam scribitis tractatam fuisse inter 
sceleratissimum illum raarcum gentilem et propinquos illius pud ice 
mulieris quam tara fedum in modum violare presumpsit. quodque a 
nobis requiratis an si dieta concordia flrraaretur restituì velirnus in 
patriam dictum marcum. Profecto videmini nobis parura considerasse 
quantum dictus marcus offenderit honorem status nostri in perpetra- 
tione tam atrocis facinoris per eum commissi. Propter quod expresse 
jubemus vobis ut contra eum et bona sua seuere procedatis. juxta 
aliam commissionem nostrani in copia literarum quas vobis deferet 
dictus gentilis declaratam. et preterea omni arte et ingenio studeatis 
manus inijeere in personam dicti marci, quia aliter honori nostro in- 
tegre satisfactum fuisse nunquam reputabimus. et si forsitan dieta 
pudica mulier nollet acceptare prouisionem eliciendam ex bonis dicti 
marci, juxta formam diete alterius commissionis nostre, volumus ni- 
hilominus fiat uniuersalis bonorum ejus confiscalo, et pecunie quas 
deputari ordinaueramus prouisioni diete honeste mulieris assignentur 
operibus vel murorum vel cisterne. Super quibus cupide expectabimus 
per vos nobis rescribi sub qua diligentia et has et alias commissiones 
nostras in hac materia exequuti fueritis. Data die xn julij 1466. 

Segue un poscritto : 

* Die mercurij xvn septembris. 

Copiam suprascriptarum vobis misimus simul eum alijs litteris et 
aduisationibus opportunis per spectatam gentilem de Camilla desi- 
gnatum consulem. qui in dei nomine hinc discessit ut supra. Postea 
vero hodierna die aliate fuerunt nobis littere vestre scripte die xxvn 
junij eum additione diei xv julij. nobis particulatim respondentes super 
his que vobis scripsimus per gregorium de pornasio quem cognouimus 
saluum eum litteris nostris ad vos peruenisse. Et quia responsiones 
vestre nondum per nos sufficienter examinate fuerunt. nihil aliud circa 
eas vobis impresentiarum dicimus nisi quod quantum pertinet ad 
sceleratum illum marcum gentilem. approbamus ea que superius dieta 
sunt. 

Et quoniam tandem recepimus per jeronimum griffum processus 
illos factos contra eos qui deliquisse dicebantur in electione egregij 
raphaelis de monterubeo qui nondum ad nos peruenit. expectantes 



( 445 ) DOCUMENTI 



eum lioratim examinabimus omnia quam priraum peruenerit. et ex- 
pedientes vobis responsione* super omnibus prebebimus. Interim Do- 
mini animum sumite. et populos illos nobis carissimos bona spe im- 
plete. quoniam dei clementia post obitum illustrissimi q. domini no- 
stri omnia feliciter processerunt et procedunt. et in dei nomine nunc 
paratur valida classis contra barcbinonenses. qui aliquas naues ar- 
matas ad damna nostra emisisse dicuntur. 



DOCUMENTO DCCXXXIV. 

Delegazione di Francesco Pastino alla revisione dei conti di Gaffa, in luogo di 
Battista Incisa caduto malato. 

1466, 15 luglio 

(Litt. miss. off. Caffé, ami. 14G4-1475) 

(fol. 45) 



Protectores etc. Egregio viro francisco de pastino notario. concini 
nostro dilecto. in capha. 

Cum spectabiles quatuor reuisores. conciuis noster dilecte. dele- 
gauissent baptiste de incisa curam rerum suarum reuidendarum in 
capha. baptista ipse. qui cum spectato gentili de Camilla consule de- 
signato illius urbis itinere terrestri accedere debebat. infirmatus est. 
Propter quod decreuerunt eam curam vobis delegare sub modis 
et formis declaratis in eorum litteris et commissionibus vobis diri- 
gendis. Nos igitur quoniam res ipse ad comperas pertinent. oneramus 
vos ut diligenter exequamini commissiones dictorum reuisorum super 
ea materia vobis dandas. ita quidem ut diligentiam vestram merito 
commendare possimus. Data janue mcccclxvi die xv julij. 



Società Ligure. St. Patria- Voi. VII. P. I. 29 



anno HGG • ( 446 ) 



DOCUMENTO DCCXXXV. 

1 Protettori ordinano al console di Cafla di dare pronto e sommario corso alla 
vertenza del nobile Pietro Gentile, olim Pallavicini, contro Sisto Centurione, 
debitore al predetto di non leggiera somma di danaro occasioni' partitami 
band: e ciò senza strepito di forme giudiziarie. 

1i66, 11 settembre 

(Liti miss. off. s. Georg, ann. 1466-1471) 

(fol.48 v.) 



L' atto in buona parte è simile al precitato sotto il dì 21 maggio 
1466 , ossia il documento DCCII. Data janue mcccclxvi die xi sep- 
tembris. 



DOCUMENTO DCCXXXVI. 

Ordine del Banco ai giudici di finir il giudizio della causa di Girolamo Cerro. 

1466, 7 novembre 
(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1464-1467) 

(fol. 108) 

* MCCCCLXVI die VII nouembris. 

Parte magnifici officij sancti georgij mandatur infrascriptis commis- 
sarijs cause et quarumuis appellationum interpositarum per jeronimum 
de cerro a sententi] s contra ipsum latis per dominos reuis'ores rationum 
magnifici officij sancti georgij. quatenus infra et per totum mensem 
presentem debeant expediuisse et terminasse dictam causam. sub pena 
ducatorum decem prò singulo irremissibiliter applicandomi noue re- 
parationi portus et moduli, quorum - nomina sunt bec: 

Martinus justinianus 
Casanus saluaigus 
Guirardus de viualdis. 



( 447 ) DOCUMENTI 



* Die X nouembris. 

Rolinus de nouaria nuncius retulit hodie se die sabbati mandato 
etc. personaliter etc. dictis martino et socijs. et eisdem etc. 



DOCUMENTO DCCXXXVII. 

Decreto in favore del fu Antonio Delpino, morto per viaggio alla Tauride. 

1466, 28 novembre 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1467) 

Ifol. 266 V.) 

* MCCCCLXVI die veneris XXVIII nouembris. 

Spectabiles domini protectores etc. anni mcccclx in integro nu- 
mero congregati, audito georgio de leuanto nomine heredum q. an- 
tonij de pinu. requirente quod cum dictus q. antonius de pinu electus 
fuisset consul caffè (*) et in itinere decessisset. dictus antonius seu lie- 
redes ipsius habere debent dimidium salarij sui. juxta formam cujus- 
dam decreti mentionem facientis qualiter tractari debent officiales 
morientes in itinere etc. Viso dicto decreto et contentis in eo. deli- 
berauerunt quod dicti heredes fieri debeant creditores de salario spec- 
tante dicto q. antonio juxta formam dicti decreti, et elegerunt no- 
bilem et egregios viros dominum gregorium lomellinum et gotifredum 
de albario. duos ex ipsis dominis protectoribus. quod calculent juxta 
formam dicti decreti quantum dictus q. antonius habere debet et de 
tot ipsos heredes fieri faciant creditores. 

A fol. 267 v' è ,V ordine di pagar il debito restante qualunque 
esso sia. 

(') È questo un errore del copista: Antonio Delpino fu eletto nel 1460 con- 
dottiero di navi , come dice il documento DXI a pag. 66 , ma non console di 
Caffa. 



anno Ì4GG C 448 ; 



DOCUMENTO DCCXXXVIII. 

I Protettori assolvono 1' ex console Raffaele Monterosso dalle accuse fattegli pel- 
l' occasione della sua rielezione al consolato, dopo la morte di Ualdassar* 
D'Oria. 

1466, 29 dicembre 

(Negot. gest. off', s. Georg, ann. 1463-1467) 
(fol. 173 v.) 



* MCCCCLXVII die lune XXVIIII decerabris. 

Spectabiles domini protectores comperarum sancti georgij anni 
MCCCCLxquinti in legitimo numero congregati, quorum qui interfue- 
runt nomina sunt hec: 

D. Matheus de flisco prior Bartholomeus italianus 

Antonius de casana Baptista justinianus q. joh. et 

Cristoferus de podio Ceua de auria. absente tantummodo 

Raphael de andoria Benedicto saluaigo reliquo octauo. 

Audito hodie et sepenumero alias viro egregio raphaele de mon- 
terubeo. narrante quod cum nobilis q. balthasar de auria in consulatu 
caphe decessisset et idem raphael in locum ejusdem balthasaris consul 
diete ciuitatis caphe creatus fuisset virtute solemnum deliberationum 
in ipsa urbe caphe tunc factarum. postea nonnulli sibi inuidentes 
scripsisse videntur dominis tunc protectoribus comperarum quod ra- 
phael ipse multa machinatus fuerat in capha prò obtinenda dignitate 
dicti consulatus. que profecto. si vera fuissent. graui punitione raphael 
ipse merito corripiendus fuisset. Propter quam quidem calumniam 
sibi indebite illatam supradicti domini tunc protectores comperarum 
commisisse videntur egregio viro gregorio de retia consuli ad ipsam 
urbem caphe tunc transmisso ut statim deponeret ex officio massarie 
eundem raphaelem. eumque compelleret ad prestandum fidejussiones 
summorum tricentorum caphe de soluendo omnem condemnationem 
contra ipsum faciendam. atque insuper ad transmittendum per carri* 
bium ipsis dominis protectoribus omnia salaria que percepisset ex 



( 449 ) DOCUMENTI 



oflìcio elicti consulatus prò co tempore quo ipsum oflìcium exercuerat 
uiortem dicti q. balthasaris. et bis perfectis gregorius ipse di- 
ligente? inquisitiones faceret contra eundem raphaelem super calumnia 
ut supra sibi illata. 

Et propterea requirente ut cura dictus gregorius exequutus fuerit 
contra ipsum rapbaelem dictas commissiones ut supra sibi datas. et 
recipi fecerit attestationes circiter quadraginta quinque testium super 
bis super quibus dictus raphael ut supra indebite calumniatus fuerat. 
dietasque attestationes in publicam formam manibus notariorum pub- 
licorum exaratas transmiserit ipsis dominis protectoribus. ex eisque 
constet raphaelem ipsum aliquid non commisisse circa predicta pro- 
pter quod ullam infamiam ullamue punitionem mereatur. velint ipsi 
domini protectoi'es prò tjebito justitie declarare falsam fuisse ca- 
lumniara seu infamiam illatam ipsi raphaeli. et ob id deliberare quod 
fldejussiones per ipsum raphaelem ut supra in capha prestite casse 
et irrite remaneant. quodque pecunie salariorum consulatus quem exer- 
cuit raphael ipse post obitum dicti q. balthasaris misse ad recipien- 
dum ex capha eisdem dominis protectoribus eidem restituantur seu 
liberentur. ut equum est. 

Visa primum commissione data prenominato gregorio de retia circa 
predicta. et visis deinde ac deligenter inspectis et examinatis atte- 
stationibus dictorum testium in capha ut supra receptorum. omni via 
juro modo et forma quibus melius et validius potuere. omnes septem 
concordes pronunciauerunt ac declarauerunt sibi constare ex dictis et 
attesta tionib us supradictorum testium prenominatum raphaelem legi- 
time et seruatis solemnitatibus debitis electum fuisse consulem diete 
ciuitatis caphe post obitum "dicti q. balthasaris de auria. et in ob- 
tinenda ejusmodi electione aliquid non commisisse propter quod ra- 
phael ipse ullam calumniam vel infamiam mereatur. et ob id decreue- 
runt cassandas esse et cassari debere eas fldejussiones quas ut supra 
raphael ipse in capha prestare coactus fuit. atque insuper restituen- 
das seu liberandas esse et restituì seu liberari debere omnes pecu- 
nias salariorum dicti raphaelis que eisdem dominis protectoribus ad 
recipiendum ex capha transmisse fuerunt. Declarantes tamen quod si 
retenta non fuit in capha pars tertiadecima dictorum salariorum juxta 
formam decreti, eo casu ipsa pars xm hic in janua ex dictis pecu- 
nijs retineri debeat. 

Et quoniam nobilis guirardus lomellinus et agentes pio hereditate 



anno 1466 ( 450 ) 

prenominati q. balthasaris de auria pretendere dicuntur portionen 
dictorum salariorum ad se pertincre. declarauerunt quod suprascripta 
declaratio et deliberatio facta sit et esse intelligatur sine ullo preju- 
dicio jurium prenominatorum raphaclis et guirardi ac agentiurn prò 
hereditate dicti q. balthasaris. Imrno quantum ad predicta. jura ip- 
sorum omnium et cujuslibet eorum remaneant ac remanere intelli- 
gantur in eo statu gradu et condictione in quibus erant antequam 
presens declaratio et deliberatio ab eisdem dominis protectoribus 
facta fuisset. 



DOCUMENTO DCCXXXIX. 

Antonio De-Benedetti notaio è eletto scrivano della curia di Gaffa per me>i 26, 
in surrogazione di Battista Incisa che, a causa di malattia, tralasciò di par- 
tire per Caffa. 

1466, 30 dicembre 
(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

( fol. 124 ) 



Formala solita, più V obbligo di condurre e tener seco in ufficio 
il suo figlio, al quale perciò assegnano lo stipendio di un sommo metir 
sile. Data janue mcccclxvii die xxx decembris. 



AMO MCCCCLXVII 



STORIA E DOCUMENTI 



ESPOSIZIONE STORICA 

DEGLI AVVENIMENTI 



I. 



S 



venturatamente il mal seme sparso in terra anche troppo 
feconda, aveva, giusta le tristi previsioni dei Protettori, recato 
il suo frutto. A breve intervallo dal criminoso fatto di Marco 
Gentile in Soldaia verso la greca matrona, un giovine di fami- 
glia Luxardo e il borghese Giorgio Fazio sembra si fossero data 
la posta di coprire di nuova infamia la moralità pubblica di 
Calta, violando quegli una nobile fanciulla, scalando questi le 
mura di casa per costringere ad involontario connubio altra 
donzella, entrambe di greca religione. Dire la rabbia e il di- 
spetto sentitone dai signori del Banco, non è facile opra; e 
nella risposta al console e massari che n' aveanli informati, 
sfogano la giusta indignazione loro pella niuna energia spie- 
gata dal civile potere nelP arrestare i colpevoli e colpirli del 



anno 1467 ( 454 ) 

meritato castigo: attribuiscono, non senza ragione, le ripeti- 
zioni del vituperevole atto all'impunità usata al Gentile. 

Costui teneasi tuttavia nascosto e asserragliato in un ca- 
rtello, detto il Boso, posto entro i limiti giurisdizionali di 
Calìa, e il saperlo là chiuso e non averlo fin allora anche per 
forza d'armi snidato, e quel che peggio era, il sentirselo rac- 
comandare dai rettori medesimi, tenuti a punirlo con estremo 
rigore in virtù dei trasmessi comandi, ecco ciò che fece mon- 
tare in furore gli otto colleghi, i quali, senza più, questa 
volta li designano come autori primarii degli scandalosi disor- 
dini, pella insipiente condotta e mutua dissensione loro, ori- 
gine ai malviventi di commettere siffatte enormezze. 

Ma ossia che l'opera del Fazio non risultasse tanto rea in 
Caffa come parve a prima giunta al nostro Magistrato, ossia 
che il vescovo locale credesse di sua spettanza quella sentenza, 
come pastore dei latini, monsignore Girolamo Panizzari inter- 
venne nella controversia, ed accettò il ricorso e l' ascolto delle 
discolpe di Giorgio. Di ciò si dolsero i Protettori e ne scrivono 
al prelato con sensi di meraviglia e mal represso sdegno, ri- 
cordandogli i moniti sulla materia avuti in Genova e le fatte 
promesse di non brigarsi di cause matrimoniali fra le genti 
acattoliche, greca ed armena segnatamente, dimoranti nella 
diocesi , ma lasciare libera del tutto la procedura alla civile po- 
destà ('). Fatale incaglio che produsse di nuovo l'urto disgu- 
stoso fra l'ecclesiastica e la politica autorità della colonia! 

Senza pretendere d' entrare giudice nella contesa , 1' esimia 
virtù e dottrina che in peculiare modo splendevano nel Pa- 
nizzari, n' affidano a priori nel credere ch'egli non oprasse in 
quella congiuntura senza ragione veduta, ed è con forte sor- 
presa ancora che più tardi lo troviamo accusato dai consiglieri 
del Banco d'avere nel suo processo, spedito poi alla costoro • 

(') Vedi il documento DCCXLI. 



( 455 ) STORIA 

revisione, trasgredite le forme dalla legge volute, e neppur 
citata in tribunale la fanciulla ad apprenderne la schietta in- 
tenzione di lei nello sposare l'ardito amasio (*). 

Checchennessia i Protettori terminano il lungo rabbuffo al 
console e massari di Caffa col severo precetto di far mag- 
giore conto degli ordini loro, dare pronta e leale soddisfazione 
agli offesi parenti delle donne oppresse, consegnare l'accluso 
foglio al vescovo diocesano, e curare l'osservanza dell'editto da 
essi coi pubblici ufficii legalmente costituiti di fresco promul- 
gato sui matrimonii misti, riservandosene la definitiva sanzione 
quando ne conosceranno il testo, in pieno Consiglio ( 2 ). 

Non mancano nella lettera le solite raccomandazioni di te- 
nere ben provvisti i magazzini di viveri, di compire la fabbrica 
delle mura, e della gran cisterna di Caffa col danaro delle in- 
dulgenze elargite dai pontefici. Dove avvistisi restare tuttavia 
,a percepirne non picciola porzione dai paesi della occidentale 
riviera, il 30 gennaio del presente anno costituiti in procura- 
tori del Banco a scuotere quelle somme arretrate il priore dei 
domenicani d'Albenga Daniele Roberti e il cittadino albinga- 
nese Pietro Bernissone, li investono d' ogni più. ampia auto- 
rità all'uopo, e ne partecipano loro il- medesimo giorno la no- 
mina ( 3 ). 

II. 



A tenore della deliberazione presa di nominare un solo con- 
sole per vo'ta, e sulla speranza dell'avvenuto arrivo nella 
Tauride di Gentile Camilla dopo quattro circa mesi di viaggio, 
i signori di s. Giorgio addi 16 febbraio avuti a se i colleghi 

(') Vedi il documento DCCLXXXH. 

Vedi il documento DCCXL. 

( 5 ) Vedi i documenti DCCXL1II e DCCXLIV. 



anno \h$7 ( 45G ) 

degli anni precedenti 1 465 e 4466, li ebbero facilmente con- 
vinti dell' opportunità di procedere alle elezioni generali. Laonde 
messisi all'opera, mediante i legali scrutimi uscirono dall'urna 
i nomi di Carlo Cicogna destinato a console di Caffa, di An- 
drea Malocelli, Battista Veggio e Manfredo Promontorio a ca- 
pitani dei borghi, degli orgusii e della Gozia, di Jacopo Spi- 
no'a e Pietro Vernazza a ministrale e scrivano della masseria 
caffese, di Gianantonio Calvi, Bernardo Amico e Barnaba Ca- 
bella a consoli di Cembalo, Soldaia e Tana, e a castellani 
delle prime due città Vinciguerra Vivaldi e Adriano Usodi- 
mare. Questi i principali , ed i restanti gradi erano lasciati 
alla libera scelta dell'Ufficio in carica (*) : il quale non tardò 
a completarne il numero coir eleggere poco dopo il custode 
della porta Caiadore, il capitano degli avanborghi e il castel- 
lano di s. Costantino nelle persone di Jacopo Boccalacqua, 
Simone De-Lorenzi e Battista Giustiniani ( 2 ), che tutti a suo. 
tempo giurarono di bene e fedelmente adempiere le loro fun- 
zioni, offrendo nella cancelleria del Banco le consuete gua- 
rentigie ( 3 ). 

Sola fra tante presentò speciale difficoltà la nomina del vi- 
cario consolare. Avevano già tempo innanzi incaricato Agostino 
Medici, vicario di Pietrasanta, di investigare l' animo d' Enrico 
Panici, cui ben volontieri, a preferenza d'ogn' altro, assunto 
avrebbero all' alto incarico , ma esso , siccome appare da un 
foglio posteriore, se ne scusò (*). Scrissero allora al Cicogna 
predetto, ito per affari del Banco nell'agro lombardo, d'assu- 
mere precise informazioni sul dottore vogherese Giovanni An- 
tonio Sarti, e, se migliori a confronto di Giusto Guerra da lui 
proposto, gli consegnasse l'acclusa lettera d'invito, o a viva 

• 

(') Vedi il documento DCCXLV. 

(-) Vedi il documento DCCXLLX. 

(') Vedi i documenti DCCXLVI e DCCXLV1II. 

{*) Vedi il documento DCCXLV1I. 



( 457 ) STORIA 

vore movesselo ad accettare (*). Intanto essendosi liberamente 
offerto in qualità di corriere pella Crimea un tal Giovanni 
Costanzo d' Albenga, i Protettori accolta V esibita e ammes- 
solo allo stipendio d'un sommo mensile ( 2 ), affidarongli, cre- 
diamo, alcuni messaggi di lieve interesse a favore di Gerardo 
Lomellini e Antonio Montaldo, aventi le date del marzo e 
aprile 1467 ( 3 ); circa il qual tempo trovo pur segnata la pa- 
tente di Bernardo Amico, che sarebbegli per avventura stato 
aggiunto compagno di viaggio ( 4 ). 

A brevissimo intervallo dall'anzidetta, cioè sotto il di 4 
maggio, riscontrasi nei codici la elezione del terzo console 
Alaone D' Oria , da succedere al testé nominato Carlo Ci- 
cogna ( 5 ) ; com' egli veniva dietro al primo eletto, Gentile Ca- 
milla, nel governo della colonia. Non sapremmo dire il perchè 
dell' accelerata risoluzione ; ma è luogo a credere fossero giunte 
da Caffa instanze e pressanti richieste d'affrettare l'invio dei 
funzionarli del Banco. Infatti nel corso del maggio stesso in- 
sino al termine del giugno seguente fu un incessante firmare 
di lettere credenziali agli impiegati ( 6 ) , d' ammissione allo 
stipendio del solito sommo mensile di molti cittadini geno- 
vesi ( 7 ) ; interrotto soltanto dagli scambii di Bartolomeo Ron- 
caglielo e Giovanni Assereto a vece di Antonio De-Benedetti 
e Battista Giustiniani nella scrivania e castellania di s. Co- 
stantino ( 8 ) , e dalla consegna della patente al Cicogna ( 9 ) , 

(') Vedi il documento DCCLV. 
(*) Vedi il documento DCCLI. 
( 3 ) Vedi i documenti DCCL e DCCLIV 
(«) Vedi il documento DCCL1I. 
(*) Vedi il documento DCCLVI. 

(*) Vedi i documenti DCCLVIII, DCCLXII , DCCLXIII, DCCLXVI, DCCLXV1H, 
DCCLXX, DCCLXXI e DCCLXXX. 
Ci Vedi i documenti DCCLIX, DCCLX, DCCLXV e DCCLXVII. 
( 8 j Vedi i documenti DCCLVII, DCCLXIV, DCCLXIX e DCCLXXIX. 
( 9 ) Vedi il documento DCCLXXIF. 



anno 1467 ( 458 ) 

il quale tuttavia non parti che entro la prima metà di luglio. 
<Ji conserva ai predetti e due altri ufficiali, Girolamo Recci 
e Jacopo Boccalacqua, che mori in quella traversata ('). 



III. 



A lui commettevano i Protettori la consegna di parecchie 
responsive a lettere pervenute in Genova cogli ultimi procacci. 
Su quella di Giuliano Fieschi , Lodisio Pietrarossa, Gaspare 
Giudice e Bartolomeo Santambrogio , quattro notabili bor- 
ghesi, nella quale eransi aperti al Banco e date a conoscere 
le apprensioni loro pei moti successi nella Campagna e nel vi- 
cino impero tartaro a causa della morte d' Agi-Kerai, dicono 
non valere la pena di estendersi in parole, dacché notizie più 
fresche recato avevano l'annunzio della successa composizione 
e felice riconoscimento del nuovo imperatore. Promettono non- 
dimeno il lesto invìo per mare di munizioni guerresche, e 
colla prossima andata del terzo console Alaone D'Oria, anche 
quello di maestri artiglieri, non che d'altre provviste militari. 
Sovratutto poi consigliavanli di scansare le mutue gelosie coi 
cittadini e dal tenere assemblee e riunioni di soli borghesi, 
esclusone l'altro ordine, cioè dei cittadini : ordinarono anzi che 
quind' in poi le adunanze dovessero avere luogo nel palazzo 
governativo, accessibile tanto agli uni quanto agli altri; al 
quale patto riconcedevano il privilegio di nominare una Giunta 
di quattro membri, due per classe, il cui compito fosse sug- 
gerire al console e massari le riforme, innovazioni e provvi- 
denze stimate da essa conducevoli all' incremento e prosperità 
della patria ( 2 ). 

(') Vedi i documenti DCCLXXXI e DCCLXXXIII. 
(*) Vedi il documento DCCLXX1V. 



( 459 ) STORIA 

Di tenore assai diverso fu la seconda lettera, scritta quel di 
stesso, 15 giugno, a Lazzaro Cattaneo, Merualdo Spinola, An- 
dreolo Cioasco e socii, che ebbero il tristo coraggio di racco- 
mandare alla loro clemenza Tinfrunito Marco Gentile. Ripe- 
tono qui i signori di s. Giorgio i sensi di amara sorpresa 
provati all' udita del nefando misfatto, e, se non li puniscono, 
meravigliano certo abbiano osato apporre la loro firma alla 
detestabile supplica ( 1 ). 

11 di vegnente altra rispettosa, ma poco meno severa lettera 
dirigevano al vescovo, dove rammemoratagli la fatta promessa 
al tempo di sua elezione, lo ammoniscono di rifiutarsi quindi 
in poi nei ricorsi alla curia ecclesiastica in cause matrimo- 
niali con fanciulle greche ed armene, contrariamente all' ope- 
rato in favore di Giorgio Fazio, lasciando libero il campo al- 
l'azione e giudizio del supremo magistrato e loro rappresen- 
tante in Caffa. Misura questa, dicono, anche più necessaria, 
dacché avevano scorto la sentenza profferita dal Panissari es- 
sere in diretta opposizione al parere loro e dei consoli ( 2 ). 
Laonde a troncare una volta la controversia, discusso ed esa- 
minato in consiglio 1' articolo edito dal predetto console a tal 
riguardo, lo approvano e mandano ad inserirsi nel codice delle 
leggi pella Tauride, a norma dei presenti e futuri governatori. 

Il documento che contiene il perentorio ordine accenna ad 
importanti notizie , il cui senso non può cogliersi che a mezzo, 
stante la iattura della missiva, la quale ne avrebbe appreso 
le vicende accadute nella piccola Tartaria pella successione al 
trono vacante. E certo una scissura avvenne fra i pretendenti , 
terminata, a quanto sembra, colla vittoria d'un figlio del morto 
Agi-kerai, la ribellione dapprima e il riconoscimento dappoi 
per parte di Mamachi signore della Campagna, limitrofa a 

(') Vedi il documento DCCLXXV. 
Ci Vedi il documento DCCLXXVII. 



anno U67 ( 460 ) 

Gaffa. Di questa guerra e le sue fasi diremo tra breve il poco 
die narrano le storie. Anche dal lato di Tedoro alcuna no- 
vità tentato avea quel tirannello a danno dei genovesi, ma 
svanito abbastanza presto il pericolo di guerra con lui, i Pro- 
tettori se ne rinfrancano e rinnovano il consiglio ai consoli di 
eansare in ogni possibile guisa, salvo l'onore della patria, 
di venire a rottura colle vicine potenze. Detestano invece la 
colpevole ignavia dei preposti alla cura delle munizioni mili- 
tari , lasciate perdere o deperire nei forti di Cembalo, Sol- 
daia e Caffa, e chiamano garanti del danno seguito i custodi, 
e salendo più alto i consoli attuali e scaduti peli' incuria loro 
nel sorvegliarli. Nuove provviste non inviano, sia perché le 
esistenti bastano e neppur le hanno nel debito conto, sia perché 
svanito era il timore della guerra dopo la ripristinata amistà 
con Tedoro e la sommissione di Mamachi al kan tartaro. 

Per ciò che si riferisce al chiesto permesso di vendere il 
miglio riposto nei magazzini, nel concederlo v' appongono le 
condizioni, che si verifichi daddovvero il caso di carestia, e 
il denaro ritratto s'aduni e convertasi nella compra del nuovo 
al prossimo ricolto ; ed alla nomina eziandio d' un simulacro 
di Giunta municipale che pareva nei desiderii dei caffesi fis- 
sano consimili patti, cioè: consti di borghesi insieme e di cit- 
tadini, e non di soli borghesi, in numero di quattro, non più, 
e due per ceto, scelti fra i meglio pensanti e ben affetti alla 
patria, i quali avessero libito di suggerire al superiore magi- 
strato della colonia quanto in senso loro condurre poteva al 
benessere e incremento di Caffa, ma voto deliberativo o po- 
destà di far leggi non mai ; oltrecchè ogn' anno doveano 
mutarsi. 

Ricorderà forse il henigno lettore il nome di Girolamo Se- 
narega, cui ebbimo motivo di produrre narrando, sotto l'anno 
't 455, l'assalto dato dai Mocastresi al castello di Ilice, proprietà 
dei fratelli di tal casato. Ora costui fatto ritorno in Genova, 



( W) I ) STORIA 

e acceso di sdegno perchè l'ufficio di s. Giorgio allora e anche 
dopo non giudicò opportuno scendere alle armi cogli invasori 
pel ricupero della loro bicocca, si permise di scrivere a ta- 
luni amici in Calìa avere i Protettori smesso ogni pensiero di 
soccorrere quind' innanzi la colonia, e subornavali eziandio a 
repudiare gli ufficiali inviati a governarla. Ma gliene incolse 
prave danno; imperocché venuti a cognizione della bugiarda 
e fraudolenta calunnia, punironlo di carcere duro, e dagli an- 
ziani del Comune ottenevano decreto di colpire anco di morte, 
se uopo fosse, i propalatori di false notizie a sfregio del ma- 
gnifico Banco. 

L'ultimo articolo degno di nota in questa lunga corrispon- 
denza si ragguarda al diritto d' appello concesso al console prò 
tempore di Calla. Essendo la moralità pubblica del paese sca- 
duta di tanto, e l'audacia dei malcomposti giunta al segno di 
imporre legge alla stessa suprema autorità, sicché là ove i 
consoli avrebbono voluto dare corso alla punilrice giustizia, 
n' nano distolti dalle minaccie di atroce vendetta nei loro sin- 
dicamenti, i Protettori a tutelare le persone dei giudici dalle 
costoro macchinazioni e il rispetto alle leggi contro gli arbi- 
trii del potere, vennero nella sentenza di riformare nel se- 
guente modo la procedura sindacale. Ammettono adunque, 
siccome per l' addietro, 1' obbligo nel console di pagare le con- 
danne pecuniarie, cui fosse per essere condannato, non ecce- 
denti i sommi q undici, salva tuttavia la retrocessione in caso 
dì indebito sborso. Ma per le multe superiori a quella somma, 
inflitte a causa d'esecuzione capitale, tratti di corda, mutila- 
zione o prigionia ai colpevoli in suo credere, sospendono l' ef- 
fetto di cotal giudizio e la coercizione della sicurtà al paga- 
mento, ogni qual volta il console sentendosi gravato ricorresse 
al tribunale del Banco per legittima sua difesa ( 1 ). Speravano 

Vedi il documento DCCLXXVI. 
Società Ligure, St. Patria. Voi. VII. P. I. 30 



anno 4467 ( 469 ) 

così d'afforzare i nervi della giustizia, elevando il prestigio 
della dignità consolare, e facendone registrare il contenuto 
nei capitoli statutarii della colonia. 

Quindi a corona di tutto, e quasi volessero chiamarli a parte 
della loro felicità, in un' ultima cordialissima lettera annunzia- 
vano agli ufficiali addetti alle primarie amministrazioni di 
Gaffa, la beata pace goduta in Genova sotto il dolce governo 
del nuovo duca e duchessa madre di Milano, e coglievanne il 
destro per accertarli d'altrettanto amore e studio nel magni- 
fico Banco di rendere ognor più florida e prospera la sorte 
dell' amata colonia, solo eh' essa corrispondere volesse alle pa- 
terne sue cure ('). 

(«; Vedi il documento DCCLXXVII1. 



DOCUMENTI 



DOCUMENTO DCCXL. 

1 Protettori ordinano al console e massari di Caffa di procedere a severi ca- 
stighi contro i borghesi Marco Gentile, Luxardo e Giorgio Fazio, rei di tur- 
bolenze e stupri. 

1467, lo gennaio e 12 marzo. 

(Litt. miss, offic. Caffé, ann. 1464-1475) 

(fol. 45) 



Protectores etc. Spedato et prestantibus- viris. consuli et massa- 
rijs ac prouisoribus caphe. dilectissimis nostris. 

Aliate fuerunt hisce diebus ex urbe illa. dilectissimi nostri, multe 
mercatorum littere septembri superiore scripte, in quibus inter cetera 
continetur quod in litteris per vos nobis scriptis latius declarabatur 
status illius ciuitatis. et tamen in hunc usque diem nullas ejus tem- 
poris litteras vestras accepimus. plurimumque miramur quod priua- 
torum littere fldeliter redolite fuerint. nostre vero vel perdite vel re- 
tente. optamusque saltem intelligere cujus culpa hoc incommodum 
retentionis litterarum nobis euenerit. ex quo gratum nobis erit in 
primis litteris vestris declaretis cui vel quibus diete littere perdite 
vel retente. tradite seu commendate fuerint. 

Sed ut ad responsionem veniamus aliquorum ex bis que in dictis 
mercatorum litteris scripta sunt. primum admodum nobis displicuit 



anno U67 ( 464 ; 



obitus q. domini agicharei imperatoria propter turbationes que pofj 
mortem suam secute fuisso scribuntur. et tamen in diuina clementi* 
et prouidentia confldimus quod ante presentem diem sub imperia 
fllij ejus populi illi aliquam quietem acceperint. de qua cupido ejl 
pectabimus per litteras vestras certiores Aeri. Et quoniam nos rara 
longo maris ac terrarum interuallo a vobis distantes. nullum certum 
consilium circa predicta vobis prebere possumus. oneramus pruden- 
tias vestras ut prò rerum et temporum condictionibus saluti et quieti 
illius urbis nobis carissime ita consulere studeant quod merito Con- 
silia et prouisiones vestras commendare possimus. 

Insuper in dictis mercatorum litteris scriptum est quemdam juuenem 
luxardum. jam dudum infamem. ausum fuisse domum cujusdam greci 
nobilis et diuitis intrare prò Violanda et in uxorem accipienda Alia 
sua. et tamen hujus tam detestabilis audacie nullam per vos puni- 
tionem factam fuisse. Preterea quemdam juuenem de fatio burgensem 
ausum fuisse domum alterius nobilis greci ingredi et in presentii 
duorum testium sororem ejus inscio et inuito fratre desponsare. et 
vos pari modo nullam ejus audacie punitionem fecisse. immo. quod 
intolerabilius videtur. ipsum de facio presumpsisse fratrem puelle 
prò ejusmodi matrimonio clam et ignorante ac inuito fratre contracto 
conuenire coram episcopo caphensi. Hec profecto quam grauiter et 
moleste tulerimus. nec verbis nec litteris facile declarare possemus. 
sed dolorem nostrum plurimum auget quod videmus ejusmodi scan- 
dala solummodo euenire culpa vestra. qui totiens a nostris precesso- 
'ribus moniti neglexistis illum sceleratissimum marcii m gentilem juxta 
commissiones vobis datas punire, qui pudicam illam matronam in 
soldaia fedissime violare ausus est. et quod nobis omnem patientiam 
adimit. non erubuistis totiens scribere quod propinqui illius pudice 
matrone remiserunt injuriam dicto marco, et quod si permitteremus 
ei pari modo vos ignosceretis. quasi conciliatio que fiat inter eos 
prouideat honori nostro, cui quisquis mediocriter sapiat manifeste in- 
telligere debet satisfleri non posse nisi sceleratissimus ille marcus 
seuere puniatur. 

Littere vestre inanibus excusationibus piene sunt. consulem soldaie 
qui. juxta ea que de ipso scripsistis. tanta socordia tantaque negli- 
genza usus est. ut nullo modo excusari possit. nihilominus excusare 
studetis. Ausi estis contra expressas commissiones vobis traditas 
inuicem contendere, et propter discordias vestras periculosam dissen- 



( 465 ) DOCUMENTI 



tionem inter burgenses illos seminare, et tamen tot littere tot adhor- 
Utiones per nostros precessores vobis scripte nihil profuerunt. nisi 
qnod. ut diximus. omnes littere vestre vanis excusationibus piene sunt. 
ìtamusque quod in primis litteris vestris ad nos deferendis ali- 
qnas friuolas rationes allegetis. ut consueuistis. propter quas contra 
infamimi et sceleratissimum illuni luxardum et intolerabilem auda- 
ciam illius de facio non processeritis. circa que nullam legitimam 
excusationem adducere potestis. quia contra luxardum statim et sum- 
marie per vos procedi debuit. et audacia alterius de facio seuere pu- 
nir i. etianisi in presentia testium matrimonium contraxisset. 

Exposuistis toties jam. propter discordiam et negligentiam vestram 
circa predicta adhibitam. nobilissimam illam urbem manifesto peri- 
culo, ut omnem quantumeumque seueram punitionem nobis mereri 
videamini. et profecto ut multotiens vobis scriptum fuit nos et alij 
ciues ejusmodi tana periculosos errores sine debita punitione prefe- 
rire non intendimus. ex quo decet jam vos non verbis aut litteris sed 
cqieribus potius studere errores vestros excusare immo corrigere. ut 
sepenumero moniti fuistis. 

Ceterum nos plurimum cogitantes in his que ad salutem et quie- 
tem illius inclite ciuitatis nobis carissime pertineant. decreuimus in 
dei nomine unum vel forsitan duos consules illius urbis eligi facere. 
et vere proximo ad vos transmittere cum omnibus illis instructio- 
nibus ordinationibus ac etiam prouisionibus. quas ad cpnseruationem 
ut salutem illius nobilissime ciuitatis necessarias fore judicabimus. 
sperantes intra eum terminum a vobis litteras accipere et ex eis la- 
tius intelligere ea omnia que ibidem innouata fuerint et omnium il- 
larum rerum statura. Vos igitur interea bonum animum sumite. et 
omnes populos illos conuenientibus exhortationibus et bona spe im- 
plere studete. quoniara non minus prefecto urbem illam inclitam di- 
ligimus quam istam. et ob id nihil unquam omissuri sumus quod prò 
ejus amplitudine ac salute a nobis curari possit. 

Reuidete diligenter socios ac raunitiones. prouideteque quod omnes 
stipendiati idonei sint et conuenienter armati, justitiam unicuique 
cqualiter ministrate, et depositis jam solitis erroribus concordes inter 
vos concordiam inter reliquos seminare studete. Fabricationi cisterne, 
prò qua precessores nostri pecunias elargitas per sanctissimum ca- 
latimi summum pontifìcem jam dudum vobis miserunt. diligenter in- 
tendile, et pari modo studete quod in plerisque locis ciuitatis fabri- 



anno Ì467 ( 466 ) 

ccntur alie cisterne ac putei ut ciuitas illa muniti esimo muro al 
fossa circumdata. prouisionibus armorum ac victualium conuenientei 
munita, cisternis ac puteis abundans. nullas hostium minas. deo semper 
j uuante. metuere non possit. 

Diximus superius quod audacia illius de facio grauem videtur pu- 
nitionem mereri. non obstante quod matrimonium in presentia te- 
stium contraxisse dicatur. et hoc iternm afflrmamus. Verum quoniam 
scriptum fuit vos et officiales reliquos ac Consilia illius ciuitatis con- 
didisse quedam statuta noua prò comprimenda eorum audacia qui de 
cetero presumerent matrimonia cum puellis grecis armenis aut alijs 
contrahere. inuitis patribus seu propinquis ipsarum. reseruantes nobis 
arbitrium ejusmodi statuta comprobandi post quam ea reuiderimus. 
interim approbamus omnia remedia omnesque executiones que fiant 
seu ordinentur contra ejusmodi audaciam. judicio nostro adeo pericu- 
losam. Et quoniam dicitur dominum episcopum caphensem se velie 
immiscere de ejusmodi matriraonijs. que contrahantur cum grecis ar- 
menis aut alijs nationibus non latinis et varijs erroribus implicitis. ut 
manifestum est. volumus eum nostro nomine moneatis et exhortemini 
quod nullo modo in predictis se intromittat. quoniam ad eum non 
pertinent. et ejusmodi scandala. nisi per vos et alios officiales laicos 
comprimerentur. nimis periculosa essent. Cui quidem episcopo etiam 
nos scribemus de ipsa materia litteras annexas. quas eidem reddere 
poteritis. et deinde quid vobis responderit ac fecerit in predictis 
nobis significate. 

Et quoniam utile ac necessarium nobis videtur ut circa excessus 
supradictos satisfiat. non solum verbis sed etiam operibus. opinionibus 
illorum populorum. et quod intelligant talem esse intentionem no- 
strum qualem superius declarauimus. oneramus vos ut tales effectus 
talesque executiones facere curetis quales justitie et honori nostro 
conueniant. et nihilominus etiam. verbis certiores reddatis illos qui 
lesi sunt et alios de commissionibus vobis datis et quantum ponde- 
rauimus excessus commissos. quamque moleste tulerimus quod vos 
ita tepide circa eorum punitionem processeritis. Et ut in predictis 
concludamus. denunciamus vobis quod deliberauimus omnino contra 
vos et fidejussores vestros procedere, presertim si intellexerimus vos 
errores vestros non correxisse et in predictis conuenientia remedia 
non adhibuisse. 

Non sine summa indignatione audiuimus quod sceleratus marcus 



( Wì ) DOCUMENTI 



mtilis receptatur in quodam castro nominato lo boso seu alijs 
qjnsmodi fortilitijs subditis caphe. in quibus cura si voluissctis in- 
tercipere vobis licuisset. Hoc omnia accumulant vobis onus et nobis 
dodecus. ox quo. rebus bene intellectis. omnino disponimus negli- 
gestiam vestram ita corrigere. ut reliquis memorabile in futurum 
prebeatis exemplum. 

Sunt qui laudant cisternam fabricari in eo loco ubi sunt aliquc 
videlicet sub ripa apud pondus ubi residet furnarius. dicentes 
jnod propter ipsas fossas commodius et cum minore sumptu ibi fa- 
bricari potest quam in alio aliquo loco. Vos tamen qui presentes 
Mtis eam fabricari facite vel in ilio vel in alio loco secundum et 
prout commodius et utilius fore judicaueritis. 

Insù per ne ullam excusationeni allegare possitis circa executiones 
imas ut supra fieri volnmus contra prenominatos gentilem. luxardum 
faoio. propter periculosos excessus per eos commissos. barimi 
litterarum virtute statuimus ac declaramus quod prò executionibus 
contra ipsos aut aliquem eorum occasione predicta per vos faciendis. 
sindicari non possitis in capba. reseruantes tamen nobis arbitrium et 
baliam sindicandi vos prò predictis si cognouerimus vos aliquid circa 
predicta commisisse. propter quod sindicari mereamini. 

Ceterum signitìcamus vobis quod classis nostra emissa contra bar- 
fhinonenses intercepit imam ex majoribus nauibus ipsorum. et nauis 
italiana per ipsos capta ante discessum classis nostre confracta est. 
et quamquam supersint ipsis barcbinonensibus nauis ima satis magna 
et alie panie, tamen nulla ipsarum armata est. immo videntur quasi 
derelicte. ita ut de eis dei gratia exiguum metum habere possimus. 

Audiuimus quod oliuerins filius melchionis de castellatio illuc trans- 
missus cum litteris stipendi,]' est juuenis idoneus. et tamen quod ali- 
qui tentauerunt sine legitima causa eum amouere ab ipso stipendio. 
Propter quod nolumus ipsum nullo modo amoueri a stipendio nisi 
t'orsitan aliqua legitima ratio id vobis suaderet. in qua tamen ita 
aduertatis quod intelligamus ejusmodi rationem legitimam fuisse et 
non inanem. Data janue mcccclxvii die xv januarij. 

Segue il poscritto: 

* Die XII martij. 

Posteaquam copiam suprascriptarum vobis transmisimus electus 
fuit in dei nomine consul illius ciuitatis. successurus vobis nobili gen- 



anno 4467 ( 468 ) 

tili vir prcstans carolus ciconia. de cujns prudentia et integritati 

nos et alij ciues adeo bonam spera concepirnus. ut recto illius urbis 
regimini prouisum fuisse existimemus. Electi fuerunt et alij officialeg 
ciues omnium judicio apti et idonei. Ipsum carolum in dei nomine, 
et sic reliquos officiales. hinc discedere faciémus partim itinere u-v- 
restri partim maritirao intra kalendas maij prosimi, et per eos non 
solum vobis scribemus. scd etiam expedienter prouidebimus de om- 
nibus rebus illis quas saluti illius ciuitatis nobis carissime utiles ac 
necessarias fore judicabimus. presertira habitis aduisationibus vestris 
quas dietim nobis afferri debere speramus ante ipsorum discessum. 

Res nostre et illustrissimorum dominorum nostrorum dei gratia 
prospere procedunt. Naues due nostre, que post finem stipendij classis 
armate fuerunt. nuper interceperunt nauem unam catalanorum seu 
liaicbinonensium cum alia naui biscainorum quam ab se captam secum 
deducebat. Ex quo barchinonenses ipsi qui injusta aobis intulerant. 
sine ulla fere naui remanentes ulterius nunc nobis obesse non possunt. 
Alia impresentiarum non habemus digna vestra notitia. Vos autem. 
ut superius diximus. ita prudenter juste ac moderate vos habete 
circa regimen illius inclite ciuitatis. ut ipsis effectibus appareat vos 
has adbortationes et admonitiones nostras multifecisse. ut equum est. 



DOCUMENTO DCCXLI. 

Avvertono il vescovo di Caffa, Gerolamo Panissari, di non intromettersi negli 
affari di matrimonii con greci ed altri riti orientali tollerati in Caffa. 

U67, 45 gennaio 

(Litt. miss, offic. Caffé, ann. 1461-1475) 

(fol. 47 «.) 



Reuerendo in christo patri, domino jeronimo. episcopo caphensi be- 
nemerito. 

Non sine admiratione cognouimus. reuerende in christo pater, quod 
paternitas vestra se immiscere tentauit in quodam matrimonio quod 
dicitur contractum fuisse inter quemdam de facio burgensem et puel- 



( 469 ) DOCUMENTI 



lain imam grecam iimitis et ignoraatibus fratre ac reliquia propin- 
quis ejusdem puelle. Quod ideo molestius tulimus. quia non solum ex 
ordinationibus caphe vobis prohibituni est aliquid tacere aut dispo- 
nere circa ejusmodi matrimonia pertinentia ad grecos. armenos aut 
alios hereticos- vel sismaticos in illa urbe babitantes. sed insuper 
tempore quo bine discessistis admonitus rogatusque fuistis a preces- 
soribus nostris ut in ejusmodi matrimonijs vos non immisceretis. In- 
teruenerunt. ut prudentie vestre notum est. non solum casus dicti de 
facio sed etiam alia scandala adeo periculosa ut nisi committeremus 
illis prouideri per officiales nostros laicos. judicio nostro timendum 
de illius urbis et aliarum terrarum nostrarum. quod deus 
anertat. perditione. Hortamur igitur et rogamus. ac quantum nobis 
licet oneramus paternitatem vestram. ut nullo pacto se immisceat 
circa predicta. quemadmodum disponitur in regulis caphe. et honori 
nostro ac saluti illius ciuitatis conuenit. gratum babituri quod pater- 
iitas vestra nobis circa predicta respondeat quanto celerius fieri po- 
terit. Data janue die xv januarij 1467. 



Protectores etc. 



DOCUMENTO DCCXL1I. 

Cipriano Spinola rinunzia legalmente in favore del suo fratello Cassano la 
mezza parte d'un luogo delle Compere di Caffa, dovutogli in virtù della ere- 
dità del loro comune padre Leonardo. 

1 167, 27 gennaio 

(Litt, miss, oflìc. Caffé, ami. 1461-1475) 

(fol. 48) 

San contiene nulla di particolare , ma sotto il olì 29 segue imme- 
<l in tinnente il decreto dei Protettori al console e massari di Caffa di 
dare libera e pronta esecuzione alla rinunzia suddetta. Data janue 
mcccclxvii die xxvn januarij. 



anno 4467 ( 470 ) 



DOCUMENTO DCCXLIII. 

Costituiscono in procuratori del Banco, peli' esazione nella riviera occidentali 
del danaro della pia opera delle indulgenze per Cada, il domenicano padre 
Daniele Roberti o Pietro Bernisone, albenganesi. 

1 167, 30 gennaio 

(Litter. missar. offic. Gaffe, ann. 1464-147$) 

(fol. 73 v.) 

Protectores etc. Uniuersis ac singulis rectoribus ac jusdicentibus. 
communitatibus et singularibus personis. tam ecclesiasticis quam se- 
cularibus. in quacumque parte riparie occidentalis constitutis. amicis 
nostris carissimis. salutem. 

Cum innotuerit nobis esse in dieta riparia raultos qui obligati sunt 
soluere diuersas pecuniarum quantitates occasione bullarum indul- 
gentie officio nostro sancti georgij alias concessarum. vel quia colle- 
gerant pecunias et bona ad ipsam indulgentiam pertinenza, vel quia 
se obbligauerant pecunias vel bona tradere prò accipienda eadem in- 
dulgentia: decreuimus procuratores constituere cum sufficienti balia 
ad exigendum et colligendum ejusmodi pecunias et bona, ut conuerti 
possint in opera pia ad que sumrai pontifices ejusmodi pecunias et 
bona deputauerunt. Propter quod confisi prudentia ac legalitate in- 
frascriptorum harum litterarum auctoritate elegimus et constituimus 
procuratores nostros et quicquid melius dici ac nominari possunt. ve- 
nerabilem et egregios viros dominimi fratrem danielem de robertis 
priorem ordinis predicatorum albingane et petrum bernisonum ciuera 
albinganensem. specialiter et expresse ad exigendum et colligendum 
omnes et singulas pecunias. res et bona, debitas ac pertinentes et 
pertinentia ad dictam indulgentiam: dantes et concedentes ampli s- 
simam ac generalissimam potestatem et arbitrium eisdem domino 
fratri danieli et petro. requirendi et impetrandi non solimi et coram 
quocumque magistratu ecclesiastico et seculari juris remedijs compelli 
omnes et singulos occasione diete indulgente quomodolibet obligatos 
ad sibi satifaciendum et tradendum omnes et singulas pecunias. res 
et bona, ad dictam indulgentiam quouis modo spectantes ac spectantia. 
ut equum est. sed etiam quameumque compositionem cum eis trac- 



( 471 ) DOCUMENTI 



tandi ac fìrniandi. ipsosque ac quemlibet oorura quitandi ac liberandi 
occasione predicta. et quoscumque procuratores seu procuratorem no- 
mine ipsoruni in quocumque loco substituendi cimi sufficienti balia 
ad omnia et singula supra et infrascripta. ipsosque substitutos vel 
substitutum reuocandi et alium vel alios de nono substituendi ac reuo- 
candi semel et pluries presente mandato in sua validitate perma- 
nente : Ac promittentes tibi francisco de borlasca notario pubblico et 
cancellano nostro infrascripto. officio publico stipulanti et recipienti 
nomine et vice omnium et singulorum quorum interest, intererit vel 
interesse poterit quomodolibet in futuro, nos omni tempore ratum 
grattini ac validum habituros quicquid in predictis omnibus et circa 
ea inque dependentibus emergentibus et connexis ab eis per dictos 
procuratores nostros et quemlibet ab eis substituendum. petitum. 
exactum compositum. quitatum. factumue fuerit aut quomodolibet 
procuratimi: quodque contra ea vel eorum aliquod non faciemus vel 
veniemus ullo unquam tempore Sliqua ratione occasione vel causa que 
dici vel excogitari posset de jure vel de facto, etiam si jure pos- 
semus. sub ipotheca et obligatione omnium honorum comperarum pre- 
sentami et futurorum. In quorum omnium testimonium lias litteras 
nostras fieri jussimus et registrari ac sigilli nostri impressione mu- 
niri. Data janue mcccclxvii die xxx januarij. 



DOCUMENTO DCCXLIV. 

Partecipano ai suddetti procuratori la loro nomina. 

1467, 30 gennaio 

(Litt. miss. off. Gaffe, ann. 14GG-1475) 

(fol. 7i) 

Venerabili et egregijs viris. domino fratri danieli de robertis. priori 
ordinis predicatorum albingane. et petro bernisono ciui albinganensi. 
amicis nostris carissimis. 

Confisi legalitate ac diligentia vestra. amici nostri carissimi, con- 
stituimus vos virtute litterarum quas annexas inuenietis procuratores 
nostros. cum amplissima balia, ad exigendum et colligendum omnes 
pecunias res et bona ad bullas indulgentie alias officio nostro con- 



anno 4467 ( 472 ) 

cessas spectantes et pertinentia. dedimusque vobis amplam ut vide- 
bitis baliarn non solum facicndi quecumque fuerint necessaria et op. 
portuna. sed etiam substituendi unum et plures procurai uidum 

et prout utile aut necessarium prudentijs vestris videbitur. Propter 
quod oramus vos ut multas pecunias ot bona ad dictam indulgentiam 
pertinentia. que audiuimus in illa ciuitate ac diocesi ejus et locif 
circumuicinis recuperari posse, omni studio ac diligentia exigere et 
colligere studeatis. Quod quamquam, ut prudentie vestre intelligunt, 
omnipotenti deo acceptissimum futurum est. nos tamen id insuper ac- 
cipiemus loco muneris et gratie singularis. gratissimum habituri si 
vestre prudentie hoc opus pium non solum alacriter ut confidimus 
acceptauerint ac diligente!' perfecerint. sed insuper nobis in dies re- 
scripserint quecumque feceritis et facere posse sperabitis circa pre- 
dieta: offerentes nos semper in omnia commoda vestra cupide paratos. 
Data janue mcccclxvii die xxx januarij. 



DOCUMENTO DCCXLV. 

Elezione generale dei consoli e altri ufficiali delle colonie del Mar Nero. 

1467, 16 febbraio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 
(foi. m v.) 

* MCCCCLXVII die lune XVI februarij. 

Cum hodie in camera majore palatj comperarum sancti georgij con- 
gregati essent magnifici domini protectores ipsarum comperarum anni 
presentis in legitimo numero, corani se vocari jusserunt spectatos 
dominos protectores earundem comperarum annorum mcccclxvi et 
MccccLxquinti. atque insuper prestantes viros marcelinum marrufum 
et collegas super negotijs caphe deputatos. et preter eos sex etiam 
alios prestantes ciues caphensium rerum peritos. Cumque eis propo- 
suissent utile videri quod eligatur nunc unus consul caphe. et alia 
officia caphe et aliarum terrarum nostrarum maris pontici nunc etiam 
conferantur. non obstantc quod anno proxime preterito collata fuerint 
prò duobus annis. et hoc ut officiales eligendi simul cum consule 
quanto celerius fieri poterit ad dictam ciuitatem caphe transmittantur, 



( 473 ) DOCUMENTI 



tandem longa discussione prehabita omnos supraseripti laudauerunt 
statini deueniri ad electionem dicti consnlis et aliorum officialiuin. 
som eo ut supra inittendorum. Pro ordinanda igitur dieta electionc 
repositis in uno sacculo nominibus vigintiquatuor protectorum dictorum 
triuni annorum scriptis in cedulis juxta formam regule. ad sortes pò- 
stea extraeta fuerunt nomina eorum octo ex ipsis que etc. Qui octo 
egati etc. Et deinde ex eisdem sacculis etc. Quibus dominis vi- 
gintiquatuor etc. Postque cum dicti domini octo etc. In dei nomine 
elegerunt ad officia infrascripta eos qui inferius nominati sunt. vi- 
delicet: 

Ad ofllcium consulatus caphe prò hiensibus tredecim. et officium 
arie ac prouisorie prò tempore quo in capha steterit antequam 
-nlatum ingrediatur. virum prestantem carolimi ciconiam. 

Ad scribaniam massarie capile prò mensibus tredecim petrum de 
ternatia notarium q. iohannis. 

Ad consulatum cimbali prò mensibus viginti sex johannem anto- 
nium caluum q. andree. 

Ad consulatum soldaie prò mensibus viginti sex bernardum de 
amico. 

Ad castellaniam soldaie prò mensibus viginti sex andrianum (sic) 
ususmaris. 

Ad castellaniam cimbali prò mensibus vigiliti sex vinciguerram de 
viualdis. . 

Ad capitaneatum burgorum prò mensibus viginti sex andream ma» 
rocellum. 

Ad capitaneatum gotie prò mensibus viginti sex manfredum de 
premettono. 

Ad consulatum tane prò mensibus viginti sex barnabam de cabella. 

Ad capitaneatum orgusiorum prò mensibus viginti sex baptistam 
de vegio q. joliannis. 

Ad ministrariam capbe prò mensibus tredecim jacobum spinulam 
<[. ricardini. 

Quibus electionibus completis. remiserunt curam et onus conferendi 
Ila paaca et exigua officia que remanent magnificis dominis protecto- 
ribii< comperarum sancti georgij anni presentis. 



anno 1407 ( 474 ) 



DOCUMENTO DCCXLVI. 

Carlo Cicogna eletto a console e massaro di Cada, Gianantonio Calvi a console di 
Cembalo, Vinciguerra Vivaldi a castellano di Cembalo, Giacomo Spinola a 
ministrale di Gaffa, Andrea Malocello a capitano dei borghi, Harnaba Gabella 
a console di Tana, Manfredo Promontorio a capitano della Gozia e Pietro 
Vernazza a scrivano della masseria di Caffa , davanti ai Protettori accettano 
gli ufficii loro conferiti e promettono con giuramento di bene e fedelmente 
amministrarli. 

1467, 20 febbraio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475 

(fol. 125 v.) 

e Filza di Caffa n.° 104 ) 



La formolo, del giuramento è la solita. Trovasi poi a parte V au- 
tentica del giuramento del console Cicogna nella filza preaccennata 
sotto la diversa data del 27 febbraio. 



DOCUMENTO DCCXLVII. 

I Protettori scrivono ad Agostino Medici , vicario df Pietrasanta , di investigare 
l' animo del dottore Enrico Panici , se sia disposto ad accettare il vicariato di 
Caffa, che sarebbono disposti a conferirgli a preferenza d'ogn' altro forestiero. 

1467, 22 febbraio 

(Litt. miss. off. Caffé, ann. 1466-1471) 

( fol. 83 o. ) 



Anni dopo, ivi a fol. 358, sotto il 5 giugno 1471, lo raccoman- 
dano al duca Galeazzo Maria Sforza per un qualche ufficio. Data 
janue mcccclxvii die xxn februarij. 



( Ì7Ó ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO DCCXLVIII. 

Bernardo Amico riodo console di Soldaia accetta davanti ai Protettori l'ufficio 
d.Uogli. e giura di adempierne le incumbenzo. 

1467, 3 marzo 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 126) 

Forinola e ritenuta solite. 



DOCUMENTO DCCXLIX. 

Elezione suppletiva di alcuni uffiziali minori. 

U67, 3 marzo 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 126) 

* MCCCCLXVII die martis III martij. 

Magnifici domini protectores etc. anni presentis in pieno numero 
congregati, sub calculorum judicio ex quibus legitimus numerus albus 
inuentus est in electione uniuscujusque infrascriptorum et major quam 
in nominatione reliquorum qui judicio calculorum expositi fuerunt. 
elegerunt infrascriptos et quemlibet eorum ad officia infrascripta prò 
mensibus viginti sex. quorum duo spectant camere comperarum. vi- 
delicet : 

Jacobum buccalecham ad offìcium capitaneatus (sic) porte caihadoris. 

Simonem de laurentijs de camulio ad offìcium capitaneatus anti- 
burgorum. 

Baptistam justinianum q. angeli ad castellaniam sancti constantini. 



ANNO 1467 ( tfù ) 



DOCUMENTO UCCI.. 

Decreto in ordine alle cauzioni prestate in Gaffa dal console -raduto Gerardo 
Lomellini. 

1ì<i7, 10 marzo 

(Litt. miss. off. Culle, ann. 14GG-1471 ) 
( Col. 90 v.) 

Protectores etc. anni Lxquinti. Spedato et prestantibus viris. con- 
suli et massarijs ac prouisoribus caphe. dilectissimis nostri». 

Affirmauit nobis. dilectissimi nostri, vir nobilis guirardus lomellinus 
olim consul illius ciuitatis se coactum fuisse ibi prestare fidejussiones 
de restituendo massarie stipendia soluta tempore sui consulatus non- 
nullis stipendiatis ultra quantitateni summi unius prò singulo. singulo 
mense, et hoc si et in quantum per nos declarari non fecisset licuisse 
eidem guirardo stipendia ipsa sdIuì facere. et prout in fidejussionibus 
ipsis per eum prestitis latius continetur. Et ob id orauit nos ut 
quandoquidem hactenus non declarauimus an licuerit eidem stipendia 
solui facere nec ne. velimus saltem prouidere quod circa dictas fidejus- 
siones per eum prestitas nibil innouetur. Nos igitur intelligentes 
equum esse nullam in re ipsa innouationem fieri donec declarauerimus 
quantum juri et honestati conueniet. committimus vobis ut interea 
usquequo aliud vobis committemus. nullam molestiam inferri permit- 
tatis fidejussoribus ejus ob causam suprascriptam per eum prestitis. 
et si forsitan aliquid ab ipsis jam exactum fuisset. id totum restitui 
faciatis in pristinum statum. dummodo prouideatis quod fidejussores 
ipsi obligati remaneant ob eam causam ad obseruandum quicquid in 
re ipsa per nos declaratum fuerit. Data janue die x martij'MCCccLxvn. 



DOCUMENTO DCCLI. 

Giovanni Costanzo di Albenga, offertosi ai Protettori a portare le loro lettere a 
Caffa, è ammesso allo stipendio di un sommo mensile in detta città. 

1467, 14 marzo 
(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 126 oo 
Forinola solita. Data janue xiui martij mcccclxvii. 



( 477 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO DCCLII. 

Patente di console di Soldaia per mesi 26 data a Bernardo Amico , finito il 
tempo di Antonio Borlasca. 

1467, 2 aprile 
(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fot. 102 .) 
Forinola usata. Data janue mcccclxvii die n aprilis. 



DOCUMENTO DCCLIII. 

Lettera del console e del vicario di Caffa ai Protettori sulla causa di Gio. Bat- 
tista Calvi. 

1467, 2 aprile 

(Filza di Caffa, n.° 105) 



(Extra) Magnificis et potentibus dominis protectoribus compera- 
rum etc. 

{Intus) Magnificis et potentes domini .... janue die mi junij anni 
proxinie preteriti continentium .... baptistam caluum significamus 
vestris dominationibus quod consi .... executiones que nobis vise 
suut in re ipsa faciende. indeque .... inuenimus. absoluimus eum 

ut constat virtute nostre sententie. quod dom significamus ut 

intelligant que gesta fuere. Ceterum ego vicarius .... notum facio. 
sicut idem Johannes baptista tempore consulatus domini raphaelis 
de .... sui successoris per me occasione ipsa hic retentus fuit sub 
promissionibus et ... . prestitis per eum circa per annum unum 
continuum quo tempore prò certis mensibus . . . accepit stipendium 
a massaria ista ut videbunt dominationes vestre per rationem . . . 
massarie. Et etiam husque nunc a die aduentus Ime sui eum specta- 
Società Ligure St. Patria. Voi. VII. P. I. 31 



anno U67 ( 478 ) 

bili domino ... de Camilla. Nec plura quam nos vestris dominatilo* 
nibus facimus semper commendatos. Data caffè die n ajjrilis mccccxxvii. 

E. d. v. deuotisssimi . . . 
Calocius de guisulfis consul caffè 
Leonardus de petrasancta vicarius caffè. 



DOCUMENTO DCCLIV. 

Comandano ai Protettori e allo scrivano delle Compere dei luoghi di Cafla di 
eseguire una sentenza del vicario del Podestà di Genova intorno (lue luoghi 
delle Compere stesse in favore di Antonio Montaldo q. Antonio. 

1467, 9 aprile 

(Litt. miss. off. Caffé, ann. 1464-1475) 

(fol. 48 v.) 



Nulla ha degno di nota. Data janue mcccclxvii die vini aprilis. 



DOCUMENTO DCCLV. 

Ricerca d' un giusperito estero da mandare vicario consolare in Caffa. 

1467, 15 aprile 

(Litt. miss, offìc. s. Georg, ann. 1466-1475) 

(fol. 96) 



Egregio viro, conciui nostro carissimo, carolo ciconie. designato con- 
suli caphe. 

Acceptis litteris vestris. conciuis noster carissime, mentionem fa- 
cientibus de domino justo guerra de quo scripsistis bonam informa- 
tionem Imbuisse, contulimus de ipsa materia cum quatuor deputatis 



( 479 ) DOCUMENTI 



super negotijs caphe qui dixerunt se meliorem informationem habuisse 
de domino johanne petro de sartis de vigueria. Propter quod hortamur 
Toa ut cum locus ipse viguerie vobis propinquus sit. curetis sumere 
diligentes instructiones de utroque. et in dei qomime illuni ex duobus 
januam conducatis de quo meliores instructiones habueritis. Cui qui- 
dem domino johanni petro mittere poteritis celeriter litteras annexas (•) 
cum ordine quod vobis rescribat vel potius vobiscum sermonem ha- 
beat. si presertim de eo bonas instructiones habueritis. Data janue 
die xv aprilis 1467. 



Protectores etc. 



DOCUMENTO DCCLVI. 

Elezione del nobile Alaone D' Oria in console e di Gio. Antonio Italiano in ca- 
pitano dei borghi di Caffa. 

1467, 4 maggio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 
( fol. 127 v. ) 

* MCCCCLXVII die lune IIII maij. 

Repositis hodie in uno sacculo nominibus magnificorum dominorum 
protectorum anni presentis et spectabilium dominorum protectorum 
duorum annorum precedentium scriptis in cedulis vigintiquatuor. prò 
ordinanda electione unius consulis caphe successuri prestanti viro ca- 
rolo ciconie consuli ejusdem ciuitatis nouissime electo. quem ipsi ma- 
gnifici domini protectores decreuerunt eligi debere de Consilio mul- 
torum rerum capbensium peritorum. tandem ad sortes extracta fue- 
runt juxta formam regule nomina octo ex eisdem dominis protecto- 
ribus inferius declarajta etc. 

Qui domini octo etc. Quibus dominis vigintiquatuor etc. Cum itaque 
ipsi domini vigintiquatuor etc. (Il resto tutto come sopra). 

In dei nomine elegerunt ipsum alaonum consulem ciuitatis caphe 
prò mensibus tredecim. successurum in ipso officio prestanti viro ca- 

(') Queste lettere annesse mancano qui. 



anno UG7 ( 480 ) 



rolo ciconie. et insuper massarium et prouisorem ijisius oiuitatis donec 
officium consulatus inierit. incepturura exercere ipsum offlcium rnas- 
sarie et prouisorie quamprimum nobilis calocius de guisulfis ex officio 
consulatus exiuerit. 

Item sub judicio etiarn calculorurn. ex quibus legitimus numerai 
albus inuentus est in electione infrascripti jobannis antonij italiani 
et major quam in nominatione reliquorum qui circa officium infra- 
scriptum simul cuna eo calculorurn judicio expositi fuerunt. elegerunt 
ipsum johannem antonium capitaneum burgorurn caphe prò rnensibus 
vigintisex. loco andree malocelli qui propter legitimas rationes ex- 
cusatus fuit. ' 



DOCUMENTO DCCLVII. 

Giovanni Assereto q. Leonardo è eletto castellano di s. Costantino in Caffa per 
mesi 26, in luogo di Battista Giustiniani, q. Angelo, dimissionario. 

1467, 5 maggio 

(Negot. gest. off. Georg, ann. 1457-1475) 
(fol. 128 v.) 



Formala semplice. Data janue mcccclxvii die v maij. Poi segue: 
Item decreuerunt Aeri litteras barnabe de cabella electo consuli tane 
sub forma infrascripta. 



DOCUMENTO DCCLVIII. 

Patente di console di Tana per mesi 26, da cominciare al 1." maggio U68, a 
Barnaba Cabella. 

1467, 5 maggio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1157-1475) 

(fol. 128 v.) 

Formala e ritenuta consueta, coli' aggiunta seguente infine: In- 
super quondam inuenitur per nostros precessores anni de Lxquinti 
deliberati! m fuisse quod dictum officium consulatus tane conferretur 



( 484 ) DOCUMENTI 



seu demitteretur moram facientibus in ilio loco per quinquennium. ut 
craoluracntum ejus in reparationem ejusdem loci conuerti posset. ip- 
sumque officium collatura fuit dicto barnabe nulla habita notitia de 
ejusmodi deliberatione. decernimus et declaramus quod dictus barnabas 
exercere incipiat dictum officium ut supra in dictis kalendis maij 
proxime venientis. non obstante ipsa deliberatione precessorum no- 
strorum. et finito tempore ejusdem barnabe habitantes in tana gau- 
dere debeant beneficio dicti offici) consulatus juxta concessionem eis 
ut supra factam usque ad complementum dicti quinquennij. computato 
tempore quo gauisi fuerint eodem officio ante kalendas maij anni pro- 
xime venientis. quo termino officium ipsum ut supra resignari debebit 
dicto barnabe consuli. In quorum etc. Datura janue mcccclxvii die v 
maij. 

DOCUMENTO DCCLIX. 

Lettere di stipendio di un sommo mensile in Caffa date a Paolo Di Negro, olim 

Rettigliaro. 

1467, 8 maggio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 130) 

Formolo, comune. Data janue mcccclxvii die vm maij. 



DOCUMENTO DCCLX. 

Lettere di stipendio d' un sommo, come sopra, date a Gioanni Antonio Calvi , Co- 
stantino Lomellini, Francesco Montaldo q. Antonio, Raffaele Calcinara di Tor- 
tona, Bernardo Piaggio (De plagijs) futuro cavallaro e Gioanni Mattarana, bar- 
biere, sei compagni del console Carlo Ciconia, che per terra sta per avviarsi 
a Caffa. 

1467, 8 maggio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 130 v.) 



I Protettori appongono alla percezione del sommo mensile le tre 
condizioni seguenti: Prima est quod ipsorum quilibet obligatus sit 



anno \tà7 ( 482 ) 

bone et fideliter seruire ac permanere in capha toto tempore -ii- 
pendij. more aliorura stipendiatorum. Secunda vero quod consoli et 
massarijs ac prouisoribus qui per tempora fuerint liceat quemlibct 
ipsorum cassare et amouere ab ipso stipendio sempercumque ipsii 
placuerit. etiam ante'dictum terminimi, si judicauerint eos aut aliqucm 
eorum aliquid commisisse propter quod cassari mereantur seu mereatur. 
Tertia et ultima conditio est quod aliquis ipsorum sex percipere non 
possit dictum stipendium tempore quo erit vel caualerius voi famulus 
dicti caroli consulis aut massarij vel prouisoris. ne massaria duplici 
onere alicujus ipsorum grauari possit. Data janue mcccclxvii die 
vili maij. 



DOCUMENTO DCCLXI. 

Mira supplica indirizzata alla Signoria di Genova da Francesco Levanto, Do- 
menico Spinola, Jacopo Giustiniani, Brancaleone D'Oria e socii, danneggiati 
dalle rappresaglie commesse dal signore di Wawrin. 

1467, 14 maggio 

(Diuersor. Comm. Janue, ann. 1467-1468, segnato X, 1022, 97, 
nell' archivio governativo ) 

Trovasi già pubblicata a pag. 438 del voi. V degli Atti , sotto il 
documento CXXIII. 



DOCUMENTO DCCLXII. 

Patente di scrivano della masseria di Caffa, data per 13 mesi al notaio Pietro 
Vernazza q. Gioanni, finito il tempo di Manuele Granello, col sa'ario di 
lire 500 annue, moneta corrente. 

1467, 20 maggio 
(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 131 v.) 

Formola solita, col comando di tener esatto registro degli anobi- 
menti dì qualsiasi natura, e di spedirne il cartulario sotto pena di 
sommi 50, esigibili dal console, massari ecc. che non V avessero ri- 
chiesto dallo scrivano. Data janue mcccclxvii die xx maij. 



( 483 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO DCCLXIII. 

Patente di capitano dei sobborghi della porta degli avamborghi di Caffa, data 
per mesi 26 a Simone De-Lorenzi, di Camogli, finito il tempo di Giovanni 
Semenza. 

1467, 20 maggio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fot. 131 v.) 

Formola e ritenuta solite. Data janue mcccclxvii die xx maij. 



DOCUMENTO DCCLXIV. 

Bartolommeo Roncagliolo q. Gio. è eletto a una scrivania di Caffa per mesi 26, 
in luogo di Antonio De-Benedetti notaio, che ricusò di partire per esercitare 
l' ufficio. 

1467, 22 maggio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 132) 

Formola e ritenuta consuete. Data janue mcccclxvii die xxn maij ('). 



DOCUMENTO DCCLXV. 

Lettere di stipendio di un sommo mensile date a Nicolò De-Lorenzi, di Camogli. 

1467, 22 maggio 
(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 132) 

Formola e ritenuta solite. Data janue mcccclxvii die xxn maij. 

(') È chiara la cifra xn, sebbene l'atto sia posto fra il 20 e il 23; ma noi 
la reputiamo una svista a vece di xxn. 



anno 1467 ( 484 ) 



DOCUMENTO DCCLXVI. 

Patente di ministro ossia ministrale della città di Gaffa, data per 13 mi 
nobile Giacomo Spinola q. Riccardino, finito il tempo di Benedetto Maruflb. 

U67, 22 maggio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fai. 132 v.) 

Formolo, e ritenuta solite, e non cessi d' ufficio che all' arrivo del 
successore. Data janue mcccclxvii die xxn maij. 



DOCUMENTO DCCLXVII. 

Lettere di stipendio di un sommo mensile a Francesco Susto, e a Cassano Pon- 
sarone, amendue di Sestri, periti in omnibus pertinentibus ad artem ferrane. 

U67, 22 maggio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 133 v.) 

Forinola e ritenuta come sopra, con il pagamento delle tasse so- 
lite pagarsi da tutti gli altri stipendiati. Data janue mcccclxvii die 
xxn maij. 



DOCUMENTO DCCLXVIII. 

Patente di capitano della Gozia, data per mesi 26 a' Manfredo Promontorio, 
finito il tempo di Cristoforo De-Franchi -Sacco. 

1467, 26 maggio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 133) 

Formola e ritenuta solite. Data janue mcccclxvii die xxvi maij. 



( 485 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO DCCLXIX. 

Patente di castellano della torre di s. Costantino in CafTa, data a Giovanni As- 
sereto, di Leonardo, per mesi 26, finito il tempo di Giacomo Monteverde. 

1467, 26 maggio 
(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fot. 134) 

Fnrmola e ritenuta solite; ma dispongono che durante V aspetta- 
tiva d'entrare in ufficio sia ammesso allo stipendio d' un sommo men- 
sile. Data janue mcccclxvii die xxvi maij. 



DOCUMENTO DCCLXX. 

Patente di capitano degli orgusii, data per mesi 26, a Battista Veggio (de 
Vcgia) q. Gio. , finito il tempo di Ambrogio Montanaro. 

1467, 26 maggio 

(Negot. g*est. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 134 v.) 

Formala e ritenuta come sopra. Data janue mcccclxvii die xxvi 
maij. 



DOCUMENTO DCCLXXI. 

Patente di custode della porta Caiadore data per mesi 26 a Giacomo Bocea- 
lacqua, dopo Giacomo Serra. 

I S67 , 3 giugno 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 135 v.) 

Formala e ritenuta solite. Data janue mcccclxvii die m junij. 



anno 4467 ( 486 ) 



DOCUMENTO DCCLXXII. 

Patente di console di Cada per mesi 13 data a Carlo Cicogna , successore al 
console Gentile Camilla, e nel massariato a Giovanni Lorenzo Gabella , giunto 
che fosse in Gaffa. 

1467, 8 giugno 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 136) 

Formala e ritenuta- come sopra. Data janue mcccclxvii die vai 
junij. 



DOCUMENTO DCCLXXIII. 

Alaone D' Oria eletto console di Caffa accetta la carica e giura di bene eser- 
citarla. 

1467, 10 giuqno 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. ÉÌ57-1475) 
(fol. 128) 

È il sunto della formola usata in detta circostanza. 



DOCUMENTO DCCLXXIV. 

1 Protettori ordinano ai borghesi di Caffa di non fare adunanze e partiti sepa- 
rati dai cittadini, ma di mantenere la concordia coi varii ordini ci' abitanti. 

14-67, 15 giugno 

(Litterar. missar. offic. Caffé, ann. 1464-1475) 

(fol. 52 v.) 



Protectores etc. Nobilibus et egregijs viris. juliano de disco, lo- 
disio de petrarubea. gaspari judici et bartholomeo de sancto am- 
brosio, burgensibus caphe. dilectis nostris. 



( 487 ) DOCUMENTI 



Cum accepissemus. dilecti nostri, litteras vestras scriptas anno 
proxime lapso die xx octobris. quo tempore Campania nondum pacata 
erat. et in principio status noui imperatoris legitimas causas me- 
tuendi vos habuisse apparebat. mature examinauimus ea que scripsi- 
stis et prò subuentione illius nobilis urbis nobis carissime in dictis 
litteris vestris postulauistis. Cumque nos et reliqui ciues cogitaremus 
in prouisionibus illis que necessarie nobis eo tempore videbantur. su- 
peruenerunt alie littere prestantis calocij de guisulfls scrLpte. die xvmi 
nouembris. in quibus significatur proceres scbitaram ad obedientiam 
noui imperatoris deuenisse. campaniam pacatam esse et bonam spem 
haberi posse quod omnes turbationes post obitum agicarei orte ces- 
sare deberent. Propter quod visum nobis est impresentiarum suffi- 
cere quod mittamus via maritima aliquas ex munitionibus de quibus 
scripsistis. et itinere terrestri cum generoso viro alaono de auria 
consule designato ad vos in dei nomine venturo et discessuro de 
mense augusti proximi venientis aliquos peritos bombardarum et 
aliarum munitionum bellicarum. de quibus omnibus vobis per alias 
nostras ordinate scribemus. 

Quantum autem pertinet ad reliquas partes litterarum restrarum 
non oportet aliud vobis rescribamus. quoniam spectatus vir carolus 
ciconia consul vester designatus ad vos nunc veniens oretenus vobis 
satisfaciet. Bonum igitur animimi sumite et populos illos conuenien- 
tibus adhortationibus pari modo bonum animum habere persuadete, 
quoniam. ut multis experimentis intelligi potuistis. nos et omnes ciues 
nunquam defuimus et nunquam deerimus tempore necessitatis saluti 
vestre et illius nobilis ciuitatis nobis carissime. 

Ceterum quoniam super omnia desideramus quod inter vos et ciues 
omnes ibidem moram facientes sit semper ut decet fraterna concor- 
dia, quamquam certi sumus electionem vestram ad optimum flnem 
factam fuisse. reprobamus tamen. ut latius scribimus consuli et mas- 
sarijs. quod vos burgenses congregationes faciatis separatas a dictis 
ciuibus. et ob id ordinauimus. ut seriosius intelligetis ab ipso consule 
et massarijs. quod congregationes de cetero flant in palatio. com- 
munes tam ciuibus quam burgensibus. quodque si vobis omnibus utile 
videtur eligere quatuor qui curam habeant cogitandi assidue in per- 
tinentibus ad salutem et ampitudinem illius ciuitatis et ea memorandi 
consuli et massarijs. ejusmodi electio fìat in palatio. et eligantur duo 
burgenses et totidem ciues ex melioribus prudentioribus ac magis af- 



anno 1467 ( 488 ) 

fectis erga conseruationem et augmentum illius urbis. Hortamur igitur 
vos et alios ut liane formam ad concordiam ciuitatis a nobis exeogi» 
tatam obseruetis. et fraterna inter vos et ciues concordia omnia ad 
salutem et amplitudinem ciuitatis consulere et dirigere studeatis. ita 
quidem ut manifeste intelligi possit vos salutis proprie et honoris 
nostri debitam curam habuisse. Data janue mcccclxvii 'die xv junij. 



DOCUMENTO DCCLXXV. 

Negano la grazia dell' impudico Marco Gentile a Lazzaro Cattaneo e socii , che 
l'aveano raccomandato alla clemenza dei Protettori. 

1467, 15 giugno 

(Litt. miss, officialib. Caffé, ann. 1464-1475) 

(fol. 53) 



Protectores etc. Nobilibus et egregijs viris. lazaro cataneo. me- 
rualdo spinule. andreolo de guasco et reliquis qui commendauerunt 
marcum gentilem. dilectis nostris. 

Accepimus. dilecti nostri, et non sine admiratione legimus eas lit- 
teras in quibus magna instantia requisiuistis ut veniam demus errori 
marci gentilis. Quocirca vobis respondemus quod si in ejusmodi pe- 
titione vestra debitam considerationem habuissetis. nequaquam sub- 
scriptiones vestras in dictis litteris tam facile apposuissetis. Teme- 
raria enim presumptio dicti marci non solum ex legibus capitalem 
penam meretur. sed etiam ratione detestabilis exempli plurimum 
damnanda est. Propter quod hortamur vos ut deinceps ab ejusmodi 
commendationibus vos abstineatis. quoniam si ejusmodi scelera im- 
punita preterire pateremur. adeo cresceret malorum audacia ut pe- 
riculosiorum scandalorum quotidianus metus haberi posset. Data janue 
mcccclxvii die xv junij. 



( 489 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO DCCLXXVI. 

Ordini ed istruzioni dei Protettori al console e massari di Cafla. 

1467, 16 giugno 

(Litt. miss. off. Caffé, ann. 1464-1475) 

(fol. 49) 



Protectores etc. Spectato et prestantibus viris. consuli et massarijs 
ac prouisoribus ciuitatis caphe. dilectissimis nostris. 

Posteaquani. dilectissimi nostri, ad responsionem vestrarum eas lit- 
teras vobis scripsimus quarum exemplum annexum inuenietis. aliate 
fuerunt littere vestre scripte die xxim septembris cum additione 
diei secunde octobris anni proxime lapsi. quibus quam breuius pote- 
rimus respondebimus. attento presertim quod spectatus vir carolus 
ciconia consul designatus illius ciuitatis. accessurus ad vos itinere ter- 
restri, intra paucos dies in dei nomine discedet cum instructionibus 
opportunis. et pari modo expediemus et ad vos transmittemus intra 
breuem terminum spectatum virum alaonum de auria etiam consulem 
designatum. et eidem carolo post fìnem temporis sui successurum. 

Primum igitur notirìcamus vobis quod gregorius nuncius. cum quo 
expedienter rescripsisse nobis affìrmatis. nunquam ad nos peruenit. 
nec de ipso neque etiam de litteris nullum nouum hactenus habuimus. 
ex quo eum cum litteris perijsse existimamus. nec etiam unquam 
nobis aliate fuerunt littere vestre. quas vos calocie in breuibus vestris 
scriptis die xyiiii nouembris affìrmatis commendasse paulo justo qui 
inde discesserat prò pera et chio. Ex quo necessarium est. ut per 
alias vobis scripsimus. ut litteras omnes duplicetis triplicetis et mul- 
tiplicetis ac per omnes vias mittatis aliqua earum exempla. quoniam 
non solum damnosum sed etiam parimi conueniens videtur quod sepe- 
numero mercatorum littere huc salue afferantur sine ullis aduisatio- 
nibus vestris. nec sufficere nobis videtur quod excusetis vos scripsisse 
nisi per omnes vias. ut diximus. exempla omnium litterarum ad nos 
transmittatis. 

Accepta copia capituli litterarum alias mcccclxiii scriptarum per 



anno U67 . ( 490 ) 

hieronimum de senarega statini illum detrudi feeimus in carcere grtì 
maldine. a quo. cura post aliquot dies egrotaret. ipsura transferri (m 
ciraus in carcerem malpage intra listregos sub fidejussione ducatorum 
duorura milium quod inde non fugiet aut discedet sine licentia nostra, 
nec patiemur eum impunitum preterire, quoniarn non modo presumptij 
suadere in dedecus status nostri non recipi officiales. sed etiam rnen- 
daciter scribere decretimi fuisse nihil de cetero expendi in subuen- 
tione illius nobilis ciuitatis. quod falsissiraurn est. quinimmo per ciues 
omnes semper laudatum fuit non aliter consuli ae subueniri debere 
saluti et conseruationi illius nobilissime ciuitatis nobis carissime, quam 
salutis hujus urbis. Hieronimus ipse. ut diximus. impunitus non euadet. 
sed solemniter in palatio publico. videlicet per illustrem dorninum 
gubernatorem ac magniflcum consilium decretum fuit quod si quis de 
cetero ejusmodi aut similes errores committere presumpserit. seuere 
per nos puniri possit et debeat etiam corporalità ad terrorem alio- 
rum. Ex quo et vos et successores vestros oneramus quod diligenter 
animaduertatis et inquirere studeatis. ac nobis significetis an aliqui de 
cetero presument similes errores committere. ut seuere puniri possint. 

Intelleximus ea que scripsistis in primis litteris de turbationibus 
ortis in Campania post obitum agicarei. et ea etiam que in litteris 
vestri calocij diei xviiii nouembris de compositione mamachi et alio- 
rum procerum cum nouo imperatore continentur. et quod Campania 
quieta erat et sperabatis cessare deberent scandala orta post mortem 
dicti agicarei. Circa que et etiam circa receptionem fratris impera- 
toris. de qua scribitis. et intelligentiam habitam cum domino tedori. 
nihil aliud dicendum videtur nisi quod nos generaliter semper lau- 
damus omnes illas vias ac formas ex quibus ciuitas illa caphensis in 
pace et concordia conseruari possit. tam cum dictis domino impera- 
tore et domino tedori quam etiam cum quibuscumque alijs domina- 
tionibus maris pontici. Circa quod iterum atque iterum oneramus vos 
ita vos contineatis. ut omnino sequatur semper ejusmodi concordie et 
quietis effectus. 

Nequaquam mirum visum est peritis caphensium quod vana fuerit 
promissio quam scribitis factam vobis fuisse per belzebuc de condu- 
cendis populis. quoniam dicitur eum sepenumero ejusmodi vanas pro- 
missiones fecisse. 

Perfectionem operis murorum semper laudamus. et vos enixe one- 
ramus circa eam omne studium ac diligentiam adhibeatis. 



( 49 I ) DOCUMENTI 



Approbamus decretimi quod scripsistis ibidem factum fuisse circa 
matrimonia puellarum grecarum et armenarum ac aliar um non chri- 
stianarum. quod volumus registrari in libro capitulorum cum presenti 
approbatione nostra ac per vos et su cessores vestros inuiolabiliter ob- 
seruari. 

Non sine gratti molestia et indignatione intelleximus quod muni- 
tiones publice tam in capha quam in cimbalo et soldaia negligenter 
conseruantur. et singulis annis deficiunt propter vel negligentiam vel 
nialitiam eorum quibus incumbit onus illas custodiendi et conseruandi. 
et tamen nulla punitio hactenus facta est neque aliqui coacti fuerunt 
defectus ipsarum munitionum soluere. Ex quo approbantes commis- 
sionem cuilibet vestrum datam circa punitionem eorum quorum culpa 
ejusmodi munitiones deperdite sunt. committimus expresse non solum 
vobis sed etiam successoribus vestris ut. ultra punitionem. compellatis 
eos omnes et singulos. quorum culpa alique munitiones tam in capha 
quam in soldaia et cimbalo deperdite sunt et de cetero deperdentur 
aut deflcient. ad soluendum pretium ejusmodi munitionum deflcientiùm 
et defecturarum. Et hoc sub pena soluendi de vestro proprio et etiam 
de proprio successorum vestrorum ejusmodi pretia munitionum defì- 
cientium ac qualibet alia grauiore arbitrio nostro. Mandantes vobis 
ut hunc articulum registrari faciatis in volumine regularum. ne quis- 
piam possit de cetero de eo ignorantiam pretendere. 

Scriptum fuit nobis per quatuor burgenses quod non sunt in illa 
urbe loca idonea in quibus munitiones publice. que quotidie augentur. 
commode possint collocari et conseruari. ex quo laudauerunt per nos 
decerni quod in loco massarie collocari possint. Propter quod judi- 
cantes nihil fere utilius fieri posse quam prouidere quod ejusmodi 
munitiones conseruentur et augeantur. committimus vobis ut ipsum 
locum massarie vel totum vel in parte accomodeiis collocationi ejus- 
modi munitionum. vel si possetis habere magazenos cum cogeize de 
camalia aut alia loca idonea multi laudarent ea potius habere cura- 
retis et massariam expeditam teneretis ad alias necessitates publicas. 
ex quo non desit prouideatis collocationi et conseruationi ipsarum 
munitionum prout commodius poteritis. 

Misistis calculum introitus et exitus massarie in quo nequaquam 
declarate sunt particulatim summe expensaruin. circa ouas nec po- 
tuiinus intelligere quantum ^olebamus. et ob id aliud dicere non 
possumus nisi quod expense ipse plurimum excessiue nobis videntur. 



anno 4 407 ( 492 ) 

Propter quod voluraus ut particulatim de cetero aobis raittatis ipsai 
rationes expensarum. et interim expensas ipsas attenuare ntudeatis 
quantum possibile erit. 

Ciuitas hee cum toto districtu in surnma pace dei gratia quieocit 
sub hoc felici regimine illustrissimorum dominorurn ducisse et ducis 
mediolani etc. et a multis annis citra major non fuit inter ciues con- 
cordia nec major amplitudinis rerum nostrarum spes. Veruni quoniara 
bartholomeus de bergamo cumulauit non exiguam peditum equituum- 
que multitudinem. et illustrissimus dominus noster cum valido exer- 
citu ab ipso et serenissimo domino rege ferdinando ac florentinis et 
alijs dominationibus italie cum eis confederatis preparato. personUiter 
accessit ad insequendum ipsum bartbolomeum. et nunc uterque exer- 
citus exiguo spatio distans est non longe ab agro bononiensi et ob 
id res italie sub diuersis suspitionibus suspense videntur. 

Ditferemus requirere a sanctissimo domino nostro bullas indulgen- 
gentiarum de quibus scripsistis. expectabimusque aliquot paucos menses 
donec res magis composite videantur. et deinde omni arte opera ac 
diligentia studebimus illas impetrare. 

Scripsistis quod forsitan deliberaretis vendi ex munitione milij 
usque in capitia decem milia. quodque ea venditio subuentionem fa- 
ceret necessitati massarie. Quocirca respondemus vobis quod nullo 
modo volumus deliberetis aut patiamini vendi aliquam partem diete 
munitionis nisi ciuitas inopia victualium laboraret. quo casu commitr 
timus vobis expresse quod omnes pecunias recuperatas ac recupe- 
randas ex milio quod prò urgenti necessitate venditum fuerit intactas 
asseruari faciatis usque ad tempus quo nouum milium ex pecunijs 
ipsis emi poterit. quod ematur tunc omnino et in horreis publicis 
reponatur. et hoc sub pena soluendi tantum de vestro proprio quan- 
tum ex ejusmodi pecunijs conuersum fuerit in alios usus quam in 
nouam milij emptionem. Quam quidem penam exigi faciemus ab ilio 
ex vobis et fidejussoribus ejus sub cujus regimine seruata non fuerit 
supradicta nostra commissio. Et quoniam hanc legem etiam seruari 
volumus et decernimus per successores vestros. committiraus vobis 
hunc articulum in regulis registrari faciatis. ne ipsi aut aliquis eo- 
rum possit de predictis ignorantiam pretendere. 

Intelleximus que scripsistis de salarijs philippi lomellini. adae 
conturioni ac augustini adurni. Ex quo nolentes quicquam prejudicare 
litteris in ea materia scriptis per precessores nostros et juribus pre- 



( 493 ) DOCUMENTI 



dictorum. nisi eos aut alios eorum nomine audiamus. nihil aliud di- 
ciinus circa ipsorum causam et tempus preteritum. sed quantum per- 
tinet ad tempus futurum volumus et decernimus quod de cetero non 
liceat solui aliqua salaria caualleriorum aut subcastellanorum ali- 
quibus ejusmodi officialibus. nisi teneant suos cauallerios aut subca- 
stellanos homines idoneos et qui aliunde non percipiant salarium a 
massaria. quoniam inhonestum esset aliquem eo modo posse percipere 
duplex salarium prò una persona tantym. Quem ordinem volumus 
Borsari faciatis et registrari in regulis. ut de cetero ejusmodi offl- 
ciales intelligere possint quomodo in ejusmodi casibus se habere obli- 
gati sint. 

Inter cetera nobis scripta per illos quatuor burgenses qui nouissime 
electi fuisse videntur. per eos requiritur quod annullemus decretum 
conditutn anno proxime preterito per nostros precessores super pro- 
Mctibus fideicommissariarum deputatis maritationi puellarum. et pre- 
sertim in ea parte in qua disponitur quod ex ipsis prouentibus dari 
non possit subuentio alicui puelle cujus dos excedat summos centum. 
Nos autem nolentes dietimi decretum in aliquo permutare nisi legi- 
timas rationes in contrarium intelligamus. committimus vobis ut 
acceptis presentibus conuocari faciatis reuerendum dominum episco- 
pum caphensem. et illos qui cum eo deputati sunt super dispensatione 
dictorum prouentuum fideicommissariarum. et auditis dictis quatuor bur- 
gensibus ac intellectis rationibus per eos allegandis. sumptisque in- 
structionibus opportunis. intelligatis et nobis rescribatis an vos et ipse 
dominus episcopus ac deputati utile judicetis dictum decretum in 
aliquo permutari aut reformare, declaretisque rationes que ad id vos 
et ipsos mouebunt. 

Et quoniam in mentionem dictorum quatuor burgensium deuenimus. 
recogitantes intra nos causas a quibus originem sumere possent dis- 
sentiones et emulationes. suspitionesque ac discordia in illa ciuitate. 
quas plurimum detestamur. quamquam credimus electionem dictorum 
quatuor ad bonum finem factam fuisse. nihilominus reprobamus con- 
suetudinem congregationis burgensium et electionis ipsorum quatuor. 
judicantes bonestius esse et ad conseruandum inter ciues ac burgenses 
concordiam utilius. quod. si qui eligendi sunt qui curam habeant me- 
morandi consuli ea que dietim superueniunt ad utilitatem et ampli- 
tudinem illius ciuitatis pertinentia. ejusmodi electio potius commu- 
niter fiat per ciues ac burgenses quam per burgenses solos. Propter 
Soeietà Ligure. St. Patria. Voi. VII. P. I. 32 



anno 4467 ( 494 ) 



quod volumus ac decernimus ut aeceptis presentibus litteris conuocari 
faciatis in palatium coram vobis eura numerimi ciuium ac burgensium 
qui vobis conucniens videbitur. illisque proponatis quod licet credamus 
electionem dictorura mi burgensium ad bonum flnem. ut supra. 
factara fuisse. ejusmodi tamen consuetudinem propter rationes supra- 
scriptas reprobamus. volumusque ac decernimus quod. si eis utile 
videbitur eligere quatuor. eligant in dicto communi Consilio ciuium 
ac burgensium. annuatim semel ob eam causam faciendo. duos ciueg 
et duos burgenses ex melioribus prudentioribus honestioribus et 
magis affectis erga salutem et augmentum illius urbis. Circa quod 
plurimum oneramus vos ut semper eligant tales quales supradiximus. 
quia alioquin nos eos hic eligeremus. Declarantes quod ipsi quatuor 
ut supra eligendi habeant tantummodo curam et onus cogitandi in 
pertinentibus ad amplitudinem et salutem illius ciuitatis. et quecumque 
illis utilia videbuntur memorandi consulibus et massarijs ac antianis 
caphe qui per tempora fuerint. nullamque aliam curam nec baliam 
aut potestatem vel jurisdictionem aliquam habere intelligantur. et 
annuatim permutentur ac eorum electio fìat ut superius diximus. Hic 
enim ordo conuenientior est. et ad conseruandos ciues ac burgenses 
in fraterna caritate magis accomodatus. 

Ceterum quoniam audiuimus ab aliquo tempore citra tantum cre- 
uisse in urbe illa quorumdam male compositorum audaciam. et sem- 
percumque aliquod delictum committitur corporali pena aut castiga- 
tone dignum. deterrere presumant consules quod si ad ejusdem de- 
lictorum punitiones procedent eos tempore sindicamentorum ipsorum 
consulum accusabunt. et ob id volentes conueniens aliquod in predictis 
remedium adhibere. propter quod consules caphe presens et futuri 
metu ejusmodi accusationum a debitis punitionibus se non abstineant. 
et tamen si alicui injuriam inferrent impuniti euadere non possint. 
statuimus et ordinamus quod de cetero quicumque consul caphe con- 
demnatus fuerit in suis sindicamentis corporaliter aut percunialiter 
causa vel occasione alicujus punitionis pene corporalis per eum illate 
contra aliquam personam tempore consulatus sui. siue ejusmodi pu- 
nitio per ipsum consulem facta fuerit de ultimo vite supplicio siue 
de ictibus corde aut de pena abscissionis alicujus membri aut incar- 
cerationis vel ex alijs punitionibus que a legibus contra delinquentes 
criminaliter constitute sunt. possit consul ipse condemnatus se ap- 
pellare ad officium nostrum, et firmis remanentibus fidejussionibus 



( 495 ) DOCUMENTI 



per eundem consulenti prestandis in suis sindicaraentis. pendente dieta 
appellatione Aeri non possit executio ejusmodi condemnationis sindi- 
catoruni. salilo si idem consul condemnatus fuisset pecuniarie in 
aliqua quantitate pecunie non excedente summos quindecim. quo casu 
non obstante appellatione executio condemnationum sindicatorum in 
ejusmodi quantitatibus non excedentibus summos quindecim prò sin- 
gula retardari non possit. non obstante appellatione. illis tamen 
quibus solutio fieri debebit fidejussionem idoneam prestantibus de re- 
stituendo dictas condemnationes si in appellatione succumberent. De- 
clarantes quod hoc statutum et ordinatio in regulis registrari debeatis 
et deinceps obseruari in condemnationibus faciendis contra consules 
caphe occasione punitionum corporalium per eos faciendarum ut supra 
et non in alijs. 

Insuper aliate nobis fuerunt littere subscripte manibus eorum quorum 
nomina inclusa vobis mittimus. commendantes nobis temerarium illum 
marcum gentilem» Propter quod moleste ferentes quod et vos et 
ipsi totiens rtobis commendaueritis eundem marcum. scribimus eis lit- 
teras annexas quas volumus ipsis legatis. ut et vos et ipsi intelligatis 
quantum reprobemus quod ejusmodi delieta impunita pretereantur. 
quodque ciues et burgenses prò obtinenda venia detestabilis presump- 
tionis ejusdem marci intercedant. 

Quantum autem pertinet ad subsidia et subuentiones pecuniarias per 
vos in primis litteris requisitas. respondemus quod dum cogitaremus 
in mittendo vobis subuentiones illas quas saluti illius nobilis ciuitatis 
nobis carissime necessarias esse arbitrabamus. superuenerunt diete lit- 
tere vestri caloci diei xvmi nouembris cum multis alijs mercatorum 
litteris. signiflcantes res Campanie compositas esse, quodque in deo 
sperabatis omnia scandala orta post obitum agicarei cessare debere. 
Propter quod. considerato etiam quod inuentum est vanas et falsas 
fuisse fabulas illas que de pace facta inter venetos et dominum 
regem turcorum diete fuerant. intelligentes quod quemadmodum ad 
propulsanda manifesta pericula molestum non est nec unquam fuit 
ciuibus quibuscumque sumptus facere prò salute illius urbis, ita decet 
nos quando non adsunt urgentes necessitates pecunias reseruare. sta- 
tuimus solummodo impresentiarum ad vos mittere per viam chij 
aliquas ex munitionibus per vos scriptis. de quibus vos per alias ordi- 
nate aduisabimus. et insuper via terrestri transmittere simul cum 
generoso "viro alaono de auria consule designato augusto proximo 



anno 1467 ( W6 ) 

terrestri itinere ad vos venturo. aliquos magistros bombardarum et 
peritos in machinationibus bellicis. utsuasistis. Data janue MCCCCLXV^ 
die xvi junij. 



DOCUMENTO DCCLXXVII. 

Ammoniscono il vescovo di CafFa di non intromettersi nei matrimonii misti, e 
meravigliano della sua sentenza nella causa di Giorgio Fazio colla fanciulla 
greca. 

i ì67 , 1 6 giugno 

(Litterar. missar. officiai. Caffé, ann. 14G1-1475) 

(fol. 53 v.) 



Reuerendo in christo patri, domino jeronimo. episcopo caphensi 
benemerito. 

Reddite fuerunt nobis. reuerende pater, littere vestre scripte anno 
proxime preterito die ini octobris. ex quibus ea intelleximus que de 
s tatù illarum rerum scripsistis. circa que aliud non respondebimus 
impresentiarum quia consuli ac massarijs et spectato viro carolo ci- 
conie consuli designato nunc ad urbem illam venienti commisimus 
quantum saluti et utilitati illius urbis carissime conuenire judicauimus. 

Verum quoniam paternitas vestra in litteris ipsis mentionem facit 
de sententia ab se lata contra illam puellam grecam in fauorem 
georgij de facio et processum in ea causa agitatimi ad nos transmisit. 
profecto. ut vobiscum familiariter loquamur. non possumus non ma- 
xime mirari quod paternitas vestra in ejusmodi matrimonijs aut 
causis puellarum grecarum vel armenarum contra voluntatem consulis 
massariorum et communitatis caphe aliqualiter se intromittat. Multas 
et quidem efficaces rationes allegare possemus. propter quas merito 
possumus ac debemus ex hoc mirari ac dolere, sed his tantummodo 
duabus memoratis reliquas silentio preteribimus. Prima est quod non- 
nulli ex deputatis super rebus caphensibus se probe meminisse affìr- 
mant. quod paternitas vestra sibi promisit se nullo modo intromittere 
in causis pertinentibus ad grecos et armenos. Secunda est quod si 
paternitas vestra debitam considerationem haberet in scandalis ac pe- 
riculis que euenire possent ex intromissione sua circa predicta. etiamsi 



( 497 ) DOCUMENTI 



non interuenissent promissiones vestre et repugnantia consuli et com- 
munitati caphe et non essent ordinationes in capha disponentes quod 
in causis predictorum vos immiscere non possitis. que omnia multi- 
facere nihilominus decuisset. prudentiam vestram obtemperare et 
consulere utilitati ciuitatis caphensis et in causis predictorum. qui 
varijs erroribus circa fidem impliciti sunt et quorum errores prò 
minori malo tolerantur prò euitandis scandalis ac periculis. vos non 
immiscere. Oramus igitur oneramusque ac requirimus vos ut de ce- 
tero in ejusmodi causis grecorum et armenorum jurisdictionem ve- 
stram non extendatis et aliqualiter vos non immisceatis. nobisque re- 
■erìbatis intentionem vestram ut ea intellecta saluti ciuitatis caphe. 
cui super omnia prouidendum est. consulere possimus. Data janue 
die xvi junij mcccclxvii. 



DOCUMENTO DCCLXXV1II * 

Incoraggiano gli ufficiali e i magistrati tutti di Caffa al ben oprare a salute e 
prosperità della colonia. 

1467, 16 giugno 

(Litterar. missar. off. Caffé, ann. 1464-1475) 

( fol. 54 ) 



Protectores etc. Spectato. prestantibus. egregijs et prudentibus 
viris. consuli. massarijs. antianis. officijs monete et prouisionis. et Con- 
silio ciuitatis caphe. dilectissimis nostris. 

Dilectissimi nostri, mandando al presente in quella nobile cita a 
noi carissima lo spectabile carolo ciconia citadino nostro, designato 
corsole de poi il tempo de lo spectabile gentile de Camilla, non bi- 
sogna scriuerue altro saluo che alo dicto carolo, lo qua hauemo in- 
structo a compimento de ogni cosa, dagiati fede circa tuto quello ve 
referira per parte nostra. Circa le particularitate hauemo scripte a 
voi constile e massarij in le lettere ve presenterà el dicto carolo tuto 
quello ne parsuto necessario, et tutti voi intendereti da ipso inter 
cetera corno questa cita cum tato lo destretto e per la gratia de dio 
in grande pacifico soto questo felice regimento de li illustrissimi se- 



anno 1467 ( 498 ) 

gnori nostri duchessa e duca, et in grande concordia e buona spe- 
ransa de ampliare tute le cose nostre. Item che noi et tutti li cita- 
dini non hauerao minor cura et affectione a la saluatione de quella 
nobilissima cita corno de questa, cosi comò hauemo sempre dimo- 
strato in li casi necessarij sensa sparmiare speiza e fatica, e demo- 
streremo sempre che interuegnisse lo bisogno. Vi confortiamo adun- 
cha che vi confortiati e dagiati pari modo conforto a tuti quelli po- 
puli a noi carissimi, e dal canto vostro siati sempre soliciti e dili- 
genti a fare tute le cose pertinente ala salute et amplitudine de 
quella benedetta cita in modo che meritiati et da dio et da noi com- 
mendatione. Data die xvi junij 1467. 



DOCUMENTO DCCLXXIX. 

Patente di scrivano .della curia di Cafta data per 26 mesi a Bartolomeo Ron- 
caglielo. 

1467, 16 giugno 

(Negot. gest. off. s. Georg, anno 1457-1475) 

(fol. 137) 



Formola e ritenuta solite. Data janue mccccxxvii die xvi junij. 



DOCUMENTO DCCLXXX. 

Patente di console di Cembalo data per mesi 26 al nobile Gio. Antonio Calvi, 
q. Andrea, dopo il notaio Battista Oliva. 

1467, 17 giugno 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 135) 

Formola e ritenuta solite. Data janue mcccclxvii die xvn juny. 



( 499 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO DCCLXXXI. 

Lettere di stipendio d'un sommo mensile dato a Giacomo Boccalacqua q. An- 
tonio. 

1467, 20 giugno 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 
(fot. 137 «.) 



Forinola e puff amento delle tasse come sopra. Data janue mcccclxvii 
die xx junij. 



DOCUMENTO DCCLXXXII. 

Altre disposizioni contro Giorgio Fazio e Nicolò Torriglia. 

I 467 , 20 giugno 

(Litterar. missar. off. Caffé, ann. 1464-1475) 

(fol. 5'» v.) 

Protectores etc. Spectato et prestantibus viris. consuli et massa- 
rijs ac prouisoribus ciuitatis caphe. dilectissimis nostris. 

Considerantes. dilectissimi nostri, quam damnosum esset illi cita- 
tati impunitam preterire audaciam illius georgij de facio. presertim 
siquemadmodum scribitis verum est quod contra voluntatem illius puelle 
grece in domum ejus accedere presumpserit. et quod propter metum 
puella ipsa vel assensit vel assensisse demonstrauerit ipsum georgium in 
virum et maritum suum accipere. comprobantes ea omnia et singula 
que circa ipsam materiam in alijs litteris nostris vobis et venerabili 
domino caphensi episcopo scripsimus. et in instructione vestri caroli 
ciconie apposuimus. committimus vobis expresse ut acceptis presen- 
tibus veras instructiones sumere curetis super dieta materia, et si 
vobis constiterit dictum georgium de facio contra voluntatem diete 
puelle grece in ejus domum accessisse et propter metum puellam 
ipsam assensisse ut supra. eo caso contra ipsum georgium juris re- 
medijs procedatis et ipsum puniatis ad exemplum aliorum. 

Et quoniam reuideri fecimus per sapientes comperarum nostrarum 
processum agitatum in dieta causa coram dicto domino episcopo 



anno 1467 ( 500 ) 

caphense. ipsique sapientes retulcrunt dictam puellam grecam per 
ipsum nunquam exarainatam fuisse. quod inter cetera conuenientissi- 
mum videbatur. et insuper quod processus ipse nequaquam sub om- 
nibus solemnitatibus opportunis formatus fuit. intelligentes hec ad- 
dere nouum onus dicto domino episcopo, volumus ipsum nostro no- 
mine ita moneatis quod de cetero juxta ordinationem per communi- 
tatem Ulani factam et a nobis comprobatam se nequaquam immisceat 
in causis ejusmodi ad grecos vel armenos pertinentibus. 

Ceterum assidue cogitantes in his omnibus que afferre possint 
quietem et concordiam populis illius nobilis ciuitatis nobis carissime, 
attentis querelis quas multi ad nos detulerunt quod nicolaus de tur- 
rilia et quidam alij officium aduocationis in urbe illa exercentes se- 
penumero vetustissimas et damnosissimas controuersias mouere et 
discordias inter populos illos seminare presumunt. volumus ac vobis 
committimus ut si. sumptis diligentibus instructionibus. inueneritis 
dictum nicolaum aut alios ejusmodi scandala damnosa et periculosa 
seminare in urbe illa. eo casu nicolaum ipsum et alios pariter clelin- 
quentes expellatis ex urbe illa. ut cesset ejusmodi malorum. et scan- 
dalorum materia, onerantes vos ut hanc nostram commissionem ita 
diligenter exequamini quod merito vos commendare possimus. et de 
his que inueneritis et egeritis circa predicta nobis ordinate rescri- 
batis. Data janue die xx junij 1467. 



DOCUMENTO DCCLXXXIII. 

Patente di sottoscrivano della curia di Gaffa data per mesi 26 a Gerolamo 
Recco, di Giovanni. 

U67, 8 luglio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 137 v.) 

Formala consueta e solito pagamento delle tasse. Data janue 
mcccclxvii die vm julij. 



ANNO MCCCCLXVIII 



STORIA E DOCUMENTI 



ESPOSIZIONE STORICA 

DEGLI AVVENIMENTI 



I. 



ili rappresentanti della Casa di s. Giorgio , preposti al go- 
verno di CafTa, seppe di soverchiamente aspro il tenore delle 
lettere loro dirette nello scorso anno, e al console Calocio 
Ghizolfi in ispecie punto non meritati sembrarono i ricevuti 
rimbrotti. Ondechè fra i messaggi al Banco spediti a mezzo 
anno 1467, uno ve n'ha in cui nel dar conto delle riforme 
introdotte in parecchi rami del pubblico servizio , non peri- 
taronsi di muoverne rispettoso lamento ; e i Protettori del 1 468 
ad abbonirli , dicendo tale essere parsa la loro condotta allo 
scaduto Ufficio, da provocare ben più che le acerbe parole le 
quali si al vivo aveanli feriti : adoprassero quind' innanzi in 
modo da rendersi degni d' encomii anziché di biasimo; e già 
ne davano loro a pregustare un saggio col lodarli dello spesso 
scrivere che da alcuna pezza andavano facendo. 

Imperocché il corriere Gregorio Pornasio , quegli che ornai te- 
neasi morto per viaggio, causa la lunga sua tardanza, giunto 



anno 1468 ( 504 ) 



al postutto in Genova, distribuita aveva ai deslinatarii la nume- 
rosa corrispondenza consolare e privata; e a un tempo con lui, 
ma per strada diversa, altre persone ancora erano venute dalle 
contrade della Crimea con più fresche e consolanti notizie. 
Dell'ultima comitiva faceano parte il borghese Giuliano Fieschi 
e Bartolomeo Santambrogio, agente del Banco, mandati oratori 
dai caffesi al sovrano ufficio di s. Giorgio e alla corte di 
Roma, ad informare quello del preciso stato delle colonie, e 
ottenere da questa talune indulgenze. L'arrivo delle epistole, 
e più dei legati taurici , non è a dire quanto rallegrasse i Pro- 
tettori, Nicolò Italiano, priore, Giovanni Invrea, Lazzaro 
D' Oria , Nicolò De-Marini , Gianfrancesco Palmaro , Giuliano 
Maruffo , Carlo Lomellini e Raffaele Richemi , entrati in carica 
al principio dell'anno; e senza mora lettele e conferitone il 
testo in plenario consiglio, addi 29 gennaio diedervi analoga 
risposta, come in appresso. 

Avuto finalmente dopo tante iteratissime instanze alle mani 
gli inventari delle munizioni da guerra, artiglierie ed armi 
tuttora conservate nell'arsenale di Caffa e nelle fortezze delle 
minori città, e raffrontatili colle relative polizze di carico, grande, 
dicono, fu la nostra sorpresa nel constatarne 1' enorme divario. 
Il perchè , se rendono grazie al console Ghizolfi peli' invio dei 
registri, comandano al suo collega Gentile Camilla d'instituire 
rigorosa inchiesta sulle cause e gli autori del manco risultante, 
e riporre quindi il resto sotto tripla chiave, una a mano del 
console temporaneo, l'altra dei massari, la terza della Giunta 
incaricata all' azienda militare : con che ai debiti tempi se ne 
verificassero le quantità depostevi, redigendone ciascuna volta 
il verbale in apposito libro. Come vedesi , la fedeltà degli 
impiegati militari , andava anche troppo di pari passo colla 
onestà dei funzionarii civili 1 

Fossero sì o no uniti di parentela, siccome lo erano di ca- 
sato, Zaccaria Ghizolfi, signore di Matrega nella confinante 



( 505 ) STORIA 

penisola di Taman , e Calocio Ghizolfi, certo è che sotto il costui 
consolato le mutue relazioni loro da amichevoli e domestiche 
divennero apertamente ostili e nemiche : e ciò per motivi di 
interesse anziché di politica. Dalle sparse e sconnesse memorie 
della presente controversia sembrerebbe che il Zaccaria pre- 
tendesse niente meno che godersi in pace le delizie del suo 
principato, lasciando poi il pensiero della custodia e difesa di 
al governo di Caffa: cosa gravosa infruttuosamente alle 
finanze , e non onorifica al Banco. L' uno e 1' altro dei conten- 
denti avendo sporto le proprie ragioni al Magistrato in Genova, 
questo neir inclinare a favore del suo rappresentante, lo invita 
a somministrare più esatte e circostanziate notizie sullo stato 
e condizioni del dominio di quel signorotto, che avea Paria 
di farsi scudo della protezione del tartaro imperatore. 

D'altri molti e minuti affari s'occupa il carteggio in discorso, 
i quali passeremo sotto silenzio, contenti di riferire somma- 
riamente il diniego di confermare nella carica il vicario Leo- 
nardo Gherardi , la proroga nell 1 ufficio concessa agli anziani 
di Caffa, la consentita vendita del consolato di Tana, la pro- 
messa infine della non lontana partenza dell' ultimo console 
eletto, Alaone d'Oria, pella vegnente primavera (') : la quale 
si protrasse poi fino all'agosto. 

Chi recò 1' anzidetta risposta ebbe eziandio a portar varii 
decreti sanciti dal Banco entro Io stesso mese di gennaio , al- 
cuni dei quali citati nel surriferito documento: e crediamo 
dovesse essere per allora quel Paolo Boccalacqua sostituito 
al fratello morto in viaggio, la cui nomina fatta dai Protettori 
del 1467, fu confermata dai loro successori del 1468 pella 
piena validità ( 2 ). Contenevano essi in primo luogo la con- 

(') Vedi il documento DCCLXXXVIII. 

Vedi i documenti DCCLXXXIV e DCCLXXXV.— Più tardi, ai U luglio 4468, 
sotto il documento DCCCVIII ó di nuovo parola di lui, come ricalcitrante a 
partire per Gaffa. Temeva incontrare la stessa sorte del fratello Giacomo? 



anno 1468 ( 506 ) 

ferma a scrivano della Compere di Cada , per altri tredici 
mesi, del maestro Costanzo Sarra, dietro supplica d'un bel 
numero di partecipi (*) , in secondo la negativa della franchigia 
concessa dai consoli al borghese Lodisio Caspe, sebbene lar- 
gheggino in lodi e azioni di grazie pei buoni servigi resi da 
lui con esemplare abnegazione e disinteresse nella costruzione 
delle mura e fortilizii della città ( 2 ), e finalmente la revoca 
d' un ordine anni addietro spedito al console di trasferire al 
vescovo di Caffa i diritti e le rendite di una cappellata fon- 
data nella chiesa di Copa a beneficio dei francescani di detta 
colonia dal pio concittadino Antonio Italiano ( 3 ). 



II. 



Restavano altri affari a discutere, i quali, meritevoli di più 
seria considerazione, occuparono i Protettori nel marzo e suc- 
cessiva primavera. Uno fu il provvedimento da adottare sulla 
controversia vertente fra Aurambey e Cogia Cotulsa, figli di 
Amirbey , col re della Giorgia , perché un suddito di lui , a 
nome Jorgi Chezase , li danneggiò nella complessiva somma di 
ottantatrè e più mila aspri d'argento di Caffa. Ottenuto dai 
consoli V. esercizio di rappresaglia sui beni e merci giorgiane, 
chiesto aveano, e speravanne, la ratifica dal Banco; se non 
che questo in vista del pericolo di romperla con quel sovrano, 
nel tempo in cui forte necessità stringevali a mantenere coi 
vicini regni buoni rapporti di pace, sospesero invece la con- 
cessa facoltà fino a giorni più tranquilli, e intanto ordinarono 
ai massari di passare in conto dei defraudati armeni i ven- 



(') Vedi il documento DCCLXXXVl. 
( a ) Vedi il documento DCCLXXXIX. 
( s ) Vedi il documento DCCLXXXVH. 



( 507 ) STORIA 



tisei mila aspri , di cui risultava dai registri di contabilità 
creditore sulle finanze di Cada il-Chezase, a titolo d'antici- 
pato compenso ; amando meglio sottostare all' eventuale per- 
dita di quel danaro , che venire alle armi col limitrofo si- 
gnore ('). 

Uguale senso di pietà ancora lo mosse ad accogliere questa 
volta la supplica direttagli e sottoscritta da tutti i cittadini e 
borghesi di Caffa , imploranti perdono al traviato Marco Gen- 
tile, caduto in estrema miseria in seguito alla proscrizione 
inflittagli pel suo fallo colla donna greca. Il perché volendo, 
dicono i Protettori , imitare la divina clemenza che ai rei 
pentiti perdona , lo assolvono dalle comminate pene di confisca 
e di bando, ai patti che seguono: cioè, che la parte lesa rimetta 
spontaneamente l' ingiuria , e la sentenza d 1 assoluzione ottenga 
i due terzi almeno dei voti del tribunale, formato degli anziani, 
ufficiali di moneta, massari e console supremo di Caffa ( 2 ). 
Cosi finiva una causa che addolorò assai il magnifico Banco , 
e non contribuì davvero ad elevare il prestigio della moralità 
genovese nella Tauride 1 

Anche prima di questa grazia, concessa ai \ 2 maggio \ 468, 
ebbero i suddetti ad esaminare la lite da Babilano Adorno 
promossa nanti V ufficio di s. Giorgio contro gli ultimi consoli 
usciti di grado , Raffaele Monterosso , Baldassarre D'Oria (e in 
luogo di lui, defunto, il suo fratello ed erede Melchione) e 
Gerardo Lomellini, sopra tre luoghi delle Compere di Caffa da 
esso a loro mutuati ed ora richiesti, e i Protettori con alterna 
vicenda dispensando giustizia e favori , a lui riconoscono validi 
gli argomenti addotti ( 3 ), e a Gianantonio Calvi ito console a 
Cembalo accordano la facoltà di taverna nel luogo di sua re- 



(') Vedi il documento DCCXC. 
(•) Vedi il documento DCCXCIV. 
(*) Vedi il documento DCCXGI. 



anno U68 ( 508 ) 



sidenza , alla guisa medesima dei predecessori suoi nella 
stessa carica (*). 

I caffesi , come dissi pocanzi , spedito aveano il nobile 
Giuliano Fieschi e Bartolomeo Santambrogio oratori al Papa 
ad impetrare non so quali indulgenze ai fedeli die per im- 
pulso di fiorita carità li sovvenissero di aiuti a compiere 
T armamento e la cinta di fortificazione della città. I legati 
avanti che a Roma, condotti s' erano a Genova latori di 
lettere e verbali comunicazioni al nazionale Governo, e af- 
fine di riceverne commendatizie al sommo pontefice ad age- 
volare la presentazione della supplica e il favorevole esito 
della domanda. I Protettori di leggieri ne li compiacquero , 
nel giugno vegnente , collo scrivere a Paolo II un loro 
messaggio, dove toccando delle condizioni del Levante sotto 
feroce giogo ottomano , e V utilità del presentaneo soccorso 
al popolo taurico pel caso sempre vagheggiato della riscossa 
dei cristiani d'Occidente, lo pregano a nome proprio e dei 
supplicanti , loro sudditi caffesi , a mostrarsi generoso verso 
di essi, d 1 indulgenze almeno, ove che di materiali e pecuniarii 
aiuti non potesse essere munifico donatore ( 2 ). Più altre let- 
tere dirizzarono lo stesso di, e al medesimo scopo di facilitare 
l'intento, ai cardinali amici Francesco Della Rovere, gene- 
rale minoritico, poi Sisto IV, e a quel di Bologna, Filippo 
Calandrini, nonché una collettiva a tutto il sacro Collegio, 
nulla omettendo che valevole credessero al conseguimento delle 
bramate elargizioni ( 3 ). Né vane tornarono , come vedremo, le 
lor preci; imperocché gli inviati caffesi senza molta difficoltà 
ottennero dal Papa le chieste indulgenze, e i Protettori sotto 
il dì 8 ottobre non mancavano di ringraziarlo quanto se il 



(') Vedi il documento DCCXCIH. 
(') Vedi il documento DCCXCV. 
( 8 ) Vedi i documenti DCCXCVI, DCCXGVII e DCCXCV1H. 



( 509 ) STORIA 

favore fosse stato fatto a loro stessi, pur scusandosi del non 
potere aderire alla sua domanda di ribasso del dazio suir al- 
lume romano , per non offendere i diritti antichi e co- 
stantemente mantenuti dei luogi pii , dei cittadini e dei 
partecipi al Banco ('). 



III. 



Era giunta frattanto la state; e i Protettori a sollecitare la 
partenza d'Alaone D'Oria per la Crimea, nunzio, tra le altre 
cose, della nomina del suo futuro collega, addi 4 luglio 1468 
raccolti a plenario consesso i socii alle Compere procedevano 
alla elezione del terzo console di Caffa e degli ufficiali subal- 
terni. La quale cadde in primo luogo sul notaio Filippo Giau- 
roia , destinato a succedere al nobile Maone predetto, su 
Moruele Adorno scelto per ministrale, e Benedetto Mainerò 
per cancelliere della masseria. Questi per tredici mesi, giusta 
la riforma introdotta Tanno 4 465, e i seguenti per ventisei, 
cioè Angelo Giovanni Squarciafico , eletto capitano ossia custode 
della porta Caiadore, Antonio Sestri capitano dei borghi, 
Tommaso Airolo e Antonio Tagliaferro, scrivano l' uno , sotto- 
scrivano l'altro della curia. Dopo la capitale, provvidero alle 
castellarne di Cembalo e Soldaia nelle persone di Contino 
Fieschi e Damiano Cagnasso, niuna menzione fatta dei consoli 
delle due città, e lasciando all'ufficio reggente la libera col- 
lazione dei capitaneati di Tana, degli orgusii, degli avamborghi 
e dì tre segreterie della curia, per la mancata attendenza di 
aspiranti. Tutti poi diceansi nominati a patto che la seguila 
elezione non contravvenisse in nulla alle vigenti leggi, e i titolari 
tenessersi pronti al viaggio a un cenno del sovrano Ufficio ( 2 ). 

(') Vedi il documento DCCCXX. 
(*) Vedi il documento DCCCII. 

Società Ligure. St. Patria. Voi. VII. P. I. 33 



anno 1468 ( 510 ) 

Due delle vacanti cariche occupavate tosto Benedetto .Mon- 
tanaro e Gianantonio Centurione , capitano degli orgusii quello, 
degli avamborghi questo, costituiti il giorno 12 luglio ('); pa- 
tentato il primo addi 14 ( 2 j, l'ignoro del secondo, che forse 
non accettò, a dissomiglianza dei compagni, di cui le creden- 
ziali trovo firmate tutte nel corso dello stesso mese di luglio ( 3 j. 

Degno di speciale menzione io reputo anche il bel numero 
di bombardieri ed altri artefici militari, che ammessi a vario 
e lauto stipendio, giusta la capacità , nel corrente anno , invia- 
rono i Protettori alla Tauride per fornirla di abili artiglieri, 
a difesa delle nuove mura e castella ond' aveano ricinto la 
città. I nostri documenti ne recano il nome almeno di quattro 
e tutti forestieri, cioè Cristoforo di Fiandra, Boccardo di 
Strasborgo ( 4 ), Corsaro Aminone ( 3 ) e Giorgio di Savastopoli, 
meglio che soldato, fonditore di bombarde ( 6 ), poi di con- 
dottieri , di squadre , come lo strenuo Alberto Cattaneo, detto di 
Piacenza ( 7 ) , sarti e operatori in chirurgia , quai furono Oberto 
Vignale e Leonardo Negrino ( 8 ); e ciò a rendere paghi i voti 
dei caffesi che ne li ebbero richiesti. 

Vengono sotto questa rubrica eziandio parecchie elezioni 
successe lungo l'anno 1468, a seconda dei casi che man mano 
svolgevansi nel disbrigo degli affari del Banco; e così avanti 
tutte, in ordine di tempo, quella del dottore Pasquale Celsi di 
Manarola in vicario consolare di Caffa, fatta il 1.° aprile e 
ratificata, mediante la firma, ai 28 luglio ( 9 ): il giorno me- 

Vedi il documento DCCCV. 
O Vedi il documento DCCCVII. 

( 5 ) Vedi i documenti DCCCVI , DCCCVIII e DCCCXV. 
( 4 ) Vedi il documento DCCCI. 

' Vedi il documento DCCCIV. 

( 6 ) Vedi il documento DCCCXII. 
(') Vedi il documento DCCCIII. 
C) Vedi il documento DCCCIV. 

Vedi i documenti DCCXCII e DCCXIV. 



( 511 ) STORIA 

desimo in cui venne rimessa al console Maone D' Oria sùm- 
mentovato la patente di console supremo della Tauride , e la 
collazione della iagataria , a patto conducesse seco lo stesso nu- 
mero di persone che l' antecessore suo Gentile Camilla (*). 
Lo che avendo adempiuto, il 2 agosto il magnifico Ufficio as- 
segnò ad Urbano Dernice , Urbano Monterosso , e tre altri uo- 
mini da eleggersi dal suddetto, lo stipendio d'un sommo men- 
sile in CalTa, alle condizioni della durata del consolato di lui, 
da cassarsi se immeritevoli , e senza percepire un secondo sa- 
lario da quella masseria ( 2 ). 

Regolavasi da ultimo la successione dei castellani di Cem- 
balo e Soldaia, coir abilitare Vinciguerra Vivaldi a fruire del 
conferitogli grado nel comando dei forti dei ss. Nicolò e Giorgio 
della prima città , e col sostituire ad Adriano Usodimare , eletto 
lo scorso anno e rinunziatario per malattia, Guglielmo Centu- 
rione ( 3 ) , rilasciate ad amendue le relative patenti ( 4 ). Il ri- 
tardo nella consegna di queste, provenne, a credere mio, da 
che i castellani predetti doveano , nell'intenzione del Banco, 
accompagnare il console Maone D' Oria nel viaggio terrestre 
alla Crimea , il quale ebbe luogo solo nell' agosto i 468, come 
dirò più sotto. 



IV. 



Le colonie intanto , e Caffa in ispecie , sopiti i dissidii , 
espulsi i turbolenti e facinorosi, ammegliorata l'amministra- 
zione interna, in virtù dei savii decreti e severi ordini là 
trasmessi dagli Ufficii degli anni anteriori, respiravano sotto 
il più mite e regolare governo ; e avviato finalmente a seconda^ 

P) Vedi i documenti DCCXCIX, DCCCXIII e DCCCXVI. 

(') Vedi il documento DCCCXVII. 

(*) Vedi il documento DCCC. 

( 4 ) Vedi i documenti DCCCIX e DCCCX. 



anno U68 ( 512 ) 

il commercio, l'industria e la sicurezza pubblica, godevansi i frutti 
deliziosi d'una già lunga pace. Anche la vicina Campagna, 
abitata da tartari e varia meschianza di nomade genti , da pa- 
recchio tempo non molestava la metropoli, i cui rettori perciò 
a beli' agio dettero opera al compimento dei forti e delle mura 
di cinta, non che alla costruzione della gran cisterna, in vista 
d 1 assedio nemico. Bensì un infortunio, il meno temuto in tanta 
prosperità di cose , giunse a turbare quei colonisti , cioè la 
morte del console Calocio Ghizolfì, a cosi poca distanza dalla 
ancora fresca fossa del predecessore Baldassare D' Oria. 

Di questo decesso, e dello stato anzichenò prosperoso della 
contrada, i successori di lui Gentile Camilla e Carlo Cicogna 
porsero notizia al Banco in molte loro lettere, scritte nelP uscire 
dell'anno 1467 fino al marzo del corrente; delle quali neppur 
una oggi rinviensi nella filza di Calla. Ma ci chiamiamo ab- 
bastanza contenti d' avere trovata nel registro epistolare la fat- 
tane risposta; da cui ne coglieremo qui il più bel fiore, ordi- 
nandolo in succoso racconto. 

Condolutisi in prima i Protettori dell' immatura fine di Ca- 
locio , godono d' altro lato sulla felice condizione della limi- 
trofa Campagna, già centro di turbolenze e frequenti dissapori 
cogli abitanti e i rettori di Caffa, come di li a poco ridivenne, 
e con zelo di padri invitano questi a ragunare le sostanze 
dello spento Ghizolfì per pietà dell'orfana e numerosa sua fi- 
gliuolanza. Pagato questo debito di carità, sul parere dei 
pratici di cose caffesi riprovano il disegno di fare generale 
deposito d'armi nel palazzo governativo, giusta l'avviso dei 
consoli, e, valer meglio, dicono, che i gregarii tengano presso 
di sé le armi, pronti ad accorrere nel luogo del pericolo al 
superiore comando. Approvano invece l' operato dai mede- 
simi nello svincolo delle servitù gravitanti sul terreno della 
costrutta cisterna, e l'idea di sovrapporre ad essa i magazzini 
generali dell'annona, suggerendo i tetti a pietra all'uso delle 



( 513 ) STORIA 

chiese armene , per raccogliervi la copia maggiore possibile di 
acqua piovana. 

Vogliano che le lettere del Banco e dei suoi agenti indiriz- 
zate al corpo consolare di Caffa siano d'or innanzi poste a 
libro, sotto pena di sommi dieci al cancelliere volta per volta 
che obbliasse inscriverle ; e così ripetono lo spesso inculcato 
invio dei cartolarli della masseria pegli anni scorsi, i conti 
della ritenuta del tredicesimo mese sulle paghe degli ufficiali, 
■ vedere se quel reddito fu veramente impiegato, come esigeva 
un decreto, nella compera del miglio; insomma i registri 
dell' introito e dei dazìi tutti in vigore nella colonia. E perchè 
i quattro revisori, incaricati deir esame della contabilità caffese, 
dolevansi di non poche condanne colà evase o tenute in non 
cale, i Protettori fanno stretto obbligo al potere giudiziario 
di mandarle a pronto effetto, e dare quind' innanzi degli eseguiti 
ordini fedele rapporto ai controllori suddetti. 

Impongono si costringa Giuliano Squarciafìco a prestare con- 
veniente sicurtà per le provviste guerresche trovate mancare, 
i cui inventari, ch'esso diceva spediti a Genova col ritorno in 
patria dell'ex-console Gregorio Rezza, giunti non erano al 
Banco: e la cauzione medesima richiedessesi dai delinquenti, 
implicati nel processo , di stare al giudizio e sentenza dell' au- 
torità punitrice del manco che venisse a risultare dalle inchieste 
in corso. 

La distribuzione delle cariche e 1' alterno scambio degli in- 
vestiti essendo grand' arte d'un giusto e ben ordinato governo, 
i Protettori avvertono il console di mandare or V uno, or l'altro 
dei sudditi di Caffa a recare l'annuo tributo al turco, niuna 
distinzione fatta sul colore politico e la qualità di borghese o 
cittadino , purché idonea persona sia, fedele a tutta prova, e si 
acconci alla spesa , ridotta di aspri duemila sugli otto fino al- 
lora consentiti e che parvero troppi allo scopo. Dessi stessi 
poi vollero procedere, seduta stante, al mutamento di mezzo 



anno 1468 ( 5U ) 

ufficio di Moneta residente in Caffa, e tirati a sorte i nomi 
di due fra i quattro membri che lo componevano, al luogo 
degli estratti Lazzaro Cattaneo e Gregorio Delpino, v'ammise!» 
Adamo D'Oria e Babilano Adorno, i quali coi restati Cristo- 
foro Narice e Simone Carmadino uffiziassero F anno seguente, 
dopo cui rinnoverebbonsi della seconda metà. Ciò nell' ordine 
giuridico ed amministrativo di Caffa. 

Quanto alle minori colonie hannovi in questo lungo mes- 
saggio due cose, che non voglio preterire, spettanti a Soldaia 
e Cembalo. Nella prima città era morto di corto il genovese 
Torlorino, e il console del luogo rimasto solo, senza pur un 
latino, non che un compatriota, di compagnia: ondechè i Pro- 
tettori ingiunsero al magistrato di. Caffa d'ammettere al soldo 
un originario ligure e spedirlo a quella volta. Il console di 
Cembalo invece a togliersi la noia della solitudine scorticava 
i soldati del presidio , col vendere loro a carissimo prezzo le 
mercanzie e il vino (giacché, come spesso accennano i docu- 
menti, egli teneva osteria nel forte), sicché al giungere delle 
paghe da Caffa quasi tutte se le assorbiva esso per le anticipate 
somministrazioni , doi.de lagni senza fine , ricorsi e languore di 
disciplina. Per cui dai padri di s. Giorgio ordine fu dato al 
potere centrale d'ovviare al male, somministrando dalla mas- 
seria le merci a prezzo onesto , o punendo l' ingordo console 
esemplarmente, o in altra qualsiasi guisa, a suo libito acco- 
modando la contesa, purché la guarnigione più non venisse 
taglieggiata con avara crudeltà. 

Al fianco opposto delle terre suddette signoreggiava in Matrega 
il genovese Zaccaria Ghizolfi altre volte nominato. Costui a 
sostegno del vacillante suo dominio, che ornai sfuggivagli di 
mano, faceva da pezza della scaltra politica: limosinava cioè 
da ogni parte soccorsi, e avutili, attaccava briga con amici ed 
avversarli, pur di conservarsi in trono, se con buone o male 
arti non curando. Un imprenditore, borghese di Calfa, con 



( 515 ) STORIA 

regolare permesso del console ebbegli costrutto un castello in 
una favorevole posizione del suo piccolo stato , e Zaccaria vi 
impiantò senz' altro lì presso un uffizio di gabella, sforzando 
i passanti a pagare non so qual pedaggio o tributo, ad insa- 
puta d' amendue i magistrati di Genova e di Caffa. Avutone 
lingua il Banco , mandava issofatto a dichiarare nullo il dazio 
imposto, costretto il Ghizolfì a restituire il mal tolto, e do- 
verlosi escutere a soddisfare al debito che da tempo tenevalo 
obbligato alla masseria caffese. Sembra che i turchi poco dopo, 
molestati forse anche dalle sue pretese , ne assumessero essi la 
vendetta , imperocché ne invasero a quei di e disertarono il 
territorio. 

Continuandosi sempre nel carteggio medesimo , i Protettori 
danno avviso al console dell' assoldamene di buon numero di 
artiglieri e maestri di bombarde, tra cui Albertino da Pia- 
cenza, ingegnere di chiara fama, e caricare non piccola quantità 
di munizioni, attrezzi e materiali da guerra sulla nave Bronda, 
in vela per Scio, di dove il nobile Cipriano Vivaldi, uomini 
e cose, tutto avrebbe per la via più sicura trasmesso a Caffa. 
Essi poi affrettare la partenza a quella volta di Alaone D'Oria, 
col suo vicario consolare Pasquale Celsi e un gruppo d' uffi- 
ciali con viaggio terrestre, acciò pervenissero innanzi dei rin- 
forzi marittimi suddetti , e non tocchi della peste che correva 
voce cominciasse infestare i borghi vicini. E infatti un po- 
scritto dei 2 agosto ci impara che il dì stesso o il successivo 
la comitiva lasciò la città, dirigendosi alla Crimea, e il morbo 
prese a svilupparsi in Genova con sufficiente intensità. 

Due lettere vennero consegnate al D'Oria, da presentare 
l'una agli anziani e ai membri componenti 1' ufficio di Moneta, 
la seconda al vescovo latino di Caffa. In questa rinnovano al 
prelato le instanze di non frammettersi nelle cause matrimo- 
niali dei cristiani di rito armeno e greco, per non creare 
imbarazzi alla civile podestà, restringendosi ad esercitare il 



anno 1468 ( 516 ) 

sacro suo ministero sui popoli di fede romana, come già altre 
fiate ingiunto gli avevano ('); e in quella annunziano con vi- 
sibile compiacenza ai loro sudditi la continuazione del florido 
stato della Repubblica sotto il felice governo del nuovo duca 
di Milano, del quale anche la lontana colonia avrebbe provato, 
com' era a sperare , i benefici influssi ( 2 ). 



V. 



Liberiamo qui sul fine la data parola col narrare il poco 
che n' è concesso sapere dalle sparse memorie sulla contra- 
stata successione al defunto imperatore Agi-Kerai, e il tempo 
della sua morte. Su ciò variano assai le opinioni degli scrit- 
tori, e fra gli storici orientali medesimi , il Deguignes ( 3 ) as- 
serisce esservene parecchi, i quali la segnano come avvenuta 
Tanno 1475; cosa ch'egli, sulla fede del Cromerò, ricusa 
prudentemente di ammettere, sebbene per mancanza di prove 
astengasi poi dallo stabilirne la giusta data. 

La verità adunque é quale si desume a tutta evidenza dai 
nostri documenti. Sotto il di 15 gennaio 1467 i Protettori di 
s. Giorgio affermano avere ricevuto più lettere da mercadanti 
genovesi di Caffa, scritte nel settembre dell' anno avanti, nelle 
quali davasi loro l'annunzio della recente morte di Agi-Kerai, 
e aggiungevano essere occorsi in seguito a quel decesso torbidi 
piuttosto gravi e compromettenti la quiete pubblica di Caffa, 
pella vicinanza del teatro della guerra ( 4 ). Il laconismo della 
notizia viene spiegato dal soggiunto che il console del luogo 
n' avrà già in precedenza reso consapevole di tutto il magnifico 

(') Vedi il documento DCCCXIX. 
( 3 ) Vedi il documento DCCCXVIII. 

( 3 ) Hist. Gen. des Huns, des Turcs, des Mogols etc, Tom. 3 p. 377. Paris 1747. 

( 4 ) Vedi il documento DCCCXXI. 



( hi7 ) STORIA 



Banco, non essendo compito di privati cittadini l'informare in 
cose d'ordine pubblico il sovrano Magistrato. Disgrazia volle 
però che i messaggi di costoro giungessero abbastanza celeri 
a Genova, e molto a rilento quelli del console, se pur vi per- 
vennero mai, che anch'oggi invano cercherebbonsi nella filza 
conservata in archivio. Comunque, risulta chiaro da questa 
responsiva che la morte del Kan tartaro successe nella metà 
circa d'agosto o nel settembre al più dell'anno 1466; e tanto 
ne basta per fissarne in modo abbastanza preciso la data. 

Neil" uscire di vita Agi-Kerai lasciò otto figli ( J ) i quali, 
giusta il consueto, disputaronsi coli' armi alla mano i gradini 
del trono. Nourdoulet-Kan ( 2 ), secondogenito, ebbe da principio 
la vittoria sui contendenti fratelli, e su Mamac, signore della 
Campagna ( 3 ), nemico in sulle prime e poi devoto alla stella 
nascente, e, come narrano le storie e confermano i documenti, 
si cinse la fronte del diadema imperiale. Ma fu breve assai il 
suo regno, il quale a mala pena toccò 1' anno ; che Mengli- 
Kerai, giovane d'alti spiriti, ardito, battagliero e meglio fortunato 
di lui, poco dopo ne lo scacciò di seggio, e s'impose col- 
l' astuzia e la spada a sovrano della Crimea, cui governò lunghi 
anni, monarca assoluto fino alla caduta di Caffa nel 1 475, 
vassallo e tributario a Maometto II dall'infausta epoca in poi. 

V'ha chi scrisse avere i genovesi perdurato mai sempre in 

('; Eccone i nomi secondo il citato autore. I.° Doulet jar. 2.° Noordoulet-Khan. 
3." Haider-Ivan, i." Coutlouc Saman. 5." Kildisch. 6.° Mengheli-Kerai-Kan. 7.° 
lamgurzi. 8." Avas Timour. 

(*) Cromerò lo chiama Nourdonald, altri Nordulet, e spesso i nostri documenti 
Nordolar o Nordonular. 

(') Che Mamac dominasse la Campagna, territorio sufficientemente vasto in- 
torno a Caffa, lo provano numerosi documenti. Chi fosse, lo dice il Deguignes 
colle seguenti parole. « Dans le meme temps les mogols qui sont au dela du 
Volga entrerent sous la conduite de Maniac (sic) dans les pais chretiens, ou se 
partageant en plusieures bandes, les unes se repandire dans la contrée de Rezan 
qu'il? ravagerent, les autres dans la Lithuanie, la Podolie et la Moldavie ». 



anno 1468 ( 518 ) 

istato di guerra coi tartari, dopo la rotta da essi toccata in 
Solcati nel 1433 sotto il comando di Carlo Lomellini , poco 
esperto capitano, e ad ogni occorrenza tribolassero quei popoli 
con frequenti scorrerie: e fu per avventura in una di queste, 
dice il vivente autore ('), che Mengli-Kerai suddetto, ancor 
regnante il padre, rimase prigione dei coloni di Caffa. « Avuto 
cosi prezioso pegno nelle mani fecerlo nobilissimamente edu- 
care, e a tutte quelle più civili discipline ne informavano 
P animo che aveano pregio tra popoli d'allora: lo erudirono 
collo studio delle lingue, col presidio delle scienze, e l'orna- 
mento delle lettere e* delle arti, lo resero un modello di 
principe. In questo, correndo il 1467 ( 2 ) moriva Agi-Kerai, 
la cui successione aprivasi di sette figli che tosto per feroce 
ed intestina discordia agitavasi, ciascuno di essi pretendeva 
assoluto il retaggio paterno; i genovesi levavano fiamma di 
quel fuoco, scaldavano le ire fraterne, e mescolavansi nelle 
loro guerre che ora occulti, ora palesi infiammavano. Al figlio 
Nourdelet primogenito era sulle prime riuscito di succedere 
al padre cogli aiuti polacchi, ma i genovesi proleggevano ed 
al trono volevano condurre il loro pupillo. Dopo molta e crudel 
guerra pervenivano a balzare dal real seggio Nourdelet, lui 
cogli altri fratelli menare cattivo in Caffa, Mengli-Kerai sesto- 
genito far dichiarare e riconoscere solo Kan di Crimea. I 
fatti prigioni menavano allora in Soldaia, e nella torre di 
questa gelosamente li custodivano, statichi ad un tempo della 
sicurezza del regnante Kerai, guarentigia loro contro di questo, 
dove mai il beneficio avesse obbliato , e si fosse reso rubello 
all'imposta tutela ». 

Codesto racconto, che non sapremmo da quali fonti derivi e 

(') Canale. Della Crimea e del suo commercio ecc. Voi. II. pag. 138. 

(*) Abbiamo provato che la morte di Agi-Kerai avvenne anzi nel M66 ; o 
più sotto, che Nourdoulet ne fosse il primogenito, nissun fuor del Canal» lo 
disse, che noi sappiamo. 



( 519 ) STORTA 

su quali prove venga basato, giacché Fautore non cura di 
citarle, ci sa di romanzo più che di veridica storia; e se tu ne 
eccettui la cattività dei principi tartari, nulla di quanto hevvi 
detto emerge dalla numerosa serie degli editi e dei già 
raccolti documenti alla compilazione dei presenti annali. Nella 
esposizione storica del 1454 riferimmo bensì, e lo ricorderà 
il lettore, il concorso prestato al gran turco dal re Agi-Kerai 
nell'improvviso assalto dato a Caffa dalle confederate truppe 
dei due sultani ( l ) ; ma dopo quel tentativo non esiste memoria 
nei successivi anni d' altro attacco o levata di scudi tra i 
tartari e i colonisti genovesi, in cui possa aver avuto luogo 
la presa del giovinetto Mengii-Kerai. Come mai il potente 
imperatore avrebbe lasciato si a lungo il suo figlio in balìa 
del nemico senza procacciargli coir armi la libertà, e come le 
nostre carte tacere totalmente del possesso di tanto grande 
ostaggio? Eppure di lotta col sovrano anzidetto, e di provvedi- 
menti dati o richiesti pella personale sicurezza e pretesa edu- 
cazione dell' illustre rampollo tacciono in pieno le missive 
del Banco e le risposte dei callesi rettori. Cade quindi per 
noi la base su cui poggiare questa che stimiamo pura invenzione, 
scambiata per avventura con quello che avvenne nel fatto anni 
dopo tra Mengli-Kerai, Nourdoulet e i suoi fratelli, e dirà il 
seguito della nostra storia. 

Una cosa ci si può a tal proposito assai giustamente op- 
porre, come mai Agi-Kerai, cui facemmo avversario dei genovesi 
nel 1454, e morto nel 1456 ( 2 ), ora l'asseriamo passato di 
vita nel 1466. Con sincerità ammettiamo aver corso le poste 
in queir affermazione ; Agi-Kerai nell' anno surricordato anziché 
la morte dovè incontrare un competitore, il quale durante 
parecchio tempo gli contrastò la signoria di Crimea. Nel docu- 

C) Vedi a pag. 63 e seg. del voi. I. 
(*) Vedi a pag. 486, ivi. 



anno 1468 ( 520 ) 

mento dei 27 novembre 1456 è cenno a due riprese d'un 
nuovo imperatore, di cui tacesi disgraziatamente il nome, die 
mostrava volersi amicare il governo di Caffa, e il console di 
essa aveagli diretto l'invito perfino di recarsi in città in mezzo 
a loro, affine di abboccarsi da vicino con lui e stringere il 
nodo di mutua benevolenza ed amista ('). Ma dopo ciò è buio 
fitto, e niuna menzione più trovasi del nuovo re nella successiva 
corrispondenza, dove ricompare invece il primitivo Agi-Kerai. 
Sarebbe mai questo uno dei tanto frequenti casi, nelle storie 
dinastiche d' Oriente , di ribellione di dignitarii e pascià al so- 
vrano o di figlio al padre? Quasi lo crediamo, spintivi eziandio 
dal riflesso suggeritone dalla serie cronologica dei Kan taurici 
dataci dal Deguignes predetto e dal metropolitano russo Sestren- 
cewtiz ( 2 ). Questi due autorevolissimi scrittori collocano im- 
peratore intermedio fra i superiormente segnati, il. terzogenito 
di Agi, Haider-Kan. Costui adunque , ribellatosi al padre , ne 
avrebbe usurpato il potere, come lo dice il titolo di Kan, e, 
a ciò che sembra, pagato poco stante il fio del suo ardire colla 
vita; se è vero che alla morte del vecchio Agi-Kerai se ne di- 
sputassero l'eredità solo più sette degli otto suoi figli. 



VI. 



Niun dubbio del resto può più cadere che a mezzo Tanno 
corrente 1468, Mengli-Kerai occupasse il trono della Crimea, 
arbitro della sorte del detronizzato fratello Nourdoulet e suoi 



(') Videtur quoti si Me nomis imperato)' schitanm a vobis accitus obtiniàt, 
a pag. 6ò8. E più sotto, a pag. 660; inspeximus ea omnia qve scripsistis de ilio 
nono imperatore a vobis accito, qvamqne certam spem haberetis quod ohtinrre 
debeat. 

(*) Sono almeno nove gli esempi di deposizione e di ristabilimenti sul trono 
che si incontrano nei Kan della Crimea in questa serie cronologica, da GaziKerai 
nipote di Mengli a Sahim, che cesse gli Stati alla Russia nel 1783. 



( 521 ) STORIA 

seguaci. Ce rapprende a chiare note il tenore della lettera 
scritta dai Protettori di s. Giorgio al console e massari caffesi, 
in cui rispondono, a parecchi messaggi recati dalla Tauride dal 
corriere Nicolò Camogli, con tanto commendevole celerità da 
ergli, a titolo di premio, d'un quinto il primitivo salario, 
elevato ai cinquecento aspri annui. 

Quel carteggio consolare informava il magnifico Banco degli 
importanti avvenimenti successi nelle finitime contrade da parte 
dei turchi come anche e più dei tartari; V assunzione cioè al 
trono di Mengli-Kerai predetto con universale consenso e ap- 
plauso dei gran dignitarii dell 1 impero, la sua venuta in Calla 
e confidente soggiorno con tutta la corte, il condono d'una 
buona porzione dell 1 usato tributo, la pace infine segnata con 
essi e il commune accordo d'internare nell 1 inospite lande della 
Scizia il vinto Nourdoulet co 1 più fedeli suoi partigiani. 

Seguiva in ciò il nuovo sovrano la politica degli avi, i quali 
nei primordii del comando solevano accostarsi ai principi 
cristiani loro confinanti, affine di consolidare il potere, pronti 
a sciogliere la lega appena ne vedessero il tornaconto. Mengli 
Kerai però sembra facesselo davvero; a segno che avendo il 
turbolento Jacopo Grimaldi prestato aiuto ai suoi avversarli 
nella Campagna, al tempo della civile guerra scoppiata fra lui 
e i contendenti fratelli, a vece di spingere il console al castigo, 
intercesse a favore di Jacopo presso il governo, e n 1 arrestò la 
mano pronta alla giustizia. E si che Fazione del genovese lo 
feriva ben al vivo; in quanto che proposto avea a Nourdoulet di 
portarsi incognito a Matrega, luogo munito e forte, ove avrebbe 
potuto raccogliere le truppe a se devote, e piombare quindi 
serrato sul competitore. Ma le furtive lettere erano cadute in 
balia di Mengli, che ora se ne vendicava col perdono non solo, 
ma colla richiesta di grazia. Quale differenza tra l 1 opera d 1 un 
tartaro onesto, e d 1 un cristiano ambizioso e traditore I 

Spiacque non ostante ai Protettori la condotta del console 



anno U68 ( 522 ) 



in accedere ai voti del monarca, la quale tacciarono di debo- 
lezza: avrebbonlo più volentieri saputo condannato nel capo. 
Ingiungono perciò che bandito sia il Grimaldi dalle terre tutte 
della Crimea soggette al loro dominio, e da Matrega segnata- 
mente, ove teneva sua solita residenza: lo si astringa a prestare 
grossa sicurtà di non varcare mai più i limiti del suo confìnio; 
e se il tartaro imperatore movessene lagno, o anche solo ne 
mostrasse doglia, suggerivano fossegli fatto intendere che pura- 
mente a contemplazione di lui astenevansi dal colpirlo di morte, 
come meritava il grave suo fallo. 

In riguardo a Matrega ancora, riprovato di nuovo l'illegale 
e tirannico dazio imposto ai naviganti da Zaccaria Ghizolfi, 
feudatario del luogo, vogliono che il signorotto sia escusso 
a rifondere nella masseria di Caffa tutto il ricavo ottenuto 
dall'indebito balzello. Poscia, se lamentano i danni inferiti a 
quel piccolo principato nella recente irruzione dei turchi, go- 
dono pur anco che i legni di loro nazione siensi lasciati par- 
tire liberi ed intatti, contro lo stile di quei barbari. Ciò che 
dà motivo di credere che il saccheggio avvenisse per collera 
di privati, anziché per volontà della sublime Porta, spintivi 
forse dalle angherie e soprusi esercitati dal Ghizolfi indistinta- 
mente su i turchi come su i cristiani. 

Da Roma erano giunti nel frattempo i legati caffesi Giuliano 
Fieschi e Bartolomeo Santambrogio, contenti dell' esito di loro 
missione, latori delle tanto desiderate bolle d' indulgenza. Non 
ne conosciamo il tenore, ma dalla gioia che né sentivano é 
lecito argomentare fossero larghe assai e promettilrici di copiosi 
incassi d' elemosine pella incolumità e difesa della diletta loro 
patria. Tali almeno parvero allora al magistrato di s. Giorgio 
ed agli inviati taurici: sebbene l'anno vegnente l'esperienza 
ne li facesse mutare d'avviso; il che provocò nuove dimande 
e schiarimenti, e fu cagione d'un penoso ritardo nel rinvio 
dell' ambasciata. 



( 523 ) STORIA 

Non e' interterremo d'avvantaggio nel racconto d'altre minute 
spettanti al corrente anno, paghi d' avvertire che la peste 
anche nel 1468 si fé sentire con qualche intensità e insistenza 
in Genova, e dalla state a tutto ottobre tenne in crudele ansia 
il governo ed i cittadini; quasi li volesse compensare della 
già troppo lunga tranquillità, e della recente tregua firmata 
fra le corti d'Italia per opera del pontefice Paolo II ('). 11 
quale fino allora ideava tuttavia , è vero , di dar esecuzione 
all' armamento rimasto sospeso alla repentina morte di Pio II, 
ma a breve andare « sebbene avesse giurato prima e dopo la 
sua elezione di proseguire l'impresa, nondimeno considerando 
li morte dell'antecessore, lo scioglimento della crociata, i 
disordini accaduti e la difficoltà di ricominciare, avuto il parere 
di due vescovi dichiarossi sciolto dal giuramento, e tennesi 
contento di somministrare pecunia larghissima agii Ungheresi, 
a Scanderbeg ed ai veneziani, senza parlar di armi in tutto 
il tempo che visse, sino al 1471 ( 2 ) ». 



(') Nell'archivio governativo sotto i numeri 44, 45 e 51 del mazzo II Poli- 
licorum esistono i capitoli della lega fra i principi d'Italia dei 22 e 28 gen- 
naio 1467, e la pubblicazione in Genova della ratifica della pace indetta dal 
papa Paolo, fatta addi 26 maggio 1468. 

(') GuouELMOTT! : Storia della Marina Pontificia, voi. II, pag. 358. Firenze 1871. 



DOCUMENTI 



DOCUMENTO DCCLXXXIV. 

Paolo Boccalacqua è eletto custode della porta Caiadore in Caffa per mesi 26 , 
in sostituzione del q. Giacomo suo fratello, morto per viaggio alla Crimea. 

U68, 11 gennaio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(. fot. 138) 



* MCCCCLXVIII die XI januarij. 

/ Protettori dell'anno 1467 appongono due condizioni alla collazione 
dell' vffìcio richiesto dai fratelli Paolo e Gregorio. Prima est quod an- 
tequam consignentur littere dicti officij eidem paulo. fieri debeant 
per eum et dictum gregorium expedientes promissiones de quitatione 
totius ejus ad quod raassaria caphe quomodolibet obligata e'sset. seu 
dici posset. heredìbus dicti q. jacobi. Secunda est quod hec electio 
locum babeat sub formis et conditionibus superius declaratis. casu 
quo approbata fuerit per magnificos dominos protectores comperarum 
sancti georgij anni presentis. et non aliter. 



Società Ligure. St. l'atrio. Voi. VII. P. I. 34 



anno 4468 ( 526 ) 



DOCUMENTO DCCLXXXV. 

I Protettori dell'anno 1468 approvano sotto le condizioni surriferite la soprad- 
detta elezione. 

1468, 45 gennaio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

( fot. 138 ) 

Formala breve e semplice. Data janue mcccclxviii die xv januarij. 



DOCUMENTO DCCLXXXVI. 

I medesimi confermano il maestro Costanzo Sarra in scrivano delle Compere, 
ossia della protettoria dei luoghi di Caffa, per 13 mesi. 

1468, 26 gennaio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 139) 

Formola e ritenuta del tredicesimo mese, come di solito. 



DOCUMENTO DCCLXXXVII. 

Decreto con cui la cappellata e uffiziatura della chiesa di Copa è attribuita e 
ridonata ai frati Minori di s. Francesco in Caffa. 

4 468, 29 gennaio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 139 v.) 



* MCCCCLXVIII die veneris XXVIIII januarij. 

Magnilìci domini prctectores comperarv.m sancti georgij communis 
janue anni presentis in leg'timo numero congregati. quorum hi qui 
interfuerunt nomina sunt hec: 



( 527 ) DOCUMENTI 



D. Nicolaus italianus prior Julianus marrufus 

Nicolaus de raariais Lazarus de auria et 

Johannes de inurea Raphael richeme 

Johannes franciscus palmarius absente tantummodo 

Carolo lomellino reliquo octauo. 

Audito hodie et sepenuniero alias venerabili fratre johanne de 
mountia asserto vicario ordinis sancti francisci caphe et in partibus 
infidelium. grauem querelam deferente de quadam deliberatione facta 
anno proxime preterito die xxvm aprilis per spectabilem et egre- 
gia dominum consulem. prouisores et massarios et consilium antia- 
norum ciuitatis caphe. virtute cujus statuerunt quod elapso dicto anno 
capellania ecclesie coparij spectet et spectare debeat reuerendo do- 
mino episcopo caphensi. et hoc attentis litteris alias in ea causa 
scrlptis per precessores ipsorum dominorum protectorum virtute qua- 
rum disponitur quod dieta capellania conferatur eidem domino epi- 
scopo, dummodo id fieri possit sine alicujus injuria. Et ob id requi- 
rente ut cum paulus de auria. gregorius de pinu et julianus de flisco 
sindici et gubernatores conuentuum sancte marie et sancti georgij 
caphe se appellauerint a dieta deliberatione ad ipsos dominos pro- 
tectores. et postea dicto anno proxime preterito die xxvm maij con- 
sul coparij et massarij ejusdem loci ac nonnulli mercatores ibidem 
residentes cognouerint etdeclarauerint ecclesiam coparij edificatam 
fuisse per quondam antonium italianum sub nomine sancte marie et 
conuentus sancti francisci de capha. et ecclesiam ipsam ac jurisdi- 
ctiones ejus eidem conuentui seu fratribus minor ibus sancti fran- 
cisci spectare et pertinere. velint ipsi domini protectores decernere 
ac declarare dictam ecclesiam coparij et capellaniam ejus spectare 
et pertinere dicto conuentui sancti francisci caphe. non obstantibus 
quibusuis litteris per precessores eorundem dominorum protectorum 
in ea materia scriptis. que tamen. ut dictum est. disponere videntur 
dictam capellaniam conferri debere prenominato domino episcopo 
caphensi. dummodo id fieri possit sine aliena injuria. et non aliter. 

Visis dieta deliberatione spectabilis domini consulis et massariorum 
ac prouisorum et consilij caphe et appellatione ab ea interposita per 
supranominatos paulum de auria et socios sindicos et gubernatores 
ut supra. cognitioneque et declaratione postea facta per nobilem con- 
sulem ac massarios et alios residentes in loco coparij de quibus 



anno Uf»8 r 528 ) 

superius fit mentio: Et auditis prestantibus viris raphaele de monte- 
rubeo. paulo de grimaldis. gabriele de preraentorio et guiraldo de 
viualdis deputatis super negotijs caphe referentibus se ex instructio- 
nibus sumptis a plerisque raercatoribus rerum caphensium periti 
inuenisse quod a multis annis citra sernper fere fratres minores caphe 
unum ex se ipsis transmiserunt ad officiandam siue exereendam dictam 
capellaniam coparij : Maturo inter se se examine ac discussione pre- 
habitis. statuerunt ac decreuerunt. statuunt ac decernunt quod con- 
sules coparij. quandocumque ad ipsum locum transmittendi. teneantur 
ac obligati sint secum ducere ad officiandam seu exereendam capel- 
laniam ipsius loci unum ex fratribus minoribus dicti conuentus sancti 
francisci caphe. non obstante deliberatione facta ut supra per do- 
minum consulem. prouisores. massarios et consilium caphe. et quibus- 
uis litteris precessorum eorundem protectorum in contrarium hactenus 
factis. 



DOCUMENTO DCCLXXXVIII. 

Risposta dei Protettori a più lettere dei consoli : approvano varie ordinazioni 
fatte da questi in Caffa, e ne comandano altre. 

1468, 29 gennaio 

(Litt. miss, offic. Caffé, ann. 1464-1475) 

(foi. 55; 



Protectores etc. Spectato et prestantibus viris. constili et massa- 
rijs ac prouisoribus ciuitatis caffè, dilectissimis nostris. 

Accepimus ultimate, dilectissimi nostri, litteras vestras calocie 
scriptas die ivm julij cum diuersis additionibus. quarum ultima facta 
est die in septembris proxime lapsi. et vestras etiam gentilis scriptas 
die prima et vai septembris. quibus succinte respondebimus. 

Primum igitur commendamus diligentiam vestri gentilis. qui juxta 
commissiones vobis datas misistis inuentaria munitionum tam caphe 
quam aliorum locorum nostrorum in mari ilio positorum. Et quam- 
quam dum computamus quantitates ac numerum munitionum et ar» 



( 529 ) . DOCUMENTI 



morum per nos diuersis temporibus transmissorum. non possumus 
non maxime dolere, quod ex ipsis inuentarijs intelligimus. admodum 
exiguani partem ipsarum munitionum et armorum conseruatam fuisse. 
grata tamen fuit nobis ipsorum inuentariorum transmissio. et gratior 
nobis erit inquisitio. quam speramus vos gentilis facietis. juxta com- 
missiones nostras. contra illos quorum culpa vel negligentia dieta 
arma et munitiones deperdita fuere. Et ne de cetero in ejusmodi er- 
roribus perseueretur. committimus vobis ut ordinetis quod munitiones 
ipse sub saltem clauibus tribus asseruentur. quarum unam teneat 
consul. unam massarij. et reliquam officiales super ea re deputando 
cum ordine quod congruis temporibus reuideantur et de eis diligens 
ratio in uno cartulario propterea conflciendo teneatur. ne deinceps 
deperdi aut deuastari possint. 

Visus estis vos calocie ex litteris ^estris plurimum mirari et mo- 
leste ferre quod tam acerbe vos et collegas in litteris nostris repre- 
henderimus. Quocirca vobis respondemus quod littere vobis scripte. 
decrete et attente reuise fuerunt per nostros precessores et deputatos 
super negotijs caphensibus. quorum -aliqui affirmant tales eis visos 
fuisse errores propter quos vos ita reprehendere decreuerunt. ut 
aliter corrigi mererentur quam per litterarum reprehensionem. Ex 
quo vos hortamur ut de cetero errores ipsos ita corrigatis quod ho- 
nori nostro et debito vestro satisfaciatis. 

Tedet jam nos de ilio temerario marco gentili sermonem facere. 
ex quo exequamini contra eum commissiones nouissime vobis seriptas. 
quas denuo si expedit approbamus. Si audax ille georgius de facio 
tandem in concordiam deuenit cum matre et fratre puelle eo modo a 
se desponsate. id nobis placet, et tamen audacia sua a principio tole- 
randa non fuit propter pericula que ex ejusmodi excessibus facile 
oriri possent. 

Gregorius nuncius tandem ad nos peruenit et litteras vestras at- 
tulit. Veruni quoniam littere- vestre ipsum accusant. intelligere stu- 
debimus antequam eum ad vos remittamus quomodo se habuerit. In- 
terim autem volumus stipendium ejus per vos suspensum retineri 
donec nos. rebus intellectis. vobis significabimus quid de eo Aeri ve- 
limus. 

Super omnia laudamus et vos iterum iterumque oneramus ut con- 
gruis temporibus omnino prouideatis milium ematur ex pecunijs que 
processerunt ex venditione ejus milij quanti tatis quam vendidisse 



anno 1468 ( 530 ) 



scribitis. et pari modo ex pecunijs xm mensis per nos in tam lau- 
dabilem prouisionem deputati*. Nani ea inunitio dici potest funda- 
damentum et columna salutis illius ciuitatis ad casus incertos. 

Prorogationem temporis antianorum approbamus sub ea forma sub 
qua a vobis decreta est. et hanc approbationern nostrani in regulis 
volumus registrari. 

Quemadmodura nobis molesta fuit ruina illa murorum quam scri- 
bitis contigisse ex inundatione aquarum. ita nobis plurimum pla- 
cuerunt ea que scripsistis de constructione fontium et maxima dili- 
gentia per vos habita circa constructionem antimurorum. circa quam 
deo juuante celeriter perflciendam vos et quernlibet vestrum omni 
studio adhortamur. Nam. ut prudenter memoratis. ex tam laudabili 
opere, saluti ac conseruationi illius nobilissime ciuitatis omnino ne- 
cessario, ingens meritum apud^eum et maximam laudem apud ho- 
mines consequemini. 

Approbamus ea que fecistis circa venditionem consulatus tane, plu- 
rimumque letati sumus quod vir prestans carolus ciconia ad vos sal- 
uus peruenerit. ut in fine litterarum vestrarum continetur. et cupide 
expectabamus responderi litteris nostris quas carolus ad vos detulisse 
debuit. et commissionibus eidem per nostros precessores datis. 

Legati caphenses ad nos dei gratia salui peruenerunt. illisque de- 
putauimus auditores quatuor prestantes ciues rerum caphensium pe- 
ritos. qui nobis. propter maximas occupationes venditionis cabellarum 
et alias, nondum retulerunt. Intelligemus eorum petitiones. et in his 
omnibus que saluti et amplitudini illius urbis necessaria videbuntur 
ita nos habebimus quod manifeste intelligi poterit quod quemadmo» 
duna hactenus non defuimus. ita de cetero non deerimus saluti et con- 
seruationi illius nobilis ciuitatis nobis carissime. 

Intelleximus ea que scripsistis de illis asperis sex milibus solutis 
per massariam culpa q. gregorij de senarega. et de sententia lata 
contra massariam per sindicatores. Quocirca respondemus vobis quod 
quam primum ad nos deferentur processus ipsius cause, quos misisse 
scribitis et nondum habuimus. deliberabimus quid in ea re fieri ve- 
limus. 

De Consilio multorum rerum caphensium peritorum reprobauimus 
et reprobamus immunitatem concessam lodisio de gaspe et ejus suc- 
cessoribus occasione sumptus per eum facti in constructione antimu- 
rorum. quoniam omnibus visum est ejusmodi concessiones posse nimis 



(531 ) DOCUMENTI 



damnosum exemplura introducere. et tamen honestum nobis videtur 
quod eidem lodisio circa restitutionem pecuniarum pacta seruentur. 
et insuper commendationem mereatur. quoniam dicitur ipsum lodi- 
sium optime se Imbuisse circa constructionem tam barbacane quam 
antiraurorum. et ob id ei scribere statuimus conuenienter circa ipsius 
commendationem et exhortationem. 

Causam illorum locorum trium alias mutuatorum per babilanum 
adurnum intelligere studebimus. et deinde quid in ea fieri velimus 
vobis per alias rescribemus. 

Cognito quod per magnum numerum participum comperarum caphe 
approbatus fuit magister constantius de sarra, eidem contulimus scri- 
baniam protectorie seu locorum caffè prò mensibus tredecim. sub con- 
dictionibus in litteris nostris declaratis. 

Scripsistis sepenumero vos calocie de negotijs matrice, et zacha- 
rias de guisulfls etiam scripsit et scripturas transmisit super ipsa 
materia, que nunquam reuise et esaminate fuerunt incuria seu ne- 
gligentia eorum quibus zacharias ipse causam suam commendauit. 
Nobis autem inconueniens videtur quod massaria tot sumptibus one- 
rata toleret onus prò custodia ipsius loci et zacharias redditus per- 
cipiat. Et tamen a longinquo nolumus in ea re aliquid determinate vobis 
committere. sed vos enixe oneramus ut nisi urgentissime necessitates 
et manifesta pericula aliter vobis suadeant. prouideatis quod mas- 
saria propterea onus non supportet. et quamprimum poteritis statum 
et conditiones illius loci, et quomodo deinceps circa eum proui- 
denduni vobis videatur. nobis significetis. 

Inconueniens nobis videtur quod castellani soldaie aut alij qui 
non tenuerunt subcastellanos percipiant salarium prò subcastellano. 
Propter quod nisi aliter vobis commiserimus. prouidete quod aliqui 
castellani non percipiant salarium prò subcastellano quem non te- 
nuerint. 

Compellemus franciscum de amigdola. qui huc venit. ad standum 
juri. prò stipendio quod scripsistis eum indebite percepisse. 

Approbamus sententiam per vos calocium latam contra laurentium 
de calui. volumusque quod omnino juxta formam ipsius sententie ad 
nos veniat sub pena summorum centum. quoniam neminem adhuc au- 
diuimus ex isthinc venientibus qui de ipso laurentio bonam fecerit 
relationem. Et pari modo approbamus multam per vos factam contra 
illum johannem de guiso. quoniam omnino volumus quod temeritas 



anno 1468 ( 532 ) 

ejusmodi hominum contra honorem nostrum et nostrorurn officialium 
vel loquentium vel scribentiurn puniatur. juxta commissione» jam 
pridem per nostros precessores in ea materia vobis datas. 

Nequaquam annuere voluimus petitioni per vos facte de confìr- 
mando vicario, immo decreuimus quod nobilis alaonus de auria nouuin 
vicarium secum omnino conducat. quodque de cetero vicarij trans- 
mittendi isthic morari non possint nisi annis duobus. et pari modo 
studebimus mittere aliquem medicum idoneum. quoniam legati cap- 
henses id magna instantia postulanerunt. 

Ciuitas nostra cum toto districtu dei gratia quiescit sub hoc felici 
regimine illustrissimi domini nostri, cujus prudentia ita composuit 
res omnes fliscorum. fregosorum et aliorum qui publicam quieterà 
turbare poterant. ut deo fauente conatus eorum deinceps timeri non 
possint. 

Supersunt adhuc alique exigue reliquie suspicionis pestis. quos in 
diuina clementia speramus omnino tolli et extingui debere, cum pre- 
sertim pauci ex peste hactenus decesserint. et nemo infectus sit nisi 
pauperes persone que ex contagione mortuorum infectionem con- 
traxerunt. 

Nondum intelligi potest an hoc anno pax vel bcllum inter domi- 
nationes italie esse debeat. Hec tamen est eorum sententia qui pru- 
dentiores existimantur. quod vel paceni habituri sumus vel si veneii 
eam aspernabuntur. potentie serenissime lige pares esse non debeant. 
Expediemus in dei nomine generosum alaonum de auria consulem 
designatum vere proximo. et cum eo et legatis illius urbis proui- 
debimus vobis et significabimus ea omnia que saluti vestre et illius 
ampie ciuitatis necessaria fore judicabimns. Interim autem bonum 
animum sumite et reliquos in bonam spem erigite. perfectionique an- 
timurorum assidue incumbite. ut laudes quas diximus apud deura et 
homines consequi possitis. Per alias diffusius litteris vestris respon- 
debimus. Data janue mcccclxviii die xxvim januarij. 



( 533 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO DCCLXXXIX. 

Lodano il borghese Lodisio Gsspo degli utili suoi sorvizii nolla fortificazione di 
Gaffa, ma gli negano la conferma della franchigia ottenuta dal console. 
I i68 , 29 gennaio 
(Litt. miss, offic. Caffé, ann. 1461-1475) 

(fol. 57) 

Protectores etc. Egregio viro lodisio de gaspe. burgensi caphe. di- 
lecto nostro. 

Dilecte noster. haueruo inteizo per le lettere de lo spectabile con- 
solo et massarij et vostre quanto affectionatamenti ve seti fin a chi 
comportato circa la costructione de la barbacana et antimuro, in le 
quale non haueti sparimato ni la persona ni li parenti ni etiam li 
denari. De la quale buona et sancta opera ultra che haueti acquistato 
grande merito a dio et conseguito grande securita a voi et a li altri 
habitanti in quella nobile cita a noi carissima, non dubitati che etiam 
appresso de noi et de tuti li citadini haueti aquistato grande com- 
mendatione. Ma percioche pare habiati ultimamenti obtegnuto fran- 
chisia per voi et per vostri successori cum obligo de spendere certa 
quantità de denari in li dicti lauori. cum questa condictione che la 
franchisia. habia loco in caxo che sia da noi confirmata, ve notifi- 
chiamo che hauendo noi conferta questa cosa cum molti pratichi di 
quelle parte, tuti ne hano confortato che non confermiamo la dieta 
franchisia. perciò che poteria introducere troppo damnoso esempio in 
quella cita, lo quale et noi et voi et tuti li altri habitanti hauemo 
debito de schiuare. Ex quo scriuemo a lo consolo et massarij che non 
vogliamo la franchisia habia loco et che ve faciano restituere li vo- 
i denari secondo la forma de li pacti haueti cum loro. Vi confor- 
ti-imo aduncha habiati grato quello hauemo facto in questa caxone 
per bene vostro et de li altri habitanti. et ve persuadeati che le vo- 
stre buone opere sono accepte a noi et a tuti li citadini. et che sem- 
per bizognereti de cosa se possia fare per voi aut per li vostri ho- 
nestamenti et sensa damno di quella inclita cita, ne trouereti sempre 
propicij in ogni bene et honore vostro et de vostri comò meritati. 
Data janue mcccclxviii die xxvmi januarij. 



anno 1468 ( 534 ) 



DOCUMENTO DCCXC. 

Sospendono il diritto di rappresaglia concesso in Gaffa a Cogia Cotulsa e Au- 
rambey contro il re della Giorgia, i suoi sudditi e loro beni, per danni in- 
ferti ad Amirbey padre d' amendue. 

1468, 15 marzo 
(Litt. miss, offlc. Caffé, ann. 1464-1475) 

(fol. 58 V.) 

Protectores etc. Spectato. prestantibus et nobilibus ac egregijs 
viris. consuli. prouisoribus et massarijs. antianis et officio monete ciui- 
tatis capbe. dilectissimis nostris. 

Fecimus diligenter reuideri. dilectissimi nostri, processum repre- 
bcnsaliarum ibi concessarum cogia cotulsa et aurambei filijs et here- 
dibus q. amirbei de sancta Caterina contra serenissimum dominum 
regem jurgianie. subditosque et districtuales regni ejus et eorum 
bona prò asperis in summa octoginta tribus milibus centum nonaginta 
uno argenti de capha. computatis sorte et expensis ac lucro de qui- 
bus in processu ipso latius fit mentio. Et quamquam ipsos cogia co- 
tulsa et aurambei propter eorum affectum erga nos singulariter di- 
ligimus et eos honestis fauoribus juuare semper optemus. conside- 
rantes tamen quod si hoc presertim tempore ipsarum reprehensa- 
liarum executio fieri permitteretur. facile ex ejusmodi executione 
oriri possent scandala ciuitati illi plurimum damnosa. hortati sumus 
eos qui nomine ipsorum cogia cotulsa et aurambei comparuerunt. ut 
admoneant eos equo animo pati qjiod ipsarum reprehensaliarura exe- 
cutio suspensa teneatur usquequo mitiora tempora illi urbi deo 
fauente superuenient. Propter quod harum litterarum virtute ex- 
presse committimus vobis et successoribus vestris in officio ut nullo 
modo aliquam executionem supradictarum reprehensaliarum fieri per- 
mittatis sine expressa licentia nostra, immo executionem ipsam su- 
spensam teneatis et teneri faciatis usque ad beneplacitum nostrum et 
successorum nostrorum in officio. Interim tamen quoniam ex processu 
ipsarum reprehensaliarum intelleximus quemdam jorgi chezase de cu- 
tatis. qui damnum intulit prenominatis cogia cotulsa et fratri. siue q. 
amirbei eorum patri, creditorem esse in cartulario massarie caphe de 
asperis vigin tisex milibus tricentis nonaginta et tribus. volumus et 



( 535 ) DOCUMENTI 



harum litterarum auctoritate vobis juberaus ut ereditimi ipsum ejus- 
dem jorgi. illatoris damnoruiu ut supra. tranferri faciatis in supra- 
nominatos cogia cotulsa et aurambei. illud recepturos in solutionera 
summo eisdem debite occasione dictarum reprebensaliarum et facta 
translatione dicti crediti in eos. ut supra. eoruni satisfactioni proui- 
deri faciatis ut equum est. Data janue mcccclxviii die xv martij. 



DOCUMENTO DCCXCI. 

Processo e sentenza dei Protettori sulla causa vertente fra Raffaele Monterosso, 
Melchione D'Oria, a nome degli eredi del q. Baldassare suo fratello, e Ge- 
rardo Lomellini, già consoli di Caffa, da una parte, e Babilano Adorno dal- 
l'altra, sopra tre luoghi delle Compere di Caffa da Babilano mutuati ai pre- 
detti. 

1468, 18 marzo 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fot. 142) 



Vi è accennato il vicario consolare di Caffa sotto il dì 20 dicem- 
bre 1466, Leonardo de Girardis (sic). E dopo la sentenza segue , 
sotto la stessa data, V ordine al console di Caffa di farla eseguire. 



DOCUMENTO DCCXCII. 

Elezione del dottore Pasquale Celsi di Manarola in vicario consolare di Caffa 
per mesi 26, col salario di 60 sommi annui, finito il tempo di Leonardo di 
Pietrasanta. 

H68, 1° aprile 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

ffol. 143) 



Vogliono i Protettori che gli siano fatte le spese del viaggio, e gli 
corra lo stipendio a die qua capbam peruenerit; e dicono: qui domi- 



anno 1468 ( 536 ) 

nus leonardus Dottissime transmissns foit vicarili* ad ipsara ciuitatem 
caphe; nel resto la formala non varia dal solito tenore. 



DOCUMENTO DCCXCI1I. 

Rivogando un precedente divieto riconcedono il diritto di taverna a Gianantonio 
Calvi , console di Cembalo. 

1468, 1° aprile 
(Litt. miss. off. Caffé, ann. 1464-1475) 

(fot. 57) 



Protectores etc. Spectato et prestantibus viris. constili et massa- 
rijs ac prouisoribus ciuitatis caphe. dilectissimis nostris. 

Exposuerunt nobis. dilectissimi nostri, nonnulli ex propinquis no- 
bilis johannis antonij caini designati consulis cimbali ipsum johannem 
antonium credidisse tempore quo transmissus fuit in capham terre- 
stri itinere posse tenere tabernam sub eo modo et forma sub qua 
concessimi fuerat barnabe grillo et augustino marruffo olim consu- 
libus cimbali de ipsa taberna disponere. Et ob id orauerunt nos ut 
velimus eidem johanni antonio concedere circa illam tabernam eam 
facultatem que concessa fuisse inuenitur prenominatis barnabe et 
augustino. attentis presertim laboribus et expensis quas in dicto ter- 
restri itinere tolerauit. Nos igitur participato de hac materia ser- 
mone cum aliquibus ex deputatis super negotijs caphensibus. volumus 
ac vobis committimus ut. non obstantibus aliquibus ali j s litteris no- 
stris aliter disponentibus. concedatis licentiam ac facultatem non so- 
lum prenominato johanni antonio toto tempore quo offìcium dicti 
consulatus exercebit. sed etiam baptiste de oliua ejus precessori, di- 
sponendi ac faciendi circa tabernam ea que concessa fuerunt preno- 
minatis barnabe grillo et augustino marrufo. tempore quo dictum con- 
sulatus offìcium exercuerunt. Data janue mcccclxviii die prima aprilis. 



( 537 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO DCCXCIV. 

Concedono finalmente la grazia del perdono a Marco Gentile dietro le preghiere 
dei cittadini e borghesi di Caffa. 

U68, 12 maggio 

(Litt. miss. off. Caffé, ann. 1464-1475) 

(fol. 58) 



Protectores etc. Spedato, prestantibus et egregijs viris. constili, 
raassarijs et prouisoribus. antianis et officio monete ciuitatis caphe. 
dilectissimis nostris. 

Etsi. dilectissimi nostri, nos et reliqui ciues plurimum detestati 
fu?rimus audaoiam marci gentilis. qui superioribus annis mulierem in 
soldaia violare presumpsit. quoniam tamen omnes fere ciues et bur- 
genses illius urbis nos orauerunt ut inopie et incommodis ejusdem 
marci misereamur attenti's multis rationibus per eos memoratis in 
litteris manibus eorum proprijs subscriptis. statuimus in causa ejus- 
dem marci omnipotentis dei clementiam imitari. que solet erga pec- 
catores penitentes justitie seueritatem dulcedine pietatis et miseri- 
cordie temperare. Propter quod si sumptis opportunis instructionibus 
cognoueritis mulierem illam lesam et propinquos ejus contentos fore 
quod erga marcum ipsum mis'ericorditer nos habeamus. eo casu damus 
vobis liberum arbitrium ac potestatem moderandi et reformandi con- 
demnationes et executiones contra eundem marcum fieri decretas per 
nostros precessores. ipsumque marcum absoluendi si vobis videbitur. 
et demum in causa ejus statuendi ac faciendi secundum et prout pru- 
dentie vestre. consideratis debite considerandis. conuenientius judi- 
cauerint. quarum discretioni liberum arbitrium in predictis remitti- 
mus. Committentes tamen vobis ut quicquid circa causam ejusdem 
marci per vos cognoscendum aut deliberandum erit. cognoscatis seu 
decernatis sub calculorum iudicio. quodque non valeat aut teneat ulla 
ejusmodi cognitio seu deliberatio nisi prius inter vos obtenta fuerit 
ex duabus tertis partibus calculorum. que in eam conueniant et albe 
inueniantur assensum significantes. Data janue die xn maij mcccclxviii. 



anno I4G8 ( 538 ) 



DOCUMENTO DCCXCV. 

Raccomandano a papa Paolo II i legati caffesi, Giuliano Fieschi e Bartolomeo 
da s. Ambrogio, venuti dalla Tauride ad implorare aiuti e indulgenze. 

1468, 18 maggio 

(Litterar. offlc. s. Georg, ann. 1466-1471) 

(fol. 175 v.) 



Sancissimo ac beatissimo patri et domino colendissimo, domino 
paulo. diuina prouidentia sacrosancte romane ac uniuersalis ecclesie 
dignissimo summo pontifici. 

Posteaquam. sanctissime ac beatissime pater et domine colendis- 
sime, immanissimus turchorum rex miserabilem illam ciuitatem con- 
stantinopolitanam expugnauit et crudeliter diripuit. tantus terror 
inuasit caphenses et reliquos christianos maris pontici ut nisi assidue 
auxilijs ac fauoribus nostris hactenus sustentati fuissent. omnes il- 
larum urbium habitatores proprias sedes deserere et salutem fuga 
querere non dubitauissent. Nam in miserabili illa constantinopolitane 
urbis expugnatione rex ipse tot crudelitatis sue experimenta prebuit. 
ut nihil aliud querere visus sit quam christianum sanguinem haurire 
et sanctam christi fidem ex orbe terrarum prorsus euellere. quam 
ejus temeritatem confidimus omnipotentis dei prouidentia diutius to- 
lerare non debere. Interim tamen. beatissime pater, honestum pro- 
fecto videtur et honori fidei Christiane conueniens. caphenses populos 
et alios terrarum maris pontici incolas sancte fidei cultores non de- 
serere. Preter hoc enim quod sancte ecclesie membra sunt. et ob 
id negligi non debent. tempore insuper quo dignabitur diuina cle- 
mentia christianorum principum vires contra hostes nominis sui 
conuertere. poterit popolosa urbs caphensis. poterunt et alij illarum 
partium christiani ad ohtinendam celeriter victoriam plurimum deo 
fauente juuare. 

Cum igitur propter diuturnitatem temporis he compere in mit- 
tendis nauibus. viris. armis. pocunijs ad dictorum christianorum sus- 
sidia exhaiuste. non ulterius sufficiant omnibus suhuentionibus neces- 
sari) s proludere, ipsa necessitas cogit nos et eos ad opem clementis- 
sime sanctitatis vestre cecurrere. Quam suppliciter oramus ut no- 



( 539 ) DOCUMENTI 



bili et egregijs viris juliano de flisco et bartoloraeo de sancto am- 
brosio legatis caphensibus harum litterarum exbibitoribus. qui ad nos 
per tara longa itinera transmissi ad beatitudinis vestre conspectum 
accedunt. dignetur conuenientia subsidia liberaliter elargiri. salterà 
ex tbesauro indulgentiarum quas requirent. qui profecto in nullos alios 
usus utilius conuenientiusque erogari potest. quam in eorum subuen- 
tionem et defensionem sancte fidei ac nominis christiani. Signiflcantes 
etiam beatitudini vestre. quod nos insuper non recusabimus et viris 
et armis et pecunijs eosdem caphenses prò virili nostra prompte 
juuare. et prò eorum salute non solum prò viribus sed etiam supra 
vires eniti. qui nos semper et ipsam urbem capham. christianorum 
maris pontici caput, benignitati vestre omni affectu commendamus. 
Data janue die xvm maij mcccclxviii. 



Beatitudinis vestre rìlii et seruitores deditissimi 
Protectores etc. 



DOCUMENTO DCCXCVI. 

Fanno lo stesso verso il cardinale Francesco Delia-Rovere, generale dell'Ordine 
Minoritico. 

1468, 18 maggio 

(Litterar. off. s. Georg, ann. 1466-1471) 

( fol. 176 ) 



Reuerendissimo in christo patri et domino, domino fratri francisco. 
generali ordinis minorum. et sancte romane ecclesie presbitero car- 
dinali dignissimo. 

Cum. reuerendissime ac prestantissime pater, nobilis et egregij 
viri julianus de flisco et bartholomeus de sancto ambrosio legati ca- 
phenses in curiam propter manifesta pericula christianorum maris 
pontici nunc accedant. statuimus ea sanctissimo domino nostro de 
rebus illis scribere que reuerendissima vestra paternitas ex littera- 
rum nostrarum exemplo his incluso intelliget. Verum quoniam per- 
spectum habemus quam libenter soleat vestra benignitas omnium re- 
rum nostrarum curam et protectionem suscipere. oramus. et quidem 
omni affectu. clementiam vestram ut dignetur eosdem legatos benigne 



anno 4468 ( 540 ) 

audire, et causa profectionis eorura cognita ita eos opera et Consilio 
juuare. ut que petent. ope potissimum reuerendissime paternitatis ve- 
stre. celeriter consequantur. Quod quamquam omnipotenti deo accep- 
tissimum futurum non dubitamus.nos tamen id rnsuper accipieraus 
loco muneris et gratie singularis. qui nos semper et nostra benigni- 
tati vestre offerimus. nosque et ipsos caphenses omni affectu com- 
mendamus. Data janue mcccclxviii die xvm maij. 

Reuerendissime paternitatis vestre deuoti fllij 
Protectores etc. 



DOCUMENTO DCCXCVII. 

Lo stesso col cardinale di Bologna, Filippo Calandrini. 

1468, 18 maggio 

(Litterar. off. s. Georg, ann. 1466-1471) 

(fol. 176) 

Reuerendissimo in christo patri, et domino honorandissimo. domino 
phylippo cardinali bononiensi. summo penitentiario etc. dignissimo. 

Cum. reuerendissime ac prestantissime pater et domine honoran- 
dissime. nobilis et egregij viri julianus de flisco etc. {il resto tutto 
come sopra). Data janue mcccclxviii die xvm maij. 



DOCUMENTO DCCXCVIII. 

Lo stesso coli' intero sacro collegio dei Cardinali. 

1468, 18 maggio 

(Litter. off. s. Georg, ann. 1466-1471) 

(fol. 176 V.) 

Sacrosancto collegio reuerendissimorum dominorum cardinalium. 

Cum. reuendissimi ac prestantissimi patres et domini honorandis- 
simi. nobilis et egregij viri julianus de flisco etc. Il resto come sopra, 
mutato il singolare nel plurale. Data janue mcccclxviii die xvm 
maij. 



( 541 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO DCCXCIX. 

Collazione della iagataria delle erbe , legna e carbone per mesi 26 , fatta ad 
.Maone D'Oria, eletto console di Catfa, come già s'era praticato per 1' altro 
console Gentile Camilla. 

1468, 8 giugno 

(Xegot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 144) 

Gitela danno in recompensatione sumptuum eorum comitum quos 
alaonus ipse secum deducturus est. dummodo ipse alaonus secura 
ducat tot coniites quot dictus gentilis deduxit et dummodo terrestri 
via capham accedat. et non aliter. 



DOCUMENTO DCCC. 

Guglielmo Centurione viene eletto castellano di Soldaia per 26 mesi, in luogo 
di Adriano Usodimare malato e rinunciante. 

1468, 8 giugno 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 144) 

Segue sotto il dì 9 giugno la formale rinunzia del detto Adriano. 



DOCUMENTO DCCCI. 

I Protettori conducono allo stipendio di Caffa per anni 5, da cominciar al punto 
dell'arrivo, Cristoforo di Fiandria, bombardiere, col salario di 250 aspri di 
Caffa al mese, e similmente Boccardo di Strasburgo (de Stresburgo de ala- 
mania) per aspri mensili 225. 

1468, 21 giugno 
(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 145) 

Al primo pongono l'obbligo quod teneatur conducere in capham 
uxorem suam et accedere in nani bronda que intra paucos dies prò 
Società Ligure. St. Patria. Voi. VII. P. I. 35 



anno 1 408 ( 542 ) 

chyo discessura est. Gli imprestano ducatos aureos largos decem et 
octo, da scusarsi sullo stipendio per un ducato e mezzo al mete <■ fi- 
nire entr'un anno. Al Boccardo ne imprestano 12 da restituire < ?otm 
sopra entro mesi otto. 



DOCUMENTO DCCCII. 

Elezione generale del console e degli altri ufficiali di Caffa e minori colonie 
del mare Nero. 

1468, 4 luglio 
(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 145 v.) 



* MCCCCLXVIII die lune UH julij. 

Repositis hodie in uno sacculo nominibus magnificorum dominorui 
protectorum comperarum sancti georgij anni presentis et spectabiliui 
dominorum protectorum earundem comperarum annorum ìiccccLXsej 
timi et MccccLxsexti. scriptis in cedulis vigintiquatuor: Qui protectores 
tunc congregati erant prò ordinanda electione consulis et aliorum 
officialium caphe et aliarum terrarum maris pontici. tandem ad sortes 
extracta fuerunt juxta formam regule nomina eorum octo etc. 

Qui domini octo etc. Quibus dominis viginti quatuor. etc. Cum ita- 
que etc. Tandem expositis et sub calculorum judicio etc. in dei nomine 
elegerunt ad infrascripta officia eos omnes et singulos qui inferius 
nominati sunt. videlicet: 

Ad consulatum caphe prò mensibus tredecim et ad massariam ac pro- 
uisoriam egregium virum filippum jhauroiam notarium. sub hac con- 
ditione quod in officio consulatus succedat viro nobili alaono de auria. 
et ad officium massarie et prouisorie admittatur quam primum fuerit 
in capha. illudque exerceat donec officium consulatus inierit. 



( 543 ) DOCUMENTI 



Ad scribaniam massarie prò mensibus tredecim benedictum maine- 
rium notarium. successurum petro de vernatia. 

Ad castellaniam cimbali prò mensibus viginti sex continum de 
disco perciualis. successurum vinciguerre de viualdis. 

Ad ministrariam caphe prò mensibus tredecim moruelem adurnum. 
successurum jacobo spinule. 

Ad capitaneatum porte cajhadoris prò mensibus viginti sex an- 
gelum johannem squarsaficum. successurum jacobo de serra. 

Ad castellaniam soldaie prò mensibus viginti sex damianum cana- 
cium. successurum guilelmo centuriono. 

Ad capitaneatum burgorum prò mensibus viginti sex antonium de 
sigestro. successurum johanni antonio italiano. 

Ad unam ex scribanijs curie, prò mensibus viginti sex. thomam de 
airolo. 

Ad subscribaniam curie, prò mensibus viginti sex. antonium talia- 
ferrum. 

Quas quidem collationes officiorum dicti domini viginti quatuor ita 
fecerunt sub legibus et condictionibus infrascriptis. Prima est quod 
quilibet ex dictis electis obligatus sit. sub pena priuationis ab officio. 
capham accedere quamprimum magnifici domini protectores anni pre- 
sentis voluerint. Item quod electio cujuslibet infrascriptorum facta 
sit et esse intelligatur ac valida esse casu quo non contraueniat re- 
gule que de conferendis officijs participibus comperarum mentionem 
facit. nec alij regule ex qua disponitur quod habentes officia extra 
januam eligi non possint ad alia officia intra annos quatuor a die qua 
ex officio exierint proxime computandos. et non aliter. 

Item quia per ipsos dominos viginti quatuor collata non fuerunt 
officia infrascripta. remiserunt curam collationis eorum magnifico of- 
ficio sancti georgij anni presentis. Que officia non collata sunt ut 
infra : 

Capitaneatus tane 
Capitaneatus orgusiorum 
Capitaneatus porte antiburgorum 
Tres scribanie curie caphe. 



anno H68 ( 544 ) 



DOCUMENTO DCCCHI. 

Lettere di stipendio date allo strenuo Alberto Cattaneo, detto di Piacenza, sotto 
le condizioni reciproche sottoscritte il 1° aprile 1468. 

1468, 8 luglio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 147; 



La formala è la solita, meno le particolari condizioni che seguono : 
Veruni quoniam ultra dictos ducatos triginta tres etiarn eidem mu- 
tuauimus ducatos sedecira compensandos in sumptibus quos cum suig 
facturus est a die vicesima mensis presentis quousque capham deo 
fauente peruenerit. ad computum ducatorum quatuor singulo mense, 
committimus vobis ut postquam ad presentiam vestram deuenerit so- 
lidari faciatis tempus quod in itinere consumpserit. Et si ultra men- 
ses quatuor in itinere morabitur. volumus quod supra pluri ipsorum 
mensium quatuor eum satisfieri faciatis ad rationem suprascriptam. 
Si vero in itinere minore tempore moram fecerit. pari modo volu- 
mus solidata ratione sua albertum ipsum debitorem Aeri faciatis prò 
eo tempore quod minus in itinere consumpserit ad computum supe- 
rius declaratum et tantumdem de suis stipendijs retineri. 

Segue la promessa del suddetto Alberto di osservare e mantenere 
le precitate condizioni sull' imprestito dei 16 ducati . 



DOCUMENTO DCCCIV. 

Lettere di stipendio, ossia provvisione di un sommo mensile in Caffa, date ad 
Oberto Vignale, magister vestium, a Battista Borlasca, Leonardo Negrino, bar- 
biere, e ad altri. 

1468, 12 e 21 luglio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 147 v.) 

Formala e solito pagamento delle angherie. Data j amie mcccclxviii 
die xa julii. 



( 545 ) DOCUMENTI 



* Ea die similes facte sunt prò baptista de borlasca fratre fran- 
cisci. Rem similes prò leonardo negrino barberio. 

* Die XXI julij. 

Item similes facte sunt prò muhio (?) de sancto petro de apulia. 
qui est homo communalis. facie satis lata, et cum cicatrice magna 
inter os et mentimi. 

Item similes prò corsario de aminone bombarderio. qui est plus 
quam communalis. cum una cicatrice magna supra frontem a parte 
sinistra et alia etiam magna supra digitos in manu dextera et alia 
pania in medio nasi. 



DOCUMENTO DCCGV. 

Eie/ione di Benedetto Montanaro a capitano degli orgusii e di Gioanni Antonio 

Centurione, q. Raffaele, a capitano della porta degli avanborghi , ambi per 

mesi 26. 

1168, 12 luglio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 148 v.) 



Formola e ritenuta consuete. Data janue mcccclxviii die xn julij. 

Segue il decreto di coìisegnare le sopraddette lettere di stipendio a 
Battista Borlasca fratello di Francesco, e a Leonardo Negrino bar- 
biere, di un sommo mensile. 



DOCUMENTO DCCCVI. 

Patente di scrivano della curia di Caffa per mesi 26, data a Tommaso Airolo 
q. Giacomo , dopo Antonio Torriglia notaio. 

1468, 13 luglio 
(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 148) 

Formola e ritenuta solita. Data janue mcccclxviii die xm julij. 
Ma e' è V aggiunta : Ceterum quoniam collata fuit una ex dictis qua- 



anno U68 ( 546 ) 

tuor scribanijs curie bartholomeo de roncagiollo. quem nescimus an 
isthuc peruenerit seu peruenturus sit antequam presentes littere pre- 
sententur. volumus quod si tempore presentationis harum litterarum 
bartholomeus ipse nondum caffam peruenisset. eo casu prenominatus 
antonius de turrilia. si contentns erit remanere. non amoueatur ab 
officio diete scribanie donec predictus bartholomeus seu alius loco 
ejus eligendus capham peruenerit. 



DOCUMENTO DCCCVII. 

Patente di capitano degli orgusii di Caffa, data per mesi 26 a Benedetto Mon- 
tanaro, finito il tempo di Battista Veggio. 

1468, 14 luglio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 149) 



Formolo, e ritenuta solite. Data janue mcccclxviii die xmi julij. 



DOCUMENTO DCCCVIII. 

Patente di capitano della porta Caiadore per mesi 26, data ad Angelo Gioanni 
Squarcia fico, dopo Giacomo Serra. 

1468, 14 luglio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 149 v,) 



Formolo- e ritenuta come sopra. Parla di Paolo Boccalaqua eletto 
allo stesso ufficio che negligentava di partire, e ritirare le sue pa- 
tenti. Data janue mcccclxviii die xiiu julij. 



( 547 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO DCCCIX. 

Utente di castellano dei forti dei ss. Giorgio e Nicolò in Cembalo , data per 
mesi 26 a Vinciguerra Vivaldi, finito 11 tempo di Oberto De-Franchi-Sacco. 

1468, 15 luglio 
(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fot. 150) 

Formola, ritenuta e diritto di taverna prò socijs suis tantum. Data 
janue mcccclxvui die xv julij. 



DOCUMENTO DCCCX. 

Patente di castellano dei forti di Soldaia e di S. Elia, data per mesi 26 a Gu- 
glielmo Centurione, dopo Giorgio Garbarini. 

1468, 18 luglio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 150 v.) 

Tutto come sopra. Data janue mcccclxvui die xvni julij. 



DOCUMENTO DCCCXI. 

Risposta a molte lettere del console e dei massari caffesi. 
1468, 19 luglio e 2 agosto 
(Litt. miss. off. Caffé, ann: 1464-1475) 

(fol. 59 e 62 v. ) 

Protectores etc. Spectato et prestantibus viris. consuli et massa- 
rijs ac prouisoribus ciuitatis caphe. dilectissimis nostris. 

Reddite fuerunt jam pridem nobis. dilectissimi nostri, diuerse. lit- 
tere nobilis quondam calocij tunc consulis ac vestri gentilis et caroli 



anno 1468 ( 548 ) 

scripte octobri proxime preterito, et postea alie scripte per vos pen- 
tilem die xx februarij. et alie per vos carolum die xxu ejusdem 
mensis. quibus omnibus inferius respondebimus. videlicet articuli* eo- 
rum qui exigere responsionem nobis visi- sunt. 

Primum igitur quemadmodum letati sumus quod dei gratia Cam- 
pania esset quieta, et bonam spem haberetis tanti de victualibus hujus 
anni quam etiam de tranquillo et prospero illarum rerum statu. ita 
profecto doluimus cognito obitu nobilis q. calocij. circa quem nihil 
aliud dicendum nobis videtur nisi quod quandoquidem ejus vita ir- 
recuperabilis est. studeatis attenta onerosa ejus familia substantiara 
ejus restringi facere quam utilius fieri poterit. seruatis semper so- 
lemnitatibus a jure requisitis. 

Et quoniam mittimus vobis annexum exemplum litterarum quas 
vobis scripsimus die xxvim januarij proxime preteriti breuiores eri- 
mus. quoniam ex eis in multis partibus satisfactum fuit responsioni 
supradictarum litterarum vestrarum. 

Scripsistis laudatum fuisse quod prouideretur de aliquibus habita- 
toribus latinis in soldaia prò honore et societate consulis. attento 
quod quidam turturinus qui illic habitabat sub quadam tenui prolu- 
sione decessit. Circa quam memorationem respondemus quod contenti 
sumus vos et officiales monete arbitrium habeatis prouidendi prout 
utilius vobis videbitur. 

Vana nobis videtur excusatio facta per illum julianum squarsaficum 
qui dicit originale inuentarij munitionum tradidisse gregorio de retia. 
quod ab ipso gregorio intelligi non potest. quia largo jam tempore 
absens est a ciuitate. Veruni quoniam major pars munitionum ex 
inuentario per vos ultimate transmisso deperdita videtur. et verisi- 
mile non est aliquem originale munitionum custodie sue commen- 
datarum alicui tradere. volumus procedatis ad inquisitionem ipsa- 
rum munitionum detìcientium. tam con tra eundem julianum quam 
contra alios quosuis culpabiles. Qui julianus si perseueraret in alle- 
gando se dietimi originale tradidisse. quoniam onus probandi sibi in- 
cumbit. volumus sibi assignetis terminimi conuenientem ad probandura 
cum idonea fldejussione soluendi vel saltem se coram vobis presen- 
tandi si non probaret. Et tamen nos ab eodem gregorio si venerit 
veritatem ipsius rei intelligere et vobis significare curabimus. Quan- 
tum autem ad conseruationem munitionum que supersunt et aliarum 
quas nunc mittimus ut inferius dicemus. pertinet. oneramus vos ut ta- 



( 549 ) DOCUMENTI 



lem ordinerà seruari faciatis quod deinceps deperdi non possint. Repro- 
batimi est a plei'isque rerum caphensium peritis quod arma teneantur 
in palatio. prout memorastis. Ex quo sufficere videtur quod socij 
parati semper maneant cura suis armis juxta mandata consulis. ut 
ruoris est. 

A francisco de aniigdola exigi faciemus quantum indebite ex pe-' 
cunijs massarie in eum peruenit. occasione illius famuli sui qui sub 
falso nomine ad prouisionem scriptus fuerat. et insuper ipsum puniri 
ad exemplum aliorum. 

N'equaquam necessarium nobis videtur extraordinariam baliam con- 
ferre vobis gentili consuli contra delinquentes occasione prohibitionum 
pestis. quoniam sufficere nobis videtur prouisio jam facta quod ap- 
pellare possitis a condemnationibus que contra vos fìerent in sindi- 
camentis occasione executionum per vos factarum in causis crimi- 
nalibus. 

Approbamus compositionem per vos acceptam cum ilio de mula- 
sana, cujus erat locus in quo fabricari facitis cisternam. quod habere 
debeat in vita sua stipendium asperorum centum singulo mense, quod- 
que ecclesijs illis quibus locus ipse obligatus erat assignaueritis tot 
terratica ex illis massarie. ut locus totaliter ab omni obligatione liber 
remaneat. Laudamusque quod super volta edirìcentur loca spatiosa et 
idonea collocationi munitionum. quorum memoratum fuit utile esse 
cooperiri lapidibus juxta formam ecclesiarum armenorum. ut commo- 
dius aqua prò cisterna in ipso tecto colligi possit. 

Audimus quod socij cimbali crudelius quotidie suffocantur per con- 
sules ipsius loci, qui socios ipsos ita assidue obligatos tenent ex mer- 
cibus quas illis tradunt longe majore pretio quam valeant. ut quando 
paga stipendiatorum cimbalum transmittitur fere tota in consulem 
perueniat. contra quos consules etsi virtute regularum prouisum sit. 
quoniam tamen sub alieno nomine merces ipsis socij s dari faciunt et 
per vos consules negligenter fieri consueuit inquisitio contra detesta- 
bilem auaritiam ipsorum consulum cimbali. supradicti socij crudelius 
quotidie ab ipsis tractantur. Pro cujus rei prouisione nonnulli me- 
morant quod utile esset subueniri facere inopie ipsorum sociorum ex 
mercibus illis tradendis nomine massarie. in traditione quarum multo 
mitius tractari possent a massaria quam a consulibus tractari con- 
sueuerint. et massaria in emendo ejusmodi merces gaudere semper 
posset commoditate alicnjus temporis. Propter quod damus vobis et 



anno 1408 ( 550 ) 

officio monete arbitrino) prouidendi circa predicta prout utilius ju- 
dicaueritis. duramodo vel per viam punitionis consulum vel per for- 
marli traditionis mercium. aut aliter. oranino prouideatis quod ipgi 
pauperes socij eo modo deinceps suffocari non possint. 

Approbamus quod singulis annis electio illic fiat unius vel ciuis vel 
burgensis more solito qui tributum perferat ad dominum regem tur- 
corum. onerantes tamen vos et alios ut semper eligatis eurn qui magig 
fldelis magisque idoneus videatur. siue sit ciuis siue sit burgensis. 
Nam et ciuem et burgensem indifferenter ad id munus eligi posse vo- 
lumus. dummodo et fidelis et idoneus appareat. Decernimus tamen 
ac declaramus quod quicumque de cetero eligetur babere non debeat 
a massaria ex asperis octo milibus solitis nisi asperos sex milia 
tantummodo. et insuper teneatur fidejussionem prestare saltem duca- 
torum mille de bene et legaliter exercendo etc. 

Pari modo laudamus quod registrari faciatis omnes litteras no- 
stras. atque insuper litteras quorumcumque officialium et stipendia- 
torum vobis et successoribus vestris presentandas. sub pena summorum 
decem a cancellano exigendorum singula vice qua in predictis negli- 
gens fuisse inueniretur. Quem articulum committimus registrari in 
regulis. ne cancellarius ipse possit de eo ignorantiam pretendere. 

Vidimus et per unum ex sapientibus comperarum diligenter reui- 
deri fecimus concessionem alias factam illi burgensi circa construc- 
tionem fortilitij matrice, et demum intellecto ex litteris vestris quod 
zacbarias de guisulfis in eo loco instituere presumpsit. sine licentia 
nostra et etiam sine vestra. nouum commercium siue vectigal. de Con- 
silio ipsius sapientis cognoscimus et declaramus eundem zachariam 
jure non potuisse id nouum vectigal imponere. et propterea expresse 
committimus vobis ut statim visis presentibus id nouum vectigal seu 
commercium tolli et annullari faciatis. et insuper restituì omnibus a 
quibus indebite id vectigal exactum fuit. et qui corani vobis justi- 
tiam petent. quicquid solui coacti fuerunt occasione ipsius commer- 
chij seu vectigalis noui injuste impositi, ut equum est. Et quoniam 
zacharias ipse debitor est massarie de non exigua pecuniarum summa. 
oneramus vos ab ipso elicere studeatis dietim quicquid possibile erit. 
sub ea tamen moderatone quam prudentie vestre judicauerint rerum 
ac temporum condictionibus conuenire. 

Honestum nobis non videtur quod consules in suis sindicamentis 
allegare possint suspectos nisi illos tantummodo contra quos legiti- 



( 551 ) DOCUMENTI 



mairi causam suspicionis demonstrare possint in cognitione eorum ad 
quos electio sindicatorum pertinet. et ita seruari volumus ac deli- 
beramus. 

Ultra alios ordines quos nos et precessores nostri coramisimus 
seruari debere circa condemnationes. volumus etiam ac mandamus 
quod consul et vicarius presentes et futuri sempercumque decreue- 
rint inquisitionem facere contra aliquem delinquentem. delinquentem 
ipsum ante omnia compellant fldejussionem prestare de se presen- 
tando de ea summa que. considerata qualitate persone et debiti, ipsi 
consuli seu vicario conueniens videbitur. et facéa ac publicata con- 
demnatione massarij teneantur illam esigere saltem intra menses 
quatuor sub pena soluendi de suo proprio, et sub eadem pena consul 
et vicarius obligati sint auxilium et brachium ac fauorem suum illis 
prestare circa exactiones ejusmodi condemnationum. Quem articulum 
volumus ac mandamus in regulis registrari debere. 

Nobiles et egregij julianus de disco et socius. legati illorum bur- 
gensium. ad romanum pontificem accesserunt et ibi adhuc»sunt. scri- 
buntque se sperare quod indulgentias impetrabunt. ex quibus ma- 
gnum emolumentum recuperabitur in subuentionem illius massarie 
conuertendum. 

Recepimus processus cause agitate contra curatorem bonorum q. 
gregorij de senarega. quos reuideri faciemus et deinde vobis signi- 
flcabimus quid in causa ipsa fieri velimus. 

Miramur et molestissimum nobis est quod. non obstantibus multis 
commissionibns tam generaliter quam etiam priuatim vobis et vestris 
precessoribus datis. copie tamen librorum massarie a multis annis 
citra nobis transmisse non fuerint. Propter quod comprobantes ipsas 
commissiones et intendentes contra eos ex precessoribus vestris pro- 
cedere qui exempla librorum temporis sui non curauerunt ad nos af- 
ferre seu transmitti facere. jubemus vobis expresse ut quam celerius 
fieri poterit ad nos transmittatis exempla omnium illorum librorum 
massarie que hactenus transmissa non fuerunt. et pari modo rationes 
omnes mensis xm ofEcialium distinctas et ordinatas. Ita quidem ut 
dare intelligamus omnes partitas hactenus exactas a quolibet offi- 
ficiali et an conuerse fuerint in emptionem miliorum quemadmodum 
commisimus. declarantes nomina et cognomina illorum a quibus pe- 
cunie exacte fuerunt et tempora prò quibus exactio facta est. Et 
similiter mittite rationes omnium staliarum temporum preteritomi!!. 



anno 1 438 ( "»52 ) 

juxta .formam vobis scriptam et denuo scribendam per petrura de 
frenante unum ex notarijs nostris. 

Et quoniam egregij quatuor reuisores sepenumero scripserunt quod 
ibi flerent nonnulle declarationes et executiones contra eos quos de- 
bitores seu obligatos esse affirmant occasione errorum per eos inuen- 
torum. et tamen conqueruntur commissiones suas hactenus negligenter 
obseruatas fuisse. oneramus vos ut ea que coramiserunt et denuo corn- 
mittent exacte intelligere curetis et circa eorum executionern omnia 
illis auxilia prebeatis et executiones faciatis que et quas salua ju- 
stitia et honestate preberi et fieri posse intelligetis. eisdemque or- 
dinate significetis quid circa eorum commissiones feceritis et facere 
posse sperabitis. 

Ciuitas cum toto districtu sub hoc felici regimine illustrissimi do- 
mini ducis mediolani quiescit. et inter bonos spes est sub hoc tran- 
quillo statu res omnes nostras quotidie in melius succedere debere. 
Pestis suspicio. que jam longo tempore penitus extingui non potuit. 
iterum viget et tamen exiguum processum hactenus fecit. quoniam 
vix octo vel decem in ebdomada hactenus decesserunt. et quasi omnes 
decedentes infectionem contraxerunt ab alijs infectis cum quibus 
parum caute se miscuisse intelliguntur. Ex quo speramus in diuina 
clementia quod adueniente aut umnoreliquie ipsius pestis in totum abo- 
leri debeant. Firmata fuit superioribus mensibus pax inter omnes 
italie dominationes. 

Nobilis alaonus cum nouo vicario intra paucos dies terrestri iti- 
nere discedet ad vos deo duce venturus. cum quo etiam latius si 
oportebit vobis signitìcabimus quecumque fuerint cognitione vestra 
digna. Onerari fecimus in hac naui bronda. chium deo fauente acces- 
sura. res et munitiones infrascriptas. quas commendauimus nobili Ci- 
priano de viualdis ut eas ex chio caute ad vos transmittat. Postquam 
illas fauente domino receperitis. circa eorum custodiam et conserua- 
tionem volumus omnem diligentiam juxta ordinem vobis commissura 
adhibeatis et nobis significetis ipsarum receptionem. 

Conduximus ad stipendium illius massarie strenuum albertinum de 
placentia ingenierium et alios bombarderios et magistros bombarda- 
rem sub pactis in litteris eorum declaratis. eisdemque mutuauimus- 
pecunias de quibus in eorum litteris fit mentio. Propter quod volu- 
mus illos acceptetis et exerceatis secundum et prout utile seu neces- 
sarium judicabitis. 



( 553 ) DOCUMENTI 



Munitiones quas in nani predicta carrigari feciraus sunt he. illas- 
que commendauimus nobili Cipriano de viualdis ad urbem illam deo 
duce venturo, cui Cipriano commisimus ut quantum expendet tam in 
naulis quara etiam in reliquis sumptibus occasione conductionis ipsarum 
raunitionum faciendis vobis ad soluendum mittat. Propter quod com- 
mittimus vobis tantum soluatis quantum occasione predictorum ci- 
prianus ipso vobis ad soluendum mittet. rationemque ordinatam 
ejusmodi sumptuum vobis tradi faciatis et ejus exemplum postea 
nobis mittatis quam primuni poteritis. Que munitiones carrigate sunt 
ut infra, et primo carratelli duodecim salinitrij {qui d' altra mano è 
posta in margine una nota dichiarativa del x> es0 lordo), duodene 
duodecim lancearum longarum. badilia quingenta. aste prò partexanis 
a numero ccxxviu. fassij decem et septem ferri, clape ferri centum 
septuaginta sex siue a numero clxxvi. 

Propter temporum condictiones hactenus prouidere non potuimus 
integre omnibus illis munitionibus quas vobis mittere decreuimus. 
quas etiamsi omnes paratas baberemus non elegissemus omnes in hac 
naui mittere. Superscriptas mittimus et reliquas. deo fauente. cum 
alio passagio mittere curabimus. 

Ceterum intelligentes equum esse officialibus monete vicissitudinem 
dari. decreuimus quod singulo anno duo ex eis permutari debeant. et 
cum in sacculo poni fecissemus nomina ipsorum officialium. ad sortes 
educta fuerunt nomina lazari catanei et gregorij de pinu. Propter 
quod in dei nomine subrogauimus ad ipsum officium monete loco 
ejusdem lazari nobilem adam de auria et loco supradicti gregorij 
egregium babilanum adurnum. quos volumus acceptare faciatis et simul 
cum reliquis duobus. videlicet cbristoforo narixio et Simone de car- 
madino. exercere dictum officium monete. Quorum christofori et Si- 
monis loco alij duo. anno proxime venturo, per nostros successores 
eligentur. et hic ordo deinceps ita seruabitur quod omnibus coloribus 
debita dabitur vicissitudo. 

Hactenus a vobis non intelleximus an aliquem massarium eligeritis 
loco q. calocij. quod si a vobis factum est. ad abundantem cautelam 
memoramus vobis quod. virtute regularum et probate consuetudinis. 
ejusmodi massarius qui isthic eligatur exercere debet sine ullo sa- 
lario vel mercede. 

Ex quatuor scribanijs curie caphe non contulimus hoc anno nisi 
unam thome de ayrolo. quem commisimus ad ipsam scribaniam ad- 



anno 1468 ( 554 ; 

mitti Anito tempore antonij de turrilia. Alia ex eis collata fuit anno 
proxime preterito bartholomeo de roncagiollo. alie vero due ultimate 
collate francisco de pastino et Alio reseruate sunt. nec illas alicui 
conferre curauimus. attento quod ex omnium fere isthinc venientiurn 
relatione cognouimus eundem franciscum non solum conuenienter d«- 
ctum esse et longo experimento probatum in arte tabellionatus. sed 
etiam scribanias ipsas hactenus honeste exercuisse. Propter quod no- 
lumus ipsum franciscum et filium a dictis duabus scribanijs amoueri 
etiam finito tempore literarum suarum. donec successores illis trans- 
miserimus. Volumus tamen ab eodem francisco vobis idoneas fldejus- 
siones preberi curetis de soluendo et integre satisfaciendo hic janue. 
intra terminum quod vobis conueniens videbitur. collectori staliarum 
prò toto tempore quo ipsas duas scribanias exercebit. Data janue 
mcccclxviii die xvim julij. 

Segue il poscritto: 

* Die II augusti 

Copias suprascriptarum vobis misimus in naui bronda chium deo 
fauente accessura. has autem dedimus nobili ac spectato viro alaono 
de auria consuli designato terrestri itinere ad vos venienti, quem 
quoniam super his instruximus que expedire nobis visa sunt. et prop- 
ter suspicionem pestis commode non possumus simul congregari, nihil 
aliud impresentiarum dicemus nisi quod simul cum dicto alaono stu- 
deatis ita omnia dirigere ac consulere ut merito prudentiam ac di- 
ligentiam vestram commendari possimus. 

Ceterum quoniam greci illic habitantes graues nobis querelas detu- 
lerunt de episcopo suo. affirmantes ipsum episcopum multa quotidie 
contra eos committere que tolerari non possunt. quodque episcopus 
ipse alias ab eis acceptatus fuit jussu precessorum nostrorum non 
obstante quod ex eorum constitutionibus legitime acceptari non posset. 
oneramus vos ut simul cum supranominato alaono postquam deo 
fauente ad vos saluus peruenerit. exacte intelligere studeatis que- 
relanti ipsorum grecorum et eam prouisionem in predictis adhibere 
quam vestre prudentie judicauerint. salua justitia et honestate. adhi- 
beri posse, notiflcantes nobis quid in predictis feceritis et quid etiam 
per nos faciendum fore laudabitis. ut eisdem grecis justa querele causa 
non relinquatur. 



( 555 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO DCCCXII. 

Lettere di stipendio di ducati sei al mese per 5 anni, date a Giorgio di Sava- 
stopoli, detto il Mariante. 

1468, 26 luglio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 151) 



La formolo, è la solita, ma le condizioni seguenti variano dall'usato. 

Ipse autem georgius obligatus est fabricare omnes bombardas quas 
voluerint agentes prò massaria. sine ulla alia mercede quam ducati 
medij prò singulo cantario ipsarum bombardardarum ab eo fabrican- 
darum. dummodo sibi consignetur ferrum cum debito mancamento et 
carbonum quod consumetur in fabricatione ipsarum bombardarum etc. 
Data janue die xxvi julij 1468. 



DOCUMENTO DCCCXIII. 

Patente di console di Caffa per mesi 13 data al nobile Maone D'Oria, da suc- 
cedere a Carlo Cicogna. 

U68, 28 luglio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 151 v.) 



Formolo e ritenuta solite. Vogliono che giunto in Caffa V Alaone 
sia subito accettato in massaro e provvisore loco ejus qui post obitum 
nobilis q. calocij de guisulfis electus fuit massarius et prouisor. Data 
janue mcccclxviii die xxvm julij. 



anno 1468 ( 556 ; 



DOCUMENTO DCCCXIV. 

Patente di vicario consolare di Caffa data per mesi 26 al dottore Pasquale 
Gelsi, di Manarola, da succedere a Leonardo Guiraldi di Pietrasanta. 

1468, 28 luglio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(Col. 152 v.) 

Formala e disposizioni solite per le spese del viaggio a carico del 
console. Data janue mcccolxviii die xxvm julij. 



DOCUMENTO DCCCXV. 

Patente di castellano dei forti dei ss. Giorgio e Nicolò di Cembalo, data per 26 
mesi a Contino Fiesco di Percivale, finito il tempo di Vinciguerra Vivaldi. 

1468, 28 luglio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 153 v.) 

Forinola, ritenuta e dritto di taverna soliti. Data janue mcccclxviii 
die xxvm julij. 

DOCUMENTO DCCCXVI. 

Patente di ufficiale della iagataria delle erbe, legna e carbone, data per mesi 26 
ad Antonio Di-Negro, olim Retigliaro, a richiesta del nuovo console Alaone 

D' Oria. 

U68, 28 luglio 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 154) 



La forinola è sempre la medesima, colla dichiarazione che segue: 

Dcclarantes etiam quod si dictus alaonus. cui supradictum ufficiuiu 

collatura fuit prò satisfactione expensarum duorum comitum secum 

deducendorum. aliquo casu voluerit ad officium predictum quempiam 



( 557 ) DOCUMENTI 



alium idoneum loco dicti antoaij subrogare seu deputare et einolu- 
ìnentuni ipsius oftìcij percipere. id sibi libere lieeat non obstantibiis 
quibuscumque etc. Data jauue mccccl,xviii die xxvm julij. 

te la promessa di Alunne di bene esercitare questo ufficio col 
:■, del svo supplente. 



DOCUMENTO DCCCXVII. 

Letlere di stipendio di un sommo mensile, date durante tutto il consolato di 
.Maone D'Oria, a Urbano Dernico, Urbano di Monterosso, cavallaro, e a tre 
altri da eleggersi dal suddetto. 

1468, 2 agosto 

(Negot. gest. off. s. Georg, ann. 1457-1475) 

(fol. 154 v.) 



P appongono tre condizioni, le stesse già poste in altr' atto recato 
poeanzi, cioè 1. durante il consolato di Alaone, 2. di poterli cas- 
sare se lo meritano , 3. di non percepire altro stipendio dalla mas- 
sarie. Data janue mcccclxviii die u augusti. 



DOCUMENTO DCCCXVIII. 

Scrivono agli ufficiali di Caffa del buon avviamento delle cose in Genova , e 
altrettanto sperano nella Tauride. 

1468, 2 agosto 

(Litt. miss. off. s. Georg, ann. 1464-1475) 
( fol. 63 ) 



Protectores etc. Nobilibus et egregijs viris. antianis et officio mo- 
nete ciuitatis caphe. dilectis nostri?. 

Quoniam. dilecti nostri, propter suspicionem pestis officium nostrum 
raro eongre<ratui\ et ob id difficile est ea omnia ordinate perflcere 
Sideri Ligure. St Patria. Voi VII P. I. 16 



anno \ 4GS ( 558 ) 



que alio tempore conueniens esset adiraplere. breuiores erirnus. con- 
lìdentes quod spectatus ac nobilis alaonus de auria illius urbis consul 
designatus. ad vos veniens. oretenus supplebit his que per nos vobis 
scribi conuenisset. Hec duo taraen omittere noluiraus. primurn est quod 
vobis signiflcamus ciuitatern cum toto districtu dei gratia sub hoc fe- 
lici et tranquillo statu quiescentem maxiraarn curaro habere conserua- 
tionis et amplitudinis vestrc et aliarum terraruro nostrarurn raaris 
politici. Ita quidero ut si opus esset nemo recusarct prò defensione 
vestra omnes labores subire et maximam partem substantie sue ero- 
gare, ex quo decet vos bonum animum habere et reliquos omnes in 
optimam spem erigere. Secundum est quod quandoquidem diuina cle- 
mentia res nostre et vestre prospere succedunt. decet et nos et vos 
saluti proprie non deesse et ita eniti quod. ut ait apostolus. gratia 
dei in nobis vacua non sit. Quapropter et si quid a nobis prò salute 
aut amplitudine illarum rerum Aeri posse cognoueritis. id nobis au- 
dacter significate, quoniam memorationes vestras omni tempore li- 
benter audiemus. Data janue die a augusti 1468. 



DOCUMENTO DCCCXIX. 

Scrivono pure al vescovo di Caffa rinnovandogli 1' ammonizione di non intro- 
mettersi nelle cause matrimoniali di greci ed armeni. 

1468, 2 agosto 

(Litt. miss, offic. Caffé, ann. 1464-1475) 

(fol. 63 V. ) 



Reuerendo in christo patri, domino jeronimo. episcopo caphensi be- 
nemerito. 

Ex litteris vestris. reuerende in christo pater, aliquando intelleximus 
vobis molestissimum esse quod officiales nostri se immisceant in per- 
tinentibus ad jurisdictionem vestram. Ipsi vero nonnunquam scripse- 
runt nohis paternitatem vestram ita quotidie se intromittere in causis 
spectantibus grecis et armenis ac alijs hereticis. ut ex hoc populi illi 
in desperationem adducantur. Propter quod coramisimus spectato alaono 



( 559 ) DOCUMENTI 



de auria constili designato, ad urbem illam nunc venienti, ut pater- 
nitati vestre nostro nomine suadeat ne in ejusmodi causis hereti- 
corum aliquo modo se immisceat. In reliquis vero eidem paternitati 
vestre debitos honores habeat et ab omnibus haberi faciat. ita quidem 
ut vestre reuerende paternitati tantum in rebus omnibus honoris ac 
fauoris prebeat quantum episcopo, et quidem benemerito, preberi 
conuenit. Propter que oneramus prudentiam vestram ut omissis he- 
reticorum causis officium ac jurisdictionem suam inter veros chri- 
stianos exerceat. offerentes nos semper in omnia commoda vestra cu- 
pide paratos. Data janue mcccclxviii die n augusti. 



Protectores etc. 



DOCUMENTO DCCCXX. 

Ringraziano papa Paolo II delle indulgenze accordate ai legati caflesi, e si scu- 
sano di non poter sminuire il dazio dell' allume. 

U68, 8 ottobre 

(Litter. off. s. Georg, ann. 1466-1471) 

(fol. 202) 



Sanctissimo ac beatissimo patri et domino colendissimo, domino 
paulo. diuina prouidentia. sacrosancte romane ac uniuersalis ecclesie 
dignissimo pontifici. 

Accepimus. beatissime pater, et qua decuit reuerentia perlegimus 
iitteras sanctitatis vestre quas nobilis meliadux cigala ciuis noster 
attulit. eumque Immane attenteque suscepimus et audiuimus quecum- 
que sub fide earumdem litterarum retulit. Nobis quidem nouum non 
fuit sedem apostolicam nos nostramque urbem paterna affectione di- 
ligere, quandoquidem apostolica sedes omnium paternam curam habet 
qui sub Christiana religione pie viuunt. potissimeque nostrorum ciuium 
qui semper ejusdem sedis mandata venerantes. nullos unquam la- 
bores. pericula. damnaue prò obedientia sancte romane ecclesie de- 
tractauerunt. quorum fidem commendant priuilegia a sacris pontifi- 
cibus obtenta. Quamobrem bene susceptos caffenses legatos et libera- 



anno 1408 ( 500 ) 

liter expeditos stirarne gratulamur. atque gratiaa quas possumus be- 
nignitati vostre sanctitatis agimus. Licei et illa religionis Christiane 
uniuerse causa sit. atfamen prò fide ae deuotione quas integerriaÉ 
in eandem apostolicam sedem gerirnus. etiam rioliis collatum putanug 
quod caffensibus concessimi fuit. 

Veruni quoniam et littere antedicte et ipsius meliaducis relatk» 
causam relaxationis vestigaliuin ]iro allunine attigerunt. cura nosUf 
operis non sit quicquam de jure vestigalium diminuere. quorum etsi 
exigcndorum curam agimus. tollero tamen et detrahere aliquid de 
jure participum et eorum quibus ipsa vectigalia nostra vendita sunt 
non possumus sine uniuerse urbis consensu. quod et ipse meliadux 
intellexit apertissime, et apud nos ei ignorare non licet. fruetus nam- 
que horum vectigalium monasteriorum. pupillorum. viduarurn atque 
ecclesiarum et hospitalium. aliarumque diuersarum personarum mise- 
rabilium et piorum locorum sunt. nec alumine vendito emptor in la- 
cuna ecclesie romane priuilegiumque succedei, quapropter quod non 
possumus. si id non facimus. ipsa nos impotentia excusat. Oramus 
igitur benignitatem vestram quatenus nostras excusationes cura ju- 
stas tum necessarias grato animo suscipiat. et sibi certissime per- 
suadeat nos atque omnes ciues deuotissime ad omne mandatum vestre 
sanctitatis paratos. quos etiam eidem commendatos esse cupide op- 
tamus. Data janue die vm octobris mcccclxviii. 

Sanctitatis vestre filij ac seruitores deuotissinfl 
Protectores etc. 

■ 

DOCUMENTO DCCCXXI. 

Risposta dei Protettori a più lettere del console e massari sulle cose interne 
della colonia, e sugli avvenimenti politici successi nella Crimea pella assun- 
zione al trono del nuovo imperatore tartaro J\Ient;li-Kerai. 

1468, 7 novembre 

(Litt. miss, offic. Caffé, ami. 14G4-1475) 

(fili. 6'.) 

Protectores etc. Spoetato et prestantibus viris. constili et massarijs 
ac prouisoribus ciuitatis capho. dilectissimis nostris. 



( 50 1 ) DOCUMENTI 



Attulit nobis. dilectissimi nostri, nicolaus de camulio litteras ve- 
stri gentilis scriptas die xm aprilis cum additione do xxi et xxvmi 
junij ac xm julij. quibus ideo breuius respondebimus. quoniam maxime 
parti eorum qiie scripsistis satisfecimus in litteris vobis transmissis 
in nani bronda et per nobilem alaonum collegam vestrum augusto 
superiore itinere terrestri ad vos transmissum. et quarum etiam 
exeniplum ad abundantiorem cautelam iterum bis annexum mittimus. 

S.'il antequam ad vestrarum responsionem descendamus. non me- 
diocriter mirati sumus et molestissime tulimus quod de presumptione 
quam scriptum fuit jacobum de grimaldis in ultimis turbationibus 
Campanie commisisse nec condignam punitionem feceritis nec aliquid 
nobis scripseritis. quorum utrumque aliunde euenisse non potest nisi 
quia delictum maximi ponderis parum estimaueritis. quo nihil fere 
reprebensibilius in rectore inueniri potest. Scribitur ab alijs ipsum 
jacobum presumpsisse litteras scribere nordolar olim imperatori 
exhortantes ipsum ut matrecam accedat. ipsasque litteras ad manus 
ili. domini menglicarei noui imperatoris deuenisse et ab eo vobis 
transmissf.s fuisse. et quamquam aliqui scribant quod ipse dominus 
nouus imperator forsitan postea requireret quod per vos nulla fiat 
punitio contra ipsum jacobum. ejus tamen requisitio. si facta fuisset. 
nequaquara vos remouere debebat a debitis inquisitionibus et execu- 
tionitius quas decebat per vos Aeri contra jacobum ipsum. et multo 
minus a notificando nobis delictum tanti ponderis judicio nostro. 

Propter quod nolentes delictum ipsum nullo modo sine punitione pre- 
terire, committimus vobis expresse ut statim jacobum ipsum compel- 
latis ad prestandum vobis idoneam cautionem. de ea summa quam 
conuenientem judicabitis. de obseruando confinia per vos ei danda. et 
prestita fidejussione. eum perpetuo banniri faciatis non modo ex capha 
sed ex omnibus terris et jurisdictione nostra, assignetisque ei ter- 
minos ex quibus recedere non possit sub pena fidejussionum ab eo ut 
supra prestandarum. excusetisque vos apud dominimi imperatorem. si 
prò eodem jacobo deprecatur aut de cetero deprecaretur. quod nisi 
fuisset intercessio sua eum pena capitali damnauissetis. tanti et nos 
et vos estimamus amicitiam suam et status sui stabilimentum ! 

Executiones per vos facte contra illos duos fures plurimum nobis 
placuerunt. Nam quemadmodum et in instructione vestra et in multis 
litteris vobis replicauimus. in quocumque regimine punitio malorum. 
justitia semper mediante, super omnia semper est necessaria. 
Società Ligure. St. Patria. Voi. VII P. I. 36* 



anno 1468 ( 162 ) 

Approbamus quod diligentem reqaisitionem feceritis et dilige» 
tiorem vos facturos scribatis prò recuperatione munitionum deperdl 
tarum. circa ([uod si expcdit itcrum vos adbortamur. Proc< 
causo q. gregorij de senarega recepimus et reuideri faciemus quarn- 
primum cessauerit suspicio pcstis. 

Nouum vectigal matrice imponi non potuit. illudque annullari vo- 
luimus sub forma et conditionibus in alijs litteris nobis scriptìs. et 
per vos omnem operam possibilem adhiberi circa recuperationena ]>e- 
cuniarum debitarum massarie per dominum illius loci, sub moderai 
tionibus tamen in alijs litteris nostris declaratis. et quemadmodud 
displicuerunt nobis damna illata per turcos in loco ilio, ita placali 
nobis quod omnia nauigia nostra intacta abire permiserint. Circa 
quod nihil aliud dicendum nobis videtur. nisi quod studeatis semper 
cum eisdem turchis vos et nos in pace conseruare. 

Cum ingenti letitia intelleximus ea que scripsistis de illustri do- 
mino menglicarei creato nouo imperatore cum summo consensu om- 
nium procerum et de familiari aduentu suo in capham cum tota e.jus 
curia et de benigna pactorum cum eo fìrmatione et diminutione illa 
tributorum liberaliter facta. ac paciflcatione Campanie et de compo- 
sitione quod nordolar vetas imperator cum suis in zichiam transpor- 
tari deberet. Circa que respondemus videri nobis quod ingentes om- 
nipotenti deo gratie agende sint. cujus clementia dignata est tot 
tamque periculosas turbationes in quietem ac felicitatem illius bene- 
diete ciuitatis conuertere. Et quandoquidem manifeste perspicimus 
diuinam gratiam conseruationi illius nobilis urbis fauere. decet pro- 
fecto et nos et vos anniti quod dei gratia ,in nobis vauca non sii 
Et licet hec admonitio necessaria non videatur. oneramus tamen vos 
ut omni arte ac diligentia studeatis amicitiam dicti noui imperatoris 
non solum vobis conseruare sed etiam in dies augere. 

Processum domini johannis jacobi de ratis recepimus. et ruine ma* 
rorum quas nouissime interuenisse scribitis propter aquarum inunda- 
tiones nobis plurimum displicuerunt. Circa eas nihil aliud dicendum 
videtur nisi quod animaduertatis. si Aeri possit. ita omnia loca que 
ruinam minarentur reuideri ac reparari facere. ut ejusmodi ruine 
deinceps accidere non possint. 

Intelleximus que scripsistis deoffieijs venditis per supranominatum 
nicolaum de camulio et franciscum de loreto. quocirca respondemus 
nos velie quod eundem franciscum compellatis ad prestandum vobis 



( 563 ) DOCUMENTI 



fidejussioneni de soluendo seu restituendo prò venditione officij sui 
juxta ordinationes nostras. non obstante quod. prout scribitis. probet 
per acribam massarie se licentiam a constile habuisse vendendi offi- 
ciuiu. et prestita fidejussione eum admoneatis ut coram vobis probet 
quicquid voluerit. Interim ipsi francisco et prenominato nicolao de 
camulio nullam volumus a vobis molestiam inferri occasione vendi- 
tionis ipsorum offlciorum. donec nos re melius intellecta vobis com- 
ruiserimus quid contra eos fieri velimus. et tamen prouidete quod 
firma interea remaneat fidejussio prestita per eundem nicolaum. 

Legati caphenses ex roma redierunt impetratis quibusdam bullis 
indulgentiarum. ex quibus sperant non exiguam pecuniarum summam 
elicere debeant in subuentionem illius massarie conuertendam. Eos 
expedire curabimus. ut. deo fauente. ad vos cito reuerti possint. 

Pestis cum tota estate et usque ad xxvm octobris proxime prete- 
riti in ciuitate pullulauerit. ab ea die citra plurimum diminuta est. 
ex quo speramus in diuina clementia quod aduenientibus byemalibus 
frigoribus reliquie ejus penitus extingui debeant. Pax anno superiore 
in italia firmata, dei gratia hactenus cum omnium tranquillitate per- 
durat. et urbs nostra cum toto districtu sub hoc felici ducali regi- 
mine cum bonorum omnium ciuium concordia quiescit. ex quo spes 
nobis est quod. diuina gratia fauente. res omnes nostre quotidie de 
bono in melius processure sint. 

Intelleximus memorationem per vos factam de emendo annuatim 
capitia x milia granorum nomine mass ;rie. circa quam cogitabiinus. 
interim tamen nolumus aliquid in ea re fieri sine noua commissione 
nostra. 

Scripsistis multotiens necessarium esse per nos declarari quantam 
summam pecunie habere debeant anuuatim scribe massarie prò libris 
quingentis janue in eorum litteris declaratis. Circa quod habitis 
inter nos varijs argumentis. tandem honestum nobis visum est quod 
prò libris quingentis soluantur eis stimmi caphe octoginta. Propter 
quod volumus hanc declarationem seu normam seruari faciatis tam 
per scribas temporis preteriti quam etiam futuri. UH autem magi- 
stro johanni de sabio. cui promisse fuerunt libre ducente monete 
curren janue singulo anno. sufFicere nobis videtur solutionem fieritis 
faciatis diete summe de ducatis largis ad computum soldorum quin- 
quaginta quinque prò singulo ducato, ut valent et communiter expen- 
duntur a multis annis citra hic janue. 



ANNO 



1468 ( 564 ) 



Cognito obitu episcopi grecorum per vob scripto, decreuimus de eo 

notitiam fucere santissimo domino nostro et beatitudinem suam orare 
ut nulli conferat episcopatum ipsum. donec eidem proposuerimus ho- 
minem idoneum. Propter quod volumus ut studeatis simul curn reue- 
rendo domino episcopo latino caphe nominari facere per clerum et 
populum grecorum in urbe illa habitantern aliquarn personam catho- 
licam et grecam eis gratam. quam postea sanctitati domini nostri pro- 
ponemus eamque orabimus eidem conferre dignetur episcopatum ipsum. 

Dici fecimus egregio gabrieli de prementorio quantum conueniens 
fuit de partita illorum asperorum li milia dcccxxxxv. de qua vos ca- 
role scripsistis eum debitorem apparere. Circa quod respondit se 
partitam ipsam soluisse de mandato precessorum nostrorum. quod 
intelligere curabimus. quamprimum. cessante, dei gratia. peste, ad ca- 
meram nostram accedere poterimus. et deinde vobis significabirnus 
quomodo partita ipsa cassanda sit. 

Intellecto quod magister masachanus qui ibi est non intendit. ut 
scribitis. diutius ibi morari. studebimus alium ad vos transmittere. 

Plurimum laudamus ea que vos gentilis scripsistis de emenda magna 
summa milij. circa cujus munitionem quam major Aeri poterit fa- 
ciendam vos iterum iterumque oneramus. Pari modo hortamur vos 
omnem diligentiam adhibeatis circa perfectionem murorum et cisterne, 
ut nobilis ciuitas illa deo fauente omnibus necessarijs munita, ho- 
stium minas contemnere possit. 

Intellecto quod hic nicolaus nuncius dixit se sustentare non posse 
in faciendis istis viagijs. nisi fiat sibi aliqua additio stipendij. et utile 
judicantes quod in hoc exercitio retineatur. presertim si iter perfi- 
cere deberet cum ea celeritate cum qua hoc primum viagium adim- 
pleuit. decreuimus quod a die qua bine discedet usque ad benepla- 
citum vestrum super asperos ecce mensuatim sibi addantur asperi 
centum. ita ut singulo mense, ipso perseuerante in dictis viagijs. ha- 
beat asperos quingentos. 

Ceterum ad majorem declarationem mandamus vobis ut omnino 
declaretis ac prouideatis quod jacobus prenominatus de grimaldis ac- 
cedere non possit matricam neque ad alium locum in quo aliquid 
mali machinari posset. 

Gregorius de retia dixit se nunquam Imbuisse ab ilio squarsafìco 
originale inuentarij munitionum. Ex quo exequimini contra eum 
quantum in alijs litteris vobis commisimus. 



( 565 ) DOCUMENTI 



Picitur quod ansaldus de micono auri faber qui longo jam tem. 
pare est in capha obtinuit litteras quod cum puero suo habcret 
asperos ecce in mense, et boc sub pretextu quod sciret vel saziare 
vel aliud exefeitium tacere de quo esset magna necessitas in capha. 
Aflìriuatur autem quod nequaquam aliquod exercitium facere scit 
quo egeat ciuitas caphensis. Propter quod. si sic est. sufflcere nobis 
videtur quod habeat asperos ce in niente, prout habent alij similes 
artitìces. 

Laurentius de calui usque in presentem diem non comparuit. propter 
quod reuidere poteritis tìdejussiones per eum prestitas. et erga eas 
facere quantum justitie conuenire judicabitis. Data janue mcccclxviii 
die vii nouembris. 

Segue il poscritto: 

lluic nicolao nuncio mutuari fecimus ducatos viginti largos. ut ba- 
beat nude facere possit sumptus redeundi. ex quo volumus ipsum de 
ea Bumma in suo stipendio compensanda Aeri faciatis debitorem et 
no< creditores. 

Prenominatus gregorius de retia diligentius examinatus dixit se 
quascumque scripturas sibi consignauit dictus julianus squarsaficus 
reliquit vobis gentili. 

Havvi un secondo poscritto dei 27 maggio 1469 che comincia 
Copiam suprascriptarum, il quale porremo sotto la sua data l'anno 
tegnente. 



ANNO MCCCCLXIX 



STORIA E DOCUMENTI 



Soc. Lig. St. Patr. Voi. VII. Par. I. Fase. HI. 37 



ESPOSIZIONE STORICA 

DEGLI AVVENIMENTI 



A 



IP entrante del gennaio 4 469, negoziazioni in materia 
puramente ecclesiastica ebbero luogo fra la Santa Sede ed il 
banco di san Giorgio. Trattavasi della nomina d' un vescovo 
greco per Calìa, ma di rito unito, ossia in comunione colla 
Romana Chiesa. I Protettori aveano bensì, mesi addietro, inca- 
ricato quel console col vescovo latino di ragunare in comizii 
il clero e popolo di quella città pella scelta d' un nuovo pa- 
store (') , ma ricevuto nelF intermezzo 1' invito dal cardinale 
Bessarione di presentare a quella cattedra un tale Pacomio, 
arcivescovo di Amasia, soggiogata e poi sempre posseduta dai 
Turchi, nel desiderio di coltivare l'amicizia di tanto perso- 
naggio, delle cose d'Oriente fautore accesissimo, accettarono 
la proposta, e mandavano sotto il giorno iO supplici lettere 

(') Vedi il documento DCCCXXI. 



anno U69 ( 570 ) 

al Pontefice d'investire costui del beneficio, e altre al cardi- 
nale predetto , nunzie del loro aggradimento dell' offerto can- 
didato, con che si recasse daddovero al luogo di residenza, 
altramente i caffesi di greca confessione terrebbonsi siccome 
orbati del legittimo pastore (*). Queste epistole avea a conse- 
gnare alla santità di Paolo II ed all' eminentissimo Bessarione 
il nobile Meliaduce Cicala , residente in Roma e rappresen- 
tante del magnifico Banco presso quella Corte ( 2 ). 

Piacque la scelta al Papa, il quale peli' intervento del me- 
desimo cardinale Niceno spediva senza mora la bolla d' inve- 
stitura al Pacomio; cui, addi 16 marzo successivo, i Protettori 
mandavano assicurare d' immettere nella propria sede e difen- 
dere contro qualsiasi pretendente che dai caffesi o da altra 
ecclesiastica dignità fosse stato prima o dopo di lui nominato ( 3 ). 
Àvevasi dunque il sospetto per lo meno che i greci di Caffa 
fossero proceduti all' elezione. Laonde il novello vescovo 
sulla pressa fattagli di recarsi in Genova e associarsi alla co- 
mitiva che per via di terra condurre si dovea nella Tauride ( 4 ), 
giunse ben tosto in città e vi prese parte con quel tristo esito 
che vedremo in seguito. 



II. 



Possedevano i Francescani in Caffa una casa centrale avente 
giurisdizione sui piccoli conventi delle minori colonie della 
Crimea, con una bella e capace chiesa, alla quale numeroso 
affluiva il popolo per spirituali conforti; e noi vedemmo lo 
scorso anno riconosciuto dal nostro Banco e rivendicato ai 

(') Vedi i documenti DCCCXXH e DCCCXXIII. 
( a ) Vedi il documento DCCCXXIV. 
C) Vedi il documento DCCCXX1X. 
(') Vedi il documento DCGCXXXHI. 



( 571 ) STORIA 

medesimi un possesso in Copa contro la mensa stessa del ve- 
scovo latino della metropoli ('). 

Ora, fra le istruzioni date ai legati taurici dai compaesani 
loro essendovi pur quella d' ottenere la riforma di codesto 
monastero, mediante 1' obbligo ai religiosi di farvi in esso più 
stabile dimora, e il rincalzo di nuovo personale, reso neces- 
sario dallo scaduto servizio in opposizione al crescente bisogno 
dei fedeli, gli oratori suddetti, Giuliano Fieschi e Bartolomeo 
Santambrogio, ne conferirono in Roma col Papa, il quale in- 
giunse al vicario generale dell 1 Ordine d" adoprarsi a tutt' uomo 
all' assetto di quella comunità. Senonché morto nel frattempo 
il provinciale romano, fra Batista da Levanto, di ciò incaricato, 
e fatto da essi ritorno a Genova a pratica rotta, i legati rin- 
novarono più vive le istanze al Banco, che volesse prendere a 
petto la bisogna. Lo fece, scrivendo il medesimo giorno, 4 6 
marzo, tre lettere; 1' una al Santo Padre, al cardinale Fran- 
cesco Della Rovere, generale minorilico, l'altra, e la terza al 
provinciale di corto eletto , fra Giacomo da Corneto ; dove con 
sensi che rivelano un animo sommamente curoso e tenero del 
bene spirituale della plebe al suo dominio soggetta, li esorta 
a provvedere alla doppia domanda, della residenza cioè degli 
esistenti e dell" 1 invio di nuovi missionarii ( 2 ); commettendo la 
consegna ai destinatarii dei rispettivi fogli alla nota solerzia 
del concittadino Gregorio Bezza, dimorante in Boma ( 3 ). 

In quanta stima tenessero i caffesi quei monaci lo si evince 
da una quarta epistola, diretta allo stesso cardinale , il 21 ot- 
tobre del corrente anno, nella quale, rinnovata la supplica, 
asseverano i Protettori siffatto arrivo di buoni Francescani in 
Caffa avrebbe appagato meglio la ardente bramosia dei coloni 
che non la spedizione d' una numerosa coorte di soldati alla 

(') Vedi sopra a pag. 506 e il documento DCCLXXXVH. 
(*) Vedi i documenti DCCCXXV, DCCCXXVI e DCGCXXVII. 
( s ) Vedi il documento DCCCXXV1II. 



anno U69 ( 572 ) 

materiale difesa della patria ( 1 ). E questo ne conferma ognor 
più nelP opinione in che fummo sino qui , cioè, che di clero 
secolare latino colà o non ve n' avesse affatto , o certo in 
minime proporzioni. I nostri documenti infatti non accennano 
mai a verun ecclesiastico nei possessi taurici , il quale fran- 
cescano non sia o domenicano: due Ordini che sovra tutti si 
distinsero neir evangelizzare i popoli d'' Oriente. 



III. 



Col ritorno a Genova dei legati taurici avutesi alle mani le 
bolle d' indulgenza loro concesse , esaminatone il tenore e 
fattone anche l'esperimento colla promulgazione della prima ai 
fedeli della città e del ligure territorio diretta, furono con grande 
disgusto trovate troppo al disotto della concepitane speranza, 
di diffìcile applicazione e di scarsissimo incasso d' elemosine. 
Ondeché strettisi a consiglio i padri di s. Giorgio e discusso 
largamente il partito , parve tale e si urgente il caso, da spe- 
dire uno di loro a Roma a maneggiare il negozio nel senso 
da essi agognato. Affidavasi pertanto quel carico al nobile 
Filippo Camilla dai colleghi suoi neir amministrazione del 
Banco peli' anno già in corso , ed erano a nome Luciano Rocca, 
Antonio Boccone, Girolamo Montesoro, Cristoforo Salvi, Gian- 
francesco Spinola, Giambattista Grimaldi e Bartolomeo Impe- 
riale, in qualità di priore. La sua partenza verosimilmente 
accadde sullo scorcio d' aprile , dopo il quale mese i registri 
tacciono di lui ; ma la copia delle lettere scritte su questo ar- 
gomento a personaggi amici o influenti nella romana curia, per 
cattivarsene la benevolenza e l'appoggio, è al tutto straordinaria. 

Di prelati genovesi non fu mai penuria nella pontificia corte, 
del pari che in molti rami delle sacre Congregazioni. Trovo 

(') Vedi il documento DCCCLXXIX. 



( 573 ) STORIA 

dunque raccomandato anzitutto V affare in discorso ad Urbano 
Fuselli, protonotario apostolico, poi vescovo di Frejus; a mon- 
signore Giambattista Cibo, vescovo di Savona, indi cardinale 
e papa col nome d'Innocenzo Vili, ed al canonico Leonardo 
Marchese , dottore d' egregia fama, indi vescovo d' Albenga. (*). 
In secondo trattaronne in appositi messaggi coi porporati 
liguri , il Della Rovere sumenzionato e Filippo Calandrini ; o 
benevoli ed ossequenti, come il Bessarione e Rodrigo Borgia ( 2 ), 
ed infine col collegio intero dei cardinali; riprotestandosi che 
in caso d' una sempre vagheggiata riscossa pel ricupero di 
Oriente, 1' aiuto dei nostri od un combinato attacco dalle parti 
dell' Eusino potria servire di potente diversione alle forze ne- 
miche pella completa disfatta del turco ( 3 ). 

Al Papa poi affermano che dopo la concessione dei brevi 
apostolici essendo giunti da Caffa freschi avvisi di nuovi arma- 
menti del Sultano , aveano promulgato la bolla d' indulgenza 
pei dominii della Repubblica, ma con sì scarso profitto da 
non coprire le spese dell' ambascieria ; causa il tenore oscuro 
della supplica sporta dai legati caffesi alla Santa Sede, su cui 
era stata modellata la risposta. Occorrere adunque che le elar- 
gite bolle, e quella specialmente indirizzata ai cittadini e di- 
strettuali di Genova, siano riformate e rifatte, pella chiara in- 
telligenza dei partecipanti all' indulto. Aver essi perciò redatto 
come uno schema da sottoporre alla sua approvazione, giusta 
il quale amerebbono si spedissero le bolle, e recarlo il co- 
mune loro collega Filippo Camilla, siccome verace interprete 
degli intendimenti dell'Uffizio ( 4 ); schema che con altro mes- 
saggio affidano agli incaricati d' affari presso la curia romana 
a nome del Banco, Meliaduce Cicala già detto e Clemente Vi- 

(') Vedi il documento DCCCXXXI1. 

(*) Vedi i documenti DCCCXXXV1 e DCCCXXXVHI. 

Ci Vedi il documento DCCCXXXY. 

(*) Vedi il documento DCCCXXX1V. 



anno 1469 ( 574 ) 

valdi, pel caso d'assenza, morte od altro accidente avverso al 
negoziatore in capo, Filippo Camilla ('). 

Al quale da ultimo dettavano minute istruzioni sulle tratta- 
tive a imprendere, che anche a noi agevolano la via a cono- 
scere le volontà del Banco. « Voi sapete, gli dicono, la scarsa 
pecunia fruttata alla cassa nostra dalla recente proclamazione 
delle indulgenze concesse la state scorsa agli oratori caffesi pei 
cittadini e distrettuali di Genova; ciò che fa temere lo stesso, 
e peggio ancora, per le tre altre bolle dirette ai Sciotti, Caffesi 
e Limburgesi, né hevvene ascoso il motivo. Quindi viva cura 
e massimo studio vostro sia 1' ottenere la riforma delle mede- 
sime nel tenore a noi tutti noto e voluto , od alla men trista, 
nella forma entro la presente scrittura contenuta ». E la carta 
domandava che i ricchi di dieci mila ducati ed oltre, per con- 
seguire il beneficio dell' assoluzione papale sborsassero al soc- 
corso di Caffa non meno di venti ducati: quei che ducati 
cinque mila in su possedevano , ne dessero dieci ; e quattro 
quei di terzo grado, con beni del valore di ducati mille; e 
finalmente solo mezzo ducato i meno agiati, abbienti al disotto 
dei mille ( 2 ). 



IV. 



In quella che Filippo Camilla iva caldeggiando in Roma gli 
interessi del Banco, i colleghi suoi davano opera a scuotere 
gli arretrati e incassare il danaro giacente o sparso nelle di- 
verse regioni della Liguria. Al quale effetto spedirono Giovanni 
Traversagno con commendatizia al vicario generale ed al po- 
destà di Savona e della limitrofa Albenga, ad amendue cioè 
le autorità, civile ed ecclesiastica, per agevolare al loro messo 

(') Vedi il documento DCCCXL. 

( 2 ) Vedi il documento DCCCXXXVH. 



( 575 ) STORIA 

il difficile compito ( 1 ). E sembra con sufficiente buon esito , 
come rilevasi da lettera di ringraziamento diretta , alquanti 
mesi dopo, al magistrato della prima fra le due suddite 
città (*). 

Nella primavera che segui troviamo i Padri di s. Giorgio 
intenti alle collazioni di cariche e stipendi ai nuovi uffiziali 
destinati alle colonie ; e cosi Pierbatista Tagliaferro surrogarsi 
al fratello Antonio, impedito ad accedervi, nella sottoscrivania 
di Calla ( 3 ) : e darsi salarii di vario assegno e diversa durata 
al bombardiere Corrado d' Alamagna, a Gianantonio Bianchi, 
barbitonsore o chirurgo, a Francesco Vernazza speziarlo e a 
Pietro Vivolo , maestro d' arte ossia medico , con insistenti pre- 
ghiere chiesto pel pubblico servizio della metropoli dai legati 
catTesi sopradetti ( 4 ). Ai quali ultimi fissano 1' indennità delle 
spese fatte e a farsi nel ritorno da Genova alla Crimea, nei 
cento ducati già percepiti in Caffa e nel promesso conferimento 
del consolato di Cembalo e Soldaia ( 5 ). 

Al console e massari poi indirizzano tre lettere: T una 
perchè istituiscano severa inchiesta sui brogli attribuiti a Ni- 
colò Torriglia, ed altri esercenti avvocatura in Caffa, di pro- 
lungare a bello studio le liti; e verificata l'accusa si puniscano 
con esemplare castigo, o se calunniati si faccia dei falsi delatori 
memoranda giustizia ( 6 ). Colla seconda annunziano 1' occorsa 
nomina di Pacomio in vescovo greco , imponendone la accet- 
tazione ai fedeli del suo rito e la difesa contro i renitenti o 
contraddittori ( 7 ) ; e finalmente colla terza li avvertono del 



(') Vedi i documenti DCCCXXX e DCCCXLVIII. 

(') Vedi il documento DCCCLXXXI. 

(') Vedi il documento DCCCXXXI. 

(') Vedi i documenti DCCCXLI, DCCCXLII, DCCCXLV e DCCCXLVI. 

( s ) Vedi il documento DCCCXLIII. 

(•) Vedi il documento DCCCL. 

( 7 ) Vedi il documento DCCCXLIX. 



anno 1469 ( 576 ) 



prossimo invio di munizioni guerresche , malgrado la sofferta 
epidemia della peste, la Dio mercè allora cessata; della par- 
tenza a quella volta dei loro oratori Fieschi e Santam- 
brogio, coir eletto console Filippo Chiavroia e il vescovo Pa- 
comio {'). 

Ma le furono anco per questa volta vane speranze. Tornò 
bensì da Roma sui primi di luglio 4 469 il Camilla col pre- 
lato greco, ma senza danaro questi, e quegli senza le sospi- 
rate bolle. Donde nuovo ritardo nella partenza, e i Protettori 
a scrivere altri pressantissimi inviti ai cardinali amici d' acce- 
lerare la bisogna, tanto più che il dilazionare non procedendo 
da mal volere del Papa, disposto al chiesto favore, versavasi 
sulla consueta lentezza della curia pontificia. Erano dessi i soliti 
porporati, Bessarione , Della Rovere e Calandrila, oltre il sopra 
ricordato canonista Leonardo Marchese ( 2 ): e a consegnare 
nelle mani degli illustri destinatarii i loro messaggi si valsero 
nuovamente dei medesimi Clemente Vivaldi e Meliaduce Cicala, 
procuratori del Banco appo la Corte ( 3 ). Ai quali, mesi dopo, 
volgono clamorosi lagni e vive rampogne pella presunta fred- 
dezza loro neir eseguire i ricevuti comandi circa la spedizione 
del breve apostolico ( 4 ), giunto finalmente sullo scorcio del- 
l' anno colla data 7 novembre , cioè quando gli ufficiali eletti, 
gli oratori caffesi e il console Chiavroia cogli stipendiati tutti 
già erano partiti per alla volta della Crimea ( 5 ). 

Niun dubbio che il pontificale rescritto, redatto quasi per 
intiero a seconda dei proprii voti , riuscisse caro ai Padri di 
s. Giorgio; cui però tornato sarebbe più grato assai se spe- 
dito con minore lentezza parecchi mesi innanzi. 

(') Vedi il documento DCCCXLV1I. 

( 2 ) Vedi i documenti DCCCLI, DCCCLI1 e DCCCLIV. 

( 5 ) Vedi il documento DCCCLIII. 

(«) Vedi il documento DCCCLX. 

( 5 ) Vedi il documento DCCCLXXX. 



( ~ùl ) STORIA 



Occuparono non pertanto il tempo che intercesse dall' agosto 
al novembre nel distribuire agli ufficiali le lettere credenziali 
delle cariche a ciascun d' essi assegnate, nel soccorrere alle 
finanze, e impartire nuove istruzioni ed ordini ai rettori di 
Calla. Per tale guisa si ebbero le rispettive patenti di mini- 
strale, Ottaviano Adorno; di capitano dei borghi, Antonio Sestri; 
della iagataria, Biaggio Chiavroia, figlio del console Filippo; 
di scrivano delle Compere caffesi , il maestro di grammatica 
Costanzo Sarra ( 4 ) ; oltre i consolati di Tana , di Soldaia e 
Cembalo, attribuiti al cittadino Oberto Pavese, che s' offrì di 
condurvisi ad esercitarlo con due sue figlie , e ai borghesi 
Bartolomeo Santambrogio e Giuliano Fieschi ( 2 ). Filippo Chia- 
vroia poi ottenne la firma della sua nomina al supremo ma- 
gistrato di Calla poco più tardi, cioè dopo tre giorni dall'ele- 
zione del suo collega e successore, nobile Goffredo Lercari, 
avvenuta il 22 agosto predetto ( 3 ). 

A stipendiati del Banco, nella custodia dell' ordine pubblico 
e difesa contro gli esterni nemici, vennero assunti Giuliano di 
Ambrogio, Gregorio di Pontremoli, Giacomo di Caramagna , 
Bartolomeo e Antonio Mirone e Antonio Marfìo, questi ultimi 
I tre da Varazze, scelti a compagni di viaggio dal console 
Chiavroia; non che il greco Gianizio, liberto del generoso 
Bartolomeo D' Oria; e da ultimo in qualità di fonditore di 
bombarde e spingarde il maestro Allegrino Gatto , coi due suoi 
garzoni , Oberto e Benedetto Ronco : un totale ben scarso di 
dieci persone ( 4 ). 

(') Vedi i documenti DCCCLVI, DCCCLXI, DCCCLXV e DCCCLXXIII. 

(*) Vedi i documenti DCCCLV11I , DCCCLX11I e DCCCLX1V. 

f) Vedi i documenti DCCCLXV e DCCCLXVIH. 

(*) Vedi i documenti DCCCLVII, DCCCLXVII, DCCCLXXI e DCCCLXXIV. 



anno 1469 ( 578 ) 

Né mancano alcuni pochi decreti di grazie o privilegi con- 
cessi a benemeriti colonisti. E sono: il diritto agli eredi degli 
spesso menzionati Santambrogio e Fieschi di percepire le ren- 
dite dei consola